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“Ai due chiostri” in scena con Dürrenmatt

milano “Ai due chiostri” in scena con Dürrenmatt In occasione della Festa del Sacro Cuore , la compagnia teatrale composta da oltre 60 studenti della sede di Milano, porta sul palco il 22 e il 25 giugno dell’Istituto Canossiano La visita della Vecchia signora , “commedia tragica” scritta nel 1955. giugno 2019 Nata nel 2006 per iniziativa dell’assistente spirituale don Daniel Balditarra e di una manciata di collegiali, la compagnia Ai due Chiostri conta oggi ben oltre sessanta studenti uniti dallo stesso forte desiderio: fare teatro e portarlo all’interno della comunità universitaria. Molière, Shakespeare, Elliott, Ionesco e Brecht sono solo alcuni degli autori nella storia della compagnia, che quest’anno presenta La visita della Vecchia signora , “commedia tragica” scritta nel 1955 da Friedrich Dürrenmatt. L’opera ruota attorno al ritorno nel paesino di Güllen, “il letamaio”, di una ormai vecchia e ricchissima signora, che si dice disposta a offrire una cifra da capogiro a chi ucciderà l’uomo che l’aveva sedotta e abbandonata all’età di diciassette anni. Leggere il testo è stato come ricevere un pugno nello stomaco» racconta il regista Eugenio Runco , studente di Giurisprudenza, per la violenza con cui lo ha messo di fronte a delle questioni anche “scomode” su cui non aveva mai riflettuto prima. Da qui la decisione, dopo una notte insonne, di proporlo al gruppo e la sfida di portarlo in scena in “una cornice fantastica, ma difficile da addomesticare”, il Chiostro dell’Istituto Canossiano. teatro #spettacolo #durrenmat Facebook Twitter Send by mail Print LO SPETTACOLO La visita della Vecchia signora Friedrich Dürrenmatt 22 e 25 giugno - ore 20.45 Milano, Chiostro dell’Istituto Canossiano, via della Chiusa 9 Informazioni: Compagnia teatrale "Ai Due Chiostri" teatroaiduechiostri@gmail.com http://teatroaiduechiostri.blogspot.it.

 

Andare a Teatro a Roma nel I sec. a.C.

Una giornata di studio nell’ambito di un progetto di ricerca Prin, introdotta da un’originalissima lezione-spettacolo, Le favole atellane di Maccus . La giornata di studio ha lo scopo di comporre in un contesto organico di relazioni i frammenti di conoscenza che si hanno sul teatro del I secolo a.C. Teatro Antico in scena, la performance della Compagnia Teatrale La Mansarda Teatro dell’Orco di Caserta, frutto di una ricerca teatrale che è capace di portarci alle radici del teatro comico italiano con un prodotto originale, innovativo, che fonde ricerca scientifica ed esperienze artistiche. La performance è concepita come una lezione/spettacolo, che vede alternarsi ai pezzi squisitamente teatrali alcuni interventi che consentono di approfondire, con la leggerezza di una conversazione ben condotta, l'argomento della “misteriosa” Atellana, al quale il teatro comico tutto, a partire da Plauto, è profondamente debitore. Consapevoli dell'impossibilità d'una ricreazione filologica, si è voluto piuttosto effettuare una ricerca, che prevede l'utilizzo di tali Maschere reinventandone la grammatica attraverso l'analisi dei materiali disponibili, sia letterari che iconografici, quali i frammenti di testo di Pomponio e Novio (poeti del I sec. In scena dunque, oltre a Velitationes – una scena di insulti tra i servi – e il Postribolo , debutterà in anteprima al Teatro San Lorenzo alle Colonne un’altra breve farsa ispirata ai frammenti di Maccus Virgo e alla Casina di Plauto, arricchendo la struttura drammaturgica dello spettacolo. La scrittura scenica si avvale di musiche eseguite dal vivo dal gruppo Mainomai Project, che esegue una ricerca di ricostruzione di strumenti antichi attraverso l’iconografia di reperti archeologici.

 

Aristofane al Castello sforzesco

milano Aristofane al Castello sforzesco Con la direzione drammaturgica della professoressa Elisabetta Matelli , Kerkis mette in scena mercoledì 20 giugno alle 21, all’interno del cartellone dell’ Estate sforzesca 2018 , lo spettacolo “ Rane ”, nato da un corso di alta formazione dell’Ateneo. giugno 2018 All’interno della rassegna “ Estate Sforzesca ”, Kerkis – Teatro Antico in Scena , propone la divertentissima commedia di Aristofane, “ Rane ”. Una produzione nata da un corso di Alta formazione “Teatro antico in scena” e perfezionata dall’associazione Kerkis. Protagonista della vicenda è Dionisio, dio del teatro, che nel tentativo di salvare Atene dalla crisi, vuole riportare in vita un poeta che, attraverso il teatro, possa salvare la città. Kerkis – Teatro Antico in Scena è un’Associazione Culturale fondata nel 2011 da un gruppo di docenti, studenti ed ex studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nasce con la missione di promuovere la messainscena di spettacoli della tradizione classica greca e latina e di eventuali successive rielaborazioni senza dimenticare anche altri aspetti performativi creati dalla cultura antica (il mimo, il dialogo filosofico, la narrazione, l’epica e l’oratoria). Per informazioni: Kerkis – Teatro Antico in Scena Le foto di scena sono di Paolo Zunino © #teatro #castellosforzesco #milano #aristofane Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A Samo, per fare teatro e pedagogia

