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Idee contro la desertificazione

Nonostante le differenze di impostazione culturale, convinzioni e discipline professate, tutti loro hanno messo a disposizione le proprie competenze (con diverse tipologie di impegno e di continuità) di uno stesso ministro. Pochi anni dopo, a Milano e in differente contesto, un sindacalista dei metalmeccanici ( Pierre Carniti ) fondava la rivista « Dibattito sindacale », palestra di sociologi e giuristi di una generazione più giovane: Gian Primo Cella, Bruno Manghi, Mario Napoli, Tiziano Treu . Si tratta solo di due esempi, tra i meno noti, della casistica ben più ampia di una stagione di vivaci dibattiti mossi, in fondo, dalla comune volontà di contribuire al consolidamento democratico, culturale ed economico della giovane Repubblica. L’intesa tra policy maker e intellettuali era alimentata dalla condivisione di mondi vitali omogenei e da un ordine di valori che, per i primi, ridimensionava le smanie personali del potere e, per i secondi, dava respiro alle ambizioni accademiche individuali e alle rispettive autoreferenzialità disciplinari. Il punto d’attacco era quello che Pastore chiamava la «desertificazione» civile e sociale di metà anni Venti quando, spinto dal disagio economico, lo «spirito della reazione» alterava ogni prospettiva, tanto che «ciò che ieri si vedeva come un incubo, oggi si vede come una liberazione». Oggi di non cedere imbelli a quel che sta già accadendo in un capitalismo sempre più sorvegliato da gotici metadati capaci di manipolare cinicamente il nostro libero arbitrio (come denuncia Shoshanna Zuboff) e di mettere in croce il pluralismo sociale, fiducioso luogo umano di buona convivenza. docente di Storia economica e direttore dell' Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” dell’Università Cattolica, campus di Milano Ottavo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cutura #storia #italia Facebook Twitter Send by mail.

 

Scusi prof, cos’è il populismo?

dibattito in libreria il 23 maggio Scusi prof, cos’è il populismo? Uno studente curioso interroga nei chiostri di largo Gemelli una professoressa sul significato di questo concetto. I chiostri dell’Università Cattolica di Milano fanno da sfondo al loro intenso scambio di idee, in cui si avvicendano argomenti storici, economici, sociologici, politici nel tentativo di circoscrivere un fenomeno che si rivela sfuggente. Che i nostri connazionali se ne inschino è un limite non trascurabile per ciò che concerne l’informazione e il sapere del popolo. Eccola, l’ha scritta nel 2004: «Il populismo è un’ideologia che in denitiva considera la società come separata in due gruppi omogenei e antagonisti, ‘il popolo puro’ contro ‘l’élite corrotta’, e che sostiene che la politica dovrebbe essere un’espressione della volontà generale del popolo». Bene! Vedo che la nostra chiacchierata ti sarà ben presto utile! Comunque [...]. Quello di Mudde è certamente un bel passo avanti rispetto alle visioni secondo cui il populismo sarebbe solo uno stile retorico o una strategia politica. Quello che vorrei tu ora comprendessi è che, nella prospettiva assolutistica di certo populismo, l’altro gruppo è visto come residuale: ciò che non viene identificato nel popolo puro, qualsiasi cosa significhi, è per definizione parte del problema. Ma la democrazia è molto più tutela delle minoranze (anche dell’élite, perciò) che diritto della maggioranza di comandare, anche se la maggioranza è ‘il popolo’! STUD .

 

Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime

La Cattolica al meeting Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime Lo storico dell’Università Cattolica ha ricostruito al Meeting di Rimini il ruolo che Giovanni Paolo II giocò nella fine pacifica delle dittature dell’Est Europa. agosto 2019 La rivoluzione senza violenza fu un inedito nella storia europea. Così nel suo intervento al Meeting di Rimini – nell’ambito dell’incontro Diritti e doveri. speranze e delusioni , con Giovanni De Luna e Massimo Bernardini – il professor Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica, ha rievocato la caduta dei regimi dell’Europa Orientale nel 1989. Lo storico della Cattolica, in particolare, ha ricostruito il ruolo fondamentale che giocò il pontificato di Giovanni Paolo II nella caduta del regime polacco e degli altri regimi dell’Est. Una transizione che non fu condotta facendo discorsi politici perché era convinto che sarebbero implosi se si fosse ricostruita la coscienza religiosa e civile del popolo. meeting #storia #politica #comunismo Facebook Twitter Send by mail.

