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Giornalismo, un dio dal doppio volto

Un viaggio, ancorché breve, che dopo un percorso di studi in Lettere e Giornalismo, l’ha portato nell’anno in corso a iscriversi al master biennale in Giornalismo dell’Università Cattolica e, proprio a quarant’anni della barbara uccisione, a vincere il premio intitolato alla memoria di Walter Tobagi. Quello che ho scritto rappresenta l’oggetto dei miei studi: il concetto di modello di business è uno di quelli che per me è pane quotidiano. Perché? «Anche il giornalismo ha due facce come Giano, una che guarda al futuro, l’altra che non deve mai perdere di vista il passato. Per esempio nel corso dell’emergenza Coronavirus, il giornale ha tolto il paywall sulle notizie relative alla pandemia, col risultato non solo di totalizzare 87 milioni di accessi unici e 168 milioni di visualizzazioni di pagina nel solo mese di marzo ma anche un incremento di 38 mila abbonamenti annuali». È una questione, immagino, che tocca anche il tuo futuro… «All’affermazione che tutti mi fanno quando dico che voglio fare il giornalista: “Ma chi te lo fa fare? Non si campa”, replico approfondendo la questione dei modelli di business dei giornali per dare risposte concrete». E cerco di approfondire i modelli di giornalismo digitale che riescono, oltre che a sopravvivere, anche a fare un giornalismo che può veramente dirsi tale. Quando ho visto il video di presentazione che c’è sul sito, che ho visto una prima volta mentre ero al lavoro, ho deciso che avrei scelto questa Scuola.

 

De Riccardis, dalla giudiziaria a Covid-19

Le voci dei nostri reporter De Riccardis, dalla giudiziaria a Covid-19 Dopo il master in Giornalismo dell’Università Cattolica, è entrato a far parte della redazione di Repubblica. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli Sandro De Riccardis si occupa da anni di cronaca giudiziaria. Uno snodo inedito, che ha obbligato l’intera redazione milanese di Repubblica a riorganizzarsi; e se lo smartworking ha dato una mano dal punto di vista del lavoro interno, la cronaca giudiziaria è stata accantonata fino a data da destinarsi, non essendoci più né udienze né inchieste. Uno degli argomenti che impegna di più le cronache di De Riccardis in questi giorni riguarda però la questione delle case di riposo, i cui dati dirompenti di morti e contagiati, anche fra gli operatori, stanno prendendo le prime pagine dei principali quotidiani italiani. Ecco, credo che la scuola di giornalismo sia stata importante proprio in tal senso, facendomi capire che non bisogna essere superficiali, non dando mai nulla per scontato». Infine, un pensiero per Gianni Mura , storica penna di Repubblica, scomparso lo scorso 21 marzo, in giorni già difficili; un collega importante, ma mai ingombrante per Sandro De Riccardis: «Anche se era in pensione, in redazione era sempre una figura stabile. Una delle sue qualità, al di là di quelle giornalistiche, erano quelle umane: parlare con lui era come chiacchierare con un amico al bar, con in più un arricchimento costante, con aneddoti raccontati come pochi sanno fare.

 

Paolo Maggioni, quella notte a Codogno

Le voci dei nostri reporter Paolo Maggioni, quella notte a Codogno Il giornalista di Rainews24 , docente del master in Giornalismo dell’Università Cattolica, è stato uno dei primi cronisti ad arrivare sul posto in cui è scoppiata l’epidemia da coronavirus in Italia. Il servizio pubblico non può e non deve fermarsi» by Bruno Cadelli | 02 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli «Un cronista di un canale all news non può permettersi mai di spegnere il telefono. Paolo Maggioni , uno dei volti di Rainews24 in prima linea fin dal giorno zero dell’emergenza coronavirus in Italia, racconta le prime ore in cui il nostro Paese si è scoperto vulnerabile. Ricordo la situazione di straniamento di chi arrivava in ospedale perché magari non si era informato prima di uscire di casa. Per esempio se sei a due metri da una persona cerchi di metterne tre. Si cerca di stare attenti anche quando ci si muove in macchina con la troupe, perché comunque non si va in giro da soli». E sul lato umano cosa ha segnato Covid-19? «Questo è un periodo di grande sospensione di contatti e di relazioni con gli altri che non siano mediate da uno schermo.

