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Thauma, la scuola sul palco

Il grande pregio di questo Festival è la valorizzazione sulla scena di testi che una certa cultura contemporanea ritiene sorpassati, pesanti, ormai non più attuali e, invece, recitati da questi ragazzi con molto entusiasmo, mostrano quanto ancora abbiano da dire a loro e a noi che assistiamo agli spettacoli». Cerchiamo di rispettare il modello antico con lo stesso auspicio “politico”, nel senso alto dell’idea di polis, cioè di tenere unita la compagine sociale di un Paese attorno a dei valori riconosciuti, che sono quelli dell’Umanesimo, del teatro classico». Lo scopo del festival è anche quello di far mettere in gioco i docenti di arte e di lettere, favorendo il dialogo tra loro e la collaborazione, per cercare alcune scelte ragionevoli e per dare unità ai vari elementi che compongono uno spettacolo. Un esercizio utile per gli studenti, non solo quando recitano, ma anche per quando assistono a uno spettacolo: permette loro di essere in grado di giudicare l’unità di pensiero che c’è tra il testo recitato in un certo modo dagli attori e tutto il corredo di scenografia e vestiti». Il rapporto tra un testo originale e una rappresentazione di oggi, fedele o meno, può essere una forma di didattica esperienziale e non puramente intellettuale, che mette in gioco elementi molto alti e la sfera di emozioni che ne sono collegate. CORSO SUL TEATRO ANTICO, UNA STORIA UNICA IN ITALIA L’Università Cattolica è stata una delle prime a dotarsi di un laboratorio di teatro di drammaturgia antica . Negli anni, gli studenti iscritti ai laboratori, hanno mostrato interesse a dare continuità a questo tipo di percorso; da questo interesse nasce il corso per completare la formazione dell’attore, trasmettendo i fondamenti di recitazione, di conoscenza dei testi di drammaturgia antica.

 

I Malavoglia, preludio di un “ciclo di vinti”

Letteratura & Teatro I Malavoglia, preludio di un “ciclo di vinti” Il capolavoro verghiano protagonista del quarto appuntamento del ciclo di conferenze "Letteratura & Teatro 2017". Queste sono le prime parole della prefazione de “I Malavoglia” e dell’intero Ciclo dei vinti verghiano, protagonisti del quarto incontro del ciclo di conferenze “Letteratura e Teatro 2017” (tenuto il 16 Novembre nell'Aula Magna della sede di Brescia) coordinato da Lucia Mor . Del ben noto romanzo ha parlato Maria Teresa Girardi , professoressa di letteratura italiana nella sede milanese dell’Università Cattolica, esponendo i punti focali della storia, accompagnata dalla voce calda e coinvolgente di Sergio Mascherpa , direttore artistico del teatro Le Muse di Flero. “I Malavoglia” ha inizio con la rottura della statica e immobile vita che conduce la famiglia di pescatori protagonista: la chiamata del maggiore dei figli, ‘Ntoni, alla leva militare. L’atto di uscire dalla casa rappresenta una possibilità di evasione e di perdizione al tempo stesso, che lo porta a bramare l’ignoto e a cercare qualcosa a lui sconosciuto. La fiumana è un termine che Verga ripete spesso, riprendendo il secondo canto dell’Inferno dantesco, dove la parola aveva un’accezione negativa: rappresentava infatti qualcosa che poteva condurre alla perdizione. Alla fine del romanzo, la casa del Nespolo, ovvero la dimora della famiglia, viene riscattata dopo una lunga serie di vicende tragiche, tra cui la morte dello stesso padron ‘Ntoni.

 

"I Miserabili", élite del fango

Letteratura & Teatro "I Miserabili", élite del fango Luci e ombre della Parigi post Restaurazione nel quinto appuntamento del ciclo “Letteratura e teatro 2017”. by Martina Bertin | 29 novembre 2017 Victor Hugo era uno scrittore pieno di difetti, intriso di manie di potenza, e la sua retorica esagerata ne era la dimostrazione più lampante. Del romanzo e del suo straordinario autore, ha parlato Davide Vago , docente di letteratura francese in Cattolica, dopo l’introduzione di Lucia Mor , coordinatrice del ciclo di “Letteratura & Teatro”. Il popolo è in marcia verso il progresso sociale, morale e politico, così le vicende personali per la lotta alla sopravvivenza vanno di pari passo con l’affresco sociale, con l’epopea del popolo stesso. Viene introdotta quindi la figura dell’arcivescovo Myriel , che, con sorpresa dello stesso galeotto, lo perdona e lo difende davanti alla polizia, nonostante sappia con certezza che lo abbia derubato dei candelabri. La grande ampiezza del romanzo è data dal fatto che racconta la storia di un popolo di vinti, i miserabili del popolo francese. È il romanzo di una redenzione personale, il romanzo di una pietà scatenata nell’animo dei lettori, di una strenua lotta contro i pregiudizi e le leggi crudeli di una società chiusa e spietata.

