La tua ricerca ha prodotto 47 risultati per politica.
Stai visualizzando i risultati 1 - 25:

Bene comune, la politica che piace ai giovani

indagine Bene comune, la politica che piace ai giovani Il 95% degli intervistati dall’«Osservatorio» dell’Istituto Toniolo sui valori delle nuove generazioni lo considera importante per il funzionamento di una società. L’intervento su “ Avvenire ” del professor Alessandro Rosina 13 novembre 2019 Riprendiamo una parte dell’intervento del professor Alessandro Rosina pubblicata da “Avvenire” del 13 novembre 2019 Manca da troppo tempo una politica all’altezza delle potenzialità che l’Italia può esprimere all’interno dei grandi processi di cambiamento del nostro tempo. Una politica in grado di mettere i cittadini nelle condizioni di dare il meglio di sé nella realizzazione dei propri progetti personali e nel contributo al bene comune. Una recente indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo mostra come proprio l’attenzione al “bene comune” sia il valore più ampiamente riconosciuto dalle nuove generazioni italiane ma che più sentono mancare. In particolare quasi il 95% degli intervistati lo considera importante per il funzionamento di una società che oltre a produrre ricchezza riesca a promuovere il benessere di tutti i cittadini. A ritenere però che nel nostro Paese si faccia molto poco in questa direzione sono ben tre giovani su quattro. continua a leggere su “Avvenire”] #giovani #politica #osservatorio giovani #bene comune Facebook Twitter Send by mail.

 

Il programma tra novità e perplessità

Il dibattito Il programma tra novità e perplessità Insieme ad alcuni riferimenti interessanti a beni pubblici e beni comuni quali acqua, scuola e sanità e un’economia sostenibile, restano i dubbi in merito alla politica europea ed estera. Questi si basano su un modello alternativo di sviluppo che pone al centro la sostenibilità e che quindi rappresenterebbe un elemento di novità sostanziale rispetto al recente passato nel momento in cui si andranno a disegnare politiche economiche concrete. Rimangono, però, perplessità in merito alla politica europea ed estera. Vi è infatti un riferimento a un’Ue più inclusiva e solidale e quindi è auspicabile un impegno in questo senso presso le istituzioni europee. Non vi sono, però, indicazioni in merito alla politica estera più ampia e in particolare non vi è alcun riferimento alla posizione dell’Italia rispetto alla Russia, che era un punto distintivo del precedente governo. Nel contempo, non vi sono indicazioni in merito alla risoluzione del 14 novembre 2018 del Parlamento europeo sull’implementazione di misure più incisive per limitare le esportazioni di armamenti e mancano indicazioni anche in merito all’eventuale progetto di una difesa comune in Europa. C’è da augurarsi che siano solo “sviste strategiche” e non incapacità di leggere le reali criticità del prossimo futuro.

 

Le domande che la crisi lascia aperte

IL DIBATTITO Le domande che la crisi lascia aperte Davvero non hanno più senso la distinzione destra-sinistra e un quadro valoriale nel quale collocare l’azione politica? I paradossi del nuovo governo. Eppure, da quando gli effetti della personalizzazione della politica sono diventati più invadenti – specie con l’inserimento dei nomi dei leader sui simboli elettorali – nella percezione di molti questa corrispondenza sarebbe dovuta diventare un automatismo. La nomina degli ultimi cinque Presidenti del Consiglio (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) non ha avuto nessun legame diretto con gli esiti delle elezioni che hanno inaugurato la legislatura nella quale si sono insediati. Rispetto a situazioni simili del passato, però, emergono in questi giorni due aspetti inediti: innanzitutto, la prossima maggioranza sarà formata da due partiti, M5S e PD, laddove il primo era il partner numericamente più importante della precedente maggioranza, basata su un accordo con la Lega, ora all’opposizione. Se da un lato, la formazione del nuovo governo Conte è costituzionalmente ineccepibile, dall’altro, però, è comprensibile un senso di disorientamento dell’opinione pubblica. Il dato su cui soffermarsi non è la presunta incoerenza di questo o quel gruppo parlamentare, quanto piuttosto l’adattabilità – o, addirittura, l’interscambiabilità – delle prospettive politico-culturali che sorreggono l’azione delle coalizioni governative (prima M5S e Lega, ora M5S e PD). In tal senso, è significativo che il Movimento 5 Stelle rivendichi con orgoglio di non essere «né di destra, né di sinistra».

