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Alumni a Bruxelles sponsor dell’Italia

università Alumni a Bruxelles sponsor dell’Italia Sarà presente anche l’Università Cattolica, con il rettore Franco Anelli , il 7 settembre all’incontro del coordinamento delle Associazioni italiane attive nella “capitale” europea. Intervengono il nostro laureato Romano Prodi, Antonio Tajani e Sandro Gozi 06 settembre 2016 Un contributo alla promozione del nostro Paese in sede europea. È quello che vuole offrire il Coordinamento delle Associazioni Alumni italiane a Bruxelles, che ha organizzato mercoledì 7 settembre alle 18 all’Istituto Italiano di Cultura della capitale belga un evento per riflettere sul ruolo che tali associazioni possono avere in ambito internazionale e, in particolare, nel contesto europeo. All’iniziativa parteciperà anche l’Università Cattolica guidata dal rettore Franco Anelli e il prorettore Antonella Sciarrone Alibrandi . L’evento, che ha per titolo: “Il Coordinamento delle Associazioni Alumni: prove di coesione per il Sistema Italia”, proporrà la creazione di iniziative volte a promuovere il Sistema Paese e favorire l’interazione tra le diverse associazioni e le realtà istituzionali, private ed associative operanti nel cuore dell’Unione Europea. Modera: A driana Cerretelli - Giornalista de Il Sole 24 Ore. A fare gli onori di casa, Paolo Grossi , dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, e l’ambasciatore Maurizio Massari , rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione. bruxelles #alumni #italia #europa Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Alumni, nasce la community di Londra

Ha mosso così i primi passi il Comitato Internazionale Alumni UCSC – UK che si propone di rafforzare la rete che lega l’Ateneo ai suoi laureati e diplomati che vivono e lavorano all’estero. Agli oltre 120 “alumni” intervenuti all’iniziativa il rettore Anelli ha ricordato che i laureati Cattolica sono parte integrante e significativa della comunità universitaria e la rappresentano nella società e nel mondo: «Sono una ricchezza del nostro Ateneo» ha aggiunto il rettore. Siamo molto fieri del loro successo professionale che testimonia l’eccellenza della preparazione universitaria italiana e dell’Università Cattolica in particolare». Nel suo saluto l’ambasciatore Raffaele Trombetta si è detto fiero di poter contribuire al processo di internazionalizzazione degli atenei italiani. L’Ambasciata – ha spiegato – è la casa di tutti gli italiani nel Regno Unito: si conferma aperta e disponibile a valorizzare ogni iniziativa a favore della numerosa comunità di connazionali residenti in Gran Bretagna». Alla tavola rotonda sono intervenuti Barbara Casu Lukac , Director of the Centre for Banking Research alla Cass Business School a altri cinque laureati dell’Ateneo che lavorano in Gran Bretagna: Piermario Barzaghi , Sara Caputo , Paola Leocani , Alessandra Melis e Tommaso Migliore . La tavola rotonda è stata chiusa dalla professoressa Antonella Sciarrone Alibrandi , prorettore dell’Ateneo e presidente di Alumni Cattolica - Associazione Ludovico Necchi, che ha indicato le tre principali finalità del progetto Alumni: creare relazioni, condividere valori e favorire il dialogo intergenerazionale.

 

Anche la Germania perde il centro

L’analisi del professor Damiano Palano 25 settembre 2017 Di Damiano Palano * Sembrava che la Germania dovesse rimanere indenne dalle tensioni che dal 2011 hanno investito quasi tutti i sistemi politici europei. Dopo una campagna che molti hanno definito “noiosa”, le urne hanno invece consegnato il quadro di un terremoto elettorale, che modifica in misura significativa gli assetti consolidatisi nei quasi settant’anni di storia della Repubblica Federale. Ciò nonostante la composizione del nuovo Bundestag segna una discontinuità notevole, non solo perché la consistenza dei due grandi partiti (Spd e Cdu/Csu) appare sensibilmente ridotta rispetto al passato, ma anche perché il numero dei partiti presenti (ormai salito a 6) modificherà gli equilibri e le dinamiche. Le posizioni delle tre formazioni su molte questioni cruciali (le politiche europee e la gestione dei flussi di migranti) sono infatti molto distanti, e non è dunque affatto scontato che i partner possano trovare davvero un accordo (e soprattutto che lo possano trovare in tempi brevi). Il primo riguarda l’erosione dei partiti tradizionali , che è ancora più rilevante in un paese come la Germania, in cui i grandi partiti di massa hanno a lungo dimostrato una notevole capacità di resistere ai mutamenti sociali e politici. Di questo mutamento è vittima soprattutto il partito socialdemocratico, le cui difficoltà sembrano d’altronde riflettere una dinamica più generale, che vede in tutto il Vecchio continente i partiti storici della sinistra fortemente ridimensionati (a vantaggio di nuove formazioni di sinistra radicale o di partiti “populisti” ed “euroscettici”). Anche perché il sistema elettorale tedesco (a differenza di quello francese), che per molti decenni ha contenuto grazie alla clausola di sbarramento la moltiplicazione dei partiti, oggi potrebbe contribuire a rafforzare proprio la polarizzazione e le spinte centrifughe.

