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Che bella la storia se la racconti

MILANO Che bella la storia se la racconti Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi, fumettisti e storici a confronto lunedì 13 febbraio nel workshop “Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si porranno da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Il workshop organizzato nella sede milanese di via Nirone lunedì 13 febbraio dalle 11 alle 18 favorirà uno scambio di competenze ed esperienze tra le persone invitate, con l’unico obiettivo di rendere la storia più avvincente nei diversi ambiti di riferimento. Per i professori Colombo e Continisio, l’iniziativa si colloca nella decennale attività di “ Storia e narrazione ”, “un vero e proprio laboratorio di creazione di storie”, come lo definiscono loro, in programma al teatro Ariberto di Milano, con il coinvolgimento degli studenti universitari ma anche alla cittadinanza. “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

“Furiosa Mente”: il conflitto è dentro

Brescia “Furiosa Mente”: il conflitto è dentro Lucilla Giagnoni presenta lo spettacolo di cui è autrice e interprete. Parola di Lucilla Giagnoni , nota autrice e attrice teatrale che è intervenuta nella sede di via Trieste nell’ambito del ciclo “Letteratura&Teatro 2016” coordinato dalla professoressa Lucia Mor , per raccontarsi e raccontare la genesi dello spettacolo Furiosa Mente. Un’azione che è sinonimo di conflitto interiore, basti pensare a quando dormiamo…la nostra mente è enormemente attiva, lo è in maniera incredibile». Da qui ha origine l’idea di porre la figura del guerriero come centrale nello spettacolo: «Se il campo di battaglia è la nostra mente significa che cura, attenzione alle parole ed educazione divengono necessarie per esprimere cosa ci anima e cosa serve per placarci. Lo spunto è venuto osservando mia figlia e le sue passioni: ho scoperto che esistono videogiochi con una struttura narrativa incredibile, in cui ci si può costruire il proprio guerriero/personaggio per poi affrontare prove scelte da noi e che ci portano a salire di livello. Non ho particolari affinità col mondo delle tecnologie ma, essendo una madre e volendo offrire un’interpretazione del reale attraverso il mio lavoro, questo fatto della costruzione di un avatar, del superamento delle prove e, soprattutto, delle analogie che tutto ciò ha con il nostro quotidiano…mi è sembrato interessantissimo». Il mondo in cui viviamo oggi è, allo stesso tempo, tremendo e meraviglioso; e io vivo ogni giorno meravigliata - per ciò che oggi siamo riusciti a conquistare e per cosa ci è concesso fare – ma, allo stesso tempo, pensierosa».

 

Roma, collegiali sul palco

Studenti Roma, collegiali sul palco A conclusione del percorso di formazione teatrale che ha proposto 100 ore di lezioni settimanali su uso della voce, dizione e articolazione, movimento scenico, recitazione, il 2 e 3 dicembre gli studenti partecipanti metteranno in scena “ Un posto a tavola ”. novembre 2016 Giunge a conclusione il percorso di formazione teatrale promosso dalla Cos nella sede romana dell’Università Cattolica, circa 100 ore con lezioni settimanali, articolate in diverse materie: uso della voce, dizione e articolazione, movimento scenico, recitazione. Il teatro rappresenta una straordinaria palestra per la conoscenza e lo sviluppo delle corrette tecniche di comunicazione e delle dinamiche di gruppo, nonché un’occasione preziosa di conoscenza di se stessi e delle proprie aree di miglioramento, che i collegiali mostrano di cogliere appieno. Al termine del percorso formativo, i partecipanti mettono in scena un vero e proprio spettacolo. Venerdì 2 e sabato 3 dicembre nel teatro della parrocchia Gesù Divin Maestro di Roma alle 21 andrà in scena Un posto a tavola : i ragazzi che hanno preso parte al progetto offriranno agli spettatori un momento di intrattenimento e riflessione liberamente ispirato dalla commedia musicale Aggiungi un posto a tavola . collegi #teatro Facebook Twitter Send by mail.