 

Lavoro, salari, pensioni: un banco di prova

Il dibattito Lavoro, salari, pensioni: un banco di prova Nonostante gli esiti discutibili di alcuni provvedimenti varati dal precedente governo, è meglio che il nuovo esecutivo cerchi di emendarli piuttosto che azzerarli. In particolare, alcuni provvedimenti già avviati dal precedente Governo e in attesa di essere perfezionati, oppure disegni di legge già ampiamente discussi potrebbero facilmente trovare il sostegno necessario ad essere approvati dal Parlamento. Inoltre, nonostante alcuni provvedimenti legislativi sul lavoro introdotti dal precedente Governo abbiano prodotto esiti discutibili, sarebbe saggio non impiegare tempo e sforzi per disfare totalmente quanto già fatto, ma operarsi piuttosto per emendarlo e migliorarlo. Si potrebbero in questo caso introdurre delle correzioni marginali al “decreto dignità” semplificando e riducendo la disciplina delle causali e, in attesa del pronunciamento della Corte europea (alla quale è stata rinviata dal Tribunale di Milano), rivedere marginalmente la disciplina dei licenziamenti così come prevista dal “Jobs Act”. Tale provvedimento ha tuttavia mostrato notevoli limiti sotto diversi fronti: primo, la temporaneità (3 anni) delle misure; secondo, la ridotta platea dei lavoratori che hanno aderito e, terzo, gli ingenti costi che il programma avrebbe a regime. Reddito di cittadinanza In terzo luogo, il cosiddetto “reddito di cittadinanza” che ha avuto il merito di finanziare più generosamente le misure di contrasto alla povertà e, in teoria, quello di attivare meccanismi più efficienti per il collocamento dei disoccupati al lavoro. Una riduzione degli oneri a carico delle imprese e dei lavoratori consentirebbe, da un lato, di compensare parzialmente gli effetti del salario minimo sul costo del lavoro delle imprese e, dall’altro, di garantire una retribuzione netta maggiore ai lavoratori con livelli retributivi più bassi.

 

Serve una politica economica per i prossimi dieci anni

Il dibattito Serve una politica economica per i prossimi dieci anni A fronte di una situazione di stagnazione il nuovo governo non può limitarsi a interventi di breve periodo ma deve impostare investimenti per il futuro. settembre 2019 L’articolo del professor Maurizio Motolese, docente di Politica economica alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica, fa parte dello speciale dedicato alle sfide che attendono il nuovo governo di Maurizio Motolese Lo scenario macroeconomico dell’Italia all’indomani della crisi di governo non è roseo. I dati Istat pubblicati a maggio prevedono una crescita dello 0,3% del Pil per il 2019, in calo rispetto al 2018, e le proiezioni per il 2020 e il 2021 di Banca d’Italia, Fmi e Ocse non si discostano di molto. A conferma di tale situazione giungono i dati Istat sulla povertà che rimane invariata da diversi anni con 1,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta. Se il Paese desse un segnale chiaro di investimento sul futuro anche i mercati riacquisterebbero maggiore fiducia e le aspettative si formerebbero in un contesto di minore incertezza e di conseguenza si stabilizzerebbero i piani di investimento privati. Queste, a mio parere, sono tre priorità di politica economica per i prossimi 10 anni: 1) Una politica strutturale a favore della famiglia che torni a far crescere il tasso di natalità (senza alcun intervento, secondo l’OCSE, nel 2050 in Italia ci saranno più pensionati che lavoratori). Un importante segnale per una maggiore uguaglianza verrebbe da una strutturale politica di lotta all’evasione fiscale, spesso aggravata da aspettative di condoni o di pace fiscale.

 

I docenti della Cattolica scrivono l’agenda per il nuovo governo

il dibattito I docenti della Cattolica scrivono l’agenda per il nuovo governo Economia, riforme istituzionali, conti pubblici, lotta alla povertà, lavoro, scuola e molto altro. Alcuni professori provano a disegnare quali sono le sfide che attendono alla prova il nuovo esecutivo, di cui fanno parte due alumni dell'Ateneo. Quali sono le sfide di breve e di lungo termine che attendono la nuova compagine di governo? Abbiamo chiesto ad alcuni docenti dell’Università Cattolica di diverse discipline di spiegare quale dovrebbe essere l’agenda dell’esecutivo che sta per essere varato. Gli scogli da affrontare per il nuovo governo Adesso c’è bisogno di chiarezza di Andrea Monticini I mercati hanno risposto positivamente alla formazione del nuovo governo. Ora sono necessarie decisioni precise a partire da fisco, politica industriale e infrastrutture Serve una politica economica per i prossimi 10 anni di Maurizio Motolese A fronte di una situazione di stagnazione il nuovo governo non può limitarsi a interventi di breve periodo ma deve impostare investimenti per il futuro. Ecco tre sfide Le incognite del tripolarismo imperfetto di Damiano Palano Finita l’alleanza con la Lega, il nuovo governo si troverà esposto a tensioni speculari a quello precedente. Anche se i vincoli economici e internazionali potrebbero offrire quella coerenza che le forze politiche non sono in grado di garantire Scuola, più politiche per gli studenti di Milena Santerini Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea.

