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Affaire Clorochina, cosa c’è da sapere sulla sua efficacia

Lo studio Affaire Clorochina, cosa c’è da sapere sulla sua efficacia Il professor Roberto Cauda , docente di Malattie infettive alla facoltà di Medicina, ricostruisce la vicenda del farmaco impiegato contro il Covid-19 di cui uno studio, subito messo in discussione, ha affermato la pericolosità. Il punto della situazione 11 giugno 2020 di Roberto Cauda * La doverosa premessa di questa mia riflessione è che al momento non esistono farmaci specificatamente indicati per il trattamento della malattia Covid-19. Preso atto di ciò, non possiamo però negare che vi sono farmaci che nel corso di questi ultimi mesi hanno dimostrato una certa efficacia nel contrastare la pandemia. Tralasciando questi ultimi due, forse il farmaco che è più stato utilizzato, per le sue caratteristiche di maneggevolezza e facilità di reperimento, è stata proprio la clorochina che in Europa è stata per lo più somministrata in forma di idrossiclorochina. Questa ultima informazione è stata una sorpresa, dal momento che la clorochina, nelle sue varie preparazioni farmaceutiche, è stata nel corso di questi ottant’anni impiegata su larga scala, per il trattamento della malaria e più recentemente di malattie reumatiche, senza che emergesse una particolare tossicità a essa legata. Di fronte al diniego (per ragioni di riservatezza) di renderli disponibili da parte di questa, gli autori, alcuni giorni or sono, hanno ritirato il lavoro ritenendo che non potevano più garantire la qualità e l’obiettività dei risultati . Da ricercatore, con il background scientifico sulla clorochina che ho testé dichiarato, penso che quanto avvenuto rientri nella dialettica della scienza e della ricerca che prevede che ogni lavoro pubblicato possa trovare una conferma o una smentita da parte di altri ricercatori che studiano lo stesso argomento.

 

Al lavoro dopo Covid-19, cosa ci attende

Due webinar il 6 e 15 maggio con diretta streaming sull’home page del campus di Roma by Federica Mancinelli | 04 maggio 2020 Il mondo del lavoro cambia più rapidamente del previsto per effetto dell’emergenza sanitaria. Come cambierà il mondo del lavoro una volta superata l’emergenza? L’abbiamo chiesto al professor Marco Marazza , docente di Diritto del lavoro alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica. Poi, superata l’emergenza, resterà comunque diversa perché sia le imprese che i lavoratori potrebbero avere interesse a consolidare un nuovo assetto, tendenzialmente definitivo, che valorizzi flessibilità degli orari e lavoro da casa». Basti pensare al fatto che per lavorare senza vincoli di spazio e luogo è ragionevole discutere di sistemi di controllo del lavoro a distanza efficaci e sostenibili. Nella fase emergenziale si dovrà utilizzare la cassa integrazione oppure potranno essere utili accordi sindacali che riducono gli orari di lavoro per distribuire tra più persone il lavoro». Quali saranno i temi particolari che verranno affrontati nei due webinar del 6 e 15 maggio? «Oggi siamo giustamente concentrati sugli strumenti di tutela della salute dei lavoratori che tornano in azienda. Anzi, il mio augurio è che tutto ciò possa avvenire in piena collaborazione tra tutti i professori di diritto del lavoro di questo grande Ateneo, con approccio interdisciplinare e culturalmente aperto.

 

Al via una stagione turistica alternativa

L'analisi Al via una stagione turistica alternativa Il Covid ha pesantemente influenzato un settore che rappresenta il 13% del Pil. Come sarà l’estate appena iniziata? Più turismo locale, più slow, più italiani che stranieri. Parla il professor Guido Lucarno , coordinatore della laurea in Scienze turistiche 30 giugno 2020 di Guido Lucarno * La fine del lockdown sembra aver scatenato la voglia di riappropriarsi degli spazi che ci era usuale frequentare nel tempo libero. In Lombardia, negli ultimi week end, le strade che portano verso i laghi, le montagne e le città d’arte hanno cominciato improvvisamente a riempirsi di automobili e ciclomotori come nei migliori momenti delle grandi partenze per le vacanze. Sono sembrate le prove generali della ripresa di un settore di attività, quello del turismo, che più ha sofferto e che ancora soffre le conseguenze del blocco forzato. Recenti campagne pubblicitarie, magistralmente realizzate per il piccolo schermo, stanno riproponendo paesaggi, centri d’arte, tradizioni e culture delle nostre regioni (affascinante anche lo spot sul territorio bresciano) che da troppo tempo ci si era colpevolmente dimenticati di avere a pochi chilometri da casa. Le prove generali dei giorni scorsi, con file di auto incolonnate, a pochi chilometri dalle città, come nei momenti dell’esodo di agosto, ci suggeriscono che, almeno in parte, anche il turismo non sarà come prima. docente di Geografia, coordinatore del corso di laurea in Scienze turistiche e valorizzazione del territorio , facoltà di Lettere e filosofia, campus di Brescia #turismo #covid #territorio #turisti Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cecilia suona per la città travolta dal Covid

