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Tra Stati Uniti e Cina, la Ue può trovare il suo ruolo

Pubblichiamo la parte iniziale dell’articolo di Agostino Giovagnoli Una “nuova guerra fredda” tra Stati Uniti d’America e Cina. Ora un documento riservato sulla strategia americana nel mondo definisce la Cina «principale nemico degli Stati Uniti», più della Russia e di chiunque altro, verso cui adottare un «approccio competitivo». Il documento segna l’abbandono definitivo della linea americana, avviata dalla missione Kissinger in Cina del 1971, che ha aiutato questo Paese a uscire dalla “rivoluzione culturale” e favorito la stagione di “riforme e apertura” di Deng Xiaoping. Ma l’impegno americano per coinvolgerla nella cooperazione internazionale ha prodotto risultati importanti sul piano dei rapporti tra i popoli e delle relazioni interculturali, fatto che, in prospettiva storica, conta più di tutti gli altri. Tale impegno ha suscitato un inedito mito americano in Cina – anche i figli della nomenklatura comunista cinese vanno a studiare negli Usa – e creato un originale universo sino–americano (quello raccontato nel film “The farewell. Ma, improvvisamente, i vertici americani hanno rimosso tutto questo, decidendo che contavano solo la crescita economica cinese, il quasi monopolio di Huawei sul 5G, i successi nel campo dell’intelligenza artificiale ecc. Hanno stabilito che la Cina è andata troppo avanti, che è diventata troppo pericolosa e che va fermata. E così hanno accantonato ciò che di buono avevano fatto in precedenza, per scegliere la via dello scontro.

 

La ripartenza della Cina nell’era post-Covid

Del resto il collegamento era più agevole a mezzogiorno, ora italiana, visto che i relatori - l’avvocato Hermes Pazzaglini , Salary Partner Nctm Studio Legale, da Shanghai, e Matteo Giovannini , Senior Finance Manager ICBC Leasing, da Pechino - erano collegati direttamente dalla Cina. Un momento di confronto importante», ha detto la professoressa Antonella Sciarrone Alibrandi , pro rettore vicario e presidente Alumni Cattolica, introducendo il WebinCatt “Aspetti giuridici e finanziari delle misure antiepidemiche in Cina ”, organizzato in collaborazione con il Comitato Alumni UCSC - Far&;Middle East. Questo perché ha dato l’opportunità di ascoltare gli alumni residenti là dove il virus è partito e dialogare con chi si è trovato prima di noi ad affrontare quell’emergenza sanitaria che ha toccato il mondo intero con risvolti umani, professionali ed economici di vasta portata. Hanno notato però che non è stato dato un termine alle varie precauzioni sanitarie in ufficio: distanza tra scrivanie, riunioni solo su piattaforme, pasto consumato alla scrivania e non in mensa. Tra i lati positivi, quello di aver dedicato il maggior tempo in casa ad imparare i tradizionali giochi da tavolo cinesi, antichi di 2000 anni, e l’aver familiarizzato con colleghi con i quali si parlava solo di lavoro. Anche le direttive civilistiche hanno previsto molta discrezionalità ai giudici, come quella in tema di licenziamenti, o il caso degli affitti la cui riduzione è solo incoraggiata. Matteo Giovannini, operante in un primario istituto bancario, tra i quattro più importanti della Cina, nell’esaminare il quadro dell’economia reale in Cina con i relativi aspetti finanziari, ha dato atto che i tre mesi di inattività hanno inciso negativamente sull’economia.

 

Coronavirus, cosa c'è da sapere

Ad oggi, le autorità sanitarie cinesi hanno confermato la presenza di 139 infezioni, 136 delle quali avvenute nella città di Wuhan e tre, sempre in Cina, al di fuori di questa, anche se i soggetti colpiti avevano in precedenza visitato la città. Ci sono però alcuni elementi certi su cui è possibile ragionare: in primo luogo la causa di questa malattia è un coronavirus, isolato e ben caratterizzato, simile a quello della SARS, ma per alcuni aspetti diverso da questo, che è stato denominato 2019-nCoV. Questa non è l’unica differenza con la SARS, infatti il numero di decessi (due) fino ad ora registrato per questa nuova malattia, indica senz’altro una minore gravità rispetto alla SARS, che presentava una letalità del 10%. Più recentemente, sulla base del numero progressivamente crescente di casi di malattia, alcuni dei quali insorti in soggetti che non avevano avuto contatti con il mercato del pesce di Wuhan, si è ipotizzato che possa esistere anche una trasmissione interumana. È dell’ultima ora la notizia che questa trasmissione interumana è stata confermata aprendo quindi scenari epidemiologici più complessi anche se fino a oggi questa modalità di trasmissione ha avuto probabilmente un ruolo marginale nel sostenere la diffusione epidemica della malattia rispetto all’esposizione agli animali portatori del virus. Le autorità sanitarie cinesi, forti anche dell’esperienza con la precedente epidemia di SARS, hanno prontamente messo in atto delle misure di prevenzione alla diffusione della malattia che comprendono anche la messa in quarantena di persone con sintomi respiratori. A livello internazionale, anche se l’agenzia europea di controllo delle malattie infettive ECDC ritiene basso il rischio di diffusione di questa malattia in Europa, gli Stati Uniti hanno iniziato il monitoraggio sui viaggiatori provenienti da Wuhan negli aeroporti di San Francisco, Los Angeles e JFK di New York.