 

Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime

La Cattolica al meeting Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime Lo storico dell’Università Cattolica ha ricostruito al Meeting di Rimini il ruolo che Giovanni Paolo II giocò nella fine pacifica delle dittature dell’Est Europa. agosto 2019 La rivoluzione senza violenza fu un inedito nella storia europea. Così nel suo intervento al Meeting di Rimini – nell’ambito dell’incontro Diritti e doveri. speranze e delusioni , con Giovanni De Luna e Massimo Bernardini – il professor Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica, ha rievocato la caduta dei regimi dell’Europa Orientale nel 1989. Lo storico della Cattolica, in particolare, ha ricostruito il ruolo fondamentale che giocò il pontificato di Giovanni Paolo II nella caduta del regime polacco e degli altri regimi dell’Est. Una transizione che non fu condotta facendo discorsi politici perché era convinto che sarebbero implosi se si fosse ricostruita la coscienza religiosa e civile del popolo. meeting #storia #politica #comunismo Facebook Twitter Send by mail.

 

Ambrosoli, giustizia italiana da riformare

milano Ambrosoli, giustizia italiana da riformare «La magistratura non è un fattore di sviluppo del Paese, perché chiunque deve assumersi una responsabilità pubblica ha il terrore di rimanere invischiato in qualcosa che non riesce a dominare». Lo ha detto Umberto Ambrosoli a proposito della situazione della giustizia in Italia alla luce dei fatti che hanno messo nell’occhio del ciclone la magistratura italiana. L’avvocato milanese è intervenuto lunedì 17 giugno all’Università Cattolica per parlare agli studenti della facoltà di Giurisprudenza nell’ambito dell’incontro dal titolo: “Giorgio Ambrosoli. Quella di mio padre è una bella storia da raccontare in una fase storica in cui le persone ignorano il passato e sono irresponsabili verso il futuro». L’evento è stato introdotto dai saluti del preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica Stefano Solimano e del docente di Diritto commerciale Vincenzo Cariello . Intervistato ai microfoni di Cattolicanews si è soffermato anche sulla crisi e sulla corruzione della magistratura italiana. ambrosoli #giustizia #magistratura #politica Facebook Twitter Send by mail.

 

G7, cronaca di un fallimento

analisi G7, cronaca di un fallimento Perché il vertice di Biarritz non ha prodotto risultati tangibili. A dispetto degli sforzi mediatici del presidente francese Emmanuel Macron, il vertice appena concluso a Biarritz non ha prodotto alcun risultato tangibile. I leader dei più importanti Paesi industrializzati non si sono ritrovati d’accordo quasi su niente se non su un elenco di obiettivi vaghi e facilmente condivisibili o su di un piccolo aiuto “simbolico” al Brasile per gli incendi in Amazzonia. In pratica, l’approccio alla politica estera di Trump sembra ripercorrere uno schema antico del diciannovesimo secolo, vale a dire una politica fatta di supremazia militare, militarismo economico, protezionismo commerciale ed enfasi sui rapporti bilaterali e non su quelli multilaterali. Questa incapacità delle grandi potenze economiche mondiali di ritrovare una linea comune prende forma, peraltro, in un clima di incertezza rispetto all’economia mondiale che, seppur in crescita, sembra dare segnali discordanti a causa del protezionismo commerciale e degli irrisolti rischi geopolitici in molte aree del pianeta. Purtroppo il prossimo anno non vedrà cambiare di molto queste tendenze in corso poiché, come sovente accade, spartiacque di un nuovo corso saranno le prossime elezioni presidenziali americane del novembre 2020. I Paesi leader dell’Unione europea invece di rimanere in attesa e stare a guardare dovrebbero una volta per tutte provare a ritagliarsi un ruolo comune in particolare in ambito di difesa e sicurezza.

