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Dovremmo chiamarla “ragione artificiale”

il dibattito Dovremmo chiamarla “ragione artificiale” Nella sua funzione di «problem solving» e con tutti i suoi possibili e auspicabili sviluppi, può essere una grande risorsa per l’umanità, se gestita e sviluppata con intelligenza. Oppure vedere questo innegabile progresso nel contesto di un confronto con l’umano inteso in tutta la sua ampiezza e potenzialità che non è riducibile alla sola capacità di calcolo e alla operatività tecnica. Il corpo, i sensi, la mente, il cuore (con il suo ampio spettro di significati simbolici) concorrono a fare dell’uomo un essere pensante dotato di facoltà che lo distinguono sostanzialmente dal resto della creazione e ancor più dalle macchine. Questo aspetto che possiamo definire “meta-fisico”, giusto per evocare un termine in disuso, ma forse in questo caso più che pregnante, non è né secondario né separabile dalla reale condizione dell’essere umano. L’uomo visto nella prospettiva della macchina e la macchina umanoide tendono sempre più a ridurre lo spazio dei sentimenti e della libertà accettando ed esaltando la logica di quel determinismo che un certo biologismo evoluzionista, tipico della modernità, è andato imponendo alla visione antropologica del nostro tempo. Forse per questo è più corretto usare il termine ragione che deriva dal latino “ ratio ”, cioè dalla connessione logica di ragionamenti che sono tra di loro sequenziali come accade esattamente per la sequenza dei processi digitali. Possiamo allora affermare che la “ragione artificiale”, nella sua funzione di «p roblem solving » e con tutti i suoi possibili e auspicabili sviluppi, può essere una grande risorsa per l’umanità, se gestita e sviluppata con intelligenza.

 

L’etica fa bene alla finanza

MILANO L’etica fa bene alla finanza Profitto e solidarietà non devono essere antagonisti e l’economia deve favorire il progresso del bene comune nel rispetto della dignità umana. Il convegno, organizzato da Università Cattolica, Associazione Bancaria italiana (ABI) e Banca Mediolanum, ha messo in evidenza come le indicazioni della Santa Sede, di respiro mondiale, siano opportune per intendere l’attività economica e finanziaria al servizio dell’economia reale e del bene comune. Se ci si fosse ispirati a questi principi, molto lontani da quelli della finanza speculativa che ha innescato la crisi del 2007 - e di cui si subiscono ancora gli effetti -, sarebbero stati evitati tanti danni a persone e aziende. A entrare nel vivo della questione è stato il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli che, nel suo intervento, ha posto l’accento sull’importanza di un’analisi ampia e accurata del Documento, utile a fornire indicazioni pratiche e concrete, e non solo nobili dichiarazioni. Ma può l’economia favorire il progresso del bene comune nel rispetto della dignità umana? Secondo il presidente dell’ABI Antonio Patuelli va posto «un limite al mercato affinché non diventi un luogo di anarchia e di sopraffazione». Ne è convinto il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, che ha infatti spiegato che «la finanza ha il dovere di selezionare gli investimenti e scegliere quelli che portano utilità sociale e che il profitto è lecito se rispetta la persona umana». Infine l'economo della Cei Mauro Salvatore, tirando le somme del dibattito, ha colto la continuità del Documento con la dottrina sociale della Chiesa dall’enciclica Populorum progressio di papa Paolo VI alla Laudato si’ di papa Francesco.

 

L’altra economia di Giuseppe Toniolo

MILANO L’altra economia di Giuseppe Toniolo A cent’anni dalla morte, un convegno ripercorre vita e pensiero dello studioso pisano, tra i promotori dell’idea di un’università cattolica in Italia. novembre 2018 di Aldo Carera * Una figura che merita di uscire dall’ostentata indifferenza da cui emerge sporadicamente in occasione di qualche particolare ricorrenza biografica. Giuseppe Toniolo, il professore pisano di economia proclamato beato da Benedetto XVI il 29 aprile 2012, si è sempre distinto per la sua fervida attività intellettuale tradotta in un impegno attivo e diretto non solo nel movimento cattolico italiano, ma anche in quello internazionale di fine Ottocento e inizio Novecento. In uno scenario fondato su una prospettiva religiosa, l’uomo si pone al centro della vita economica e ogni azione umana è riconducibile a una legge morale in grado di indicare una nuova sintesi tra efficienza e giustizia, tra produttività e carità. Ai suoi contemporanei Toniolo chiedeva di confrontarsi con il principio cristiano che afferma il bene come fine ultimo della vita dell’uomo nell’intera gamma delle sue espressioni e delle sue attività, soprattutto nelle relazioni economiche e sociali. Per rigenerare i processi di sviluppo capitalistico Toniolo confidava sulla naturale socialità dell’essere umano e sulle libere associazioni all’interno di un ordinamento civile e democratico che affianca alle responsabilità propriamente politiche l’apporto autonomo di tutte le forze sociali, economiche e istituzionali. docente di Storia economica alla facoltà di Economia, direttore dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia «Mario Romani» #toniolo #economia #etica #benecomune Facebook Twitter Send by mail.