 

Giovagnoli: Cina-Chiesa, il dialogo cresce

analisi Giovagnoli: Cina-Chiesa, il dialogo cresce Le nuove ordinazioni episcopali hanno, per la prima volta dopo l’accordo dello scorso settembre, l’approvazione del Papa. Ieri è stato ordinato vescovo di Ji Ning (oggi nota come Wumeng) in Inner Mongolia, don Yao Shun, vicario generale della diocesi. Durante la cerimonia – novità significativa – è stato sottolineato ufficialmente che «il candidato è stato approvato dal Papa», richiamando così la nomina da parte della Santa Sede. L’auspicio sembra realizzarsi con questi nuovi vescovi, che godono entrambi di ottima fama e dell’apprezzamento generale. Anche se attesa – " Avvenire " ha parlato della loro prossima elezione il 13 aprile scorso – la notizia è indubbiamente importante anche per il momento in cui matura. Tra Stati Uniti e Cina è divampato uno scontro sempre più pesante intorno alla "guerra dei dazi" e a Hong Kong dall’inizio di giugno è partita una protesta che non sembra placarsi. Nessuna delle due riguarda direttamente la Chiesa cattolica, ma a Pechino la preoccupazione è grande e tutto viene valutato alla loro luce.

 

Italia-Cina, 50 anni di relazioni nel segno della cooperazione

ISTITUTO CONFUCIO Italia-Cina, 50 anni di relazioni nel segno della cooperazione Un webinar promosso dall’ Istituto Confucio di Ateneo ha ricordato i cinquant'anni dell’accordo di Parigi che ristabilì i rapporti tra i due Paesi. Una riflessione di solidarietà condivisa anche dall’ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia Li Junhua: «Apertura, inclusione, apprendimento reciproco e scambio di esperienze possono divenire la fonte duratura di un progresso condiviso e uno sviluppo dell’amicizia per i popoli di tutti i Paesi». Da un lato quello della relazione culturale, che secondo la professoressa Laura De Giorgi dell’università Ca’ Foscari di Venezia «ha sempre rappresentato per la Cina il fondamento della relazione con il mondo esterno. Di enorme rilevanza anche l’interscambio commerciale tra il 1970 e oggi, analizzato dalla professoressa Lala Hu , docente di Marketing dell’Università Cattolica, sia in termini di variazione import/export che della capacità imprenditoriale italiana e cinese nei due Paesi. E secondo Alessia Amighini dell’ISPI, se «l’Europa corre il rischio di essere terreno di scontro tra Cina e Stati Uniti, l’Italia ha con la Cina una relazione diversa dagli altri Paesi europei, sia per i legami storici che poiché meno dipendente e interessata alle relazioni solo commerciali». Una visione condivisa anche da Guido Samarani , docente all’università Ca’ Foscari di Venezia, che ha affermato che «l’Italia può rappresentare oggi un ponte nel rapporto tra Cina ed Europa e Asia ed Europa». E Gabriele Menegatti , ambasciatore italiano in Cina dal 2003 al 2006, ritiene che tre siano state le fasi dello sviluppo: «dall’età dell’oro, in cui l’Italia, per una Cina che aveva bisogno di tutto, era uno dei Paesi leader», a fasi successive tra luci e ombre politiche.

 

Medicina personalizzata, la ricerca fra Europa e Cina

Il link di registrazione all’evento #medicinapersonalizzata #ricerca #sanitapubblica #cina Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La crescita della Cina dopo Covid-19

Ad analizzarne le cause i prof della Cattolica Rony Hamaui , Marco Lossani e Alessia Amighini , Università degli Studi del Piemonte Orientale, nel webinar del Laboratorio di analisi monetaria di giovedì 12 novembre by Katia Biondi | 11 novembre 2020 È l’unico paese a crescere nonostante la pandemia. Quali sono i passi compiuti per contrastare il Coronavirus e le mosse intraprese per rimettere in moto l’economia? A questo interrogativo cercheranno di rispondere i relatori che partecipano al webinar di giovedì 12 novembre dal titolo: La crescita in Cina dopo Covid-19 , in programma dalle ore 17.30 sulla piattaforma Microsoft Teams. La Cina ha affrontato la crisi con una mossa in tre tempi: il primo tempo è stato una lotta senza quartiere alla pandemia», spiega Rony Hamaui , docente di Economia monetaria nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica, e tra i partecipanti al dibattito. Un secondo tempo è stato il rilancio economico che è avvenuto grazie a una politica monetaria molto espansiva, ma soprattutto grazie a un forte aumento delle esportazioni dirette verso i paesi occidentali che in quel momento avevano particolarmente bisogno di alcuni beni e servizi. Il terzo passo, infine, è stato una riflessione più generale sulle strategie di medio e lungo periodo che la Cina vuole adottare nel prossimo quinquennio». Con Rony Hamaui si confrontano sul tema Marco Lossani , docente di Economia internazionale in Cattolica, e Alessia Amighini , docente di Politica economia all’Università degli Studi del Piemonte Orientale. L’iniziativa è promossa dal Laboratorio di analisi monetaria dell’Università Cattolica ( Lam ).

