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Hawai’i, un campus in paradiso

UCSC INTERNATIONAL Hawai’i, un campus in paradiso Per Camilla , di Scienze politiche e sociali , quattro mesi nell’arcipelago più bello del mondo, senza mai smettere di imparare, non solo in università a Honolulu, ma anche dalle persone e dalla natura. E forse è proprio questa distanza che rende le Hawai’i un posto così unico, così pieno di vita, così accogliente. Honolulu è una città piuttosto frenetica e che ha molto poco a che vedere con il resto delle Hawai’i. Esiste un contrasto palese tra gli altissimi grattacieli della business area in downtown Honolulu, i resort iperstellati nella zona di Waikiki e l’esercito di senzatetto che occupa strade e parchi. Forse, questo è l’aspetto che mi ha deluso maggiormente, ma le lezioni e i professori che ho incontrato hanno più che compensato la mancanza di un campus. Conoscendo già il metodo di studio americano, credevo di essere piuttosto preparata alla quantità di essay da scrivere, ma dopo la seconda settimana ho capito che avrei dovuto impegnarmi molto di più, data la assurda quantità di letture e compiti che ci venivano assegnati giornalmente. Ovunque si è portati a fare del bene per l’ambiente, dal raccogliere ogni piccolo pezzo di plastica che si confonde tra le conchiglie al nuotare con le tartarughe e i delfini senza tentare di intercettare il loro cammino.

 

In Guatemala, cittadina del mondo

UCSC INTERNATIONAL In Guatemala, cittadina del mondo Per Stefania , studentessa di Scienze linguistiche veterana del progetto Overseas , l’incontro con un Paese così distante geograficamente e culturalmente dal nostro ha posto un’altra tessera nel processo di costruzione di un senso di appartenenza globale. Anche il viaggio non è stato privo di difficoltà: dopo aver corso a piedi scalzi per tutto l’aeroporto di Newark, a causa del poco tempo, dei ritardi e delle infinite code, ho finalmente visto per la prima volta la scritta “Guatemala City”. Al mio arrivo in aeroporto la sorella della mia Buddy , la studentessa a cui vieni affidato per inserirti, mi stava aspettando con sua madre per accompagnarmi in quella che sarebbe diventata la mia nuova casa. Non c’erano italiani con cui parlare la mia lingua, ma per fortuna ho avuto l’opportunità di frequentare tanti studenti internazionali come me. Proprio nell’ambiente universitario ho conosciuto quelli che sarebbero diventati i miei due migliori amici: Jorge, il mio allenatore di taekwondo, e Daniela, una compagna di classe. Anche integrarsi nel loro sistema universitario di verifiche e compiti costanti è stata una vera sfida per me, ma io non mi sono certo arresa: mi piacciono le sfide e credo di esserne uscita più forte e coraggiosa di prima. Ho imparato che è fondamentale chiedere, sempre e di ogni cosa di cui ci si senta in dubbio: nessuna domanda è inutile o di poca importanza, tutto si può apprendere se si chiede il perché di cose che non si capiscono, come una pronuncia o una parola. Non c’è niente di cui mi sia pentita e le difficoltà iniziali sono state solo nuovi motivi per mettermi alla prova e superarmi, consapevole del fatto che tutti questi sforzi iniziali si sarebbero trasformati in qualcosa di positivo e difficile da dimenticare.

 
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