Brescia A Samo, per fare teatro e pedagogia È la storia del'educatorel 25enne Michele Senici, che nel campo profughi dell’isola greca ha avviato un progetto che usa il teatro come strumento funzionale ad interventi di pedagogia d’emergenza. L’esperienza di Michele Senici , laureato a pieni voti in Scienze dell’educazione alla Cattolica di Brescia, è una storia d’eccezione svolta in un contesto - quello del campo profughi dell’isola di Samo, situata ad un km dalle coste della Turchia - che per molti è sinonimo di quotidianità. Un’area in cui confluiscono bambini, ragazzi, uomini, donne e famiglie nati e cresciuti nel mezzo della guerra, con alle spalle un bagaglio di dolore, traumi e perdite. Vi rimane un mese, durante il quale lavora alla scuola Mazi, che in greco significa insieme , e il cui nome racconta di quella condivisione che ne anima l’intera attività. Una storia esemplare che ha il suo inizio in Italia, dove Michele lavora da anni come educatore professionale e ha fondato il marchio Pro Teatro . Tornerò» racconta Michele, all’indomani dalla discussione della sua tesi di laurea in cui racconta modalità ed esiti del progetto. Nel frattempo, per conoscere la sua storia e sostenere le iniziative della Onlus, è possibile mettersi in contatto con lui e Pro Teatro tramite i social network Facebook e Instagram.

 

Che bella la storia se la racconti

MILANO Che bella la storia se la racconti Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi, fumettisti e storici a confronto lunedì 13 febbraio nel workshop “Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si porranno da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Il workshop organizzato nella sede milanese di via Nirone lunedì 13 febbraio dalle 11 alle 18 favorirà uno scambio di competenze ed esperienze tra le persone invitate, con l’unico obiettivo di rendere la storia più avvincente nei diversi ambiti di riferimento. Per i professori Colombo e Continisio, l’iniziativa si colloca nella decennale attività di “ Storia e narrazione ”, “un vero e proprio laboratorio di creazione di storie”, come lo definiscono loro, in programma al teatro Ariberto di Milano, con il coinvolgimento degli studenti universitari ma anche alla cittadinanza. “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

Col magistrato il diritto va a teatro

milano Col magistrato il diritto va a teatro Canzoni eseguite dal vivo e spezzoni di film sono il linguaggio con cui Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, avvicina la giustizia alle persone. È l'intento dello spettacolo Un diritto... messo di traverso del magistrato Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, che si è tenuto giovedì 22 febbraio alla presenza degli studenti della facoltà di Giurisprudenza e del preside Gabrio Forti . L'idea nasce dalla lunga esperienza di Cosentino nelle aule di Tribunale, anche in zone di mafia come Taranto e Locri, e racconta con parole semplici il difficile rapporto tra il cittadino e il mondo del diritto, spesso visto come qualcosa di distante dalla vita quotidiana. L'opera, che racchiude canzoni di autori come Fabrizio De André e Roberto Vecchioni che parlano di giustizia e giudici, è stata scritta in appena una decina di giorni: «Sono tutte cose che già avevo dentro di me» prosegue. Cosentino, che è anche critico teatrale e docente di Giurisprudenza all'Università del Salento, ripercorre i vari modi in cui arte, cinema e letteratura hanno declinato la figura del giurista nel corso dei decenni. Il messaggio che il testo vuol lanciare è che la legalità non si fa soltanto applicando leggi e codici ma soprattutto educando alla cultura, al bello e all'arte. Dentro ai fascicoli processuali, che compaiono fisicamente sul palco, non ci sono solamente dei fogli ma vite intere e maneggiarli significa avere a che fare con storie di persone vere.

