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Dopo Covid, convivere con l’imprevedibile

Da quella pandemia che ha messo in discussione le nostre certezze e che ora ci costringe a rivedere i nostri schemi, sia quelli personali che quelli delle imprese. Sono stati, infatti, ripescati numerosi libri che parlano di epidemia e di virus: quello ad esempio di Sylivia Browne “ Cosa ci riserva il futuro ”, di David Quammen “ Spillover ”, di Niccolò Ammaniti “ Anna ”, di Roberto Burioni “ Virus. Anche l’economia non è una scienza esatta perché legata all’uomo e l’uomo è legato a un avvenire che non è il futuro. Ne è convinto anche Robiglio affermando che «è necessario riappropriarci del tempo per riuscire ancora a fare impresa e che bisogna mettere al centro la persona, le competenze, i saperi come nel Rinascimento; la persona è il vero driver dell’economia e ha bisogno di formazione continua. Abbiamo voglia di mettere la persona al centro dell’azienda? Dobbiamo sapere che la persona è un disastro, si ammala, non è competente, a volte è incapace, complessa. Per Petrosino l’avventura umana non è una passeggiata nei boschi, dobbiamo liberarci dall’idea del successo poiché l’uomo è chiamato a un compimento che non coincide con il successo, nemmeno quello professionale poiché il lavoro non coincide con la professione. Non dobbiamo cadere nella trappola di considerare il fallimento che è ciò che nella vita si incontra, che è una condizione, una obiezione alla vita.

 

Don Simone: «Dio non ci lascia mai soli»

Tra di loro anche molti assistenti pastorali o docenti di teologia dell’Università Cattolica, che, accanto al loro impegno in Ateneo, sono stati in prima linea su diversi fronti Aiutare le persone in difficoltà a causa della pandemia si può fare con molti gesti. È quanto cerca di fare don Simone Tosetti , giovane vicario parrocchiale della chiesa di San Nicolò a Trebbia in provincia di Piacenza, assistente diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi e cultore della materia in Teologia nel campus di Cremona dell’Università Cattolica. Abbiamo cercato di mantenere un contatto telefonico con tutti, in particolar modo con gli anziani che abitualmente frequentavano la parrocchia o il bar dell’oratorio, perché erano quelli che rischiavano di più sentire la solitudine. Nell’Ottava di Pasqua e poi nel mese di maggio abbiamo fatto delle dirette sulla pagina Facebook della parrocchia dove abbiamo proposto delle meditazioni che possano alimentare la Fede in assenza dalle attività abituali». Per cui percepisci anche da prete l’importanza delle persone che hai intorno, non solo per il servizio che fanno ma anche per quello che creano con te a livello relazionale. Certamente gli eventi che accadono ci fanno porre delle domande anche nei confronti di Dio. Sicuramente c’è stato chi si è posto delle domande e probabilmente che adesso fatica a vivere la fede. Nel rapporto con il Signore qualcuno uscirà cambiato perché non avrà più tanta fiducia, ma sicuramente le persone che vivono sinceramente la fede ne usciranno rafforzate perché scopriranno che la presenza del Signore non viene a mancare anche in momenti così strazianti.

 

#Viciniadistanza, così le università italiane reagiscono alla crisi

COVID-19 #Viciniadistanza, così le università italiane reagiscono alla crisi Il mondo accademico del nostro Paese ha saputo adattarsi e affrontare l'emergenza Coronavirus: per tornare rinnovato, più forte e con più strumenti di prima. Il video della CRUI 24 aprile 2020 Gli atenei italiani non si sono piegati all'emergenza Coronavirus. E lo hanno dimostrato con una clip realizzata dalla CRUI , la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane , per dimostrare come il mondo accademico del nostro Paese, grazie alla didattica a distanza, ha saputo affrontare la crisi causata dalla pandemia. Perché l'università è una comunità sociale fatta di menti, di persone, di relazioni che si sono sapute adattare attingendo alla propria creatività con l'obbligo morale di continuare a essere una comunità. “Per continuare a stare vicini, a distanza. E tornare rinnovati, più forti di prima e con più strumenti di prima” #crui #coronavirus #covid-19 #ecatt Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Coronavirus, una task force contro le fake news

