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L’appello accorato del vescovo libanese

Monsignor Mounir Khairallah , consigliere del patriarca maronita Béchara Raï, racconta il dramma di un Paese che, anche prima dell’esplosione al porto, attraversava una grave crisi 06 agosto 2020 Padre Mounir Khairallah è il vescovo di Batroun, nel nord del Libano. Nell’omelia del 5 luglio ha lanciato un appello in tre punti e ha stilato la tabella di marcia per costruire il Libano di domani, che si riassume nella proclamazione della neutralità del Libano, una neutralità attiva e impegnata. La cosa peggiore di cui non siamo testimoni oggi è che la maggior parte di coloro che si occupano degli affari politici non si preoccupano che dei propri benefici e interessi, indeboliscono la fiducia riposta su terzi condannando coloro che sono a capo di istituzioni costituzionali. Così privano il Paese della fiducia dei governi arabi e internazionali, malgrado la convinzione dell’importanza del Libano, del suo ruolo, delle potenzialità e delle capacità del suo popolo. Sembra che alcuni politici vogliano nascondere la propria responsabilità di aver vuotato le casse dello Stato e di non aver intrapreso la riforma delle strutture richiesta dagli Stati riunitisi nella conferenza di Parigi, detta «Cedre», nell’aprile 2018. Il livello di povertà, di disoccupazione, di corruzione e di debito pubblico non ha smesso di aumentare fino alla rivoluzione popolare del 17 ottobre 2019. Intanto coltiviamo la speranza che un giorno il Libano rivivrà nel suo ruolo di Paese oasi dell’incontro culturale, religioso e politico tra Oriente e Occidente e nel suo messaggio di convivenza.

 

Apocalisse a Beirut, implosione d’un Paese

Speciale Libano Apocalisse a Beirut, implosione d’un Paese Un boato terrificante, una tragedia infinita che fa ripiombare il Paese ai tempi della guerra civile. È l’inizio della fine o il Libano saprà rialzarsi ancora? Parlano gli esperti dell’Università Cattolica e il vescovo libanese Mounir Khairallah 06 agosto 2020 A cura di Paolo Ferrari ed Emanuela Gazzotti Chi l’ha vista l’ha definita un’apocalisse. Le due enormi esplosioni che hanno devastato Beirut martedì 4 agosto sono avvenute nei pressi del porto, dov'erano custodite 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, scaricate nel 2013 e poi depositate in un container, riducendo in polvere parte della capitale libanese come ai tempi della fine della guerra civile durata 15 anni. The Egg è diventato, durante le proteste del 2019, luogo di ritrovo, di protesta e di cultura. All'interno, per diverse settimane, hanno tenuto lezione i docenti della AUB, l'American University of Beirut, incluso il politico Charbel Nahhas, in quella che è stata chiamata "eggupation" - by Laura Silvia Battaglia, Beirut, Libano, ottobre 2019 #libano #beirut #esplosione #speciale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Per il Libano un aiuto anche psicologico

Progetto Per il Libano un aiuto anche psicologico A un mese di distanza dalla terribile esplosione che ha devastato Beirut, facciamo il punto sui progetti di sostegno promossi dall’Unità di ricerca sulla resilienza. Un segno tangibile di vicinanza al Paese della convivenza by Emanuela Gazzotti | 04 settembre 2020 Un mese fa, il 4 agosto, Beirut veniva devastata da due terribili esplosioni che hanno cambiato il suo volto per sempre. L’Università Cattolica è amica del Libano da tanti anni e presente con progetti di sostegno attraverso l’ Unità di ricerca sulla resilienza ( RiRes ) del dipartimento di Psicologia dell’Ateneo. Cristina Castelli , direttrice di RiRes e vicepresidente dell’ Associazione Francesco Realmonte , ha raccontato che l’intervento dell’équipe RiRes, in accordo con le due congregazioni di Padri Lasalliani e Maristi coinvolte nel progetto “Fratelli”, «prevede un sostegno psicologico a distanza sulla gestione delle emozioni e dello stress. Nei prossimi due mesi riprenderemo i progetti di "Educazione alla Pace e alla Resilienza" di cui oggi si sente particolare bisogno, dato il clima di odio che si vive per le lotte politiche e interreligiose in corso». L’intervento RiRes è dunque prezioso per il sostegno, attraverso le figure degli educatori, dei bambini che hanno alle spalle vissuti traumatici e che si trovano ora a doverne fronteggiare uno nuovo. Inoltre era stato realizzato il progetto “ Education for Peace and Resilience ” che ha prodotto un manuale con le schede delle attività da svolgere con i minori, a servizio degli operatori sociali formati e operanti in centri educativi in Libano e Siria.

 

Libano, il Medioriente sul piano inclinato

libano Libano, il Medioriente sul piano inclinato Un Paese allo sbando, con una crisi economica sociale e politica gravissima, travolto da un’esplosione che ha distrutto metà della capitale. In che senso? «Il Libano ha caratteristiche specifiche che sono stati punti di forza ma anche di estrema vulnerabilità. Non dimentichiamoci che il Libano ha vissuto anche una lunghissima guerra civile dal 1975 all’89, non ancora del tutto metabolizzata, e poi un lungo percorso post bellico che avrebbe dovuto produrre molte riforme che non sono state realizzate. Oggi il Paese soffre in modo plateale della combinazione di una grande crisi economica e finanziaria e di una crisi politica che è figlia di una incapacità di transitare il Paese verso una stabilità del sistema statuale e politico dopo la guerra civile. Il fatto che questo magazzino contenente materiale esplosivo sia stato per tanti anni incontrollato è indicativo di una politica che non si fa carico della sicurezza della popolazione. Chi è questa classe politica? «Il Libano è un caso unico rispetto ad altri Paesi del Medioriente perché ha sempre potuto presentarsi attraverso due elementi distintivi: una classe media relativamente più ampia rispetto ad altri paesi della regione ma anche un alto livello culturale. Quali sono le prospettive a livello politico? «Il rischio è che il Libano non sia in grado di auto riformarsi, che diventi sempre più un incubatore di tensioni, fortemente permeabile e penetrabile e quindi in una situazione di instabilità.

 
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