 

Una vita per l'educazione

Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia Una vita per l'educazione Grande successo per il seminario "Lino Monchieri tra Resistenza, internamento e ripresa della vita democratica", in occasione della presentazione del fondo “Lino Monchieri”. I documenti donati dalla famiglia, da oggi accessibili a docenti e ricercatori. A lui l’ Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia ha dedicato un incontro giovedì pomeriggio 4 aprile, in occasione della presentazione del fondo “Lino Monchieri”, costituito da carte e libri donate all’Archivio dalla famiglia e da oggi accessibili a docenti e ricercatori. Appena liberato, una volta rientrato in Italia, mi prese come un furore, tanto quei ricordi mi bruciavano dentro e scrissi di getto […]. Attraverso i ricordi e le memorie del lager che io continuerò a tener vivi finché avrò vita mi propongo di tener desta la tensione per una giustizia nella libertà che miri a costituire nelle giovani generazioni una limpida coscienza […]”. La presenza in Sala della Gloria della vedova, sig.ra Lina Tridenti , che con poche ma profondissime parole ha ricordato quale grande valore etico e morale sottende ogni azione educativa, ha contribuito a rendere davvero “speciale” questo incontro. linomonchieri #archivio #documenti #storia #educazione Facebook Twitter Send by mail.

 

Sacro Cuore, perché è qui la festa

ateneo Sacro Cuore, perché è qui la festa L’Ateneo oltre all’aggettivo “Cattolica” ha anche una intitolazione speciale nel suo nome. Le iniziative nelle sedi che, tranne il campus di Roma, resteranno chiuse venerdì 28 giugno by Agostino Picicco | 17 giugno 2019 L’Università Cattolica celebra venerdì 28 giugno la festa patronale in occasione della Solennità del Sacro Cuore a cui è dedicata. Come mai l’Università Cattolica, che iniziò i suoi corsi nel 1921, fu intitolata al Sacro Cuore? Questo particolare culto si diffuse particolarmente nel secolo XVII ad opera di san Giovanni Eudes (1601-1680) e soprattutto di santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Su esortazione di papa Pio IX nel 1876 nacque un movimento di “Atti di consacrazione al Cuore di Gesù”, che vedeva la consacrazione non solo delle famiglie ma anche di intere Nazioni a opera delle Conferenze episcopali. Fu proprio grazie all’insperato aiuto di padre Gemelli che, nel 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, Armida si attivò per la consacrazione dell’esercito italiano al Sacro Cuore, con l’invio al fronte di pacchi di cartoline, immagini sacre, bandierine, preghiere e opuscoli con le istruzioni ai cappellani militari. Del resto, fu nel nome del Sacro Cuore che Armida riuscì a farsi dare dal conte Ernesto Lombardo il milione che serviva per l’acquisto dello stabile di via Sant’Agnese, prima sede dell’Università. In occasione della Festa del Sacro Cuore, la compagnia teatrale “Ai due chiostri” , composta da oltre 60 studenti della sede di Milano, porta sul palco dell’Istituto Canossiano il 22 e il 25 giugno “ La visita della Vecchia signora ” , “commedia tragica” scritta da Friedrich Dürrenmatt nel 1955.

 

Dai monasteri benedettini all’economia di Papa Francesco

La Cattolica al Meeting Dai monasteri benedettini all’economia di Papa Francesco La testimonianza di due giovani ricercatori dell’Università Cattolica al Meeting di Rimini 22 agosto 2019 Dai monasteri benedettini all’economia di Papa Francesco, fino alla nuova finanza tra Africa ed Europa. Sono gli ambiti di ricerca di due giovani ricercatori dell’Università Cattolica che sono intervenuti ad alcuni incontri in programma al Meeting di Rimini . Analizzare l’effetto della governance dei monasteri benedettini sui territori che amministravano nell’Inghilterra dell’anno Mille, spiegando i vantaggi economici di questo tipo di amministrazione. È quanto ha dimostrato la ricerca condotta da Domenico Rossignoli (qui sotto) , ricercatore della facoltà di Scienze politiche e sociali , insieme a Federico Trombetta , e presentata al Meeting di Rimini. Un contributo che riteniamo utile per l’economia in generale perché mostra come quel modello di governance, al di là del suo aspetto religioso, abbia prodotto risultati economici». Al Meeting ha parlato di imprese sociali nei Paesi africani e del ruolo dell’università nella formazione degli imprenditori locali. Ciambotti fa parte anche della task force voluta da Papa Francesco e composta da economisti e imprenditori per ragionare su un modello di sviluppo economico attento alla persona e all’ambiente nella linea dell’enciclica Laudato si’ .