 

San Lorenzo, in scena le scuole

È l’esperienza dei giovani attori, studenti liceali, che hanno preso parte con le loro scuole al Festival Thauma 2016 promosso dall’Università Cattolica a Milano, aggiudicandosi i primi tre premi. Tre fra i massimi capolavori del teatro greco, interpretati da laboratori scolastici, saranno ospitati al Teatro San Lorenzo alle Colonne all’interno del cartellone di spettacoli del teatro antico dell’ Associazione Kerkis. Teatro antico in scena (corso di Porta Ticinese 45, Milano). Studio per una messinscena , da Medea di Euripide , proposto dall’Istituto Salesiani Sant'Ambrogio di Milano. Studio per una rinascita , dallo Ione di Euripide , a cura del Liceo Leone XIII di Milano L’ 8 e il 9 novembre alle 20.30 , Edipo Re , messo in scena dal Liceo De Sanctis di Trani. Pur all’inizio dell’apprendimento dell'arte teatrale, gli studenti hanno coltivato conoscenze sui testi capaci di trasferire allo spettatore contemporaneo sorpresa, forti emozioni e grandi pensieri. L’esperienza del Festival Thauma aperto agli studenti delle scuole superiori italiane continuerà anche nel 2017 .

 

Euripide nel parco archeologico di Velia

TEATRO ANTICO Euripide nel parco archeologico di Velia Il corso di alta formazione Teatro antico in scena dell’Ateneo e l’ Associazione Kerkìs partecipano il 6 e il 7 agosto al Festival teatrale nel sito Patrimonio dell’Umanità Unesco di Ascea (Salerno), l’antica Elea greca. Ad esso si aggiungono il patrocinio dell’Università degli Studi di Salerno, la collaborazione scientifica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e i patrocini dell’Università degli Studi di Milano e dell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Alcesti di Euripide, in scena domenica 7 agosto alle 21 , è prodotto dal corso di alta formazione Teatro antico in scena dell’Università Cattolica in collaborazione con Kerkis. È la prima opera di Euripide a noi integralmente pervenuta, in cui vita e morte duellano per la donna che ha deciso di morire al posto di suo marito Admeto. La direzione drammaturgica e la traduzione del testo sono di Elisabetta Matelli , docente di Drammaturgia antica alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica e direttrice scientifica e didattica del corso. Il corso di alta formazione prevede la produzione di uno spettacolo e la sua rappresentazione in pubblico, guidando il partecipante lungo tutti i passaggi necessari per l’allestimento di uno spettacolo tratto dalla drammaturgia antica - compresi gli aspetti musicali e scenografici - per arrivare ad un vero e proprio spettacolo finale. Le fotografie di questa pagina sono di Arianna Ricotti #teatro #teatroantico #euripide #tragedia Facebook Twitter Send by mail ELENA E IL SUO DOPPIO Lo spettacolo, tratto dall’ Elena di Euripide , racconta un filone alternativo del mito della guerra di Troia.

 

Musica e teatro in Università

Musica e teatro in Università La Compagnia teatrale Ai due chiostri, il Coro ed Ensemble Note d’InChiostro e il Coro Gospel dell'Università Cattolica: musica e teatro per gli studenti dei collegi e non solo. by Helena Cairone | 01 gennaio 0001 Tra le opportunità offerte dall’Università Cattolica del Sacro Cuore agli studenti, e in particolare ai collegiali in Campus, ce ne sono alcune che offrono la possibilità di approfondire o sviluppare inclinazioni e interessi di carattere artistico. È il caso della Compagnia “Ai due chiostri” , nata nel 2006 originariamente come un gruppo di teatro indipendente all’interno del Collegio Augustinianum e poi estesa agli altri collegi della sede milanese dell’Università con il coordinamento del Centro Pastorale – Responsabile è Don Daniel Osvaldo Balditarra – e la regia di Nicola Gadaletta . Convivio teatrale in 5 piAtti, e Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello, andati in scena rispettivamente martedì 26 maggio al Teatro del Pime e martedì 31 maggio 2016 in Aula Magna. Gli studenti che hanno invece talenti musicali possono trovare l’occasione giusta per coltivarli all’interno della community musicale di Note d’InChiostro o partecipando al Coro Gospel dell’Università Cattolica. Il Coro Gospel , fondato nel 2009 e diretto dal Maestro Gianluca Sambataro, si è esibito in un concerto nella Cappella del Sacro Cuore il 20 giugno scorso. È aperto a tutti coloro che vivono la vita universitaria – studenti ed ex studenti, personale docente e tecnico amministrativo – che siano interessati a una musica di impatto, viva, creata dagli schiavi d’America, ma che sa parlare di libertà.

