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Migranti, Global Compact al palo

Milano Migranti, Global Compact al palo L’Italia non parteciperà al Summit Onu di Marrakech del 10 e 11 dicembre dove sarà ratificato il documento che propone una gestione internazionale di migrazioni e rifugiati. Lo ha annunciato il vicepremier Matteo Salvini alla Camera dichiarando che l’Italia non parteciperà al Summit Onu di Marrakech, che tra il 10 e l’11 dicembre adotterà il documento, lasciando al Parlamento la decisione di aderire o meno al trattato. Un annuncio che arriva proprio mentre l’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) propone di rivoluzionare il sistema globale di accoglienza dei rifugiati. Il Global Compact sui rifugiati parte dalla costatazione che il modello assistenzialista della Convenzione di Ginevra del 1951, che ancora oggi detta tempi e modi della gestione dei rifugiati, ha fatto il suo tempo. La proposta dell’UNHCR punta a riorganizzare il sistema degli interventi, basandolo su un cambio di prospettiva della figura del rifugiato: abbandonare lo stereotipo che lo vuole un “mantenuto a vita” per trasformarlo in un reale agente per lo sviluppo, in un lavoratore-consumatore del Paese che lo ospita. La decisione italiana di non partecipare al Summit Onu a Marrakech sembra inserirsi, invece, nel quadro di una strategia che prevede la determinazione da parte dell’attuale governo di far prevalere a tutti i costi la propria volontà sulle regole comunitarie e/o internazionali, come molti autorevoli commentatori fanno notare. Interverranno la sociologa Laura Zanfrini , direttore del centro di ricerca, sulle motivazioni dei Global Compacts, lo psicologo dell'Ateneo Giovanni Giulio Valtolina sulla posizione della Chiesa Cattolica in tema di migrazioni, intercultura e accoglienza, e a seguire i consoli dei Paesi rappresentati.

 

Rifugiati, un pass per il lavoro

milano Rifugiati, un pass per il lavoro Espar è un documento che, alla fine di un percorso, certifica le competenze dei migranti per facilitare l’integrazione e l’ingresso nel mondo del lavoro. by Maria Francesca Moro | 15 febbraio 2018 Molto più importante di un passaporto o di qualsiasi altro documento che descrive le generalità di una persona. Il documento è pensato per certificare le competenze dei rifugiati, perché solo diventando consapevoli di quel che si è in grado di fare è possibile trovare un lavoro adatto a sé. L’incontro è stato introdotto dal professor Alessandro Antonietti , direttore del Centro di ricerca sull’orientamento e lo sviluppo socio-professionale dell’Università Cattolica (Cross), e da Maria Assunta Rosa del Ministero dell’Interno, che ha definito Espar «la prova che migliorare l’accoglienza è possibile». Cristina Pugnal , dell’Istituto Oikos Onlus, e Martina Vitalone, della Coperativa Lotta contro l’emarginazione hanno raccontato il progetto in qualità di operatrici in centri di accoglienza, portando alla luce storie di integrazione e speranza. Con loro, alcuni dei protagonisti di queste storie: tre giovani arrivati da poco in Italia che, con sincerità e un pizzico di imbarazzo, hanno raccontato di come Espar abbia dato loro un concreto progetto per il futuro. Diego Boerchi , ricercatore del Dipartimento di Psicologia, ha presentato i dati sull’occupazione dei rifugiati nel territorio italiano, prima di lasciare spazio a una tavola rotonda moderata da Paolo Foschini del Corriere della Sera.

 

Migranti, serve un accordo globale

Milano Migranti, serve un accordo globale I leader mondiali stanno lavorando alla stesura di due Patti globali per la gestione dei flussi migratori e l’accoglienza che vedranno la luce alla fine del 2018. Ecco perché, da settembre 2016, i leader mondiali stanno lavorando per affrontare in maniera condivisa il fenomeno delle migrazioni, che implica non solo il rispetto della dignità e libertà umana ma anche la garanzia di uno sviluppo sostenibile, per tutti. L’impegno della Chiesa, le risposte delle Istituzioni ”, alla presenza del rettore Franco Anelli, di monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano, e dell'assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica monsignor Claudio Giuliodori . Si è trattato di un incontro di presentazione e discussione sui due Patti globali per rifugiati e migranti, che vedranno luce alla fine del 2018. Proprio quest’ultimo punto è stato il filo conduttore della conferenza: come ha spiegato il prefetto di Milano Luciana Lamorgese , tra gli ospiti dell’evento, «non è l’immigrazione a portare il terrorismo, ma la mancata integrazione». Particolarmente significative sono state le parole di monsignor Delpini, che ha sottolineato come «la Chiesa di Milano è per tradizione un luogo di convergenza, di passaggio, con anche la vocazione di costruire una società multiculturale e multireligiosa». Perché, come ha specificato monsignor Claudio Giuliodori , assistente ecclesiastico generale dell’Università, «nella mentalità diffusa l’immigrazione è un problema, un’emergenza», e ciò rischia di distogliere l’attenzione «dalle opportunità» di incontro da culture diverse: «su questo - ha concluso - c’è l’impegno della Chiesa».

 
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