 

Il dialogo Cina-Chiesa e il ruolo dei missionari del Pime

Lo ha detto il cardinal Pietro Parolin , segretario di Stato Vaticano, ospite di un convegno al Pontificio Istituto Missioni Estere, ribadendo l’impegno della Santa Sede by Agostino Picicco | 03 ottobre 2020 Da sempre gli italiani si sono distinti nell’impegno per l’evangelizzazione nel mondo dimostrando grande capacità di universalizzazione. Ha preso spunto da questa considerazione la prolusione che il cardinal Pietro Parolin , Segretario di Stato Vaticano, ha svolto sabato 3 ottobre al Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano (Pime) nell’ambito del convegno Un’altra Cina. Tempo di crisi, tempo di cambiamento , organizzato a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni dall’arrivo dei primi missionari del Pime nella Cina continentale, e al quale ha presenziato anche monsignor Claudio Giuliodori , assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. Il cardinale ha fatto memoria di questa storia, citando le tappe più importanti e i nomi dei tanti martiri, interrogandosi sul suo significato più profondo, «anche perché non è un cammino concluso: la Cina ha ancora bisogno del Pime». Il cardinal Parolin ha affermato che «malgrado tanti travagli e tanti limiti, nella sostanza più profonda, la sfida è stata superata: oggi, in Cina, pur con tutti i suoi problemi e le sue difficoltà, la Chiesa cattolica c’è. Merito dei cattolici cinesi, indubbiamente, aiutati dalla grazia di Dio. Ma merito anche dei missionari per l’azione da loro svolta finché hanno potuto restare a costo di molti sacrifici e perché gli effetti della loro opera formativa hanno continuato ad agire anche dopo la loro partenza». Sempre in riferimento all’Accordo del 2018 il cardinal Parolin ha detto che sono sorti alcuni fraintendimenti, derivanti dal fatto che ad esso vengono attribuiti obiettivi o collegamenti con questioni politiche che nulla hanno a che fare con l’Accordo.

 

Covid-19, la Cina è vicina alla Cattolica

La Buona notizia - Presenza Covid-19, la Cina è vicina alla Cattolica Il papà di una studentessa cinese ha donato 10mila mascherine, le associazioni studentesche cinesi si sono mobilitate per raccolte fondi e l’Istituto Confucio ha ricevuto molti messaggi di solidarietà. Nel pieno dell’emergenza sanitaria sono numerose le iniziative e manifestazioni di vicinanza espresse dalla Cina nei confronti dell’Ateneo, da sempre fortemente impegnato nel promuovere la conoscenza della lingua e cultura cinese in Italia, anche attraverso l’attività dell’ Istituto Confucio . Diecimila mascherine sono state donate alla Cattolica dal papà di una studentessa cinese iscritta all’Università Cattolica. Ondata di solidarietà anche altri studenti cinesi dell’Università Cattolica che di fronte all’emergenza sanitaria hanno partecipato a una serie di iniziative con l’obiettivo di supportare le vittime dirette e indirette del Nuovo Coronavirus (Covid-19). In seguito, la Cattolica Chinese Students Association, insieme ad altre associazioni, ha fatto arrivare a Milano 1.500 mascherine Ffp2 di cui 978 sono state distribuite gratuitamente ai cittadini milanesi e il 7 marzo altre mascherine sono state donate alla Protezione civile che le ha consegnate all’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. Sono stati poi molti i messaggi di vicinanza giunti all’Ateneo tramite l’Istituto Confucio da parte di rettori, docenti e alumni cinesi che hanno voluto così esprimere solidarietà e ribadire il loro legame con la Cattolica. Intanto alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma migliaia di dispositivi di protezione individuale (DPI) sono arrivati direttamente dalla Cina grazie all’intuizione di una laureanda in Medicina e chirurgia del campus di Roma, Francesca Albanesi.

 

I sogni degli italiani di origine cinese

Sorridendo, Marco Wong , presidente onorario di Associna e riferimento per la comunità italiana dei cinesi di seconda generazione, dice che questa è la domanda che ha terrorizzato la sua infanzia. Invitato all’incontro “ Parlando di tè ” organizzato da Alumni Cattolica e Istituto Confucio dell’Università Cattolica , Wong ha raccontato la sua esperienza come Italian born chinese, e presentato la raccolta di romanzi Cinarriamo . Prima di lui la professoressa Antonella Sciarrone Alibrandi , prorettore dell’Ateneo e presidente di Alumni Cattolica , ha evidenziato l’attenzione che l’Università presta agli studenti cinesi di prima e seconda generazione. L’Istituto Confucio dell’Università Cattolica, di cui la professoressa Elisa Giunipero è direttore, dal 2009 svolge una funzione di mediazione tra la comunità cinese e quella italiana, e nel 2019 è stato eletto Istituto Confucio dell’anno. Recentemente, inoltre, è stato eletto consigliere comunale di Prato, città italiana con una foltissima comunità cinese, e che nel 2019 ha espresso l’esigenza di avere due rappresentanti nella giunta cittadina. Dagli anni 2000, data la «mancanza di voci che narrano il punto di vista cinese», è stato coinvolto nel tentativo di raccontarne la comunità di Roma, tentativo che ha fatto da trampolino alla scrittura del suo primo romanzo. Il tema della raccolta è fornire la possibilità di esprimersi e raccontarsi», ma anche tentare di affermare la validità di un’identità che vede la propria ricchezza proprio nella sua “ambiguità”.

