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Leggere il Romanico

MILANO Leggere il Romanico Dal 24 giugno la Summer school che avrà per sede il laboratorio a cielo aperto del Lemine, la pianura collinare che dalla Valle Imagna porta fino a Bergamo. Il territorio del Lemine , nella pianura collinare che dalla Valle Imagna porta fino a Bergamo, sarà il cuore della Summer School “Leggere il Romanico” , che prenderà il via il prossimo 30 agosto . Chiese, campanili, chiostri riconducibili al Romanico, ma anche testimonianze di edilizia civile di quell’epoca (castelli, torri, resti di palazzi e abitazioni) continuano a caratterizzare il paesaggio italiano e ci danno la possibilità di conoscere le costruzioni di quel periodo storico e di apprezzare una stagione culturale particolarmente feconda». Da qualche decennio accanto all’approccio storico-artistico al Romanico, che ha una lunga tradizione di studi, se ne è affermato un altro mutuato dalle discipline archeologiche variamente denominato: “archeologia dell’architettura”, “archeologia dell’edilizia storica”, “archeologia degli elevati”. Come è nata questa collaborazione? «Per l’Università Cattolica costruire con questo soggetto la Summer School sul Romanico significa da un lato formulare una proposta scientifica e didattica qualificante in un ambito già sensibile e interessato a queste tematiche, dall’altro approfittare di un contesto residenziale particolarmente favorevole. Le attività didattiche si svolgeranno infatti nella sede dell’Antenna Europea del Romanico, un antico complesso rurale adiacente alla Rotonda di San Tomè (in alto l'esterno e a lato l'interno) e non lontano da altri interessanti edifici di origine romanica (S. Giorgio e S. Maria di Castello). Da questa località sarà inoltre possibile raggiungere con facilità le altre mete scelte per visite guidate e approfondimenti: il centro storico di Bergamo, la chiesa di S. Pietro a Spinone al Lago, il borgo e il castello di Bianzano.

 

Alla scoperta del castello longobardo

MILANO Alla scoperta del castello longobardo Riprendono per tutta l’estate le attività degli archeologi dell’Ateneo a Castelseprio (Va), nel complesso di età tardo antica e medievale. giugno 2017 Dal 2016 il Dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte dell’Università Cattolica (sez. Archeologia, sedi di Milano e di Brescia) ha avviato un progetto di ricerca nel castello tardo antico e medievale di Castelseprio (Varese). Esso assunse una particolare rilevanza storica con i Longobardi: la chiesa di Santa Maria foris Portas e il monastero nella torre di Torba, eccezionali sopravvivenze architettoniche e artistiche, sono state inserite nella rete di siti “I Longobardi in Italia (568-774)” iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Si articolano in: ricognizioni e indagini di superficie; scavi stratigrafici; rilievi fotogrammetrici delle evidenze monumentali superstiti; interpretazione del territorio da immagini satellitari e LiDAR; riconsiderazione di interventi pregressi e revisione di reperti mobili già disponibili, anche in relazione alle più generali letture interpretative. Un primo contesto oggetto di scavo è stata la “casa medievale”: sono stati ricostruiti gli assetti planimetrici e funzionali dell’articolato complesso abitativo e i significativi interventi di ristrutturazione durante il suo periodo di vita. Riprese fotografiche da drone e data base georeferenziato garantiscono l’applicazione di nuove tecnologie nella documentazione e archiviazione dei dati di scavo; ricostruzioni fotogrammetriche tridimensionali vengono realizzate sul battistero e sulla basilica di San Giovanni e sulla chiesa di San Paolo, per una migliore conoscenza e fruizione dei monumenti. Un settore di ricerca di evidente rilevanza storica nella ricostruzione delle dinamiche del castello e dell’area più prossima al famoso oratorio.

