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Così nelle chat di lavoro è nato il CoviDiary

Coronavirus Così nelle chat di lavoro è nato il CoviDiary Una memoria storica caratterizzata da agevole lettura e completezza relativa a quanto accaduto in questi ultimi quattro mesi. Una memoria storica corale, caratterizzata da agevole lettura e completezza relativa a quanto accaduto in questi ultimi quattro mesi (Per leggere il CoviDiary scarica il pdf) . Un racconto nel racconto: il percorso compiuto da chi si è occupato di fornire alla stampa o ai mezzi di comunicazione dell’Ateneo le nuove frontiere degli scenari accademici, sociali, sanitari, culturali, che vedono coinvolta l’Università, nel suo ruolo didattico-formativo, di ricerca, di terza missione. La comunicazione ha riguardato anche l’informazione circa gli adeguamenti, con comprensibile apprensione, a modificare o implementare i servizi in vista della massima sicurezza degli utenti, come è accaduto con la sanificazione degli ambienti. Tante le novità, dal piano #eCatt per il proseguimento dei percorsi didattici in sicurezza (in presenza e da remoto) alla costituzione del Fondo Agostino Gemelli per venire incontro alle esigenze economiche delle famiglie prostrate dalla crisi, in modo che la pandemia non bloccasse progetti e aspirazioni dei giovani. Ha consentito di svolgere eventi online: conferenze, seminari, webinar, dibattiti, presentazioni di libri (per lo più e-book ), finanche lo svolgimento – con una modalità inedita ma che ha aperto nuovi scenari per il futuro – di Open week per la presentazione delle lauree triennali, magistrali e dei master. Accanto agli eventi organizzati con sapiente fantasia pastorale, sono state pubblicate le cronache dei preti in prima linea nel confortare chi pativa le conseguenze del Coronavirus, sono stati annunciati gli incontri di preghiera presso il policlinico Gemelli e commentati i gesti di Papa Francesco durante la pandemia.

 

La pandemia “spagnola” del 1919 e le fake news della storia

Giuffrè Francis Lefebvre), nel quale il direttore dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale rilegge cent’anni dopo, sotto diverse prospettive, la terribile pandemia detta “Spagnola” di Gabrio Forti * L’anno che abbiamo da poco concluso richiama una delle vicende più sinistramente emblematiche dell’intera storia dell’umanità. L’enormità delle conseguenze meriterebbe di per sé una seria rievocazione anche per le prospettive di comprensione e prevenzione di recenti e future pandemie che le vicende sanitarie del 1918-20 possono offrire a virologi ed epidemiologi. Al di là della tremenda “conta dei morti” e degli insegnamenti per virologi ed epidemiologi che essa ha apportato, c‘è un “filo” che sembra attraversare e congiungere vari risvolti di interesse storiografico, economico, sanitario e sociologico di quella imponente vicenda. La seconda componente, strettamente correlata alla prima, è la «infantilizzazione» della discussione pubblica, ormai ridotta a «banale contrapposizione amico-nemico», di cui danno ampio esempio i dirigenti politici, «prigionieri di una dimensione discorsiva insieme aggressiva e infantile, fatta di mezze idee (spesso sbagliate) ascoltate chissà dove e chissà da chi». È proprio la riflessione retrospettiva sull’immane catastrofe della pandemia “Spagnola” a illustrare ampiamente l’importanza, per la comprensione di quegli avvenimenti (e per la prevenzione di sue possibili ricorrenze), di «un enorme sforzo multidisciplinare», del «contributo congiunto di storici e scienziati, scienziati sociali compresi». Oggi diremmo che si sia trattato di una “arma di distrazione di massa” o, quanto meno, di una delle molte fake news d i cui è costellata la storia, non solo la cronaca odierna. Campagne cui i brasiliani delle classi povere reagirono con una «rivolta del vaccino», che divenne «l’espressione di una vera e propria lotta di classe» e di una contrapposizione nei confronti delle élites .

 

Ecco come la pandemia cambierà il mondo

Oggi cosa sarà della globalizzazione, del mondo integrato, dell’universalismo, dato che dobbiamo chiudere frontiere, gestire l’intromissione nella vita privata delle applicazioni tecnologiche? Bisogna essere resilienti, assumere scelte difficili: non è solo un problema di affrontare la complessità ma capire come ricostruire le strutture delle organizzazioni che ci guidano». Il concetto della complessità è stato ripreso anche dal professor De Florio che ha richiamato l’attenzione sul ruolo che la scienza sta avendo. Ma questa complessità è il fondamento di una incertezza epistemica e anche politica di fronte alla quale non si sa come comportarsi alla luce del fatto che la scienza non ha una leadership. Tocca quindi alla politica interloquire con le élite scientifiche ma per farlo è necessario che ci siano «competenze architetturali» di cui forse la classe dirigente politica difetta. Più che il concetto di vulnerabilità il professor Parsi chiama in causa la parola «vulnerabile» perché rimanda al «fattore umano», negli ultimi trent’anni messo sotto stress. La nave è vulnerabile, e la sua componente più vulnerabile è costituita dall’equipaggio, la cui sicurezza non può venir messa in secondo piano: perché la solidità e la resilienza di un sistema sono dettate da quelle dell’elemento più fragile». Di qui il ruolo della politica che in questo periodo si è «accucciata dietro alla scienza» mentre spetta a lei il compito di indicarci la direzione.

 
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