COVID-19 Coronavirus, una task force contro le fake news Istituita dal Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio e formata da otto esperti avrà il compito di fornire ai cittadini i criteri per riconoscere le fonti autorevoli. Per questo motivo il Governo ha deciso di istituire un' Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network . A comporla otto esperti, provenienti prevalentemente dal mondo accademico e del giornalismo, tra cui figura anche il professor Ruben Razzante , docente di Diritto della comunicazione del nostro Ateneo. “Si tratta di un gruppo di lavoro molto agile –spiega il prof. Razzante - che vuole semplicemente inquadrare il fenomeno delle fake news in ambito emergenza Covid-19. Il nostro incarico si svolge sotto l'egida del Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio che divulgherà attraverso i suoi canali istituzionali il lavoro della task force attraverso comunicazioni periodiche alla collettività. “Ci occuperemo – precisa Razzante - delle fake news che rischiano di avere un impatto sui comportamenti dei cittadini rispetto alle misure di contenimento e che quindi possono avere un riflesso diretto sulla salute delle persone: il virus dell'infodemia fa paura tanto quanto della pandemia. Tutto ciò che si occupa di come è successo, perché è successo e di chi ha responsabilità sono cose che riguardano la politica e noi non siamo assolutamente una squadra politica.

 

Prendiamoci tempo, tempo della memoria

In particolare i morti, i tanti, tantissimi morti di questo tempo, sono nonni, genitori, figli, fratelli o sorelle, vicini di casa, amici, conoscenti, estranei di cui non sappiamo nulla, ma che fanno parte della nostra vita, della nostra storia. Sentiamoci tutti diminuiti, deprivati, più poveri e più soli per la morte di queste persone e prendiamoci il tempo per piangerle, per dedicare loro un pensiero, per pregare per loro, per riflettere, per fare memoria del loro lascito che è nostro comune patrimonio. Patrimonio vuol dire dono del padre, cioè di chi ha la responsabilità ultima, di chi ha la statura umana per rispondere: è un patrimonio di vita, di conoscenza, di affetto, di quotidianità e di unicità, di debolezza e di coraggio che tutti, perdendo loro, abbiamo perso. Non passiamo oltre frettolosamente, ricercando solo la quotidianità rassicurante - e a volte un po’ ottusa - di ieri: facciamo tesoro di questa esperienza di dolore e di coraggio. Non dimentichiamo le nocche screpolate e sanguinanti dei medici e degli infermieri per i troppi lavaggi con i detergenti acidi, le piaghe formate dalla mascherina messa e mai più tolta, la sinusite dovuta alla fatica di respirare sotto il casco di protezione di chi cura i malati. Ricordiamoci dei giovani che, non incoscientemente, ma del tutto consapevoli ci hanno dato una grande lezione di coraggio, stando vicino alle persone per curarle, degli adulti che non si sono sottratti al loro compito per gli altri, degli anziani che hanno condiviso conoscenze e offerto saggezza e compagnia. docente di Sociologia delle comunità e Sociologia delle relazioni educative, facoltà di Scienze della formazione , campus di Milano #tempo #coronavirus #covid-19 #memoria Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Covid-19 si combatte anche in radio e Tv

Sono motivati, determinati e coraggiosi in questa fase storica» ha dichiarato Anna Maria Fellegara , preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza il 25 marzo a Newsroom Italia di Rainews24. L’Ateneo, prossimo a celebrare il suo primo secolo di vita, è pronto a guardare ai prossimi cento anni proprio a partire dall’interazione della didattica in presenza (fondamentale perché il processo formativo ha bisogno di relazione e di vicinanza) con gli strumenti offerti oggi dalla tecnologia. Con il passare delle settimane stanno emergendo molte esigenze che riguardano sia le persone costrette a stare in casa sia gli operatori sanitari sottoposti a ritmi di lavoro e pressioni psicologiche sempre più faticosi. Il 25 marzo a Basta la salute di Rainews24 lo psichiatra Gabriele Sani ha parlato del progetto “Resilienza Covid19” proprio per aiutare gli operatori sanitari. Ricordiamo quello di Stefano Vella il 23 marzo a La vita in diretta di Rai1 e il 24 marzo a Coffee break di La7 a proposito del farmaco Avigan utilizzato in Giappone. Una raccomandazione particolare è arrivata dal geriatra Graziano Onder il 26 marzo a Skytg24, che ha sottolineato l’importanza per gli anziani di rivolgersi subito al medico di base in caso di febbre e affanno. Il 25 marzo a Buongiorno regione di Rai3 e il 26 marzo a Piazza pulita di La7 si è parlato del progetto dei tamponi lampo, per il quale l’ospedale pilota è il Policlinico Gemelli.

