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Famiglia-lavoro, basta retorica

Questo vuol dire che le famiglie si trovano soprattutto ad affrontare problemi legati alla cura degli anziani, specie se non autosufficienti» afferma il professor Riva, che coordina l’organizzazione della conferenza internazionale. All’interno delle aziende le politiche per la conciliazione sono poco diffuse, soprattutto in quelle più grandi, che hanno forza lavoro qualificata e che impiegano un’alta quota di lavoro femminile. Si dice che molta enfasi è posta sull’importanza della famiglia, ma i servizi dati alla famiglia perché eserciti questo suo ruolo di cura sono molto pochi. Se si guarda invece ad altri Paesi, come il Regno Unito, si vede che si è seguito negli anni un’altra tipologia di intervento, che è quella garantita dalle imprese». Quali sono i Paesi europei che gestiscono meglio la conciliazione? «Sul piano delle politiche pubbliche i Paesi del nord Europa sono oggetto di studio da 30 anni a questa parte. In che senso? «C’è stata la riforma per i giorni di congedo parentale concessi al padre: in gran parte dei Paesi europei c’è una quota di congedo parentale riservata per diritto al papà, talvolta è anche un obbligo che stia a casa. Incoraggia, inoltre, una riflessione critica sui temi dell’uguaglianza e della diversità con l’obiettivo di promuovere la diffusione di nuove politiche e pratiche, sia da parte dell’attore pubblico che delle organizzazioni e delle imprese del privato.

 

L'integrazione si gioca anche a scuola

Brescia L'integrazione si gioca anche a scuola Una ricerca-azione della facoltà di Scienze della formazione ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in alcuni istituti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. by Antonella Olivari | 31 ottobre 2017 La Lombardia è la regione con il numero più elevato di alunni con cittadinanza non italiana (191.526 allievi, il 24,3% della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana), seguita dal Veneto (91.867, l’11,7%), dall’Emilia Romagna (90.286,l’11,5%). Partendo da questi dati i pedagogisti della facoltà di Scienze della Formazione sono convinti che si debba elaborare un modello educativo interculturale per la piena integrazione di tutte le diversità. Proprio nelle scuole si deve costruire una reale esperienza di apprendimento e di inclusione sociale e lo si può fare grazie alla collaborazione di tutti i soggetti educativi del territorio. Una ricerca-azione biennale, condotta da un gruppo di ricercatori della Cattolica coordinati dal preside della facoltà di Scienze della formazione Luigi Pati , che ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in 8 scuole di ordini e gradi differenti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. Tutto questo perché il dialogo tra scuola e famiglia porta a una corresponsabilità tra le parti che diventa il risultato della capacità personale e di gruppo di inserirsi con creatività nell’ideazione di nuovi modelli di sviluppo e di azione. Le ragioni sono quelle di stabilire tra scuola e famiglia "un vero e proprio patto educativo per favorire una migliore formazione degli studenti, sia in termini di inclusione sociale, che di rinnovamento necessario in aue dove spesso la maggioranza ha provenienze diverse da quella locale" ha concluso Pati.

 

Separazioni, dalla parte dei bambini

Roma Separazioni, dalla parte dei bambini Al via nella sede di Roma i “ Gruppi di Parola ”, promossi dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Toniolo per aiutare e sostenere i figli di genitori che si separano. novembre 2017 Ha preso il via lo scorso 9 novembre a Roma il primo ciclo di incontri previsti nell’ambito del progetto “Gruppi di Parola”, promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto Toniolo. Il Gruppo di Parola coinvolge anche i genitori: dalla fase di informazione e autorizzazione per i figli alla partecipazione all’incontro conclusivo del gruppo, fino al colloquio di approfondimento realizzato a distanza di un mese. I Gruppi di Parola saranno realizzati dal Consultorio Familiare dell’Università Cattolica di Roma, dal Centro di Ateneo di Studi e Ricerche sulla Famiglia con il Servizio per la coppia e la famiglia di Milano e dal Consultorio Familiare dell’Istituto Toniolo Napoli. Il progetto ha anche l’obiettivo di rilevare le esperienze realizzate sul territorio italiano e di promuovere un network nazionale di professionisti formati alla conduzione dei Gruppi di Parola, attraverso laboratori per il confronto e la revisione della pratica. Il progetto, di cui saranno presentati i risultati nell’ambito di un convegno finale, prevede anche la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione, attraverso l’utilizzo dei materiali che saranno prodotti dai bambini e dai ragazzi nel corso della partecipazione ai gruppi di parola. “Questo progetto è di grande interesse per le équipe dell’Università Cattolica e dell’Istituto Toniolo che dal 2005 hanno introdotto e diffuso i GdP in Italia, sottolinea la dottoressa Paola Cavatorta , responsabile del progetto e direttore del Consultorio Familiare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

 

Cyberbullismo, che fare?

