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Quei falli a centrocampo di Donald Trump

L'analisi Quei falli a centrocampo di Donald Trump Nel primo duello televisivo, il presidente ha cercato con continue interruzioni di non far tirare in porta l’avversario, che, da par suo, lo ha attaccato sul piano personale. Faccio una prima considerazione: il defender , per usare i termini dell’America’s Cup, che avrebbe dovuto essere Trump, in realtà è parso avere un atteggiamento più da attaccante rispetto all’avversario challenger . Ovviamente molto è stato determinato dalle personalità dei due sfidanti: il presidente in carica è il classico uomo che non ha un background politico, diplomatico naturale, come ha, invece, il candidato Dem, e quindi è molto più portato al pragmatismo. Se immaginiamo il dibattito come una partita di calcio, Trump con le continue e insistenti interruzioni ha cercato di giocare pressando alto per non fare giocare l’avversario e utilizzando il fallo tattico per impedirgli di entrare nella propria metà campo, e tirare in porta. Sulla mancanza di fair anche Biden non è stato da meno, facendo attacchi più personali che politici. Mentre Trump rispondeva agli attacchi dell’avversario ribattendo più sulla linea politica dell’ex vice di Obama (per esempio parlava di “voi radicali socialisti”), Biden si riferiva direttamente alla persona, puntando a ridicolizzare la figura di Trump, che già gode di una reputazione pubblica internazionale un po’ negativa. docente al Seminario di Public Speaking, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Brescia #elezioni usa #trump #biden #dibattito Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un presidente sulla difensiva. Uno sfidante debole. Una recita a copione

L'analisi del professor Gianluca Pastori 30 settembre 2020 Abbiamo chiesto al professor Gianluca Pastori di commentare a caldo il primo dibattito televisivo tra il presidente uscente Donald Trump e lo sfidante Joe Biden in vista delle elezioni presidenziali di novermbre. La sua analisi è stata pubblicata sull'Huffington Post di Gianluca Pastori * Il dibattito della scorsa notte fra Donald Trump e Joe Biden si è svolto lungo linee ampiamente prevedibili. Più che un confronto su fatti e linee politiche è stato uno scontro di personalità, che Trump ha cercato di dominare con la sua presenza e con la consueta aggressività verbale. Non sempre questa strategia si è dimostrata pagante e se, l’obiettivo dello sfidante era quello (sostenuto da vari osservatori) di smentire gli sprezzanti giudizi del presidente uscente riguardo alla sua presunta “fragilità”, tale obiettivo sembra essere stato raggiunto. Più difficile è capire quanto il confronto sia riuscito a spostare effettivamente il voto degli indecisi, anche se alcuni sondaggi ‘volanti’ condotti subito dopo il dibattito sembrano evidenziare una vittoria dello sfidante democratico in questo segmento dell’elettorato. Entrambi i contendenti si sono sostanzialmente attenuti al copione recitato negli ultimi mesi, con Biden in genere -- ma non sempre -- più “presidenziale” del suo avversario e più aderente all’immagine “istituzionale” che si associa, di norma, all’inquilino della Casa Bianca. continua a leggere sull'Huffington Post] * docente di Storia delle relazioni politiche fra il Nord America e l’Europa, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore #elezioni presidenziali #usa #trump #biden Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Tra Biden e Trump vince chi mobilita di più