 

Solidarietà per Wuhan, no alla sinofobia

Pur condividendo la necessità di prendere le precauzioni necessarie per proteggere la salute di tutti, l’Ateneo deplora le forme di sinofobia e intolleranza che si sono manifestate a seguito delle notizie sull’epidemia. L’Ateneo è infatti fortemente impegnato nel promuovere la conoscenza della lingua e cultura cinese in Italia, come via per la costruzione di un mondo meno conflittuale. Oggi, lunedì 10 febbraio 2020, alle ore 17.30, il prorettore vicario Antonella Sciarrone Alibrandi porterà questo messaggio nel corso dell’iniziativa “ Parlando di tè ”, organizzata dall’Istituto Confucio e da Alumni Cattolica, nella ricorrenza della Festa delle lanterne. On the occasion of the Lantern Festival, which traditionally concludes the celebrations for the Chinese New Year, Università Cattolica del Sacro Cuore expresses solidarity with the Chinese community during the ongoing difficult situation generated by the coronavirus epidemic. Whilst, naturally, sharing the need to take the necessary precautions to protect public health, the University condemns all the forms of Sinophobia and intolerance that have arisen following the news of the outbreak. Today, Monday 10 February 2020, at 17.30, the vice-rector Antonella Sciarrone Alibrandi will confirm this message during the “ Parlando di tè ” initiative, organised by the Confucius Institute and by Alumni Cattolica on the occasion of the Spring Lantern Festival. sinofobia #cina #capodanno #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Medicina Personalizzata, un ponte tra Europa e Cina

Questa collaborazione di ricerca si inserisce a pieno titolo nel quadro del rapporto di amicizia tra l’Università Cattolica e la Cina di cui sono espressione anzitutto le attività dell’Istituto Confucio (giunto al decennale) e lo scambio di docenti e studenti tra l’Ateneo del Sacro cuore e università cinesi. A testimonianza di questi legami, in occasione della Festa delle Lanterne l’Università Cattolica ha nei giorni scorsi espresso solidarietà alla comunità cinese con messaggio in cui “l’Ateneo deplora le forme di sinofobia e intolleranza che si sono manifestate a seguito delle notizie sull’epidemia di Coronavirus”. Il coordinatore scientifico del progetto è il Professor Walter Ricciardi , Ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, con la partecipazione della Professoressa Stefania Boccia e del Professor Giulio De Belvis , docenti di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica. Questa Azione di Coordinamento e Supporto favorirà l’accesso alla Medicina Personalizzata da parte dei cittadini di tutto il mondo, contribuendo quindi a uno dei Sustainable Development Goals (SDG) delle Nazioni Unite, volto ad “assicurare la salute e il benessere per tutti a tutte le età”.

 

Alla Cattolica il premio “Istituto Confucio dell’anno”

Cina Alla Cattolica il premio “Istituto Confucio dell’anno” Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato a Changsha, in considerazione della sua vasta attività per la diffusione della lingua. La direttrice Elisa Giunipero : «Un risultato importante che arriva dopo 10 anni di intenso lavoro» 10 dicembre 2019 “ Istituto Confucio dell’anno ”. Nel decimo anniversario della sua fondazione, l’ Istituto Confucio dell’Università Cattolica riceve questo prestigioso riconoscimento in considerazione della sua vasta attività per la diffusione della lingua cinese, con circa 300 iscritti ai corsi di lingua e 1.000 esami di certificazione linguistica all’anno. La cerimonia di premiazione ha avuto luogo martedì 10 dicembre 2019 a Changsha , una città della Cina meridionale, nell’ambito della conferenza internazionale che vede riuniti tutti i rappresentanti delle 550 università del mondo che hanno un Istituto Confucio. La delegazione dell’Università Cattolica è composta dal professor Pier Sandro Cocconcelli , che ha ritirato il premio in rappresentanza del rettore Franco Anelli , e dalla professoressa Elisa Giunipero (insieme al professor Cocconcelli nella foto in alto con il premio) , direttrice dell’Istituto Confucio. Il premio è conferito ogni anno dallo Hanban (l’ufficio per la diffusione della lingua cinese, preposto alla gestione degli Istituti Confucio nel mondo) a quegli Istituti che si sono distinti per l’ampiezza e la qualità dei risultati raggiunti. È un risultato importante - afferma Elisa Giunipero - che arriva dopo 10 anni di intenso lavoro da parte di molti in Cattolica, condiviso quotidianamente con i nostri colleghi cinesi della Beijing Language and Culture University.