 

La stagione (im)possibile del Novecento teatrale

Brescia La stagione (im)possibile del Novecento teatrale Al via l’edizione 2016 del progetto di Università Cattolica e Centro Teatrale Bresciano, che guiderà alla visione dei grandi spettacoli teatrali del secondo Novecento. Per il direttore del Ctb Giovanni Bandera “La Stagione Impossibile fornirà l’importantissima occasione di rivivere e approfondire, a distanza di 30 e più anni, testi e spettacoli con i protagonisti e gli artefici di allora”. L’obiettivo è riuscire a fornire dei codici di lettura anche a chi, come i giovani, per ovvi motivi anagrafici non ha potuto assistere in prima persona all’originarsi di tali eventi”. Il primo appuntamento sarà dunque con Arlecchino servitore di due padroni , lo spettacolo “nato” nel 1947 dal genio registico di Giorgio Strehler che ha reso immortale il classico di Carlo Goldoni. L’opera del grande maestro polacco sarà illustrata da Gerardo Guccini che parlerà del rapporto tra “corpo e coro”, in dialogo con Claudio Bernardi. L’ultimo incontro sarà infine dedicato al rivoluzionario gesto drammaturgico e teatrale di In Exitu di Giovanni Testori che, nato come romanzo, si è distinto come uno degli episodi più significativi del teatro italiano del secondo Novecento. A parlarne sarà Franco Branciaroli che interpretò il personaggio di Riboldi Gino, l’eroinomane agonizzante in un angolo della Stazione Centrale protagonista del romanzo.

 

Teatro è attore: iscrizioni aperte per gli studenti di Roma

Teatro è attore: iscrizioni aperte per gli studenti di Roma Riparte anche quest'anno il fortunato percorso di formazione teatrale, per i collegiali di Roma ma aperto a tutti gli studenti del campus. Le iscrizioni sono aperte fino al 19 gennaio 2016. I Partecipanti potranno affrontare un percorso formativo articolato in diverse materie – tra le quali: corretto uso della voce; dizione e articolazione; movimento scenico; recitazione – e avranno la possibilità di mettersi alla prova nella messa in scena di un vero spettacolo teatrale che concluderà il primo anno. Il percorso si articola in due classi, di 12 partecipanti ciascuna, con possibilità di approfondimento e di differenziazione delle lezioni. La sede di svolgimento delle lezioni, che si terranno dal 20 gennaio al 29 giugno 2016, sarà la Sala Polifunzionale all’interno del Collegio Nuovo Joanneum. Si tratta di circa 100 ore di lezioni settimanali di 3 ore comprendenti esercizi propedeutici e apprendimento delle discipline e lezioni bisettimanali con studio della messa in scena dello spettacolo finale; stage e prove dello spettacolo, prova generale e rappresentazione. Il termine per le iscrizioni è il 9 gennaio 2015.

 

Antigone: nata per l’amore, non per l’odio

Una delle ragioni di tanta fortuna è da individuare nel fatto che a un solo testo è dato di esprimere tutte le costanti principali della conflittualità insita nella condizione umana: l'opposizione vita-morte, uomo-donna, vecchiaia-giovinezza, uomo-dio, nomos-physis. Eteocle e Polinice, figli di Edipo, si sono reciprocamente uccisi nella lotta per il possesso del regno, e Creonte, il nuovo re, ha ordinato che Polinice, il traditore che ha portato guerra alla sua stessa città, sia lasciato insepolto. Antigone, sorella dei due uccisi, per la quale le leggi divine sono al di sopra di quelle umane, decide di trasgredire gli ordini del re, quindi Creonte la fa chiudere viva in un antro di pietra. Inutilmente Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, cerca di far comprendere al padre l'errore di questa sua decisione. Già nel prologo emergono i tratti distintivi che caratterizzano la personalità di Antigone: l’incapacità di accettare il compromesso della coscienza, la vocazione all’atto eroico, la consapevolezza della nobiltà del proprio gesto e l’accettazione della morte. Di per sé questi principi non sono affatto sbagliati; c'e' tuttavia un aspetto del discorso di Creonte che doveva destare perplessità negli spettatori, ed è precisamente il suo primo atto di governo: l'esposizione del cadavere come specifica punizione prevista per il reo Polinice. Creonte insomma, pur tutte le sue buone intenzioni di corretto uomo di stato, parte già da una posizione problematica, che si aggraverà ulteriormente di scena in scena.

