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Adesso c’è bisogno di chiarezza

il dibattito Adesso c’è bisogno di chiarezza I mercati hanno risposto positivamente alla formazione del nuovo governo. Ora sono necessarie decisioni precise a partire da fisco, politica industriale e infrastrutture. Che cosa è successo? Gli investitori hanno avvertito il superamento del rischio di ridenominazione del debito pubblico italiano da euro in altra diversa moneta percepita certamente di minor valore. In altre parole, gli investitori, da maggio 2018, non avendo certezza che l’Italia intendesse restare dentro la moneta unica, hanno richiesto maggiori rendimenti a protezione di questo possibile rischio. Quali le cause che originavano questi timori? Le motivazioni derivavano dagli annunci disordinati e ambigui della maggioranza parlamentare che sosteneva il precedente governo. Questa ambiguità, a fronte di discutibili scelte di politica economica, non solo ha comportato una maggior spesa per interessi per le finanze pubbliche, ma ha disorientato anche gli operatori economici. Questo comportamento virtuoso sarà già di per sé in grado di sciogliere le incertezze di famiglie e imprese e quindi contribuire a riprospettare, anche in Italia una crescita economica.

 

Il programma tra novità e perplessità

Il dibattito Il programma tra novità e perplessità Insieme ad alcuni riferimenti interessanti a beni pubblici e beni comuni quali acqua, scuola e sanità e un’economia sostenibile, restano i dubbi in merito alla politica europea ed estera. Questi si basano su un modello alternativo di sviluppo che pone al centro la sostenibilità e che quindi rappresenterebbe un elemento di novità sostanziale rispetto al recente passato nel momento in cui si andranno a disegnare politiche economiche concrete. Rimangono, però, perplessità in merito alla politica europea ed estera. Vi è infatti un riferimento a un’Ue più inclusiva e solidale e quindi è auspicabile un impegno in questo senso presso le istituzioni europee. Non vi sono, però, indicazioni in merito alla politica estera più ampia e in particolare non vi è alcun riferimento alla posizione dell’Italia rispetto alla Russia, che era un punto distintivo del precedente governo. Nel contempo, non vi sono indicazioni in merito alla risoluzione del 14 novembre 2018 del Parlamento europeo sull’implementazione di misure più incisive per limitare le esportazioni di armamenti e mancano indicazioni anche in merito all’eventuale progetto di una difesa comune in Europa. C’è da augurarsi che siano solo “sviste strategiche” e non incapacità di leggere le reali criticità del prossimo futuro.

 

Le domande che la crisi lascia aperte

IL DIBATTITO Le domande che la crisi lascia aperte Davvero non hanno più senso la distinzione destra-sinistra e un quadro valoriale nel quale collocare l’azione politica? I paradossi del nuovo governo. Eppure, da quando gli effetti della personalizzazione della politica sono diventati più invadenti – specie con l’inserimento dei nomi dei leader sui simboli elettorali – nella percezione di molti questa corrispondenza sarebbe dovuta diventare un automatismo. La nomina degli ultimi cinque Presidenti del Consiglio (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) non ha avuto nessun legame diretto con gli esiti delle elezioni che hanno inaugurato la legislatura nella quale si sono insediati. Rispetto a situazioni simili del passato, però, emergono in questi giorni due aspetti inediti: innanzitutto, la prossima maggioranza sarà formata da due partiti, M5S e PD, laddove il primo era il partner numericamente più importante della precedente maggioranza, basata su un accordo con la Lega, ora all’opposizione. Se da un lato, la formazione del nuovo governo Conte è costituzionalmente ineccepibile, dall’altro, però, è comprensibile un senso di disorientamento dell’opinione pubblica. Il dato su cui soffermarsi non è la presunta incoerenza di questo o quel gruppo parlamentare, quanto piuttosto l’adattabilità – o, addirittura, l’interscambiabilità – delle prospettive politico-culturali che sorreggono l’azione delle coalizioni governative (prima M5S e Lega, ora M5S e PD). In tal senso, è significativo che il Movimento 5 Stelle rivendichi con orgoglio di non essere «né di destra, né di sinistra».