 

Spadaro, prove di dialogo Cina-Santa Sede

milano Spadaro, prove di dialogo Cina-Santa Sede Il direttore di Civiltà Cattolica presenta le sfide che la chiesa affronta nelle relazioni con la Repubblica popolare cinese. Sulla scia dell’evento che ha fatto incontrare in largo Gemelli il Segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin e due vescovi cinesi, un’altra iniziativa per saldare i rapporti con la Cina, come sottolinea il rettore Franco Anelli . Questi incontri rappresentano opportunità per imparare cose nuove e contribuire attivamente, come Università Cattolica, all’opera di studio e di riflessione su eventi legati agli obiettivi della Chiesa: facciamo nostro il mestiere di osservatori attenti ai fenomeni che stanno accadendo, liberi da schematismi di approccio». Ad apprezzare l’interesse che la chiesa e l’Università Cattolica dedicano al tema della Cina l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini : «Più sento parlare di Cina più avverto i limiti della nostra conoscenza» afferma. Secondo il direttore di Civiltà Cattolica, che spiega come «gli attacchi a papa Francesco non sono attacchi a Francesco ma alla Chiesa per spaccarla», sono almeno tre le sfide che abbiamo davanti. La seconda sfida è quella della fiducia, «con il necessario sforzo di riconciliazione ecclesiale che punti sugli sforzi per ciò che unisce, piuttosto che su ciò che divide». Si può ripensare radicalmente il cristianesimo in chiave cinese? Può la fede cristiana diventare una forza in tutta la Cina?» Per padre Spadaro, si tratta di una vera e propria «sfida teologica», che potrà essere in futuro «una grande risorsa anche per la Chiesa universale».

 

Confucio, 10 anni in un video di due minuti

MILANO Confucio, 10 anni in un video di due minuti A margine del convegno internazionale “ 1919-2019. Speranze di pace tra Oriente e Occidente ”, è stato siglato il nuovo accordo con Hanban , l’Ufficio per la diffusione del cinese all’estero. Le immagini realizzate dalla Scuola di Giornalismo dell'Ateneo 16 maggio 2019 L ’Istituto Confucio dell’Università Cattolica ha rinnovato la convenzione con Hanban, l’Ufficio per la diffusione del cinese all’estero, collegato con il Ministero dell’Istruzione di Pechino. La firma è stata siglata il 14 maggio a margine del convegno internazionale dal titolo " 1919-2019. Speranze di pace tra Oriente e Occidente ", con la partecipazione del Segretario di Stato Vaticano cardinal Pietro Parolin , che ha incontrato per la prima volta in un evento pubblico due vescovi cinesi. Nel video, curato da Davide Arcuri e Paolo Frosina , i momenti salienti di un evento storico. cina #cinese #istitutoconfucio #vaticano Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Italia-Cina, in Cattolica si fa la storia

Milano Italia-Cina, in Cattolica si fa la storia In largo Gemelli per la prima volta due vescovi cinesi hanno incontrato il Segretario di Stato Vaticano cardinal Pietro Parolin, primo frutto dell’Accordo provvisorio firmato a Pechino nel 2018 tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese. L’accordo, ha detto il cardinal Parolin, «guarda in primo luogo alla vita della Comunità cattolica in quel grande Paese e, di riflesso, incoraggia la Cina a un dialogo sempre più aperto e collaborativo in favore della pace come destino comune della famiglia umana». Con Papa Francesco siamo giunti agli ultimi passi – per ora – del lungo cammino iniziato da Benedetto XV nel 1919», ha detto il cardinal Parolin nel corso del suo intervento dedicato al tema: L’impegno della Chiesa Cattolica per l’unità della famiglia umana da Benedetto XV a Papa Francesco . Cominciando proprio dalle parole di cento anni fa di Benedetto XV, che per primo si fece portavoce di un approccio al contesto globale, anticipando anche molti degli uomini di potere di quegli anni, troppo ciecamente concentrati sul solo Vecchio Continente. Un ininterrotto filo rosso che ha collegato la Santa Sede a ogni angolo del mondo di anno in anno, nel tentativo di tenere il passo di una realtà che è mutata dal micro-cosmo di un’Europa guerrafondaia al mondo contemporaneo iper-globalizzato. Pertanto, ha concluso il cardinal Parolin, «la sempre più feconda integrazione dei Cattolici cinesi nella Chiesa universale e il cammino di riconciliazione tra fratelli avviato negli ultimi anni costituiscono certamente una novità di portata storica, di cui nel tempo beneficeranno in molti, non solo in Cina. Infatti, l’auspicio del Santo Padre Francesco e dell’intera Chiesa cattolica è che tutto ciò possa contribuire, con l’aiuto di Dio, all’edificazione di un mondo più giusto e fraterno, ove l’armonia tra i popoli e le nazioni possa davvero contribuire alla causa della pace e all’unità della famiglia umana».

