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La Grande Guerra raccontata dai taccuini

brescia La Grande Guerra raccontata dai taccuini Il primo conflitto mondiale riletto attraversi la figura e gli scritti del duca Tommaso Gallarati Scotti, scrittore e ufficiale d’ordinanza di Luigi Cadorna. Il seminario del 12 novembre 2019 è stato occasione per presentare gli atti di un convegno organizzato nel 2016 dal Centro Studi Tommaso Gallarati Scotti – Gruppo Intesa San Paolo (Cisalpino, Milano 2019) e il volume dello stesso Gallarati, L’ora delle tenebre. Acuto intellettuale, ha lasciato alla Biblioteca Ambrosiana il proprio prezioso patrimonio documentale, oggi studiato grazie all’attività di promozione del Centro Studi Tommaso Gallarati Scotti, diretto dallo stesso Pazzaglia. Ricchissimi i rimandi alla cultura letteraria dell’Otto e Novecento offerti da questo “Bildungsroman”, dalle pagine delle celebri conversioni manzoniane agli echi di certe poesie di Ungaretti (Allegria di naufragi), come ben si coglie dalla lettura dei tre “canti sacri” di Gallarati apposti in calce ai Carnets di guerra. E proprio della complessità del primo conflitto mondiale si è occupata la professoressa Cinzia Cremonini , che ha inquadrato in un contesto storico molto ampio la cosiddetta “Grande guerra” vista, alla luce dei nazionalismi allora dominanti, come ultimo atto del Risorgimento. Dalla relazione è emerso come i nefasti presupposti del conflitto risalgano al riassetto dell’Europa seguito alla caduta di Napoleone e si siano rafforzati con la diffusione della mentalità imperialista e dei progetti colonialisti di fine Ottocento-inizio Novecento. guerra #prima guerra mondiale #taccuini di guerra Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Muro di Berlino, un punto di non ritorno

Unica eccezione: la Russia, i cui abitanti hanno forti nostalgie del passato (segno delle grandi difficoltà che incontra il governo di Putin e di cui si ha in genere scarsa consapevolezza). Alla luce di questi sondaggi, la caduta del Muro di Berlino appare chiaramente un passaggio definitivo e un punto di non ritorno nella storia contemporanea. Lo conferma anche un altro elemento che emerge implicitamente dalle opinioni di polacchi, ungheresi, slovacchi e tanti altri: l’importanza dell’allargamento dell’unità europea ai loro paesi. La caduta del Muro infatti ha aperto la strada a questo allargamento, decisivo per lo sviluppo economico che rende questi paesi così soddisfatti della loro situazione attuale. Si tratta soprattutto di quello che invece apparve evidente nel 1989: il trionfo dell’Occidente, che fece parlare a qualcuno di fine della storia. Trent’anni dopo appare chiaro che quel trionfo non ci fu. Il Muro non è caduto per lo scontro con l’Occidente, che pure c’è stato, ma per una globalizzazione che ha profondamente sconvolto l’economia e la politica mondiali. muro di berlino #agostino giovagnoli #storia #guerra fredda Facebook Twitter Send by mail Print La caduta del Muro vista dalla ";Generazione Z"; La caduta del muro per loro è un ricordo arrivato soprattutto dai racconti dei nonni e dei genitori ma non per questo meno sentito.

 

