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Lo spin off della solidarietà

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Lo spin off della solidarietà Capramagra da gruppo di studenti di cooperazione internazionale, grazie al sostegno della facoltà di Scienze politiche diventerà una Onlus. È nata come gruppo studentesco che riunisce studenti delle facoltà di Scienze politiche e di Psicologia, in particolare degli iscritti a quello che si chiamava corso di laurea in Cooperazione, sviluppo e pace e oggi è un indirizzo della laurea in Relazioni internazionali. Il nome del gruppo deriva da un’usanza africana: la pelle delle capre viene utilizzata per la realizzazione del djembé , il tamburello che tutt’oggi in alcune regioni rappresenta, attraverso il tam tam, l’unico strumento di collegamento tra i villaggi. Capramagra cerca di essere tam tam della solidarietà per sostenere progetti di cooperazione internazionale. Gli obiettivi dell'Associazione – dice il presidente Francesco Marini , oggi dottorando della facoltà di Sociologia della Cattolica - si concretizzano in attività di educazione allo sviluppo, conferenze ed incontri sulle tematiche dello sviluppo sostenibile, dell'immigrazione e dei Diritti umani. Chiara Léveque ( nella foto in alto e qui a sinistra ), promotrice della prima ora e testimone all’ultimo Open day della Cattolica, ha dato voce allo slogan che compare nel sito dell’Associazione: “La nostra sfida sarà quella di essere all’altezza dei nostri sogni”. Poi ho fatto esperienza con il terremoto in Abruzzo e mi sono specializzata in Diritto internazionale umanitario, diventando così responsabile per la città di Milano di alcuni progetti di cooperazione del comitato locale della Croce rossa.

 

Co-sviluppo, la nuova alleanza

E a un tempo il co-sviluppo come strategia di triple-win che concretizza risultati positivi sia per il migrante, sia per il contesto di provenienza, sia per quello di arrivo. A partire da queste premesse si è svolto lo scorso 3 marzo il convegno “Co-sviluppo: possibilità o utopia?”, promosso dalla facoltà di Scienze politiche e dall’Associazione “Capramagra” per approfondire il tema con l’aiuto di un sociologo e di alcuni operatori sul campo. Ad approfondire questo concetto è stato Maurizio Ambrosini che ha spiegato il cambiamento di prospettiva dagli anni Novanta quando esistevano i “progetti di rientro” dei migranti con un’accezione negativa perché la migrazione era vista come una patologia, un problema sociale la cui unica soluzione era il rimpatrio. Oggi è importante partire dalla considerazione che la maggior parte dei migranti non arriva dai Paesi più poveri del mondo ma da Stati come Cina, Romania, Albania, Marocco, e che si tratta di una forza lavoro di cui noi non possiamo fare a meno. A questo proposito Tana Anglana dell’Oim ha specificato che i migranti in Italia sono circa 3.900mila (dati Istat, dicembre 2008), che rappresentano il 6,5% della popolazione italiana (di cui il 50% sono donne) e che 187.466 sono imprenditori, ossia il 7% del totale degli imprenditori italiani (di cui il 50% è diplomato o laureato). Tutti dati che confermano una movimentazione di denaro e una produttività che certamente sono proficue anche per l’economia italiana. Fatte queste considerazioni, come ha dichiarato Ambrosini, il co-sviluppo si pone come un rapporto produttivo quadrangolare tra donatori, ONG, associazioni di migranti e attori locali, che trasforma definitivamente la relazione migrazioni/ sviluppo da patologia a sinergia.

 
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