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Ricordando il giudice Livatino

milano Ricordando il giudice Livatino Un convegno dedicato alla memoria del “giudice ragazzino”, ucciso dalla Mafia agrigentina nel 1990 a soli 38 anni. Gli interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini e del presidente dell’Anac Raffaele Cantone by Nicolò Casali | 13 marzo 2019 «In una società civile non si dovrebbe chiedere coraggio a un magistrato, se non quello delle decisioni che deve prendere». Con queste parole, il rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli , ha aperto il convegno, tenutosi martedì 12 marzo nella sede di largo Gemelli, dedicato alla memoria di Rosario Livatino , magistrato assassinato dalla mafia agrigentina il 21 settembre del 1990 all'età di soli 38 anni. Dal 2011, inoltre, è iniziato l'iter di beatificazione che si è concluso nel settembre dello scorso anno. Seguendo il caso di Livatino – ha concluso monsignor Delpini - mi pare che il messaggio sia che tutti possono diventare santi, però questo comporta la discesa agli inferi e un innalzamento nella gloria di Dio». Quando poi sono venuto a Milano, mi sono portato nel cuore l'idea di ricordarlo pure qua. Lui aveva capito che era giusto adottare misure di prevenzione, personale e patrimoniale, contro i mafiosi poiché per loro l'ostentazione della ricchezza serve ad accrescere il loro potere». Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone , ha poi spiegato qual è stata l'impronta principale lasciata dal servizio svolto da Livatino: «Il suo apporto è quello di aver permesso alla Chiesa di sdoganare la lotta alla Mafia.

 
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