 

Autonomie, la rivoluzione civile di Sturzo

È una delle massime famose di don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare nel 1919. Riconoscimento delle funzioni proprie del comune, della provincia e della regione, in relazione alle tradizioni della nazione e alle necessità di sviluppo della vita locale […]». Si tratta di un vero programma politico di reimpostazione, dal basso, della macchina dello Stato, che doveva poter contare su forze nuove, su idee fresche e su masse popolari non più subalterne. Cominciando nei Municipi e, più avanti nel tempo nelle Regioni, a prendersi cura della cosa pubblica, con una efficiente e non corrotta amministrazione giorno dopo giorno. Tanto grande era in lui la fiducia nelle istituzioni che dovevano essere create da indurlo a dedicare alla “Regione nella Nazione” la relazione politica di apertura del terzo Congresso del Ppi (Venezia 1921). Non fu certo per caso che il fascismo trionfante dal 1925/26 soppresse le elezioni comunali; fece dei Comuni solo degli ingranaggi dell’amministrazione burocratica dello Stato e non volle sentir parlare di Regioni dotate di una qualche autonomia. docente di Diritto costituzionale, Università Cattolica Nono articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #autonomielocali #comuni #politica Facebook Twitter Send by mail.

 

Popolo “rabbioso” contro élite?

Milano Popolo “rabbioso” contro élite? Per capire il contesto attuale dovremmo usare con cautela il concetto di populismo interrogandoci più seriamente sulle radici di un mutamento che investe non da oggi le organizzazioni e gli stili di partecipazione. L’analisi del professor Damiano Palano 14 marzo 2019 di Damiano Palano * Per molti anni, dopo il 1989, un po’ tutti abbiamo creduto che la Storia fosse finita. Quanto perché – come scrisse Hegel a proposito degli ideali della rivoluzione francese, all’indomani della vittoria di Napoleone a Jena nel 1806 – anche noi abbiamo ritenuto che la democrazia liberale avesse definitivamente sbaragliato i suoi antagonisti. Anche per questo, i politologi occidentali che per anni hanno puntualmente registrato le evoluzioni della nostra geografia elettorale, non hanno mai preso seriamente in considerazione l’idea che le «democrazie mature» fossero esposte a rischi fatali. Altri, con uno sguardo più pessimista, hanno invece rinvenuto nel calo della partecipazione politica e nella crescente sfiducia verso la classe politica e verso le istituzioni i sintomi di una crisi incipiente, o comunque di un ‘malessere’ capace di indebolire le basi della convivenza democratica. Adottando questo schema interpretativo si rischia però di replicare quella stessa logica semplificatrice, rozza, manichea, che viene rimproverata ai «populisti», e cioè di attribuire a questi “nemici” della democrazia liberale qualcosa che, a ben guardare, è un tratto costitutivo dello stesso progetto democratico occidentale. Interrogandoci un po’ più seriamente sulle radici profonde di un mutamento che investe – non da oggi – gli immaginari politici, le organizzazioni, gli stili di partecipazione, la crescita della polarizzazione.

 

Sturzo, cent’anni passati invano

L’appello “agli uomini liberi e forti”, con le sua grandi aspirazioni e con alcuni obiettivi margini di ambiguità, era destinato a essere travolto dagli eventi: invece di un dibattito fecondo, si sarebbe presto imposta una dittatura e pochi degli uomini “liberi e forti” sarebbero rimasti veramente tali. Meno di quindici anni dopo, anche nel Paese nel quale il poeta aveva additato l’ideale di “una terra libera con un popolo libero”, il richiamo alla libertà sarebbe risuonato in tutt’altro senso, all’ingresso di un campo di concentramento. È come se cento anni da allora fossero passati inutilmente, alla luce dei nuovi pericoli e dei nuovi problemi che affliggono alla base un sistema democratico che invece avrebbe dovuto crescere proprio grazie alla libertà delle persone. Oggi un appello del genere di quello di don Sturzo sollecita l’impegno di quanti – cristiani e non – credono che la democrazia non si risolva nelle statistiche, ma esiga innanzi tutto solidarietà e impegno. È un laico che si confronta con altri laici, spesso ispirati a visioni diverse, ma che sa dialogare con tutti, senza imporre a nessuno la sua concezione, perché la democrazia non ammette verità “a priori”, e nello stesso tempo senza mai rinunciare a testimoniare la bellezza della sua fede. Per un cristiano tutto questo ha un significato politico profondamente evangelico, che nulla ha a che vedere con certe espressioni penose di esibizione di rosari ai comizi elettorali. docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza , campus di Milano Ottavo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 

