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La modernità della fabbrica costruì l’Italia

IL CONTRIBUTO La modernità della fabbrica costruì l’Italia Non sapremmo più riconoscerci come popolo se dimenticassimo che appena 50 anni fa eravamo un Paese in grado di compiere un miracolo non solo economico ma anche culturale e antropologico. Sul Sole 24 Ore il viaggio nell’Italia industriale di Giuseppe Lupo 09 luglio 2019 di Giuseppe Lupo * Narrare un mondo non implica constatarne la dismissione o manifestarne il rimpianto, piuttosto obbedisce al progetto che fa della memoria la religione necessaria al nostro tempo. Non sapremmo più riconoscerci, come nazione, come popolo, se dimenticassimo che appena cinquant’anni fa eravamo un Paese in grado di compiere quel miracolo che non fu soltanto economico, ma un salto storico, culturale, antropologico. Chiamiamo in tanti modi il periodo del boom - esplosione tecnologica, società di massa, miracolo economico - ma non ci sono dubbi sugli effetti unificanti che ha provocato non solo nei caratteri e nei comportamenti, ma nella formazione di una lingua nazionale. Domandarsi se il passaggio alla civiltà industriale sia stato il vero collante di un’Italia che invece per tradizione era abituata a mantenere viva la logica dei separatismo e delle particolarità è un esercizio privo di senso. Sarebbe come cadere nella trappola in cui finirono molti intellettuali che dissentirono nei confronti dei fenomeni di massa e si ritrovarono in un’anomala posizione di antimodernità. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * scrittore e docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia , campus di Brescia #industria #economia #storia #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Sacro Cuore, perché è qui la festa

ateneo Sacro Cuore, perché è qui la festa L’Ateneo oltre all’aggettivo “Cattolica” ha anche una intitolazione speciale nel suo nome. Le iniziative nelle sedi che, tranne il campus di Roma, resteranno chiuse venerdì 28 giugno by Agostino Picicco | 17 giugno 2019 L’Università Cattolica celebra venerdì 28 giugno la festa patronale in occasione della Solennità del Sacro Cuore a cui è dedicata. Come mai l’Università Cattolica, che iniziò i suoi corsi nel 1921, fu intitolata al Sacro Cuore? Questo particolare culto si diffuse particolarmente nel secolo XVII ad opera di san Giovanni Eudes (1601-1680) e soprattutto di santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Su esortazione di papa Pio IX nel 1876 nacque un movimento di “Atti di consacrazione al Cuore di Gesù”, che vedeva la consacrazione non solo delle famiglie ma anche di intere Nazioni a opera delle Conferenze episcopali. Fu proprio grazie all’insperato aiuto di padre Gemelli che, nel 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, Armida si attivò per la consacrazione dell’esercito italiano al Sacro Cuore, con l’invio al fronte di pacchi di cartoline, immagini sacre, bandierine, preghiere e opuscoli con le istruzioni ai cappellani militari. Del resto, fu nel nome del Sacro Cuore che Armida riuscì a farsi dare dal conte Ernesto Lombardo il milione che serviva per l’acquisto dello stabile di via Sant’Agnese, prima sede dell’Università. In occasione della Festa del Sacro Cuore, la compagnia teatrale “Ai due chiostri” , composta da oltre 60 studenti della sede di Milano, porta sul palco dell’Istituto Canossiano il 22 e il 25 giugno “ La visita della Vecchia signora ” , “commedia tragica” scritta da Friedrich Dürrenmatt nel 1955.

 

Nasce l’Archivio sul Vicino Oriente antico

Brescia by Giancarlo Toloni | 03 marzo 2016 Nasce l’Archivio sul Vicino Oriente antico È stato allestito nella sede di Brescia con la biblioteca personale di monsignor Francesco Vattioni, alla cui memoria è dedicato. Orientalista di fama internazionale, Vattioni si dedicò anzitutto alla filologia della Bibbia ebraica, estendendo progressivamente i suoi interessi di ricerca alla semitistica, in particolare all’epigrafia, alle lingue e alle religioni del Vicino Oriente antico. La sua notorietà internazionale è dovuta principalmente all’attività di studioso di epigrafia giudaica e semitica, cioè aramaica antica e siriaca, nabatea e palmirena, e alla sua passione per l’Africa romana, in virtù della quale egli si dedicò con particolare interesse allo studio delle iscrizioni fenicio-puniche. Notevole fu anche l’impegno profuso nell’esame e nella pubblicazione delle iscrizioni ritrovate a Hatra (1981), antica città in rovine della regione irachena della Jazira, delle quali Vattioni effettuò una prima catalogazione generale. Si tratta di un complesso di circa settecento volumi storico-filologici sulla Bibbia e di vario materiale documentario, costituito perlopiù da note e appunti inerenti all’epigrafia e alle lingue semitiche. direttore scientifico Biblioteca di studi storico-filologici sulla Bibbia Felice Montagnini #libri #medioriente #storia Condividi Facebook Twitter Send by mail CERIMONIA DI INAUGURAZIONE Il Dipartimento inaugurerà questa nuova struttura di ricerca dedicata a monsignor Francesco Vattioni giovedì 10 marzo,alle 16.30 nella Sala della Gloria, in via Trieste 17. L'iniziativa si pone come segno di riconoscenza per la preziosa possibilità di utilizzare i suoi stessi strumenti di lavoro e come omaggio alla memoria di un concittadino illustre, la cui prestigiosa attività accademica ha portato il nome di Brescia sulla scena internazionale.