 

Maria Chiara Grandis, il Tg sulla strada

Ecco come cambia il lavoro al tempo del Coronavirus by Bruno Cadelli | 15 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica o hanno incarichi di docenza e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Questa volta è coinvolta la vita di tutti non trattandosi di un fatto di cronaca che magari può interessare solo una ristretta cerchia di persone». La gente ora ci dice grazie e questo è molto bello e gratificante perché ti rendi conto che arriva quello che stai facendo ed è una gran bella motivazione». È capitato che anche la gente che abbiamo intervistato durante i controlli di polizia abbia ringraziato sia noi che gli agenti per il lavoro svolto. Pensa che questo cambiamento del giornalismo sarà temporaneo oppure permanente? «Una cosa che rimarrà è l’esperienza tecnologica che stiamo facendo tutti. Credo che le persone stiano scoprendo il fatto che di fronte a una mole massiccia di informazioni ci sia bisogno di qualcuno che le traduca e le verifichi. Da questo punto di vista è sempre più importante il ruolo del giornalista perché è colui che rende le comunicazioni fruibili a tutti.

 

Le voci dei nostri reporter

Giornalismo Le voci dei nostri reporter Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Perché in tempi di pandemia, pochi settori restano in crescita e sono così popolari come i media, soprattutto on line. Non toccati dai decreti che impongono l’arresto alla produzione industriale e del terzo settore, sono riusciti a trasferire quasi tutte le loro produzioni sul digitale e, per quanto riguarda il broadcasting , hanno ridotto al minimo l’emissione in studio, dirottando la loro attività redazionale in modalità smart-working. In ogni caso, al desk, come fisicamente sul campo, la copertura di questa crisi sanitaria globale è molto onerosa, in termini di tempo speso, energie e sforzi intellettuali. E quando si tratta di giornalisti praticanti e di strutture che si occupano di didattica del giornalismo, esserci e continuare a studiare e lavorare è un imperativo, soprattutto in tempi epocali come questo. Così il master in giornalismo dell’Università Cattolica si è subito adeguato al sistema di e-learning e, dall’inizio di questa crisi sanitaria, non si è mai fermato.

 

Fabio Di Todaro, comunicare la scienza

Le voci dei nostri reporter Fabio Di Todaro, comunicare la scienza Allievo della Scuola di giornalismo nel biennio 2008-2010, oggi è giornalista scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi. Un lavoro per aiutare lettori disorientati in cerca di risposte by Natale Ciappina | 14 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica o hanno incarichi di docenza e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli Lungo la crisi che stiamo ancora affrontando, c’è stato un momento comune in cui tutti ci siamo aggrappati alla scienza. Fabio Di Todaro , dopo essersi diplomato alla Scuola di Giornalismo della Cattolica nel biennio 2008-2010, lavora come giornalista scientifico per Fondazione Umberto Veronesi , dove svolge proprio questo ruolo: mettere a disposizione le proprie conoscenze, e le proprie capacità comunicative, per tutti quei lettori disorientati, in cerca di risposte. La decisione è stata subito quella di far confluire all’interno di questo spazio diversi focus: dal come comportarsi con gli anziani fino a come gestire i malati di Alzheimer, senza trascurare naturalmente le necessità dei pazienti oncologici. Una tendenza, quello dell’andare oltre la breaking news, che Fabio Di Todaro ha iniziato a coltivare proprio durante la sua esperienza al master in giornalismo della Cattolica. Questo, poi, vale quando si scrive di medicina: inseguire l’annuncio sensazionalistico spesso rischia di deprezzare il tuo lavoro e, soprattutto, di illudere un malato».

 

Christian Rocca, Linkiesta è il mio mestiere

Le voci dei nostri reporter Christian Rocca, Linkiesta è il mio mestiere Direttore della testata digitale che ha reso un giornale di approfondimento capace di cavalcare le breaking news , si è formato in Università Cattolica dove si è laureato in Giurisprudenza. Se non fossi passato nei chiostri avrei fatto un altro mestiere» by Natale Ciappina | 09 aprile 2020 Hanno frequentato l’Università Cattolica o la sua scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Ma dopo qualche giorno, avendo compreso che l’intera faccenda pandemica non si sarebbe risolta in un paio di settimane, abbiamo deciso di effettuare comunque questo cambio, nonostante tutte le difficoltà del caso» commenta Rocca, facendo riferimento ai mutamenti che la sua testata sta fronteggiando. Oggi, invece, un’esperienza tutta digitale a Linkiesta : «Abbiamo cambiato molto in questi ultimi mesi, specie dopo la crisi: prima di allora, si lavorava durante la giornata ad articoli che sarebbero andati poi online la giornata successiva, proprio come i giornali di carta. Un modello che andava cambiato, essendo il mondo intero diventato ormai una breaking news costante; così abbiamo iniziato a seguire molto di più le notizie dell’ultima ora su tutti i fronti della crisi: dal punto di vista economico, politico e sanitario soprattutto». Tutto ciò, senza far passare in secondo piano il filone sanitario e di ordine pubblico, con notizie sul fronte del vaccino e approfondimenti sui vari approcci adottati dalle regioni italiane; senza dimenticare, poi, i risvolti politici dell’intera questione, da sempre tratto distintivo de Linkiesta . Per me, che provenivo da Alcamo, passare dalla remota provincia trapanese a Milano è stato un grande passo; aver studiato alla Cattolica, inoltre, mi ha permesso di confrontarmi con colleghi e professori di alto profilo, provenienti da tutta Italia.

