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Francesco, una tesi per la vita

La frase presa in prestito da Georges Bernanos che campeggia al termine del video “ Lei non sa chi sono io ” è la sintesi della breve e intensa vita di Francesco Maria Gallone , studente dell’Università Cattolica, che il 4 aprile avrebbe dovuto laurearsi in Scienze dell’educazione e della formazione. La commissione che avrebbe dovuto conferirgli il titolo, prima dell’inizio della sessione di laurea, si è riunita in una gremita aula Pio XI per consegnare alla mamma Anna un attestato con la dichiarazione che Francesco possedeva tutti i requisiti per conseguire la laurea in Scienze dell’educazione e della formazione. Sereno, vivace, stimolante – ha ricordato il preside – Francesco ha ricevuto molto ma ha dato moltissimo, ha arricchito tutti coloro che l’hanno conosciuto. Tra le considerazioni scritte cha ha lasciato in occasione delle attività didattiche ci sono la convinzione che la reciprocità nella relazione è fondamentale in qualsiasi ambiente ci si trovi, e l’importanza del dialogo empatico con le persone». Per usare una metafora calcistica in onore della sua Inter, Francesco ha giocato la sua partita fino in fondo, allenandosi giorno per giorno, con la grinta e l’allegria che conducono al gol ma che non escludono la fatica, le cadute e i rigori incassati. A dispetto di ogni frustrazione e di ogni dolore «Francesco sapeva che comunque fossero andate le cose lui non sarebbe stato mai solo e questa era la sua fede». Anche lei ha imparato da Francesco a chiedere, proprio come faceva lui. A chiedere l’affetto e la tutela delle persone che come lui vedono il mondo dal basso, dall’altezza di una carrozzina.

 

Mettiti nei miei panni

Milano e Piacenza Mettiti nei miei panni Torna la giornata di sensibilizzazione sulla disabilità con attività di role taking, con simulazione di limitazione visiva e motoria e un laboratorio sui deficit uditivi. Appuntamento a Piacenza martedì 17 aprile e a Milano mercoledì 9 maggio 05 aprile 2018 È arrivata a Milano alla sua settima edizione e, a fronte del successo dello scorso anno, verrà riproposta, per la seconda volta, anche nella sede piacentina dell’ateneo. “ Mettiti nei miei panni - Giornata di sensibilizzazione sulla disabilità accompagnati da tutor con disabilità e volontari ” si terrà a Piacenza martedì 17 aprile dalle 9 alle 16 (Piazzetta di Economia, via Emilia Parmense 84) e a Milano mercoledì 9 maggio dalle 9 alle 16 (Cortile d’onore, largo Gemelli 1). Il progetto si propone di sensibilizzare il mondo accademico sulle tematiche della disabilità per promuovere e valorizzare il processo di inclusione di questi studenti attraverso lo sviluppo di una coscienza civile attiva e consapevole. L'intervento di formazione vuole offrire spunti di riflessione critica attraverso attività di role taking (con l’accompagnamento di Volontari e Tutor con disabilità). È così che “Mettiti nei miei panni”, vera best practice che si innesta sul modello italiano di partecipazione attiva, diventa un’esperienza significativa, emotivamente “intrusiva” per un'università a misura di tutti» affermano gli organizzatori. Dalla rilevazione dell’indice di gradimento - dati statistici raccolti dal Servizio Integrazione - si evince, infatti, la validità di questa iniziativa ai fini dell’abbattimento delle barriere architettoniche, culturali e didattiche.

 

La disabilità sul grande schermo

Roma La disabilità sul grande schermo Si chiama “Vite Extra-ordinarie” la rassegna cinematografica promossa dal Centro di Ateneo per la Vita e dal Centro di Malattie Rare del Policlinico Gemelli, in collaborazione con MediCinema. La rassegna è promossa dal Centro di Ateneo per la Vita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed è nata da un’idea del Centro di Malattie Rare e Difetti congeniti della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. "Oggi inizieremo un cammino non solo didattico, ma per sviluppare insieme un discorso generalmente legato alla disabilità - ha spiegato il professor Giuseppe Zampino , responsabile del Centro Malattie Rare e Difetti congeniti della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, introducendo l'incontro - "Se all'informazione aggiungo un'emozione, parole e riflessioni rimangono indelebili. Quindi, prima della proiezione, il professor Maurizio Genuardi , Direttore dell'Istituto di Medicina genomica dell'Università Cattolica, ha illustrato gli aspetti scientifici e clinici della sindrome di Proteus, rara malattia congenita dalla quale è affetto il protagonista del film. Si delineeranno così, nel corso degli incontri, le caratteristiche cliniche di alcune malattie rare, ma non solo: sindrome di Proteus, Distrofia muscolare di Duchenne, SLA, sindrome di Pompe, sindrome di Morquio, sindrome di Down e Paralisi Cerebrale. Inoltre, capitalizzando sulle problematiche relazionali comuni della disabilità che investono la maggior parte delle numerose condizioni rare disabilitanti, l’approccio a tali condizioni sarà meno preoccupato, poiché a dispetto della rarità vi è una comunanza di vissuti e di problemi da affrontare. L’utilizzo del contenuto cinematografico rappresenta un importante strumento di sperimentazione per la cura di diverse patologie volto al riconoscimento del cinema come strumento riabilitativo nei processi di cura e nei percorsi di formazione.

 

Disabilità, quanto resta da fare

Il bisogno di aiuto di cui necessitano emerge già dal fatto che oltre un terzo di queste persone vive da solo, tra gli ultrasessantacinquenni la quota sale al 42,4%. Si tratta di dati molto preoccupanti poiché palesano una diffusa condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, che non possono contare sull’aiuto di un familiare. I dati raccolti evidenziano che il livello di istruzione per questo gruppo di popolazione è mediamente basso, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone che hanno al più la licenza media si attesta a circa il 70%, senza significative differenze di genere. Questi numeri testimoniano il forte divario che c’è tra le persone con disabilità e il resto della popolazione, dove la quota di persone con titolo di studio basso nella classe di età 45-64 anni è di circa il 50%. Un altro diritto in parte disatteso è quello al lavoro, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone in condizione di disabilità occupata è il 18%, nel resto della popolazione 58,7%, con rilevanti differenze di genere. Permane, dunque, la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, che costringe le famiglie a continuare a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità. Il processo di integrazione delle persone con disabilità ha raggiunto in Italia un livello assai elevato» afferma Luigi D’Alonzo , docente di Pedagogia speciale dell’Università Cattolica e incaricato del rettore per l’integrazione degli studenti con disabilità o dislessia di tutte le sedi dell’Ateneo.

 
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