 

Nuovi mondi e nuova scienza

brescia Nuovi mondi e nuova scienza È il tema della conferenza dello storico della scienza portoghese Henrique Leitão nell’ambito del ciclo “Viganò Lectures”, le lezioni promosse dalla Biblioteca di Storia delle Scienze “Carlo Viganò. marzo 2019 « New Worlds and a New Science: Sixteenth century maritime voyages and European science » è il tema della conferenza dello storico della scienza Henrique Leitão inserita nel ciclo delle “ Viganò Lectures ”, che ha avuto luogo il 5 marzo alla sede di Brescia dell’Università Cattolica. L’attenzione del professore si è rivolta anzitutto all’esposizione dei viaggi marittimi compiuti dalle flotte spagnole e portoghesi nel XV e XVI secolo; ci si è soffermati sul viaggio di Ferdinando Magellano, colui che per primo compì la circumnavigazione del globo terrestre. Fu fortuna o follia riuscire a compiere al primo tentativo l’epica traversata? Probabilmente l’una e l’altra, ma quel che è certo è che il progetto sarebbe fallito se a monte non vi fosse stata una scrupolosa preparazione logistica e tecnica durata ben due anni. Si cominciarono ad utilizzare strumenti di misurazione del tempo e dello spazio più efficienti per poter affrontare una navigazione che – per la vastità degli spazi – era completamente diversa da quella che per secoli si era effettuata nel Mediterraneo, un mare chiuso ove le coste sono quasi ovunque visibili. Indispensabile fu l’impiego dell’astrolabio nautico che, connesso a una dimensione visiva risultava più semplice ed immediato rispetto all’astrolabio arabo e quindi più facilmente utilizzabile da equipaggi composti per lo più da marinai spesso analfabeti. Da rilevare infine come tutte queste esplorazioni di mondi fino ad allora sconosciuti vennero diffuse da cronisti – spesso italiani – che compirono accurati resoconti di viaggio, il più celebre dei quali fu senz’altro “La relazione del primo viaggio attorno al mondo” del vicentino Antonio Pigafetta.

 

Merzoni al Meeting: la storia e la manipolazione della realtà

Il professor Guido Merzoni , preside della facoltà di Scienze politiche e sociali ha tracciato un parallelo tra gli anni della guerra fredda e i nostri giorni nel corso dell’incontro con Ubaldo Casotto , curatore della mostra “ Il potere dei senza potere. Interrogatorio a distanza con Václav Havel ” al Meeting di Rimini. Del pensiero di Havel il professor Merzoni ha ricordato soprattutto il rapporto tra l’io e il potere. Allora il regime operò un processo di spersonalizzazione che annullò l’identità delle persone e la capacità di creare organizzazioni politiche. Oggi, fatte le debite proporzioni, la spersonalizzazione avviene soprattutto a livello economico, dove l’individualità della persona è sacrificata sull’altare della massimizzazione dei profitti. meeting #politica #havel #storia Facebook Twitter Send by mail.

 

Meeting, gli incontri del 20 agosto

La cattolica al meeting Meeting, gli incontri del 20 agosto Gli interventi del professor Guido Merzoni su Václav Havel, del professor Agostino Giovagnoli sul 1989 e del professor Wael Farouq su cultura, pace e inclusione. agosto 2019 Anche oggi, martedì 20 agosto , l’Università Cattolica è protagonista al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli . Nel pomeriggio, la prima delle tre iniziative che coinvolgeranno il pubblico della kermesse riminese nello stand della Cattolica (Padiglione Internazionale A3). Interrogatorio a distanza con Václav Havel ” con gli interventi di Guido Merzoni , preside della facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica, e Ubaldo Casotto , giornalista e curatore dell’esposizione. Altri docenti sono ospiti degli incontri presso l’ Arena internazionale del Padiglione 3 sulle grandi questioni relative alla cooperazione e alla solidarietà internazionale. Sempre oggi alle ore 17, Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea in Cattolica, Giovanni De Luna , docente di Storia alla Scuola di Studi Superiori, Ferdinando Rossi dell'Università degli Studi di Torino, si occuperanno di “ Diritti e doveri. Presiederà l’incontro Massimo Bernardini , conduttore televisivo e presentatore del programma di Rai 3 TV Talk.