 

Scusi prof, cos’è il populismo?

dibattito in libreria il 23 maggio Scusi prof, cos’è il populismo? Uno studente curioso interroga nei chiostri di largo Gemelli una professoressa sul significato di questo concetto. I chiostri dell’Università Cattolica di Milano fanno da sfondo al loro intenso scambio di idee, in cui si avvicendano argomenti storici, economici, sociologici, politici nel tentativo di circoscrivere un fenomeno che si rivela sfuggente. Che i nostri connazionali se ne inschino è un limite non trascurabile per ciò che concerne l’informazione e il sapere del popolo. Eccola, l’ha scritta nel 2004: «Il populismo è un’ideologia che in denitiva considera la società come separata in due gruppi omogenei e antagonisti, ‘il popolo puro’ contro ‘l’élite corrotta’, e che sostiene che la politica dovrebbe essere un’espressione della volontà generale del popolo». Bene! Vedo che la nostra chiacchierata ti sarà ben presto utile! Comunque [...]. Quello di Mudde è certamente un bel passo avanti rispetto alle visioni secondo cui il populismo sarebbe solo uno stile retorico o una strategia politica. Quello che vorrei tu ora comprendessi è che, nella prospettiva assolutistica di certo populismo, l’altro gruppo è visto come residuale: ciò che non viene identificato nel popolo puro, qualsiasi cosa significhi, è per definizione parte del problema. Ma la democrazia è molto più tutela delle minoranze (anche dell’élite, perciò) che diritto della maggioranza di comandare, anche se la maggioranza è ‘il popolo’! STUD .

 

Una vita per l'educazione

Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia Una vita per l'educazione Grande successo per il seminario "Lino Monchieri tra Resistenza, internamento e ripresa della vita democratica", in occasione della presentazione del fondo “Lino Monchieri”. I documenti donati dalla famiglia, da oggi accessibili a docenti e ricercatori. A lui l’ Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia ha dedicato un incontro giovedì pomeriggio 4 aprile, in occasione della presentazione del fondo “Lino Monchieri”, costituito da carte e libri donate all’Archivio dalla famiglia e da oggi accessibili a docenti e ricercatori. Appena liberato, una volta rientrato in Italia, mi prese come un furore, tanto quei ricordi mi bruciavano dentro e scrissi di getto […]. Attraverso i ricordi e le memorie del lager che io continuerò a tener vivi finché avrò vita mi propongo di tener desta la tensione per una giustizia nella libertà che miri a costituire nelle giovani generazioni una limpida coscienza […]”. La presenza in Sala della Gloria della vedova, sig.ra Lina Tridenti , che con poche ma profondissime parole ha ricordato quale grande valore etico e morale sottende ogni azione educativa, ha contribuito a rendere davvero “speciale” questo incontro. linomonchieri #archivio #documenti #storia #educazione Facebook Twitter Send by mail.

 

Nuovi mondi e nuova scienza

brescia Nuovi mondi e nuova scienza È il tema della conferenza dello storico della scienza portoghese Henrique Leitão nell’ambito del ciclo “Viganò Lectures”, le lezioni promosse dalla Biblioteca di Storia delle Scienze “Carlo Viganò. marzo 2019 « New Worlds and a New Science: Sixteenth century maritime voyages and European science » è il tema della conferenza dello storico della scienza Henrique Leitão inserita nel ciclo delle “ Viganò Lectures ”, che ha avuto luogo il 5 marzo alla sede di Brescia dell’Università Cattolica. L’attenzione del professore si è rivolta anzitutto all’esposizione dei viaggi marittimi compiuti dalle flotte spagnole e portoghesi nel XV e XVI secolo; ci si è soffermati sul viaggio di Ferdinando Magellano, colui che per primo compì la circumnavigazione del globo terrestre. Fu fortuna o follia riuscire a compiere al primo tentativo l’epica traversata? Probabilmente l’una e l’altra, ma quel che è certo è che il progetto sarebbe fallito se a monte non vi fosse stata una scrupolosa preparazione logistica e tecnica durata ben due anni. Si cominciarono ad utilizzare strumenti di misurazione del tempo e dello spazio più efficienti per poter affrontare una navigazione che – per la vastità degli spazi – era completamente diversa da quella che per secoli si era effettuata nel Mediterraneo, un mare chiuso ove le coste sono quasi ovunque visibili. Indispensabile fu l’impiego dell’astrolabio nautico che, connesso a una dimensione visiva risultava più semplice ed immediato rispetto all’astrolabio arabo e quindi più facilmente utilizzabile da equipaggi composti per lo più da marinai spesso analfabeti. Da rilevare infine come tutte queste esplorazioni di mondi fino ad allora sconosciuti vennero diffuse da cronisti – spesso italiani – che compirono accurati resoconti di viaggio, il più celebre dei quali fu senz’altro “La relazione del primo viaggio attorno al mondo” del vicentino Antonio Pigafetta.