 

Commedia dell'Arte, ecco la 12° edizione

L'edizione 2019 del Festival si compone di cinque spettacoli, di cui il primo, in programma martedì 15 ottobre, si terrà al Teatro Mina Mezzadri. Durante il percorso proposto dal Festival ,personaggi e maschere faranno rivivere antiche e diverse vicende che possono inscriversi nel nostro mondo contemporaneo, con storie e situazioni comiche e nel contempo drammatiche, in grado di far emergere amare riflessioni sulle radici contraddittorie della nostra cultura mediterranea. In aggiunta agli spettacoli, martedì 12 novembre alle 17.30 nel Foyer del Teatro Sociale, sarà proposta una conferenza-spettacolo sulla figura di Didone, a cura di Massimo Rivoltella , docente di Letteratura Latina. Queste rappresentazioni, che rievocheranno teatralmente la storia del Castello e della città di Brescia, prevedono un intervento finale di approfondimento da parte di guide specializzate, in collaborazione con Fondazione Brescia Musei. commediadellarte #teatro #festival # Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Ecuba, Antigone e Medea sul podio

Milano Ecuba, Antigone e Medea sul podio Alla quinta edizione del Festival Thauma, che premia gli spettacoli messi in scena da scuole superiori di tutta Italia, primo premio al liceo Foscolo di Albano laziale, secondo e terzo al Leone XIII di Milano e all’Istituto Salesiano don Bosco di Palermo. Il Leone XIII di Milano ha rappresentato Un’Antigone , tratto da Antigone di Sofocle, con l’intenzione di raccontare, attraverso le vicende della famiglia dei Labdacidi, le storie quotidiane di ciascuno, fatte di scontri, di ideali, di relazioni, di passioni infrante. E infine il dramma di Medea, messo in scena dall’ Istituto Salesiano Don Bosco - Villa Ranchibile di Palermo , si aggiudica il terzo posto. Nella categoria saggi è stato premiato Hò Theòs Homartèi (Dio ci accompagna) , tratto da Le baccanti di Euripide ed Edipo Re di Sofocle, del liceo Isaac Newton di Chivasso . Sul podio per il miglior coro è arrivato per la categoria Spettacoli l’ Istituto Salesiano Don Bosco - Villa Ranchibile di Palermo , e per la categoria Saggi l’ Istituto Sant’Ambrogio di Milano , mentre per i migliori bozzetti il liceo Ugo Foscolo di Albano Laziale . Il Premio EPOS è stato assegnato a Lo sguardo di Ulisse da Odissea e altri testi, del Liceo Vittorini di Milano. Riconoscimenti speciali sono stati attribuiti a Il soccorso invisibile, tratto da Dialogo degli Ateniesi e dei Meli di Tucidide, del liceo “A. Volta” di Como; e il Riconoscimento “Kerkis.

 

Euripide nel parco archeologico di Velia

TEATRO ANTICO Euripide nel parco archeologico di Velia Il corso di alta formazione Teatro antico in scena dell’Ateneo e l’ Associazione Kerkìs partecipano il 6 e il 7 agosto al Festival teatrale nel sito Patrimonio dell’Umanità Unesco di Ascea (Salerno), l’antica Elea greca. Ad esso si aggiungono il patrocinio dell’Università degli Studi di Salerno, la collaborazione scientifica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e i patrocini dell’Università degli Studi di Milano e dell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Alcesti di Euripide, in scena domenica 7 agosto alle 21 , è prodotto dal corso di alta formazione Teatro antico in scena dell’Università Cattolica in collaborazione con Kerkis. È la prima opera di Euripide a noi integralmente pervenuta, in cui vita e morte duellano per la donna che ha deciso di morire al posto di suo marito Admeto. La direzione drammaturgica e la traduzione del testo sono di Elisabetta Matelli , docente di Drammaturgia antica alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica e direttrice scientifica e didattica del corso. Il corso di alta formazione prevede la produzione di uno spettacolo e la sua rappresentazione in pubblico, guidando il partecipante lungo tutti i passaggi necessari per l’allestimento di uno spettacolo tratto dalla drammaturgia antica - compresi gli aspetti musicali e scenografici - per arrivare ad un vero e proprio spettacolo finale. Le fotografie di questa pagina sono di Arianna Ricotti #teatro #teatroantico #euripide #tragedia Facebook Twitter Send by mail Print ELENA E IL SUO DOPPIO Lo spettacolo, tratto dall’ Elena di Euripide , racconta un filone alternativo del mito della guerra di Troia.

 

“Furiosa Mente”: il conflitto è dentro

Brescia “Furiosa Mente”: il conflitto è dentro Lucilla Giagnoni presenta lo spettacolo di cui è autrice e interprete. Parola di Lucilla Giagnoni , nota autrice e attrice teatrale che è intervenuta nella sede di via Trieste nell’ambito del ciclo “Letteratura&;Teatro 2016” coordinato dalla professoressa Lucia Mor , per raccontarsi e raccontare la genesi dello spettacolo Furiosa Mente. Un’azione che è sinonimo di conflitto interiore, basti pensare a quando dormiamo…la nostra mente è enormemente attiva, lo è in maniera incredibile». Da qui ha origine l’idea di porre la figura del guerriero come centrale nello spettacolo: «Se il campo di battaglia è la nostra mente significa che cura, attenzione alle parole ed educazione divengono necessarie per esprimere cosa ci anima e cosa serve per placarci. Lo spunto è venuto osservando mia figlia e le sue passioni: ho scoperto che esistono videogiochi con una struttura narrativa incredibile, in cui ci si può costruire il proprio guerriero/personaggio per poi affrontare prove scelte da noi e che ci portano a salire di livello. Non ho particolari affinità col mondo delle tecnologie ma, essendo una madre e volendo offrire un’interpretazione del reale attraverso il mio lavoro, questo fatto della costruzione di un avatar, del superamento delle prove e, soprattutto, delle analogie che tutto ciò ha con il nostro quotidiano…mi è sembrato interessantissimo». Il mondo in cui viviamo oggi è, allo stesso tempo, tremendo e meraviglioso; e io vivo ogni giorno meravigliata - per ciò che oggi siamo riusciti a conquistare e per cosa ci è concesso fare – ma, allo stesso tempo, pensierosa».