 

La modernità della fabbrica costruì l’Italia

IL CONTRIBUTO La modernità della fabbrica costruì l’Italia Non sapremmo più riconoscerci come popolo se dimenticassimo che appena 50 anni fa eravamo un Paese in grado di compiere un miracolo non solo economico ma anche culturale e antropologico. Sul Sole 24 Ore il viaggio nell’Italia industriale di Giuseppe Lupo 09 luglio 2019 di Giuseppe Lupo * Narrare un mondo non implica constatarne la dismissione o manifestarne il rimpianto, piuttosto obbedisce al progetto che fa della memoria la religione necessaria al nostro tempo. Non sapremmo più riconoscerci, come nazione, come popolo, se dimenticassimo che appena cinquant’anni fa eravamo un Paese in grado di compiere quel miracolo che non fu soltanto economico, ma un salto storico, culturale, antropologico. Chiamiamo in tanti modi il periodo del boom - esplosione tecnologica, società di massa, miracolo economico - ma non ci sono dubbi sugli effetti unificanti che ha provocato non solo nei caratteri e nei comportamenti, ma nella formazione di una lingua nazionale. Domandarsi se il passaggio alla civiltà industriale sia stato il vero collante di un’Italia che invece per tradizione era abituata a mantenere viva la logica dei separatismo e delle particolarità è un esercizio privo di senso. Sarebbe come cadere nella trappola in cui finirono molti intellettuali che dissentirono nei confronti dei fenomeni di massa e si ritrovarono in un’anomala posizione di antimodernità. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * scrittore e docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia , campus di Brescia #industria #economia #storia #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Francesco e il Sultano: il dialogo continua

La Cattolica al meeting Francesco e il Sultano: il dialogo continua La professoressa Maria Pia Alberzoni , nel suo intervento al Meeting, ha spiegato come esistano fonti ulteriori rispetto a quelle francescane che attestano una rete fitta di comunicazioni tra mondo cristiano e mondo musulmano. agosto 2019 L’episodio dell’incontro tra San Francesco e il Sultano, che pure fu eccezionale, si inseriva in una fitta rete di comunicazioni tra mondo cristiano e mondo musulmano finora poco conosciuta. Lo ha spiegato la professoressa Maria Pia Alberzoni , docente di Storia medievale, a margine dell’incontro “ Francesco e il sultano: una storia ancora da scoprire ” e della mostra “F rancesco e il Sultano 1219-2019. Lo studio di fonti diverse da quelle cosiddette “francescane” ci ha permesso di individuare documenti che ci attestano buoni rapporti, scambi di lettere oltre che, naturalmente, scambi culturali tra cristiani e musulmani». Un dialogo che, per quanto riguarda i frati minori francescani, continua ininterrottamente dal 1219 ai giorni nostri. meeting #storia #san francesco #dialogo Facebook Twitter Send by mail.

 

Meeting di Rimini, eventi del 21 agosto

Nel Padiglione Internazionale A3 alle 18 è in programma l’evento “ Francesco e il sultano: una storia ancora da scoprire ”. L’incontro sull’altra riva ”: Maria Pia Alberzoni , docente di Storia medievale, Wael Farouq , docente di Lingua a Letteratura araba, Simone Lombardo , dottorando in Storia medievale. Domani, giovedì 22 agosto alle 18 , sarà il turno di “ Costumi e simboli. I costumi degli Archivi Cerratelli per il film “Fratello Sole, Sorella Luna” di Franco Zeffirelli ”. Maria Teresa Zanola , direttore dell’Osservatorio di Terminologie e Politiche linguistiche della Cattolica, e don Davide Milani , presidente Fondazione Ente dello Spettacolo, presenteranno i due costumi esposti nello stand, a testimonianza del prezioso patrimonio della Fondazione Cerratelli. In onore del grande regista deceduto lo scorso giugno, i costumi di scena esposti saranno quelli dei genitori di San Francesco. Chiara Giaccardi , docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi in Cattolica, dialogherà con Andrea Simoncini , docente di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Firenze.

 

Sulle tracce dei documenti papali

Brescia Sulle tracce dei documenti papali Un gruppo di studentesse di Storia del Cristianesimo contemporaneo, accompagnate dalla professoressa Raffaella Perin, ha visitato le sale dell'Archivio in cui si trova conservato il patrimonio di documenti privati papali più eterogeneo del mondo. Prima di allora, l’immane patrimonio era conservato nei sotterranei di Castel Sant’Angelo, la residenza papale dove nessuno avrebbe potuto accedere ai documenti custoditi, poiché erano in pochissimi a conoscere il camminamento nascosto che conduceva nelle sale. Lo scorso 7 maggio, un gruppo di studentesse della sede bresciana, accompagnate dalla docente di Storia del Cristianesimo contemporaneo Raffaella Perin , ha avuto l’onore di attraversare le sale in cui si trova conservato il patrimonio di documenti più eterogeneo del mondo. Superate la sala degli indici e la sala lettura - dove lavorano incessantemente i ricercatori - si percorre un corridoio alle spalle del banco distribuzione che conduce a due rampe di scale che portano al bunker: è qui che 85 km di scaffalature girevoli custodiscono i documenti dell’Archivio segreto vaticano. Gli armadi recanti lo stemma di papa Gregorio XIII , oggi sono vuoti ma per molti anni hanno conservato documenti unici quali le lettere di Lucrezia Borgia e Giulia Farnese a Papa Alessandro VI, nonché parte del testo che riporta l’abiura pronunciata da Galileo Galilei durante il processo. Inoltre, ha spiegato in che cosa è consistita la riforma, mirata a un rinnovamento dei media e del modo di lavorare nel segno di una collaborazione tra mezzi di comunicazione differenti e di un adattamento del Vaticano al mondo contemporaneo e alla comunicazione di oggi, in continua trasformazione. Un incontro, quello tra la Chiesa cattolica e i mezzi di comunicazione, che si è trasformato nel corso del tempo e che oggi più che mai si sta evolvendo per adattarsi alle esigenze della società contemporanea.