Nuovo governo, emergenza conti pubblici

politica Nuovo governo, emergenza conti pubblici Archiviata la flat tax, Iva e Quota 100 potrebbero essere, secondo il professor Paolo Balduzzi , tra i provvedimenti del nuovo esecutivo. agosto 2019 di Paolo Balduzzi * Il nuovo governo che sta per nascere dovrà subito affrontare alcune questioni urgenti per tenere sotto controllo i conti pubblici italiani. Innanzitutto, c’è il nodo della legge di bilancio, da approvare formalmente in Parlamento entro fine dicembre ma che il Governo deve presentare all’Unione europea entro metà ottobre. Su questa proposta è possibile che l’Unione europea invii raccomandazioni e suggerimenti, di cui il nostro Paese dovrà tenere conto se vorrà evitare il rischio che si apra una procedura di infrazione. Il Pd punta molto anche allo smantellamento di Quota 100: in questo caso, si tratta al contrario di una strategia che libera risorse e che quindi potrebbe diventare molto appetibile. Restano sul piatto, e si spera non in un libro dei sogni, la riforma fiscale, che dovrebbe in particolare alleviare il peso sui redditi da lavoro, e l’introduzione di un programma serio, regolare e strutturato di revisione della spesa. docente di Scienza delle finanze, facoltà di Economia , dipartimento di Economia e Finanza , Università Cattolica #governo #politica #conti pubblici Facebook Twitter Send by mail.

 

Merzoni al Meeting: la storia e la manipolazione della realtà

Il professor Guido Merzoni , preside della facoltà di Scienze politiche e sociali ha tracciato un parallelo tra gli anni della guerra fredda e i nostri giorni nel corso dell’incontro con Ubaldo Casotto , curatore della mostra “ Il potere dei senza potere. Interrogatorio a distanza con Václav Havel ” al Meeting di Rimini. Del pensiero di Havel il professor Merzoni ha ricordato soprattutto il rapporto tra l’io e il potere. Allora il regime operò un processo di spersonalizzazione che annullò l’identità delle persone e la capacità di creare organizzazioni politiche. Oggi, fatte le debite proporzioni, la spersonalizzazione avviene soprattutto a livello economico, dove l’individualità della persona è sacrificata sull’altare della massimizzazione dei profitti. meeting #politica #havel #storia Facebook Twitter Send by mail.

 

Meeting, gli incontri del 20 agosto

La cattolica al meeting Meeting, gli incontri del 20 agosto Gli interventi del professor Guido Merzoni su Václav Havel, del professor Agostino Giovagnoli sul 1989 e del professor Wael Farouq su cultura, pace e inclusione. agosto 2019 Anche oggi, martedì 20 agosto , l’Università Cattolica è protagonista al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli . Nel pomeriggio, la prima delle tre iniziative che coinvolgeranno il pubblico della kermesse riminese nello stand della Cattolica (Padiglione Internazionale A3). Interrogatorio a distanza con Václav Havel ” con gli interventi di Guido Merzoni , preside della facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica, e Ubaldo Casotto , giornalista e curatore dell’esposizione. Altri docenti sono ospiti degli incontri presso l’ Arena internazionale del Padiglione 3 sulle grandi questioni relative alla cooperazione e alla solidarietà internazionale. Sempre oggi alle ore 17, Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea in Cattolica, Giovanni De Luna , docente di Storia alla Scuola di Studi Superiori, Ferdinando Rossi dell'Università degli Studi di Torino, si occuperanno di “ Diritti e doveri. Presiederà l’incontro Massimo Bernardini , conduttore televisivo e presentatore del programma di Rai 3 TV Talk.

 

Un’Italia in controtendenza

Elezioni europee Un’Italia in controtendenza A differenza che da noi, in Europa c’è stato un aumento dell’affluenza alle urne, una frenata dei partiti sovranisti e un’affermazione di verdi e liberali. Una posizione di eccentricità che renderà più complicato far valere gli interessi del nostro Paese. Per restare sempre aggiornato, segui la pagina LinkedIn sul loro profilo. In primo piano iniziative di formazione postlaurea e di lifelong learning, progetti di ricerca e di consulenza per aziende ed enti pubblici e no profit.