 

Giulio Cesare, artefice del proprio destino

Letteratura & Teatro Giulio Cesare, artefice del proprio destino Nel capolavoro shakespeariano si assiste allo sgretolamento di una visione del mondo precostituita e immutabile, e al vacillare delle certezze di fronte alle novità scientifiche, geografiche e religiose nella società cinque-seicentesca. La colpa non è nelle stelle, ma in noi” Parole tratte dal Giulio Cesare di William Shakespeare , che sono riecheggiate nell’Aula Magna della Cattolica per l’ormai consueto appuntamento con Letteratura &; Teatro , coordinato dalla professoressa Lucia Mor . L’opera, presentata dal professor Franco Lonati , docente di Letteratura inglese, venne realizzata appena prima delle principali tragedie di Shakespeare, ovvero nel 1599. Non a caso, il Giulio Cesare venne definito come il “dramma del libero arbitrio” , anche se Lonati preferisce interpretarlo come una “manifestazione del senso di responsabilità”. Oltre alla crisi di quello che era il modello di pensiero del tempo, Shakespeare fu soggetto ad una crisi artistica, che lo vide alla ricerca di uno stile nuovo. Cesare viene ucciso durante una riunione del Senato; tra gli assassini vi è anche Bruto, al quale Cesare si rivolge pronunciando la celebre affermazione: “Tu quoque Brute, fili mi”. Il Giulio Cesare è un esempio di come la lettura di un’opera del passato ci permetta di vivere il presente in modo più consapevole.

 

I collegi alla Scala di Milano

Il resto sarà una conseguenza» (Antoine de Saint-Exupery). Quale spinta, se non la sete di conoscenza, ha mosso tanti giovani a trascorrere l’intera nottata del 12 novembre davanti al botteghino del Teatro alla Scala per conquistare un biglietto d’accesso alla prima giovani del 2019, riservata agli under 30. Ad aprire la stagione lirica 2019-2020 La Tosca di Puccini, diretta da Riccardo Chailly, preceduta, come da tradizione, dall’anteprima riservata ai giovani sotto i trent’anni e accessibile a prezzi vantaggiosi. collegi #scala #teatro #cultura #lascalaunder30 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il teatro e il mio ‘lavoro’ da don

cattolicapost Il teatro e il mio ‘lavoro’ da don Andrea ha incontrato in modo inusuale il master in “Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità” . Ma anche nel ruolo di vice-parroco quello che ha imparato non è solo una passione ma si sta rivelando una missione. dicembre 2018 di don Andrea Ballarin * Sono vie poco usuali quelle che mi hanno portato al master “Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità ” . Non ho fatto il classico percorso universitario di laurea triennale e magistrale, ma ho frequentato il seminario diocesano di Modena, conseguendo il baccalaureato in Sacra Teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia, e sono stato ordinato prete nel 2016. La metodologia pratico-teorica mi ha permesso di sperimentare prima di tutto sulla mia pelle la proposta di Educazione alla Teatralità che ci è stata offerta, di essere io il primo a poterne beneficiare e a scoprirne la validità per la crescita umana integrale della persona. Il lavoro che abbiamo svolto insieme è partito dalle basi, dalla grammatica dell’educazione alla teatralità (linguaggio non verbale, linguaggio verbale, linguaggio dello spazio e della musica, manipolazione dei materiali e narrazione) per aiutarci poi a mettere in relazione questi linguaggio e poter costruire un nostro progetto creativo. Non solo riesco a proporre esperienze e laboratori di teatro, di narrazione, di lavoro con le arti espressive a bambini, giovani e adulti, ma mi sento capace di leggere all’interno di questi processi, di comprendere le dinamiche e le interazioni che si attivano e quelle da mettere in moto.