 

Il Medioevo delle libertà

brescia Il Medioevo delle libertà Potrebbe suonare quasi provocatorio il tema della prima Scuola di Studi medievali promossa dal Cesime nella chiesa romanica del monastero di San Salvatore in Valle Camonica. luglio 2017 È un tema molto particolare quello individuato per la prima Scuola di Studi medievali , promossa dal Centro studi sugli Insediamenti monastici europei della sede di Brescia dell'Università Cattolica. La scelta tematica della libertà nel medioevo – spiega il direttore del corso Nicolangelo D’Acunto – potrebbe suonare quasi provocatoria, tanto la cultura corrente è abituata a considerare il medioevo come l’epoca della negazione di ogni forma di libertà. Medioevo delle libertà si terrà in Valcamonica e in particolare nel monastero di San Salvatore in Capo di Ponte, di cui resta la splendida chiesa romanica e che fu nel medioevo un importante tassello della presenza cluniacense in Italia. Il corso, di carattere multidisciplinare, prevede lezioni su questioni interpretative di ampio respiro tenute da docenti specialisti come Glauco Maria Cantarella (Università degli Studi di Bologna), Guido Cariboni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Nicolangelo D’Acunto (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Andrea Zorzi (Università degli Studi di Firenze). Scopo di LabOratorium è quello di valorizzare il monastero di S. Salvatore in Capo di Ponte - già restituito alla comunità da un oneroso restauro - trasformandolo in un centro di formazione, invenzione, cura e divulgazione per i giovani e il territorio della Valle Camonica. Il pomeriggio del 14 luglio l’appuntamento è presso la Pieve di S. Siro a Capo di Ponte per una visita guidata a cura di Gianclaudio Sgabussi di Fondazione Camunitas, che accompagnerà quanti prenderanno parte all’iniziativa, alla scoperta della Pieve Romanica.

 

Da Sidney a Brescia, per studiare la Resistenza

Archivio storico della Resistenza Da Sidney a Brescia, per studiare la Resistenza È l’avventura della ricercatrice australiana Judy Steele Parolini, dottoranda all’Università di Sidney, in visita all’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea. by Bianca Martinelli | 20 aprile 2016 Ha attraversato il mondo per studiare e toccare con mano documenti e testimonianze relative al movimento della Resistenza Italiana , avvenimento di capitale importanza per la contemporaneità e storicamente inquadrabile nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazifascista. La ricercatrice australiana Judy Steele Parolini , dottoranda dell’ Italian Department dell’Università di Sidney , lo scorso 14 aprile è stata ospite dell’ Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea , con sede in Università. La dottoressa Steele fino al 30 aprile rimarrà nel nostro Paese per realizzare alcune video-interviste a proposito dei combattenti che negli anni tra il 1940 e il 1945 presero parte al fenomeno della Resistenza partigiana in Valsaviore . Per la ricercatrice australiana, giunta in città accompagnata dal marito di origini bresciane emigrato oltreoceano dieci anni or sono, non è la prima volta nel nostro Paese: nel 2012, grazie ad un programma di scambio con l’Università di Zurigo, si era già recata in Valcamonica e Valsaviore. resistenza #ricerca #storia #australia #italia #sidney #valsaviore #valcamonica #archiviostorico Facebook Twitter Send by mail L'ARCHIVIO STORICO DELLA RESISTENZA L' Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea nasce come "Istituto storico della Resistenza bresciana" nel 1967. Attualmente l'Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea è impegnato al completamento della catalogazione del fondo riguardante il CLN bresciano e più in generale il periodo immediatamente successivo alla Liberazione.

