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Pensioni, serve più informazione

MILANO Pensioni, serve più informazione Tavola rotonda in largo Gemelli con il presidente dell’Inps Tito Boeri che, confermando la fiducia nel ruolo di un sistema pensionistico pubblico, ha criticato il blocco dell’invio a tutti i lavoratori delle buste arancioni. Ne è convinto il presidente dell’Inps Tito Boeri che è intervenuto alla tavola rotonda sul tema Se la pensione è un diritto, quali sono i nostri obblighi? Che si è tenuta il 18 dicembre in largo Gemelli a Milano. Durante il dibattito, presieduto dal direttore del Dipartimento di Economia e Finanza Massimo Bordignon , hanno parlato oltre a Boeri, Peter Hammond , docente dell’Università di Warwick e professore emerito dell’Università di Stanford, tra i massimi studiosi di Welfare e Scelte Sociali, e Luigi Di Falco , responsabile Vita e Welfare Ania. Secondo Hammond è necessario un forte rinnovamento del sistema pensionistico, perché la società occidentale è profondamente mutata rispetto al periodo dei primi sistemi previdenziali ideati da Bismarck: oggi si vive di più e il sistema deve tenerne conto. Ha senso un sistema di pensionamento di tipo pubblico, considerato che in Italia ha una spesa pensionistica tra le più alte d’Europa?» ha chiesto Massimo Bordignon? Luigi Di Falco ha invece ribadito la necessità di riformulare il sistema pensionistico sulla base di mutate aspettative di vita e ha sottolineato come il risparmio finanziario esista e andrebbe spinto verso un risparmio di tipo previdenziale. Secondo il rettore Franco Anelli che ha concluso la tavola rotonda, il vero dramma del periodo contemporaneo è dover scegliere un patto previdenziale oggi per ricevere un trattamento differente domani, insieme alla difficoltà di operare scelte di lungo periodo in questo senso.

 

Disabilità, l'Italia è in ritardo

Si tratta di dati molto preoccupanti poiché palesano una diffusa condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, le quali non possono contare sull’aiuto di un familiare. Queste gravi limitazioni di cui soffrono le persone con disabilità sono spesso acuite da precarie condizioni psicologiche, come testimonia il fatto che oltre l’8,5% di queste persone soffre di un disturbo depressivo grave. Analizzando le risorse che il nostro Paese impegna, nell’ambito del Sistema di protezione sociale, per la funzione di spesa destinata alla disabilità, si può osservare che, nel 2016, sono stati spesi circa 28 miliardi di euro, il 5,8% del totale della spesa per la protezione sociale. Il modello di welfare italiano si caratterizza per una tipologia di interventi basati sui trasferimenti economici, quasi tutte pensioni, piuttosto che sui servizi, in particolare su 28 miliardi di spesa quasi 27 miliardi sono trasferimenti monetari, pari al 96,4% della spesa totale. (UN Photo/Logan Abassi) #disabilita #osservasalute #vihtali #welfare Facebook Twitter Send by mail Print WELFARE E MODELLI DI ASSISTENZA Le difficoltà che incontrano le persone con disabilità è testimoniato dal fatto che il 22,7% di quelle in età adulta (14-64 anni) lamenta un supporto sociale debole, scende al 20,2% tra gli anziani. A testimonianza delle difficoltà delle famiglie ad assistere gli anziani con limitazioni gravi il dato sulla percentuale di quelle che hanno dovuto pagare una persone per tale compito, che si attesta al 28%, sale ad un terzo per quelle del Nord. Permane, quindi, la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, questa scelta allocativa ricade inevitabilmente sulle famiglie che continuano a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità.