Coronavirus Cecilia suona per la città travolta dal Covid La studentessa del terzo anno di Economia e management internazionale, con una passione per il pianoforte da quando è bambina, dedica a Piacenza "Nuvole Bianche". Ho suonato per me stessa, per i miei vicini e per tutti quelli che avrebbero rivisto il video sui miei canali social, per trasmettere vicinanza in questo momento critico per l’Italia e per Piacenza in particolare». Ho voluto mostrare la mia solidarietà alle persone che soffrono e a chi rischia anche la propria vita, portando un messaggio di speranza. La musica come un ponte che congiunge i momenti difficili che abbiamo passato con il futuro che ci aspetta, in cui potremo tornare alla nostra quotidianità e a riabbracciare i nostri affetti». Alcuni mi hanno ringraziato, altri si sono aperti con me e mi hanno raccontato della loro situazione e di quello che stanno passando e delle emozioni che hanno provato sentendomi suonare, soprattutto le persone che stanno passando questi giorni di quarantena in solitudine». Cecilia in questi giorni sta seguendo le lezioni online, sta studiando per la sessione d’esame in arrivo e intanto prepara la tesi di laurea. E anche la vita sociale non si ferma, seppur in forma virtuale: «Con i miei compagni ci organizziamo e facciamo spesso video chiamate per svolgere i lavori di gruppo e studiare insieme».

 

Cibo inadeguato e insufficiente per un bambino italiano su sette

Inoltre, si stima che per un bambino su 5 la famiglia di appartenenza vive nel timore di non avere soldi a sufficienza per acquistare il cibo fino alla fine del mese. Inoltre, poiché gli esperti si sono serviti dell'Indice Household Food Security, che analizza, in modo anche molto "crudo", la situazione economica delle famiglie e le ricadute sull'acquisto del cibo alcuni dei partecipanti potrebbero avere riportato in maniera ‘edulcorata’ la propria situazione per imbarazzo. Lo studio ripota dati sul periodo 2017-2018, cosa che significa che la situazione potrebbe essere peggiorata considerando la situazione di pandemia di Covid-19 e la crisi economica che il Paese sta attraversando, sottolinea la professoressa Di Pietro. Le disuguaglianze socio-economiche sono conseguenza anche del fatto che la spesa sociale per i bambini è tra le più basse in Europa, con importanti differenze tra le varie regioni nell'accesso ai servizi per i bambini e per le loro famiglie. Vivere nel Sud Italia, in famiglie numerose, con un reddito basso, genitori di giovane età e con basso livello di istruzione sono risultati i fattori predittori più frequenti di insicurezza alimentare. “Dallo studio è emerso – sottolinea la professoressa Maria Luisa Di Pietro – che un quarto dei bambini coinvolti vive in famiglie che non sempre possono permettersi di mangiare pasti bilanciati da un punto di vista nutrizionale. Si tratta di un problema che richiede grande attenzione, a partire dall’utilizzo di screening a tappeto sull'insicurezza alimentare con monitoraggi a scadenza annuale e alla programmazione di interventi finalizzati a colmare - se presenti - le carenze nutrizionali dei bambini e di adeguate politiche economiche a sostegno delle famiglie, conclude l’esperta.

 

Come il Covid cambia le migrazioni

Un lavoro di ricerca, rilevazione ed elaborazione di dati che, come ha fatto notare Direttore della sede bresciana Giovanni Panzeri, « non si è fermato nemmeno di fronte alle oggettive difficoltà generate dalla pandemia e dal lockdown, di fronte ai quali il CIRMiB non ha tirato i remi in barca. Nell’anno scolastico 2018/19 gli studenti stranieri nel complesso di tutte le scuole statali e non statali della provincia di Brescia sono stati a 33.053, pari al 18% degli studenti (con un incremento dello 0,2% sull’a.s. precedente). Brescia è la quarta provincia in Italia per numero di studenti immigrati - ha infatti evidenziato Paolo Barabanti , docente di sociologia dell’educazione - Un dato che acquista ancor più rilievo se si pensiamo che alle prime tre posizioni ci sono capoluoghi di regione come Milano, Roma e Torino. L’anno solare 2019 presenta una tenuta dei tassi di occupazione per la componente maschile, superiore tra gli stranieri (78,3%) rispetto agli italiani (74,3%) e tenuta anche dell’occupazione femminile (sebbene le donne straniere nella macro regione Nord-Ovest sono risultate meno occupate delle italiane - 61,5% per le donne italiane contro il 48,8% per le straniere). Nel 2019 La dinamicità delle imprese permaneva elevata: a Brescia il 17% dei titolari di imprese sono stranieri e di questi l’84% sono di origine extra-comunitaria. Inoltre, il mercato del lavoro nel 2019 ha fatto registrare in provincia di Brescia un totale di 194.119 attivazioni di rapporti di lavoro (di cui 31,3% a stranieri), a fronte di un numero simile di cessazioni: 190.775, di cui il 31.3% relative a stranieri. In totale, rispetto al 2018, vi è stato un calo del 4,5% di contratti avviati; ma, tra questi, i contratti avviati a stranieri sono calati solo dello 0,5% mentre sono aumentate del 2% le cessazioni dei rapporti di lavoro con stranieri.