 

Peer Gynt e il viaggio onirico

Letteratura & Teatro Peer Gynt e il viaggio onirico Il poema drammatico norvegese, opera giovanile di Henrik Ibsen, protagonista a Brescia del sesto appuntamento di “Letteratura e Teatro 2017”. Si direbbe che sia stato un fondatore di discorsività, che abbia codificato la mitologia moderna, ma in verità il suo Peer Gynt è una sorta di caricatura dell’animo norvegese. Il Peer Gynt di Ibsen si presenta come una versione norvegese del Faust, nonché una rielaborazione di temi fantastici e mitologici . A causa di una totale assenza di riconoscimento del mondo esterno, Peer si trova spaesato e l’unico modo di evasione è il sogno ad occhi aperti. Senza distogliere l’attenzione dall’epicità di un testo pieno di magia, l’opera intende collegare con un sottile filo rosso l'Ibsen "fantastico" e l'Ibsen "naturalista": al centro, vi è il tema del fallimento esistenziale come conseguenza della negazione della realtà. Ibsen era un direttore di teatro e, durante la composizione dell’opera, seguì delle precise regole per far avere successo alla sua opera, che, secondo lui, derivava dallo stupore della gente nel vedere la rappresentazione stessa, costituita da un susseguirsi frenetico di personaggi principali e comparse. Il suo mondo è pieno di pensieri proibiti, di incubi e allucinazioni che lo portano lontano dal suo io e dalla sua identità.

 

Giulio Cesare, artefice del proprio destino

Letteratura & Teatro Giulio Cesare, artefice del proprio destino Nel capolavoro shakespeariano si assiste allo sgretolamento di una visione del mondo precostituita e immutabile, e al vacillare delle certezze di fronte alle novità scientifiche, geografiche e religiose nella società cinque-seicentesca. La colpa non è nelle stelle, ma in noi” Parole tratte dal Giulio Cesare di William Shakespeare , che sono riecheggiate nell’Aula Magna della Cattolica per l’ormai consueto appuntamento con Letteratura & Teatro , coordinato dalla professoressa Lucia Mor . L’opera, presentata dal professor Franco Lonati , docente di Letteratura inglese, venne realizzata appena prima delle principali tragedie di Shakespeare, ovvero nel 1599. Non a caso, il Giulio Cesare venne definito come il “dramma del libero arbitrio” , anche se Lonati preferisce interpretarlo come una “manifestazione del senso di responsabilità”. Oltre alla crisi di quello che era il modello di pensiero del tempo, Shakespeare fu soggetto ad una crisi artistica, che lo vide alla ricerca di uno stile nuovo. Cesare viene ucciso durante una riunione del Senato; tra gli assassini vi è anche Bruto, al quale Cesare si rivolge pronunciando la celebre affermazione: “Tu quoque Brute, fili mi”. Il Giulio Cesare è un esempio di come la lettura di un’opera del passato ci permetta di vivere il presente in modo più consapevole.

 

Teatro è Attore, nuova stagione

Roma Teatro è Attore, nuova stagione Riparte dalla sede di Roma l’ambizioso progetto che, per il quarto anno, coinvolge gli studenti dell’Università Cattolica in un percorso lungo un anno, tra esercizi di dizione e movimento scenico in preparazione alla pièce finale. by Giada Meloni | 21 febbraio 2018 Avviato nel 2015 dalla sinergia tra Educatt, il Consiglio organizzativo inter-collegiale (Coi) e la sede di Roma dell’Università Cattolica, il percorso teatrale “Teatro è Attore” giunge quest’anno alla sua quarta edizione. Nato con la volontà di coinvolgere gli studenti in un progetto che permetta loro di mettersi in gioco e superare le proprie insicurezze, il percorso raccoglie ogni anno una sentita partecipazione e un notevole numero di adesioni. Il laboratorio è curato e diretto da Roberto Cito , attore e regista napoletano d’origine ma romano d’adozione, che negli anni ha inanellato una serie di collaborazioni teatrali con nomi noti del panorama italiano come Andrea Camilleri e Lando Buzzanca. Le iscrizioni alla stagione 2018-2019 son aperte: per maggiori informazioni sul progetto è attiva un’area dedicata all’indirizzo www.collegiunicattolica.it/teatroroma . teatro #educatt #attori Facebook Twitter Send by mail.