 

Teatro Romano, week end di cultura

Milano Teatro Romano, week end di cultura Per le Giornate europee del patrimonio sabato 25 e domenica 26 settembre il “gigante” riportato alla luce sotto la Camera di commercio si mette in mostra. Alla base della due giorni Gep, promossa a partire dal 1991 dal ministero dei Beni culturali, c’è la possibilità di visitare gratuitamente monumenti, siti paesaggistici e naturali di tutte le regioni italiane. I principali protagonisti di questi lavori sono stati l’Istituto di archeologia diretto da Silvia Lusuardi Siena , docente di archeologia medievale, la scuola di specializzazione di archeologia guidata da Maria Pia Rossignani e numerosi studenti e specializzandi della Cattolica che hanno contribuito al rinvenimento di parte del teatro. E saranno loro i protagonisti del weekend culturale in quanto potranno spiegare a tutti i visitatori l’esperienza di aver recuperato un patrimonio storico nel centro di Milano e di garantire una guida scientifica a chi non è un “addetto ai lavori”. Grazie a questo lavoro di recupero e di studio il teatro romano di Milano è un fiore all’occhiello della Mediolanum di età augustea, cioè del primo secolo dopo Cristo. La parte visitabile del sito – afferma Furio Sacchi (foto a sinistra) docente di archeologia classica che ha seguito il progetto fin dall'inizio – nell’edificio della camera di commercio è di circa 450 metri quadrati. Sotto il palazzo della Camera di commercio e della Borsa quindi, c’è una parte della Milano antica che aspetta solo di essere scoperta.

 

Sulle tracce dei Longobardi

Sulle tracce dei Longobardi Hanno fatto tornare alla luce un villaggio medievale lungo l’Adda gli studenti del corso di laurea in Scienze dei Beni culturali e della scuola di specializzazione in Beni archeologici. La quarta campagna estiva di scavi in una zona che ha già rivelato molte testimonianze di epoca longobarda 23 settembre 2009 Un cantiere-scuola estivo per archeologi in erba: un’occasione vera per fare pratica sul campo ma anche collaborare a riportare alla luce un villaggio medievale. L’attività didattica e di ricerca è inserita nel progetto Archeologia medievale a Trezzo sull’Adda : la località è salita alla ribalta europea da quando, negli anni Settanta, furono rinvenute cinque ricchissime tombe di dignitari longobardi, dotati di prestigiosi anelli-sigillo aurei. Tra il 1989 e il 1991 erano seguite altre scoperte di sepolture di rango longobarde ed erano state documentate le fasi altomedievali dell’oratorio di San Martino e della chiesa di Santo Stefano, sorta nei pressi del castello poi del Barbarossa e quindi dei Visconti. Nell’area dedicata al culto - attualmente un campo agricolo privo di evidenze sopra terra - sono state riportate alla luce porzioni dei perimetrali di una chiesa orientata a est, pertinenti a più fasi costruttive. I 130 inumati finora riportati alla luce costituiscono un significativo campione per lo studio antropologico, da cui si attendono informazioni su stili di vita, regimi alimentari e attività lavorative svolte dalla popolazione, utili a ricostruire la fisionomia sociale della consistente comunità locale. Altre occasioni per recuperare tessere del complesso mosaico insediativo derivano dalla presenza sul territorio dell’équipe di lavoro, a fianco della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia nella tutela delle aree d’interesse archeologico minacciate dall’espansione urbanistica.

 

Il cantiere dell’archeologo digitale

cattolicapost Il cantiere dell’archeologo digitale Massimo Limoncelli , dottore di ricerca in studi umanistici in Cattolica, lavora al restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici, sia per fini conoscitivi che ricostruttivi. Dopo la laurea in Storia all’Università di Genova, nel 1999, ottiene un diploma di specializzazione in Archeologia Medievale all’Università del Salento e nel 2016 consegue un dottorato in Studi umanistici all’Università Cattolica a Milano. Dal 2010 lavora come libero professionista nel suo laboratorio di Lecce e collabora con numerose università, centri di ricerca e studi professionali italiani e stranieri nel settore della ricostruzione archeologica virtuale 2D e 3D. Il restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici ha come fine sia quello didattico-conoscitivo sia quello di indicare la strada da percorrere per la ricostruzione di edifici antichi» spiega. I l mio mestiere è quello di ricondurre le potenzialità del digitale nei metodi del restauro reale, applicati anche al virtuale, con esiti come le ricostruzioni 2D, per la pittura, il mosaico e i documenti librari, e 3D, per l’architettura, la scultura e i reperti mobili », continua Limoncelli. Passare dal virtuale al reale si può, com’è accaduto con il progetto del teatro romano di Hierapolis in Frigia , oggi in Turchia, ricostruito da Limoncelli attraverso il processo di “anastilosi virtuale”, ovvero la ricostruzione degli edifici in crollo, che ha aperto il campo a una concreta ipotesi ricostruttiva. Sono molti i siti archeologici che ha sempre sognato di riportare in vita, almeno virtualmente, «ma in testa c’è l’Acropoli di Atene, su cui spero un giorno di aver modo di lavorare».

