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Democrazia a rischio recessione

Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali della facoltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Quello pubblicato è uno stralcio del rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. democrazia #liberalismo #europa #crisi Facebook Twitter Send by mail L’EUROPA AL BIVIO Mercoledì 6 marzo , alle 12.30, nella Sala della Gloria della sede di Brescia dell'Università Cattolica (Via Trieste 17), sarà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato « La fine di un mondo. La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi , Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio» , organizzato dalla facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio.

 

Democrazie a rischio sharp power

milano Democrazie a rischio sharp power Grazie a una rivoluzione informatica che porta il conflitto politico in una dimensione digitale, alcuni Paesi illiberali destabilizzano i Paesi democratici con azioni di propaganda che minano l’opinione pubblica. La presentazione del libro di Paolo Messa by Giorgia Venturini | 20 marzo 2019 Un coltello affilato che penetra nelle democrazie manipolandone l’opinione pubblica. Con lui Vittorio Emanuele Parsi , direttore dell’Alta scuola di economia e relazioni internazionali, Simone Crolla dell’ American Chamber of Commerce in Italia, e Pier Donato Vercellone , presidente della Federazione relazioni pubbliche italiana (Ferpi). Interferendo nella vita dei Paesi democratici sfruttando a proprio favore i nuovi strumenti offerti dalla globalizzazione: manipolazione di notizie, pressioni sugli attori politici ed economici, attacchi cyber . Lo sharp power – spiega il professor Parsi – è un coltello affilato che trafigge il contesto politico dei Paesi presi di mira e mina l’opinione pubblica di questi Paesi. Esattamente quello che fa il soft power : ovvero azioni di propaganda messi in atto da Paesi non democratici verso Paesi democratici. Il presidente cinese sarà nel nostro Paese per firmare il memorandum d’intesa con il presidente del consiglio Giuseppe Conte sull’adesione alla Belt and road initiative (Bri) , il grande piano infrastrutturale cinese che coinvolge più di sessanta Paesi tra Asia, Africa ed Europa.

 

Son tutte chiacchiere?

by a cura di Velania La Mendola | 24 gennaio 2018 “Più cresce l’informazione, più sembra diminuire la conoscenza, e il vuoto di pensiero sempre più si riempie di hate speech , bufale, fake news . La crescita dei populismi e del cosiddetto consenso post-politico pone grandi sfide, così come la polarizzazione del dibattito che spinge le persone agli estremi, dato che provocare è un modo di massimizzare il coinvolgimento”. Ad esempio il filosofo tedesco precisa che il diffondersi e ripetersi della chiacchiera ha il potere di trasformare il non sapere in sapere : un non sapere continuamente presentato, ripetuto e diffuso come se fosse un sapere alla fine viene percepito e soprattutto utilizzato come se fosse un sapere. Rispetto all’essenziale e alla complessità di cui la chiacchiera è un sintomo, […] il dibattito attorno alla post-truth e alle fake news si impone per la sua limpida vacuità: vecchie questioni, teoria di banalità, temi da tempo studiati, poca serietà nell’affrontarli, nessun rigore nell’esaminarli. È proprio per questa ragione, per evitare il dramma e le complicazioni di questa coappartenenza essenziale, che forse conviene lasciar perdere sia la ‘verità’ che la ‘morale’, occupandosi piuttosto della post-truth e della deontologia relativa alle fake news . Con il ritorno a uno scenario da “prima repubblica”, che assegna maggiore centralità ai partiti, è assai probabile che il rapporto tra cittadini e politica possa deteriorarsi ulteriormente e che nell’opinione pubblica il pendolo tra “testa” e “pancia” si sposti ancor più nettamente a favore di quest’ultima ». Nando Pagnoncell i è presidente di Ipsos Italia ed è docente di Analisi della pubblica opinione alla facoltà di Scienze politiche e sociali , sede di Milano.

 

Cacciari, non facciamo il gioco dell’Isis

Una lezione sulla storia di incontro tra culture che, nella loro reciproca comprensione, tagliano le radici al terrorismo VIDEOINTERVISTA. A colloquio con il giornalista di “Avvenire” Luca Geronico e con il professor Riccardo Redaelli , autore del recente Islamismo e democrazia (Vita e Pensiero), il professor Cacciari mette a fuoco le tante inadeguatezze dell’Occidente, portando avanti una disamina di ampia prospettiva storica. Nuova acqua al mulino di chi suggerisce di tornare a curarsi dei progressi, scientifici e no, dell’Europa, ma anche tappa paradigmatica nella formazione di uno stato d’animo: «Nasce proprio allora una sorta di frustrazione» precisa Cacciari. Perché Isis non è certo portatore di una civiltà islamica, ma vogliamo scherzare? Lo sforzo più grande ricade su chi tenta di intelligere , appunto, di discernere. Riccardo Redaelli (nella foto in alto a destra) inizia l’incontro gremito di studenti al collegio Ludovicianum smontando subito questa dicotomia, che non è così monolitica come alcuni pensano, perché parliamo di realtà complesse, variegate, con mille anime. La nostra Europa è al centro di un flusso migratorio che non si fermerà; l’Islam, uno, univoco, non esiste, ed è alle prese con una terribili crisi con la quale fare i conti. L’Italia deve riconoscere un Islam italiano», ha detto il docente di Geopolitica dell’Università Cattolica e autore di Islamismo e democrazia (Vita e Pensiero), «in classe ho studenti musulmani di seconda generazione: devono avere una rappresentatività, spazi, diritti».

 

Sturzo, cent’anni passati invano

L’appello “agli uomini liberi e forti”, con le sua grandi aspirazioni e con alcuni obiettivi margini di ambiguità, era destinato a essere travolto dagli eventi: invece di un dibattito fecondo, si sarebbe presto imposta una dittatura e pochi degli uomini “liberi e forti” sarebbero rimasti veramente tali. Meno di quindici anni dopo, anche nel Paese nel quale il poeta aveva additato l’ideale di “una terra libera con un popolo libero”, il richiamo alla libertà sarebbe risuonato in tutt’altro senso, all’ingresso di un campo di concentramento. È come se cento anni da allora fossero passati inutilmente, alla luce dei nuovi pericoli e dei nuovi problemi che affliggono alla base un sistema democratico che invece avrebbe dovuto crescere proprio grazie alla libertà delle persone. Oggi un appello del genere di quello di don Sturzo sollecita l’impegno di quanti – cristiani e non – credono che la democrazia non si risolva nelle statistiche, ma esiga innanzi tutto solidarietà e impegno. È un laico che si confronta con altri laici, spesso ispirati a visioni diverse, ma che sa dialogare con tutti, senza imporre a nessuno la sua concezione, perché la democrazia non ammette verità “a priori”, e nello stesso tempo senza mai rinunciare a testimoniare la bellezza della sua fede. Per un cristiano tutto questo ha un significato politico profondamente evangelico, che nulla ha a che vedere con certe espressioni penose di esibizione di rosari ai comizi elettorali. docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza , campus di Milano Ottavo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 
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