 

Arriva la European Student Card

Arriva la European Student Card Educatt a Berlino per il progetto a cui collaborano nove partner. Porterà a sviluppare una piattaforma tecnologica per il riconoscimento dello “status” di studente tra le istituzioni partner, consentendo una “mobilità di diritti” in termini di servizi. aprile 2017 Si è svolta la scorsa settimana a Berlino, presso il Park Inn di Alexanderplatz, un’intensa due-giorni dedicata al progetto europeo ESC (European Student Card). Educatt vi ha preso parte - insieme a Endisu, Altis e ad alcune università straniere - dopo il successo arriso a Wise (Welfare for Improved Social Dimension of Education), frutto della collaborazione tra gli organismi europei per i servizi agli studenti e specialmente del dialogo tra le organizzazioni italo-francesi. La condivisione delle buone pratiche e delle competenze è naturalmente alla base di questa esperienza ed Educatt vi contribuisce con una task force che vede coinvolti quasi tutti i settori. L’Ente per il Diritto allo Studio dell’Università Cattolica prenderà parte alla sperimentazione della European Student Card e coordinerà la Quality Assurance del progetto. cartastudente #educatt #europa #dirittoallostudio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Bielorussia, tra voglia di cambiamento e l’incognita Lukashenko

Su questo i russi potrebbero essere d’aiuto, se si convincessero che un’evoluzione non sarebbe una minaccia per loro by Katia Biondi | 26 agosto 2020 «I sistemi autoritari sono più in difficoltà dei sistemi democratici». Vittorio Emanuele Parsi , direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica ( Aseri ) e ordinario di Relazioni Internazionali nella facoltà di Scienze Politiche e Sociali , commenta così la “voglia di cambiamento” che sta inondano le strade della Bielorussia. Questo perché fanno fatica a rassicurare gli elettori su due elementi fondamentali: uno, è la possibilità di decidere del proprio futuro, l’altro, è garantire aspettative di vita dal punto di vista economico non drasticamente declinanti. Nei sistemi autoritari non esiste quella sorta di funzione di decantazione e compensazione istituzionalizzata del conflitto di interessi e prospettive che, più o meno bene, nelle democrazie viene assolta dai Parlamenti e dal libero dibattito pubblico. L’Europa fa quello che può nel senso che deve evitare di fornire pretesti ai russi per un più deciso e diretto intervento in Bielorussia, perché se si va verso l’escalation è più difficile per noi competere. Il paradosso è che l’Europa – che è sicuramente piuttosto fragile in questo momento, alle prese con una gigantesca “sfida” di transizione legata alle conseguenze del Covid e alla deglobalizzazione parziale dell’economia mondiale – è anche quella messa meglio per affrontare una trasformazione importante delle fonti energetiche e dei processi produttivi. Una prospettiva di “finlandizzazione” potrebbe consentire una sostanziale evoluzione del regime in senso democratico e contemporaneamente rassicurare le esigenze russe che tale evoluzione non riduca la profondità strategica che il Cremlino ritiene di avere bisogno nei confronti dell’Occidente.