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Data l’alta incidenza del voto per posta che si registra in questi giorni, potrebbe trattarsi di persone che tendenzialmente votano democratico, vista la tendenza di questo partito ad appoggiarne l’utilizzo. La cosa interessante è che i giovani in America sono chiamati “first-time voters” : molti di questi, infatti, non avevano potuto votare nel 2016, di conseguenza il loro voto rimane un’incognita. Negli ultimi 30 anni però il potere d’acquisto di questa parte della popolazione è diminuito notevolmente: di conseguenza queste persone si sono ritrovate con meno diritti (anche a causa dello scarso potere dei sindacati negli Stati Uniti), mentre altri segmenti della società sono ascesi sulla scala sociale. Nel 1965 Lyndon B. Johnson promulgò il Voting Right Act con cui fu concesso il diritto di voto ai neri, ma da allora non è cambiato molto: molti membri della comunità nera si sono sentiti ignorati dal partito Democratico, che tendenzialmente si rivolge loro solo durante le elezioni. Negli ultimi anni però è cambiata molto la demografia del Paese: l’elettorato bianco è molto diminuito in percentuale a vantaggio di ispanici, asiatici e afroamericani, un dato che ha costretto i Repubblicani ad ampliare il proprio potenziale bacino di voti. Spesso si parla di Trump come di un businessman e di un outsider: in realtà negli anni ‘80 egli è stato un Repubblicano, poi è diventato un Democratico, successivamente un Riformista e infine è tornato tra i Repubblicani.

 

Presidenziali, la vittoria di Biden potrebbe arrivare dai giovani

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. L’enorme errore di Hillary Clinton nel 2016 fu di sottovalutare l’importanza di alcuni Stati di quello che chiamiamo “Midwest” o “Rust Belt” (Wisconsin, Michigan e Pennsylvania) considerati un “Blue Wall”, cioè una cintura democratica tra gli Stati più in bilico come Iowa e Ohio. Quale contributo possono dare per unire le varie anime dei Democratici? «Credo che a unire le anime dei Democratici siano Donald Trump e una svolta a destra dei Repubblicani che si è verificata negli ultimi anni. Però Joe Biden e Kamala Harris in parte si differenziano: Joe Biden è la vecchia guardia democratica, bianco, vive in Pennsylvania, uno che sa parlare dritto negli occhi alla classe operaia bianca che in parte aveva votato Trump, conosce quella gente e ne conosce i suoi “mal di pancia”. Kamala Harris è giovane, spontanea, californiana, una che ce l’ha fatta da sola, è un altro tipo di storia americana, ma in grado di parlare anche ad altri. Il fracking, per esempio, è tra le poche novità che dal punto di vista economico hanno caratterizzato questi Stati rispetto ad altri che sono in relativa decadenza dal punto di vista industriale. In un’eventuale presidenza Biden sarà determinante avere come alleata una parte di America che preme per rinnovare, altrimenti il rischio è una paralisi dovuta sia alla scarsa iniziativa che all’ostruzionismo dei Repubblicani».

 

Black vote matters, il voto afroamericano potrebbe incoronare Biden

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. La polarizzazione dello scenario politico è stata animata e incoraggiata da Trump, che fin dal principio ha imposto la sua idea di politica caratterizzata da spaccatura, litigiosità e da quel clima di microconflittualità che ha contraddistinto ogni disputa. L’aggressività di Trump ha contribuito a surriscaldare gli animi? «Sì, proteste e crisi sociale sono la conseguenza più tragica e visibile, anche perché ci sono di mezzo questioni importanti, come i diritti delle persone e la sicurezza nazionale, che sono temi molto cari a tutti gli elettori. Era comunque abbastanza scontato per la stagione che viviamo che Biden scegliesse una donna di colore e, forse, questa inevitabilità ha tolto un po’ di quella carica che Kamala ha e pure in grande abbondanza. Sul tentativo di mobilitazione di questi due segmenti di popolazione si basa la campagna di Biden, che è fondamentalmente riassumibile con uno slogan (anche perché non ce ne ricordiamo molti altri): “Se volete cambiare lo scenario attuale, l’unica cosa che potete fare è votare”». Utilizzando una sua metafora, si potrebbe dire, dopo quest’inchiesta, che il presidente che avrebbe dovuto “prosciugare la palude” se n’è costruita un’altra, più confacente alle sue caratteristiche, in cui i punti di partenza, di smistamento dei privilegi sono i suoi alberghi, i suoi resort, in soldoni la Trump Organisation. Trump, che prova disprezzo per tutto ciò che è multilaterale, per tutte le decisioni collettive, ha stroncato volontariamente questa fiducia, che dal dopoguerra in avanti è rappresentata dalle istituzioni internazionali e da tutte le loro declinazioni.