 

Montessori, l'attualità di un metodo

Educazione Montessori, l'attualità di un metodo Presentata l’edizione 2018 degli «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche» che ha per protagonista la nota pedagogista e le reti di relazioni da lei intessute. "Insieme a Don Bosco e Don Milani, Montessori è certamente una delle figure più note in Italia e all'estero in fatto educazione. Il metodo Montessori insegna ai bambini l'ordine, la concetrazione, la libertà non fine a sè stessa bensì finalizzata all'autocontrollo. Un fatto, quest’ultimo, che in una società come la nostra, estremamente bisognosa di integrare correttamente le diversità, può costituire una risposta concreta”. Del resto si trattò di un rivoluzione pedagogica e culturale: molte regole che apparivano consolidate in ambito educativo cambiarono radicalmente. Perché l'adulto che richiede l'obbedienza al bambino - sosteneva Montessori - trascura quasi sempre la reale volontà di quest’ultimo. educazione #storia #mariamontessori #montessori #metodo Facebook Twitter Send by mail.

 

Historytelling, la storia che piacere

MILANO Historytelling, la storia che piacere I professori Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno creato un format per divulgare la storia che riempie i teatri di tutta Italia. È il format che hanno creato dieci anni fa due professori rispettivamente delle facoltà di Scienze politiche e sociali e Scienze della formazione , Paolo Colombo e Chiara Continisio . Le mie lezioni hanno sempre avuto un tono che esulava dalla tradizione accademica - racconta Paolo Colombo - e, parlandone con la mia collega, è nata l’idea di realizzare un prodotto da proiettare al di fuori delle aule universitarie». Il progetto dell’historytelling, che porta la storia a teatro, è partito inizialmente da una collaborazione con i monaci della chiesa di Santa Maria delle Grazie, raccontando fatti storici con forme narrative innovative: storie diverse richiedono trattamenti differenti e rendono unico ogni appuntamento. Una riscoperta della storia narrata «un po’ come quando da piccoli si chiede ai più grandi di raccontare dei fatti passati», anche se questo non può sostituirsi, nel caso degli studenti, allo studio delle nozioni. L’historytelling è una formula che incontra un pubblico molto ampio e lo zoccolo duro è probabilmente quello degli spettatori adulti: «I giovanissimi probabilmente non comprenderebbero una parte di sfumature, battute o riferimenti ma dai 18 anni in su si hanno gli strumenti per poter appassionarsi». Un mix perfetto già portato nei teatri di diverse città d’Italia - l’appuntamento più recente al Carcano di Milano - e di cui se n’è potuto avere un assaggio nella lezione aperta su Martin Luther King, tenutasi in largo Gemelli il 28 novembre scorso, in onore dei 50 anni dalla sua morte.

 

Il medioevo e quell’idea di libertà

Brescia Il medioevo e quell’idea di libertà Ogni epoca storia va letta con le giuste lenti, soprattutto per concetti che, visti con gli occhi contemporanei, sembrerebbero stati negati in una fase del passato a torto considerata oscurantista. settembre 2017 di Nicolangelo D’Acunto * Ha davvero senso o costituisce una mera provocazione cercare la libertà nel medioevo? La nostra cultura diffusa è abituata a considerare proprio il medioevo come l’epoca della negazione di ogni forma di libertà. L’idea medievale di libertà era, infatti, profondamente diversa da quella che si è affermata a partire dalla Rivoluzione francese e che sostanzia la nostra cultura. Infatti nel secolo XI si assiste alla fioritura di molte nuove declinazioni del linguaggio della libertà, ma soprattutto a una serie di istanze politiche e spirituali che ponevano su basi inedite il rapporto dei singoli e delle collettività con le istituzioni. direttore del Cesime #storia #medioevo #liberta' #cesime Facebook Twitter Send by mail LIBERTAS, QUATTRO GIORNI DI CONFRONTO Esperti di fama internazionale discuteranno di libertà nel medioevo nel convegno organizzato dal Centro di Studi sulla storia degli insediamenti monastici europei (Cesime) nella sede bresciana dell’Università Cattolica dal 14 al 16 settembre 2017. L’invenzione di queste Settimane si deve a Cinzio Violante , uno dei massimi medievisti del Novecento che, giunto all’Università Cattolica nel 1956, con il consenso di padre Agostino Gemelli, volle aprire la storiografia italiana alle novità provenienti dalla ricerca scientifica europea e nordamericana, con particolare riguardo alla costruzione della Christianitas . In quella occasione giovani studiosi provenienti da diverse università europee hanno presentato le loro comunicazioni, sempre sulla libertà nel medioevo, che saranno pubblicate negli atti della Settimana della Mendola.