 

Balzac: un affarista da palcoscenico

BRESCIA Balzac: un affarista da palcoscenico Si è concluso il ciclo di incontri Teatro 2011 con la commedia "Mercadet, l’affarista" di Honoré de Balzac by Nicola Bonini | 24 gennaio 2012 "Ah! Conoscete la nostra epoca! Oggi, signora, tutti i sentimenti svaniscono e il denaro li sospinge. In questi intenti si riflettono contemporaneamente un desiderio di analisi scientifica e di misticismo cosmico. Tale precisione descrittiva è il tratto distintivo che caratterizza anche Mercadet, l’affarista, commedia in cui Balzac mette in scena un mondo losco e variopinto di speculatori e affaristi. Al di là di ogni riferimento al contesto storico e sociale dell’epoca, questa commedia può essere letta come l’autoritratto fantastico di Honoré de Balzac che aveva una sorta di fissazione per gli affari che gestiva in modo ossessivo e che conduceva con spropositata ambizione. teatro 2011 Facebook Twitter Send by mail.

 

Beckett: un assurdo scacco matto

TEATRO Beckett: un assurdo scacco matto Secondo appuntamento con “Letteratura&Letterature” all’insegna del teatro del celebre drammaturgo irlandese by Nicola Bonini | 07 novembre 2011 Nel gioco degli scacchi, si definisce “finale di partita” la terza e ultima parte dell'incontro che segue l’apertura e il mediogioco. L’incalzante scambio di battute tra questi due personaggi, che costituisce l'ordito più evidente della trama del testo, sembra veramente un alternarsi di mossa e contromossa. Hamm, Clov e i due genitori (Negg e Nell) sono gli unici superstiti che ci è dato di vedere e che trascorrono i loro ultimi giorni, ormai senza speranza, in quella che sembra essere la sala principale del palazzo di Hamm. Beckett si distanzia, però, dalla posizione dell’autore francese che, nell’opera L'Être et le Néant , afferma che tra gli uomini si può instaurare solo una relazione del conflitto in cui l’essere insieme ( Mitsein ) non è ammesso. La mutua relazione è nodale all’interno di quest’opera e, più in generale, nella vita dell’uomo che comprende sé stesso rapportandosi all’Altro, concetto estremamente complicato e sfaccettato, talvolta declinato in riferimento a Dio, altre volte come semplice convivenza tra umani. Hamm, cieco e infermo, è un re impotente che può comunque reclamare il proprio status di signore in quanto detiene il potere del linguaggio; è l’unico che pone domande, farcisce di citazioni bibliche e letterarie i suoi interventi, possiede un’ideologia ed è in grado di sognare. Proprio al linguaggio spetta ancora il compito di veicolare quella carica di umorismo e comicità di cui è pervaso il tragico mondo contemporaneo a Beckett, il quale, con un sorriso compassionevole, guarda sconsolato allo sfacelo della civiltà occidentale.

