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Fotografia, Letizia Battaglia in Aula Magna

brescia Fotografia, Letizia Battaglia in Aula Magna L’artista palermitana, nota soprattutto per le sue fotografie delle stragi di mafia degli anni di piombo, è tra i protagonisti della terza edizione del Brescia Photo Festival . Nel corso della sua carriera si è cimentata con la ritrattistica (famosi i ritratti delle bimbe di strada di Palermo), con il nudo, persino con la fotografia naturalistica. In dialogo con lei ci sarà Elena Di Raddo , docente di Storia dell’arte dell’Ateneo, e Renato Corsini, direttore di Brescia Photo Festival. Promosso da Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Ma.Co.f. Saranno coinvolte anche le gallerie d’arte di Brescia, le librerie e le biblioteche con progetti sul tema: il festival vuole infatti essere anche un momento di festa per esplorare lo straordinario patrimonio artistico e architettonico del capoluogo lombardo e il suo territorio. La rassegna fotografica sarà un’importante occasione per valorizzare il patrimonio museale di Brescia. Pertanto il biglietto d’ingresso alle mostre allestite al Museo di Santa Giulia permetterà di accedere anche al complesso museale; viceversa il pubblico del museo, con una minima integrazione del biglietto, avrà la possibilità di visitare le nove mostre.

 

Ricordando il giudice Livatino

milano Ricordando il giudice Livatino Un convegno dedicato alla memoria del “giudice ragazzino”, ucciso dalla Mafia agrigentina nel 1990 a soli 38 anni. Gli interventi, tra gli altri, dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini e del presidente dell’Anac Raffaele Cantone by Nicolò Casali | 13 marzo 2019 «In una società civile non si dovrebbe chiedere coraggio a un magistrato, se non quello delle decisioni che deve prendere». Con queste parole, il rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli , ha aperto il convegno, tenutosi martedì 12 marzo nella sede di largo Gemelli, dedicato alla memoria di Rosario Livatino , magistrato assassinato dalla mafia agrigentina il 21 settembre del 1990 all'età di soli 38 anni. Dal 2011, inoltre, è iniziato l'iter di beatificazione che si è concluso nel settembre dello scorso anno. Seguendo il caso di Livatino – ha concluso monsignor Delpini - mi pare che il messaggio sia che tutti possono diventare santi, però questo comporta la discesa agli inferi e un innalzamento nella gloria di Dio». Quando poi sono venuto a Milano, mi sono portato nel cuore l'idea di ricordarlo pure qua. Lui aveva capito che era giusto adottare misure di prevenzione, personale e patrimoniale, contro i mafiosi poiché per loro l'ostentazione della ricchezza serve ad accrescere il loro potere». Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone , ha poi spiegato qual è stata l'impronta principale lasciata dal servizio svolto da Livatino: «Il suo apporto è quello di aver permesso alla Chiesa di sdoganare la lotta alla Mafia.

 

Le mani della mafia sul mercato

Milano Le mani della mafia sul mercato Il rapporto finale di More , il progetto europeo coordinato dal Centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica, mostra i fattori di rischio legati all’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia europea. L’Est Europa (soprattutto Romania, Bulgaria e Slovacchia) mostra l’uso più intensivo di contante, ma anche Germania ed Austria risultano ai primi posti. Questa disarmonia genera processi di “ displacement ” dei gruppi criminali verso quei Paesi dove è più facile fare investimenti o acquisire beni di consumo cash , perché più semplice riciclare denaro sporco. Le aziende registrate a Malta, Cipro, ma anche in Germania, Regno Unito e Repubblica Ceca, mostrano il maggior numero di collegamenti con azionisti e titolari effettivi di Paesi off-shore e ad alta opacità finanziaria , e in media la maggiore complessità della struttura societaria . Frequenti, sia in Italia che all’estero, le aziende infiltrate dalla criminalità organizzata e specializzate nella produzione di fatture false , poi usate a scopo di evasione fiscale, riciclaggio di denaro o di prodotti rubati. Grazie all’analisi di più di 500 aziende infiltrate in 50 casi studio, 20 mila bilanci , più di 25 milioni di azionisti di società europee , More ha effettuato la prima valutazione sistematica in tutti i 28 paesi membri dei fattori di rischio che facilitano l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale. Inoltre, lo studio ha individuato schemi ricorrenti di infiltrazione e riciclaggio dei principali gruppi criminali attivi in Europa (dalle mafie italiane, alla criminalità cinese, da quella russa alle bande di motociclisti).