 

I Malavoglia, preludio di un “ciclo di vinti”

Letteratura & Teatro I Malavoglia, preludio di un “ciclo di vinti” Il capolavoro verghiano protagonista del quarto appuntamento del ciclo di conferenze "Letteratura &; Teatro 2017". Queste sono le prime parole della prefazione de “I Malavoglia” e dell’intero Ciclo dei vinti verghiano, protagonisti del quarto incontro del ciclo di conferenze “Letteratura e Teatro 2017” (tenuto il 16 Novembre nell'Aula Magna della sede di Brescia) coordinato da Lucia Mor . Del ben noto romanzo ha parlato Maria Teresa Girardi , professoressa di letteratura italiana nella sede milanese dell’Università Cattolica, esponendo i punti focali della storia, accompagnata dalla voce calda e coinvolgente di Sergio Mascherpa , direttore artistico del teatro Le Muse di Flero. “I Malavoglia” ha inizio con la rottura della statica e immobile vita che conduce la famiglia di pescatori protagonista: la chiamata del maggiore dei figli, ‘Ntoni, alla leva militare. L’atto di uscire dalla casa rappresenta una possibilità di evasione e di perdizione al tempo stesso, che lo porta a bramare l’ignoto e a cercare qualcosa a lui sconosciuto. La fiumana è un termine che Verga ripete spesso, riprendendo il secondo canto dell’Inferno dantesco, dove la parola aveva un’accezione negativa: rappresentava infatti qualcosa che poteva condurre alla perdizione. Alla fine del romanzo, la casa del Nespolo, ovvero la dimora della famiglia, viene riscattata dopo una lunga serie di vicende tragiche, tra cui la morte dello stesso padron ‘Ntoni.

 

"I Miserabili", élite del fango

Letteratura & Teatro "I Miserabili", élite del fango Luci e ombre della Parigi post Restaurazione nel quinto appuntamento del ciclo “Letteratura e teatro 2017”. by Martina Bertin | 29 novembre 2017 Victor Hugo era uno scrittore pieno di difetti, intriso di manie di potenza, e la sua retorica esagerata ne era la dimostrazione più lampante. Del romanzo e del suo straordinario autore, ha parlato Davide Vago , docente di letteratura francese in Cattolica, dopo l’introduzione di Lucia Mor , coordinatrice del ciclo di “Letteratura &; Teatro”. Il popolo è in marcia verso il progresso sociale, morale e politico, così le vicende personali per la lotta alla sopravvivenza vanno di pari passo con l’affresco sociale, con l’epopea del popolo stesso. Viene introdotta quindi la figura dell’arcivescovo Myriel , che, con sorpresa dello stesso galeotto, lo perdona e lo difende davanti alla polizia, nonostante sappia con certezza che lo abbia derubato dei candelabri. La grande ampiezza del romanzo è data dal fatto che racconta la storia di un popolo di vinti, i miserabili del popolo francese. È il romanzo di una redenzione personale, il romanzo di una pietà scatenata nell’animo dei lettori, di una strenua lotta contro i pregiudizi e le leggi crudeli di una società chiusa e spietata.

 

Lampedusa, l’abisso di Davide Enia

teatro Lampedusa, l’abisso di Davide Enia Il drammaturgo, scrittore e attore siciliano, in scena nei giorni scorsi al Piccolo di Milano, ha incontrato gli studenti dell’Università Cattolica, scolpendo con le parole nella coscienza di ciascuno 29 novembre 2019 di Giulia Restelli * «Il primo sbarco non si scorda mai». È un’ironia carica di drammaticità quella utilizzata da Davide Enia (in primo piano nella foto con il collega Giulio Barocchieri) , drammaturgo, scrittore e attore siciliano, per parlare dell’arrivo dei migranti a Lampedusa. È terapia per Davide, che attraverso il ricordo esce dal suo abisso profondo, ma è terapia anche per noi, che possiamo ascoltare qualcosa di vero, che accade realmente, ma di cui non siamo informati, o lo siamo male. L’attore racconta i suoi dubbi, quale direzione prendere: destra o sinistra? “Salvo una mamma con un bambino o cinque uomini?” Davide parla anche riportando le parole dei pescatori di Lampedusa, che nelle loro reti non trovano solo pesci, ma anche numerosi cadaveri umani. Lampedusa è silenzio e trauma, e anche Davide ha vissuto il suo. Dopo l’esperienza a Lampedusa l’attore ammette di non credere più ai telegiornali, che ci riportano una realtà velata, filtrata, quasi privata dalle emozioni. Racconta di essersi accorto di avere un profondo irrisolto, un abisso da cui risalire, e dice che è stata la compagna a riportarlo alla realtà, e fargli prendere coscienza della situazione, dopo averlo visto passare un’intera giornata a fare marmellata di arance, ininterrottamente. All’attore urge che le persone comprendano il senso di ciò che accade a Lampedusa e agli abitanti, che non vengono mai presi in considerazione.