 

Coronavirus Lombardia, la cabina di regia per la «Fase 2» con i rettori

Oggi alle 14.30 il governatore Attilio Fontana insedierà il gruppo di rettori universitari per pensare alla fase due: da loro ci si aspetta una visione non strettamente legata alla quotidianità, ma più ampia, su come impostare la ripartenza del sistema lombardo. Nella riunione di oggi verrà infatti stabilità la roadmap che dirà come la macchina regionale dovrà adeguarsi alla nuova sfida: il ritorno a una normalità diversa da quella pre-Covid, fatta di distanziamento sociale, misure di sicurezza per i lavoratori, nuovi metodi produttivi. continua a leggere sul Corriere della Sera] #covid #cabina di regia #lombardia #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt

Covid-19 Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt I professori dell’Università Cattolica hanno offerto la loro competenza ai microfoni di radio e televisione. Ecco alcuni dei loro interventi degli ultimi giorni by Federica Mancinelli | 06 marzo 2020 Nella seconda settimana di allerta ed emergenza sulla diffusione del Covid-19 anche nel nostro paese, i docenti dell’Università Cattolica continuano ad offrire la propria expertise nelle trasmissioni televisive e radiofoniche specializzate e più seguite. Inizia ad aumentare già dal fine settimana la preoccupazione sugli effetti economici e finanziari dell’epidemia: ne parla a RaiNews Angelo Baglioni e sui provvedimenti del Governo è centrato l’intervento di Andrea Monticini a TGR Lombardia . Iniziano a preoccupare le ragioni sanitarie, particolarmente quelle dell’assistenza ospedaliera: sono le terapie intensive di tutte le strutturi i luoghi maggiormente impegnati: Massimo Antonelli illustra la situazione nel programma domenicale “Mezz’ora in più”. Sull’impatto socioeconomico e sul cambiamento degli stili di vita è centrato l’intervento a Mi manda Rai Tre di Guendalina Graffigna che a TGR Lombardia offre alcuni utili consigli per affrontare l’emergenza. È una corsa contro il tempo per contenere il contagio, nelle piccole e grandi città: ne parla Luca Richeldi a Uno Mattina , mentre aumenta la gestione dei casi nei pronto soccorso: fa il punto della situazione Francesco Franceschi al TG2 . Accanto alle questioni sanitarie e economiche preoccupa il tema dei trasporti, che è tema cruciale per il lavoro, i movimenti, la quotidiana normalità: ne parla Andrea Boitani a RadioUno .

 

Coronavirus, una task force contro le fake news

COVID-19 Coronavirus, una task force contro le fake news Istituita dal Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio e formata da otto esperti avrà il compito di fornire ai cittadini i criteri per riconoscere le fonti autorevoli. Per questo motivo il Governo ha deciso di istituire un' Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network . A comporla otto esperti, provenienti prevalentemente dal mondo accademico e del giornalismo, tra cui figura anche il professor Ruben Razzante , docente di Diritto della comunicazione del nostro Ateneo. “Si tratta di un gruppo di lavoro molto agile –spiega il prof. Razzante - che vuole semplicemente inquadrare il fenomeno delle fake news in ambito emergenza Covid-19. Il nostro incarico si svolge sotto l'egida del Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio che divulgherà attraverso i suoi canali istituzionali il lavoro della task force attraverso comunicazioni periodiche alla collettività. “Ci occuperemo – precisa Razzante - delle fake news che rischiano di avere un impatto sui comportamenti dei cittadini rispetto alle misure di contenimento e che quindi possono avere un riflesso diretto sulla salute delle persone: il virus dell'infodemia fa paura tanto quanto della pandemia. Tutto ciò che si occupa di come è successo, perché è successo e di chi ha responsabilità sono cose che riguardano la politica e noi non siamo assolutamente una squadra politica.

 

Così nelle chat di lavoro è nato il CoviDiary

Coronavirus Così nelle chat di lavoro è nato il CoviDiary Una memoria storica caratterizzata da agevole lettura e completezza relativa a quanto accaduto in questi ultimi quattro mesi. Una memoria storica corale, caratterizzata da agevole lettura e completezza relativa a quanto accaduto in questi ultimi quattro mesi (Per leggere il CoviDiary scarica il pdf) . Un racconto nel racconto: il percorso compiuto da chi si è occupato di fornire alla stampa o ai mezzi di comunicazione dell’Ateneo le nuove frontiere degli scenari accademici, sociali, sanitari, culturali, che vedono coinvolta l’Università, nel suo ruolo didattico-formativo, di ricerca, di terza missione. La comunicazione ha riguardato anche l’informazione circa gli adeguamenti, con comprensibile apprensione, a modificare o implementare i servizi in vista della massima sicurezza degli utenti, come è accaduto con la sanificazione degli ambienti. Tante le novità, dal piano #eCatt per il proseguimento dei percorsi didattici in sicurezza (in presenza e da remoto) alla costituzione del Fondo Agostino Gemelli per venire incontro alle esigenze economiche delle famiglie prostrate dalla crisi, in modo che la pandemia non bloccasse progetti e aspirazioni dei giovani. Ha consentito di svolgere eventi online: conferenze, seminari, webinar, dibattiti, presentazioni di libri (per lo più e-book ), finanche lo svolgimento – con una modalità inedita ma che ha aperto nuovi scenari per il futuro – di Open week per la presentazione delle lauree triennali, magistrali e dei master. Accanto agli eventi organizzati con sapiente fantasia pastorale, sono state pubblicate le cronache dei preti in prima linea nel confortare chi pativa le conseguenze del Coronavirus, sono stati annunciati gli incontri di preghiera presso il policlinico Gemelli e commentati i gesti di Papa Francesco durante la pandemia.