 

Chi vince dovrà gestire le rovine d’America

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Non sarà una sorpresa se Biden vincerà per il maggior numero di voti, ma sappiamo bene che per il modello elettorale americano questo non significa che sarà sicuramente lui il presidente. Non è un caso che sia il luogo in cui Biden è nato ma è anche uno degli Stati che quattro anni fa ha regalato la vittoria a Trump. Va detto però che gli elettorati sono molto polarizzati, è vero che c’è una fascia di Repubblicani che non ama Trump, ma stiamo comunque parlando di un partito in cui non c’è un’idea di ripartenza. Crede che una parte dell’elettorato democratico possa astenersi? «La sensazione è che la scelta di Kamala Harris come vicepresidente sia stata felice, perché è una rappresentante degli afroamericani ma è anche un volto fresco, e seppur non sia una giovanissima leva, ha portato più energia. Quali potrebbe essere le novità più immediate che potrebbe comportare una vittoria di Biden? «In America non ci sono quasi mai svolte radicali, però sicuramente cambieranno i rapporti con gli alleati, con l’Europa, con la Nato, che avranno una fase di distensione notevole rispetto a Trump. Per concludere, possiamo dire che questa campagna elettorale è stata una delle peggiori di sempre? «Finora si parlava degli Stati Uniti come della più grande democrazia occidentale, ma queste elezioni hanno mostrato ancora di più che l’America non ha più alcuna lezione da dare ad altri Paesi.

 

«Vi racconto l’America vera che va al voto»

Posti che lei ha visitato… «Queste notizie sono frammenti di storie che ho raccolto nella contea di Roberts dove Trump ha raccolto il 95% dei consensi e dove i suoi sostenitori rappresentano ancora una schiacciante maggioranza. A oggi abbiamo due Americhe: una dice che il virus passerà e che la mascherina non è così necessaria; un’altra invece fa appello alla cautela, alle distanze sociali e alla sospensione delle attività economiche, se necessario. Non è la prima volta che questo Paese è polarizzato, ma la mia percezione dopo cinque anni che ci vivo è che questo solco si sia ulteriormente allargato». Il tema è di grande importanza perché in questo Paese esiste tuttora una forma di razzismo istituzionale che colpisce le minoranze e in particolare gli afroamericani che sono circa il 13% della popolazione. Il tema è diventato oggetto di dibattito elettorale.. «Sì, da una parte i Democratici sostengono la necessità di diminuire gli eccessi di violenza da parte della polizia, ma senza tagliare i fondi alle forze dell’ordine (lo stesso Joe Biden ne è contrario). Questa è una definizione che a mio parere non corrisponde alla realtà dei fatti: ci sono state violenze, ma credo si possa affermare con certezza che si trattava di una minuscola parte rispetto alla maggioranza delle proteste svoltesi in maniera del tutto pacifica». Siccome Trump continua a dire ai suoi sostenitori che il voto per corrispondenza comporterà dei brogli (affermazione che però non trova riscontro), ci saranno delle cause che arriveranno alla Corte Suprema e sarà pertanto importante avere questa giudice eletta.

 

«Il nuovo presidente lo sceglierà il Covid»

