«Non si crea una start up solo grazie allo spirito d’impresa, perché si vuole tentare un’avventura imprenditoriale. Bisogna individuare un problema e trovare il modo di risolverlo». Monica Archibugi, laureata in Economia sanitaria alla sede di Roma dell’Università Cattolica, ha 28 anni e fin dal liceo faceva la baby sitter come “lavoretto” per mantenersi. L’esperienza l’ha portata a trasformare le esigenze di mamme e ragazze in un business. È così che è nata Le Cicogne, una start up che fa incontrare la domande e l’offerta di baby sitter in Italia.

«Quando sono partita non sapevo nemmeno cosa fosse una start up» racconta Monica. «Ero solo una baby sitter che aveva difficoltà a trovare lavoro perché non esistevano strumenti per mettere contatto chi forniva l’opera e chi la ricercava. Tutto è accaduto per gradi: ho iniziato con un quaderno e una penna a tenere traccia dei contatti e gestire le mie ore, poi le richieste delle mamme in cerca di baby sitter sono diventate sempre più insistenti e non riuscivo più a far fronte a tutte da sola. Per cui con il passaparola ho iniziato a passare gli incarichi a delle amiche e da lì a ragazze che si rendevano disponibili».

Cosa ha fatto la differenza? «Il fatto che le madri spesso cercavano ragazze automunite. Mi è venuta l’idea di creare un servizio non solo di baby-sitting ma un baby-taxi, per venire incontro a tutte le esigenze. Così è nata “Le Cicogne”, come un gruppo su Facebook in cui scrivevo le richieste dei genitori nel dettaglio e chiedevo chi fosse disponibile tra le ragazze: nell’arco di pochi minuti avevo già baby-sitter disponibili, io sceglievo quella più vicina o più adatta alla richiesta e la mettevo in contatto con la mamma in cerca».

Il problema però erano le mille telefonate quotidiane di madri alla ricerca, che avevano il suo contatto come unico riferimento e rivolgevano a lei domande e richieste. Monica si trovava quindi a dover trascorrere gran parte del suo tempo a dare informazioni ed essere coinvolta in prima persona, pur non facendo più lei stessa da baby sitter. La soluzione? «Ho creato un sito internet che da una parte raccogliesse le offerte di lavoro e dall’altra avesse uno spazio con tutte le domande tipiche che mamme e baby sitter facevano a me. Così le richieste di baby sitter, che mi arrivavano tramite il sito, le giravo alle ragazze del gruppo Facebook e la cosa era più veloce e pratica. All’inizio era un sito molto semplice, poi con il tempo, a seconda delle necessità, aggiungevo componenti e pulsanti, fino ad arrivare al sistema di oggi. Ogni piccolo upgrade era funzionale a un bisogno».

Da gruppo Facebook a start-up il passo poi è stato breve. «All’inizio non facevo pagare nulla a chi usufruiva di questo servizio. Poi, con il tempo, visto che la rete diventava sempre più ampia e che stavo diventando una vera e propria agenzia, ho pensato a quanto sarei stata disposta a pagare io per iscrivermi a un servizio del genere e ho deciso di far pagare 20 euro alle baby sitter che si iscrivevano sul sito. Questa cifra mi serviva a mantenere il sito e aggiornarlo.

Ma da sola Monica non poteva farcela. «Così è arrivata Giulia Gazzelloni e insieme abbiamo deciso di costituire la società chiedendo un prestito a un’agenzia di accelerazione d’impresa. Il nostro progetto è stato accolto e abbiamo avuto un finanziamento che ci consentisse di pagare persone che seguissero la cosa. Così siamo diventate una start-up».

Un’attenta strategia di marketing e tanta pazienza nel raccogliere tutti li annunci online di baby-sitting ha aiutato Monica ad espandere la propria rete, così Le Cicogne sono arrivate in tutta Italia, con tanto di rilievo sulla stampa nazionale. Ora la start-up punta a esportare questo servizio anche all’estero, ma prima vuole dimostrare agli investitori che il mondo del baby-sitting può essere un vero e proprio business. Un affare partito da un’esigenza concreta che Monica ha saputo affermare grazie alla rete e alla sharing economy, che avvicina le persone e fa di una necessità la chiave di un successo.

I consigli di Monica? «Comunicate le vostre idee. Non abbiate paura che qualcuno possa rubarvela ma raccontatela a più persone possibili per trovare qualcuno che vi sostenga e vi aiuti a realizzarla. L’idea iniziale è uno spunto da cui partire, un sentimento a cui siamo affezionati. A fare la differenza è chi riesce a realizzarla e farla fruttare. Infine, circondatevi di persone che siano davvero appassionate al vostro progetto e ci credano tanto quanto voi».