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Safe, la laurea del food sicuro

Piacenza Safe, la laurea del food sicuro Al via dopo l’estate nella sede di Piacenza il primo corso triennale in Italia in lingua inglese sulla sostenibilità agro-alimentare . Il successo di queste esperienze e la richiesta degli studenti italiani che hanno una buona conoscenza dell’inglese di intraprendere un percorso di taglio internazionale, ci hanno spinto, primi e unici in Italia, ad attivare una laurea in inglese». Il corso di laurea triennale Safe, Sustainable agriculture for food quality and environment , punta sul tema della produzione di alimenti salubri, con accento particolare sulle filiere fiore all’occhiello del made in Italy: vino, pane, pasta, pomodoro, salumi e latte. La laurea si rivolge a studenti desiderosi di apprendere principi e tecniche innovative di produzione, dal campo alla tavola, di cibi di alta qualità, salubri e sostenibili» sottolinea il professor Stefano Poni , direttore del dipartimento di Produzioni vegetali e sostenibili e coordinatore della nuova laurea. La scelta dell’uso esclusivo della lingua inglese nelle varie attività didattiche è funzionale agli studenti internazionali interessati ad approfondire il “modello italiano” del coordinamento verticale delle filiere agro-alimentari e agli studenti italiani interessati a dare alla loro formazione una spiccata caratterizzazione internazionale già a partire dalla laurea triennale». Secondo il professor Poni, in questo periodo in Canada per tenere conferenze sulla viticoltura sostenibile, Safe si inserisce in una strategia di didattica “globalizzata”, che tende ad offrire ai laureati sbocchi occupazionali ben più ampi di quelli pertinenti a percorsi didattici esclusivamente nazionali. Con questa laurea puntiamo a formare una figura professionale in grado di inserirsi a diversi livelli all’interno delle principali filiere agro-alimentari (fornitori di materie prime, aziende, trasformatori, venditori al dettaglio e all’ingrosso, organizzazione del commercio) al fine di mantenere o migliorare qualità, sostenibilità e immagine delle produzioni agricole».

 

L’olio di palma non fa più male?

sicurezza alimentare L’olio di palma non fa più male? Secondo l’Efsa i livelli di consumo di 3-MCPD, contenuto in questo, come in altri oli, restano pericolosi ma privi di rischi per la maggior parte dei consumatori. Il parere del professor Ettore Capri su un alimento sotto accusa per motivi non scientifici. Nella peggiore delle ipotesi, i neonati nutriti esclusivamente con latte artificiale potrebbero lievemente superare il livello di sicurezza”. L’Efsa ha rivisto i valori soglia espressi in assunzione quotidiana tollerabile del 3-MCPD, triplicandolo (valore soglia che rimane del 50% più basso di quello definito a livello internazionale (JEFCA). L’Autorità europea, però, non ha rivisto la sua posizione sulla mutagenicità di glicidolo ed esteri che è intrinseca alle sostanze, che restano pericolose per l’uomo. Non possiamo, dunque, sostenere che l’olio di palma non faccia più male ma dobbiamo sempre e solo riferirci ai suoi ingredienti pericolosi, in modo analogo a quanto dobbiamo fare per tutti gli alimenti. Cosa succederà ora? Le aziende riprenderanno a usare l’olio di palma? Il dibattito è aperto.

 

Food security, l’Expo continua

Piacenza Food security, l’Expo continua La Summer School Biosafe , in corso a Piacenza per iniziativa dalla Scuola sulla sicurezza alimentare, è un’eredità dell’Esposizione 2015. A lezione 28 dottori di ricerca da tutta Europa e Nordafrica sulla valutazione del rischio microbiologico e ambientale. giugno 2016 È la prima Summer School sulla valutazione del rischio biologico nella filiera agroalimentare organizzata con Efsa . Ventotto dottori di ricerca provenienti da tutta Europa e dal Nord Africa si sono dati appuntamento a Piacenza per una settimana nella Residenza Gasparini dell’Università Cattolica. La Summer School Biosafe , sviluppata nell’ambito di un progetto di dottorato tra le due università, sostenuto dalla Fondazione Cariplo, è promossa in collaborazione con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e nasce come «un’opportunità di formazione unica per la futura classe dirigente del settore agroalimentare». In questi giorni si condivideranno le conoscenze fin qui disponibili in materia di valutazione del rischio microbiologico e valutazione del rischio ambientale e si affronterà il tema della resistenza antimicrobica quale rischio biologico nella catena alimentare. Senza dimenticare la valutazione del rischio Ogm e la valutazione di rischio tossicologico» conclude il professor Cocconcelli.

 

L’Esportazione degli alimenti negli USA tra sicurezza alimentare, Italian Sounding e TTIP

Piacenza L’Esportazione degli alimenti negli USA tra sicurezza alimentare, Italian Sounding e TTIP Un Caffèxpo dedicato all’accordo internazionale volto a creare un’unica zona di scambio tra USA ed Europa. luglio 2016 Il patto transatlantico rappresenterà un’importante occasione per rafforzare la tutela dei prodotti made in Italy, con particolare attenzione alle produzioni di qualità?: è questo uno dei temi di riflessione del Caffexpò tenutosi il 21 giugno scorso presso la sala Piana della sede piacentina dell’Università Cattolica. All’incontro coordinato da Ettore Capri e da Francesco Timpano - Università Cattolica di Piacenza – hanno partecipato Gabriele Canali , consigliere Ministro Politiche Agricole nonché docente all’Università Cattolica, Linda Brugioni e Francesca Lotta , avvocati presso lo Studio Legale Bird & Bird e Alessandro Sciarra , Trademark Attorney, Bird & Bird. A seguito dell’approvazione del Food Safety Modernization Act, chi esporta prodotti alimentari negli Stati Uniti è tenuto ad assicurare standard di sicurezza alimentare analoghi a quelli vigenti negli Stati Uniti. La nuova legge, alla quale sono seguiti diversi atti di implementazione, impone ai produttori più alti standard di sicurezza alimentare nonché l’adozione di piani di controllo volti ad evitare atti di adulterazione volontaria negli alimenti. Si tratta di una riforma che interessa in particolar modo le aziende agroalimentari italiane, le cui esportazioni in USA, nel 2015, valgono ben 3.2 miliardi di euro con una crescita del 20% rispetto al 2014. “Ci troviamo di fronte – ha spiegato Francesca Lotta, avvocato e dottore di ricerca Agrisystem – ad una vera rivoluzione del diritto alimentare americano, che si è resa necessaria a causa di emergenze alimentari recenti.

 
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