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Quale di questi temi incide di più sul risultato elettorale? «Parto da quello che pesa di meno: l’ambiente, perché riguarda soltanto l’elettorato più radicale e di sinistra rispetto a Biden, quell’elettorato che non ama il candidato democratico ma che lo voterà comunque perché sa che Trump è un disastro. Quindi un effetto Covid è inevitabile? «Quello che bisogna capire, e che potrebbe essere decisivo per il risultato elettorale, è se nell’entroterra e nel Sud degli Stati Uniti il dramma del Covid venga davvero imputato a Trump. Trump ha sempre dato la colpa a loro per le rivolte, per i saccheggi e per la violenza, tentando di spiegare che la reazione della polizia è una conseguenza di un disordine anarchico di sinistra e dei gruppi “Antifa”. Quali sono le ragioni che hanno portato Trump e Biden a basare la loro campagna elettorale soprattutto su attacchi personali? «Credo che Biden non possa essere accusato di questo, sugli attacchi personali ha agito difendendosi, avendo davanti un personaggio talmente discutibile e provocatorio. In questi dibattiti è emersa però l’impossibilità di discutere con un avversario che nega sempre la realtà, che di fronte alla realtà dice che sono tutte balle e che niente è vero. Ciononostante, è talmente forte lo spauracchio Trump ed è stata talmente decisiva l’astensione di molti di quattro anni fa che questa volta è molto difficile che l’area socialista non voterà per Biden».

 

La campagna “Covid related” potrebbe cambiare inquilino alla Casa Bianca

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e alcuni dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Per queste ragioni è venuto a mancare quello scontro che tradizionalmente negli ultimi due mesi caratterizza le campagne elettorali, privando il dibattito politico di quell’elettricità e di quella tensione vibrante che ne sono sempre stati il tratto distintivo». I due candidati hanno cercato di mettere più in cattiva luce l’avversario, piuttosto che illustrare i punti di un programma… «È stata una campagna elettorale povera di contenuti, priva di grandi idee, con dei toni assolutamente esagerati. A proposito di mobilitazione dei vari componenti del tessuto sociale americano, non è forse un po’ pretestuoso classificarli in maniera netta e presumere di ottenerne l’appoggio indiscriminato, dal momento che questi segmenti di popolazione al loro interno sono molto articolati? A che cosa si sta riferendo? «L’altro giorno la Borsa di Wall Strett ha fatto registrare una pesante perdita, che ha suggellato una settimana di “profondo rosso”. Così chi ha investito il suo “tesoretto” in questi fondi, si ritrova ora con un capitale che da 300mila dollari è sceso a poco più di 200mila e allora, dinanzi a queste ingenti perdite, potrebbe trasformare il suo voto in un voto di protesta». L’America oggi è un Paese che vive sul crinale della tensione, ci sono movimenti a destra e a sinistra che, come hanno ampiamente dimostrato negli ultimi tempi, sono in grado di trasformare una protesta pacifica in una rivolta violenta, in una guerriglia urbana dai connotati politici.

 

«La pandemia ha penalizzato Trump»

Speciale Elezioni Usa 2020 «La pandemia ha penalizzato Trump» Ne è convinto Daniele Meloni , esperto di politica americana ed ex studente della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, persuaso che il Covid-19 ha azzoppato una politica economica che andava a gonfie vele. Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e alcuni dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Secondo Daniele Meloni , esperto di politica americana, collaboratore di Startmag ed ex studente della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, sia Donald Trump che Joe Biden hanno commesso errori e non godono dell’appoggio uniforme da parte dei rispettivi partiti. Quali sono stati gli errori nel corso di questa campagna elettorale da parte del Partito Democratico? Biden è il miglior candidato che si potesse presentare? «La scelta del candidato è l’errore principale. Il Partito Democratico è una macchina rodata, ma questa volta l’alternativa al socialista Sanders è stata quella di un personaggio che non porta di certo con sé un’aria fresca e nuova e che rappresenta una politica fin troppo tradizionale. Bisogna dire che adesso lo scenario è diverso: questa volta c’è una coalizione più coesa in ottica anti-Trump e credo che i fans di Sanders voteranno comunque per Biden». Che cosa si devono aspettare l’America e il resto del mondo nel caso di una rielezione di Trump? E che cosa invece nel caso di una vittoria di Biden? «Cambierà pochissimo in entrambi i casi.