 

Sacha Biazzo, l’inchiesta al tempo di Covid

Le voci dei nostri reporter Sacha Biazzo, l’inchiesta al tempo di Covid Fresco di formazione al master di Giornalismo dell’Università Cattolica, è balzato agli onori del panorama dell’informazione per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti in Campania. Oggi per Fanpage è entrato nelle terre del Coronavirus by Natale Ciappina | 07 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica o hanno incarichi di docenza e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli Se da un lato il Coronavirus ha causato lo svuotamento di strade e piazze, dall’altro ha portato alla saturazione di alcuni settori strategici. Ormai è come se fosse tutto una notizia: sta succedendo “la qualunque”, ed è sempre più difficile sapersi orientare» commenta Sacha Biazzo , la cui voce, nelle ultime settimane, è stata fra le più presenti dalla colpitissima provincia bergamasca. Firma di Fanpage.it , di cui coordina il t eam backstair che si occupa di videoinchieste, Biazzo ha frequentato la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica durante il biennio 2012-2014. La mia passione per il videogiornalismo investigativo è nata proprio seguendo un corso di Matteo Scanni , il coordinatore del master» sottolinea Biazzo, affermatosi nel panorama giornalistico grazie a un’inchiesta, Blood money , un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti in Campania che l’ha portato sotto i riflettori della stampa nazionale. Bisogna entrare nelle piccole storie, per capire il dramma di questa emergenza; forse proprio per questo, credo che l’elaborazione del lutto potrebbe risultare più difficile, per via del distanziamento sociale che rende tutto molto più personale».

 

Paola Peduzzi, elogio dell’approfondimento

Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli «Il mio lavoro non è cambiato più di tanto perché sono abituata a un lavoro a distanza. Il nostro è un giornale molto più di opinione e di racconto, quindi è sempre stato abituato ad un approccio più sedentario» racconta. Questo non vuol dire che non sia mai uscita, però essendo la nostra più una testata di news analysis e approfondimento, il fatto di stare in casa e studiare non è molto diverso da quello che facevamo prima. Dal punto di vista contenutistico è necessario approfondire molto molto più di prima perché ci sono di mezzo molti numeri, trend e situazioni diverse. Nella rubrica che ho settimanalmente sull’Europa che si chiama “EU Porn”, nome un po’ sfacciato ma dai contenuti molto seri, vorrei raccontare tutte le altre exit strategy contro il virus che i Paesi stanno cercando di mettere a punto. Rimanendo comunque prudenti» Non si può tenere il piede pigiato sull’acceleratore neanche con il verde… «Assolutamente no. I virologi sono molto più tranchant da questo punto di vista e dicono che fino a quando non ci sarà il vaccino non saremo del tutto al sicuro. Ognuno ha il suo mestiere e i suoi interessi… «Esatto, la mia speranza è che le pressioni politiche ed economiche che ci sono, e sono giustificatissime, non abbiano il sopravvento sulla sicurezza, altrimenti si andrebbe a vanificare tutti i sacrifici fatti fino a ora».

 

Alessio Lasta: verità delle immagini, castità del montaggio

Diplomato al master in Giornalismo dell’Università Cattolica, oggi è un inviato di punta di “ Piazzapulita ”, la trasmissione di Corrado Formigli in onda su La7 . E oggi è in prima fila sul fronte dell’epidemia di Covid-19, che ha stimolato il giornalismo a farsi più attento. La linea che ho scelto è quella di informare senza allarmismi ma senza censurare immagini dure, perché i fatti erano e sono duri. Si può dire quindi che i suoi servizi realizzati all’ospedale di Cremona e Treviglio abbiano aperto gli occhi alla gente? Come ho detto la decisione di andare nelle terapie intensive non è stata facile. Ci può raccontare nel dettaglio la realizzazione di questi servizi televisivi? «La scelta di documentare dall’interno è partita da una mia sollecitazione che è stata accettata dal direttore sanitario di Cremona. Quello che ho chiesto di fare a Corrado Formigli e a Piazza Pulita, che mi hanno sempre sostenuto in questa linea di racconto, è stato questo: rimanere all’interno dell’ospedale ma concentrarsi di più sulle emozioni del personale sanitario». Il giornalismo che rispetta il limite del diritto di cronaca, verità sostanziale dei fatti, continenza verbale, interesse pubblico, è l’unico faro che ci può guidare nel racconto.