 

Scuola, il cinese s’insegna con la storia

BRESCIA Scuola, il cinese s’insegna con la storia Nella sede bresciana dell’Ateneo un corso di formazione per i prof delle scuole superiori promosso dall’Istituto Confucio dell’Università Cattolica. Con questo obiettivo l’ Istituto Confucio dell’Università Cattolica chiama a raccolta i prof di storia e di lingua e cultura cinese delle scuole superiori. Dal 5 al 6 settembre, nel campus di Brescia dell’Ateneo, organizza il corso di formazione intitolato “Insegnare storia nel mondo globale: obiettivo Cina” , con particolare attenzione alla didattica delle vicende storiche di quella che è ormai diventata una delle principali potenze economiche a livello mondiale. Tra queste se ne contano circa 15 a Brescia e in provincia, dove in particolare il Liceo Lunardi in città e l’IIS Don Milani di Montichiari sono “Aule Confucio” e collaborano stabilmente con l'Istituto Confucio dell’Università Cattolica. Il corso, promosso dall’Istituto Confucio dell’Università Cattolica, intende fornire sia riflessioni metodologiche sulla didattica della storia sia su contenuti specialistici relativi alla storia della Cina dell’Ottocento e del Novecento. Vengono inoltre proposte nuove letture di fatti della storia mondiale che superino l’eurocentrismo ed evitino nello stesso tempo di isolare la Cina come un “mondo a parte”. Materiali didattici per lo studio della Cina nel contesto globale (Guerini e Associati, 2017) a cura di Elisa Giunipero , docente di Storia della Cina contemporanea e direttore dell’Istituto Confucio dell’Università Cattolica.

 

Archivi editoriali, patrimoni da preservare

Brescia Archivi editoriali, patrimoni da preservare Un seminario, promosso dal professor Luciano Pazzaglia , ha analizzato il ruolo cruciale degli archivi nel processo di ricostruzione di vicende storiche ed educative dei territori. ottobre 2017 “L’archivio è un luogo affascinante, dove non si trova la storia ma fonti da interrogare per collegare il passato con il futuro; è dunque un luogo che richiede una formazione specifica e una certa sensibilità”. Due editrici dunque ben distinte sul piano editoriale, ma vicine per consonanza ideale, da sempre impegnate nel campo educativo-culturale di ispirazione cattolica. Per lungo tempo le carte di ambedue le editrici sono state lasciate a se stesse ma da qualche anno esse sono state fatte oggetto di un primo riordino e oggi sono in buona parte accessibili agli studiosi. Le carte del fondo della Morcelliana sono state presentate da Sara Lombardi , collaboratrice del ASE, che ha sottolineato la ricchezza del materiale documentario, il cui studio permette di ricostruire non solo la storia dell’editrice, bensì svariati aspetti della società bresciana del Novecento. Sulla curiosa vicenda dell’archivio della casa editrice Manfrini di Rovereto (nata intorno al 1920) ha parlato il prof. Baldi : specializzata in guide turistiche (commissionate da enti pubblici), l’editrice ebbe molta fortuna ma, una volta chiusa, il suo archivio (e con esso il patrimonio delle macchine) rischiava di andare distrutto. archivi #libri #documenti #storia #editoria #patrimonio Facebook Twitter Send by mail.

 

I giovani bresciani nel ventennio fascista

BRESCIA I giovani bresciani nel ventennio fascista I ricercatori dell’Archivio storico della resistenza hanno concluso l’attività di formazione al liceo delle Scienze umane De Andrè. giugno 2017 Non è vero che i giovani non amano la storia. Rolando Anni e Maria Paola Pasini, ricercatori dell’Archivio storico della Resistenza e dell’Età contemporanea dell’Università Cattolica sono intervenuti al liceo delle Scienze umane De Andrè, e hanno guidato la conclusione dei lavori del progetto “Archivio Storico” dell’Istituto. Quest’anno l’argomento di ricerca e approfondimento è stato: “I giovani bresciani del ventennio fascista”, nel quale gli studenti-ricercatori hanno dato corpo alla ricostruzione delle ideologie di formazione dei giovani sia nell’ambito scolastico che in quello pomeridiano di ritrovo e disimpegno degli anni ‘20 e ‘30. I ricercatori dell’Archivio partecipano regolarmente, su invito, a manifestazioni e iniziative promosse dalla società civile. Va sottolineato che i documenti conservati all’interno sono messi a disposizione di vari ricercatori italiani e stranieri. L’attività di informazione e divulgazione nelle scuole mirano a far conoscere e ad approfondire i temi legati alla resistenza, al fascismo e all’antifascismo con particolare riferimento alla storia bresciana.