 

Usa 2020, ecco quali sono le vere e grandi incognite

Il commento del professor Gianluca Pastori 04 novembre 2020 di Gianluca Pastori * Il voto negli Stati Uniti si sta rivelando molto più incerto di quanto - alla vigilia - anche i sondaggi più equilibrati lasciavano prevedere. Quello che si configura è, infatti, un testa a testa fra i due candidati alla presidenza, con il rischio che - come accaduto nel 2016 - il voto popolare finisca per tratteggiare una realtà diversa di quella determinata dalla distribuzione dei ‘grandi elettori’. Nonostante le difficoltà che hanno punteggiato quest’ultimo anno di mandato, Donald Trump è riuscito a mantenere larghi margini di consenso anche negli Stati in cui la campagna democratica si è concentrata di più, come la Pennsylvania, che - fra l’altro - è lo Stato natale di Biden. Non è, tuttavia, da sottovalutare la capacità di parlare ‘alla pancia’ del Paese che Trump ha conservato durante i quattro anni passati alla Casa Bianca e che si è dimostrata politicamente pagante anche a causa delle difficoltà che gli Stati Uniti stanno vivendo. Le grandi incognite restano - oltre all’assegnazione dei voti negli Stati in cui il conteggio è ancora in corso (tutti Stati ‘in bilico’) - l’impatto del voto postale e il comportamento di eventuali ‘elettori infedeli’ (‘faithless electors’). Il rischio - in questo scenario - è quello dell’aprirsi di una stringa di contenziosi simili a quello che è seguito al conteggio dei voti in Florida durante le elezioni del 2000, vinte da George W. Bush. È, quindi, possibile che servano ancora diverse settimane prima di giungere al risultato definitivo: proprio lo scenario che - nelle scorse settimane - osservatori e mercati hanno mostrato di temere di più.

 

Usa, Joe Biden è il nuovo presidente

Speciale elezioni Usa 2020 Usa, Joe Biden è il nuovo presidente Con il successo in Pennsylvania il candidato democratico conquista la Casa Bianca. Le sue prime parole in un tweet: «Sarò il presidente di tutti gli americani» by a cura di Paolo Ferrari | 07 novembre 2020 Joe Biden è il 46esimo presidente degli Stati Uniti d'America. Il candidato democratico, nel tardo pomeriggio (ora italiana) di sabato 7 novembre, conquistando la Pennsylvania e i suoi 20 grandi elettori, è ormai certo della vittoria. In un tweet le sue prime parole da presidente eletto: «Sono onorato che gli americani mi abbiano scelto come loro presidente. Intervista al giornalista per diverse testate nazionali e curatore del progetto della Treccani AtlanteUsa2020 di Giacomo Cozzaglio Trump e l'eterna lotta tra realtà e reality – intervista a Mattia Ferraresi La pandemia ha fatto irruzione nelle presidenziali americane colpendo direttamente il candidato repubblicano. Il vero ostacolo alla rielezione di Trump sarà certamente il Covid di Emiliano Dal Toso «Vi racconto l’America vera che va al voto» - intervista a Emiliano Bos Il corrispondente dagli Stati Uniti della Radio Televisione Svizzera è rientrato da un viaggio in camper attraverso tutta la federazione. Anche per il suo impatti drammatico sull’economia di Emiliano Dal Toso La campagna “Covid related” potrebbe cambiare inquilino alla Casa Bianca - intervista ad Alberto Simoni Secondo il caporedattore de “ La Stampa ”, laureato in Lettere in Unicatt, se spostassimo le lancette a gennaio 2020, avremmo pochi dubbi sul vincitore delle Presidenziali.

