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Prendiamoci tempo, tempo della memoria

In particolare i morti, i tanti, tantissimi morti di questo tempo, sono nonni, genitori, figli, fratelli o sorelle, vicini di casa, amici, conoscenti, estranei di cui non sappiamo nulla, ma che fanno parte della nostra vita, della nostra storia. Sentiamoci tutti diminuiti, deprivati, più poveri e più soli per la morte di queste persone e prendiamoci il tempo per piangerle, per dedicare loro un pensiero, per pregare per loro, per riflettere, per fare memoria del loro lascito che è nostro comune patrimonio. Patrimonio vuol dire dono del padre, cioè di chi ha la responsabilità ultima, di chi ha la statura umana per rispondere: è un patrimonio di vita, di conoscenza, di affetto, di quotidianità e di unicità, di debolezza e di coraggio che tutti, perdendo loro, abbiamo perso. Non passiamo oltre frettolosamente, ricercando solo la quotidianità rassicurante - e a volte un po’ ottusa - di ieri: facciamo tesoro di questa esperienza di dolore e di coraggio. Non dimentichiamo le nocche screpolate e sanguinanti dei medici e degli infermieri per i troppi lavaggi con i detergenti acidi, le piaghe formate dalla mascherina messa e mai più tolta, la sinusite dovuta alla fatica di respirare sotto il casco di protezione di chi cura i malati. Ricordiamoci dei giovani che, non incoscientemente, ma del tutto consapevoli ci hanno dato una grande lezione di coraggio, stando vicino alle persone per curarle, degli adulti che non si sono sottratti al loro compito per gli altri, degli anziani che hanno condiviso conoscenze e offerto saggezza e compagnia. docente di Sociologia delle comunità e Sociologia delle relazioni educative, facoltà di Scienze della formazione , campus di Milano #tempo #coronavirus #covid-19 #memoria Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Stragi Brescia Milano, per non dimenticare

L'anniversario Stragi Brescia Milano, per non dimenticare In Cattolica la parola a Manlio Milani e Carlo Arnoldi, testimoni d’eccezione degli attentati terroristici. Esperienze che, oggi, dopo un percorso lungo mezzo secolo, i testimoni di quei fatti sono stati capaci di rendere generative, per ribadire con fermezza la necessità di una convivenza sociale e democratica che sia da monito per le generazioni di giovani attuali e future. Già, ma come si fa a fare in modo che la rabbia non prevalga, reagendo agli atti terroristici con una risposta che sia democratica? Introdotti dalle docenti Livia Cadei e Caterina Gozzoli , lo hanno spiegato Arnoldi e Milani. “Fare memoria, portare avanti e tramandare la verità storica delle stragi (in attesa dell’avvento di quella giudiziaria) è indiscutibilmente un peso. Spesso ragazzi e studenti ci hanno chiesto se avessimo ancora fiducia nella giustizia, ammetto che all’inizio non è stato semplice. La risposta è nel fatto che noi non vogliamo vendetta, noi pretendiamo la verità” confessa Arnoldi. Ma la memoria di un fatto pubblico deve andare oltre il mero e semplice ricordo personale, ed essere perpetuata pubblicamente e nel tempo, proprio “perché questa coinvolge l’insieme della società e il nostro modo di stare insieme.

 

La memoria che libera dall’odio

milano La memoria che libera dall’odio In largo Gemelli alcune testimonianze in occasione della Giornata dei Giusti dell’umanità : sono persone che, in situazione difficili e pericolose, hanno avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dalla violenza e dalla miseria. Una giornata, quella del 6 marzo, per la quale si è fortemente battuta Milena Santerini , docente di Pedagogia dell’Università Cattolica, nonché prima firmataria della Legge 212/2017 che l’ha istituita. Il tema della resistenza e della reazione è stato ripreso più volte anche dal fondatore e presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, Gabriele Nissim , definendo l’immobilità e l’indifferenza, uno dei mali più infimi che l’essere umano possa esprimere. Ognuno di noi è un soggetto attivo, e in quanto tale, può sempre compiere una scelta di rottura, liberando gli oppressi dal giogo del male. I Giusti sono come tutti noi, non sono supereroi, hanno solo avuto la forza di pensare con la propria testa, di non farsi trascinare dall’odio e dalla miseria». Durante l’incontro hanno fatto sentire la propria voce quelle persone che videro con i propri occhi le azioni dei Giusti e che, grazie a queste, sono riuscite a testimoniare gli orrori subiti. Noi abbiamo sempre una scelta che sia giusta o sbagliata, noi abbiamo la scelta di vivere come essere umani o come animali.