 

More years, better life

Questo e molto altro sarà al centro, nei giorni 1 e 2 dicembre, della Conferenza 2016 del Joint Programming Initiative “More Years better Lives” (Più anni, Vite migliori - JPI MYBL ), che si terrà all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli di Roma (Centro Congressi Europa, Sala Italia). Il tema al centro della conferenza - spiega il professor Paolo Maria Rossini, direttore dell'Istituto di Neurologia dell'Università Cattolica - Policlinico Agostino Gemelli di Roma e delegato italiano per JPI MYBL - è salute, invecchiamento e flussi migratori, come affrontare i cambiamenti demografici che ci riserva il prossimo futuro». La conferenza si svilupperà su due giorni : durante la prima giornata saranno discussi i nuovi modelli di welfare e le novità che ci aspettano nel mercato del lavoro come conseguenza di una più estesa vita lavorativa (a sua volta conseguenza di una maggiore aspettativa di vita in buona salute). Per le seconde direi che assisteremo alla recrudescenza di alcune patologie che credevamo di avere debellato (tubercolosi, tracoma, malattie veneree di vario tipo), oltre all’irrobustirsi di ceppi batterici e di virus». Tutto ciò significherà nuovi costi per i sistemi sanitari nazionali e la necessità di investire sempre di più in prevenzione ed educazione alla salute; ma anche nuovi modelli di welfare per gestire una vita lavorativa sempre più prolungata e sostenere una popolazione sempre più anziana. Negli ultimi cento anni, l'aspettativa di vita media è aumentata di più di due anni ogni decennio, e nei prossimi cinquant'anni la proporzione di persone al di sopra dei 60 anni dovrebbe aumentare da 1 a 6 a 1 a 3. Nascono così i JPI, e fino ad oggi ne sono nati almeno 10, che altro non sono che processi strutturati ai quali i paesi aderiscono su base volontaria con lo scopo iniziale di redigere un documento chiamato “Agenda strategica di ricerca” per affrontare congiuntamente le grandi sfide della società.

 

La pensione è un diritto, sì ma…

MILANO La pensione è un diritto, sì ma… Venerdì 18 dicembre dibattito a più voci con Tito Boeri , presidente Inps, Luigi Di Falco , responsabile “Vita e Welfare” di Ania, e Peter Hammond , tra i massimi studiosi di Welfare e Scelte sociali. L’incontro è promosso dal Dipartimento di Economia e Finanza. Sono i temi che faranno da sfondo alla tavola rotonda promossa venerdì 18 dicembre dal Dipartimento di Economia e Finanza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. I lavori coordinati da Massimo Bordignon , ordinario di Scienza delle Finanze, saranno introdotti dai saluti istituzionali del preside della facoltà di Economia Domenico Bodega e conclusi da quelli del rettore Franco Anelli . L’incontro - che trae spunto dalle parole di papa Francesco “Non manchi il diritto alla pensione” - vuole essere l’occasione per fare il punto su una questione che continua a restare centrale nel dibattito pubblico italiano. Non solo per il nodo irrisolto degli “esodati”, ma anche dopo la proposta Inps di tagliare circa 250 mila pensioni d’oro e 4 mila vitalizi per cariche elettive . pensioni #vitalizi #inps #welfare Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un libro bianco per il welfare