 

Palazzo Pignano, luce sulla villa romana

Milano Palazzo Pignano, luce sulla villa romana Gli scavi condotti un’équipe di studenti coordinati dal professor Furio Sacchi hanno portato elementi nuovi per rispondere alle questioni aperte su un sito archeologico, che mostra le dinamiche di occupazione di un settore del territorio lombardo. agosto 2016 Un’antica villa romana, come testimoniano gli scavi archeologici della seconda metà del secolo scorso, ma anche la sede di un villaggio medievale in legno. Questo è il primo responso delle indagini svolte a Palazzo Pignano nel cremonese, tra il mese di maggio e giugno da un’équipe di studenti dell’Università Cattolica coordinati dal professor Furio Sacchi , docente di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana. e collegata a un edificio di culto in parte ancora visibile oggi, costituisce il complesso residenziale che in epoca medievale è caduto in rovina ed è stato sostituito da case in legno. Il sito è di innegabile interesse storico e archeologico per comprendere le dinamiche di occupazione e di controllo di un settore del territorio lombardo non solo tra la media età imperiale e la tardoantica, ma anche tra alto e basso Medioevo. Nonostante gli scavi, le analisi e le pubblicazioni scientifiche del passato e anche recentissime restano ancora numerose questioni aperte e solo la prosecuzione delle indagini archeologiche sarà in grado di fornire elementi nuovi per il dibattito scientifico. Gli interventi hanno interessato un’area nei pressi del settore residenziale della villa e un’area nelle vicinanze degli impianti produttivi caratterizzati dalla presenza di un granaio e di ambienti dedicati alla conservazione e alla lavorazione dei prodotti agricoli.

 

Terme Erculee, alle origini di Milano

Milano Terme Erculee, alle origini di Milano Una residenza sontuosa di oltre 14.000 mq, che sorgeva nell’area oggi occupata da corso Europa, piazza san Babila e corso Vittorio Emanuele. Una storia che sarà raccontata giovedì 31 maggio dal professor Furio Sacchi , docente di Archeologia dell’Ateneo di largo Gemelli, nella conferenza “ Quando il lusso diviene colore: i marmi delle Terme erculee di Milano. Piccoli frammenti da un grande monumento della città romana ”, presso il Museo archeologico di Milano in corso Magenta 15 alle ore 17 . Il complesso si componeva di un blocco centrale formato da caldarium e tepidarium a sud, di un vasto frigidarium con grande abside e di una palestra a nord, di spogliatoi ( apodyteria ) a est e a ovest del frigidarium . Alcuni ambienti erano decorati a mosaico, di cui alcune porzioni sono oggi conservate presso il Museo Archeologico di Corso Magenta che ospita anche un colossale torso di Ercole, e presso l’edificio dell’Ambrosiana. Sul costo di alcuni di questi marmi siamo informati dall’Edictum de Pretiis di Diocleziano, emanato nel 301 d.C., nello stesso periodo in cui venivano costruite le terme milanesi. La prima citazione letteraria di questo imponente complesso milanese fu di Decimo Magno Ausonio alla fine de IV secolo d.C, che celebrava la bellezza del quartiere termale e citava Milano come la settima città più importante del mondo allora conosciuto.

 
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