 

Le scelte che fanno la finanza

MILANO Le scelte che fanno la finanza Martedì 29 gennaio sul tema si confrontano accademici, banchieri, esperti del settore. Tra i relatori Antonio Patuelli , presidente Abi, Gian Maria Gros-Pietro , presidente Banca Intesa Sanpaolo, Giovanni Pirovano , vicepresidente Banca Mediolanum. gennaio 2019 Una riflessione a più voci sulla cultura che origina le scelte economiche e finanziarie. Protagonisti del dibattito saranno accademici, banchieri, esperti del settore. Tra questi: Lorenzo Caprio , docente di Finanza aziendale all’Università Cattolica, Antonio Patuelli , presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Gian Maria Gros-Pietro , presidente di Banca Intesa Sanpaolo, Giovanni Pirovano , vicepresidente di Banca Mediolanum, Mauro Salvatore , economo generale della Conferenza Episcopale Italiana. Modererà il dibattito Andrea Perrone , docente di Diritto commerciale all’Università Cattolica. finanza #economia #etica Facebook Twitter Send by mail.

 

La ricerca si fa responsabile

MILANO La ricerca si fa responsabile Nell’ambito delle iniziative per dottorandi e giovani ricercatori, un workshop su integrità ed etica con Isidoros Karatzas, responsabile del settore “Ethics and Research Integrity” della Commissione europea. In questo settore hanno assunto, infatti, sempre più rilevanza vari aspetti che riguardano l’integrità e l’etica dei ricercatori nello svolgimento delle attività di ricerca. Un’attenzione da sempre presente nella ricerca biomedica, che si è estesa ora a tutte le aree scientifiche, in particolare alle scienze sociali e umane, secondo l'approccio ELSA (aspetti etici, legali e sociali). Nell’ambito di una politica volta a promuovere la ricerca e l’innovazione responsabili, l’Unione europea ha adottato una serie di misure per migliorare l'impatto etico delle attività di ricerca, che coprono un’ampia gamma di criteri. Uno riguarda l’integrità della ricerca e dei ricercatori, i cui principali riferimenti sono il Codice europeo di condotta per l’integrità della ricerca e l’Etica per i ricercatori , recentemente aggiornato. Per fornire ai ricercatori un quadro di riferimento aggiornato sia a livello nazionale che internazionale, l’Ateneo organizza mercoledì 22 novembre un workshop sugli aspetti etici della ricerca , approfondendo questioni legate alla valutazione etica dell’impatto della ricerca, al ruolo di un Comitato etico, all’implementazione di linee guida sull’etica e l’integrità. Tra gli ospiti, sarà presente Isidoros Karatzas , responsabile del settore “Ethics and Research Integrity” della Commissione europea .

 

L’etica del vedere, compassione è azione

libri L’etica del vedere, compassione è azione Nel suo libro Imago pietatis , che sarà presentato al Salone del Libro, il professor Fausto Colombo ricostruisce come la foto sulla spiaggia del piccolo Alan sia diventata un simbolo. Fausto Colombo , sociologo dell’Università Cattolica, si è preso la briga di seguire il percorso della foto di Alan, di non fermarsi sulla soglia della commozione, ma di attraversarla indagando attraverso la scienza della comunicazione perché sia diventata un simbolo in grado di smuovere l’opinione pubblica. Partiamo dal titolo: Imago pietatis è un titolo particolare, pieno di riferimenti simbolici, vuole spiegarcene la scelta? «L’immagine della pietà è la prima che ho visualizzato quando ho visto la foto del piccolo Alan portato in braccio dal poliziotto. Come spiega questo divario tra numero di persone che lo utilizzano e capacità di far penetrare il messaggio? «Twitter è un social anomalo, nel senso che è più una piattaforma di microblogging che un social vero e proprio. La notizia del naufragio di un gommone di rifugiati siriani che si è rovesciato nel tentativo di raggiungere l’isola di Kos (12 morti, una tragedia che in termini numerici è meno clamorosa rispetto ad altri catastrofici naufragi precedenti) viene diffusa dalle agenzie. La foto di Alan ha avuto una ricaduta oggettiva sulle cose, l’impatto di quella foto ha prodotto delle cose: opere, movimenti, c’è una nave che sia chiama Alan Kurdi che gira nel Mediterraneo, io ho scritto questo piccolo libro…». In questo senso si parla di compassione nel libro? «Sì, perché la legittimità di questa operazione dipende soltanto da quanto essa riesca ad attivare in noi non soltanto un’emozione, ma anche una volontà di agire, di compensare quel dolore sentendolo nostro.

 
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