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G7, cronaca di un fallimento

analisi G7, cronaca di un fallimento Perché il vertice di Biarritz non ha prodotto risultati tangibili. A dispetto degli sforzi mediatici del presidente francese Emmanuel Macron, il vertice appena concluso a Biarritz non ha prodotto alcun risultato tangibile. I leader dei più importanti Paesi industrializzati non si sono ritrovati d’accordo quasi su niente se non su un elenco di obiettivi vaghi e facilmente condivisibili o su di un piccolo aiuto “simbolico” al Brasile per gli incendi in Amazzonia. In pratica, l’approccio alla politica estera di Trump sembra ripercorrere uno schema antico del diciannovesimo secolo, vale a dire una politica fatta di supremazia militare, militarismo economico, protezionismo commerciale ed enfasi sui rapporti bilaterali e non su quelli multilaterali. Questa incapacità delle grandi potenze economiche mondiali di ritrovare una linea comune prende forma, peraltro, in un clima di incertezza rispetto all’economia mondiale che, seppur in crescita, sembra dare segnali discordanti a causa del protezionismo commerciale e degli irrisolti rischi geopolitici in molte aree del pianeta. Purtroppo il prossimo anno non vedrà cambiare di molto queste tendenze in corso poiché, come sovente accade, spartiacque di un nuovo corso saranno le prossime elezioni presidenziali americane del novembre 2020. I Paesi leader dell’Unione europea invece di rimanere in attesa e stare a guardare dovrebbero una volta per tutte provare a ritagliarsi un ruolo comune in particolare in ambito di difesa e sicurezza.

 

Al G7 un’Europa divisa

L'ANALISI Al G7 un’Europa divisa L’analisi del direttore di Aseri Vittorio Emanuele Parsi sul vertice mondiale di Biarritz 26 agosto 2019 La complessa situazione in Medioriente, il caso Iran e il dramma dell’Amazzonia. Il G7 che si è concluso lunedì 26 agosto a Biarritz ha messo in evidenza le divisioni tra i Paesi occidentali. Secondo Vittorio Emanuele Parsi , direttore dell’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali la spaccatura è emersa soprattutto sulla questione relativa alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti: «L’Unione Europea – spiega il direttore di Aseri - sa che potrà essere colpita dalle conseguenze di questa guerra commerciale. Nel momento in cui il Ministro degli Esteri iraniano è arrivato con un po’ di coup de théâtre a Biarritz, senza riuscire come del resto era ampiamente previsto, a incontrare Trump (e neanche il Segretario di Stato Mike Pompeo) Israele colpiva obiettivi a Damasco e a Beirut». Questo fatto si colloca sullo sfondo dei mutati rapporti di forza tra Paesi occidentali e Cina e all’interno dei paesi occidentali in termini anche economici. Non dimentichiamo che per la Cina il Brasile è il principale fornitore di soia e di carne e lo sta diventando sempre di più proprio in seguito delle sanzioni e dei rapporti commerciali tesi tra Pechino e Washington. E infatti non è un caso che la Cina non abbia battuto ciglio su ciò che sta succedendo alla foresta amazzonica».

 
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