 

Covid-19 a tavola, no ai falsi miti

Studio e webinar Covid-19 a tavola, no ai falsi miti Che cosa pensano gli italiani e che cosa consigliano gli esperti. Gli interventi di Walter Ricciardi, Lorenzo Morelli e Guendalina Graffigna 24 giugno 2020 L’alimentazione può aiutarci contro Covid-19? La risposta è affermativa, ma la questione è molto complessa e delicata. La sede di Cremona dell’Università Cattolica, con il contributo di Ircaf Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi , ha chiamato un gruppo di esperti di alto livello per approfondire, con rigore scientifico e taglio divulgativo, la concatenazione positiva tra alimentazione, equilibrio del microbiota intestinale e difese immunitarie. La prevenzione oggi è fondamentale anche per evitare futuri nuovi focolai: un’accurata educazione dei cittadini è dunque un asset imprescindibile per garantire l’aderenza alle diverse misure comportamentali di contenimento del virus oltre che agli stili di vita idonei per prevenire le complicanze della malattia. Una cosa è la suscettibilità a sviluppare un'infezione virale sintomatica, un’altra è invece il potenziale di combattimento che si ha contro il virus: entrambi dipendo dallo stato di nutrizione/malnutrizione e quindi dall’immunocompetenza dell’individuo» aggiunge il professor Fabrizio Pregliasco . L’unica certezza è che il rischio di contrarre il Sars-Cov-2 non dipende dallo stato nutrizionale dell'individuo, ma dal grado di contatto con l'agente patogeno e quindi il distanziamento dalla persona infetta deve essere prioritario. È importante che la scienza dialoghi con i cittadini che sono consumatori e pazienti, proprio per adottare, a tavola e non solo a tavola, comportamenti positivi sia a livello individuale che sociale, evitando falsi miti».

 

Covid-19 e Farmacia, Altems Question Time su formazione e servizi territoriali

Roma Covid-19 e Farmacia, Altems Question Time su formazione e servizi territoriali Venerdì 4 dicembre , ore 14.00, un confronto on line sul futuro del “nuovo farmacista” nella medicina territoriale. I lavori saranno aperti alle ore 14.00 dal professor Americo Cicchetti , direttore dell’ALTEMS, e dal Consigliere Guido Carpani , Capo Gabinetto del Ministro per la Pubblica Amministrazione. Alle ore 15.15 le conclusioni affidate al Consigliere Guido Carpani . La pandemia da Sars-Cov2 sembrerebbe aver arrestato l’avvio della sperimentazione ministeriale sulla Farmacia dei Servizi – afferma il professor Americo Cicchetti - L’inevitabile battuta di arresto ha impattato sul percorso per l’assegnazione di nuovi servizi alle farmacie di comunità, nell’ottica di presa in carico territoriale dei pazienti». Tuttavia, nonostante la pandemia abbia prodotto un lockdown generalizzato – continua Cicchetti - le farmacie sono sempre rimaste aperte garantendo un supporto continuo alla popolazione. altems #economia #farmacia #medicina #covid #pandemia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Coronavirus, guariti ma ancora positivi al tampone,sono quasi uno su cinque

Roma Coronavirus, guariti ma ancora positivi al tampone,sono quasi uno su cinque Uno studio di ricercatori dell'Università Cattolica e Policlinico Gemelli IRCCS dimostra implicazioni per la possibile contagiosità di queste persone uscite dalla quarantena. È quanto emerso da uno studio pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine e condotto dal professor Francesco Landi , docente di Medicina Interna all'Università Cattolica e direttore della UOC di Riabilitazione e Medicina Fisica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Lo studio ha coinvolto 131 pazienti Covid-19: si è visto che 22 dei pazienti (16.7%), pur rispettando tutti i criteri per terminare la quarantena (assenza di febbre e due tamponi negativi), hanno presentato nuovamente tampone positivo dopo due settimane. La probabilità di restare positivi al SARS-CoV-2 è più alta tra coloro che presentano ancora dei sintomi. Ebbene, è emerso che diversi sintomi erano ancora frequenti nella popolazione di guariti: la fatica nel 51%, difficoltà respiratorie nel 44%, tosse nel 17%, indipendentemente dall'esito positivo o negativo del tampone effettuato a giugno. La probabilità di risultare ancora positivi al SARS-CoV-2 dopo la guarigione è risultata significativamente elevata tra coloro che ancora presentavano sintomi respiratori, come mal di gola e rinite (sintomi simili al raffreddore). "Questo è il primo studio a fornire un dato certo sui pazienti (16,7%) ancora positivi al tampone dopo la guarigione - rileva il professor Landi -.