 

Il Medioevo delle libertà

brescia Il Medioevo delle libertà Potrebbe suonare quasi provocatorio il tema della prima Scuola di Studi medievali promossa dal Cesime nella chiesa romanica del monastero di San Salvatore in Valle Camonica. luglio 2017 È un tema molto particolare quello individuato per la prima Scuola di Studi medievali , promossa dal Centro studi sugli Insediamenti monastici europei della sede di Brescia dell'Università Cattolica. La scelta tematica della libertà nel medioevo – spiega il direttore del corso Nicolangelo D’Acunto – potrebbe suonare quasi provocatoria, tanto la cultura corrente è abituata a considerare il medioevo come l’epoca della negazione di ogni forma di libertà. Medioevo delle libertà si terrà in Valcamonica e in particolare nel monastero di San Salvatore in Capo di Ponte, di cui resta la splendida chiesa romanica e che fu nel medioevo un importante tassello della presenza cluniacense in Italia. Il corso, di carattere multidisciplinare, prevede lezioni su questioni interpretative di ampio respiro tenute da docenti specialisti come Glauco Maria Cantarella (Università degli Studi di Bologna), Guido Cariboni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Nicolangelo D’Acunto (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Andrea Zorzi (Università degli Studi di Firenze). Scopo di LabOratorium è quello di valorizzare il monastero di S. Salvatore in Capo di Ponte - già restituito alla comunità da un oneroso restauro - trasformandolo in un centro di formazione, invenzione, cura e divulgazione per i giovani e il territorio della Valle Camonica. Il pomeriggio del 14 luglio l’appuntamento è presso la Pieve di S. Siro a Capo di Ponte per una visita guidata a cura di Gianclaudio Sgabussi di Fondazione Camunitas, che accompagnerà quanti prenderanno parte all’iniziativa, alla scoperta della Pieve Romanica.

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Il diritto? Un’opera d’arte

MILANO Il diritto? Un’opera d’arte La storia giuridica di Roma antica e la storia dell’arte, dal Medioevo ai nostri giorni, narrate specularmente in una sequenza di capolavori pittorici. Lunedì 16 gennaio a Milano la presentazione di un volume curato dalla professoressa Lauretta Maganzani 13 gennaio 2017 Per molti è solo un insieme di norme, leggi e regolamenti. A testimoniarlo un’interessante e originale iniziativa editoriale raccolta nel volume dal titolo L’arte racconta il diritto e la storia di Roma (Pacini Editore, 2016), curata dalla professoressa Lauretta Maganzani , docente di Diritto romano nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’autrice per la prima volta mette insieme la storia giuridica di Roma antica e la storia dell’arte, dal Medioevo ai nostri giorni, narrate specularmente in una sequenza di capolavori pittorici. Così il lettore è accompagnato in un itinerario storico, giuridico e artistico appassionante e coinvolgente, capace di svelare le radici più profonde della cultura occidentale, ma anche delle sue più perverse degenerazioni. Le conclusioni del dibattito, moderato da Stefano Solimano , direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche , sono affidate all’autrice del volume. Alla realizzazione del libro hanno collaborato: Virginia Maria de Capitani , Edoardo Caglio , Davide Canzano , Stefano Didoni , Andrea Fogliani , Lucia Frattini , Maria Sofia Gasperini , Gabriele Giovannetti , Luigi Regazzoni , Irene Zappa .

 