 

Brecht: le ‘epiche gesta’ di un dittatore

Questo dramma è stato presentato da Laura Bignotti, Assegnista di Ricerca presso l’Università Cattolica di Brescia, che giovedì 01 dicembre è stata protagonista del sesto incontro del ciclo “Teatro 2011”; accanto alla relatrice anche l’attore Sergio Mascherpa che ha dato voce ai personaggi di Brecht. Lo stesso Brecht dichiara che si tratta di una trasposizione teatrale di vicende storiche realmente accadute che si propone come un “tentativo di spiegare al mondo capitalistico l’ascesa di Hitler, trasponendola in circostanze a quel mondo familiari”. Nel personaggio di Arturo Ui è possibile non solo vedere una caricatura di Adolf Hitler, ma si possono cogliere evidenti rimandi alla popolare figura di Al Capone, emblema di una certa criminalità organizzata alla quale si sono ispirate anche numerose produzioni cinematografiche. Concluso il prologo in cui un presentatore anticipa i contenuti della rappresentazione, l’opera si apre con un’invettiva contro i “tempi dannati” della crisi finanziaria globale degli anni Trenta che in Germania fu ancor più pesante a causa dei danni di guerra che la nazione tedesca dovette pagare. “Ci laviamo le mani e siamo mondi di colpa”: così commentano i commercianti di Chicago che rappresentano tutte quelle persone che avrebbero potuto e dovuto opporsi all’ascesa di Arturo-Hitler che non fu resistibile perché ciascuno aveva degli interessi personali da tutelare. Il dramma si chiude, infatti, con il grido angosciato di una donna che urla nel vuoto “C’è nessuno che li fermi?” , domanda straziante, la cui risposta è da trovare nel titolo stesso dell’opera. È questo l’obiettivo primario di Bertolt Brecht che, facendo appello a noi spettatori, chiude l’epilogo dell’Arturo Ui con questo monito: “E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria, occorre agire e non parlare.

 

Goldoni e i suoi mercanti di Venezia

La capacità di Lelio nel cogliere le occasioni è, in quest’ottica, paragonabile a quella del poeta nel trarre spunto dalle vicende del mondo per poi “inventarle”. Tipica delle commedie goldoniane è la caratterizzazione non di un solo personaggio, ma di più personaggi contemporaneamente, soprattutto mediante i dialoghi in cui emergono chiaramente le diverse personalità, affinché ciascuno sia caratterizzato nella sua totalità proprio in virtù dell’interazione con gli altri. Le bugie hanno preso possesso di Lelio che da auctor diventa vittima delle menzogne stesse tanto da dire “S cellerate bugie, vi abomino, vi maledico. Nelle opere della “stagione magica” del teatro goldoniano si accentua la critica sulla società veneziana, in particolare sui mercanti che vengono proposti nei loro risvolti più rigidi e autoritari, come nella commedia I Rusteghi . Anche la lingua adottata è spia di una personalità autoritaria e autoreferenziale: abbondano comandi e divieti, prevale la dominante suasoria, in un linguaggio che esprime il pervicace e accecante attaccamento a sé che impedisce ai rusteghi di vedere il bene comune. La svolta sarà possibile solo con l’intervento delle donne che, facendo un uso eloquente e ponderato della parola, riescono a risolvere i problemi, toccando anche la corda del patetico pur di smuovere i loro mariti. Ne risulta quindi che i valori dei rusteghi vengono avversati aprendo così le porte a un dialogo generazionale in cui vecchi e giovani, tradizioni e novità possono incontrarsi, convivere e sposarsi, promuovendo e salvaguardando così la concordia sociale, ancora prima degli interessi dei rusteghi mercanti di Venezia.

 

Harwood: quando il teatro rappresenta se stesso

I bombardamenti non arrestano l’attività di una compagnia di capocomici che, come d’abitudine per quel tempo, propone quasi esclusivamente i più famosi capolavori di William Shakespeare. Il servo di scena è molto più di un servo, molto più di un segretario; una figura straordinaria che, spesso, genera legami e conflitti psicologici talvolta fortissimi. Anche nel teatro all’italiana la figura del servo di scena esiste, benché le sue funzioni siano altre; esso funge da attrezzista, tecnico, al servizio dell’intera compagnia teatrale e non di un solo artista. Naturalmente il testo si presta a diverse interpretazioni ed Harwood, con la sua pièce , non solo celebra la fine di questo tipo di teatro e di capocomicato, ma anche quella del grande Impero Inglese. Il quadro rispecchia quello del classico teatro inglese di conversazione che apparentemente è leggero, ma che in realtà tematizza questioni importanti. Costoro erano custodi della tradizione, fieramente indipendenti, animali da palcoscenico che vivevano solo sulla scena, di cui conoscevano tutte le leggi e tutti i meccanismi così bene da distinguere con difficoltà tra recita e vita quotidiana. È questo lo spunto di riflessione che il regista ha suggerito ai presenti, sottolineando come il teatro italiano non abbia mai conosciuto una caduta simile a quello inglese semplicemente perché, a detta sua, non è mai salito così in alto come quello d’oltremanica.

