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Spadaro, prove di dialogo Cina-Santa Sede

milano Spadaro, prove di dialogo Cina-Santa Sede Il direttore di Civiltà Cattolica presenta le sfide che la chiesa affronta nelle relazioni con la Repubblica popolare cinese. Sulla scia dell’evento che ha fatto incontrare in largo Gemelli il Segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin e due vescovi cinesi, un’altra iniziativa per saldare i rapporti con la Cina, come sottolinea il rettore Franco Anelli . Questi incontri rappresentano opportunità per imparare cose nuove e contribuire attivamente, come Università Cattolica, all’opera di studio e di riflessione su eventi legati agli obiettivi della Chiesa: facciamo nostro il mestiere di osservatori attenti ai fenomeni che stanno accadendo, liberi da schematismi di approccio». Ad apprezzare l’interesse che la chiesa e l’Università Cattolica dedicano al tema della Cina l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini : «Più sento parlare di Cina più avverto i limiti della nostra conoscenza» afferma. Secondo il direttore di Civiltà Cattolica, che spiega come «gli attacchi a papa Francesco non sono attacchi a Francesco ma alla Chiesa per spaccarla», sono almeno tre le sfide che abbiamo davanti. La seconda sfida è quella della fiducia, «con il necessario sforzo di riconciliazione ecclesiale che punti sugli sforzi per ciò che unisce, piuttosto che su ciò che divide». Si può ripensare radicalmente il cristianesimo in chiave cinese? Può la fede cristiana diventare una forza in tutta la Cina?» Per padre Spadaro, si tratta di una vera e propria «sfida teologica», che potrà essere in futuro «una grande risorsa anche per la Chiesa universale».

 

Vaticano, la via della diplomazia

milano Vaticano, la via della diplomazia Attraverso l’attività diplomatica dei nunzi apostolici, da sempre promuove nel mondo diritti umani, solidarietà, pace. La testimonianza di monsignor Silvano Tomasi, già osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra. È l’appello espresso dall’arcivescovo Silvano Tomasi , già Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra, a fronte di alcuni focolai di crisi sparsi per il mondo: la situazione del Venezuela, le violenze in Siria, il riemergere dei nazionalismi in Europa, i conflitti in Africa. Del resto, la neodirettrice del Centro di Ateneo Simona Beretta , introducendo l’incontro, ha giustamente fatto riferimento al titolo del volume «la famiglia di nazioni», quale modello di società per tenere insieme il «sistema mondo». Ed è proprio su questo aspetto che ha fatto leva monsignor Tomasi illustrando l’attività diplomatica dei nunzi apostolici, con particolare attenzione al periodo che va dalla Rerum Novarum del 1891 alla Laudato si’ del 2015. Attraverso l’attività diplomatica dei nunzi apostolici la Santa Sede promuove la dignità dell’uomo, l’impegno per la pace, una globalizzazione giusta, con la forza del diritto, e non con il diritto della forza. Inoltre, la Santa Sede è la seconda, dopo gli Stati Uniti, per numero di relazioni diplomatiche, e solo pochissimi Stati non hanno relazioni diplomatiche ufficiali, ma sono in contatto costante con il Vaticano: si veda il caso della Cina con l’accordo per le nomine dei vescovi.

 

Oltre la diplomazia dei tweet

milano Oltre la diplomazia dei tweet Secondo Sir Ivor Roberts , già ambasciatore britannico a Roma, le relazioni diplomatiche sono più importanti che mai, anche in un tempo in cui il mondo, a partire dalla Siria, è in fiamme, e la politica sembra accadere sui social. È un messaggio di realismo e di speranza quello che Sir Ivor Roberts ha portato nella sua lezione promossa da Alta scuola in economia e relazioni internazionali (Aseri) e da centro di ricerca sulla Cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Da ultimo, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una mossa controproducente dal punto di vista dell’equilibrio diplomatico. Anche l’annunciato e storico meeting tra il presidente Usa e Kim Jong-Un è il punto d’arrivo di un paziente lavoro di cucitura svolto dalla Corea del Sud e dal suo presidente Moon Jae-In. Siamo giunti a questo punto perché in passato è mancato un adeguato esercizio della diplomazia» è l’opinione di sir Roberts. Se a Douma è stato Assad a far uso di armi chimiche», dice il direttore Aseri, «è impossibile che l’abbia fatto senza l’accordo della Russia, che esercita un’influenza enorme sulla politica del regime. Se la responsabilità è russa, quindi, è la Russia che si sarebbe dovuta colpire: si è scelto di non farlo, dando un ampio preavviso dell’attacco, che quindi non ha avuto alcuna conseguenza concreta per Putin».