 

Contro le mafie, scrivi la tesi

brescia Contro le mafie, scrivi la tesi Sempre più studenti della sede di Brescia e dell’Università statale studiano da punti di vista diversi la lotta alla criminalità organizzata e alla cultura mafiosa. Partendo da questa convinzione, l’Università Cattolica con il Centro Studi per l’Educazione alla Legalità, l'Alta Scuola di Psicologia “A. Gemelli” e l'Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo, insieme al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Brescia da alcuni anni stanno collaborando nella realizzazione di ricerche sulle mafie. Ma anche di attivare specifici itinerari formativi sull’argomento per contribuire alla crescita di una cultura della legalità e della cittadinanza. La speranza - scrive la neolaureata - è che si vada sempre più verso una presa in carico multidisciplinare delle persone-vittime, perché possano essere supportate, protette e sostenute, dal punto di vista fisico, psicologico, economico, lavorativo, relazionale e legale. Non hanno bisogno di commenti le parole di Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Dalla Statale è stato scelto il lavoro di Francesco Bertolini , laurea magistrale in Giurisprudenza, che ha analizzato il rapporto tra la criminalità organizzata e il traffico illecito d’arte e di beni culturali. Dal 2002, anno di nascita del Centro studi per l’educazione alla legalità, il prof. Caimi ha promosso iniziative culturali e attività di ricerca per sensibilizzare studenti e cittadini verso una cultura della legalità.

 

“La mafia è dappertutto”. Falso!

Falso! È il titolo del libro di Costantino Viscont i, docente di Diritto penale all’Università di Palermo, presentato all’Università Cattolica. Secondo l’autore è tempo di uno sguardo nuovo e più realistico sul contrasto alla criminalità organizzata. Oggi può ancora affermarsi che «la mafia» sia «dappertutto» e che non sia concretamente pensabile un suo sradicamento? Uno sguardo più realistico, capace di svincolarsi da prospettive autoreferenziali, maturate in certi ambienti del cosiddetto movimento antimafia, dischiude nuove piste di analisi. La mafia delle stragi, la mafia “dei corleonesi” – che «è stata un unicum anche nella storia della mafia siciliana» – è stata sconfitta e la necessità di «registrare il cambiamento», di alimentare «approcci culturali diversi» diventa non solo un atto di ossequio alla realtà, ma anche un dovere politico-pedagogico. È questa la conclusione cui perviene il professor Costantino Visconti , docente di Diritto penale all’Università di Palermo e autore del volume «La mafia è dappertutto». A ciò si aggiunge un elemento ulteriore: l’impiego a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del Novecento, della gran parte delle risorse dello Stato per la lotta al terrorismo interno, con il conseguente aumento dello spazio di azione delle organizzazioni di tipo mafioso. Ciò che andrebbe combattuto, sottolinea l’autore del libro, è quella «banalizzazione del dramma penale», la sua riduzione a «merce di cui tutti possono discutere» che «impedisce di vedere altre possibili soluzioni».

 

Contro le mafie, usa la testa

brescia Contro le mafie, usa la testa Le tesi di cinque studenti di Psicologia e Scienze della formazione primaria della sede di Brescia studiano l'importanza degli aspetti psicologici e educativi nella lotta al fenomeno mafioso. Quelli che hanno utilizzato cinque studenti laureati in Psicologia e in Scienze della formazione primaria della sede di Brescia nel loro lavoro di tesi. Guarda ai bambini, Denise Beltrami , laurea in Scienze della formazione primaria, che dimostra che la mafia non è un argomento solo da grandi, ma può essere spiegato anche ai bambini attraverso il linguaggio della fiaba. Emma Cotelli ha studiato come portare sostegno psicologico agli agenti della scorta e dare loro supporto nel difficile lavoro di affiancamento a chi ha deciso di collaborare con la giustizia. Ha osservato la presenza della mafia italiana in Canada ed esplorato com’è vissuta dalla popolazione del luogo attraverso gli occhi dei poliziotti, coloro che più di tutti si trovano a fronteggiare questo fenomeno. Alla manifestazione partecipa anche l’Università Cattolica nella giornata di venerdì 3 marzo, con il centro studi per la Legalità , diretto da Luciano Caimi , e con la presentazione del libro “Adolescenti italiani e cultura della legalità” di Maddalena Colombo . Iniettare passione verso la legalità nei giovani studenti - sottolinea il professor Giorgi - è l’obiettivo dell’Università Cattolica, che sta lavorando con la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Brescia per far sì che in futuro ci siano sempre più cittadini attivi nel contrastare il fenomeno mafioso».