 

Col magistrato il diritto va a teatro

milano Col magistrato il diritto va a teatro Canzoni eseguite dal vivo e spezzoni di film sono il linguaggio con cui Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, avvicina la giustizia alle persone. È l'intento dello spettacolo Un diritto... messo di traverso del magistrato Salvatore Cosentino , sostituto procuratore generale della Repubblica di Lecce, che si è tenuto giovedì 22 febbraio alla presenza degli studenti della facoltà di Giurisprudenza e del preside Gabrio Forti . L'idea nasce dalla lunga esperienza di Cosentino nelle aule di Tribunale, anche in zone di mafia come Taranto e Locri, e racconta con parole semplici il difficile rapporto tra il cittadino e il mondo del diritto, spesso visto come qualcosa di distante dalla vita quotidiana. L'opera, che racchiude canzoni di autori come Fabrizio De André e Roberto Vecchioni che parlano di giustizia e giudici, è stata scritta in appena una decina di giorni: «Sono tutte cose che già avevo dentro di me» prosegue. Cosentino, che è anche critico teatrale e docente di Giurisprudenza all'Università del Salento, ripercorre i vari modi in cui arte, cinema e letteratura hanno declinato la figura del giurista nel corso dei decenni. Il messaggio che il testo vuol lanciare è che la legalità non si fa soltanto applicando leggi e codici ma soprattutto educando alla cultura, al bello e all'arte. Dentro ai fascicoli processuali, che compaiono fisicamente sul palco, non ci sono solamente dei fogli ma vite intere e maneggiarli significa avere a che fare con storie di persone vere.

 

Teatro, è Serena l'attrice dell'anno

Alumni Teatro, è Serena l'attrice dell'anno Laureata alla triennale in Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo, Serena Balivo ha vinto il Premio Ubu nella categoria under 35, uno dei più prestigiosi riconoscimenti italiani. In un video racconta come è nata la sua passione per il teatro. Serena Balivo , laureata alla facoltà di Lettere e filosofia nella sede di Brescia dell’Ateneo, si è aggiudicata il riconoscimento fondato nel 1979 dal critico, saggista e traduttore Franco Quadri. I Premi Ubu, assegnati ogni anno alla migliore regia e sceneggiatura, ai migliori spettacoli e ai migliori attori, costituiscono ormai un punto di riferimento per tutti coloro che si interessano di teatro. A Serena è andato ex aequo il premio come nuova attrice o performer under 35, che ha ritirato lo scorso dicembre. Ai microfoni di Cattolicanews , racconta come è nata la sua passione per il teatro, i suoi primi passi, l’iscrizione al corso di laurea triennale in Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo (Stars) . Un’esperienza formativa molto importante» commenta Serena, che ricorda la qualità del percorso di studi, il rapporto speciale con la professoressa Carla Bino , sua relatrice di tesi, e l’incontro con Mariano Dammacco , il regista con cui nel 2009 ha fondato la “Piccola compagnia Dammacco”, oggi impegnata nella tournée dello spettacolo “Esilio”.

 

Teatro: si va in scena in Castello

Centro Universitario Teatrale Teatro: si va in scena in Castello Nel mese di maggio il Centro Universitario Teatrale (CUT) “La Stanza”, nell’ambito della X° edizione della rassegna di Commedia dell’Arte, propone “Fuori e dentro il tempo - Giullari e Alichini castigant ridendo morea”. by Bianca Martinelli | 08 maggio 2018 Il Centro Universitario Teatrale - CUT “La Stanza”, in continuità con il progetto pluriennale iniziato nel 2008 con il lavoro di approfondimento sul tema della Maschera, propone nell’ambito della Rassegna di Commedia dell’Arte – X ed. FUORI E DENTRO IL TEMPO - Giullari e Alichini castigant ridendo morea. Negli Uccelli , una commedia di Aristofane andata in scena ad Atene nel 414 a.C., vengono rappresentate le fasi che portano all'instaurarsi del potere politico. Politicus circus è invece una farsa veridica fra gioco di potere e democrazia: un villaggio, un uomo politico e l'avvenire di un popolo sospeso ad un filo, mentre Storia di donne si interroga, con poesia e divertimento, sul posto della donna nella nostra società e la sua evoluzione. Diretti e interpretati da Florencia Avila , artista argentina, mima, regista e pedagoga con una carriera internazionale, che presenta per la prima volta in Italia due performance di mimo, in cui il corpo diventa poesia. Il corpo burlesco nel linguaggio popolare, workshop di mimo tenuto da ELENA SERRA Sabato 12 maggio ore 16.15 (Castello di Brescia) e ore 19.30 (Spazio Teatro – UCSC) POLITICUS CIRCUS e STORIA DI DONNE Diretto e interpretato da FLORENCIA AVILA , Compagnie Les Éléphants Roses di Parigi Domenica 13 maggio ore 17.00 – Castello di Brescia MIMO! Raccontami una storia, Esito finale del workshop condotto da ELENA SERRA Domenica 27 maggio ore 10.30, Centro Storico di Brescia Animazione di maschere, a cura degli attori del CUT "La Stanza" ore 17.00, Castello di Brescia IN CASTELLO.