 

Bordignon: è l’alba di un’Europa federale

Lo speciale Ci sono vincitori e vinti dopo il lungo Consiglio d’Europa che si è concluso a tarda notte? «Come si addice a un compromesso, potremmo dire che hanno vinto tutti». Infine, il premier olandese Rutte ha ottenuto che si introducesse un emergency break nel Recovery fund per permettere a un singolo Paese di intervenire se pensa che altri Stati stiano sprecando i soldi ricevuti dall’Europa, chiedendo di discuterne al Consiglio europeo». È la prima volta che di fronte a un problema generale, si consente al bilancio europeo di indebitarsi, fornendo liquidità agli Stati. Che cosa significa tutto questo? «Significa che quello europeo diventa quasi un bilancio vero, come quello di un qualunque Stato, che viene finanziato da imposte. Ovviamente questi pregiudizi hanno un fondo di realtà: se Rutte dice che non vuole dare i soldi all’Italia perché non siamo capaci di spenderli, ha qualche ragione, come dimostrato dallo spreco che abbiamo fatto dei fondi strutturali europei negli anni scorsi. Ma anche i 120 miliardi di prestiti sono molto agevolati: sono probabilmente a lungo periodo (30 anni) e dunque non dobbiamo andare a ricontrattarli sul mercato a breve e gli interessi che pagheremo sono molto più bassi di quelli che l’Italia dovrebbe pagare su prestiti di questa durata. Il premier Conte si è affrettato a mettere le mani avanti sulla questione del Mes. Lei che ne pensa? «Il bilancio europeo è stato costruito fin dall’inizio per consentire una qualche redistribuzione tra Paesi (un Paese non riceve esattamente quanto paga).

 

Svezia, infermieri cercansi

Roma Svezia, infermieri cercansi Un incontro nel campus di Roma, promosso da Eures e ministero del Lavoro, con il Corso di laurea in Infermieristica e servizio Stage e Placement, ha presentato le opportunità occupazionali per le professioni sanitarie nel Paese scandinavo. novembre 2016 Un Paese che offre nuove occasioni occupazionali per le professioni sanitarie. La Svezia è stata al centro del seminario che si è svolto lo scorso 8 novembre nel campus di Roma dell'Ateneo per iniziativa di Eures, ministero del Lavoro, in collaborazione con il corso di laurea in Infermieristica e il servizio Stage e Placement della sede. Il consulente Eures Pietro Ruggiero ha poi illustrato le potenzialità del portale europeo della mobilità professionale. Due relatrici svedesi, quindi, hanno parlato più specificamente delle condizioni di vita e di lavoro in Svezia e delle forti richieste di infermieri: «Oggi siamo già sotto organico di 2.700 unità, e si stima ne servano circa 38.000 nei prossimi dieci anni», ha spiegato Mia Myrgren . Ma si chiede anche molto: mentalità aperta al lavoro di squadra, spirito di iniziativa e soprattutto un’ottima conoscenza della lingua inglese. europa #lavoro #infermieristica #infermieri Facebook Twitter Send by mail Print.

 

C’è un po’ di Cattolica a Matera

ALUMNI C’è un po’ di Cattolica a Matera Paolo Verri , direttore generale della Fondazione che cura il progetto della capitale europea della cultura 2019, è laureato nel nostro Ateneo. Che cosa cambierà per la città dei sassi, dal 1993 patrimonio mondiale Unesco? A raccontarlo in prima persona è Paolo Verri (qui sopra la nostra intervista) . Parlo di 83 realizzazioni tutte partecipate e prodotte con partner europei: una grande occasione per una piccola cittadina del Sud che negli ultimi 25 anni è diventata patrimonio Unesco, centro cinematografico internazionale e paradigma di un nuovo modo di guardare alla cultura e al turismo». Oltre 2.000 musicisti che, nella cerimonia inaugurale, dalle 11 del mattino a notte fonda allieteranno le strade della città lucana che si trasformerà nell’Europa della musica e dei popoli – ha anticipato il direttore di Matera 2019 –. Quattro mostre principali in programma dal 20 gennaio al 19 dicembre che, come un grande libro di quattro capitoli, racconteranno la storia di tutte le città in pietra fino ad arrivare al futuro dell’umanità con la definizione di Antropocene. Restituire, collaborare, conoscere, sviluppare insieme : queste le quattro parole chiave alla base delle proposte culturali che coinvolgono diversi attori, in primis gli oltre 600 studenti provenienti dalla Basilicata iscritti a percorsi di laurea dell’Università Cattolica. Per Matera, viceversa, avere un partner di tale portata rappresenta una grande opportunità, se vuole essere protagonista di un progetto a lungo termine e attestarsi come hub fondamentale della cultura contemporanea».

