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Vaccino Covid-19, perché gli italiani sono diffidenti

È quanto emerge dai risultati di una ricerca conclusa in questi giorni dall’ EngageMinds Hub dell’Università Cattolica, il centro di ricerca che si occupa di psicologia dei consumi nella salute e nell’alimentazione. Ciò che emerge è che più del 48% degli intervistati si è mostrato esitante di fronte alla prospettiva futura di assumere un vaccino contro l’epidemia in corso. Purtroppo, in Italia come in tutto il mondo, è molto diffusa la cosiddetta “esitanza vaccinale”, ovvero un sentimento non necessariamente di rifiuto, quanto di diffidenza, nei confronti di un vaccino che la scienza ritiene sicuro ed efficace. È molto preoccupante che il numero di coloro che non intendono vaccinarsi contro Covid-19 sia elevato e in aumento» commenta la professoressa Guendalina Graffigna , docente di Psicologia dei consumi e della salute all’Università Cattolica e direttore dell’EngageMinds Hub. Nell’ambito della ricerca dell’EngageMinds Hub è stato chiesto ai partecipanti del campione con che probabilità pensano di approcciarsi alla vaccinazione antinfluenzale, proprio quest’anno che è particolarmente raccomandato farlo. Dalla ricerca si evince infatti che un italiano su 3 è abbastanza convinto che i vaccini siano una manovra di arricchimento delle case farmaceutiche; mentre il 23% pensa che siano una mossa politica e il 35% teme che vaccinarsi possa avere effetti collaterali gravi». engageminds hub #covid #vaccino #sondaggio Facebook Twitter Send by mail Print NOTA METODOLOGICA La ricerca è parte di un Monitor continuativo sui consumi alimentari e sull’engagement nella salute condotta dai ricercatori del centro di ricerca EngageMinds Hub : Lorenzo Palamenghi, Greta Castellini, Serena Barello, Mariarosaria Savarese, Guendalina Graffigna .

 

Vaccino anti-Covid, italiani “poco propensi”

Il team di ricerca - svolta nell’ambito del progetto Craft della Cattolica, campus di Cremona - è coordinato dalla professoressa Guendalina Graffigna ed è composto da Greta Castellini, Lorenzo Palamenghi, Mariarosaria Savarese e Serena Barello . L’indagine non si ferma qui, e tenendo al centro il fatto che 4 italiani su 10 si dicono poco propensi a vaccinarsi, confronta questo inatteso dato con altri elementi che portano l’analisi più in profondità. Mentre più informazioni di approfondimento arrivano dall’incrocio del dato di base con i fattori socio-demografici. In generale - spiega la professoressa Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e direttore del centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica - i più giovani (34% contro il 41% del totale campione) e i più anziani (29% contro il 41% del totale campione) sono meno esitanti nei confronti della vaccinazione. Questi dati sono un campanello di allarme di cui tenere conto, soprattutto perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito con una campagna di educazione e sensibilizzazione dedicata alla popolazione in cui aiutare a comprendere l’importanza di vaccinarsi contro la Covid-19 - considera Graffigna -. Educare significa mettersi nei panni di coloro che vanno formati, e cioè partire dalle loro preoccupazioni, dalle loro aspettative di conoscenza e dalle loro domande per aprirsi a un dialogo costruttivo tra scienza e cittadinanza volto a rassicurare e sostenere il cambiamento profondo di atteggiamento. vaccino #covid #italia Facebook Twitter Send by mail Print COVID-19 A TAVOLA: TRA FALSI MITI E REALTÀ SCIENTIFICA L’alimentazione può aiutarci contro Covid-19? La risposta è affermativa, ma la questione è molto complessa e delicata.

 

Contagi di ritorno, Roberto Cauda: «Non vuol dire riammalarsi»

Il docente di Malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma esprime il suo parere sul recente caso di reinfezione da Sars-CoV-2 verificatosi a Hong Kong. Nell’attesa di conoscere dati e informazioni scientifiche completi, abbiamo chiesto un parere al professor Roberto Cauda, ordinario di Malattie Infettive all’Università Cattolica. Professore, da lunedì la domanda che tutti si fanno è: ci si può contagiare di nuovo con il coronavirus responsabile di Covid-19? E quanto dura, dunque, l’immunità? Al momento il caso di Hong Kong è l’unico a essere documentato. Ritengo tuttavia, sulla base della rarità delle segnalazioni, che questa re-infezione sia assai infrequente per Sars-Cov-2, mentre sappiamo che non è poi così rara per gli altri coronavirus, dal momento che, causando forme cliniche assai modeste, l’immunità è di breve durata. In caso di “doppio contagio”, anche una persona precedentemente ammalata e poi guarita dovrebbe dunque vaccinarsi e, comunque, continuare ad applicare come tutti le raccomandate misure di prevenzione: distanziamento sociale, igiene delle mani e degli ambienti, uso delle mascherine. Per quanto attiene la vaccinazione al momento non essendo disponibile alcun tipo di vaccino non si può esprimere alcun parere circa la necessità o meno di questa. Nella fattispecie del caso di una re-infezione, se si dimostra la presenza del virus nel tampone è prudente mettere in atto tutte le misure di prevenzione al fine di impedire il contagio.

 
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