 

Pierluigi Ferrari, cronista di strada

Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli di Alex Vicini * «Amore ai tempi del Coronavirus», «Scuola ai tempi del Coronavirus», «Il mondo ai tempi del Coronavirus». È quello che fa Pierluigi Ferrari , giornalista Rai dal 1996, impegnato dal 2002 a svolgere il proprio servizio per la redazione regionale di Milano, cui unisce la docenza al corso di “Teoria e tecnica del giornalismo” nel campus di Brescia dell’Università Cattolica. In queste settimane sta raccontando ogni giorno il dramma della pandemia che sta flagellando la provincia bresciana, una delle aree più colpite del nord Italia insieme a Bergamo e Cremona. Con maggiori responsabilità visto il momento drammatico che il nostro Paese sta vivendo e la necessità di fornire informazioni precise e tempestive, a un pubblico che spesso le attende in modo spasmodico. Sono sentimenti che devono trasparire nei racconti che facciamo, senza creare confusione, panico o disperazione, ma dipingendo un quadro che consenta anche a chi sta chiuso in casa di sentirsi responsabile di una grande impresa collettiva, quella che serve per uscire dalla crisi. Quanto è importante, in questo momento, fare riferimento a un’informazione di qualità, basata su fonti verificate e proveniente da voci competenti? «È sempre fondamentale ma oggi diventa più evidente che nel recente passato, quando informazione e qualità erano considerate del tutto slegate tra loro. Tutte le ricerche confermano che con l’inizio della crisi del Coronavirus è aumentata la domanda di informazione di qualità e che a fare opinione non sono più i personaggi da talk o social ma gli specialisti».

 

Laura Silvia Battaglia, corrispondente da Covid-19 Italia

Le voci dei nostri reporter Laura Silvia Battaglia, corrispondente da Covid-19 Italia Free lance dai fronti di guerra, si stupisce della connotazione bellica data all’emergenza coronavirus. Oltre a riorganizzare il lavoro del master in via telematica, per un’intera redazione da 30 giornalisti praticanti, Battaglia ha continuato a lavorare sugli esteri, ma a parti invertite, raccontando cioè la situazione italiana a diverse emittenti internazionali; fra le tante, Al Jazeera e soprattutto la cinese CCTV. Anche se, in generale, l’attenzione si è ormai spostata sugli Stati Uniti; ma fino a qualche settimana fa, dall’estero si apriva in continuazione sulla questione italiana: perché ci fossero così tanti morti ma anche perché, in Occidente, l’idea del lockdown sia partita proprio dal qui». Nei suoi racconti, Laura Silvia Battaglia non ha potuto non menzionare i flashmob e i cori intonati dai balconi di tutta Italia proprio durante i primi giorni di quarantena. Ma oggi non lo è più, perché purtroppo in ogni famiglia, specie nel Nord Italia, c’è qualcuno che piange un proprio caro». Quello della morte è un concetto inscindibile dal lavoro di ogni reporter di guerra, ed è di certo strano affiancarlo alla formazione di giovani aspiranti giornalisti. Nel mio caso, il fatto di andare ogni giorno in redazione, parlare con i ragazzi e avere un obiettivo che non sia solo produttivo ma umano, nella trasmissione di certi valori come la passione per la professione, mi ha formato e aiutato molto».

 

Tonia Cartolano, giornalista di prossimità

Le voci dei nostri reporter Tonia Cartolano, giornalista di prossimità Dopo il master biennale in Cattolica è approdata all’ all news di Sky e ora è uno dei volti più noti nel racconto dell’epidemia da coronavirus. L’attenzione che dedichi alle persone porta sempre a un buon risultato» by Natale Ciappina | 01 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Approdata nell’ all news di Sky dopo aver frequentato il master in Giornalismo dell’Università Cattolica , sono ormai settimane che Tonia racconta sul campo tutte le tragedie, le fatiche e le storie che contraddistinguono, oramai, l’eccezionalità quotidiana dettata dal Coronavirus. Kapuscinski diceva che il cinico non è adatto a questo mestiere, e quando racconto quello che vedo – rammenta Cartolano – ho sempre un certo distacco ma dettato dalla necessità: non riesco però a non sentire il dolore della gente. È proprio dallo scoppio dell’epidemia che in Tonia Cartolano si è consolidata una consapevolezza, quella della capacità di vicinanza alla gente e alle loro problematiche, già maturata in occasione del crollo del ponte Morandi a Genova e ancor prima durante il terremoto dell’Aquila. Un’abilità forse innata, ma che di certo si affina col tempo, con l’esperienza sul campo, e che per Cartolano ha avuto inizio con la tesi su Bruno Brancher con cui concluse il suo biennio di master in Cattolica. La tecnologia ha permesso di ovviare a problemi che sarebbe stato impossibile risolvere anche solo fino a una decina di anni fa, ma per Tonia Cartolano ci sono modalità che devono mantenersi, per non far perdere valore al mestiere.