 

Dov’è finito il popolo

Tra i principali promotori dell’iniziativa era naturalmente Luigi Sturzo , che già in un discorso tenuto a Caltagirone alla vigilia di Natale del 1905 aveva sostenuto la necessità di dar vita a un partito di ispirazione cristiana, in grado di riportare i cattolici italiani all’interno della vita politica nazionale. Ma i quattro anni di guerra avevano anche contribuito a scavare, tra il «Paese reale» e la classe politica liberale, un solco ancora più profondo, destinato ad aggravare il deficit di legittimazione che fin dalle origini gravava sulle istituzioni del nuovo Stato nazionale. E le nuove tensioni internazionali che contrassegnavano lo scenario postbellico – dalla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico, alle conseguenze della rivoluzione bolscevica – avrebbero contribuito ad alimentare quei conflitti e quelle rivendicazioni che, di lì a poco, precipitarono l’Italia in uno dei periodi più difficili della sua storia unitaria. Benché affondasse le radici nella dottrina sociale della Chiesa e nella storia del movimento cattolico, l’appello ai «liberi e forti» coglieva pienamente la novità dello scenario che si stava delineando e la portata delle sfide che si ponevano al Paese. Ma, più in generale, il programma auspicava anche il superamento dell’impronta centralistica dello Stato ottocentesco, grazie al pieno riconoscimento del pluralismo associativo e all’avvio di riforme nel campo della previdenza e dell’assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella tutela della proprietà privata. A distanza di un secolo dalla sua stesura, l’importanza che ancora oggi conserva l’appello del 18 gennaio 1919 non sta tanto, dunque, nelle specifiche soluzioni che profilava o nella strada che indicava ai «liberi e forti». E porsi una simile domanda significa anche interrogarsi sui modi in cui il «popolo» può continuare a essere ancora oggi il fondamento di una solida democrazia pluralistica, capace di sottrarsi tanto alle tentazioni plebiscitarie quanto alla presa della spirale tecnocratica.

 

Cattolici e politica, attenti alle divisioni

dibattiti Cattolici e politica, attenti alle divisioni L’iniziativa di Sturzo fu fermata da una parte del mondo cattolico, manovrata da una forza estranea che utilizzò strumentalmente temi cari ai cristiani, con conseguenze terribili per la chiesa e per il Paese. Ed è significativo che anche l’Università Cattolica del Sacro Cuore senta il bisogno di ricordare la fondazione del Ppi. Padre Gemelli, infatti, non condivideva l’impianto aconfessionale del partito sturziano (ma poi ha sostenuto la Dc che ne è stata la prosecuzione). Ma, soprattutto tra vescovi e parroci, continua a prevalere la convinzione che la politica divida e che non convenga sostenere questa o quella iniziativa politica promossa da una parte dei cattolici, in cui certamente un’altra parte non si ritroverebbe. È accaduto proprio con Sturzo, la cui iniziativa è stata fermata da una parte del mondo cattolico, abilmente manovrata da una forza estranea in grado di utilizzare strumentalmente temi cari ai cattolici. Pochi giorni fa, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti , ha dichiarato che «staccare i fedeli dal Papa è una manovra sbagliata e controproducente» e ha aggiunto che «non basta dirsi cattolici per diventare De Gasperi». Non fu Sturzo, allora, a sbagliare né gli altri “liberi e forti” che lo seguirono, ma coloro che ebbero troppa paura di manovre insidiose e di minacce pesanti. Ma è necessario saper essere veramente liberi e forti: ecco la grande attualità dell’Appello di cento anni fa. * docente di Storia contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia Primo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall'Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 

Cattolici e politica, storia da riscrivere

milano Cattolici e politica, storia da riscrivere La presentazione della biografia del fondatore dell’Azione Cattolica Giovanni Acquaderni offre l’occasione per ripensare l’impegno sulla scena pubblica dei cattolici. Ma il nome di Giovanni Acquaderni è ricordato soprattutto per aver fondato insieme a Mario Fani l’Azione cattolica. Alle origini dell’Azione Cattolica per una biografia di Giovanni Acquaderni (San Paolo Editore), a cura di Ernesto Preziosi , storico ed esponente dell’Azione Cattolica, e presentato mercoledì 6 marzo all’Università Cattolica. Siamo incoraggiati a renderci conto che non siamo dentro a un determinismo e quindi, forse, potremmo trovare un po’ più di coraggio e di speranza e anche un poco di fantasia perché la storia si può fare e non è già scritta». Angelo Bianchi , preside della facoltà di Lettere e filosofia, ha ribadito l’attualità della ricerca di Ernesto Preziosi, mentre Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea, ha ricordato come la storia dell’Azione Cattolica rappresenti un ambito importante della storia italiana, perché ha aiutato a uscire dalle secche una certa politica confessionale. Infatti «c’è una responsabilità dei laici a portare, reciprocamente, la storia nella Chiesa e la Chiesa nella storia», ha osservato Giovagnoli. Concludendo l’incontro, l’autore Ernesto Preziosi, ha messo in evidenza la vivacità e l’intraprendenza del mondo cattolico laico dell’epoca di Acquaderni, protagonista quest’ultimo di un movimento laicale nuovo e innovativo attuato tramite la devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la vita cristiana e l’esercizio della carità.

