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Lettera dalla trincea dell’ospedale

Testimonianza Lettera dalla trincea dell’ospedale Un medico del “Sacco” di Milano scrive sulla sua esperienza in prima linea al tempo di coronavirus. Oggi ho un attimo di pausa e le scrivo per condividere i pensieri che mi affollavano la testa questa mattina mentre guidavo per venire in ospedale. Il primo pensiero era stridente rispetto al forzato ottimismo che vedo in giro in questi giorni, gli applausi, la nuova idolatria per la classe medica e infermieristica. Ce la faremo, infatti, cosa significa? Che dobbiamo guardare solo alla fine dell’epidemia saltando la drammaticità del presente? E poi: chi ce la faremo? Io e lei che ci scriviamo? Il popolo italiano inteso astrattamente? Tutto questo mi convince poco e mi lascia francamente perplesso. I miei pazienti invece di lamentarsi mi mandano ogni giorni messaggi per chiedermi come sto e anche per partecipare dell’esperienza incredibile ed eccezionale che sto vivendo. In effetti quello che io sto vivendo, ma credo sia esperienza anche di molti altri, è l’avverarsi di un fenomeno che non di rado noi medici vediamo in chi è scampato a un pericolo potenzialmente mortale: l’esperienza di aprire gli occhi e accorgersi che nulla è più scontato. Ossia che tutto è dono, dal risveglio del mattino, dal saluto ai propri cari a ogni piccola piega di un quotidiano che per alcuni è tutto da riempire, per altri come me è diventato, se mai era pensabile, più vorticoso di prima.

 

Il cinema in ospedale va al Festival

roma Il cinema in ospedale va al Festival L’esperienza di Policlinico Gemelli e Cattolica è sbarcata al Lido alla presenza del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini , che ha annunciato un sostegno a queste sale. Presentato il cortometraggio di Andrea De Sica girato tra le corsie dell'ospedale. settembre 2017 Quella del Policlinico A. Gemelli è stata la prima vera sala cinematografica in un ospedale italiano. Aperta ad aprile 2016 all’ottavo piano dell’ospedale grazie al sostegno di The Walt Disney Company Italia e alla generosità di migliaia di persone, è un progetto voluto da MediCinema Italia Onlus e dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. Ora il progetto del cinema in ospedale e della cinematerapia prende piede in altre realtà italiane. Il ragazzo è troppo timido per farsi avanti, e allora viene in suo aiuto una notte, materializzandosi nella sua camera l'Eroe da film (Christian de Sica, zio di Andrea), che gli continuerà a dare consigli su come agire anche dal grande schermo durante una proiezione in ospedale. Le principali applicazioni del metodo MediCinema prevedono, al momento, l’area pediatrica e dell’età evolutiva, compresa l’interazione familiare, i pazienti chirurgici e oncologici, la clinica riabilitativa nei deficit mentali e quella terapeutica relativa a psicosi, disturbi dell’umore e l’area delle disabilità.

 

Gemelli, ospedale sempre più rosa

roma Gemelli, ospedale sempre più rosa L’Osservatorio nazionale sulla salute della Donna ha assegnato i tre Bollini attribuiti come massimo riconoscimento alle strutture attente alla salute femminile. dicembre 2017 La Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” ha ricevuto oggi da Onda , Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, 3 Bollini Rosa sulla base di una scala da uno a tre, per il biennio 2018-2019. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Onda, da sempre impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. Siamo particolarmente lieti del riconoscimento che ancora una volta l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna ha voluto assegnare al Policlinico Gemelli, ospedale da sempre attento alla salute e al benessere della popolazione femminile di ogni condizione ed età» dichiara Enrico Zampedri , direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”. In questo decennio sono stati fatti molti passi avanti nell’ambito della medicina di genere e la salute delle donne sta diventando un punto di attenzione per molte strutture, come dimostrano i nostri dati, ma c’è ancora molto da fare» prosegue la presidente di Onda. Sono un segno concreto dell’attenzione che medicina, sanità e assistenza rivolgono alle donne cercando di praticare una medicina moderna, consapevole della complessità che la specificità di genere richiede. Una differenza alla quale noi abbiamo dedicato un Centro con l’obiettivo di disegnare strategie di cura e di assistenza sempre più specifiche rispetto alle donne in modo che siano sempre più gli ospedali candidati a bollini come questo».