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Il diritto? Un’opera d’arte

MILANO Il diritto? Un’opera d’arte La storia giuridica di Roma antica e la storia dell’arte, dal Medioevo ai nostri giorni, narrate specularmente in una sequenza di capolavori pittorici. Lunedì 16 gennaio a Milano la presentazione di un volume curato dalla professoressa Lauretta Maganzani 13 gennaio 2017 Per molti è solo un insieme di norme, leggi e regolamenti. A testimoniarlo un’interessante e originale iniziativa editoriale raccolta nel volume dal titolo L’arte racconta il diritto e la storia di Roma (Pacini Editore, 2016), curata dalla professoressa Lauretta Maganzani , docente di Diritto romano nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’autrice per la prima volta mette insieme la storia giuridica di Roma antica e la storia dell’arte, dal Medioevo ai nostri giorni, narrate specularmente in una sequenza di capolavori pittorici. Così il lettore è accompagnato in un itinerario storico, giuridico e artistico appassionante e coinvolgente, capace di svelare le radici più profonde della cultura occidentale, ma anche delle sue più perverse degenerazioni. Le conclusioni del dibattito, moderato da Stefano Solimano , direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche , sono affidate all’autrice del volume. Alla realizzazione del libro hanno collaborato: Virginia Maria de Capitani , Edoardo Caglio , Davide Canzano , Stefano Didoni , Andrea Fogliani , Lucia Frattini , Maria Sofia Gasperini , Gabriele Giovannetti , Luigi Regazzoni , Irene Zappa .

 

Aldo Moro, lettere dalla prigionia

Brescia Aldo Moro, lettere dalla prigionia Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno prestato corpo e voce al Presidente della DC e ad AnnaLaura Braghetti, unica donna tra i carcerieri di quest’ultimo. by Bianca Martinelli | 13 maggio 2016 La camicia da ritirare in tintoria, i biscotti serviti per colazione durante i giorni di prigionia che erano gli stessi che era solito mangiare a casa sua, i pensieri per la famiglia e, in particolar modo, per il nipotino prediletto. Al suo fianco, sul palco dell’aula polifunzionale, Chiara Continisio , ricercatrice dell’ateneo milanese, nei panni di Anna Laura Braghetti, unica donna tra i carcerieri del Presidente della DC che per 55 giorni tennero in ostaggio Moro in uno stretto cunicolo scavato sotto il piccolo appartamento romano di via Montalcini 8. Colombo e Continisio hanno letto e commentato le memorie di Moro e della Braghetti, e ad emergere , insospettabilmente, è stata la dimensione più umana e quotidiana dell’esistenza dei due. All’agonia psicologica di Moro fa eco la soddisfazione allucinata di Braghetti che si dice soddisfatta del metodo con cui sta gestendo commissioni e faccende domestiche, senza destare il minimo sospetto in conoscenti e vicini di casa. Discreta, cordiale e riservata con tutti, Anna Laura Braghetti, puliva la casa, suddivideva le borse della spesa e la biancheria da portare in tintoria così che a nessuno potesse venire il sospetto che in quella casa vivessero ben più che in due persone. Prima di dare inizio alla lezione il ricordo di Colombo e Cortinisio è andato ai cinque componenti della scorta di Moro, rimasti uccisi durante il sequestro: il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l'appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi, l'agente Raffaele Jozzino e l'agente Giuliano Rivera.

 

Che bella la storia se la racconti

MILANO Che bella la storia se la racconti Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi, fumettisti e storici a confronto lunedì 13 febbraio nel workshop “Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si porranno da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Il workshop organizzato nella sede milanese di via Nirone lunedì 13 febbraio dalle 11 alle 18 favorirà uno scambio di competenze ed esperienze tra le persone invitate, con l’unico obiettivo di rendere la storia più avvincente nei diversi ambiti di riferimento. Per i professori Colombo e Continisio, l’iniziativa si colloca nella decennale attività di “ Storia e narrazione ”, “un vero e proprio laboratorio di creazione di storie”, come lo definiscono loro, in programma al teatro Ariberto di Milano, con il coinvolgimento degli studenti universitari ma anche alla cittadinanza. “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

Taccolini nuovo presidente Sise

brescia Taccolini nuovo presidente Sise È stato eletto il 22 ottobre durante l’assemblea annuale della Società italiana degli storici economici che si è tenuta nel campus sede di Brescia dell’Ateneo. Ordinario di Storia economica è anche delegato rettorale per la sede bresciana. ottobre 2016 Il professor Mario Taccolini è il nuovo presidente della Società italiana degli Storici economici . È stato eletto a larga maggioranza, nel corso del convegno annuale che si è svolto venerdì 21 e sabato 22 ottobre nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Mario Taccolini è professore ordinario di storia economica nella sede di Brescia dell’Università Cattolica e delegato rettorale al coordinamento delle strategie di sviluppo della sede, oltre che direttore del dipartimento di Scienze storiche e filologiche. Del nuovo direttivo dell’associazione faranno parte anche i professori Alfani, Strangio, Battilani, Travaglini, Conti, Pierucci, Ritrovato, insieme al bresciano Marco Belfanti, professore ordinario di storia economica della locale Università degli Studi. Si riunisce più volte all'anno per convegni e giornate di studio, e organizza altresì un convegno quadriennale aperto agli studiosi interessati ai temi proposti.