 

La stagione (im)possibile del Novecento teatrale

Brescia La stagione (im)possibile del Novecento teatrale Al via l’edizione 2016 del progetto di Università Cattolica e Centro Teatrale Bresciano, che guiderà alla visione dei grandi spettacoli teatrali del secondo Novecento. Per il direttore del Ctb Giovanni Bandera “La Stagione Impossibile fornirà l’importantissima occasione di rivivere e approfondire, a distanza di 30 e più anni, testi e spettacoli con i protagonisti e gli artefici di allora”. L’obiettivo è riuscire a fornire dei codici di lettura anche a chi, come i giovani, per ovvi motivi anagrafici non ha potuto assistere in prima persona all’originarsi di tali eventi”. Il primo appuntamento sarà dunque con Arlecchino servitore di due padroni , lo spettacolo “nato” nel 1947 dal genio registico di Giorgio Strehler che ha reso immortale il classico di Carlo Goldoni. L’opera del grande maestro polacco sarà illustrata da Gerardo Guccini che parlerà del rapporto tra “corpo e coro”, in dialogo con Claudio Bernardi. L’ultimo incontro sarà infine dedicato al rivoluzionario gesto drammaturgico e teatrale di In Exitu di Giovanni Testori che, nato come romanzo, si è distinto come uno degli episodi più significativi del teatro italiano del secondo Novecento. A parlarne sarà Franco Branciaroli che interpretò il personaggio di Riboldi Gino, l’eroinomane agonizzante in un angolo della Stazione Centrale protagonista del romanzo.

 

Letteratura & Teatro, al via la 15^ stagione

Brescia Letteratura & Teatro, al via la 15^ stagione l ciclo d’incontri della Cattolica affianca la Stagione di prosa del Centro Teatrale Bresciano con approfondimenti critici sui testi dei cinque spettacoli in cartellone. Il ciclo di conferenze organizzato in collaborazione per l’Anno Accademico 2020/2021 e la Stagione di prosa 2020/2021 "Gli infiniti Mondi" è affidato al coordinamento scientifico di Lucia Mor , ordinario di Letteratura tedesca nelle sedi di Milano e Brescia dell’Università Cattolica. Il primo appuntamento è calendarizzato per giovedì 5 novembre, con una conversazione dedicata a una delle più interessanti opere di George Bernhard Shaw , Pigmalione , testo che verrà allestito dal CTB nel mese di maggio 2021 per la Stagione di prosa. Franco Lonati , docente di Lingua e letteratura inglese, racconterà l’opera del drammaturgo Premio Nobel, affiancato dall’attrice Giuseppina Turra che leggerà alcuni brani del testo. Giovedì 12 novembre, Davide Vago , professore di Lingua e letteratura francese, approfondirà l’opera di Jean Giraudoux La pazza di Chaillot , testo di sorprendente attualità, spiazzante e politica commedia scritta nel 1943. Lucia Mor, ordinario di Letteratura tedesca e curatrice della rassegna Letteratura &; Teatro, terrà una conversazione sul dramma Ritter, Dene, Voss – che verrà prodotto nel mese di aprile 2021 dal Centro Teatrale Bresciano – e Piazza degli eroi , spettacolo presente nel cartellone dello stabile cittadino. Euripide e la sua ultima e fondamentale opera, Baccanti , sarà protagonista dell’incontro di giovedì 26 novembre che vedrà Corrado Cuccoro , docente di Lingua greca e Drammaturgia antica, raccontare l’opera composta durante l’esilio in Macedonia del poeta, sulla soglia degli ottant’anni.

 

Milano, la città di Ambrogio (e Agostino)

Ambrogio e Agostino, conoscersi per riconoscersi è un racconto teatrale scritto da Luca Doninelli e ha aperto la nuova stagione dei Dialoghi di Vita Buona . La parola chiave della serata è stata l’aggettivo ambrosiano, declinabile come il sentimento di accoglienza e solerte partecipazione che da sempre caratterizza la città di Milano. Tre testimoni ne hanno avvalorato il senso: Omenea Zaid studentessa di Economia dell’università Cattolica, Zhupeng Zhou studente di Ingegneria del Politecnico e Franca Bonola responsabile dell’associazione Portofranco. Poi tocca a Zhupeng Zhou , di origine cinese, che ricorda quando da bambino giocava a Bovisa con il suo amico Marco e del momento in cui ha capito che «essere diversi non è sbagliato. L’ultima voce è quella di Franca Bonoli che racconta l’aiuto fondamentale che l’associazione Portofranco di viale Papiniano dà in modo gratuito a 1500 studenti con 300 volontari, assicurando loro un totale di 12mila ore di ripetizioni nel corso di tutto l’anno scolastico. Nella città dove Sant’Agostino si convertì al cristianesimo ricevendo il battesimo da Sant’Ambrogio continuano a convivere persone che, pur partendo da culture ed esperienze religiose diverse, lavorano insieme per costruire un futuro migliore. Come ha ben ricordato l’arcivescovo Mario Delpini , a conclusione della serata, essere milanese non significa porsi su un piedistallo esibendo le proprie eccellenze ma riconoscere un debito verso tutti coloro che non hanno ricevuto le nostre stesse possibilità.