 

L'antidoto al fungo killer d’ospedale

ROMA L'antidoto al fungo killer d’ospedale Pubblicati su "Nature" i risultati di una ricerca svolta alla facoltà di Medicina in collaborazione con Harvard University e Policlinico Universitario di Losanna. Si tratta di una molecola battezzata col nome di “iKix1” e isolata da una libreria molecolare di 140 mila sostanze. L’elevata mortalità di queste infezioni è legata non solo alla virulenza del fungo, ma soprattutto alla sua particolare propensione a diventare resistente agli “azoli”, i farmaci antifungini più comunemente usati per trattare queste infezioni. Come precedentemente dimostrato dal nostro gruppo di ricerca - spiega il professor Sanguinetti - la presenza di tali mutazioni determina contemporaneamente anche un aumento della virulenza stessa del microrganismo e quindi una sua maggiore capacità di causare malattia. L’obiettivo dello studio è stato identificare, attraverso lo screening di più di 140 mila diverse molecole, una sostanza in grado di bloccare l’attività di PDR1, in modo da rendere i microrganismi nuovamente sensibili agli azoli e allo stesso tempo anche meno virulenti. Si è visto che iKix1 è in grado di neutralizzare la resistenza ai farmaci e di rendere il fungo meno virulento, riducendo significativamente la gravità delle infezioni. In ogni caso l'interesse della ricerca è legato al fatto che si introduce una nuova strategia terapeutica avente come bersaglio funzioni non direttamente legate alla vitalità del fungo patogeno, ma alla sua sensibilità ai farmaci e alla sua virulenza».

 

A Gerusalemme per un ospedale di pace

ateneo A Gerusalemme per un ospedale di pace Gemelli Medical Center e Università Cattolica sostengono il reparto maternità del Saint Joseph Hospital , un ospedale diventato luogo d’incontro tra palestinesi ed ebrei. La targa testimonia il sostegno finanziario di GMC - Università Cattolica per la realizzazione di nuove stanze dell’ospedale di cui alcune del reparto maternità. Il Saint Joseph, ubicato a Gerusalemme Est, è un ospedale letteralmente “in mezzo” tra mondo ebraico e mondo palestinese, nato come Ospedale per pazienti palestinesi e con personale palestinese. Il reparto maternità, in cui Suor Valentina svolge la sua attività assistenziale, è divenuto di riconosciuta eccellenza professionale anche da parte del Ministero israeliano della salute. E in questo reparto vengono a partorire sempre più spesso mamme israeliane di fede ebrea, superando resistenze proprie anche del personale ospedaliero, palestinese. Così, questo reparto è divenuto esso stesso “operatore di pace” tra palestinesi ed ebrei: che hanno un luogo e un momento di così alta intensità emotiva per riconoscersi reciprocamente, abbattendo barriere psicologiche prima ancora che intellettuali e ideologiche. GMC e l’Università Cattolica da tempo seguono il Saint Joseph, propiziando iniziative di formazione del personale, in collaborazione con l’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.

 

Cinema in ospedale, campagna conclusa

Roma Cinema in ospedale, campagna conclusa Il collocamento del Social Bond “Ubi Comunità per Fondazione Policlinico A. Gemelli” si chiude in anticipo . Il collocamento dell’intero plafond consente a Ubi Banca di d estinare a Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli un contributo di 100.000 euro per il progetto sala MediCinema . L’importo derivante dalla sottoscrizione del Social Bond Ubi viene destinato al sostegno alla ricerca scientifica sulla terapia di sollievo e alla realizzazione della prima sala cinematografica (di 130 posti) all’interno di una importante struttura ospedaliera italiana , dedicata alla cura psico-fisica dei malati. La sala MediCinema potrà ospitare pazienti adulti e minori del Policlinico A. Gemelli in ricovero di medio-lunga degenza e in terapia post ricovero, disabili o persone fruitrici di programmi di assistenza e di supporto psicologico e accompagnati anche dai loro familiari. Oltre all’emissione di un Social Bond, Ubi Banca sarà a fianco della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli per una campagna di raccolta fondi. Sarà possibile sostenere il progetto effettuando una donazione tramite bonifico bancario sul conto corrente di Banca Popolare di Bergamo - Iban IT66B0542803200000000009601 attraverso l’Internet Banking Qui Ubi (funzione “Bonifici solidarietà”) o presso le filiali delle Banche del Gruppo Ubi Banca con esenzione delle commissioni per clienti e non clienti. Infine, Ubi Banca mette a disposizione anche Ubi Pay, l’innovativa app del circuito Jiffy con cui è possibile donare tramite smartphone utilizzando il numero +39 342 9927673.