 

Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo

il dibattito Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo A cent’anni dall’«Appello ai liberi e forti», le sue parole d’ordine sono ancora attuali a fronte delle sfide dell’individualismo digitale e delle ideologie che alimentano la paura. Un dibattito tra alcuni docenti sul rapporto tra cattolici e politica. luglio 2019 “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà” . Con queste parole il 18 gennaio 1919 dall’albergo Santa Chiara di Roma, la Commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano, con a capo il segretario politico don Luigi Sturzo , dava inizio alla partecipazione attiva dei cattolici in politica. Un appello che, anche a cento anni di distanza, non ha perso smalto e freschezza. Abbiamo chiesto ad alcuni professori di spiegare l’attualità di alcune delle sue tesi.

 

Panebianco e gli scenari internazionali

milano Panebianco e gli scenari internazionali Il politologo ospite in Cattolica per la presentazione del suo Persone e mondi, azioni individuali e ordine internazionale. Un volume nel quale spiega il rapporto relazioni degli individui, legami tra i diversi gruppi umani e politiche estere degli Stati. Sono solo alcune delle domande alle quali Angelo Panebianco ha cercato di rispondere nel volume Persone e mondi, azioni individuali e ordine internazionale presentato il 13 marzo in un’aula Bontadini riempita di economisti, politologi e sociologi. Il volume propone un punto di vista inconsueto e lenti teoriche originali per esplorare il modo in cui le azioni individuali e le interazioni fra gli individui condizionino vicende apparentemente lontane dalla vita individuale, nell’intento di rendere più comprensibili i complicati processi che governano le arene internazionali». Nel suo denso e originale volume, Angelo Panebianco spiega il rapporto che c’è fra persone, ossia il piccolo delle scienze sociali, e mondi, ossia quelle entità collettive come gli Stati o i regimi internazionali che fanno da sfondo alla vita concreta delle persone. Come già argomentato in un libro del 2009, L’automa e lo spirito, Panebianco è un individualista metodologico: i mondi nascono dalle interazioni fra individui, basate su ragioni, passioni ed emozioni. Per spiegare un fenomeno macro, come una guerra, il nazionalismo o il fondamentalismo islamico, bisogna ricostruire la sequenza generativa che l’ha prodotto, a partire dagli individui e dai loro rapporti concreti.

 

Leggere Sturzo per rivalutare le élite

il dibattito Leggere Sturzo per rivalutare le élite L’idea che non serva più delegare il potere a una minoranza poiché grazie alla rete tutti possono intervenire direttamente per orientare le scelte politiche fa breccia in ampi strati dell’opinione pubblica. Alle radici del populismo di Antonio Campati 26 giugno 2019 Con questo articolo proseguiamo il dibattito - aperto il 18 giugno dall’ intervento su Cattolici e politica del professor Agostino Giovagnoli - a cento anni dall’appello di don Luigi Sturzo “agli uomini liberi e forti”. di Antonio Campati * Nel dibattito pubblico, il termine élite è avvolto da una patina di negatività. Ma ciò che Sturzo ha ben chiaro in mente è che all’interno della democrazia deve crearsi un dinamismo virtuoso per favorire la circolazione di élite con qualità apprezzabili (e per ostacolare la formazione di oligarchie). Com’è possibile educare e selezionare una classe politica adeguata? Un compito tanto delicato, per Sturzo, lo può assolvere soprattutto il partito, il quale, con la sua organizzazione e con le sua vita interna, consente al popolo di esprimersi in forma organizzata. L’eredità di Sturzo ci può allora aiutare in una duplice direzione: da un lato, a diffondere la consapevolezza che le élite sono importanti per il funzionamento della democrazia; dall’altro, che queste devono affrontare un «tirocinio» capace di renderle davvero consce delle loro responsabilità. assegnista di ricerca in Filosofia politica, facoltà di Scienze politiche e sociali , Università Cattolica del Sacro Cuore Sesto articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #liberieforti #elite #politica Facebook Twitter Send by mail.