Siria, una tragedia senza fine

milano Siria, una tragedia senza fine La drammatica situazione siriana illustrata, anche attraverso i numeri di un Paese ridotto sul lastrico, durante una lezione agli studenti del corso di Storia e istituzioni del mondo musulmano della facoltà di Scienze politiche e sociali. by Agostino Picicco | 15 aprile 2019 Oltre 400mila vittime, circa 11 milioni tra rifugiati e sfollati, una stima di 14mila prigionieri deceduti per torture e di 121mila dispersi, il 70% della popolazione sotto la soglia della povertà. Sono solo alcuni numeri che raccontano, nell’ambito della questione mediorientale, una delle “più gravi tragedie umanitarie del dopo-guerra”: quella siriana. L’ambasciatore Mirakian ha descritto il contesto internazionale, spiegando le ragioni del conflitto scoppiato nel 2011, le fasi della crisi, le frizioni in corso tra are di influenza e aree contese. A chiudere la lezione è stata Marinella Fumagalli Meraviglia , già associato di Diritto Internazionale nella facoltà di Scienze politiche e sociali, che ha definito la Siria un Paese devastato. Nel suo intervento ha illustrato il percorso delle varie Conferenze relative alla soluzione della questione siriana, con il sostegno della comunità internazionale. L’ultima parte è stata dedicata alla questione dei rifugiati, vittime di palesi violazioni del diritto internazionale e umanitario a causa di omicidi, torture e utilizzo di armi chimiche.

 

Papa Roncalli, cappellano tra i soldati

milano Papa Roncalli, cappellano tra i soldati Presentato il libro che documenta l’esperienza di Giovanni XXIII durante la Grande Guerra. by Agostino Picicco | 21 febbraio 2019 C’è un filo rosso che durante la prima guerra mondiale unisce don Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII , e padre Agostino Gemelli, futuro fondatore dell’Università Cattolica. Don Angelo dal maggio 1915 al marzo 1916 fu prima sergente di sanità, poi cappellano militare fino al termine del conflitto; padre Gemelli fu capitano medico e direttore del laboratorio di psicofisiologia presso il Comando Supremo. Entrambi, nei rispettivi ruoli, si impegnarono per la consacrazione dell’Esercito Italiano al Sacro Cuore di Gesù, avvenuta il 5 gennaio, primo venerdì dell’anno, con il fattivo supporto di Armida Barelli , futura cassiera dell’Università Cattolica. All’incontro, introdotto dai saluti del rettore Franco Anelli e dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini e moderato dal docente di Storia medievale Gabriele Archetti , sono intervenuti Emanuele Contu , dell’Ufficio Scolastico Regionale, ed Ezio Bolis , direttore della Fondazione Papa Giovanni XXIII. Il richiamo al valore della pace, in un mondo dominato dalla guerra fredda e diviso tra capitalismo e socialismo, sancito dall’enciclica Pacem in terris (11 aprile 1963), tra i documenti pontifici che hanno segnato un’epoca, trova la sua definizione embrionale in quei terribili anni di guerra. Don Roncalli, ora patrono delle Forze Armate, ha servito la pace amando l’Italia, ha servito l’Italia amando la pace, e ha dimostrato una capacità di amore totalizzante per la terra e per il popolo», ha affermato nel suo intervento l’arcivescovo Santo Marcianò , ordinario militare d’Italia.

 

Democrazia sotto attacco

L’analisi del professor Agostino Giovagnoli 02 settembre 2019 di Agostino Giovagnoli * Ottant’anni fa, il 1 settembre 1939, le armate tedesche superarono i confini polacchi: era l’inizio della Seconda guerra mondiale, che ha causato più di cinquanta milioni di vittime e che ha permesso la tragedia della Shoah. Oggi la Seconda guerra mondiale appare ancora più chiaramente il momento culminante di uno scontro mortale fra totalitarismo e democrazia, iniziato un secolo fa e che, in forme diverse, continua ancora oggi. L’avvento della società di massa infatti ha messo fine allo Stato liberale e da allora due sono diventate le alternative possibili, totalitarismo e democrazia, che nel corso degli ultimi cento anni hanno conosciuto alterne fortune. Ma con la Seconda guerra mondiale i popoli democratici che non l’avevano voluta sono riusciti a sconfiggere un nemico che sembrava invincibile e dopo la guerra la democrazia si è affermata in tutti i Paesi occidentali, in India, in Giappone e altrove. Anche in Paesi simbolo della democrazia, come negli Stati Uniti, si sono affermate figure poco sensibili ai valori democratici o sono state compiute scelte inquietanti, come la “chiusura” del Parlamento in Gran Bretagna, culla della democrazia. Negli ultimi decenni, abbiamo visto che molte critiche condivisibili alla democrazia e appelli a una democrazia più vera, più diretta hanno man mano lasciato spazio a posizioni sempre più radicali e pericolose. Il pericolo totalitario, insomma, è tutt’altro che astratto e lontano e l’ottantesimo anniversario dell’inizio della Seconda guerra mondiale ci ricorda che il totalitarismo, prima o poi, porta alla guerra e a tragedie disastrose per l’umanità.