 

Chi ha fatto il gioco della destra

elezioni europee Chi ha fatto il gioco della destra Più che sui meriti di Salvini, dovremmo interrogarci sull’effettivo impatto di un “discorso pro-immigrati” che ha finito, inconsapevolmente, con l’appropriarsi di argomenti xenofobi o addirittura, se non proprio razzisti, distanti dai valori dell’Europa. docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica #elezionieuropee #europa #immigrazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Come toccare la pancia della gente

Elezioni europee Come toccare la pancia della gente A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata di comunicazione politica è quella della Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Fausto Colombo * Le Elezioni europee sottolineano diversi aspetti interessanti e problematici del rapporto fra politica e comunicazione. Da qualche anno si osserva che la percezione da parte dell’opinione pubblica si discosta, in particolare nel nostro Paese, dalle emergenze reali della società. Per esempio, vi è una diffusa sovrastima della criminalità comune e dell’impatto negativo dell’immigrazione, e una sottostima della crescita dell’ineguaglianza e della concentrazione di potere economico. Eccoci dunque al risultato di un’opinione pubblica emotivamente securitaria, che si focalizza sui messaggi di allarme e di ordine, a dispetto di ricette più complesse e quindi – anche se probabilmente più efficaci – più difficili da comprendere. A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata è quella adottata dalla Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e soprattutto con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. Gli exit polls si sono dimostrati nel nostro Paese (non ovunque in Europa) di nuovo particolarmente inaffidabili, con il risultato di far dibattere molti commentatori su fattoidi, e poi non essere in grado di fornire analisi ragionate e fondate sugli effetti reali delle elezioni stesse a livello europeo.

 

Contro Covid-19 un’azione congiunta europea

È quanto scrive Simone Tagliapietra , della facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in un articolo pubblicato martedì 10 marzo su The Guardian . L’autore, collaboratore del Think Tank Bruegel e della Fondazione Mattei, illustra cosa stia vivendo in questi giorni in Italia, sottolineando gli enormi sforzi che si stanno compiendo sia sul lato del contenimento, sia sui lati sanitario ed economico. leggi su The Guardian l’articolo integrale ] #coronavirus #covid19 #europa Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Coronavirus, serve un Piano Delors/Draghi

Dato il recente nulla di fatto dell’Eurogruppo un cambiamento di rotta avrebbe richiesto l’Eurosummit dei capi di Stato o di Governo a 19 dell’Eurozona e non quello odierno della Ue a 27. Si parla inoltre di un Piano Marshall per la ricostruzione, mentre si dovrebbe parlare di un Piano Delors/Draghi, almeno per chi conosce la storia della costruzione europea. EuroRescueBond e EuroUnionBond Sullo sfondo rimane anche l’uso del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) per emettere “Coronabond” al fine di fronteggiare le urgenze di singoli Stati dell’area euro. Al proposito ho più volte segnalato possibili rischi rivenienti da uno Statuto molto rigido, sia per le condizioni prescritte ai fruitori del sostegno, sia perché prima di appellarsi a strumenti è bene sapere come funzionano, sia ancora perché le decisioni del Mes vengono prese alla unanimità degli Stati sottoscrittori. I due EuroBond sono complementari e riguardano anzitutto l’Eurozona perché su questa incide la politica della Bce. Tratto qui degli EuroUnionBond perché senza una immediata e forte attenzione all’economia reale (anche in relazione alle prospettive di “ri-continentalizzazione“) diventerà difficile evitare spaccature all’interno dell’Eurozona. La strategia degli EuroUnionBond non esonererebbe l’Italia da un miglior controllo dei suoi conti pubblici, ma se riuscissimo a far crescere di più il nostro Pil l’aggiustamento diverrebbe meno faticoso. continua a leggere su Huffingtonpost] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #europa #coronavirus #investimenti #bce Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cottarelli, l’Europa stanzi dieci volte tanto