 

Hofmannsthal: la tragedia dell’inconscio

BRESCIA Hofmannsthal: la tragedia dell’inconscio L’ Elettra di Hugo von Hofmannsthal al centro del settimo incontro del ciclo Teatro 2011 by Nicola Bonini | 12 dicembre 2011 “I miti classici sono contenitori eterni in cui i poeti di ogni epoca riversano un contenuto spirituale e psichico sempre nuovo”. Sono queste le parole con cui Hugo von Hofmannsthal definisce la propria concezione dei miti classici, sottolineandone la versatilità e l’adattabilità, caratteristiche peculiari che hanno consentito a drammaturghi di varie lingue e origini di scriverne riscritture moderne. Sensibile alle sollecitazioni del suo tempo, Hofmannsthal riveste questo dramma di suggestive immagini metaforiche - l’odio come sposo inviato a Elettra dal padre – e di una sintomatologia tipica dei disturbi isterici studiati in quegli stessi anni da Freud. L’assassina di Agamennone prega gli dei perché allontanino i fantasmi che popolano i suoi sogni e che la tormentano senza tregua; la notte precedente ha sognato il figlio Oreste che aveva allontanato dal palazzo quando ancora era in giovanissima età e di cui teme il ritorno. In una sorta di seduta terapeutica in cui lo stile avvocatorio tipico delle tragedie sofoclee lascia spazio ad un confronto più psicologico e introspettivo, Elettra funge da medico che aiuta la paziente a far riaffiorare alla memoria l’evento drammatico rimosso. Per Clitennestra, infatti, nulla è irrevocabile, tutto può essere ritrattato: rifiutandosi di assumere la responsabilità dell’accaduto che sola potrebbe liberarla dai fantasmi e restituirle l’integrità dell’io, ella afferma che “prima ci fu un prima, dopo ci fu un dopo, ciò che è successo nel mezzo l’ha fatto la scure”. Oreste entra nel palazzo e uccide prima Clitennestra e poi Egisto, mentre Elettra, che ha dimenticato di consegnare al fratello la scure, sprofonda nel cortile in uno stato di trance: l'unico sogno che la manteneva in vita ora si è realizzato.

 

Schiller: il poeta della libertà

Gli esiti tragici dell’individualismo titanico scaturito da uno sconfinato desiderio di libertà sono al centro di questo celebre testo, presentato da Lucia Mor , docente di Letteratura Tedesca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione del quarto incontro del ciclo Teatro 2011 . Alla fama Schiller giunse giovanissimo proprio con I Masnadieri (Die Räuber), pubblicati anonimi nel 1781 e la cui prima messa in scena, il 13 gennaio 1782 al Teatro Nazionale di Mannheim, ottenne un successo immediato e grandioso: l’opera valse al giovane ufficiale medico l’appellativo di ‘Shakespeare tedesco’. Il padre, liberato nel frattempo da Karl, non resiste alla rivelazione dell’amato figlio che gli confessa di essere il capo della banda dei temuti e violenti masnadieri e muore di crepacuore. Karl, ritenendosi ormai indegno di Amalia, disperato, su richiesta della stessa Amalia, la uccide, per poi però consegnarsi alla legge con un nobile gesto: sapendo che su di lui pende una taglia di 1000 luigi d’oro decide di aiutare un pover’uomo che lavora a giornata e ha undici figli. La sua malvagità è però diversa da quella del fratello idealista e giustiziere in un mondo corrotto; Franz è un tiranno senza scrupoli che mira unicamente all’autoaffermazione e per questo progetta cinicamente di eliminare dalla sua strada sia il padre sia il fratello. Nel modo in cui l’autore indaga i meccanismi della psiche e della mente di Franz si rivela non solo l’abile drammaturgo, ma anche il medico Frirdrich Schiller, convinto dell’esistenza di un inscindibile nesso tra la natura animale e la natura spirituale dell’uomo , tema della sua tesi di laurea. La riflessione sulla costruzione di un umanesimo che nasca da ideali di verità, bellezza e giustizia fu alla base del sodalizio artistico che più di dieci anni dopo il successo de I masnadieri si sarebbe instaurato a Weimar tra Friedrich Schiller e Johann Wolfgang von Goethe.