 

Simonetta Polenghi ai vertici di Ische

NOMINE Simonetta Polenghi ai vertici di Ische La direttrice del dipartimento di Pedagogia è stata eletta a Chicago membro del Comitato esecutivo della più prestigiosa società mondiale di studi storico-educativi , la International Standing Conference for History of Education. settembre 2016 La professoressa Simonetta Polenghi è stata eletta membro del Comitato esecutivo della più prestigiosa società mondiale di studi storico-educativi, la International Standing Conference for History of Education (Ische) . Da molti anni un ricercatore italiano non ricopriva questa carica: si tratta di un ulteriore riconoscimento per l'alto valore degli studi compiuti dalla professoressa Polenghi, ma anche per la tradizione della Pedagogia e della Storia dell'educazione in Università Cattolica. La nomina è avvenuta il 19 agosto scorso a Chicago, Professore di prima fascia di Storia della pedagogia e dell’educazione della facoltà di Scienze della Formazione, la professoressa Simonetta Polenghi è direttrice del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica e vicepresidente vicaria della Società italiana di Pedagogia. È stata insignita negli anni scorsi della Croce d'Onore per la Scienza e per l'Arte della Repubblica Austriaca per i suoi studi sul sistema scolastico nel Lombardo-Veneto ai tempi degli Asburgo e della Medaglia Comenio dal Museo e Biblioteca Nazionale Jan Amos Comenius di Praga. pedagogia #storia #educazione #ische Facebook Twitter Send by mail.

 

Il cantiere dell’archeologo digitale

cattolicapost Il cantiere dell’archeologo digitale Massimo Limoncelli , dottore di ricerca in studi umanistici in Cattolica, lavora al restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici, sia per fini conoscitivi che ricostruttivi. Dopo la laurea in Storia all’Università di Genova, nel 1999, ottiene un diploma di specializzazione in Archeologia Medievale all’Università del Salento e nel 2016 consegue un dottorato in Studi umanistici all’Università Cattolica a Milano. Dal 2010 lavora come libero professionista nel suo laboratorio di Lecce e collabora con numerose università, centri di ricerca e studi professionali italiani e stranieri nel settore della ricostruzione archeologica virtuale 2D e 3D. Il restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici ha come fine sia quello didattico-conoscitivo sia quello di indicare la strada da percorrere per la ricostruzione di edifici antichi» spiega. I l mio mestiere è quello di ricondurre le potenzialità del digitale nei metodi del restauro reale, applicati anche al virtuale, con esiti come le ricostruzioni 2D, per la pittura, il mosaico e i documenti librari, e 3D, per l’architettura, la scultura e i reperti mobili », continua Limoncelli. Passare dal virtuale al reale si può, com’è accaduto con il progetto del teatro romano di Hierapolis in Frigia , oggi in Turchia, ricostruito da Limoncelli attraverso il processo di “anastilosi virtuale”, ovvero la ricostruzione degli edifici in crollo, che ha aperto il campo a una concreta ipotesi ricostruttiva. Sono molti i siti archeologici che ha sempre sognato di riportare in vita, almeno virtualmente, «ma in testa c’è l’Acropoli di Atene, su cui spero un giorno di aver modo di lavorare».

 