 

Studenti sul palco con Plauto

milano Studenti sul palco con Plauto Ventitré allievi del corso di alta formazione Teatro antico in scena dell’Università Cattolica concludono il loro percorso formativo con la messinscena della spassosissima commedia plautina al Teatro di San Lorenzo alle Colonne. Rudens è un testo in cui sono presenti tutti i presupposti di una spassosissima commedia plautina, dove le azioni e le gag contribuiscono allo scioglimento della complicazione e degli equivoci che nascono nel corso della narrazione. Questi ed altri temi presenti nel testo quali, per esempio, lo scontro tra due schiavi sul diritto di proprietà, tema precursore del diritto occidentale o la descrizione della tempesta che richiama due importanti scene dalla Tempesta di Shakespeare, rendono la messa in scena molto godibile e interessante. Gli interpreti sono gli studenti del corso di alta formazione Teatro antico in scena dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dalla professoressa Elisabetta Matelli , che ne ha curato la produzione. Lo spettacolo rappresenta il primo step di un percorso che porterà la narrazione a svilupparsi davanti alla prova della messinscena e soprattutto al contatto con il pubblico. Questi ultimi sperimentano le soluzioni sceniche di una commedia che ha 2.218 anni, ma che attraverso il testo di Plauto propone vicende umane universali e perenni. Al termine dello spettacolo avverrà una sorta di “drama-forum”, in cui gli spettatori dialogano con attori, con il regista e con chi ha curato la drammaturgia.

 

Professore, raccontami una Storia

milano Professore, raccontami una Storia Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi , insieme a fumettisti e storici, protagonisti del workshop “ Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si sono posti da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Per il professor Paolo Colombo per sconfiggere l'immagine di un insegnamento noioso della storia tra i giovani, bisogna «portarli indietro e portarli in avanti: tornare alla fase infantile in cui era piacevole farsi raccontare delle storie e, insieme, trovare modi nuovi per intercettare generazioni abituate a "surfare" in rete». Daniele Biacchessi, scrittore e giornalista che porta in giro per l'Italia la storia, spiega che, per comunicarla anche alle giovani generazioni, bisogna sperimentare, cioè «fare memoria storica». “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

Che bella la storia se la racconti

MILANO Che bella la storia se la racconti Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi, fumettisti e storici a confronto lunedì 13 febbraio nel workshop “Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si porranno da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Il workshop organizzato nella sede milanese di via Nirone lunedì 13 febbraio dalle 11 alle 18 favorirà uno scambio di competenze ed esperienze tra le persone invitate, con l’unico obiettivo di rendere la storia più avvincente nei diversi ambiti di riferimento. Per i professori Colombo e Continisio, l’iniziativa si colloca nella decennale attività di “ Storia e narrazione ”, “un vero e proprio laboratorio di creazione di storie”, come lo definiscono loro, in programma al teatro Ariberto di Milano, con il coinvolgimento degli studenti universitari ma anche alla cittadinanza. “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

Teatro a scuola, l’Italia si sfida a Milano

festival Teatro a scuola, l’Italia si sfida a Milano Dal 20 al 23 marzo 15 istituti provenienti da varie regioni e 350 studenti metteranno in scena al Festival Thauma tragedie e commedie del repertorio greco e latino. Siamo partiti nel 2015 con un’iniziativa dedicata esclusivamente a Milano e alle scuole lombarde» spiega Elisabetta Matelli , nel presentare la terza edizione del festival teatrale Thauma , che mette in scena il teatro antico prodotto dalle scuole superiori. Dal 20 al 23 marzo a Milano 1 5 istituti provenienti da tutta Italia e 350 studenti si affronteranno in una vera e propria competizione, rappresentando tragedie e commedie del repertorio classico: dalle Troiane al Filottete , da Ifigenia a Edipo re , dalle Rane di Aristofane alla Medea e altri ancora. È un progetto che permette di far emergere l’interesse per il teatro nelle scuole di un Paese ricco di radici culturali come il nostro» sottolinea la curatrice del festival, che in Ateneo è docente di Storia del Teatro greco e latino e direttrice del Laboratorio di Drammaturgia antica . Un’occasione importante, adesso che le attività teatrali in classe hanno acquisito un adeguato riconoscimento, dopo che il Miur ha reso pienamente curricolari le attività teatrali , garantendone la piena cittadinanza nel bagaglio formativo degli studenti. Teatro antico in scena , che tutto l’anno offre spettacoli di teatro classico alla città di Milano. L’ingresso a teatro è libero: spettatori di ogni età, studenti, docenti possono partecipare come per gustare le interpretazioni dei grandi drammi classici che gli studenti liceali elaborano con i loro docenti e tutor, con metodi differenti, e sempre grande entusiasmo.