Economia Cottarelli, l’Europa stanzi dieci volte tanto Secondo il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani della Cattolica, i 25 miliardi messi in campo dall’Unione europea non bastano. Servirebbe l’emissione di Eurobond per sostenere investimenti infrastrutturali by Katia Biondi | 13 marzo 2020 «I 25 miliardi di euro stanziati dalla Commissione europea non bastano, l’ordine di grandezza dovrebbe esse almeno 10 volte tanto». Carlo Cottarelli , direttore dell’ Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, è scettico sulle scelte fatte dall’Europa a sostegno dell’Italia, in questo momento tra gli stati europei più colpiti dall’emergenza medica del Covid-19. Si pensava che la Banca centrale europea mettesse in campo misure ancora più espansive, ma non è stato così e allora i mercati hanno reagito male». Il 12 marzo 2020, infatti, passerà alla storia come una delle giornate peggiori della piazza finanziaria italiana, con la Borsa di Milano che ha registrato perdite pari al -16,92%. Poi però ci sono effetti anche sulle aspettative, sul clima di fiducia: la gente in una situazione di questo genere si spaventa e smette di spendere, le imprese rimandano i piani, c’è una mancanza di domanda», afferma Carlo Cottarelli. Che cosa bisogna fare allora? Per sostenere la domanda si possono fare due cose: usare una politica monetaria molto espansiva, ma più espansiva di così è difficile, oppure spesa pubblica.

 

Covid-19, Italia in recessione tecnica

Coronavirus Covid-19, Italia in recessione tecnica Secondo gli economisti Alberto Quadrio Curzio e Andrea Monticini servono investimenti massicci sia a livello nazionale che a livello europeo. Partendo dall’aspetto economico, «non vi è dubbio che l’Italia sia ormai in una recessione tecnica che avrà il secondo trimestre in negativo. Tutto ciò s’innesta su una situazione internazionale di rallentamento delle economie che dipende anche dalla vicenda cinese del Covid-19, in quanto la Cina è uno dei motori della crescita internazionale». Queste politiche dovrebbero puntare a un rilancio dell’economia europea, soprattutto attraverso un’accentuazione degli investimenti che rappresentano il motore più potente per determinare una svolta di cicli economici o di rallentamenti congiunturali. Sotto questo profilo mi sembra che l’Europa non sia particolarmente attiva fatto salvo l’esistenza di due fondi che sono a sua disposizione a tali fini», continua l’economista Quadrio Curzio. Ma questo fondo di norma interviene ex post per attenuare i danni che sono stati subiti da popolazioni colpite da eventi catastrofali naturali, quindi è necessario che trascorra del tempo prima che venga applicato». Il risultato finale sarà un’accelerazione ulteriore del processo di de-globalizzazione che in parte stiamo già vivendo e la cui manifestazione più importante è rappresentata dalla guerra dei dazi e del commercio internazionale tra Stati Uniti e Cina».

 

Covid, mi si è ristretta la democrazia

Ci sono state altre epidemie nel passato, anche nel corso del ‘900, e ciascuna ha una storia diversa, come differenti sono le società che vi si misurano» spiega Damiano Palano , docente di Scienza politica alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica. La prima è la perdita di prestigio della democrazia liberale nel mondo: la sua capacità di gestione della crisi non si è rivelata particolarmente efficiente e il modello cinese, invece, è guardato da molti come più efficace. Una tendenza presente da tempo, che si è ulteriormente rafforzata: l’idea di concedere poteri straordinari e di sospendere la dinamica democratica per garantire un intervento più efficiente è una tentazione che, al di là del caso di Orban in Ungheria, è ugualmente ben presente anche altrove». Più che un’inversione di tendenza la gestione dell’epidemia innesca un’accelerazione con un duplice risvolto: se da un lato questo potrebbe rassicurare, dall’altro può preoccupare perché sottopone a ulteriori tensioni delle istituzioni che si sono col tempo indebolite sempre di più». C’è però anche un altro aspetto: in gran parte questi dati non sono nelle mani degli Stati o dei governi ma soprattutto sono di proprietà di compagnie private che possono fornire agli Stati questi strumenti, di solito vendendoglieli. Ci sono segni di chiusure nazionalistiche e di vecchi egoismi? «Il rischio del risorgere del nazionalismo è uno degli effetti più immediati di una situazione di questo genere. Tuttavia la costruzione di organismi globali che siano in grado di dare informazioni credibili sullo stato di salute nei diversi contesti sarà uno strumento essenziale per poter controllare nel futuro dinamiche di diffusione di epidemie analoghe a quella in corso.

