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Fo e Dylan, il Nobel dei cantastorie

Milano Fo e Dylan, il Nobel dei cantastorie Nel giorno della scomparsa dell’eclettico artista milanese, l’Accademia assegna il premio al cantautore americano. Un altro segno di tempi in cui la letteratura regala la sensazione che basti usare le parole per convincersi di aver scritto un poema omerico. ottobre 2016 di Giuseppe Lupo * Sarà uno scherzo del destino, ma è davvero curioso che l’annuncio del Premio Nobel 2016 a Bob Dylan sia stato dato poche ore dopo la morte di Dario Fo, altro nobel fuori squadra e fuori compasso, altro nobel anomalo come questo a Dylan. A dir la verità gli accademici di Svezia ci hanno abituato a queste sorprese, non sempre condivise e condivisibili: diciannove anni fa un commediografo, adesso un cantante, in ogni caso due cantastorie. Prima o poi premieranno un pittore e forse un ballerino: ogni disciplina presuppone la sua espressività, ogni arte è fondamentalmente scelta di un codice, adozione di un linguaggio, cioè uso di parole. È facile supporre che la motivazione verterà sui testi delle canzoni più che sull’aspetto sonoro e dunque si rischia di passare per tradizionalisti dichiarando di essere sorpresi che i testi di Bob Dylan abbiano ricevuto il più importante dei premi al mondo. scrittore e docente di Letteratura italiana alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica #nobel #bobdylan #dariofo Facebook Twitter Send by mail.

 

Perché difendo il Nobel a Dylan

MILANO Perché difendo il Nobel a Dylan Chissà se un giorno sarà istituito il premio “per la letteratura e le arti”? Per ora non è scandaloso assegnarlo alla scrittura in forma lirica, che il cantautore americano ha saputo interpretare, inventando qualcosa che prima, in quella forma, non c’era. Non faccio una questione di paragone con altri scrittori, poeti o drammaturghi, ma di apprezzamento del valore culturale e artistico di Bob Dylan e del significato che il premio ha avuto nei suoi confronti. È indubbio che il Nobel a Bob Dylan ha il carattere di un ulteriore segno di riconoscimento nei confronti di un’area culturale e di un genere artistico difficilmente delimitabile. Bob Dylan è stato ed è un grande poeta che si esprime nella forma musicale; non si può dire che la considerazione della sua opera possa essere scissa fra i testi delle sue canzoni e l’ambito musicale nel quale dà ad essi forma. Non si tratta di valutazioni che derivano da osservazioni di natura sociologica o generazionale – qualcuno ha parlato di premio alla “nostalgia”, di un’epoca giovanile o giovanilista che tra gli anni Sessanta e Settanta ha posto il conflitto generazionale al centro della scena, ma di entrare nel merito. Dal cinema, all’arte, alla letteratura, la musica rock si è imposta come ambito espressivo che, con la sua specificità, si è andato estendendo in molteplici direzioni, non potendo limitarsi a fenomeno sociale, di pertinenza della musica popolare e commerciale. Dylan e la migliore musica rock meritano di entrare in un ambito di eccellenza che non si limiti al settore della canzone, perché rappresentano una delle forme di cultura “alta” a tutti gli effetti.

 

Arrow e la possibilità di decidere

ECONOMIA Arrow e la possibilità di decidere L’economista statunitense, premio Nobel nel 1972, è scomparso il 21 febbraio all’età di 95 anni. Nel 1994 l’Università Cattolica gli aveva conferito la laurea honoris causa per la capacità di mettere al centro della sua impresa scientifica la persona umana. Tra i maggiori studiosi della teoria dell’equilibrio economico generale, della teoria dell’informazione e dell’economia del benessere, ha fornito contributi scientifici fondamentali alla ricerca economica che gli sono valsi nel 1972, insieme a John Richard Hicks, il Premio Nobel, uno dei più giovani a ricevere il riconoscimento dell’Accademia svedese. Un lungo legame di amicizia e di collaborazione con l’Ateneo che ha preso vigore con il conferimento il 12 aprile del 1994 della laurea honoris causa in discipline economiche allo studioso americano . Con rara sensibilità ha saputo coniugare la raffinatezza del pensiero teorico con la centralità e concretezza della persona umana, punto di partenza e di arrivo della sua impresa scientifica. Egli è un maestro dell’economia e maestro fra gli economisti, che lo ammirano e lo stimano sia per il suo genio intellettuale, la sua esemplare attenzione agli studenti e la sua generosità umana». Durante la cerimonia Kenneth Joseph Arrow, che era anche accademico onorario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, pronunciò una lectio magistralis dal titolo Information and the organization of industry pubblicata poi nella Rivista Internazionale di Scienze Sociali (Editrice Vita e Pensiero), Anno 102, No. 2 (aprile-giugno 1994), pp.111-123.

 
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