 

Cattolica, un ponte con la Cina

Convegno internazionale Cattolica, un ponte con la Cina L’Ateneo centro di diplomazia culturale tra Chiesa cattolica e Repubblica popolare cinese. Martedì 14 maggio in largo Gemelli un convegno promosso dall’Istituto Confucio con la partecipazione del cardinale Pietro Parolin e del vescovo di Pechino Li Shan 08 maggio 2019 Nel 1919 il mondo stava uscendo a fatica dalla tragedia della Prima guerra mondiale. Nel 1919 erano diffuse in un Occidente che parlava di autodeterminazione dei popoli e di Società delle Nazioni; nelle diverse confessioni cristiane che esprimevano un nuovo universalismo; in una Cina che nel Movimento culturale e politico del 4 maggio cercava nuovi valori per fondare il suo futuro. Nel 2019 attese e speranze emergono in una Chiesa cattolica che con papa Francesco propone una larga fraternità umana; in un’Europa alla ricerca del suo futuro; in una Cina che sta prendendo un posto nuovo nel mondo. Realizzando questo evento – afferma il professor Giovagnoli - l’Università Cattolica del Sacro Cuore si offre come luogo di confronto culturale tra prospettive diverse, in particolare quella della Chiesa cattolica e della Cina contemporanea, in sintonia con gli orientamenti del pontificato di Papa Francesco». La Seconda sessione sarà dedicata alla Cina dopo la Prima guerra mondiale, esaminando la sua posizione nel mondo (Rossabi e Samarani), il mutato approccio della Chiesa cattolica nei suoi confronti (Giunipero), i nuovi orientamenti degli intellettuali cinesi (Liu Guopeng) e il ruolo delle donne (De Giorgi). La terza sessione è invece dedicata alle speranze e alle attese dell’Occidente nel 1919 e negli anni seguenti, per la promozione della dignità dei popoli e di una maggiore solidarietà internazionale (Tosi), i primi progetti di unificazione europea e le prospettive di un nuovo umanitarismo.

 

De Scalzi, l’Ateneo laboratorio di dialogo

Speranza di pace tra oriente e occidente”, il vescovo ausiliare di Milano afferma che l’Università Cattolica ancora una volta risponde al suo impegno di essere luogo di confronto culturale, diplomatico e geopolitico. maggio 2019 Il vescovo ausiliare di Milano monsignor Erminio de Scalzi (a sinistra nella foto) ha portato il saluto dell’arcivescovo monsignor Mario Delpini al convegno internazionale “1919-2019. Speranza di pace tra oriente e occidente”, l’evento promosso il 14 maggio in occasione dei 10 anni dell’Istituto Confucio dell’Università Cattolica, a cui hanno preso parte il Segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin e, per la prima volta in un incontro pubblico, due vescovi cinesi. di monsignor Erminio de Scalzi Porto il saluto di sua eccellenza monsignor Mario Delpini arcivescovo di Milano a tutti i partecipanti al convegno internazionale “Speranza di pace tra oriente e occidente” e agli illustri relatori. Vorrei salutare in particolare sua eminenza il cardinal Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, sua eccellenza il vescovo di Pechino e sua eccellenza il vescovo di Shantou che l’arcivescovo si onora di accogliere domani per celebrare con loro la santa messa e vivere un momento di fraternità. La nuova fase di relazioni tra Santa Sede e Pechino, nell’accordo del 22 settembre dello scorso anno, dice la speranza di duraturi rapporti di collaborazione e di stima reciproca che si vogliono coltivare e approfondire. Mi piace ricordare un grande amico del popolo cinese, il senatore Vittorino Colombo: figura di singolare cristiano ambrosiano, ben noto a questa università, nella quale si è laureato e che ha vissuto una profonda amicizia con il rettore di allora, l’indimenticabile prof. Giuseppe Lazzati.

 

Usa e Cina come Sparta e Atene?

milano Usa e Cina come Sparta e Atene? Secondo Anna Caffarena , autrice del libro “ La trappola di Tucidide e altre immagini ”, le relazioni internazionali sembrano non cambiare mai: un conflitto tra una potenza consolidata e una emergente può accendersi per le diverse rappresentazioni del mondo. by Matteo Chiesa | 09 aprile 2019 Durante la guerra del Peloponneso Sparta, potenza consolidata, si fece paladina del desiderio di libertà di molte altre Città-Stato facendo leva sulla loro paura di rimanere, o diventare, colonie di Atene. Una dimostrazione di come un conflitto tra una potenza consolidata e una emergente possa accendersi a causa delle diverse rappresentazioni del mondo all’interno delle quali ciascuna di esse vive. Ma soprattutto un monito affinché una spirale difensiva, in cui il rafforzamento del potere interno di un Paese viene assunto come minaccia da un altro e viceversa, non si ripeta tra Stati Uniti e Cina, le due grandi protagoniste del nostro tempo. Il caleidoscopio di immagini simbolo del 1989 coltivò la speranza di un progresso, impose un nuovo ordine mondiale, nutrì aspettative su un futuro equilibrio fatto di pace e prosperità, ben presto disatteso dal ritorno della politica di potenza, instauratasi definitivamente nel 2008. Ciò creò «una sorta di diplopia, uno sdoppiamento delle immagini parallele del mondo: da una parte quello senza confini, globalizzato, mentre dall’altra un mondo attraversato ancora da tantissimi conflitti». Queste rappresentazioni, però, non fungono solo da strumento per manipolare l’opinione pubblica ma rendono anche un discorso politico più semplice «come nello scontro di civiltà oppure servono per sottrarre una scelta politica all’analisi costi-benefici come nella guerra chirurgica».