 

Pif, l’ironia contro la Mafia

MILANO Pif, l’ironia contro la Mafia Selfie, risate e battute nell’incontro di Pierfrancesco Diliberto con gli studenti in largo Gemelli. Che non ha mancato di far riflettere sulla lotta alla criminalità organizzata, al centro dei suoi ultimi film. Nel corso di tutta la conferenza, che si è tenuta martedì 8 novembre in largo Gemelli, Pif è stato il vero mattatore dell’incontro, con i professori Massimo Scaglioni e Aldo Grasso a reggergli il gioco. Un ricordo della sua esperienza con Zeffirelli non poteva mancare, soprattutto del cane del cineasta, che al giovane stagista Pierfrancesco capitava di custodire. Alla domanda sul perché ricorra all’ironia per parlare della mafia ha risposto che «il tono ironico rappresenta una sorta di meccanismo di difesa». Lui è morto per la sua ironia, ma il senso della sua morte, così come quello dell’assassinio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino siamo noi a darlo, non riconoscendo ai boss alcuna autorità. Il tono ironico, a mio modo di vedere, è il mezzo migliore con il quale si possa rispondere alla Mafia.

 

Mafie da ridere, l’arma del cinema

BRESCIA Mafie da ridere, l’arma del cinema La criminalità organizzata è un fenomeno che non solo si è infiltrato ma si è radicato anche al Nord: la via dell’ironia può essere uno strumento in mano alla società civile per combatterla. novembre 2015 L’ironia può essere un’arma della società civile? Attraverso il racconto del cinema, il Centro studi per la legalità, diretto dal professor Luciano Caimi , in collaborazione con le Alte scuole di Psicologia e Media, comunicazione e spettacolo ha organizzato il quarto convegno di studi per parlare del fenomeno mafioso. Il convegno è stato introdotto dal professor Caimi e da Gian Antonio Girelli , presidente della Commissione speciale antimafia della Regione Lombardia, che ha sottolineato che la mafia in Lombardia ormai si è radicata, non solo infiltrata. Fortunatamente l’antimafia parla soprattutto il linguaggio dei giovani - ha detto Girelli -. Ed è da qui che si deve partire. Ne è una conferma la copiosa presenza di studenti riuniti in questa aula magna: di questo ringrazio il Centro studi della Cattolica che da anni sta lavorando in questa prospettiva». Nella tavola rotonda sono intervenuti don Marco Mori della pastorale giovanile della diocesi di Brescia, e i professori Ruggero Eugeni , Caterina Gozzoli , Antonino Giorgio e Domenico Simeone .

 

"E' così lieve il tuo bacio sulla fronte"

Piacenza "E' così lieve il tuo bacio sulla fronte" Presentato il libro di Caterina Chinnici, un romanzo per affrontare il tema della giustizia, della lotta alla mafia, del valore delle istituzioni. maggio 2016 Di fronte ad una affollata platea di studenti dell’Università Cattolica per il ciclo Let’s Book, Caterina Chinnici ha raccontato come sia stato per lei naturale decidere di scegliere giovanissima la magistratura sulle orme del padre Rocco ucciso dalla mafia nel 1983. Inventore del pool antimafia, il giudice Chinnici è stato soprattutto un padre presente, affettuoso, ma sempre discreto. E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte, scritto dalla figlia Caterina, parte proprio da qui l’esplorazione sul tema della giustizia, della lotta alla mafia, al valore delle istituzioni. La storia ci tramanda come e perché Rocco Chinnici sia stato ucciso. Era prima di tutto un uomo, un padre, cui è toccata in sorte una vita straordinaria, o forse un destino, che lui ha scelto di assecondare fino alle estreme conseguenze. Dopo decenni di silenzio, Caterina Chinnici, a sua volta giudice impegnato nella lotta alla mafia, sotto scorta – sceglie di raccontare la loro vita «di prima», serena nonostante le difficoltà, e la loro vita «dopo».

 
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