 

Tornatore e Baglioni al Medicinema

roma Tornatore e Baglioni al Medicinema In visita al Gemelli il regista premio Oscar e l’autore delle musiche del video cult, che ha promosso il progetto della prima sala cinematografica in un ospedale italiano . marzo 2017 Una visita graditissima quella che Giuseppe Tornatore e Claudio Baglioni hanno voluto fare mercoledì 1° marzo, per vedere la Sala MediCinema del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma . Il regista Premio Oscar e il grande cantautore romano hanno avuto un ruolo di primo piano nel progetto per la realizzazione della prima sala cinematografica in un ospedale italiano nato dall’unione di MediCinema Italiana Onlus con la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Avevo visto i rendering della Sala magnificamente progettata e realizzata da Pino Chiodo (presente ieri alla visita) insieme al Servizio tecnico del Gemelli - ha detto Tornatore -ma vederla dal vivo e realizzata in così breve tempo mi ha suscitato un'impressione molto positiva e bella». Siamo davvero contenti di avere contribuito alla concretizzazione di questo progetto pilota che sicuramente porterà sollievo ai degenti del Gemelli» ha aggiunto Baglioni. Vi ringrazio per questa visita e per la vostra amicizia» ha detto il direttore Zampedri ai due grandi artisti che hanno promesso di tornare al Gemelli per incontrare nella Sala MediCinema degenti - piccoli e grandi -, i loro familiari e gli operatori sanitari. cinema #ospedale #medicina #cinematerapia Facebook Twitter Send by mail Print GUARDA LA GALLERY Alcuni dei momenti della visita di Giuseppe Tornatore e Claudio Baglioni al Policlinico Gemelli SFOGLIA LA GALLERY.

 

Tanzania, una bellissima palestra

Postcard Tanzania, una bellissima palestra Marta , della facoltà di Medicina, ha deciso di partecipare all’International Volunteering in un piccolo villaggio nel nord del Paese. Un mese tra le corsie di un ospedale 31 gennaio 2020 di Marta Zidda * Il volontariato mi è sembrato l'occasione giusta per soddisfare il mio desiderio di vivere un'esperienza all'estero che fosse in linea con il mio percorso di studi in Medicina. Ho trascorso un periodo di quattro settimane a Monduli, un piccolo villaggio nel nord, dove fin da subito mi sono sentita accolta come a casa. Dalla seconda settimana sono iniziate le attività di volontariato che ho svolto presso il “Levolosi Health Centre”, ospedale situato ad Arusha, città distante circa un'ora di bus dalla nostra residenza a Monduli. Essendo una studentessa del primo anno questa è stata per me la prima esperienza in ospedale: avevo tutto da imparare e mi sono completamente messa a servizio del personale locale che mi ha dato la possibilità di osservare il loro lavoro e apprendere. Noi volontari siamo stati accolti e guidati dal personale locale che si è dimostrato sempre disponibile a rispondere alle nostre domande e ad accompagnarci nelle attività quotidiane che svolgevamo in base alla nostra preparazione e conoscenze con un grado di autonomia crescente. Sono stati tanti anche i momenti emozionanti come vedere i pazienti affezionarsi a noi volontari e dispiacersi per la nostra partenza, assistere a un parto o entrare per la prima volta in una sala operatoria, tutte esperienze importanti per me, sia come studentessa che come persona.

 
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