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Pav, Pessina nel Consiglio direttivo

milano Pav, Pessina nel Consiglio direttivo Il direttore del Centro d’Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica è stato nominato dal Papa tra i membri dell’organo alla guida della Pontificia Accademia per la Vita. agosto 2017 Il professor Adriano Pessina , direttore del Centro d’Ateneo di Bioetica , è stato nominato da Papa Francesco membro del Consiglio Direttivo della Pontificia Accademia per la Vita . A essi va poi aggiunto, a norma dello Statuto dell’Accademia (art. monsignor Pierangelo Sequeri , preside dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia. Al Consiglio, che si ritrova almeno due volte l’anno sotto la conduzione del Presidente e del Cancelliere dell’Accademia, spettano i compiti di indirizzo generale delle attività dell’ente (art. nonché la discussione e la disamina delle attività ordinarie e straordinarie dell’Accademia stessa (art. vita #pontificiaaccademia #vaticano #chiesa Facebook Twitter Send by mail.

 

Gestire il patrimonio della chiesa

studenti Gestire il patrimonio della chiesa Due lezioni straordinarie presso lo Stato della Città del Vaticano per un gruppo di studenti della laura magistrale in Giurisprudenza di Piacenza. maggio 2017 Concludere le lezioni di Diritto canonico, Diritto e gestione degli enti ecclesiastici e di Diritto ecclesiastico italiano e comparato in una location speciale, lo Stato della Città del Vaticano. È successo agli studenti del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza di Piacenza che hanno aderito ad un’iniziativa didattica organizzata dai professori Antonio G. Chizzoniti e Anna Gianfreda . Ad accogliere studenti e professori dell’Università Cattolica al varco di Porta Sant’Anna è stato monsignor Rivella che, dopo un breve excursus storico sulla nascita e sulla natura giuridica di Apsa, che si occupa del patrimonio della Sede Apostolica, si è soffermato sui suoi tre compiti principali. Anzitutto la gestione di immobiliare situato al di fuori delle mura vaticane, attività finalizzata a preservarne il valore, mantenerlo in condizioni di efficienza e, soprattutto, di allocarlo secondo criteri che consentano di produrre reddito utile per il perseguimento dei fini propri della Chiesa. Forse, ha continuato il Cardinale Re “avrebbe potuto favorire il raggiungimento di una soluzione pacifica”, consentendo di evitare non solo l’intervento degli Stati Uniti e la sanguinosa guerra che ciò comportò, ma anche il disastro umanitario che oggi affligge l’intera area mediorientale con non poche conseguenze anche per l’Europa. La magnificenza artistica dei luoghi visitati, il fascino degli ambienti solitamente non accessibili, il riscontro pratico delle materie oggetto di insegnamento nell’ambito dei corsi universitari e l’alto profilo dei personaggi incontrati ci lasceranno per sempre un ricordo che è già da ora più simile ad un sogno.

 

Francesco e l’economia della pace

MILANO Francesco e l’economia della pace Il Papa non si stanca di denunciare l’ipocrisia dei governi che continuano a spendere tante risorse finanziarie in armamenti. Il Papa ne evidenzia il lato oscuro: a dispetto di ciò che si dice, noi continuiamo a investire risorse ingenti per sviluppare nuovi strumenti di morte. In buona sostanza Francesco svela una sorta di ipocrisia: come è possibile conciliare l’anelito alla pace dichiarato dai governi e spendere tante risorse finanziarie in armamenti? Il Papa riconduce la tendenza al riarmo ai grandi dittatori teorici totalitaristi dello scorso secolo. C’è, inoltre, un aspetto è economico: quando c’è tanta innovazione tecnologica nel sistema degli armamenti le imprese tendono a competere e in questo modo la disponibilità e il prezzo delle armi tende a diminuire. Ma il paradosso è che in Europa abbiamo imprese statali che producono armamenti che vendono armi a regimi canaglia che poi trasmettono insicurezza in Europa. Dato che il mercato globale delle armi è senza regole, le imprese tendono a cercare di eludere quelle poche che esistono. La risposta dunque è implementare il trattato internazionale di limitazione degli scambi di armamenti approvato dall’assemblea generale dell’Onu, ratificato da tutti i Paesi europei e mai messo in pratica.

 
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