 

Premio Ricci a Li Tiangang

Nell’introdurre la cerimonia il rettore Franco Anelli ha richiamato l’attuale scenario internazionale che vede la civiltà cinese, un tempo a lungo lontana e distante, oggi molto vicina, nonostante l’ostacolo linguistico, e ciò impone il dovere di una reciproca conoscenza approfondita. E in questo contesto Matteo Ricci può ispirarci molto, a partire dal tema dell’amicizia, che resta ancora un paradigma straordinario per impostare le relazioni attuali”. Giuliodori ha poi mostrato alcune immagine di un recente viaggio in Cina da parte di una delegazione dell’Ateneo, accolti dallo stesso prof. Li Tiangang. Infine ha richiamato passaggi del magistero di papa Francesco sull’incontro tra le varie culture nello scambio dei reciproci doni, facendo presente che la Chiesa aggiorna le strutture del dialogo adeguandole ai tempi. È toccato al Preside della Facoltà, professor Guido Merzoni , presentare l’illustre ospite ed evidenziare le motivazioni del conferimento del Premio Matteo Ricci. Ha fatto presente che il professor Li Tiangang è un profondo conoscitore della storia del cristianesimo e del confucianesimo in Cina. In particolare Merzoni ha citato gli studi del premiato su Xu Guangqi, alto funzionario imperiale e scienziato vissuto in Cina alla fine del periodo Ming, che si convertì al cristianesimo e fu un personaggio chiave nella storia del cattolicesimo cinese e delle relazioni culturali tra Oriente e Occidente.

 

Il premio Ricci va in Cina

milano Il premio Ricci va in Cina Il riconoscimento della facoltà di Scienze politiche e sociali per l’anno 2018-2019 è stato attribuito al professor Li Tiangang , direttore del Xu-Ricci Dialogue Institute. La consegna si terrà mercoledì 27 marzo alla presenza del cardinal Giuseppe Versaldi 13 marzo 2019 Il Premio internazionale Matteo Ricci è stato attribuito dalla facoltà di Scienze politiche e sociali al professor Li Tiangang , direttore del Xu-Ricci Dialogue Institute, Fudan University di Shanghai. Con l’autorevolezza dei suoi studi ha contribuito in modo determinante al riconoscimento pubblico dell’identità cristiana di Xu Guangqi da parte delle autorità politiche di Shanghai, mostrando le opportunità che può offrire la ricerca scientifica nella promozione di un dialogo costruttivo con le istituzioni. Il rigore delle sue ricerche scientifiche su Xu Guangqi, così come i suoi studi su Matteo Ricci e sulla religiosità popolare, si sono uniti a un coraggioso impegno civile per diffondere una conoscenza non superficiale e non stereotipata della presenza del cristianesimo in Cina. In questo modo il Professor Li ha dato il proprio contributo ad aprire, nello spirito di Matteo Ricci, un essenziale varco alla rispettosa accettazione delle differenze religiose, a sua volta fondamentale nella promozione di una costruttiva convivenza». Matteo Ricci (1552 – 1610,) «figura straordinaria di missionario cattolico e di scienziato, esempio di testimonianza degli ideali di fratellanza tra i popoli, seppe esprimere in questa sua vocazione la rilevanza della ricerca scientifica come momento capace di accomunare nel reciproco rispetto le persone umane orientate alla verità». Xu Guangqi, di cui è stata avviata nel 2011 la causa di beatificazione, fu amico dei missionari gesuiti che operarono in Cina, e in particolare di Matteo Ricci, con il quale stabilì un profondo dialogo culturale.

 

Cina-Italia, andata e ritorno

Alumni Cina-Italia, andata e ritorno La storia di Wu Li Shan che, dalle montagne delle Cina, giunse a Milano nel 1931 diventa, per mano del nipote e autore di Chinamen insieme a Ciaj Rocchi, una graphic novel che ora è stata tradotta anche in cinese. Cinquantasette anni dopo, a Milano, si contano circa 30mila residenti cinesi, una comunità in continua crescita, il cui fulcro rimane via Paolo Sarpi, luogo d’incontro per eccellenza della popolazione cinese, ma ormai, è il caso di dirlo, anche italiana. Matteo Demonte , autore di Chinamen insieme a Ciaj Rocchi , e nipote e figlio di una di queste famiglie miste, decide di raccontare la storia del nonno, che diventa così il protagonista avventuriero della sua graphic novel . Un giovane venditore ambulante che da uno sperduto villaggio di montagna della Cina orientale arriva a Milano nel 1931, dove sono appena terminati i lavori per la costruzione della nuova Stazione Centrale e le vie sono piene di gente. Prima che a Milano Wu ha vissuto in altre grandi città, Parigi e Amsterdam, eppure comprende che è l'Italia il luogo che il destino ha scelto per lui e per il futuro della sua famiglia. Da venditore ambulante a titolare d'azienda, dal matrimonio con la sarta italiana Giulia, alla Rivoluzione Maoista che lo allontanerà per sempre dal paese natale, pagina dopo pagina la vita e le imprese di Wu rinascono nella memoria più intima del nipote per diventare finalmente una storia universale. Un vero e proprio caso editoriale, quello di Matteo Demonte e Ciaj Rocchi, che con la loro Chinamen, sono stati in grado di farsi conoscere e pubblicare anche nella Repubblica Popolare.