 

Lavoro, salari, pensioni: un banco di prova

Il dibattito Lavoro, salari, pensioni: un banco di prova Nonostante gli esiti discutibili di alcuni provvedimenti varati dal precedente governo, è meglio che il nuovo esecutivo cerchi di emendarli piuttosto che azzerarli. In particolare, alcuni provvedimenti già avviati dal precedente Governo e in attesa di essere perfezionati, oppure disegni di legge già ampiamente discussi potrebbero facilmente trovare il sostegno necessario ad essere approvati dal Parlamento. Inoltre, nonostante alcuni provvedimenti legislativi sul lavoro introdotti dal precedente Governo abbiano prodotto esiti discutibili, sarebbe saggio non impiegare tempo e sforzi per disfare totalmente quanto già fatto, ma operarsi piuttosto per emendarlo e migliorarlo. Si potrebbero in questo caso introdurre delle correzioni marginali al “decreto dignità” semplificando e riducendo la disciplina delle causali e, in attesa del pronunciamento della Corte europea (alla quale è stata rinviata dal Tribunale di Milano), rivedere marginalmente la disciplina dei licenziamenti così come prevista dal “Jobs Act”. Tale provvedimento ha tuttavia mostrato notevoli limiti sotto diversi fronti: primo, la temporaneità (3 anni) delle misure; secondo, la ridotta platea dei lavoratori che hanno aderito e, terzo, gli ingenti costi che il programma avrebbe a regime. Reddito di cittadinanza In terzo luogo, il cosiddetto “reddito di cittadinanza” che ha avuto il merito di finanziare più generosamente le misure di contrasto alla povertà e, in teoria, quello di attivare meccanismi più efficienti per il collocamento dei disoccupati al lavoro. Una riduzione degli oneri a carico delle imprese e dei lavoratori consentirebbe, da un lato, di compensare parzialmente gli effetti del salario minimo sul costo del lavoro delle imprese e, dall’altro, di garantire una retribuzione netta maggiore ai lavoratori con livelli retributivi più bassi.

 

Le incognite del tripolarismo imperfetto

Un anno e mezzo fa, le urne ci avevano infatti consegnato un assetto sostanzialmente tripolare, con una serie di anomalie che lo rendevano per molti versi “bloccato”. Se una simile opzione “post-ideologica” era stata uno dei fattori alla base del successo di questo singolare catch-all-party , evidentemente precludeva la possibilità che la meccanica del nuovo tripolarismo si collocasse sul continuum destra/sinistra e desse vita a formule tradizionali, basate sull’alternativa tra centro-destra e centro-sinistra. A sua volta, il Partito democratico, a dispetto della collocazione potenzialmente centrista che assumeva nel nuovo quadro, esprimeva l’indisponibilità a sostenere qualsiasi esecutivo, decidendo dunque di assumere programmaticamente un ruolo di opposizione nella nuova legislatura. Che si trattasse di un calcolo sbagliato era già allora piuttosto chiaro, perché – alleandosi con una formazione chiaramente collocata nella galassia del “populismo autoritario”, o comunque di una destra piuttosto radicale – il MoVimento 5 stelle avrebbe quasi inevitabilmente smarrito l’originaria identità “post-ideologica” (e dunque una parte dei propri elettori). E probabilmente, così come l’alleanza con Salvini ha generato una “corrente” di sinistra, rappresentata soprattutto dal presidente della Camera, l’alleanza col Pd spingerà alla nascita di una componente “sovranista”, destinata a rivelarsi una spina nel fianco per Conte. Ma il nuovo governo, oltre a fronteggiare quotidianamente gli attacchi che giungeranno dal fronte di destra, sarà indebolito anche dalle critiche che – dall’interno del Pd – rimprovereranno all’esecutivo una torsione radicale verso sinistra e che alimenteranno l’ambizione di dar vita a nuovi progetti centristi. Che tutte queste insidie debbano rendere difficile la vita del nuovo esecutivo è ovviamente solo una delle ipotesi in campo, perché una serie di vincoli – soprattutto economici e internazionali – potrebbe dare al governo quella coerenza che le forze politiche sembrano per ora disposte solo in parte a garantire.