 

Teatro antico, il trionfo di Caserta

Milano Teatro antico, il trionfo di Caserta Gli studenti del Liceo Manzoni della città campana hanno vinto, con “Processo a Medea”, il Festival Thauma 2017, che ha portato a Milano oltre 400 studenti da tutta Italia. Con la messa in scena del Processo a Medea , i ragazzi dell’istituto campano hanno avuto la meglio, nella sezione spettacoli sulle altre otto scuole partecipanti. GUARDA LE FOTO SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK La giuria di esperti e quella popolare, a cui hanno partecipato anche gli studenti dell’Ateneo, hanno apprezzato della rappresentazione del Processo a Medea soprattutto “il lavoro svolto dai docenti e dai ragazzi sulle varianti del mito, impostate come contraddittorio in forma processuale”. La terza edizione del Thauma festival, organizzato dall’Università Cattolica di Milano sotto la direzione di Elisabetta Matelli , è stata la più ricca di sempre con il coinvolgimento di 410 studenti che si sono fronteggiati a colpi di tragedie e commedie classiche, performance attoriali e la realizzazione di costumi e scenografie. Omaggiata da un’ovazione dell’aula magna quando la professoressa Matelli ha letto il suo nome, la studentessa del Liceo A. Manzoni di Caserta è salita sul podio e ha ricevuto una targa da Mario Gatti , direttore della sede milanese dell’ateneo. Al momento della consegna della targa lo studente di Rho era visibilmente imbarazzato perchè non si aspettava proprio di vincere, nonostante dopo la rappresentazione dello spettacolo al Teatro della Commenda avesse ricevuto molti complimenti. Le prime tre scuole classificate avranno la possibilità di mettere in scena le loro pièce sul palco del Teatro San Lorenzo alle Colonne in collaborazione con l’associazione teatrale Kerkìs - Teatro antico in scena , che tutto l’anno offre spettacoli di teatro classico alla città di Milano.

 

Teatro, parla Corrado d’Elia

Dopo le riflessioni sulla bellezza della politica, della poesia, dell’arte, dell’economia, della natura, del silenzio, è ora in programma – come prima occasione del 2017 – l’incontro dedicato a Bellezza e Teatro , il 30 marzo alle 18 in via Nirone (aula NI 110). Sul versante della formazione prenderà la parola Giulia Innocenti Malini , coordinatore del Corso di alta formazione per operatori di teatro sociale, giunto quest’anno alla quinta edizione. teatro #collegio Facebook Twitter Send by mail.

 

Teatro è attore, aperte le iscrizioni

ROMA Teatro è attore, aperte le iscrizioni Il percorso formativo prenderà avvio a marzo con 100 ore totali di lezioni, tre la settimana, con esercizi propedeutici e apprendimento delle discipline. Il corso si concluderà con la messa in scena di un vero spettacolo teatrale. febbraio 2017 È prorogato fino alla fine di febbraio il termine per iscriversi alla terza edizione del percorso Teatro e Attore. I partecipanti potranno affrontare un percorso formativo articolato in diverse materie tra cui il corretto uso della voce, dizione e articolazione, movimento scenico, recitazione. Gli allievi avranno la possibilità di mettersi alla prova nella messa in scena di un vero spettacolo teatrale che concluderà il primo anno. Il percorso, attivo per un massimo di 12 partecipanti, prenderà avvio nel mese di marzo 2017 e a ospitarlo sarà la sala polifunzionale all’interno del Collegio Nuovo Joanneum. Si tratta di circa 100 ore totali di lezioni, tre ore la settimana, comprendenti esercizi propedeutici e apprendimento delle discipline e lezioni bisettimanali con studio della messa in scena dello spettacolo finale; stage e prove dello spettacolo, prova generale e rappresentazione.

 

Teatro a scuola, su il sipario

by Daniela Fogliada | 03 marzo 2017 Dopo anni di impegno, studi e ricerche dalle facoltà delle Scienze dell’Educazione e della Formazione, le materie teatrali escono dalla connotazione di “sperimentazione estemporanea” per entrare a tutti gli effetti nel curriculum formativo, come emerge dalle Indicazioni strategiche pubblicate dal Miur (16/03/ 2016). Un’importante esperienza in tal senso, è quella del master in Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità , giunto alla quarta edizione – con inizio a maggio - che parte dal teatro, soprattutto dalla letteratura e dai linguaggi teatrali, per formare operatori ed educatori. È importante che i ragazzi a scuola siano messi in grado di comprendere i linguaggi della comunicazione teatrale, poiché si ritiene l’Educazione alla Teatralità, un elemento indispensabile alla formazione di una libera e armonica personalità umana» afferma il professor Gaetano Oliva del Consiglio direttivo del corso postlaurea dell’Ateneo. Come si dispiegano gli effetti positivi del teatro? «La teatralità - le arti espressive - funzionano come strumento di coinvolgimento formativo, come accattivante veicolo per la trasmissione di conoscenze e per lo sviluppo di capacità e competenze. Cosa cambia con questo riconoscimento ministeriale? «L’Educazione alla Teatralità entra definitivamente a far parte dell’offerta didattica delle scuole italiane di ogni ordine e grado facendogli ottenere piena cittadinanza nel bagaglio formativo degli studenti. Che valore dà a questo passaggio? «Si tratta di un importante riconoscimento sia per gli studi, le ricerche e i risultati realizzati dalle facoltà delle Scienze dell’Educazione, sia per tutti gli insegnanti/educatori alla teatralità che da anni sul territorio portano avanti progetti, attività e pratiche di teatro-educazione. E questo cosa comporta? «Si amplieranno le possibilità di intervento, il riconoscimento delle buone pratiche che già si svolgono in tanti spazi educativi e didattici ma anche la necessità di una formazione delle figure educative di riferimento.