 

Parsi: «La grandezza di un Paese è fatta di relazioni, non di ricchezza»

Il neo presidente eletto ha già annunciato le quattro priorità a cui si dedicherà per ricostituire un’America più unita e più forte: la lotta contro il Covid-19, la ripresa economica, l’eguaglianza razziale e il cambiamento climatico. Sarò un presidente che unisce e non un presidente che divide. Torniamo ad ascoltarci, siamo tutti americani», ha dichiarato Biden durante il suo discorso della vittoria. elezioniusa #parsi #biden #presidenziali Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Biden e gli atti di fede di un presidente

PRESIDENZIALI USA Biden e gli atti di fede di un presidente Solo la Storia dirà se riuscirà nell’impresa di guidare il Paese fuori dalla tempesta. Ma è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un profilo opposto a quello del suo predecessore. L'editoriale del professor Mauro Magatti per Avvenire 10 novembre 2020 di Mauro Magatti Diventare presidente degli Stati Uniti d’America, a 77 anni, nel mezzo di una pandemia che continua a mietere migliaia di morti, con un’economia in difficoltà e un Paese in preda a forti scontri razziali richiede molto coraggio. Quel che è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un timoniere che, dal punto di vista umano, non poteva essere più diverso dal suo predecessore. Un tratto che i critici considerano il suo vero punto debole, ritenendolo un atteggiamento poco virile nei confronti di una realtà scossa da fortissime tensioni. E in un’altra intervista: «La mia fede mi implora di avere una gestione preferenziale per i poveri e come presidente farò di tutto per combattere la povertà e costruire un futuro che ci porti più vicino ai nostri ideali» ('The Christian Post'). Continua a leggere su Avvenire * Docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica #magatti #avvenire #biden #usa #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Diritti civili e politica estera. Ecco come Biden può ricostruire gli Usa

Riuscirà il neo-presidente a sanare le lacerazioni e le diseguaglianze dell'era Trump? L'analisi del professor Raul Caruso per l' Huffington Post 09 novembre 2020 di Raul Caruso * Molti osservatori a livello mondiale stanno già affermando che la presidenza Biden sarà debole e di transizione. Un numero elevato di cittadini avrebbe votato contro Trump, rigettandone in toto la sua visione dell’America e del mondo, e non necessariamente a favore di Biden. Lo stesso Biden, pur essendo un politico di lungo corso, sia per età sia per aver servito da vicepresidente sotto il carismatico Barack Obama, non appariva un candidato in grado di entusiasmare l’elettorato più giovane e delle minoranze. Invero, l’interpretazione di questi risultati e la previsione di ciò che sarà richiede anche la considerazione di altri aspetti interni alla democrazia americana. Sarà stata la quasi-vittoria di O’Rouke in Texas solo due anni fa, ma l’impressione è che nonostante la candidatura apparentemente debole di Biden, i democratici abbiano riportato con vigore in molte regioni del Paese il dibattito politico su temi e valori quali l’integrazione, i diritti umani e civili. Tra gli stati contestati per un pugno di voti, si pensi che in Georgia negli ultimi anni si sono iscritti alle liste elettorali più di 60.000 afroamericani grazie a un comitato civico denominato The New Georgia Project. Continua a leggere su L'Huffington Post * Docente di Economia della pace presso la Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica #biden #elezioniusa #raulcaruso #huffpost Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Lotta al Covid, diritti civili e clima. Il fattore Biden per riunire gli Usa

Il fattore Biden per riunire gli Usa Sono tante le sfide che attendono il neo eletto presidente americano. Se il 46esimo inquilino della Casa Bianca vorrà però essere “un presidente che unisce”, come auspicato da lui stesso , non basterà solo rompere con il recente passato. Biden dovrà ricucire le ferite e parlare a una società sempre più divisa dalla radicalizzazione del dibattito pubblico, un processo iniziato da tempo ma che ha subito una accelerata con la presidenza Trump. Per inquadrare meglio le sfide che aspettano Biden e il suo staff ecco alcune riflessioni dei nostri docenti Unicatt. Biden e gli atti di fede di un presidente – di Mauro Magatti Solo la Storia dirà se riuscirà nell’impresa di guidare il Paese fuori dalla tempesta. Ma è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un profilo opposto a quello del suo predecessore. Riuscirà il neo-presidente a sanare le lacerazioni e le diseguaglianze dell'era Trump? L'analisi del professore di Economia della pace per l' Huffington Post #usa #elezionipresidenziali2020 #biden #trump Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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