MILANO Un libro bianco per il welfare Presentazione del volume di Vita e Pensiero, esito di un percorso di riflessione e di ricerca a cui hanno partecipato studiosi di diverse università italiane. Intervengono, tra gli altri, il rettore Franco Anelli , monsignor Luca Bressan e Giuseppe Guzzetti 16 novembre 2017 Un libro bianco sul welfare responsabile per rispondere ai nuovi bisogni delle persone e delle comunità. La proposta - raccolta nel volume della casa editrice Vita e Pensiero intitolato Welfare responsabile , a cura di Vincenzo Cesareo - sarà presentata e discussa martedì 21 novembre alle 14.30 nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica, nel corso del convegno nazionale “Welfare responsabile. Il convegno di Milano costituisce uno di una serie di incontri che si effettueranno in diverse città italiane per affrontare tematiche specificare al fine di definire più dettagliatamente la proposta di “Welfare responsabile”: sono già in calendario presentazioni nelle città di Bergamo, Roma, Bologna, Bari, Torino, Venezia, Napoli. welfare #terzosettore #nonprofit Facebook Twitter Send by mail Print IL VOLUME IN PILLOLE Il libro Welfare responsabile (Vita e Pensiero, 2017), curato da Vincenzo Cesareo , è l’esito di un lungo e articolato percorso di riflessione e di ricerca a cui hanno partecipato studiose e studiosi di diverse università italiane. Ciò comporta collocarsi in una logica di rete, fondata sull’impegno a integrare, a mettere insieme in modo armonico e coeso gli attori sociali, attraverso una particolare forma di governance che privilegia l’orizzontalità rispetto alla verticalità. Il processo di messa in rete di attori differenti che si mobilitano responsabilmente crea una configurazione sociale nuova: lo spazio sociale di prossimità.

 

Welfare aziendale, dimenticare Olivetti

Milano Welfare aziendale, dimenticare Olivetti È la tesi del nuovo libro di Luca Pesenti edito da Vita e Pensiero: migliorare le condizioni di lavoro e di conciliazione non è più solo questione di imprenditori illuminati ma fa bene a tutti: azienda, lavoratori e relazioni industriali. Ma allora, perché dobbiamo dimenticare Olivetti?» Inizia così il nuovo libro di Luca Pesenti , docente di Sociologia generale dell’Università Cattolica di Milano, intitolato Il welfare in azienda. Analizzando i dati però mi sono però accorto che il welfare privato, argomento che ha impegnato alcuni studiosi di ottimi manuali, non era ancora stato oggetto di una analisi più divulgativa. Non è più un problema di imprenditore illuminato , che rimane una rarità, ma è ormai un problema che riguarda la logica dell’organizzazione delle risorse umane perché si è capito che il welfare aziendale fa bene a tutti : all’azienda, ai lavoratori, alle relazioni industriali. Bisogna ascoltarli, una cosa “semplice”, che chiede però una certa dose di umiltà dei quadri dirigenti e una visione che travalichi il modello classico gerarchico e la capacità di rischiare. Perché è importante il ruolo dei sindacati? Possono aggregare i bisogni facendo emergere ciò che conta di più per i dipendenti e fungere da portavoce e da via di comunicazione del piano welfare. Un problema tra l’latro che le aziende dovrebbero porsi non a livello di mercato ma prima: a una azienda conviene avere una platea di dipendenti che invecchia senza un ricambio generazionale? Conviene avere una società che invecchia? Le analisi dicono di no, come altri colleghi in Università, come Rosina.

 

Tra le pieghe del Jobs Act

LAVORO E WELFARE Tra le pieghe del Jobs Act Il 2015 sarà senz'altro ricordato come l’anno che ha riscritto una larga parte della disciplina del contratto di lavoro subordinato. Per ragionare sulla fase di prima applicazione delle norme, studiosi provenienti dalle quattro università milanesi sono stati chiamati a discutere della riforma e dell'impatto che questa potrà avere sulla giurisprudenza del lavoro. L'incontro avviene nel nome di un Maestro recentemente scomparso, che ha dedicato l'intera sua fatica scientifica alla tutela della persona del lavoratore, pur nel rispetto dei diritti dell'impresa. Docente di diritto del lavoro, facoltà di Giurisprudenza, direttore del Cedri Il Jobs Act 2015. n. 159 del 2013 ha attuato un’ampia riforma dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), divenuta operativa all’inizio del 2015, ma quasi subito annullata in parte dal Tar Lazio, in attesa che a brevissimo si pronunci il Consiglio di Stato» fa notare il professor Sabbioni. Obiettivo della riforma era quello di stabilire regole uniformi e oggettive sull’accesso alle prestazioni sociali e sui metodi di calcolo della situazione economica degli aventi diritto, a garanzia di una maggiore equità nella partecipazione al costo delle prestazioni. Tra le sfide economicamente più significative che gli enti locali, gli utenti, le famiglie e le case di cura si trovano ad affrontare nell’attuale contesto di crisi economica, occupa senza dubbio un ruolo di primo piano l’accesso alle prestazioni sociali agevolate» afferma Alessandro Candido.