 

Teatro Romano, week end di cultura

Milano Teatro Romano, week end di cultura Per le Giornate europee del patrimonio sabato 25 e domenica 26 settembre il “gigante” riportato alla luce sotto la Camera di commercio si mette in mostra. Alla base della due giorni Gep, promossa a partire dal 1991 dal ministero dei Beni culturali, c’è la possibilità di visitare gratuitamente monumenti, siti paesaggistici e naturali di tutte le regioni italiane. I principali protagonisti di questi lavori sono stati l’Istituto di archeologia diretto da Silvia Lusuardi Siena , docente di archeologia medievale, la scuola di specializzazione di archeologia guidata da Maria Pia Rossignani e numerosi studenti e specializzandi della Cattolica che hanno contribuito al rinvenimento di parte del teatro. E saranno loro i protagonisti del weekend culturale in quanto potranno spiegare a tutti i visitatori l’esperienza di aver recuperato un patrimonio storico nel centro di Milano e di garantire una guida scientifica a chi non è un “addetto ai lavori”. Grazie a questo lavoro di recupero e di studio il teatro romano di Milano è un fiore all’occhiello della Mediolanum di età augustea, cioè del primo secolo dopo Cristo. La parte visitabile del sito – afferma Furio Sacchi (foto a sinistra) docente di archeologia classica che ha seguito il progetto fin dall'inizio – nell’edificio della camera di commercio è di circa 450 metri quadrati. Sotto il palazzo della Camera di commercio e della Borsa quindi, c’è una parte della Milano antica che aspetta solo di essere scoperta.

 

Teatro antico, giovani attori a San Lorenzo

MILANO Teatro antico, giovani attori a San Lorenzo Gli spettacoli vincitori della prima edizione del Festival Thauma rivolto alle scuole superiori di tutta Italia saliranno sul palco del Teatro San Lorenzo alle Colonne di Milano con tre grandi capolavori della drammaturgia classica. Teatro Antico In Scena (che dal 2012, in collaborazione con l’Università Cattolica, anima questo teatro con l’intento di far emergere, nel cuore storico della città, quanto sia ancora significativo, seducente e attuale questo antico repertorio teatrale, promuovendo occasioni di formazione e di spettacoli ( si veda qui ). Proponendo in scena questi tre spettacoli nel Teatro San Lorenzo alle Colonne c’è la volontà di dare luce al prezioso lavoro di formazione teatrale, sommerso e silenzioso, che tradizionalmente avviene in numerose scuole superiori italiane, quale segno di una eccellenza educativa. Si segnala l’intenzione di presentare i tanti volti del mito di Medea via via interpretati da attrici differenti attraverso la trasmissione di un oggetto simbolico, una collana capace di rendere unitario l’accostamento di episodi diversi. novembre ore 20.30 ADELPHOE di Terenzio Liceo Giosuè Carducci di Milano (II classificato Festival THAUMA 2015) Lo spettacolo propone un’originale riscrittura del testo terenziano che intreccia le vicende sentimentali di due fratelli complicate dalla severità di un padre tradizionalista. La regia attualizza in forma moderna, con qualche cedimento di stampo televisivo, la pratica di contaminazione del teatro terenziano, con una buona capacità di valorizzare molte presenze attorali. Nella scena di apertura, la regia universalizza il tema della prigionia di guerra presentando un efficace lamento corale di prigioniere africane, in cui sono riconoscibili riferimenti alla contemporaneità, ma in una dimensione efficacemente extra-temporale e pertanto poetica.

 
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