 

Covid-19, i Down 10 volte a rischio

Lo studio, pubblicato sull’ American Journal of Medical Genetics , è in linea con le conclusioni di un altro studio retrospettivo condotto negli Stati Uniti sui pazienti ospedalizzati con Covid-19, che ha descritto un aumento di nove volte la percentuale prevista di pazienti con Sd ospedalizzati rispetto alla popolazione generale. La prevalenza di persone con Sindrome di Down nel nostro campione è stata dello 0,5% (16 individui) . La prevalenza di Sd nella popolazione generale italiana è circa lo 0,05%, suggerendo che la mortalità da Covid-19 in questa popolazione potrebbe essere fino a 10 volte maggiore della popolazione generale» spiega Graziano Onder , direttore del Dipartimento di malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss. Inoltre, presentano spesso diverse anomalie anatomiche delle vie aeree superiori che aumentano la probabilità di ostruzione delle medesime vie aeree, una condizione che può predisporre all’ipertensione polmonare, che a sua volta può aumentare la gravità dell'infezione da Covid-19». In sintesi, le persone adulte con Sd rappresentano una popolazione fragile e vulnerabile alle infezioni e pertanto da tutelare con estrema attenzione in questa fase epidemica» dichiara Emanuele Rocco Villani (nella foto in alto) , dottorando di ricerca in Scienze dell’invecchiamento all'Università Cattolica e primo autore della ricerca. Le caratteristiche cliniche e demografiche dei pazienti con Sindrome di Down Gli individui con Sd erano più giovani di quelli senza Sd (52 contro 78 anni), mentre la distribuzione del sesso era simile (femmine 38% vs. 33%). Inoltre, i 16 pazienti esaminati avevano un'alta prevalenza di demenza, il che è coerente con ciò che si vede nella popolazione con Sd, nella quale possono verificarsi danni cognitivi progressivi a partire dall'età di 45 anni, raggiungendo una prevalenza complessiva di demenza fino al 68-80% a 65 anni.

 

Covid-19, la letalità in Italia si è ridotta

Aggiornamento al 24 settembre dei dati e riflessioni sulla nuova fase della pandemia dell’ Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane 30 settembre 2020 Si è ridotta la letalità della sindrome da Covid-19: è passata dal 14,5% dei contagiati della prima ondata (fino al 16 giugno), all’11,5% attuale (dati al 24 settembre). Al contrario, Lombardia e Piemonte, le due Regioni che nella prima fase della pandemia sono state colpite più violentemente dai contagi , nella seconda fase presentano un incremento mediamente più limitato dei nuovi contagi, rispettivamente del 14,6% e 11,5%. È quanto emerge dall’aggiornamento al 24 settembre dei dati relativi all’emergenza Covid-19 dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane coordinato dal professor Walter Ricciardi , direttore dell’Osservatorio e Ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, campus di Roma e dal dottor Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio. Come anticipato, il dato che sorprende è che solo il 27,3% dei positivi era asintomatico, mentre ben il 66% dei positivi ha dichiarato di aver avuto i sintomi riconducibili al virus. Le due Regioni che nella prima fase della pandemia sono state colpite più violentemente dai contagi, nella seconda fase presentano un incremento mediamente più limitato dei nuovi contagi, si tratta di Lombardia e Piemonte, nelle quali l’aumento dei nuovi casi nel periodo considerato è, rispettivamente, del 14,6% e 11,5%. Tuttavia, nel confronto tra i due periodi, va tenuto conto del fatto che i contagi sono stati registrati a partire dal 24 febbraio, ma non si può escludere che non ci fossero stati casi prima di questa data, pertanto potremmo non aver potuto apprezzare l’effettiva evoluzione iniziale della prima fase. Dal punto di vista del Servizio Sanitario Nazionale , il rallentamento dei contagi ha allentato la pressione sulle strutture sanitarie che sono riuscite a migliorare la gestione dei contagi, con meno ricorso all’ospedalizzazione e più all’isolamento fiduciario.

 

Covid-19, meno decessi, ma ospedali sotto pressione

Roma Covid-19, meno decessi, ma ospedali sotto pressione Nel nuovo Focus di Osservasalute allarme sulla situazione degli ospedali per ricoveri e terapie intensive. ottobre 2020 Decessi per Covid-19 ridotti in questo inizio di seconda ondata rispetto alla prima, il numero di decessi tra febbraio e marzo aumentava giornalmente del 4,6%, mentre tra settembre e ottobre l’incremento è sceso sensibilmente, attestandosi allo 0,13%. Questi sono i principali indicatori aggiornati al 24 ottobre dei dati relativi all’emergenza Covid-19 dell’ Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane coordinato dal professor Walter Ricciardi , Direttore dell’Osservatorio e docente di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, e dal dottor Alessandro Solipaca , Direttore Scientifico dell’Osservatorio. Rispetto alla prima fase, è confortante la sensibile riduzione dei decessi, dovuta sia a una maggiore capacità di cura sia a una popolazione meno fragile. È importante migliorare la capacità di tracciamento dei contagi, per evitare il più possibile che gli asintomatici possano trasmettere in maniera inconsapevole il virus come accaduto nella prima fase della pandemia, dichiara il dottor Solipaca. Rispetto alla diffusione del contagio, «è stato molto grave – afferma il professor Ricciardi - che, nella prima fase, circa 700 mila siano “sfuggiti” alla diagnosi pur avendo i sintomi riconducibili al virus, questo ha favorito sicuramente molti contagi che si sarebbero potuti evitare con un confinamento fiduciario». Infatti, dai dati relativi all’indagine sierologica condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica e dall’Istituto Superiore di Sanità (Istat-ISS), il 66% dei positivi ha dichiarato di aver avuto i sintomi riconducibili al virus.