 

Crociata, perché votare per l'Europa

elezioni europee Crociata, perché votare per l'Europa Il vicepresidente della Commissione delle conferenze episcopali Ue esorta a non disertare le elezioni europee per costruire un’unione più attenta al dialogo tra popoli e centro di governo. In fondo i politici siamo noi anche se possiamo solo eleggere». maggio 2019 Dal 23 al 26 maggio tutti i cittadini europei saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo. La Chiesa Cattolica è protagonista della costruzione europea fin dalle sue radici e continua a contribuire al dialogo e al bene comune con la sua dottrina sociale. Con questo spirito la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) esorta tutti i credenti a votare per costruire un’Europa più attenta all’umanità anziché al profitto. Secondo i vescovi europei c’è bisogno di una nuova narrazione di speranza, che coinvolga i suoi cittadini in progetti percepiti come più inclusivi, con un destino comune, oltre le divisioni, la disinformazione e la strumentalizzazione politica. Parla monsignor Mariano Crociata , vicepresidente del Comece e vescovo di Latina, a margine di Re-Thinking Europe: the social doctrine of the Church in action , un incontro promosso in largo Gemelli dal Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa .

 

Dalla Cattolica a Bruxelles

Ora è diventato Segretario generale di UniLion , un network tra più di 40 liaison offices in rappresentanza di più di 150 università europee 14 novembre 2019 Alexandru Marchis , è un dottore di ricerca dell’Università Cattolica e da anni rappresenta l’Ateneo di largo Gemelli a UniLion , che ha sede a Bruxelles. UniLion è un network informale tra più di 40 liaison offices in rappresentanza di più di 150 università in tutta Europa . Nel 2015 ho conseguito il Dottorato di Ricerca presso la scuola di Dottorato Agrysystem dell’Università Cattolica. In più un’altra grande parte di lavoro si concentra sul costruire dialoghi e collaborazioni, nel contesto di Horizon 2020 e altri programmi simili, con altre università ed Enti di Ricerca». UnILiON (Universities Informal Liaison Offices Network) è un network informale tra più di 40 liaison offices in rappresentanza di più di 150 università in tutta Europa, ma anche in Giappone e in Russia. Il network è stato fondato su iniziativa di alcuni uffici che rappresentano alcune università a Bruxelles che hanno deciso di collaborare e condividere gli obiettivi raccogliendo le informazioni e ingaggiando dibattiti sulla politica di innovazione e Ricerca europea. Grazie all’energia e al lavoro di tutti i membri, che dedicano tempo e fatica al funzionamento del network, sono sicuro che diventeremo un punto di riferimento a Bruxelles nel prossimo futuro per rispondere alle sfide dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione in Europa».

 

Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail Print L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Dopo le elezioni, le sfide per l’Europa

Parlano i professori Alessandro Rosina, Andrea Boitani e Rony Hamaui by Simone Gervasio | 04 giugno 2019 Stiamo vivendo un punto di svolta in cui populisti ed euroscettici ottengono consensi e risultati difficilmente immaginabili pochi anni fa. Le recenti elezioni europee ne sono una prova evidente. Secondo il demografo dell’Università Cattolica Alessandro Rosina le spiegazioni dell’ascesa del populismo sono da ricercare nei cambiamenti demografici, nell’invecchiamento dell’Europa, che va di pari passo però con l’innovazione tecnologica e con la sempre più centrale attenzione che si dà al fenomeno dell’immigrazione. Un’Europa che è sempre più vecchia ha un rapporto complicato con le nuove generazioni: migliorarlo è condizione imprescindibile per un futuro in cui l’Italia possa giocare un ruolo diverso, più attivo, nelle sorti europee». Analizzando i dati del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo si intuisce come gran parte di loro riconosca nell’Unione Europea un’istituzione forte che negli anni ha saputo tenere fede al suo compito principale, ossia quello di non avere più i conflitti del secolo scorso. Il sentimento europeo, che è forte nei giovani, inizia però ad attecchire meno in una parte di essi che fa fatica a vedere nell’Europa unita una soluzione, anzi prova sfiducia nelle sue effettive possibilità. Come sottolinea Boitani, «i populisti hanno bisogno di nemici da combattere, spesso infatti trovano terreno fertile negli errori delle classi dirigenziali che li hanno preceduti, e sfruttano spesso delle percezioni sbagliate, l’elemento paura che costantemente alimentano, per creare consensi. Di questo fenomeno si è parlato in Libreria Vita e Pensiero con Andrea Boitani , docente di economia politica dell’Università Cattolica di Milano, e Rony Hamaui , presidente di Intesa San Paolo ForValue e professore di Economia monetaria, autori del libro “ Scusi prof, cos’è il populismo ?” (Vita e Pensiero).