 

Balzac: un affarista da palcoscenico

BRESCIA Balzac: un affarista da palcoscenico Si è concluso il ciclo di incontri Teatro 2011 con la commedia "Mercadet, l’affarista" di Honoré de Balzac by Nicola Bonini | 24 gennaio 2012 "Ah! Conoscete la nostra epoca! Oggi, signora, tutti i sentimenti svaniscono e il denaro li sospinge. In questi intenti si riflettono contemporaneamente un desiderio di analisi scientifica e di misticismo cosmico. Tale precisione descrittiva è il tratto distintivo che caratterizza anche Mercadet, l’affarista, commedia in cui Balzac mette in scena un mondo losco e variopinto di speculatori e affaristi. Al di là di ogni riferimento al contesto storico e sociale dell’epoca, questa commedia può essere letta come l’autoritratto fantastico di Honoré de Balzac che aveva una sorta di fissazione per gli affari che gestiva in modo ossessivo e che conduceva con spropositata ambizione. teatro 2011 Facebook Twitter Send by mail.

 

“Furiosa Mente”: il conflitto è dentro

Brescia “Furiosa Mente”: il conflitto è dentro Lucilla Giagnoni presenta lo spettacolo di cui è autrice e interprete. Parola di Lucilla Giagnoni , nota autrice e attrice teatrale che è intervenuta nella sede di via Trieste nell’ambito del ciclo “Letteratura&Teatro 2016” coordinato dalla professoressa Lucia Mor , per raccontarsi e raccontare la genesi dello spettacolo Furiosa Mente. Un’azione che è sinonimo di conflitto interiore, basti pensare a quando dormiamo…la nostra mente è enormemente attiva, lo è in maniera incredibile». Da qui ha origine l’idea di porre la figura del guerriero come centrale nello spettacolo: «Se il campo di battaglia è la nostra mente significa che cura, attenzione alle parole ed educazione divengono necessarie per esprimere cosa ci anima e cosa serve per placarci. Lo spunto è venuto osservando mia figlia e le sue passioni: ho scoperto che esistono videogiochi con una struttura narrativa incredibile, in cui ci si può costruire il proprio guerriero/personaggio per poi affrontare prove scelte da noi e che ci portano a salire di livello. Non ho particolari affinità col mondo delle tecnologie ma, essendo una madre e volendo offrire un’interpretazione del reale attraverso il mio lavoro, questo fatto della costruzione di un avatar, del superamento delle prove e, soprattutto, delle analogie che tutto ciò ha con il nostro quotidiano…mi è sembrato interessantissimo». Il mondo in cui viviamo oggi è, allo stesso tempo, tremendo e meraviglioso; e io vivo ogni giorno meravigliata - per ciò che oggi siamo riusciti a conquistare e per cosa ci è concesso fare – ma, allo stesso tempo, pensierosa».

 

Goldoni e i suoi mercanti di Venezia

La capacità di Lelio nel cogliere le occasioni è, in quest’ottica, paragonabile a quella del poeta nel trarre spunto dalle vicende del mondo per poi “inventarle”. Tipica delle commedie goldoniane è la caratterizzazione non di un solo personaggio, ma di più personaggi contemporaneamente, soprattutto mediante i dialoghi in cui emergono chiaramente le diverse personalità, affinché ciascuno sia caratterizzato nella sua totalità proprio in virtù dell’interazione con gli altri. Le bugie hanno preso possesso di Lelio che da auctor diventa vittima delle menzogne stesse tanto da dire “S cellerate bugie, vi abomino, vi maledico. Nelle opere della “stagione magica” del teatro goldoniano si accentua la critica sulla società veneziana, in particolare sui mercanti che vengono proposti nei loro risvolti più rigidi e autoritari, come nella commedia I Rusteghi . Anche la lingua adottata è spia di una personalità autoritaria e autoreferenziale: abbondano comandi e divieti, prevale la dominante suasoria, in un linguaggio che esprime il pervicace e accecante attaccamento a sé che impedisce ai rusteghi di vedere il bene comune. La svolta sarà possibile solo con l’intervento delle donne che, facendo un uso eloquente e ponderato della parola, riescono a risolvere i problemi, toccando anche la corda del patetico pur di smuovere i loro mariti. Ne risulta quindi che i valori dei rusteghi vengono avversati aprendo così le porte a un dialogo generazionale in cui vecchi e giovani, tradizioni e novità possono incontrarsi, convivere e sposarsi, promuovendo e salvaguardando così la concordia sociale, ancora prima degli interessi dei rusteghi mercanti di Venezia.