 

Serve una politica economica per i prossimi dieci anni

Il dibattito Serve una politica economica per i prossimi dieci anni A fronte di una situazione di stagnazione il nuovo governo non può limitarsi a interventi di breve periodo ma deve impostare investimenti per il futuro. settembre 2019 L’articolo del professor Maurizio Motolese, docente di Politica economica alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica, fa parte dello speciale dedicato alle sfide che attendono il nuovo governo di Maurizio Motolese Lo scenario macroeconomico dell’Italia all’indomani della crisi di governo non è roseo. I dati Istat pubblicati a maggio prevedono una crescita dello 0,3% del Pil per il 2019, in calo rispetto al 2018, e le proiezioni per il 2020 e il 2021 di Banca d’Italia, Fmi e Ocse non si discostano di molto. A conferma di tale situazione giungono i dati Istat sulla povertà che rimane invariata da diversi anni con 1,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta. Se il Paese desse un segnale chiaro di investimento sul futuro anche i mercati riacquisterebbero maggiore fiducia e le aspettative si formerebbero in un contesto di minore incertezza e di conseguenza si stabilizzerebbero i piani di investimento privati. Queste, a mio parere, sono tre priorità di politica economica per i prossimi 10 anni: 1) Una politica strutturale a favore della famiglia che torni a far crescere il tasso di natalità (senza alcun intervento, secondo l’OCSE, nel 2050 in Italia ci saranno più pensionati che lavoratori). Un importante segnale per una maggiore uguaglianza verrebbe da una strutturale politica di lotta all’evasione fiscale, spesso aggravata da aspettative di condoni o di pace fiscale.

 

Scuola, più politiche per gli studenti

il dibattito Scuola, più politiche per gli studenti Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea. Tra continue “emergenze” spesso enfatizzate e la sottovalutazione delle competenze, infatti, si è dimenticata la chiave fondamentale dello sviluppo del paese e cioè l’istruzione. Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea. La formazione degli insegnanti, obbligatoria, deve orientarsi verso competenze psicopedagogiche e didattiche per i bambini e gli adolescenti all’era di Internet. A cominciare dallo sviluppo dei servizi per l’infanzia fino all’edilizia scolastica abbiamo bisogno di innovazione educativa e non certo - come alcuni scrivono - di tornare alla “scuola di una volta”. L’Università ha bisogno di mezzi per la ricerca, mentre spesso non si sono utilizzati pienamente i fondi europei. Molti dei problemi del Paese nascono da un malcelato disinteresse verso il paziente e lungo processo dell’educazione delle nuove generazioni.

 

Università, chi è il nuovo ministro

governo Università, chi è il nuovo ministro Lorenzo Fioramonti è stato nominato alla guida del Miur nel nuovo governo Conte. Con queste parole, riprese dal quotidiano la Repubblica , si presenta il nuovo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del governo Conte bis, Lorenzo Fioramonti . Quarantadue anni, sposato con due figli, Fioramonti è uno dei sostenitori, sulla scia del premio nobel Joseph Stiglitz , della necessità di ridimensionare l’importanza del Pil come indicatore del benessere di una nazione. Eletto alla Camera dei Deputati con il Movimento 5 stelle nelle elezioni politiche del marzo 2018, il 12 giugno dell’anno scorso è stato nominato sottosegretario del Miur e il 13 settembre vice ministro all’Istruzione, Università e Ricerca. Ma per poter rilanciare il settore bisogna chiudere la piaga del precariato della scuola, delle università e degli enti di ricerca» ha detto nell’intervista al Corriere della Sera . Credo che serva almeno un miliardo aggiuntivo per l’Università e due per la scuola, dobbiamo dare un orizzonte a scienziati e ricercatori che a 45 anni sono ancora supplenti e a quegli insegnanti che non riescono ad entrare nella scuola. I fondi si possono trovare con interventi fiscali mirati, quella che chiamo l’Iva strategica» ha dichiarato sempre al Corriere , spiegando anche la sua ricetta per finanziare questi provvedimenti: «Servono delle micro tasse di scopo: una tassa sulle merendine, una sulle bevande zuccherate, un’altra sui biglietti aerei.

