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Un film buono ma non buonista

Ho apprezzato la svolta politicamente corretta, a discapito di un funzionamento più astuto e riuscito della macchina comica» fa notare il professore. Locatelli evidenzia il coraggio di Zalone di rinunciare al consenso più facile e trasversale: «Non si può nascondere che il film abbia alcuni punti deboli: le canzoni, per esempio, sono molto meno riuscite e incisive. Però il mio giudizio da spettatore è positivo perché mi piace che Zalone abbia lavorato con temi diversi rispetto al solito, mettendosi in gioco. Attenzione però a non confondere un film come Tolo Tolo con la tradizione della commedia all'italiana: Checco è un Forrest Gump che travolge tutto con la sua ingenuità, non è certamente un Alberto Sordi consapevole del suo cinismo e della sua cattiveria. Si tratta di un film buono seppur non buonista, adatto al pubblico, ma che può aiutare a riflettere su alcune problematiche anche chi è andato al cinema soltanto con l'intenzione di farsi qualche risata». Per Massimo Locatelli è difficile trovare un unico modello di riferimento comico: «Si vede che Checco Zalone conosce la lezione dei grandi comici italiani, ma assorbe tutto in maniera originale. A ogni modo, Tolo Tolo dimostra che la comicità di Zalone è genuina ed è diventata più matura e capace di veicolare un messaggio».

 

Zalone è riuscito a smuovere le coscienze

Lo speciale: Tolo Tolo Zalone è riuscito a smuovere le coscienze Il biblista e docente di Teologia dell’Università Cattolica Massimo Bonelli ha apprezzato il modo in cui il regista-attore ha affrontato il tema dell’immigrazione. Bonelli ha accolto con entusiasmo le sottili battute del comico pugliese e il suo riso amaro, che invita a riflettere. Zalone affronta una problematica che il Paese sta vivendo, con fine comicità: non dà giudizi di merito, ma ci pone davanti a gravi lacune che andrebbero affrontate e lo fa partendo proprio da zero, ripercorrendo il viaggio del migrante. Per questo bisognerebbe ridere con intelligenza alle freddure del film e allo stesso tempo accogliere la riflessione che impone», commenta Bonelli e le considerazioni che ne derivano finiscono per coinvolgere da vicino il mondo cattolico. Il discorso è tuttavia più complesso di quello che i mass media vogliono farci credere: se non costruisci muri, devi poi essere in grado di educare e gestire la situazione». Citazioni, latinismi e rimandi alla cultura cinematografica italiana abbondano nel film e spesso a richiamarli è proprio il personaggio di Oumar, ragazzo africano che sogna l’Europa. Se vuoi fare il bene non devi ignorare, ma al contrario conoscere molto di più di quello che ti dona la tua patria d’origine.

 
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