 

Welfare alla prova del nuovo riccometro

Ad aprire i lavori la preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza, prof.ssa Anna Maria Fellegara , che ha sottolineato come il convegno aspiri a dare risposte precise “a un tema molto sentito da cittadini e istituzioni”. “L’intento è duplice: tecnico, per arricchire il bagaglio di conoscenze su una tematica articolata e complessa e “umanistico”, per fornire una visione di prospettiva di questi temi così delicati. n. 159 del 2013 ha attuato un’ampia riforma dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), divenuta operativa all’inizio del 2015, ma quasi subito annullata in parte dal Tar Lazio, in attesa che a brevissimo si pronunci il Consiglio di Stato” fa notare il professor Sabbioni. “Obiettivo della riforma era quello di stabilire regole uniformi e oggettive sull’accesso alle prestazioni sociali e sui metodi di calcolo della situazione economica degli aventi diritto, a garanzia di una maggiore equità nella partecipazione al costo delle prestazioni”. “Tra le sfide economicamente più significative che gli enti locali, gli utenti, le famiglie e le case di cura si trovano ad affrontare nell’attuale contesto di crisi economica, occupa senza dubbio un ruolo di primo piano l’accesso alle prestazioni sociali agevolate”, afferma Alessandro Candido. Francesco Trebeschi ha ripercorso l’evoluzione normativa in tema di compartecipazione al costo dei servizi, con particolare riferimento al problema della rivalsa da parte dei soggetti pubblici sui parenti dell’assistito. In occasione del Convegno, che ha visto la partecipazione di più di 150 persone (soprattutto assistenti sociali, avvocati, amministratori locali e responsabili di strutture assistenziali) è stato presentato il volume di Gioncada, Candido, Trebeschi e Mirri, edito da Maggioli nel 2015, dal titolo “Isee e prestazioni sociali e socio-sanitarie”.

 

La nuova via del welfare responsabile

lo studio La nuova via del welfare responsabile Una proposta innovativa per garantire a tutti una “buona assistenza” oggetto di una ricerca interuniversitaria e di un volume edito da Vita e Pensiero . È la proposta innovativa del sistema di welfare italiano che affronta in maniera operativa temi quali povertà, salute, casa, lavoro, educazione, famiglia e giovani, oggetto di una ricerca interuniversitaria confluita nel libro Il welfare responsabile. Il datore di lavoro, usando questo tipo di Cesu, beneficia di numerosi vantaggi come la riduzione delle tasse del 50% sulla somma spesa per l’acquisto di cheques fino a un massimo di 1.830 euro. Le alleanze locali – precisa il Decreto regionale 2058/2014 – devono essere costituite attraverso contratti di partnership tra soggetti pubblici e privati, da inviare alla Asl capofila della rete, “che esplicitino i ruoli, le modalità di partecipazione e gli apporti, sia in termini tecnici che di contenuto, sia economici”. ASSEGNO UNICO PROVINCIALE DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ IN TRENTINO La povertà è un fenomeno multidimensionale e cumulativo: ciò significa che per contrastarla è necessaria una strategia che sia altrettanto multidimensionale e multidirezionale. Senza uno spazio specifico: “L’arco e le pietre” di Mantova, una partnership che ha coinvolto istituzioni pubbliche, associazioni e società cooperative per realizzare attività nei quartieri periferici con lo scopo di creare reti sociali fra i cittadini e favorire l’aggregazione culturale e generazionale. Il volume rappresenta l’esito del percorso di ricerca e riflessione della Rete Interuniversitaria Welfare Responsabile che coinvolge sociologi, politologi, demografi e giuristi di dodici atenei (Università Cattolica - sedi di Milano e Brescia, Università di Bari, Bergamo, Bologna, Catanzaro, Milano Bicocca e Milano Statale, Padova, Siena, Torino, Venezia Cà Foscari).

