La tua ricerca ha prodotto 4 risultati per osservatorio:

Social street, vicini e connessi

Milano Social street, vicini e connessi Secondo l’Osservatorio a gennaio erano 428 nel mondo, di cui 77 solo a Milano: vicini di casa che si incontrano sia online , su gruppi Facebook dedicati, sia offline , in strada. Le social street sono vicini di casa che si incontrano sia online su gruppi Facebook dedicati sia offline in strada e condividono tre “ingredienti” semplici ma fondamentali per generare senso di appartenenza a una stessa comunità: la socialità, l’inclusione sociale e la gratuità. Non è un caso che in questi anni siano state messe a punto numerose piattaforme collaborative per fare incontrare nel digitale i vicini di casa, segno che si stanno sperimentando nuovi modi per risolvere problemi non nuovi. Queste 77 realtà rappresentano per la città una boccata di ossigeno, fanno capire che un altro modo di vivere la metropoli è non solo possibile, ma già in atto. Attualmente nella città di Milano gli iscritti ai gruppi Facebook delle 77 social street sono 50.000, un numero importante, in forte crescita, a guardare i trend. A cui dobbiamo aggiungere coloro che sono connessi solo offline: ce ne sono, pensiamo agli anziani. socialstreet #osservatorio #vicinidicasa Facebook Twitter Send by mail IL LIBRO “VICINI E CONNESSI” Il testo “ Vicini e connessi.

 

Euro: un problema. Uscirne di più

La moneta unica non fa una gran figura ma i costi per abbandonarla sono troppo alti by Alberto Battaglia | 09 dicembre 2013 Adottare la moneta unica è stata una buona idea? La domanda ricorre sempre più spesso nel dibattito pubblico. È quello che hanno tentato di fare il Laboratorio di analisi monetaria dell’Università Cattolica e l’Associazione per lo sviluppo degli studi di banca e borsa presentando l’ Osservatorio monetario 3/2013 . Ma stabilire se ciò è colpa dell'Euro è un problema spesso sottovalutato dagli scettici: per Manasse, infatti, l'unico modo per affermare con certezza se la moneta unica è stata la responsabile di questi fenomeni sarebbe conoscere come sarebbe andata la stessa storia senza l'Euro. Per esempio adottando come termine di paragone una serie di valori di riferimento ottenuti da una media delle prestazioni dei Paesi Europei che sono rimasti fuori dall'Euro. Secondo l’economista un'uscita dall'Euro di un Paese non sarebbe passivamente subita dagli altri, anzi: di fronte a una eventuale svalutazione della moneta italiana anche altre nazioni avrebbero tutto l'interesse a fare la stessa cosa con le rispettive valute, e «sarebbe lo sconquasso dell'Europa». Molti economisti pro-Euro, inoltre, temono un forte effetto inflattivo nel ritorno alla Lira, anche se per Manasse la questione non è delle più rilevanti, perché «il vero problema del cambio di moneta riguarda la ridefinizione dei contratti». Per esempio: in quale misura ripagare in Lire svalutate un debito contratto in Euro? Anche se l'effetto svalutazione, oggi precluso, potrebbe ristabilire competitività all'impresa italiana (Sanpaolo stima che la sopravvalutazione dell'Euro è costata all'export lo 0,4% del Pil del 2012) Daveri e Manasse sono di un diverso parere.

 

Imprese, senza l’estero si muore

I limiti di un sistema bancario ben lontano dall’essere di portata internazionale by Alberto Battaglia | 05 dicembre 2013 Dopo la “grande recessione” del 2008-2009 molte prospettive sono cambiate per l’Italia, le sue aziende e il suo sistema bancario. In un’Europa in generale rallentamento tre importanti fattori caratterizzano la situazione italiana: il forte calo della domanda domestica; una conformazione delle imprese non adatta, in larga parte, a uscire dai confini nazionali; infine un sistema bancario lontano dall’essere di portata internazionale. La buona notizia è che, nonostante le condizioni non favorevoli, le esportazioni italiane hanno tenuto duro grazie all’attrattiva del made in Italy: per questo puntare al soddisfacimento della domanda estera rappresenta una scelta «obbligata» per l’impresa nostrana. Nel processo d’internazionalizzazione le dimensioni contano, come spiegato dal professor Simone Moriconi , e questo è il primo ostacolo che si frappone fra il sistema produttivo nazionale, composto in prevalenza da “micro” imprese, e la conquista di una sua dimensione internazionale. Ma questi aspetti critici riferiti allo status delle imprese non sono certo gli unici: l’altro attore fondamentale di questa ricerca è il sistema bancario cui le aziende si riferiscono. In particolare, secondo la professoressa Brunella Bruno , esiste una correlazione fra il grado di operatività estera del sistema bancario e quello delle imprese. Eppure non si può che augurarsi un aumento nel sostegno proattivo da parte della banca nel sostenere le imprese nel loro affacciarsi ai mercati internazionali, assumendo la veste di “consulente di fiducia”.

 

Crisi, il tunnel è ancora lungo

Oltre alle note negative, emerge per ora una tenuta del reddito delle famiglie e un nuovo "tesoretto" fiscale per le casse dello Stato by Katia Biondi | 15 luglio 2009 Una congiuntura reale e monetaria ancora condizionata dagli effetti della crisi, con qualche timido segnale di ripresa. Dopo gli interventi dei professori della Cattolica, ha concluso la presentazione Fedele De Novellis, economista del Ref (Ricerche per l’Economia e la Finanza) che ha esaminato la crisi dal punto di vista delle famiglie italiane. Giovanni Verga , docente di Economia dei Mercati finanziari all’Università di Parma, si è soffermato sull’utilizzo di misure non convenzionali adottate dalla Fed e dalla Banca centrale europea per fronteggiare la crisi. Secondo la professoressa Ambrosanio la profonda crisi economica che il nostro Paese sta attraversando riporterà la finanza pubblica in una situazione di forte squilibrio, vanificando in parte lo sforzo di risanamento compiuto negli anni Novanta. Tre le cause il rallentamento della crescita economica, una serie di misure discrezionali volte a ridurre il carico fiscale sui redditi delle famiglie e sui profitti delle imprese, l’aumento dell’evasione fiscale, accompagnato da condoni e sanatorie». Ne è convinto il professor Luca Colombo, che con Angelo Baglioni , ha stimato il risparmio derivante dalla riduzione dei tassi di interesse pari a 11,218 miliardi di euro, di cui quasi la metà (5,276 miliardi) relativo ai primi cinque mesi dell’anno. La contrazione dei consumi attuali, in buona misura da attribuirsi all'aumento del tasso di risparmio legato al deterioramento delle aspettative dei consumatori, anticipa il fatto che forse il peggio deve ancora arrivare», ha concluso De Novellis.

 
Go top