 

La Shoah con gli occhi delle donne

giornata della memoria La Shoah con gli occhi delle donne Nell’intervento al Quirinale per la Giornata della Memoria, alla presenza del presidente Mattarella , la professoressa Milena Santerini rilegge il dramma di chi si è trovata vittima della barbarie nazista. gennaio 2019 di Milena Santerini * Siamo qui con una memoria ancora viva della deportazione, consapevoli di aver avuto più di settant’anni di pace grazie all’Europa unita che ha saputo finora mantenere la promessa: mai più la guerra, mai più la Shoah. Come scrive Primo Levi: “Considerate se questa è una donna / Senza capelli e senza nome / Senza più forza di ricordare / Vuoti gli occhi e freddo il grembo / Come una rana d'inverno”. Nei racconti delle donne sopravvissute alla Shoah ricorre il ricordo della nudità di chi non ha più nulla; non solo i vestiti ma la famiglia, la casa, la vita di prima. Ce lo insegna la storia di Celeste detta Stella di piazza Giudia, che denunciava gli ebrei correligionari del ghetto di Roma indicandoli uno a uno ai fascisti e ai tedeschi e si sentiva onnipotente quando bastava un sì o un no per dare o togliere la vita. Ed è una donna, Gitta Sereny, che dopo la guerra si immerge in quelle tenebre e intervista a lungo Franz Stangl direttore del campo di Treblinka per capire cosa sentiva mandando a morte le persone, ed è a lei che Stangl spiega: “Raramente li vedevo come persone. Storia di una ragazzina che resiste alla Shoah di Yehudith Kleinman (Panozzo Editore, 2018) è il libro che verrà presentato nella sala Maria Immacolata mercoledì 30 gennaio alle 15 .

 

Dialettica dei confini e diversità culturale

milano Dialettica dei confini e diversità culturale Al Seminario permanente dei ricercatori un momento di riflessione comune sulle difficoltà che caratterizzano l’attuale convivenza sociale, nella quale sono alimentate ideologie fondate sull’esasperazione delle differenze identitarie, culturali e religiose. febbraio 2019 di Lara Ferla e Paola Mastrolia Un momento di riflessione interdisciplinare sulle difficoltà che caratterizzano l’attuale convivenza sociale, nella quale sono alimentati orientamenti di pensiero ma anche ideologie fondate sull’esasperazione delle differenze identitarie, culturali e religiose. Di grande attualità ed urgenza, in questo momento storico, è una riflessione sul concetto di “ confine ”, inteso generalmente nel suo senso più immediato – ma riduttivo – di delimitazione, di separazione tra entità geo-politiche, sociali e culturali disomogenee. Proprio alla luce dell’esempio di questi narratori, autentici “uomini di confine”, il giurista – ma anche ciascun cittadino – dovrebbe sentirsi chiamato a un atteggiamento di maggiore apertura di fronte alla diversità e ad un senso di responsabilità nei confronti dell’umanità che la stessa esprime. A partire da queste premesse le riflessioni del relatore si sono poi concentrate sulla dimensione giuridico-penalistica, che nell’attualità manifesta in misura sempre più evidente la presenza di conflitti culturali, originati dalla convivenza di persone provenienti da contesti socio-culturali, oltre che giuridici, anche notevolmente differenti. In particolare, il trattamento in bonam partem per l’autore di un reato culturalmente motivato potrebbe essere interpretato come sottovalutazione delle esigenze di tutela della persona che tale reato subisca, che non può essere destinataria di una giustizia “affievolita” in ragione della propria provenienza culturale. Il seminario, tenuto dal dottor Alessandro Provera , assegnista di ricerca in Diritto penale, si è svolto lo scorso mercoledì 23 gennaio, alla presenza del preside della facoltà di Giurisprudenza, professor Stefano Solimano , del direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche, professor Antonio Albanese , di docenti, ricercatori, dottorandi e studenti.

 

Studenti con Liliana Segre

Milano Studenti con Liliana Segre In Aula Magna un’iniziativa per i ragazzi delle scuole superiori milanesi e alcuni universitari dell’Ateneo per fare memoria delle leggi razziali. maggio 2018 Sono passati ottant’anni da una delle pagine più buie della nostra storia: quella delle “leggi razziali”. Nell’allora Regno d’Italia, con l’emanazione dei “provvedimenti per la tutela della razza”, dal settembre 1938, il regime fascista scatenò una persecuzione giuridica nei confronti dei cittadini italiani considerati di razza ebraica. Ne restò escluso il solo diritto alla vita, anch’esso annientato nel buio biennio della Repubblica di Salò quando si realizzò una vera e propria caccia all’ebreo da parte dei nazisti, con la complicità dei repubblichini». Saverio Gentile sarà uno dei relatori dell’iniziativa promossa dalla Prefettura di Milano giovedì 10 maggio , ospitata nell’Aula Magna della sede di largo Gemelli dell’Università Cattolica. Il convegno “ A ottant'anni dall'emanazione delle leggi razziali: istituzioni e societa' per una memoria attiva ” è riservato agli studenti delle scuole superiori milanesi e ad alcuni universitari dell’Ateneo e sarà introdotto e coordinato da Ferruccio De Bortoli , presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. Seguiranno gli interventi della senatrice a vita Liliana Segre , del primo presidente emerito della Corte di Cassazione Giovanni Canzio , del ricercatore della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica Saverio Gentile , e dello storico Michele Sarfatti .