 

La cultura come tool diplomatico

cattolicapost La cultura come tool diplomatico L’incontro delle due Coree per le Olimpiadi invernali o la strategia del presidente francese Macron testimoniano che la Cultural Diplomacy è strumento di pace ma anche “braccio armato” del Soft Power di un Paese. Il suo ruolo assume nuove connotazioni, specie in un momento come quello attuale, in cui i social e la tecnologia sembrano essere protagonisti anche in questioni vitali, come si evince dai fatti drammatici degli scenari di guerra aperti. Attingere al patrimonio culturale può essere infatti una soluzione efficace, come ribadisce la Commissione Europea che nel 2016 identifica formalmente la “diplomazia della cultura” come soft power per promuovere crescita e dialogo. In cosa consiste questo approccio e quali sono le possibili realizzazioni? «La Diplomazia della cultura in epoca di interconnessioni globali rappresenta davvero uno strumento dalle molteplici funzioni» osserva Federica Olivares , ideatore e direttore del master in Cultural Diplomacy dell’ Alta scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) . Essa è, infatti, oggi più che mai un “solvente universale” che può abbattere mura altrimenti impenetrabili e costruire ponti anche fra i più acerrimi nemici. Le Olimpiadi in Corea del Sud del febbraio scorso sono state un clamoroso esempio di utilizzo della cultura sportiva, la Sports Diplomacy, che ha riaperto il dialogo fra le due Coree». Di Diplomazia della cultura, ruolo dei social media, global reputation e carriere internazionali si parlerà in occasione della tavola rotonda organizzata dal Master Cultural Diplomacy, martedì 8 maggio alle 15.30 in via Nirone a Milano , con approfondimenti e proposte da docenti, diplomatici ed esperti di relazioni internazionali.

 

Shakespeare in film 400 anni dopo

MILANO Shakespeare in film 400 anni dopo Prende il via lunedì 15 febbraio un pacchetto di iniziative della facoltà di Scienze linguistiche i n collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano . Una serie di incontri dedicati al rapporto tra il Bardo e il cinema, l’economia, la diplomazia e la moda 12 febbraio 2016 Celebrare la figura del poeta nazionale inglese a 400 anni dalla morte. Ma soprattutto ricordarne la sua attualità e i mille usi a cui la sua opera è stata adattata, in contesti anche molto diversi da quello letterario: dal cinema alla televisione ai nuovi media, dall’economia al management alle relazioni internazionali, dalla pubblicità alla moda. In occasione del quarto centenario della morte di William Shakespeare (1564-1616), la facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore organizza una serie di incontri articolati in quattro temi: Shakespeare in film , Shakespeare e l’economia (vedi a lato), Shakespeare e la diplomazia , Shakespeare e la moda . SHAKESPEARE IN FILM: 5 (+ 1) VISITE GUIDATE In collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano , antologia di scene memorabili e imprevedibili tratte dagli oltre mille film “shakespeariani” scelte e presentate dal professor Arturo Cattaneo , anglista e direttore scientifico dell’iniziativa, e dal regista Gianluca Fumagalli . Il ciclo propone cinque visite guidate al mondo del cinema ispirato a Shakespeare, con la proiezione di brevi scene di alcuni di quei mille film, dai più importanti ai più curiosi. Un politico nostrano ha stigmatizzato il fatto che “il nostro sistema universitario sforna qualche letterato di troppo”.

 

Le strategie della diplomazia vaticana

milano Le strategie della diplomazia vaticana Un documento ricostruisce l’azione diplomatica della Santa Sede tra Europa e Sud America nel 1914, alla vigilia dello scoppio della Grande Guerra. Il volume pubblica integralmente un documento che rappresenta una fonte preziosa per comprendere obiettivi e priorità di una delle più antiche diplomazie del mondo all'inizio del XX secolo, nel contesto della crisi internazionale che precedette la Prima Guerra Mondiale. Composto da 230 pagine per lo più dattiloscritte, il documento è conservato nell'Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, mentre il contesto storico in cui è stato redatto è quello del settembre 1914. L’allora Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, preposta alla gestione dei rapporti tra la Santa Sede e gli Stati, fu incaricata dalla Segreteria di Stato di redigere un dettagliato report dell'attività svolta dalla diplomazia pontificia durante il pontificato appena concluso in diversi Paesi dell'Europa continentale e dell'America Latina. Il volume è il frutto del proficuo rapporto tra i due istituti di ricerca alla quale appartengono gli autori», ha detto la direttrice del Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di scienze del territorio “Mario Romani” Maria Bocci , moderando il dibattito. Che è lo stesso auspicio del nunzio apostolico in Nigeria, monsignor Antonio Guido Filipazzi, intervenuto alla presentazione non solo per la sua esperienza al servizio della Santa Sede in contesti difficili ma anche in qualità di studioso di storia della diplomazia pontificia. Al termine della sua relazione ha invitato gli studiosi a non attendere soltanto l’apertura degli archivi pontifici del periodo di Pio XII ma a fare le loro ricerche anche negli archivi attualmente a disposizione.

 
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