Nasce l’Archivio sul Vicino Oriente antico

Brescia by Giancarlo Toloni | 03 marzo 2016 Nasce l’Archivio sul Vicino Oriente antico È stato allestito nella sede di Brescia con la biblioteca personale di monsignor Francesco Vattioni, alla cui memoria è dedicato. Orientalista di fama internazionale, Vattioni si dedicò anzitutto alla filologia della Bibbia ebraica, estendendo progressivamente i suoi interessi di ricerca alla semitistica, in particolare all’epigrafia, alle lingue e alle religioni del Vicino Oriente antico. La sua notorietà internazionale è dovuta principalmente all’attività di studioso di epigrafia giudaica e semitica, cioè aramaica antica e siriaca, nabatea e palmirena, e alla sua passione per l’Africa romana, in virtù della quale egli si dedicò con particolare interesse allo studio delle iscrizioni fenicio-puniche. Notevole fu anche l’impegno profuso nell’esame e nella pubblicazione delle iscrizioni ritrovate a Hatra (1981), antica città in rovine della regione irachena della Jazira, delle quali Vattioni effettuò una prima catalogazione generale. Si tratta di un complesso di circa settecento volumi storico-filologici sulla Bibbia e di vario materiale documentario, costituito perlopiù da note e appunti inerenti all’epigrafia e alle lingue semitiche. direttore scientifico Biblioteca di studi storico-filologici sulla Bibbia Felice Montagnini #libri #medioriente #storia Condividi Facebook Twitter Send by mail CERIMONIA DI INAUGURAZIONE Il Dipartimento inaugurerà questa nuova struttura di ricerca dedicata a monsignor Francesco Vattioni giovedì 10 marzo,alle 16.30 nella Sala della Gloria, in via Trieste 17. L'iniziativa si pone come segno di riconoscenza per la preziosa possibilità di utilizzare i suoi stessi strumenti di lavoro e come omaggio alla memoria di un concittadino illustre, la cui prestigiosa attività accademica ha portato il nome di Brescia sulla scena internazionale.

 

Le cinque Italie

Ne consegue un'inedita visione del territorio del Belpaese, che abbandona la triplice ripartizione nord, centro e sud, in favore di una lettura verticale. by Giuseppe Lupo | 18 marzo 2016 Per compiere un viaggio nelle utopie appenniniche occorre abbandonare la tradizionale lettura di un’Italia orizzontale (sa cui derivava una triplice ripartizione: Nord, Centro e Sud) a favore di una lettura verticale. Ciò consente anche di verificare con altissima probabilità di successo l’incidenza del fattore spazio (e non più del fattore tempo) nelle scelte letterarie. Le quali spesso non obbediscono soltanto alle ragioni della Storia, ma alla conformazione del terreno, alla natura dei luoghi che determina trasversalmente l’insorgere di alcuni fenomeni, alla disposizione dei fiumi (cito i nomi di almeno tre scrittori “idraulici”: Claudio Magris, Guido Conti, Raffaele Nigro). L’Appennino denuncia il fallimento della Storia (che si pente per le sue inadempienze) celebrando l’utopia come mito dell’attesa, come tensione per un altrove geografico che può anche essere sfuggente, ma che esiste. La citazione coglie l’immaginario di chi vive sull’Appennino: sospirare le isole lontane, dunque sognare viaggi per un altrove favoloso, ma poi, una volta raggiunto questo altrove favoloso, sentire nostalgia del paese. Ciò determina quel senso di spaesamento raccontato da Silvio D’Arzo in Casa d’altri (1952), a cui non si può opporre alcuna resistenza, se non l’idea della fuga o della reinvenzione di una geografia.

 

Historytelling, la storia che piacere

MILANO Historytelling, la storia che piacere I professori Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno creato un format per divulgare la storia che riempie i teatri di tutta Italia. È il format che hanno creato dieci anni fa due professori rispettivamente delle facoltà di Scienze politiche e sociali e Scienze della formazione , Paolo Colombo e Chiara Continisio . Le mie lezioni hanno sempre avuto un tono che esulava dalla tradizione accademica - racconta Paolo Colombo - e, parlandone con la mia collega, è nata l’idea di realizzare un prodotto da proiettare al di fuori delle aule universitarie». Il progetto dell’historytelling, che porta la storia a teatro, è partito inizialmente da una collaborazione con i monaci della chiesa di Santa Maria delle Grazie, raccontando fatti storici con forme narrative innovative: storie diverse richiedono trattamenti differenti e rendono unico ogni appuntamento. Una riscoperta della storia narrata «un po’ come quando da piccoli si chiede ai più grandi di raccontare dei fatti passati», anche se questo non può sostituirsi, nel caso degli studenti, allo studio delle nozioni. L’historytelling è una formula che incontra un pubblico molto ampio e lo zoccolo duro è probabilmente quello degli spettatori adulti: «I giovanissimi probabilmente non comprenderebbero una parte di sfumature, battute o riferimenti ma dai 18 anni in su si hanno gli strumenti per poter appassionarsi». Un mix perfetto già portato nei teatri di diverse città d’Italia - l’appuntamento più recente al Carcano di Milano - e di cui se n’è potuto avere un assaggio nella lezione aperta su Martin Luther King, tenutasi in largo Gemelli il 28 novembre scorso, in onore dei 50 anni dalla sua morte.

 

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