 

La Shoah con gli occhi dei bambini

Piacenza La Shoah con gli occhi dei bambini Per la Giornata della memoria quattrocento studenti delle scuole superiori di Piacenza hanno affollato il campus di Piacenza per un riflettere sul senso di fare memoria. E poi una ricerca svolta su sopravvissuti, bambini durante la Shoah, che ha cercato di mettere in luce i motivi di resilienza per questi bambini catapultati in una situazione terribile. La giornata della memoria ci ricorda una delle pagine più tragiche della nostra storia, pagina che tuttavia non è più così recente: i testimoni diretti stanno scomparendo e quindi urge un altro modo di fare memoria» sottolinea il professor Daniele Bruzzone , organizzatore del convegno. Noi abbiamo voluto trovare i motivi di attualità di quella pagina, cercando di capire in che cosa possa essere utile, nella nostra vita, l’esperienza della deportazione. Pertanto abbiamo concentrato la nostra attenzione su una prospettiva che ci permettesse di capire non solo le efferatezze che venivano compiute nei lager, ma in particolare il modo in cui le persone riuscivano a resistere in questa situazione estrema, con quali motivazioni e con quali risorse spirituali». Marco Ius, ricercatore dell’Università di Padova, ha presentato i risultati di uno studio realizzato sui bambini nascosti della Shoah, scampati all’olocausto grazie al fatto di essere stati allontanati dalle famiglie d’origine per vivere in altre famiglie o in conventi. Solo negli ultimi anni si è aperta questa attenzione ai bambini nascosti, che ha svelato un mondo di dolore e di perdita ma anche di risorse umane e spirituali.

 

La “scossa” che aumenta la memoria

Roma La “scossa” che aumenta la memoria L’applicazione di una debole corrente elettrica sul capo rafforza le connessioni nervose e stimola la produzione del fattore di crescita cerebrale Bdnf. Lo studio ha dimostrato che nei topolini una sola seduta di stimolazione è in grado di indurre nel centro della memoria - l’ippocampo - un potenziamento delle connessioni tra i neuroni, le “sinapsi”, indispensabili per trasmettere ed immagazzinare le informazioni. I ricercatori hanno individuato, in particolare, il meccanismo responsabile di questi effetti: si tratta di una cascata di segnali molecolari che attiva nelle cellule nervose la produzione del fattore di crescita cerebrale Bdnf. Pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Scientific Reports - edita dal gruppo Nature - il lavoro è stato condotto da un team di ricercatori, tra cui Maria Vittoria Podda e Sara Cocco , e diretto dal professor Claudio Grassi (nella foto), direttore dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica di Roma. I ricercatori hanno inoltre identificato il mediatore chimico di questi effetti positivi della stimolazione: si tratta del fattore di crescita cerebrale Bdnf la cui concentrazione aumenta nell’ippocampo dopo la stimolazione. Questo meccanismo - precisa - rende ragione, tra l’altro, della durata degli effetti nel tempo e rende fondato, da un punto di vista razionale, l’impiego di questa metodica nell’ambito di patologie di interesse neuropsichiatrico». In questo studio - conclude il professor Grassi - abbiamo analizzato gli effetti indotti da una “singola” stimolazione della durata di pochi minuti e siamo stati piacevolmente sorpresi dall’osservare che il beneficio in termini di memoria si osservava ancora a distanza di una settimana.

 

Giornata della Memoria, mostre e incontri

Brescia Giornata della Memoria, mostre e incontri In prossimità o in concomitanza con le celebrazioni del 27 gennaio, la sede dell’Università Cattolica promuove o ospita una serie di eventi. Ecco quali 16 gennaio 2020 In occasione della Giornata della Memoria , che si celebra in tutta Italia il 27 gennaio , la sede di Brescia dell’Università Cattolica organizza una serie di eventi in via Trieste o in altri luoghi. La mostra, preparata dall’Aned (Associazione nazionale ex deportati) di Pavia, ripercorre il viaggio dall’Italia alla Germania di 432 deportati, tra i quali Teresio Olivelli, fino al Lager di Flossenbürg. Un’altra mostra, I volti dello sterminio , sarà presentata al Liceo Marzoli di Palazzolo venerdì 24 gennaio alle 10 , alla presenza del professor Rolando Anni , e al Liceo Calini di Brescia venerdì 31gennaio dalle 8 alle 10 , con l’intervento dei professori Rolando Anni e Maria Paola Pasini . Il professor Rolando Anni sarà tra i protagonisti sabato 18 gennaio alle 10.30 , nella Chiesa di San Giorgio, della presentazione del libro di Maria Piras Una scelta di Libertà: la Provincia di Brescia . Sempre il professor Anni interverrà lunedì 27 gennaio alle 10 , al salone S. Barnaba alla Performance a cura degli studenti della 4a I del liceo Calini di Brescia L’angelo di Auschwitz: il mondo ebraico orientale e la Shoah . Giovedì 6 febbraio alle 17.30 nella Sala della Gloria della sede di via Trieste, 17 si terrà l’evento “ Odio e totalitarismi ”, con i saluti del direttore di sede Giovanni Panzeri , l’intervento dello scrittore e giornalista David Bidussa , e il coordinamento di Emanuela Zanotti .

 
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