Il miracolo dei Santi Faustino e Giovita, verità storiche e iconografia

Giovanni Panzeri , ha sottolineato che con il convegno l’Università Cattolica ha voluto mettere le proprie competenze scientifiche al servizio di un sempre più efficace radicamento nella città. L’attenzione degli studiosi intervenuti si è concentrata sul “miracolo” del 13 dicembre 1438: il condottiero Niccolò Piccinino , alla guida delle truppe milanesi, cercò invano di impadronirsi della città di Brescia, ma secondo la tradizione locale i santi martiri Faustino e Giovita apparvero sulle mura e respinsero l’attacco. Gli illustri relatori hanno fatto una sorta di “anatomia” del miracolo, rinunciando programmaticamente a stabilire se l’apparizione dei patroni sia davvero accaduta. Perché questo è accaduto? Perché i Bresciani del Quattrocento hanno voluto credere all’intervento dei ss. Faustino e Giovita? La risposta più immediata conduce alla necessità di dare una sanzione religiosa al passaggio di Brescia dalla sfera d’influenza di Milano a quella di Venezia. Gli studiosi intervenuti hanno presentato i risultati di ricerche d’archivio innovative, dimostrando a sorpresa che le fonti prodotte dalle autorità civiche hanno diffuso con maggiore tempestività di quelle religiose la memoria del miracolo. Grazie alla ricerca della prof.ssa Barezzani proprio la parte musicologica ha riservato una gradita sorpresa: Marcello Mazzetti e Livio Ticli (Dipartimento di Musica antica di Brescia) hanno eseguito un antico brano liturgico, che per secoli aveva accompagnato la festa dei santi patroni ed è stato “resuscitato”per l’occasione. Gli atti del convegno si annunciano di grande interesse e saranno certamente pubblicati dall’Università Cattolica, come ha assicurato il prof. D’Acunto, direttore del CESIME.

 

Professore, raccontami una Storia

milano Professore, raccontami una Storia Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi , insieme a fumettisti e storici, protagonisti del workshop “ Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si sono posti da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Per il professor Paolo Colombo per sconfiggere l'immagine di un insegnamento noioso della storia tra i giovani, bisogna «portarli indietro e portarli in avanti: tornare alla fase infantile in cui era piacevole farsi raccontare delle storie e, insieme, trovare modi nuovi per intercettare generazioni abituate a "surfare" in rete». Daniele Biacchessi, scrittore e giornalista che porta in giro per l'Italia la storia, spiega che, per comunicarla anche alle giovani generazioni, bisogna sperimentare, cioè «fare memoria storica». “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

Che bella la storia se la racconti

MILANO Che bella la storia se la racconti Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi, fumettisti e storici a confronto lunedì 13 febbraio nel workshop “Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si porranno da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Il workshop organizzato nella sede milanese di via Nirone lunedì 13 febbraio dalle 11 alle 18 favorirà uno scambio di competenze ed esperienze tra le persone invitate, con l’unico obiettivo di rendere la storia più avvincente nei diversi ambiti di riferimento. Per i professori Colombo e Continisio, l’iniziativa si colloca nella decennale attività di “ Storia e narrazione ”, “un vero e proprio laboratorio di creazione di storie”, come lo definiscono loro, in programma al teatro Ariberto di Milano, con il coinvolgimento degli studenti universitari ma anche alla cittadinanza. “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

A Scienze politiche si parla arabo

Libri A Scienze politiche si parla arabo Due importanti riconoscimenti per la facoltà: due ricerche internazionali sull’Oceano indiano e sull’Africa orientale, curate dalla professoressa Beatrice Nicolini , sono state richieste per la traduzione da case editrici del Medio Oriente. dicembre 2018 Le ricerche internazionali sull‘Oceano indiano, sull’Africa orientale e sulle relazioni con la Penisola arabica e i paesi del Golfo persico/arabico sono oggetto degli studi interdisciplinari che caratterizzano l’impostazione metodologica della facoltà di Scienze politiche e sociali . In questo solco, due volumi pubblicati in inglese dalla docente di Storia dell’Africa e di Indian Ocean World Beatrice Nicolini sono stati richiesti per la traduzione in arabo da due case editrici del Medio Oriente. La maggioranza degli studi su queste regioni rimane spesso nelle lingue occidentali e la volontà di tradurli in arabo significa che vi è una importante apertura e un forte desiderio di esplorare nuove fonti. Il volume Oman, Makran and Zanzibar: History and Strategy in the Indian Ocean (1799-1856) , Brill, Leiden, 2004 Revised Edition with New Introduction and Bibliography , è stato richiesto e tradotto in arabo dalla casa editrice Jadawel, Riyad, Regno dell’Arabia Saudita. Il volume Land and Maritime Empires in the Indian Ocean , Educatt, Milano, 2017, tradotto dalla casa editrice libanese Dar Al Rafidain che distribuisce in Iraq, Oman e Medio Oriente, è stato presentato il 4 dicembre all’Università di Londra. I risultati di questi studi sono stati finanziati con i fondi erogati dall’Università Cattolica nell’ambito dei suoi progetti di ricerca.