 

Teatro Romano, week end di cultura

Milano Teatro Romano, week end di cultura Per le Giornate europee del patrimonio sabato 25 e domenica 26 settembre il “gigante” riportato alla luce sotto la Camera di commercio si mette in mostra. Alla base della due giorni Gep, promossa a partire dal 1991 dal ministero dei Beni culturali, c’è la possibilità di visitare gratuitamente monumenti, siti paesaggistici e naturali di tutte le regioni italiane. I principali protagonisti di questi lavori sono stati l’Istituto di archeologia diretto da Silvia Lusuardi Siena , docente di archeologia medievale, la scuola di specializzazione di archeologia guidata da Maria Pia Rossignani e numerosi studenti e specializzandi della Cattolica che hanno contribuito al rinvenimento di parte del teatro. E saranno loro i protagonisti del weekend culturale in quanto potranno spiegare a tutti i visitatori l’esperienza di aver recuperato un patrimonio storico nel centro di Milano e di garantire una guida scientifica a chi non è un “addetto ai lavori”. Grazie a questo lavoro di recupero e di studio il teatro romano di Milano è un fiore all’occhiello della Mediolanum di età augustea, cioè del primo secolo dopo Cristo. La parte visitabile del sito – afferma Furio Sacchi (foto a sinistra) docente di archeologia classica che ha seguito il progetto fin dall'inizio – nell’edificio della camera di commercio è di circa 450 metri quadrati. Sotto il palazzo della Camera di commercio e della Borsa quindi, c’è una parte della Milano antica che aspetta solo di essere scoperta.

 

Schiller: il poeta della libertà

Gli esiti tragici dell’individualismo titanico scaturito da uno sconfinato desiderio di libertà sono al centro di questo celebre testo, presentato da Lucia Mor , docente di Letteratura Tedesca presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione del quarto incontro del ciclo Teatro 2011 . Alla fama Schiller giunse giovanissimo proprio con I Masnadieri (Die Räuber), pubblicati anonimi nel 1781 e la cui prima messa in scena, il 13 gennaio 1782 al Teatro Nazionale di Mannheim, ottenne un successo immediato e grandioso: l’opera valse al giovane ufficiale medico l’appellativo di ‘Shakespeare tedesco’. Il padre, liberato nel frattempo da Karl, non resiste alla rivelazione dell’amato figlio che gli confessa di essere il capo della banda dei temuti e violenti masnadieri e muore di crepacuore. Karl, ritenendosi ormai indegno di Amalia, disperato, su richiesta della stessa Amalia, la uccide, per poi però consegnarsi alla legge con un nobile gesto: sapendo che su di lui pende una taglia di 1000 luigi d’oro decide di aiutare un pover’uomo che lavora a giornata e ha undici figli. La sua malvagità è però diversa da quella del fratello idealista e giustiziere in un mondo corrotto; Franz è un tiranno senza scrupoli che mira unicamente all’autoaffermazione e per questo progetta cinicamente di eliminare dalla sua strada sia il padre sia il fratello. Nel modo in cui l’autore indaga i meccanismi della psiche e della mente di Franz si rivela non solo l’abile drammaturgo, ma anche il medico Frirdrich Schiller, convinto dell’esistenza di un inscindibile nesso tra la natura animale e la natura spirituale dell’uomo , tema della sua tesi di laurea. La riflessione sulla costruzione di un umanesimo che nasca da ideali di verità, bellezza e giustizia fu alla base del sodalizio artistico che più di dieci anni dopo il successo de I masnadieri si sarebbe instaurato a Weimar tra Friedrich Schiller e Johann Wolfgang von Goethe.

