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I rischi del fegato grasso

dicembre 2017 L’Università Cattolica - Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma tra i 47 centri di ricerca europei che partecipano al progetto coordinato dall’Università di Newcastle. Fino a qualche anno fa il fegato grasso era considerato una condizione benigna e sinonimo di benessere, mentre oggi i medici sanno che può evolvere (nel 2-3% dei casi) verso malattie più importanti come la fibrosi o precedere l’insorgenza del tumore del fegato. Nei prossimi anni il fegato grasso diventerà la principale indicazione al trapianto di fegato, fenomeno che stiamo già osservando negli Stati Uniti» afferma il professor Antonio Grieco , responsabile della Unità di Medicina del Trapianto di fegato del Gemelli. Anche in Italia stiamo osservando un importante incremento dei casi di tumore del fegato in assenza di malattie virali o dei noti fattori di rischio in soggetti che hanno un fegato grasso”, aggiunge il professor Gianludovico Rapaccini , direttore della Unità di Medicina Interna e Gastroenterologia del Gemelli. gastroenterologia #fegato #testdiagnostici Facebook Twitter Send by mail IL PROGETTO LITMUS L’elevata prevalenza e la possibile evoluzione verso la cirrosi e il tumore del fegato impongono una stretta osservazione del paziente con fegato grasso. Questo consentirà di sviluppare metodiche diagnostiche non invasive (esami del sangue e/o tecniche ecografiche e radiologiche) in grado di identificare le persone con steatosi che hanno un danno significativo e fibrosi del fegato senza dover ricorrere, in futuro, alla necessità di una biopsia. In futuro grazie al progetto Litmus potremmo essere in grado di capire con l’uso di biomarcatori non invasivi quali pazienti avranno maggiori probabilità di sviluppare malattie gravi del fegato e questo consentirà un uso più appropriato delle risorse e una ottimizzazione delle terapie mediche».

 

Armuzzi nuovo segretario generale della IG-IBD

Roma Armuzzi nuovo segretario generale della IG-IBD Il gastroenterologo Alessandro Armuzzi è stato eletto Segretario Generale della IG-IBD, il Gruppo Italiano per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, per il biennio 2018-2020. gennaio 2018 Alessandro Armuzzi , professore associato dell’Istituto di Patologia Speciale Medica e Semeiotica Medica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è stato eletto Segretario Generale della IG-IBD , il Gruppo Italiano per le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, per il biennio 2018-2020. E’ stato nominato in occasione del VIII Congresso Nazionale IG-IBD, che si è svolto a Torino, dal 30 novembre al 2 dicembre 2017, cui hanno partecipato circa 450 specialisti. IG-IBD è la società scientifica di riferimento nazionale nel campo delle malattie infiammatorie croniche intestinali ed è nata con lo scopo di promuovere la ricerca (clinica e di base) sulla malattia di Crohn, sulla colite ulcerosa e sulle altre patologie infiammatorie. “La nomina al vertice della società IG-IBD – spiega il professor Armuzzi – è motivo di grande soddisfazione: un incarico molto impegnativo perché significherà coordinare e gestire durante il mio mandato l’attività scientifica, educazionale e istituzionale, i rapporti con le associazioni di pazienti e con le istituzioni politico-sanitarie”. Ricercatore principale in circa 70 studi clinici internazionali e nazionali, è membro dell’European Crohn's and Colitis Organisation (ECCO) e della Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE). È autore di oltre 160 pubblicazioni scientifiche su riviste di settore nazionali e internazionali con Impact Factor superiore a 950.

 

Flora intestinale, perché il trapianto

febbraio 2017 Il “trapianto” di flora intestinale da un individuo sano è molto importante ed efficace per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile, una grave infezione che può dare ricadute ed essere ingestibile con gli antibiotici a causa delle resistenze ai farmaci. Il trapianto di microbiota intestinale (conosciuto anche come “trapianto fecale”) da donatore sano si sta rapidamente diffondendo nella pratica clinica in tutto il mondo» afferma Giovanni Cammarota , docente di Gastroenterologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Policlinico Agostino Gemelli di Roma, e coordinatore del gruppo di lavoro. In Italia solo pochi ospedali sono in grado di offrire questa chance terapeutica e il Policlinico Gemelli è un punto di riferimento nazionale sia per il trattamento dei pazienti sia per il training alla procedura di molti medici specialisti che vogliono implementare la procedura. Dai lavori della consensus – afferma il professor Cammarota – emerge chiaramente che il trapianto di microbiota intestinale è un’opzione terapeutica fortemente raccomandata dagli esperti per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile che non risponde alle terapie antibiotiche o che ricorre dopo il trattamento. Lo studio fornisce inoltre una serie di raccomandazioni volte a facilitare l’inserimento di tale procedura terapeutica ancora non convenzionale nel governo clinico, ovvero a facilitare l’indispensabile assemblaggio di competenze specialistiche differenti (gastroenterologiche, microbiologiche, infettivologiche) al fine di costituire un team di esperti capace di erogare la prestazione. Infine - conclude Cammarota - il panel di esperti raccomanda fortemente di intraprendere la via della implementazione di vere e proprie ‘banche di feci’ (stool banking) capaci di supportare l’erogazione della procedura su richiesta sul territorio regionale di competenza». Il trapianto di microbiota intestinale è una procedura che possiamo ritenere salva-vita per alcune categorie di pazienti con infezione da Clostridium difficile – continua Gasbarrini – che basa la sua efficacia sulla reintroduzione della normale flora microbica intestinale capace di neutralizzare e contrastare il batterio .

 
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