 

I docenti della Cattolica scrivono l’agenda per il nuovo governo

il dibattito I docenti della Cattolica scrivono l’agenda per il nuovo governo Economia, riforme istituzionali, conti pubblici, lotta alla povertà, lavoro, scuola e molto altro. Alcuni professori provano a disegnare quali sono le sfide che attendono alla prova il nuovo esecutivo, di cui fanno parte due alumni dell'Ateneo. Quali sono le sfide di breve e di lungo termine che attendono la nuova compagine di governo? Abbiamo chiesto ad alcuni docenti dell’Università Cattolica di diverse discipline di spiegare quale dovrebbe essere l’agenda dell’esecutivo che sta per essere varato. Gli scogli da affrontare per il nuovo governo Adesso c’è bisogno di chiarezza di Andrea Monticini I mercati hanno risposto positivamente alla formazione del nuovo governo. Ora sono necessarie decisioni precise a partire da fisco, politica industriale e infrastrutture Serve una politica economica per i prossimi 10 anni di Maurizio Motolese A fronte di una situazione di stagnazione il nuovo governo non può limitarsi a interventi di breve periodo ma deve impostare investimenti per il futuro. Ecco tre sfide Le incognite del tripolarismo imperfetto di Damiano Palano Finita l’alleanza con la Lega, il nuovo governo si troverà esposto a tensioni speculari a quello precedente. Anche se i vincoli economici e internazionali potrebbero offrire quella coerenza che le forze politiche non sono in grado di garantire Scuola, più politiche per gli studenti di Milena Santerini Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea.

 

Riforme istituzionali, agenda complicata

Il dibattito Riforme istituzionali, agenda complicata Taglio del numero dei parlamentari, referendum, decreti sicurezza, autonomia differenziata, Europa. Altre – che avevano votato contro la riforma nei passaggi parlamentari – sono preoccupate dei suoi possibili effetti collaterali, se non fosse accompagnata da adattamenti, ad esempio, del sistema elettorale e dei regolamenti parlamentari. Potrebbe essere più incisivo sul versante politico: se diminuisce il numero dei rappresentanti, cresce il numero dei cittadini che ciascun parlamentare rappresenta ma, insieme ad esso, anche le difficoltà nell’esercitare realmente la funzione rappresentativa (e i costi delle campagne elettorali). È amplificato pure l’effetto selettivo di una legge elettorale come quella vigente, a vantaggio dei partiti maggiori, mentre è da vedere se l’efficienza del Parlamento migliorerà. Alcuni esempi, legati a vicende recenti e discussi anche in questi giorni: il riesame dei cosiddetti decreti sicurezza alla luce delle osservazioni fatte, a suo tempo, dal Presidente della Repubblica; le ipotesi di riforma del Consiglio superiore della magistratura. Particolarmente complesso, da più punti di vista, è il tema dell’autonomia differenziata, sulla quale nei mesi scorsi sembrava vicino un accordo tra il Governo, poi andato in crisi, e le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. C’è anche il tema dell’Europa: riuscirà l’ambizioso disegno di confermare e rilanciare il nostro ruolo in seno all’Ue e di contribuire a rinnovarla? Pure la partecipazione e gli impegni italiani in quella sede hanno rilievo costituzionale e, anzi, forse è proprio questo il nodo più importante da sciogliere.