 

Istituto Confucio, Cattolica in Cina

È stata ribadita l’importanza strategica che la Cina attribuisce agli Istituti Confucio, come veicolo di diffusione della lingua e cultura cinese nel mondo ma anche come parte di un vasto disegno di cooperazione culturale a livello globale. Gli Istituti Confucio - si auspica a Pechino - possono essere un efficace canale di cooperazione culturale, un veicolo di innovazione per lo sviluppo di pacifiche relazioni culturali tra diversi popoli. Dalla Cina viene oggi una proposta di cooperazione molto importante, la One Belt One Road Initiative , il tentativo cinese di rispondere - coinvolgendo il numero più ampio possibile di collaborazioni internazionali - alle spinte attuali dei processi di globalizzazione. La conferenza è una preziosa occasione di incontro e scambio sulle attività degli Istituti Confucio nel mondo e di confronto sulle strategie per il futuro. Al centro della discussione di questi giorni molti progetti di ricerca, forme di mobilità di studenti e docenti, doppi titoli, proposte di scambi e progetti culturali. L’Istituto Confucio della Cattolica, coinvolto e attivo in molti progetti, ha maturato una solida capacità di mediazione e promozione culturale con diversi interlocutori cinesi. Da tempo partner privilegiato dell’Istituto Confucio della Cattolica è la Beijing Language and culture university (BLCU) di Pechino che ha creato un nuovo network internazionale tra 20 università la “BLCU Confucius Institute partnership alliance”, a cui anche l’Ateneo di largo Gemelli ha aderito.

 

Italia-Cina, un legame speciale

MILANO Italia-Cina, un legame speciale La professoressa Giuseppina Merchionne , che da 40 anni insegna il Cinese a Milano, è stata inserita tra le donne che hanno costruito un ponte tra i due Paesi nell’ambito del progetto la Nuova Via della Seta. marzo 2018 È stata inserita nel novero delle donne che hanno costruito un ponte tra Italia e Cina. La professoressa Giuseppina Merchionne ( nella foto in alto a sinistra ), che da 40 anni studia e insegna il Cinese a Milano, è stata insignita del riconoscimento per l’importante contributo al progetto del governo cinese One Belt One Road , la Nuova Via della Seta . In questa veste la docente di Lingua cinese alla facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica ha ricevuto l’invito a un convegno mondiale sulle donne della Nuova Via della Seta che si terrà a Xian dal 28 al 30 marzo. Ad approfondire il tema un ospite d’eccezione: il General Manager di China Construction Bank Italia Zhang Zhe che, dialogando con Giuseppina Merchionne, ha spiegato il ruolo della Banca nel nostro Paese, soprattutto in funzione della partecipazione attiva dell’Italia al progetto One Belt One Road . Secondo il manager anche se il nostro Paese attraversa un momento di difficoltà economica, sarà in grado di superare questa fase, grazie alla grande intelligenza e capacità di iniziativa, due qualità che da sempre i cinesi riconoscono al popolo italiano. Insomma, una vicinanza culturale che unisce i due Paesi lungo la nuova via della seta e che può portare allo sviluppo di nuovi e futuri progetti di collaborazione.

 

Alla guerra dei dazi

Un’iniziativa già tentata da Bush nel 2003, che ha il chiaro intento di sfavorire la Russia, il Giappone e, soprattutto, la Cina, nei due settori citati, particolarmente sensibili per gli Usa. Una chiara delegittimazione dell’Organizzazione mondiale del commercio, secondo Andrew Spannaus , giornalista americano che già mesi prima aveva previsto la vittoria di Trump, per la sua capacità di intercettare le reali esigenze del popolo americano, di quelle classi oppresse che ormai rappresentano il 75% dei Paesi ricchi. Su una lunghezza d’onda diversa il direttore dell’ Aseri Vittorio Emanuele Parsi ( in alto la sua videointervista ), che ritiene vi sia «una visione teologica, astorica del libero commercio», che invece ha causato questa distribuzione iniqua delle risorse nelle nazioni più sviluppate. Il protezionismo (che Trump di certo non ha inventato) a suo tempo ha fatto aumentare i dati relativi al commercio degli States e permesso di proteggere lo standard e la qualità dei loro prodotti. È questo ciò che preme maggiormente al Presidente, quello che ha promesso ai suoi elettori e che ora tenta di rispettare: produrre, far crescere la manifattura, ridurre il deficit commerciale e il gap con la Cina. Per il professor Luca Rubini dell’Università di Birmingham, invece, ciò che ha causato questo divario sempre più netto tra poveri e ricchi è la mancanza di politiche interne mirate, non il libero commercio. I dazi nascono per sfavorire la Cina ma in realtà impattano più sul Canada, sul Messico e sull’Unione Europea, tanto che è stato rinviato fino a giugno l’ultimatum all’Unione europea, nel tentativo di trovare finalmente un accordo proficuo per entrambe le parti in causa.

 

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