 

Don Mazzolari, il profeta di Bozzolo

Brescia Don Mazzolari, il profeta di Bozzolo Il piccolo paese nella campagna mantovana è stata la tappa dell’itinerario che il gruppo studentesco Atelier sta percorrendo da qualche tempo sulle tracce di piccoli grandi uomini che, anche se osteggiati, hanno segnato la storia del nostro Paese. by Dalila Raccagni | 23 ottobre 2018 “Il dono più grande non è fatto di cose, ma di noi stessi: allora anche l’ultima creatura ha qualcosa da donare”. È nella prospettiva del dono che il gruppo studentesco Atelier , accompagnato dal professor Domenico Simeone , ha organizzato il 20 ottobre 2018 presso la Fondazione Mazzolari di Bozzolo (Mn), sulla scia degli ultimi anni, una giornata didattica totalmente dedicata alla figura di quest’uomo, prete, scrittore e partigiano italiano. Un uomo che, come testimonia la visita fatta da Papa Francesco il 20 giugno 2017 nei luoghi di questo profeta, ha ancora molto da dire anche alla società contemporanea. Grazie alle parole di don Umberto Zanaboni (vicepostulatore per la Causa del servo di Dio don Primo Mazzolari) e Giancarlo Ghidorsi (segretario della Fondazione) abbiamo potuto comprendere come don Primo riusciva a guardare oltre l'orizzonte, ove finisce ai nostri occhi il tempo. Uno spirito in un corpo irrequieto che toccò con mano temi che ancora oggi sono nella nostra attualità, ai quali ci siamo resi conto non possiamo rimanere indifferenti. Don Primo lo si può definire davvero un profeta, questo perché ha saputo anticipare i tempi, interrogandosi e aiutando le persone a domandarsi circa il ruolo del laicato all'interno della Chiesa, della parrocchia, aprendosi ai poveri e ai lontani.

 

A piedi nella storia sulla via Appia

Brescia A piedi nella storia sulla via Appia Per 27 studenti del corso di Letteratura latina della sede di Brescia un tuffo nel passato e nella natura: ottanta chilometri alla scoperta di resti e vestigia romane, con la guida “spirituale” del professor Massimo Rivoltella e di due sue assistenti. by Chiara Rovati, Elena Claudi, Luca Mombellardo, Giulia Poliero e Caterina di Giuseppe | 19 ottobre 2018 L’idea di una walking school sulla via Appia Antica è nata tra le quattro mura di un'aula della sede di Brescia della Cattolica. Il cammino dei per 27 studenti è iniziato dal Circo Massimo ed è giunto fino a Genzano: 80chilometri in totale, di cui 34 sulla via Appia, percorsi interamente a piedi econ lo zaino in spalla. Immersi nel silenzio e nel profumo della macchia, di tanto in tanto i docenti si soffermavano a illustrare aneddoti e curiosità su quanto era alla portata dello sguardo. La fatica nelle gambe e sulle spalle non ha, però, abbattuto gli animi: come ricorda una delle partecipanti, “sentire quei chilometri nelle gambe è stata un’esperienza che nessun’aula universitaria potrà restituirci”. Condividere il tutto durante i nostri 80 chilometri lo ha reso più speciale: se ripenso a quei quattro giorni è impossibile non sorridere». che nasce l'idea che porterà 27 studenti di Lettere delle sedi di Milano e Brescia avivereun'esperienza probabilmente irripetibile.

 

Sulle tracce dei documenti papali

Brescia Sulle tracce dei documenti papali Un gruppo di studentesse di Storia del Cristianesimo contemporaneo, accompagnate dalla professoressa Raffaella Perin, ha visitato le sale dell'Archivio in cui si trova conservato il patrimonio di documenti privati papali più eterogeneo del mondo. Prima di allora, l’immane patrimonio era conservato nei sotterranei di Castel Sant’Angelo, la residenza papale dove nessuno avrebbe potuto accedere ai documenti custoditi, poiché erano in pochissimi a conoscere il camminamento nascosto che conduceva nelle sale. Lo scorso 7 maggio, un gruppo di studentesse della sede bresciana, accompagnate dalla docente di Storia del Cristianesimo contemporaneo Raffaella Perin , ha avuto l’onore di attraversare le sale in cui si trova conservato il patrimonio di documenti più eterogeneo del mondo. Superate la sala degli indici e la sala lettura - dove lavorano incessantemente i ricercatori - si percorre un corridoio alle spalle del banco distribuzione che conduce a due rampe di scale che portano al bunker: è qui che 85 km di scaffalature girevoli custodiscono i documenti dell’Archivio segreto vaticano. Gli armadi recanti lo stemma di papa Gregorio XIII , oggi sono vuoti ma per molti anni hanno conservato documenti unici quali le lettere di Lucrezia Borgia e Giulia Farnese a Papa Alessandro VI, nonché parte del testo che riporta l’abiura pronunciata da Galileo Galilei durante il processo. Inoltre, ha spiegato in che cosa è consistita la riforma, mirata a un rinnovamento dei media e del modo di lavorare nel segno di una collaborazione tra mezzi di comunicazione differenti e di un adattamento del Vaticano al mondo contemporaneo e alla comunicazione di oggi, in continua trasformazione. Un incontro, quello tra la Chiesa cattolica e i mezzi di comunicazione, che si è trasformato nel corso del tempo e che oggi più che mai si sta evolvendo per adattarsi alle esigenze della società contemporanea.