 

Covid-19, mortalità aumentata di sei volte

Analizzando l’andamento dei pazienti ricoverati sul totale dei positivi, si vede che nelle Regioni del Nord il valore medio registrato nell’ultima settimana dall’indicatore è pari a 5,54% (in aumento rispetto alla scorsa settimana che era pari a 5,49%). Dal report #22 è stato avviato il monitoraggio del tasso di saturazione dei Posti Letto di Terapia Intensiva comparando i posti letto attivi pre DL 34/2020 con i nuovi posti letto attivati post DL 34/2020. Se consideriamo la dotazione di posti letto originaria, ovvero prima dei piani regionali di riorganizzazione della rete ospedaliera, il tasso di saturazione in oggetto risulta essere pari al 130% in Valle d’Aosta, al 115,8% nella P.A. Di questo, il tasso medio calcolato sull’intera penisola è del 71,5% se consideriamo la dotazione pre DL 34 e del 43,6% se, invece, teniamo in considerazione i nuovi posti letto di TI, in riduzione rispetto al precedente aggiornamento di -3,6 (situazione PRE DL 34) o -2,2 (situazione POST DL 34) punti percentuali. Dal report #28 è stato elaborato un indicatore che misura il tasso di saturazione dei posti letto in Area Non Critica, ovvero dei posti letto di area medica afferenti alle specialità di malattie infettive, medicina generale e pneumologia. Al 1° dicembre 2020 - afferma il professor Cicchetti - nonostante ulteriori implementazioni di posti letto di terapia intensiva, 12 Regioni hanno esaurito la capacità di posti letto di terapia intensiva aggiuntivi e stanno, seppur con percentuali diverse, attingendo alla capacità strutturale. A differenza della settimana precedente, il tasso di saturazione dei posti letto di terapia intensiva – continua Cicchetti – registra un decremento di -3,5 punti percentuali considerando la dotazione di posti letto di terapia intensiva PRE DL 34/2020 e di -2,2 punti percentuali considerando la dotazione di posti letto di terapia intensiva POST DL 34/2020.

 

“Ingaggiare” i cittadini per renderli più consapevoli

CORONAVIRUS “Ingaggiare” i cittadini per renderli più consapevoli Una ricerca degli psicologi di EngageMinds Hub ha studiato l’adesione degli italiani alle misure di contenimento di Covid-19. È il primo quadro che emerge dalla ricerca condotta dal Centro di Ricerca EngageMinds Hub nell’ambito del progetto Craft- Cremona Agri-Food Technologies e della Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali. L’indagine ha inteso mappare le principali reazioni degli italiani all’emergenza Covid-19 in relazione alla loro capacità di “engagement”, cioè all’attitudine dimostrata nell’elaborare psicologicamente le preoccupazioni legate allo stato di emergenza e di assumere un ruolo proattivo e collaborativo nel processo preventivo. In particolare il centro EngageMinds Hub ha validato un modello psicologico di valutazione dell’“engagement” (definito People Health Engagement Model**) capace di predire le reazioni psicologiche dei cittadini e di spiegarne la maggiore o minore aderenza alle prescrizioni di contenimento del Covid 19. In generale, lo studio rivela come solo il 16% degli italiani sia in uno stato di “equilibrio” psicologica e quindi risulti capace di agire in modo sinergico con il sistema sanitario e le prescrizioni per ridurre il rischio di contagio. Ma qual è quindi il valore aggiunto di profilare i cittadini sulla base del loro livello di Engagement? Rendere consapevoli i cittadini e i consumatori del loro ruolo cruciale nell'evitare la rapida diffusione del virus è un obiettivo primario per rendere efficace il processo preventivo del nuovo coronavirus. Poter identificare e prevedere il profilo dei cittadini è fondamentale al fine di accompagnarli in questo processo di maturazione psicologica della percezione di sé come responsabili della salute propria e della comunità.

 