by Bianca Martinelli | 01 gennaio 0001 Complici i recenti fatti di cronaca, è tra i temi di maggiore attualità, al punto che, anche tra gli esperti, si inizia a parlare di vera e propria emergenza. Un convegno che, come ha spiegato la prof.ssa Simona Caravita , ha preso avvio anche sullo spunto di quelle che sono le ultime direttive in materia emanate dalle Nazioni Unite. Le direttive europee parlano di un’azione sistemica di monitoraggio che coinvolga tutto il sistema scolastico e le sue parti interessate, dagli insegnanti, alla famiglie e gli studenti. Questo è necessario poiché la natura del fenomeno non è solo individuale, bensì sfrutta logiche “di gruppo” in cui pubblico e spettatori sono fondamentali” conclude Caravita. Necessario dunque un intervento integrato verso un’educazione morale, oltre che all’uso corretto delle tecnologie poiché, se queste ultime non sono la causa originaria, certamente componenti quali visibilità, condivisione e viralità dei contenuti postati in rete, fungono da cassa di risonanza sugli effetti nelle vittime. Secondo Federica Di Cosimo , referente il Bullismo e il Cyberbullismo per Ufficio Territoriale di Brescia “Gli strumenti legislativi oggi a nostra disposizione sono molti ma serve la sinergia tra istituti scolastici e famiglie degli studenti. Gli obiettivi sono di tre tipi: prevenzione, contrasto, ma anche recupero dei casi in cui gli episodi di questo tipo si siano già verificati.

 

Famiglia, c’è ancora chi investe

marzo 2017 Sono sotto gli occhi di tutti i “sintomi” di una sempre crescente fragilità delle coppie e della difficoltà nell’esercizio della funzione genitoriale, con evidenti ripercussioni sulla crescita dei bambini e degli adolescenti. Bambini che a sei sette anni prendono ancora il biberon, preadolescenti che dormono spesso nel lettone dei genitori, adolescenti che si sballano in discoteca, che ricorrono ad alcool e droghe, o che si ritirano nei social network, coppie che si separano alle prime difficoltà, pensando di avere sbagliato partner. È necessario dunque mettere a punto e diffondere interventi di tipo preventivo rivolti agli adolescenti e ai giovani, così come alle coppie e ai genitori nelle diverse fasi del ciclo di vita e finalizzati non solo all’ accompagnamento ma anche all’arricchimento e alla promozione dei legami familiari. In tale ottica si occupa non solo degli aspetti di rischio connessi alla sessualità, ma anche dellla promozione di un’identità integrata e matura, che sia in grado di fare scelte responsabili nell’ambito della propria sessualità. Il Centro ogni anno propone una formazione “base” per i tutor Teen Star e una formazione “progredita” per tutor che lavorano già con questo metodo e vogliono approfondire maggiormente gli aspetti della conduzione di gruppo (la direzione scientifica è della professoressa Raffaella Iafrate). famiglia #ateneo #percorsi #gruppidiparola #studi #ricerche Facebook Twitter Send by mail I GRUPPI DI PAROLA Il Centro di Ateneo ha messo a punto una modalità di intervento preventiva rivolta ai figli di famiglie separate, i Gruppi di Parola (GdP) . Si tratta di una forma d'intervento breve della durata di quattro incontri, che ha lo scopo di accompagnare i bambini e le loro famiglie durante la riorganizzazione della vita quotidiana a seguito della separazione o del divorzio dei genitori.

 

Figli dei detenuti, vittime senza colpa

Brescia Figli dei detenuti, vittime senza colpa L’indagine di Beatrice Ferrari, presentata nell'aula magna della sede di Brescia dell'Università Cattolica, analizza e racconta le condizioni legate alla genitorialità nelle carceri bresciane. by Bianca Martinelli | 14 aprile 2016 Dieci anni di volontariato nelle carceri bresciane e 100 interviste rivolte ad altrettanti genitori – madri e padri – attualmente detenuti in tali luoghi. È il lavoro di ricerca, corposo e complesso, effettuato dalla giovane avvocatessa Beatrice Ferrari che, mercoledì 13 aprile, nell’aula Magna dell’Università Cattolica ha presentato il progetto I figli dei detenuti: le vittime incolpevoli del disagio carcerario. Che ci fai tu qui?” Chiave di volta per l’avvio della ricerca è stata una frase di una semplicità tagliente e disarmante, pronunciata da un bimbo di soli 4 anni, figlio di uno degli ospiti del carcere. Ne rimasi molto colpita – racconta la giovane avvocatessa – quella frase così semplice e al tempo stesso forte, smosse in me qualcosa». Un esempio? «Spesso l’ambiente in cui si svolgono i colloqui genitori-figli, non è ottimale: i bambini si spaventano di fronte alle guardie penitenziarie, alle perquisizioni, al divieto di troppa affettività. Per sopperire a ciò sono stati avviati momenti d’incontro diversi, come il progetto Nati per leggere , in cui i detenuti leggo fiabe ai loro bambini» conclude.

 
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