 

Il Pulitzer Wright: «God save the news»

Milano Il Pulitzer Wright: «God save the news» Il giornalista americano del New Yorker , premiato col prestigioso premio nel 2007, ha inaugurato le lezioni del master biennale in Giornalismo dell’Università Cattolica by Pasquale Ancona | 04 dicembre 2019 Giacca marrone, capello corvino, e un piacevole accento texano. Si presenta così Lawrence Wright , premio Pulitzer 2007, all’inaugurazione dell’anno accademico del master in Giornalismo dell’Università Cattolica . E fin da subito, quasi a voler provocare la determinazione dei 30 nuovi iscritti e aspiranti giornalisti, afferma: «Questo è il periodo peggiore per essere giornalisti: dovrete condurre una battaglia per la verità». Una lectio interessante, tenuta da una delle firme di punta del settimanale americano New Yorker , il cui titolo pone quella che potrebbe essere allo stesso tempo una domanda e un’invocazione: “ God save the news ”. In un’epoca in cui fare informazione spesso non coincide più col raccontare la verità propriamente detta, l’esperienza di Wright diviene quasi un mantra necessario per capire da dove è necessario ripartire. Il suo racconto, il suo metodo, restituiscono agli ascoltatori lo spessore di una professione che sempre più necessita di essere rinvigorita, per fare i conti con il mare grosso della comunicazione digitale. Intervistato da Paola Peduzzi , ex allieva del master della Cattolica e oggi responsabile per le pagine estere del Foglio , Wright ha parlato dei suoi “ Donkeys ”, le sue fonti, cercando di spiegarne l’essenzialità: «Parlate con tutti – afferma – ascoltate tutti, perché tutti hanno una storia da raccontare».

 

Scuola di Giornalismo, al via i corsi con il Pulitzer Lawrence Wright

Oggi, lunedì 2 dicembre , Wright parlerà agli studenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione dell'inaugurazione del corso biennale 2019/2021 della Scuola di Giornalismo. God save the news con il Premio Pulitzer 2007 Lawrence Wright si terrà in aula Gemelli a partire dalle 9.30. Il titolo della lezione si ispira all’ultimo libro Dio salvi il Texas , edito da NR edizioni, un viaggio nel più controverso degli stati americani, il cuore della Trumpland, che non elegge un politico democratico da oltre vent'anni. È stato pubblicato in Italia con la traduzione curata da Paola Peduzzi , responsabile esteri del quotidiano Il Foglio , che dialogherà con l’autore dopo l’introduzione del direttore della Scuola di Giornalismo Marco Lombardi . pulitzer #lawrence wright #scuola giornalismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Data journalism, sfide e opportunità

L’argomento, di particolare attualità, il tono coinvolgente del relatore - a tratti volutamente provocatorio - e la folta partecipazione degli studenti (che, a fine lezione, hanno posto numerose domande al direttore) hanno reso l’incontro molto vivace, stimolante e apprezzato. Durante la sua spumeggiante lezione, Cobianchi ha insistito su quanto complesso sia oggi il lavoro del giornalista, affermando con forza che l’obiettivo-principe rimane quello di osservare la realtà e raccontarla in maniera fedele. Colpito da questo approccio innovativo, Cobianchi si licenzia da “Panorama” e fonda FormatLab, società di comunicazione digitale, dalla quale nascerà poco dopo TrueNumbers, che ha l’obiettivo di proporre contributi giornalistici (articoli corredati da grafici e tabelle) basati su dati di provenienza certa. Partire dai dati e non dalle tesi, ha ripetuto Cobianchi, è il modo corretto di operare per andare oltre un giornalismo che spesso racconta quello che si vuole dimostrare (o che gli uffici marketing chiedono di narrare) e non quello che davvero accade. Per questo Cobianchi ha invitato gli studenti ad avere uno spirito critico nei confronti del prodotto-giornale, frutto del lavoro di persone che, come tutti, sono fallibili. E li ha sfidati a mettere nel conto le difficoltà che il giornalista inevitabilmente incontra perché, ha insistito più volte, nella misura in cui si rifiuta di sottostare a logiche di potere, il giornalista diventa scomodo. Ha pure invitato chi ha intenzione di fare “il mestiere più difficile del mondo dopo quello del cardiochirurgo” a buttarsi a corpo morto nella professione, senza troppi calcoli, sapendo che la strada è in salita e il successo occorre conquistarselo.