 

Offensiva turca in Siria, effetto domino

geopolitica Offensiva turca in Siria, effetto domino L’operazione “Primavera di Pace” può produrre molte implicazioni, non solo per i Curdi e per gli Stati Uniti, ma anche per Damasco e i suoi alleati, Russia e Iran. Per quanto ridotta, la presenza del contingente americano aveva contribuito a “congelare” la shatterbelt che contrapponeva due dei più importanti partner di Washington nell’area: lo storico alleato turco e le Forze Democratiche Siriane (SDF). Direttamente legata alle operazioni militari che a partire dal 2016 avevano portato Ankara a controllare ampie aree del nord-ovest siriano, l’operazione lanciata dal Presidente Erdogan è considerata una minaccia esiziale alla sopravvivenza delle forze curdo-siriane e a quella della regione autonoma di Rojava. Eppure, molti sono gli interrogativi che circondano gli obiettivi ultimi di “Primavera di Pace”, così come i margini che Washington pare essere disposta a riconoscere all’alleato turco. Per quanto difficile da accettare da parte curdo-siriana, un controllo diretto su una “zona cuscinetto” posta immediatamente a ridosso del confine non sarebbe sufficiente a innescare le ritorsioni promesse da Trump in caso di violazione degli impegni assunti da Ankara. Tutto questo senza considerare l’impatto che la crisi potrebbe avere sulla regione di Idlib (l’ultima area nelle mani dell’opposizione siriana che da mesi è al centro di serrate trattative tra Turchia, Russia e Iran) e sul destino di IS nell’area. Ricercatore di Geopolitica alla facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore #turchia #siria #guerra #curdi Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Le strategie della diplomazia vaticana

milano Le strategie della diplomazia vaticana Un documento ricostruisce l’azione diplomatica della Santa Sede tra Europa e Sud America nel 1914, alla vigilia dello scoppio della Grande Guerra. Il volume pubblica integralmente un documento che rappresenta una fonte preziosa per comprendere obiettivi e priorità di una delle più antiche diplomazie del mondo all'inizio del XX secolo, nel contesto della crisi internazionale che precedette la Prima Guerra Mondiale. Composto da 230 pagine per lo più dattiloscritte, il documento è conservato nell'Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, mentre il contesto storico in cui è stato redatto è quello del settembre 1914. L’allora Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, preposta alla gestione dei rapporti tra la Santa Sede e gli Stati, fu incaricata dalla Segreteria di Stato di redigere un dettagliato report dell'attività svolta dalla diplomazia pontificia durante il pontificato appena concluso in diversi Paesi dell'Europa continentale e dell'America Latina. Il volume è il frutto del proficuo rapporto tra i due istituti di ricerca alla quale appartengono gli autori», ha detto la direttrice del Dipartimento di Storia dell’economia, della società e di scienze del territorio “Mario Romani” Maria Bocci , moderando il dibattito. Che è lo stesso auspicio del nunzio apostolico in Nigeria, monsignor Antonio Guido Filipazzi, intervenuto alla presentazione non solo per la sua esperienza al servizio della Santa Sede in contesti difficili ma anche in qualità di studioso di storia della diplomazia pontificia. Al termine della sua relazione ha invitato gli studiosi a non attendere soltanto l’apertura degli archivi pontifici del periodo di Pio XII ma a fare le loro ricerche anche negli archivi attualmente a disposizione.

 
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