 

Le ansie da Covid-19 vanno in analisi

Al professore abbiamo chiesto di raccontarci lo sviluppo di un’idea che in poco più di una settimana ha dato dei risultati molto interessanti. Qual è l’origine di questo studio che avete approntato in un tempo record? «Per affrontare il rischio dell’epidemia di Coronavirus, le autorità hanno decretato delle forti restrizioni nei movimenti delle persone, in particolare nelle regioni più vicine all’originario focolaio. In questa situazione molto particolare la necessità di ridurre i contatti sociali, uniti alla paura del contagio e dello sviluppo dei sintomi, potrebbe avere diverse ripercussioni sulle persone dal punto di vista psicologico». Come è stato possibile? «Abbiamo utilizzato alcune mailing list di persone interessate a questo tipo di ricerche, e importante è stata la diffusione tramite i social di gruppi studenteschi (quello di psicologia, A.P.E. In tutte le aree geografiche considerate, vi sono differenze individuali: ad esempio, ad un titolo di studio più elevato corrispondono livelli più alti di preoccupazione; vi è una significativa differenza tra maschi e femmine, e queste ultime esprimono maggiore preoccupazione e intenzione di modificare i propri comportamenti. Quali sono i fattori psicologici che possono costituire una protezione per la persona? «Quello che emerge da una prima analisi è il ruolo centrale della flessibilità cognitiva e della stabilità emotiva come fattori protettivi rispetto alla percezione del rischio. Riteniamo di poter affermare che, oltre alla percezione del rischio, ci sia nelle persone un forte senso di mancanza di controllo, una sorta di impotenza.

 

Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt

Covid-19 Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt I professori dell’Università Cattolica hanno offerto la loro competenza ai microfoni di radio e televisione. Ecco alcuni dei loro interventi degli ultimi giorni by Federica Mancinelli | 06 marzo 2020 Nella seconda settimana di allerta ed emergenza sulla diffusione del Covid-19 anche nel nostro paese, i docenti dell’Università Cattolica continuano ad offrire la propria expertise nelle trasmissioni televisive e radiofoniche specializzate e più seguite. Inizia ad aumentare già dal fine settimana la preoccupazione sugli effetti economici e finanziari dell’epidemia: ne parla a RaiNews Angelo Baglioni e sui provvedimenti del Governo è centrato l’intervento di Andrea Monticini a TGR Lombardia . Iniziano a preoccupare le ragioni sanitarie, particolarmente quelle dell’assistenza ospedaliera: sono le terapie intensive di tutte le strutturi i luoghi maggiormente impegnati: Massimo Antonelli illustra la situazione nel programma domenicale “Mezz’ora in più”. Sull’impatto socioeconomico e sul cambiamento degli stili di vita è centrato l’intervento a Mi manda Rai Tre di Guendalina Graffigna che a TGR Lombardia offre alcuni utili consigli per affrontare l’emergenza. È una corsa contro il tempo per contenere il contagio, nelle piccole e grandi città: ne parla Luca Richeldi a Uno Mattina , mentre aumenta la gestione dei casi nei pronto soccorso: fa il punto della situazione Francesco Franceschi al TG2 . Accanto alle questioni sanitarie e economiche preoccupa il tema dei trasporti, che è tema cruciale per il lavoro, i movimenti, la quotidiana normalità: ne parla Andrea Boitani a RadioUno .

 
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