Covid-19 si combatte anche in radio e Tv

Sono motivati, determinati e coraggiosi in questa fase storica» ha dichiarato Anna Maria Fellegara , preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza il 25 marzo a Newsroom Italia di Rainews24. L’Ateneo, prossimo a celebrare il suo primo secolo di vita, è pronto a guardare ai prossimi cento anni proprio a partire dall’interazione della didattica in presenza (fondamentale perché il processo formativo ha bisogno di relazione e di vicinanza) con gli strumenti offerti oggi dalla tecnologia. Con il passare delle settimane stanno emergendo molte esigenze che riguardano sia le persone costrette a stare in casa sia gli operatori sanitari sottoposti a ritmi di lavoro e pressioni psicologiche sempre più faticosi. Il 25 marzo a Basta la salute di Rainews24 lo psichiatra Gabriele Sani ha parlato del progetto “Resilienza Covid19” proprio per aiutare gli operatori sanitari. Ricordiamo quello di Stefano Vella il 23 marzo a La vita in diretta di Rai1 e il 24 marzo a Coffee break di La7 a proposito del farmaco Avigan utilizzato in Giappone. Una raccomandazione particolare è arrivata dal geriatra Graziano Onder il 26 marzo a Skytg24, che ha sottolineato l’importanza per gli anziani di rivolgersi subito al medico di base in caso di febbre e affanno. Il 25 marzo a Buongiorno regione di Rai3 e il 26 marzo a Piazza pulita di La7 si è parlato del progetto dei tamponi lampo, per il quale l’ospedale pilota è il Policlinico Gemelli.

 

Covid-19, un cruscotto per misurare la dinamica della pandemia

È il contributo che da oggi l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane mette a disposizione per contribuire alle riflessioni sulla dinamica della pandemia da Covid-19 attraverso una sezione specifica sul sito www.osservatoriosullasalute.it . Il contributo che l’Osservatorio intende dare ai cittadini e ai media si basa su pochi indicatori rappresentati graficamente, puntando l’attenzione sull’intensità della diffusione della pandemia, sulla gravità dei contagi e sull’impatto che questi hanno sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’intensità e la gravità della pandemia è documentata attraverso il numero dei nuovi contagi giornalieri e dei decessi per Covid-19 registrati nelle Regioni italiane. Inoltre, l’impatto sui reparti di terapia intensiva è rappresentato dalla percentuale della media negli ultimi 7 giorni di pazienti ricoverati con Covid-19 sul totale dei posti letto disponibili. Per fornire una misura della pressione generale che la pandemia esercita sulla popolazione e sul SSN è stato calcolato un indicatore composito che sintetizza le dimensioni considerate (incidenza, letalità e ricoveri ospedalieri) negli ultimi 7 giorni. A tal fine ogni indicatore, utilizzato per la costruzione del composito, è stato normalizzato rapportandolo alla popolazione residente per rendere possibile il confronto tra le diverse Regioni in cui l’intensità dei fenomeni considerati dipende dall’ammontare di popolazione nella quale si sviluppano. Ne consegue che l’appartenenza di ogni Regione ai singoli gruppi (rosso, giallo e verde) dipende esclusivamente dalla posizione in graduatoria, pertanto non ha nessuna relazione con le zone individuate dal DPCM del 3 novembre 2020, emanato con la finalità di individuare le zone più a rischio sulla base di 21 indicatori.

 

Covid-19, webinar con Sandra Zampa e Domenico Mantoan (Aifa)

So bene quanto le associazioni di pazienti faticano e lavorano per essere ascoltate: quando nelle nostre organizzazioni complesse si inseriscono voci dall’esterno rappresentative di bisogni precisi si realizza una grande collaborazione. Le associazioni hanno un ruolo strategico e l’indagine presentata oggi ne è grande testimonianza, soprattutto per i nuovi dati da esse messi a disposizione che diventano per noi decisori un ulteriore elemento di conoscenza. La pandemia ci ha insegnato l’importanza della medicina del territorio, l’importanza della prevenzione, la collaborazione sovranazionale e ci ha insegnato anche quanto le associazioni di pazienti sono preziose e importanti: questo è un dialogo e un arricchimento che non dovrà essere sprecato». Sono le parole con cui la sottosegretaria al ministero della Salute Sandra Zampa ha commentato i dati di una ricerca condotta sulle attività delle associazione dei pazienti nel tempo del Coronavirus. Secondo Renato Botti (Regione Lazio), «la Regione, anche prima della pandemia, aveva rilanciato nuove modalità di collaborazione con le associazioni di pazienti, destinatari e protagonisti delle nostre azioni e decisioni per costruire momenti di confronto e di dialogo più strutturati. Ogni associazione ha in media condotto 2 azioni anti Covid-19, di cui il 52% riguardano il potenziamento di attività/servizi già erogati prima dell’emergenza, mentre il restante 48% sono servizi nuovi, attivati per far fronte allo stato emergenziale del momento. Forte è stato lo spirito di collaborazione con le istituzioni e delle istituzioni, con un maggior ascolto da parte di quest’ultime delle esigenze dei pazienti, così come le alleanze e il networking tra le associazioni per promuovere azioni comuni.

 

Covid, convitato di pietra alla Casa bianca

Sette gradi Covid, convitato di pietra alla Casa bianca La pandemia torna a fare paura nel mondo e tocca uno dei politici più scettici sulla lotta al Coronavirus, Donald Trump. Nel mondo non è facile: siamo tutti uguali davanti al virus, ma non davanti alla pandemia. Quella americana è una lezione, anche se è complesso considerarla con leggerezza: ma la letteratura , come sempre, aiuta. Mentre gli Usa attendono, fra meno di un mese si deciderà, in Italia di nuovo elezioni : politica glocal nelle città, ogni ballottaggio è un nuovo inizio. È glocal anche la responsabilità: ciò che accade a tutti dipende dai singoli, dalle case, dalle aule, dagli uffici, il bivio è ora. E mentre nei Balcani il nation-building ravviva le tensioni tra Macedonia e Bulgari a, nell’Europa italiana è festa: per un po’ una domenica in perfetta letizia . L’« economia delle persone », nel mondo, soffre: dal grande al piccolo la pandemia colpisce in sproporzione e localmente non siamo tutti uguali. Dal piccolo al grande la vita adesso è un effetto farfalla: una piccola azione può influenzare e propagarsi.