 

Diventare reporter con TPI

marzo 2018 Imparare a gestire una breaking news e a capire le mosse di un reporter alla ricerca di una storia. Dal 14 al 24 maggio sbarca per la prima volta a Milano, in largo Gemelli, il workshop organizzato da The Post Internazionale , la testata fondata nel 2010 e diretta da Giulio Gambino , giornalista che ha lavorato a l’Espresso, la Stampa e si è formato alla Columbia University School of Journalism. Con il supporto dei tutor, si imparerà a gestire una breaking news, a capire come si muove un reporter a caccia di una storia da raccontare, a scrivere una notizia e molto altro». Perché in Cattolica, dopo parecchie edizioni a Roma? «Perché volevamo collaborare con una realtà affidabile a Milano» conclude il direttore di TPI. Nelle edizioni passate, nel 2016 e 2017, sono intervenuti importanti ospiti del mondo del giornalismo e non solo, come Enrico Mentana, Marco Damilano, Gad Lerner e Gigi Riva. La maggior parte non sono però vere e proprie fake news, ma sono notizie non totalmente false, di cui una parte è vera e un’altra no; sono molto frequenti e ampiamente condivise nei social media». Nicoletta Vittadini , docente alla facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere e coordinatore didattico del master in Giornalismo dell'Università Cattolica, parlerà delle forme specifiche del web per capire come funziona la fiducia nelle fonti in rete. Nel vasto mondo della rete, The Post Internazionale è una realtà ormai consolidata e gode di questa fiducia da parte di uno zoccolo duro di persone, proponendosi come «un modello ibrido tra una testata classica e il giornalismo online».

 

Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai

CATTOLICAPOST Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai Nel concorso della Tv pubblica, su 100 vincitori sono stati scelti 10 allievi degli ultimi anni del master biennale che forma nuovi professionisti dell’informazione. by Daniela Fogliada | 25 novembre 2015 Un’alta percentuale di successi e una formazione di valore che segue da vicino gli studenti, cercando di anticipare i cambiamenti del mondo dell’informazione. Potrebbe sembrare uno spot, se non fosse la premessa della notizia che all’ultimo concorso Rai, 10 dei 100 posti in palio per gli oltre 4mila aspiranti sono stati appannaggio dei professionisti usciti dalla nostra Scuola di Giornalismo , tra l’altro con un ottimo piazzamento che comprende anche il primissimo posto in graduatoria . Sulle orme di chi, prima di loro, dopo aver frequentato la Scuola è cresciuto professionalmente proprio in Rai o nelle principali testate, scegliendo la strada del giornalista freelance, entrando a far parte delle redazioni dei più importanti quotidiani, scalandone le posizioni fino a raggiungere anche ruoli di dirigenza. Nell’ultimo anno - aggiunge Scanni - i ragazzi della Scuola sono stati coinvolti anche in San Siro Stories , un ambizioso progetto giornalistico, narrativo e multimediale realizzato con strumenti nuovi che il giornalista di oggi deve necessariamente conoscere e padroneggiare per sopravvivere nel mondo del lavoro. Una storia di frontiera che ha molto da dire a quanto succede alle nostre metropoli che si trovano impaurite e impreparate ad affrontare il nemico che cresce dentro di loro. giornalismo #rai #informazione #tv Facebook Twitter Send by mail Print UNA FORTE POLITICA DI STAGE E PLACEMENT Da quest’anno la Scuola di Giornalismo forma 30 studenti , portandoli avanti per un biennio articolato in attività teoriche e laboratori in cui mettersi alla prova a livello pratico per affinare le tecniche giornalistiche.

 

Die Zeit, quando la carta tiene

Giornalista italo-tedesco, di Lorenzo si è trasferito a undici anni in quella Germania che è diventata la sua Heimat , più che una patria, il luogo del cuore. E di questa lingua simbolica che è il tedesco ha scelto di fare la sua professione. Tra i due si è aperto un dialogo che ha toccato le difficoltà di comunicazione degli stessi giornali che «sono di difficile comprensione in alcuni casi più che in altri. Quello che cerchiamo di fare con Die Zeit è proprio l’operazione contraria: cercare di spiegare sempre, ogni volta, qual è il tema in modo chiaro, in modo che tutti possano capire». E l’avvento del digitale? Alla domanda di Grasso di Lorenzo ha risposto con il richiamo all’approfondimento e al piacere della lettura che sul digitale è più difficile da trovare. Un vero peccato avere questo problema in Italia - ha concluso di Lorenzo -, un Paese che è sempre stato una sorta di laboratorio per fenomeni politici, che poi sono dilagati in tutto il mondo. Il tentativo che i media dovrebbero fare è quello di costruire un terreno per aprire la discussione anche tra posizioni differenti nel rispetto l’una dell’altra facendo sì che le persone che richiedono un dialogo trovino uno spazio in cui sentirsi ben rappresentate».