 

Dove va l’Europa, tra banche e Brexit

In programma, tra gli altri, l’intervento del presidente Inps Tito Boeri , che parlerà di populismo, e un’analisi delle ragioni del “leave”. Sono i temi al centro del convegno annuale de lavoce.info , il sito d’informazione e analisi economica che in quindici anni di attività è diventato in Italia un think tank che raccoglie analisi e approfondimenti su temi relativi all’economia italiana e internazionale. Seguiranno gli interventi di Angelo Baglioni (Università Cattolica) e Marco Onado (Bocconi), che analizzeranno il modo in cui sono stati affrontati i recenti casi di crisi di alcune banche italiane. L’esperienza di questi casi mostra che l’applicazione delle nuove regole europee (il bail-in) incontra molte difficoltà e la credibilità di queste regole è messa a dura prova. Una delle ragioni di questa situazione è che è mancata la protezione del risparmiatore, a cominciare dalla trasparenza e dalla correttezza nei rapporti banca-cliente. Infine, Tito Boeri affronterà il delicato tema del populismo, partendo dalla constatazione che è figlio di uno stato sociale che non è in grado di proteggere ampi strati della popolazione, oltre che dei cambiamenti indotti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico. Al presidente Inps il compito di delineare alcune risposte innovative: dall’abolizione dei trattamenti di favore ingiustificati alla necessità di rendere la protezione sociale più efficiente nel raggiungere chi ha davvero bisogno d’aiuto.

 

Ecco come cambia l’Europa, le analisi dei docenti dell'Università Cattolica

ELEZIONI EUROPEE Ecco come cambia l’Europa, le analisi dei docenti dell'Università Cattolica Le urne hanno mostrato una sostanziale affermazione delle forze europeiste ma le spinte alla frammentazione e il ruolo che giocheranno i governi sovranisti nel Consiglio d’Europa rendono il quadro incerto. I commenti a caldo di alcuni professori. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’ateneo. Italia a rischio isolamento di Paolo Balduzzi Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata. Una costruzione di successo, un’invenzione storica che sta reggendo agli urti della globalizzazione e ai nazionalismi Ue, le strategie dei sovranisti di Andrea Santini Per la prima volta i due gruppi storici del Parlamento europeo dovranno contare necessariamente sull’appoggio dei liberali. Nel 2021-2027 partiranno altri 12 milioni di giovani e il Programma Horizon Europe destinerà 120 mld di euro per la ricerca. Parla il professor Pier Sandro Cocconcelli #europa #elezioni #unioneeuropea #ue Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Economia, la lezione di Tito Boeri

Roma Economia, la lezione di Tito Boeri Si è aperto il congresso della European Public Choice Society, ospitato dalla Facoltà di Economia nella sede di Roma dell’Ateneo. In apertura la lecture del Presidente dell’INPS su Migrazioni, populismo e Welfare State. Si tratta di temi cruciali per la ricerca nell’ambito dell’economia e del management sanitario, temi per i quali la Facoltà di Economia e la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica collaborano da qualche anno proprio sul campus di Roma, anche attraverso programmi formativi in lingua inglese.”. Durante il congresso verrà consegnato il Wicksell Prize al miglior paper presentato da un giovane ricercatore under 30. Il Premio è sponsorizzato dallo European Journal of Political Economy ed è dedicato all’economista svedese Knut Wicksell che difese l’intervento pubblico e lo Stato Sociale. Per ulteriori informazioni e per il programma completo dell’evento si può consultare il sito dedicato: http://www.epcs2018. economia #europa #migrazioni #populismo #healthcare Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Erasmus e ricerca alla prova del voto