 

Lo stato sociale alla prova del XXI secolo

Milano Lo stato sociale alla prova del XXI secolo Il welfare state, come si è formato sulla Costituzione e sulle tradizioni del secolo scorso, si trova a fronteggiare la sfida di un lavoro che cambia. L’iniziativa, organizzata dal master in Consulenza del lavoro e direzione del personale ( Mucl ) e dal Centro europeo di diritto del lavoro e relazioni industriali ( Cedri ) in collaborazione con l’Associazione nazionale consulenti del lavoro di Milano (Ancl), si è svolto venerdì 24 gennaio nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica. Un’occasione per riflettere a 360 gradi sull’evoluzione dello Stato sociale e per esaminare tutti i temi che sono all’ordine del giorno: il reddito di cittadinanza, la disciplina del lavoro, i servizi per l’impiego e tutte le altre provvidenze che il welfare state è andato costruendo negli ultimi anni. Si tratta appunto di capire se alcune strutture del welfare sono ancora attuali o se invece richiedono un profondo ripensamento», ha fatto eco Vincenzo Ferrant e, docente di Diritto del lavoro nella facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo e tra i promotori dell’iniziativa. E ha spiegato: «Lo stato sociale così come si è venuto formando sulla Costituzione del ’47 e sulle tradizioni del ventesimo secolo si trova adesso a fronteggiare la sfida di un lavoro che cambia, che diventa sempre più precario, sempre più flessibile, sempre più internazionalizzato. Basti pensare alla differenza tra retribuzione corrispettiva e integrativa (non previdenziale), e ai conflitti tra lavoro subordinato e autonomo (gli autonomi sono 5 milioni e mezzo, i subordinati 18 milioni, con un rapporto di quasi 1 a 4, indice evidente di come il panorama lavorativo non si esaurisce nel rapporto di lavoro subordinato). La crisi non è crisi economia ma giuridica, occorre trovare occasioni di lavoro che non sono quelle usuali, ma il lavoro va sempre sviluppato e difeso».

 

La sfida di fare emergere il welfare latente

Non nei termini dei welfare assistenzialistic i fino a ora conosciuti ma di un welfare che porti a un maggior benessere dovuto all’ambiente fisico, all’interazione con i colleghi, con la struttura organizzativa: fattori, questi, che aumentano la qualità del lavoro e dei risultati. Investendo nelle risorse umane il welfare può agire non solo come aggregatore di bisogni ma anche di potenzialità dei professionisti dell’azienda. È quanto ha fatto emergere la ricerca realizzata dalle psicologhe Caterina Gozzoli e Diletta Gazzaroli dell’ Alta scuola di psicologia Agostino Gemelli dell’Università Cattolica (Asag) per conto dell’ Associazione industriale bresciana (Aib). Le ricercatrici hanno compiuto un’analisi in profondità di dieci casi aziendali, in campi economici differenti, ma con la caratteristica comune di aver provato a fare cose buone nel coinvolgere le persone a gestire una fase di grande cambiamento, soprattutto in campo culturale. Perché cultura ed economia non sono antitetiche e possono convivere nelle aziende, come sostiene Roberto Zini , vice presidente di Aib, che ha voluto questa ricerca. Secondo Caterina Gozzoli e Diletta Gazzaroli, «il welfare può, quindi, essere inteso non più come prodotto ma come processo attraverso cui prendere consapevolezza delle dinamiche che caratterizzano il tessuto organizzativo e come le azioni messe in campo si connettano con questo tessuto in cui vanno a collocarsi». psicologia #organizzazione #welfare aziendale Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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