 

Musica e teatro in Università

Musica e teatro in Università La Compagnia teatrale Ai due chiostri, il Coro ed Ensemble Note d’InChiostro e il Coro Gospel dell'Università Cattolica: musica e teatro per gli studenti dei collegi e non solo. by Helena Cairone | Tra le opportunità offerte dall’Università Cattolica del Sacro Cuore agli studenti, e in particolare ai collegiali in Campus, ce ne sono alcune che offrono la possibilità di approfondire o sviluppare inclinazioni e interessi di carattere artistico. È il caso della Compagnia “Ai due chiostri” , nata nel 2006 originariamente come un gruppo di teatro indipendente all’interno del Collegio Augustinianum e poi estesa agli altri collegi della sede milanese dell’Università con il coordinamento del Centro Pastorale – Responsabile è Don Daniel Osvaldo Balditarra – e la regia di Nicola Gadaletta . Convivio teatrale in 5 piAtti, e Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, andati in scena rispettivamente martedì 26 maggio al Teatro del Pime e martedì 31 maggio 2016 in Aula Magna. Gli studenti che hanno invece talenti musicali possono trovare l’occasione giusta per coltivarli all’interno della community musicale di Note d’InChiostro o partecipando al Coro Gospel dell’Università Cattolica. Il Coro Gospel , fondato nel 2009 e diretto dal Maestro Gianluca Sambataro, si è esibito in un concerto nella Cappella del Sacro Cuore il 20 giugno scorso. È aperto a tutti coloro che vivono la vita universitaria – studenti ed ex studenti, personale docente e tecnico amministrativo – che siano interessati a una musica di impatto, viva, creata dagli schiavi d’America, ma che sa parlare di libertà.

 

Antigone: nata per l’amore, non per l’odio

Una delle ragioni di tanta fortuna è da individuare nel fatto che a un solo testo è dato di esprimere tutte le costanti principali della conflittualità insita nella condizione umana: l'opposizione vita-morte, uomo-donna, vecchiaia-giovinezza, uomo-dio, nomos-physis. Eteocle e Polinice, figli di Edipo, si sono reciprocamente uccisi nella lotta per il possesso del regno, e Creonte, il nuovo re, ha ordinato che Polinice, il traditore che ha portato guerra alla sua stessa città, sia lasciato insepolto. Antigone, sorella dei due uccisi, per la quale le leggi divine sono al di sopra di quelle umane, decide di trasgredire gli ordini del re, quindi Creonte la fa chiudere viva in un antro di pietra. Inutilmente Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, cerca di far comprendere al padre l'errore di questa sua decisione. Già nel prologo emergono i tratti distintivi che caratterizzano la personalità di Antigone: l’incapacità di accettare il compromesso della coscienza, la vocazione all’atto eroico, la consapevolezza della nobiltà del proprio gesto e l’accettazione della morte. Di per sé questi principi non sono affatto sbagliati; c'e' tuttavia un aspetto del discorso di Creonte che doveva destare perplessità negli spettatori, ed è precisamente il suo primo atto di governo: l'esposizione del cadavere come specifica punizione prevista per il reo Polinice. Creonte insomma, pur tutte le sue buone intenzioni di corretto uomo di stato, parte già da una posizione problematica, che si aggraverà ulteriormente di scena in scena.

 

Balzac: un affarista da palcoscenico

BRESCIA Balzac: un affarista da palcoscenico Si è concluso il ciclo di incontri Teatro 2011 con la commedia "Mercadet, l’affarista" di Honoré de Balzac by Nicola Bonini | 24 gennaio 2012 "Ah! Conoscete la nostra epoca! Oggi, signora, tutti i sentimenti svaniscono e il denaro li sospinge. In questi intenti si riflettono contemporaneamente un desiderio di analisi scientifica e di misticismo cosmico. Tale precisione descrittiva è il tratto distintivo che caratterizza anche Mercadet, l’affarista, commedia in cui Balzac mette in scena un mondo losco e variopinto di speculatori e affaristi. Al di là di ogni riferimento al contesto storico e sociale dell’epoca, questa commedia può essere letta come l’autoritratto fantastico di Honoré de Balzac che aveva una sorta di fissazione per gli affari che gestiva in modo ossessivo e che conduceva con spropositata ambizione. teatro 2011 Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Beckett: un assurdo scacco matto