Eppure se c’è un collante che lega i Paesi dell’Unione europea è il network della comunità scientifica e la rete degli scambi studenteschi che, a partire dal lontano 1987, ha visto crescere la cosiddetta “ generazione Erasmus ”. Da allora, 9 milioni di studenti, di cui 843.000 italiani , hanno studiato in università di altri Stati, accolti in 5.000 istituti di 33 Paesi diversi. Se si è parlato poco di università è anche perché in certe aree politiche si sta diffondendo una ridotta fiducia su come ricerca, scienza, cultura possano contribuire allo sviluppo» afferma il professor Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per il coordinamento dei progetti di internazionalizzazione. Questo interesse però è ben presente nelle nuove generazioni che sono sempre più aperte a investire nel loro futuro, impegnandosi in periodi di studio e di ricerca all’estero, che considerano un passo fondamentale per costruirsi un curriculum di alto livello». Un network di ricerca sovranazionale di alto livello… «Tutto questo assume ancora più importanza perché si sono ridotti i finanziamenti nazionali, mentre sono aumentati quelli europei che hanno indotto i ricercatori delle scienze umano-sociali, delle scienze esatte, della biologia, a spostarsi su una ricerca multinazionale all’interno dell’Unione Europea. Per accedere ai fondi di ricerca bisogna passare da un sistema di ricerca nazionale a quello della ricerca europea, che sarà sempre più aperto a nuove collaborazioni con altri grandi partner come Cina, Stati Uniti o Paesi emergenti. È stato già così con il progetto Horizon 2020, il framework della ricerca che sta finendo adesso, e ancor di più sarà così con Horizon Europe , il prossimo framework della ricerca che partirà dal 2021, a cui sarà destinato un investimento di 120 miliardi di euro».

 

Generazione Erasmus, l’Europa siamo noi

So che non sarà facile, la mattina mi sveglierò e saprò di dovermi guadagnare ogni angolo di questa città: i cartelli, i portoni, le maniere mediterranee di un popolo fratello. “Smettila di pensare in italiano o non imparerai mai, smettila di crederti una turista.. sveglia la tua anima spagnola!” La mente di un viaggiatore è come quella di un bambino che impara da capo a creare pensieri. Oggi c’è un sole che brucia, sono in università coi miei nuovi compagni, mi hanno accolta come qualcosa di prezioso, di raro che viene da lontano e mi riempiono di domande. Sembra assurdo: le strutture del pensiero che da sempre avevano una chiara disposizione, ora vengono demolite e all’improvviso non traduci più, non cerchi più di tornare alla tua parola di “origine”, ti affidi e lasci avvolgere dal mondo in cui sei immerso. All’improvviso, vivendo tra le pareti con altri coinquilini stranieri, scopri di avere anche un’anima tedesca, una francese, una latinoamericana che aspettavano solo di essere trovate. Partire è una scia contagiosa, perché una volta che hai sperimentato il senso della condivisione con alcuni dei possibili compagni di viaggio, vuoi andare oltre, vuoi imparare di più, non ti basta parlare una lingua, non basta una strada, una prospettiva di vedere le cose. Diffidate da chi vi parla di perdita di tempo: a dirlo di solito è chi o non è mai partito o non ha vissuto interamente il suo viaggio e non conosce la gioia che ora vedo addosso a chi è tornato.

 

Europa, il bivio è vicino

Brescia Europa, il bivio è vicino Le elezioni francesi potrebbero segnare un punto di svolta per l’Unione europea, sostiene il professor Damiano Palano . Ma, afferma il professor Michele Brunelli , la crisi potrebbe essere anche un’occasione di rilancio. aprile 2017 Potrebbe venire anche un effetto positivo per l’Europa dalla nuova amministrazione americana. Lo sostiene ai nostri microfoni Michele Brunelli , docente di Storia delle civiltà e delle culture politiche alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, secondo cui l’Unione europea potrebbe avere l’occasione di provvedere alla propria difesa tramite un esercito europeo, che sia unico e compatto. Il professor Brunelli è intervenuto al seminario “L’età dell’incertezza. Scenari globali e l’Italia” , che si è tenuto lo scorso 29 marzo nella sede di via Trieste, per iniziativa del dipartimento di Scienze storiche e filologiche e delle facoltà di Scienze linguistiche e di Scienze politiche e sociali. Nel video anche l’intervista a Damiano Palano , docente di Scienze politica all’Università Cattolica, che riflette sul momento cruciale che aspetta l’Europa e sui prossimi appuntamenti elettorali che l’aspettano, primo tra tutti quello francese, con la possibile vittoria di Marine Le Pen e le conseguenze per l’Unione europea.