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Terremoto, gemellaggio con Camerino

brescia Terremoto, gemellaggio con Camerino La sede di Brescia offre la possibilità agli allievi dell’ateneo marchigiano, colpito dal sisma, di seguire le lezioni del primo semestre nel campus di via Trieste, con un accordo di learning agreement . Potrebbe essere la soluzione studiata per alcuni di circa 6.000 studenti dell’ateneo marchigiano, che è stato costretto a sospendere la totalità delle attività amministrative e didattiche dopo il sisma che ha colpito il territorio nelle scorse settimane. L'intento è quello di dare la possibilità agli studenti e ai ricercatori marchigiani di continuare a seguire le lezioni a Brescia - almeno nel periodo del primo semestre - per non rimanere indietro con programma ed esami, ma restando formalmente legati alla propria Università e al percorso di studi. L’idea è stata lanciata dai due rettori degli atenei bresciani, Franco Anelli e Maurizio Tira , al collega di Camerino, Flavio Corradini , per offrire sostegno e informarlo di come Brescia sia pronta a mettere a disposizione le proprie aule e i propri mezzi. A questo proposito è già scattata una gara di solidarietà da parte di alcuni studenti bresciani e delle loro famiglie che hanno già manifestato disponibilità ad accogliere i colleghi marchigiani, mettendo a loro disposizione alcune stanze. Tra gli studenti che, invece, usufruirebbero immediatamente della possibilità di un eventuale “gemellaggio” tra atenei c’è Manuel Zamparini , studente di Bagnolo Mella (Bs) iscritto al primo anno della facoltà di Informatica dell’Università di Camerino. Ho deciso di iscrivermi nelle Marche sfruttando l’ospitalità di alcuni miei parenti a Gagliole, una località in provincia di Macerata, a 20 minuti dall’università, che risulta tra i centri colpiti dal sisma» ha raccontato.

 

Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia

milano Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia Il direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Ateneo Fabio Sbattella è stato nelle zone colpite dal sisma per mappare i bisogni di chi si ritrova senza più passato e senza futuro. Il professor Fabio Sbattella (nel video qui sopra e nella foto sotto) , direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Università Cattolica, è stato nei luoghi colpiti dal terremoto per una prima esplorazione dei bisogni. Poi le ondate di rabbia (domande come: “Perché proprio a me?”); il disgusto , soprattutto di fronte alla visione di cadaveri (un sentimento che colpisce anche i soccorritori). La persona si trova a dover ripensare se stessa come dopo un lutto e deve abbandonare il progetto di vita originario , perché quello che era è morto». E, oltre all’intervento con tutte le persone ospitate nei campi, che può interessare i primi due-tre mesi, si affianca ala presa in carico di quei casi, che la letteratura scientifica quantifica nel 20%, che scivolano in una situazione di trauma psichico . È una frattura interna, che in termine tecnico si chiama Disordine post traumatico (Ptsd - Posttraumatic stress disorder) e può presentarsi un mese dopo il terremoto, quando la persona comincia a realizzare quello che è realmente successo». Nel caso specifico del terremoto che ha colpito il Centro Italia, secondo il professor Sbattella, c’è da attendersi un numero molto inferiore di persone ospitate nelle tendopoli rispetto ai sismi precedenti, perché, essendo zone di villeggiatura, chi ha potuto è tornato alle proprie prime case.

 

Gemelli, prove di Grande emergenza

roma Gemelli, prove di Grande emergenza Al Policlinico è stata simulata la gestione di un maxi incidente di natura chimica nel territorio urbano, con feriti gravi e intossicati ricoverati d’urgenza. Ecco le immagini dell’iniziativa inserita nel progetto Eden dell’Ue che si concluderà a Bruxelles 29 settembre 2016 Prove generali per la gestione sanitaria di una “ Grande emergenza ”. Per questo, la sfida non è tanto quella di organizzare la simulazione di un evento, ma preparare il personale ad affrontarlo e gestirlo» ha spiegato Daniele Gui , docente di chirurgia generale all’Università Cattolica e responsabile della Uoc Chirurgia d’Urgenza del Gemelli nonché partner scientifico del Progetto. La simulazione Alla presenza di più di cento invitati, provenienti anche da Paesi europei ed extra-europei, sono state all’opera più di quaranta unità di personale sanitario nel soccorso di trenta vittime simulate. La dimostrazione è durata tre ore ed è iniziata intorno alle 13 con l’allerta (anch’essa simulata) trasmessa al Policlinico Gemelli di un evento di Maxi Emergenza con pazienti che mostravano sintomi riconducibili a un incidente chimico civile. Il Policlinico ha attivato il Peimaf con la conseguente costituzione di unità di crisi e le attività conseguenti quali la rapida installazione di una tenda per la decontaminazione dei feriti e la speciale vestizione del personale ospedaliero per il rischio chimico. Al termine di questa procedura, complessa e delicata oggetto di particolare attenzione nella simulazione, le vittime sono state trattate nel Pronto Soccorso per la stabilizzazione della funzioni vitali nelle sale gialla e rossa, per i casi più gravi.

 
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