 

Maria Latella, giornalismo a tutto campo

Maria Latella, giornalismo a tutto campo La giornalista di Sky TG24, che ora conduce anche “24 Mattino” su Radio24, ha parlato agli studenti del master Media Relation e Comunicazione d’Impresa . È il consiglio prezioso che una giornalista di lunga data e di grande esperienza come Maria Latella ha suggerito agli studenti del master Media Relation e Comunicazione d’Impresa . Assunta successivamente al quotidiano genovese Il Secolo XIX la sua carriera è stata un crescendo professionale che l’ha portata a specializzarsi in giornalismo politico e a lavorare con alcuni dei più importanti gruppi editoriali nazionali. Spinta dal voler rifilare un “buco” agli altri giornali fece una cosa deontologicamente scorretta, si presentò alla mamma del ragazzo omettendo chi fosse e passando quindi per una delle tante assistenti sociali che seguivano il caso. Maria Latella è nota al grande pubblico per il suo programma “L’intervista” che l’ha portata a incontrare esponenti della scena politica nazionale e internazionale. La giornalista ha descritto questa sua nuova esperienza come la novità della sua vita e poiché le sfide l’attraggono, confessa: «Non avevo mai fatto radio live sui temi che mi appassionano, è una meravigliosa opportunità ma certamente il mio primo amore rimane sempre scrivere». E proprio interrogata sul futuro del giornalismo, Maria Latella, riconoscendo l’evoluzione verso il digitale, ha affermato che la carta non è destinata a sparire perché il giornalismo di qualità è la risposta a tutto.

 

Il giornalismo secondo Milena Gabanelli

piacenza Il giornalismo secondo Milena Gabanelli A Piacenza nell’ambito dell’iniziativa “A tutto campus”, la giornalista ha raccontato il filo comune tra il suo mestiere a altri contesti lavorativi, invitando a incominciare dalla base ognuno nel proprio ambito di responsabilità. marzo 2019 «Se sperate di avere da me una lezione di economia, vi sbagliate; mi limiterò a parlare di quello che so, partendo dal mio osservatorio piuttosto trasversale, provando a trovare un filo comune tra il mio mestiere ed altri contesti lavorativi. Per ripartire in tutti gli ambiti è necessario incominciare dalla base; si comincia da piccoli e poi si prosegue, ognuno nel proprio ambito di responsabilità. Ed è comunque necessaria competenza, coniugando tradizione ed innovazione». Apre così il suo intervento la giornalista Milena Gabanelli, alla sede di Piacenza dell’Università Cattolica per un incontro di A tutto campus organizzato in collaborazione con la facoltà di Economia e Giurisprudenza. Volto della televisione italiana, autrice e conduttrice di popolarissime trasmissioni senza “filtri”, attualmente Gabanelli collabora con la La7 e con il Corriere della Sera , dove cura Dataroom la rubrica di data journalism del Corriere.it che spiega i fatti con l'ausilio di dati e nuove tecnologie. milenagabanelli #giornalismo #giornali #televisione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A Davide il Sorriso di Giorgio

milano A Davide il Sorriso di Giorgio Al giovane praticante della Scuola di giornalismo dell’Ateneo il premio da 4.000 euro assegnato dall’associazione intitolata al giovane studente della Cattolica prematuramente scomparso. Premiato il video sulle finestre fotovoltaiche amiche dell’ambiente. Posizione condivisa anche dal professor Enrico Maria Tacchi , docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio dell’Ateneo, che ha potuto trovare piena corrispondenza nei video presentati dai partecipanti. Appoggiandosi talvolta alla denuncia di realtà poco felici, talvolta all’endorsement di nuove tecnologie, hanno dimostrato di essere in grado di dar voce a un tema che sembra fin troppo trascurato dai potenti. Tre diverse voci che hanno provato, attraverso il racconto delle loro esperienze professionali, a dare consigli preziosi ai giovani praticanti, invitandoli a non perdere mai di vista alcuni dei punti cardine del mestiere che hanno deciso di intraprendere, su tutti la libertà, l’originalità, l’autorevolezza e il coraggio. giornalismo #ambiente #premio #video Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Concorso Rai, en plein Cattolica