TEATRO Beckett: un assurdo scacco matto Secondo appuntamento con “Letteratura&;Letterature” all’insegna del teatro del celebre drammaturgo irlandese by Nicola Bonini | 07 novembre 2011 Nel gioco degli scacchi, si definisce “finale di partita” la terza e ultima parte dell'incontro che segue l’apertura e il mediogioco. L’incalzante scambio di battute tra questi due personaggi, che costituisce l'ordito più evidente della trama del testo, sembra veramente un alternarsi di mossa e contromossa. Hamm, Clov e i due genitori (Negg e Nell) sono gli unici superstiti che ci è dato di vedere e che trascorrono i loro ultimi giorni, ormai senza speranza, in quella che sembra essere la sala principale del palazzo di Hamm. Beckett si distanzia, però, dalla posizione dell’autore francese che, nell’opera L'Être et le Néant , afferma che tra gli uomini si può instaurare solo una relazione del conflitto in cui l’essere insieme ( Mitsein ) non è ammesso. La mutua relazione è nodale all’interno di quest’opera e, più in generale, nella vita dell’uomo che comprende sé stesso rapportandosi all’Altro, concetto estremamente complicato e sfaccettato, talvolta declinato in riferimento a Dio, altre volte come semplice convivenza tra umani. Hamm, cieco e infermo, è un re impotente che può comunque reclamare il proprio status di signore in quanto detiene il potere del linguaggio; è l’unico che pone domande, farcisce di citazioni bibliche e letterarie i suoi interventi, possiede un’ideologia ed è in grado di sognare. Proprio al linguaggio spetta ancora il compito di veicolare quella carica di umorismo e comicità di cui è pervaso il tragico mondo contemporaneo a Beckett, il quale, con un sorriso compassionevole, guarda sconsolato allo sfacelo della civiltà occidentale.

 

Brecht: le ‘epiche gesta’ di un dittatore

Questo dramma è stato presentato da Laura Bignotti, Assegnista di Ricerca presso l’Università Cattolica di Brescia, che giovedì 01 dicembre è stata protagonista del sesto incontro del ciclo “Teatro 2011”; accanto alla relatrice anche l’attore Sergio Mascherpa che ha dato voce ai personaggi di Brecht. Lo stesso Brecht dichiara che si tratta di una trasposizione teatrale di vicende storiche realmente accadute che si propone come un “tentativo di spiegare al mondo capitalistico l’ascesa di Hitler, trasponendola in circostanze a quel mondo familiari”. Nel personaggio di Arturo Ui è possibile non solo vedere una caricatura di Adolf Hitler, ma si possono cogliere evidenti rimandi alla popolare figura di Al Capone, emblema di una certa criminalità organizzata alla quale si sono ispirate anche numerose produzioni cinematografiche. Concluso il prologo in cui un presentatore anticipa i contenuti della rappresentazione, l’opera si apre con un’invettiva contro i “tempi dannati” della crisi finanziaria globale degli anni Trenta che in Germania fu ancor più pesante a causa dei danni di guerra che la nazione tedesca dovette pagare. “Ci laviamo le mani e siamo mondi di colpa”: così commentano i commercianti di Chicago che rappresentano tutte quelle persone che avrebbero potuto e dovuto opporsi all’ascesa di Arturo-Hitler che non fu resistibile perché ciascuno aveva degli interessi personali da tutelare. Il dramma si chiude, infatti, con il grido angosciato di una donna che urla nel vuoto “C’è nessuno che li fermi?” , domanda straziante, la cui risposta è da trovare nel titolo stesso dell’opera. È questo l’obiettivo primario di Bertolt Brecht che, facendo appello a noi spettatori, chiude l’epilogo dell’Arturo Ui con questo monito: “E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria, occorre agire e non parlare.

 

Goldoni e i suoi mercanti di Venezia

La capacità di Lelio nel cogliere le occasioni è, in quest’ottica, paragonabile a quella del poeta nel trarre spunto dalle vicende del mondo per poi “inventarle”. Tipica delle commedie goldoniane è la caratterizzazione non di un solo personaggio, ma di più personaggi contemporaneamente, soprattutto mediante i dialoghi in cui emergono chiaramente le diverse personalità, affinché ciascuno sia caratterizzato nella sua totalità proprio in virtù dell’interazione con gli altri. Le bugie hanno preso possesso di Lelio che da auctor diventa vittima delle menzogne stesse tanto da dire “S cellerate bugie, vi abomino, vi maledico. Nelle opere della “stagione magica” del teatro goldoniano si accentua la critica sulla società veneziana, in particolare sui mercanti che vengono proposti nei loro risvolti più rigidi e autoritari, come nella commedia I Rusteghi . Anche la lingua adottata è spia di una personalità autoritaria e autoreferenziale: abbondano comandi e divieti, prevale la dominante suasoria, in un linguaggio che esprime il pervicace e accecante attaccamento a sé che impedisce ai rusteghi di vedere il bene comune. La svolta sarà possibile solo con l’intervento delle donne che, facendo un uso eloquente e ponderato della parola, riescono a risolvere i problemi, toccando anche la corda del patetico pur di smuovere i loro mariti. Ne risulta quindi che i valori dei rusteghi vengono avversati aprendo così le porte a un dialogo generazionale in cui vecchi e giovani, tradizioni e novità possono incontrarsi, convivere e sposarsi, promuovendo e salvaguardando così la concordia sociale, ancora prima degli interessi dei rusteghi mercanti di Venezia.

 

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