 

Nuovo governo, emergenza conti pubblici

politica Nuovo governo, emergenza conti pubblici Archiviata la flat tax, Iva e Quota 100 potrebbero essere, secondo il professor Paolo Balduzzi , tra i provvedimenti del nuovo esecutivo. agosto 2019 di Paolo Balduzzi * Il nuovo governo che sta per nascere dovrà subito affrontare alcune questioni urgenti per tenere sotto controllo i conti pubblici italiani. Innanzitutto, c’è il nodo della legge di bilancio, da approvare formalmente in Parlamento entro fine dicembre ma che il Governo deve presentare all’Unione europea entro metà ottobre. Su questa proposta è possibile che l’Unione europea invii raccomandazioni e suggerimenti, di cui il nostro Paese dovrà tenere conto se vorrà evitare il rischio che si apra una procedura di infrazione. Il Pd punta molto anche allo smantellamento di Quota 100: in questo caso, si tratta al contrario di una strategia che libera risorse e che quindi potrebbe diventare molto appetibile. Restano sul piatto, e si spera non in un libro dei sogni, la riforma fiscale, che dovrebbe in particolare alleviare il peso sui redditi da lavoro, e l’introduzione di un programma serio, regolare e strutturato di revisione della spesa. docente di Scienza delle finanze, facoltà di Economia , dipartimento di Economia e Finanza , Università Cattolica #governo #politica #conti pubblici Facebook Twitter Send by mail.

 

Rousseau, chi era costui?

politica Rousseau, chi era costui? Mentre si accende il dibattito per decidere se sia giusto affidare a una piattaforma online la formazione del nuovo esecutivo, il professor Lorenzo Fossati svela il mito del filosofo ginevrino. Non siamo dunque noi i sovversivi che vogliono ribaltare le regole della società umana: è invece questa a essersi messa a testa in giù… e si tratta di raddrizzarla. Da questo punto di vista più neutrale, non solo alcune potenti ispirazioni di Rousseau sono diventate «miti», ma la stessa sorte è toccata a lui stesso, divenuto l’eroe eponimo della «democrazia diretta» che dà il nome alla «piattaforma» a tutti nota. È troppo facile vincere una disputa affermando che «la situazione è un po’ più complessa»: le cose sono sempre più ricche e complicate di quel che riusciamo a capirne, quindi l’obiezione deve sforzarsi di essere pertinente e articolata. Meno scontato è però individuare con sicurezza ciò da cui questi miti scaturiscono, l’esigenza cui rispondono o aspirano a rispondere; tuttavia solo così si può sperare di elaborare una risposta diversa e alternativa, se quei miti non ci soddisfano. Con buona pace delle semplificazioni storiografiche e dell’universale rimpianto dei bei tempi che furono, non esiste epoca storica che non sia stata tormentata e «di passaggio», anche se ovviamente ciascuno interpreta la propria come un unicum (come del resto la propria biografia, incomparabilmente più interessante di quella altrui). Pur con questo caveat sembra proprio che i nostri tempi siano «molto interessanti» da più punti di vista (e non è un pregio): l’aspirazione alla felicità e al benessere, la speranza in un mondo migliore, stanno cercando forme nuove per esprimersi e concretizzarsi.

 

Riforme, incontro con il ministro Boschi

MILANO Riforme, incontro con il ministro Boschi Venerdì 29 gennaio alle 11 in Aula Magna lezione aperta riservata agli studenti della Cattolica sul progetto di modifica costituzionale approvato dal Parlamento. Intervengono il rettore Franco Anelli , e i professori Massimo Bordignon e Paolo Colombo 27 gennaio 2016 La recente riforma costituzionale approvata dal Parlamento sarà oggetto di un incontro che si svolgerà venerdì 29 gennaio alle 11 nell'Aula Magna della sede milanese dell’Università. Alla lezione aperta e riservata agli studenti dell’Ateneo, sarà presente il ministro per le Riforme Costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, on. Maria Elena Boschi . Dopo il saluto introduttivo del rettore, professor Franco Anelli , sono previsti gli interventi del professor Massimo Bordignon , docente di Scienza delle finanze ( Riforme istituzionali: sarà diverso stavolta? ) e del professor Paolo Colombo , docente di Storia delle Istituzioni politiche ( Valori da salvaguardare e meccanismi da perfezionare: il dilemma del costituente ). boschi #governo #riforme #parlamento Facebook Twitter Send by mail.

 
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