 

Brecht: le ‘epiche gesta’ di un dittatore

Questo dramma è stato presentato da Laura Bignotti, Assegnista di Ricerca presso l’Università Cattolica di Brescia, che giovedì 01 dicembre è stata protagonista del sesto incontro del ciclo “Teatro 2011”; accanto alla relatrice anche l’attore Sergio Mascherpa che ha dato voce ai personaggi di Brecht. Lo stesso Brecht dichiara che si tratta di una trasposizione teatrale di vicende storiche realmente accadute che si propone come un “tentativo di spiegare al mondo capitalistico l’ascesa di Hitler, trasponendola in circostanze a quel mondo familiari”. Nel personaggio di Arturo Ui è possibile non solo vedere una caricatura di Adolf Hitler, ma si possono cogliere evidenti rimandi alla popolare figura di Al Capone, emblema di una certa criminalità organizzata alla quale si sono ispirate anche numerose produzioni cinematografiche. Concluso il prologo in cui un presentatore anticipa i contenuti della rappresentazione, l’opera si apre con un’invettiva contro i “tempi dannati” della crisi finanziaria globale degli anni Trenta che in Germania fu ancor più pesante a causa dei danni di guerra che la nazione tedesca dovette pagare. “Ci laviamo le mani e siamo mondi di colpa”: così commentano i commercianti di Chicago che rappresentano tutte quelle persone che avrebbero potuto e dovuto opporsi all’ascesa di Arturo-Hitler che non fu resistibile perché ciascuno aveva degli interessi personali da tutelare. Il dramma si chiude, infatti, con il grido angosciato di una donna che urla nel vuoto “C’è nessuno che li fermi?” , domanda straziante, la cui risposta è da trovare nel titolo stesso dell’opera. È questo l’obiettivo primario di Bertolt Brecht che, facendo appello a noi spettatori, chiude l’epilogo dell’Arturo Ui con questo monito: “E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria, occorre agire e non parlare.

 

Roma, collegiali sul palco

Studenti Roma, collegiali sul palco A conclusione del percorso di formazione teatrale che ha proposto 100 ore di lezioni settimanali su uso della voce, dizione e articolazione, movimento scenico, recitazione, il 2 e 3 dicembre gli studenti partecipanti metteranno in scena “ Un posto a tavola ”. novembre 2016 Giunge a conclusione il percorso di formazione teatrale promosso dalla Cos nella sede romana dell’Università Cattolica, circa 100 ore con lezioni settimanali, articolate in diverse materie: uso della voce, dizione e articolazione, movimento scenico, recitazione. Il teatro rappresenta una straordinaria palestra per la conoscenza e lo sviluppo delle corrette tecniche di comunicazione e delle dinamiche di gruppo, nonché un’occasione preziosa di conoscenza di se stessi e delle proprie aree di miglioramento, che i collegiali mostrano di cogliere appieno. Al termine del percorso formativo, i partecipanti mettono in scena un vero e proprio spettacolo. Venerdì 2 e sabato 3 dicembre nel teatro della parrocchia Gesù Divin Maestro di Roma alle 21 andrà in scena Un posto a tavola : i ragazzi che hanno preso parte al progetto offriranno agli spettatori un momento di intrattenimento e riflessione liberamente ispirato dalla commedia musicale Aggiungi un posto a tavola . collegi #teatro Facebook Twitter Send by mail.

 

Beckett: un assurdo scacco matto

TEATRO Beckett: un assurdo scacco matto Secondo appuntamento con “Letteratura&Letterature” all’insegna del teatro del celebre drammaturgo irlandese by Nicola Bonini | 07 novembre 2011 Nel gioco degli scacchi, si definisce “finale di partita” la terza e ultima parte dell'incontro che segue l’apertura e il mediogioco. L’incalzante scambio di battute tra questi due personaggi, che costituisce l'ordito più evidente della trama del testo, sembra veramente un alternarsi di mossa e contromossa. Hamm, Clov e i due genitori (Negg e Nell) sono gli unici superstiti che ci è dato di vedere e che trascorrono i loro ultimi giorni, ormai senza speranza, in quella che sembra essere la sala principale del palazzo di Hamm. Beckett si distanzia, però, dalla posizione dell’autore francese che, nell’opera L'Être et le Néant , afferma che tra gli uomini si può instaurare solo una relazione del conflitto in cui l’essere insieme ( Mitsein ) non è ammesso. La mutua relazione è nodale all’interno di quest’opera e, più in generale, nella vita dell’uomo che comprende sé stesso rapportandosi all’Altro, concetto estremamente complicato e sfaccettato, talvolta declinato in riferimento a Dio, altre volte come semplice convivenza tra umani. Hamm, cieco e infermo, è un re impotente che può comunque reclamare il proprio status di signore in quanto detiene il potere del linguaggio; è l’unico che pone domande, farcisce di citazioni bibliche e letterarie i suoi interventi, possiede un’ideologia ed è in grado di sognare. Proprio al linguaggio spetta ancora il compito di veicolare quella carica di umorismo e comicità di cui è pervaso il tragico mondo contemporaneo a Beckett, il quale, con un sorriso compassionevole, guarda sconsolato allo sfacelo della civiltà occidentale.

 

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