 

Rousseau, chi era costui?

politica Rousseau, chi era costui? Mentre si accende il dibattito per decidere se sia giusto affidare a una piattaforma online la formazione del nuovo esecutivo, il professor Lorenzo Fossati svela il mito del filosofo ginevrino. Non siamo dunque noi i sovversivi che vogliono ribaltare le regole della società umana: è invece questa a essersi messa a testa in giù… e si tratta di raddrizzarla. Da questo punto di vista più neutrale, non solo alcune potenti ispirazioni di Rousseau sono diventate «miti», ma la stessa sorte è toccata a lui stesso, divenuto l’eroe eponimo della «democrazia diretta» che dà il nome alla «piattaforma» a tutti nota. È troppo facile vincere una disputa affermando che «la situazione è un po’ più complessa»: le cose sono sempre più ricche e complicate di quel che riusciamo a capirne, quindi l’obiezione deve sforzarsi di essere pertinente e articolata. Meno scontato è però individuare con sicurezza ciò da cui questi miti scaturiscono, l’esigenza cui rispondono o aspirano a rispondere; tuttavia solo così si può sperare di elaborare una risposta diversa e alternativa, se quei miti non ci soddisfano. Con buona pace delle semplificazioni storiografiche e dell’universale rimpianto dei bei tempi che furono, non esiste epoca storica che non sia stata tormentata e «di passaggio», anche se ovviamente ciascuno interpreta la propria come un unicum (come del resto la propria biografia, incomparabilmente più interessante di quella altrui). Pur con questo caveat sembra proprio che i nostri tempi siano «molto interessanti» da più punti di vista (e non è un pregio): l’aspirazione alla felicità e al benessere, la speranza in un mondo migliore, stanno cercando forme nuove per esprimersi e concretizzarsi.

 

La metamorfosi della Lega

milano La metamorfosi della Lega Spiegare come un partito sia potuto passare dal 4% al 34% dei consensi è quanto tentano di fare Gianluca Passerelli e Dario Tuorto che hanno presentato il loro volume in largo Gemelli. by Irene Cosul | 29 marzo 2019 Come è riuscito un partito che nel 2013 sembrava al capolinea a diventare (almeno nei sondaggi) il primo partito d’Italia? È tutto merito della nuova leadership di Matteo Salvini se la Lega è passata dal 4% a sfiorare il 34% e a raccogliere consensi anche nel meridione? La Lega di Matteo Salvini” , in occasione della presentazione del libro di Gianluca Passerelli e Dario Tuorto " La Lega di Salvini. Per il professore della Sapienza, infatti, identificare Salvini come il creatore di una Lega nuova è come guardare il dito e non la luna: «Ciò che dice Salvini lo diceva già fin dagli anni Novanta, più elegantemente, Berlusconi» spiega Passarelli. A differenza di quanto accade nei paesi dell’est Europa, dove i partiti sovranisti conquistano molti voti nelle fascia di elettori più giovani, in Italia il voto dei giovani a Salvini non è rilevante. Il problema è quello delle tematiche che non presentano particolari discontinuità nella Lega di oggi da quella del passato, sopratutto nell’ambito economico, di cui non si parla mai». Per poter essere il partito egemone è necessario ottenere anche voti nel Centro e nel Sud – spiega Tuorlo – e per farlo Salvini si propone come uomo dello Stato, che avrà una soluzione quando il problema dell’immigrazione interesserà anche il Mezzogiorno».

 

Politica per qualcosa, non contro qualcuno

Il dibattito Politica per qualcosa, non contro qualcuno Sturzo crede in una democrazia «sostanziale» perché crede nella libertà e nelle forze positive della società e della persona. Non manca, purtroppo, il fascino per l’«uomo forte», una sorta di taumaturgo delle angosce collettive; né mancano gli attentati a giustizia e libertà che minacciano la pace, mentre la vecchia classe dirigente ha tutta l’aria di essere spiazzata. Non ci sono vittimismi né «vittorie mutilate» nella sua prospettiva, non c’è quel senso di inferiorità che genera nazionalismi esasperati, causa di tanti guai nella nostra storia. Con l’Appello del ’19 i cattolici passano dalla protesta alla proposta e si rivolgono a tutti i cittadini italiani: tanto è vero che invocano il voto alle donne, che durante la guerra hanno sostenuto il Paese in mille modi. L’avventura di Sturzo non è solo il punto di partenza di una storia interrotta dal fascismo. Siamo ancora capaci di valorizzare la creatività dei singoli e dei gruppi? La politica – nazionale ed europea – può essere (e lo è stata) tentativo di plasmare la società in base a modelli di derivazione ideologica; oppure può valorizzare esperienze positive ed energie creative che non sono venute meno. docente di Storia del mondo contemporaneo alla facoltà di Scienze della formazione e direttrice del dipartimento di Storia dell'economia, della società e di Scienze del territorio «Mario Romani» Quarto articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 

Go top