 

Covid a tavola, la scienza scende in campo

È l’appello che lancia il professor Walter Ricciardi , docente di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, nel corso del webinar “ Covid-19 a tavola: tra falsi miti e realtà scientifica. Anche per noi scienziati – sostiene Ricciardi – non è più il tempo di dedicarci solo ai lavori scientifici, di pubblicare lavori ad alto impact factor, di parlare ai congressi. C’è bisogno, per questo, di trovare un linguaggio comune tra scienza e cittadini, intesi sia come consumatori che pazienti, spiega Guendalina Graffigna , direttrice di Engage Minds Hub e autrice della ricerca su alimentazione e Covid-19 . Una tendenza ancora più marcata tra coloro che hanno un titolo di studio elevato (master o dottorato) e che più temono il rischio di contagio da Covid-19. Mangiare correttamente, invece, lo stimola più che assumere integratori alimentari, di cui siamo il popolo che in Europa fa maggior uso. Su questo negli ultimi anni l’industria si è mossa, riducendo del 30% i grassi, i grassi saturi e gli zuccheri negli alimenti: dobbiamo muoverci anche noi». Ed è proprio questo, secondo Ricciardi, a fare «la differenza tra i paesi antisismici, cioè quelli che fanno le cose prima, e i paesi sismici che costruiscono le cose soltanto dopo le distruzioni». Ma se andiamo a dire che i soldi che chiediamo ci servono per fare quello che abbiamo fatto fino a ora non penso che si vada lontano, soprattutto per un Paese che ha il 150% di debito pubblico e che quindi dipende dagli altri per la sopravvivenza».

 

Idee da The day after Covid-19

L'analisi Idee da The day after Covid-19 Otto docenti dell’Università Cattolica, attingendo alla propria disciplina, hanno immaginato di essere nel post-pandemia per raccontarci il giorno dopo da diversi punti di vista. Fausto Colombo , direttore dipartimento Scienze della comunicazione e dello spettacolo, nel video La rete come non l’abbiamo mai usata spiega che è in atto una vera rivoluzione soprattutto per quanto concerne l’uso dei media. Anche lo smart working richiederà nuove forme di utilizzo di smartphone e tablet, così come la pubblicità per ripartire dovrà essere spalmata su tutti i media. Terza parola è l’incertezza epistemica conoscitiva: non sapere cosa avverrà dopo, crea ansia, sofferenza, così come le scelte di carattere pubblico vengono compiute in una condizione di incertezza. I social ci hanno permesso di mantenerci in contatto con i nostri cari ma c’è il rischio di crisi delle autentiche forme di socialità, della perdita di contatti umani veri. L’impatto sull’industria dell’intrattenimento, dei media e della tv è stato potente, spiega Massimo Scaglioni , docente di Storia, economia e marketing dei media, nel video Il nuovo sistema delle industrie culturali . La tv ha trasmesso alcune delle immagini che sono già storia come per esempio la preghiera di papa Francesco in piazza San Pietro, vuota ma piena di 17 milioni di spettatori.

 

In calo i positivi ma anche i tamponi

In questo numero il report aggiunge un’analisi sulla predisposizione di Piani Pandemici o Piani Emergenziali da parte delle Regioni e la programmazione sanitaria regionale Covid-correlata (compresa la programmazione in ambito vaccinale). Attuazione del decreto legge 34/2020 (decreto rilancio) , che prevede un piano di riorganizzazione per affrontare eventuali nuove emergenze, ad esempio legate a nuovi focolai e garantire la ripresa dell’attività sanitaria non-covid. Marche, Calabria e Veneto hanno adottato le disposizioni nell’ultima settimana, e arrivano dunque in tutto a 12 su 21 le regioni che hanno formalmente dato attuazione al provvedimento. Tamponi diagnostici Per quanto riguarda la ricerca del virus attraverso i tamponi, si osserva che il trend nazionale, è tornato nuovamente a scendere: rispetto alla settimana scorsa, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,25 a 5,93. Una nuova mappa per le terapie intensive Il Friuli-Venezia Giulia rappresenta la regione che attualmente registra il rapporto più elevato tra ricoverati in terapia intensiva sui ricoverati totali (25%; percentuale dovuta presumibilmente a un numero di ricoverati totali basso) seguita dalla Toscana (23%). In merito alla sensibilizzazione-educazione dei cittadini, le regioni sono pressoché allineate, con il Veneto che presenta la maggior percentuale di contenuti recanti questa funzione (12,2%). L’85,7% delle comunicazioni sui siti web delle aziende sanitarie per la regione Marche dedicate ai cittadini; l’Emilia-Romagna e il Veneto presentano più di metà delle comunicazioni indirizzate ai cittadini (rispettivamente 61% e 63,2%).

 

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