 

Taccolini nuovo presidente Sise

brescia Taccolini nuovo presidente Sise È stato eletto il 22 ottobre durante l’assemblea annuale della Società italiana degli storici economici che si è tenuta nel campus sede di Brescia dell’Ateneo. Ordinario di Storia economica è anche delegato rettorale per la sede bresciana. ottobre 2016 Il professor Mario Taccolini è il nuovo presidente della Società italiana degli Storici economici . È stato eletto a larga maggioranza, nel corso del convegno annuale che si è svolto venerdì 21 e sabato 22 ottobre nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Mario Taccolini è professore ordinario di storia economica nella sede di Brescia dell’Università Cattolica e delegato rettorale al coordinamento delle strategie di sviluppo della sede, oltre che direttore del dipartimento di Scienze storiche e filologiche. Del nuovo direttivo dell’associazione faranno parte anche i professori Alfani, Strangio, Battilani, Travaglini, Conti, Pierucci, Ritrovato, insieme al bresciano Marco Belfanti, professore ordinario di storia economica della locale Università degli Studi. Si riunisce più volte all'anno per convegni e giornate di studio, e organizza altresì un convegno quadriennale aperto agli studiosi interessati ai temi proposti.

 

Simonetta Polenghi ai vertici di Ische

NOMINE Simonetta Polenghi ai vertici di Ische La direttrice del dipartimento di Pedagogia è stata eletta a Chicago membro del Comitato esecutivo della più prestigiosa società mondiale di studi storico-educativi , la International Standing Conference for History of Education. settembre 2016 La professoressa Simonetta Polenghi è stata eletta membro del Comitato esecutivo della più prestigiosa società mondiale di studi storico-educativi, la International Standing Conference for History of Education (Ische) . Da molti anni un ricercatore italiano non ricopriva questa carica: si tratta di un ulteriore riconoscimento per l'alto valore degli studi compiuti dalla professoressa Polenghi, ma anche per la tradizione della Pedagogia e della Storia dell'educazione in Università Cattolica. La nomina è avvenuta il 19 agosto scorso a Chicago, Professore di prima fascia di Storia della pedagogia e dell’educazione della facoltà di Scienze della Formazione, la professoressa Simonetta Polenghi è direttrice del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica e vicepresidente vicaria della Società italiana di Pedagogia. È stata insignita negli anni scorsi della Croce d'Onore per la Scienza e per l'Arte della Repubblica Austriaca per i suoi studi sul sistema scolastico nel Lombardo-Veneto ai tempi degli Asburgo e della Medaglia Comenio dal Museo e Biblioteca Nazionale Jan Amos Comenius di Praga. pedagogia #storia #educazione #ische Facebook Twitter Send by mail.

 

Aldo Moro, lettere dalla prigionia

Brescia Aldo Moro, lettere dalla prigionia Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno prestato corpo e voce al Presidente della DC e ad AnnaLaura Braghetti, unica donna tra i carcerieri di quest’ultimo. by Bianca Martinelli | 13 maggio 2016 La camicia da ritirare in tintoria, i biscotti serviti per colazione durante i giorni di prigionia che erano gli stessi che era solito mangiare a casa sua, i pensieri per la famiglia e, in particolar modo, per il nipotino prediletto. Al suo fianco, sul palco dell’aula polifunzionale, Chiara Continisio , ricercatrice dell’ateneo milanese, nei panni di Anna Laura Braghetti, unica donna tra i carcerieri del Presidente della DC che per 55 giorni tennero in ostaggio Moro in uno stretto cunicolo scavato sotto il piccolo appartamento romano di via Montalcini 8. Colombo e Continisio hanno letto e commentato le memorie di Moro e della Braghetti, e ad emergere , insospettabilmente, è stata la dimensione più umana e quotidiana dell’esistenza dei due. All’agonia psicologica di Moro fa eco la soddisfazione allucinata di Braghetti che si dice soddisfatta del metodo con cui sta gestendo commissioni e faccende domestiche, senza destare il minimo sospetto in conoscenti e vicini di casa. Discreta, cordiale e riservata con tutti, Anna Laura Braghetti, puliva la casa, suddivideva le borse della spesa e la biancheria da portare in tintoria così che a nessuno potesse venire il sospetto che in quella casa vivessero ben più che in due persone. Prima di dare inizio alla lezione il ricordo di Colombo e Cortinisio è andato ai cinque componenti della scorta di Moro, rimasti uccisi durante il sequestro: il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l'appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi, l'agente Raffaele Jozzino e l'agente Giuliano Rivera.

 

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