Corsi e Master Concorso Rai, en plein Cattolica Dieci tra i nuovi cronisti selezionati dall’emittente di Stato vengono dalla Scuola di Giornalismo del nostro Ateneo, incluso il primo della graduatoria. ottobre 2015 La Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica esce dal concorso indetto dalla Rai per scegliere i suoi nuovi cronisti con un risultato notevole: i nostri studenti degli ultimi anni si sono aggiudicati 10 dei 100 posti disponibili, incluso il primo posto della graduatoria e due candidati nella top ten. La Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica ha sempre avuto le caratteristiche di una bottega - commenta il co-direttore Matteo Scanni - . La Scuola si fonda su tre pilastri: il giornalismo di inchiesta; una strategia di internazionalizzazione volta a collocare i giovani professionisti nel mondo globale dell’informazione; un’ampia offerta di corsi per i professionisti. A Matteo Scanni il compito di spiegare qual è la strategia seguita da quello che ufficialmente si chiama master biennale di primo livello in Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale dell’ Almed : «Ci sforziamo di mantenere un approccio pratico in tutto ciò che facciamo. È dimenticandosi di essere una scuola e cercando di stare sul mercato che nasce la qualità, che arrivano i risultati. In questo davvero facciamo la differenza», prosegue Scanni, che guarda al futuro: «Siamo affamati di progetti e partnership: sansirostories.it ha inaugurato una collaborazione con il Politecnico di Milano, insieme ci occupiamo di periferie urbane con ogni sorta di tool e linguaggio crossmediale.

 

Tra web e umanità: fare giornalismo oggi

Moderati dal giornalista Rai Pierluigi Ferrari, la direttrice del Giornale di Brescia, Nunzia Vallini e il condirettore di TGR RAI Roberto Pacchetti hanno dibattuto sul tema giornalismo &; digitale. Migliorare l’offerta informativa ed abbassare l’età media degli spettatori: sono due dei tanti obiettivi perseguiti dal Giornale di Brescia e dalla sua emittete televisiva Teletutto, che da tempo sono attivi anche sul web e sui social, gestendo pagine dedicate all’informazione immediata. "Le possibilità offerte dal web e applicate alla professione giornalistica sono paragonabili ad un mare ondoso tutto da attraversare, un territorio che oggi non abbiamo ancora del tutto esplorato. Gli fa eco Pacchetti, che sottolinea come oggi il compito dell’online sia quello di affiancare i “vecchi” media, in un continuo rapporto di interscambio e sostegno reciproco, finalizzato ad ampliare il più possibile la capacità informativa sfruttando le diverse opportunità che le avanguardie ci offrono. “Il grande problema dei social network è che - come paragona Vallini - assomigliano ad una piazza in cui ci si può passare e soffermarsi, ma è molto difficile permanere ed estrarre contenuti affidabili rispetto alla realtà”. Nel caso del Giornale di Brescia si è addirittura arrivati all’autocensura di alcuni articoli per arginare il rischio di alimentare dibattiti troppo accesi e inadeguati da parte degli utenti che, nascosti dietro la tastiera, possono contribuire a creare disinformazione. Nell'era del digitale il giornalista non può inoltre inciampare negli stereotipi di vecchia data, ma deve costantemente mantenersi in prima linea per evitare che la comunicazione divaghi verso la sempre più grave minaccia delle fake news.

 

Premio Ischia, vince la Cattolica

cattolicapost Premio Ischia, vince la Cattolica Quattro studenti del master in Giornalismo dell’Ateneo si sono aggiudicati la prima e seconda posizione nel “Premio Giornalismo ambientale di impatto ”, rivolto agli studenti iscritti al secondo anno delle scuole di giornalismo. È lo questo spirito che ha portato alcuni studenti del master in Giornalismo dell’Università Cattolica a partecipare e vincere il “ Premio Giornalismo ambientale di impatto ”, rivolto agli studenti iscritti al secondo anno delle scuole di giornalismo. Tra i premiati anche quattro studenti del master dell’Università Cattolica: il servizio “ Le netturbine della plastica ” di Beatrice Maria Beretti e Serena Cauzzi si è aggiudicato la vittoria e Maria Francesca Moro e Alessandro Mariani hanno conquistato la seconda posizione con “ Vivere senza plastica ”. giornalismo #ambiente #plastica #master Facebook Twitter Send by mail Print CONTRO LA PLASTICA, BIOSBALLO di Maria Francesca Moro e Alessandro Mariani Il modo migliore per vivere senza plastica è non consumarne. L’idea alla base del nostro video, che è arrivato secondo al “Premio Giornalismo ambientale di impatto” di Ischia, è partita proprio da qui. Ci siamo messi alla ricerca di storie di persone, che senza estremismi, cercano di ridurre al massimo l’utilizzo di imballaggi in plastica. Elisa Gelmi , la proprietaria del negozio, ha cercato in questi anni di coinvolgere sempre più i clienti a portare i loro contenitori da casa, di plastica o di vetro. Ciò che trasmette nel suo blog è che ognuno può fare la differenza nel quotidiano, che è anche il messaggio che abbiamo voluto trasmettere con il nostro video.

 

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