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Vargas Llosa: le storie moltiplicano la vita

MILANO Vargas Llosa: le storie moltiplicano la vita Il professor Giuseppe Lupo sulla lezione del Premio Nobel in Cattolica: «Per lui la letteratura consente di spaziare oltre le anguste mura del tempo e l’essere incastrato senza prova d’appello in un solo destino». Ma qui sta anche la soluzione offerta da quella macchina di sopravvivenza che è la letteratura, quando si distingue dal mondo reale e promette agli uomini almeno un’altra chance. Vargas Llosa difende la scrittura come fase aurorale della creazione - qualsiasi forma, anche la più lontana in apparenza dalle pagine di un libro - e come atto di estrema libertà, dove è consentito spaziare oltre le anguste mura del tempo. In tutto questo c’è qualcosa di violentemente magico e irreale, addirittura di visionario, perché solo agli esseri umani è consentito questo miracolo, almeno fino a quando l’azione di narrare storie riesca a sopravvivere alla postmodernità che - sono sue parole - “ha distrutto il mito che gli studi umani umanizzano”. Il mondo è insufficiente: questo sottolinea Vargas Llosa. Ogni parola finisce nell’atto in cui viene pronunciata, ma ogni parola, proprio perché pronunciata, ha il potere di restituire una parvenza di infinito a ciò che termina, come il fuoco, come l’anima, come le cose che durano, e di moltiplicarla nel tempo fino a farci dimenticare del loro concludersi. scrittore e docente di Letteratura moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia, sede di Brescia e Milano #vargasllosa #letteratura #libri Facebook Twitter Send by mail.

 

Al Día Negro le stelle del giallo

MILANO Al Día Negro le stelle del giallo Per la tredicesima edizione gli astri nascenti del genere in lingua spagnola Ignacio del Valle e Marcelo Luján . Con loro Luca Crovi e lo scrittore Maurizio de Giovanni , inventore delle inchieste del commissario Ricciardi e dei “bastardi di Pizzofalcone”. maggio 2017 Le due nuove star del firmamento del giallo in lingua spagnola e l’inventore delle inchieste condotte dai “bastardi di Pizzofalcone”. L’ormai tradizionale rassegna dedicata alle ultime tendenze del noir italiano e ispano-americano, arrivata alla sua tredicesima edizione, si terrà mercoledì 10 maggio , dalle ore 9.30 alle 13.00 nell’ Aula MR.210 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ( Via Morozzo della Rocca, 2/a – Milano). L’iniziativa - promossa congiuntamente dalla cattedra di Letteratura ispano-americana, presieduta dal professor Dante Liano , e dal dipartimento di Scienze linguistiche e letterature straniere - è organizzata in collaborazione con l’ Istituto Cervantes di Milano e con Sergio Bonelli Editore . L’edizione di quest’anno prevede una prima tavola rotonda (ore 10 ) dal titolo La novela policial en España e Hispanoamérica con due nuove stelle del giallo in lingua spagnola: Ignacio del Valle , spagnolo, e Marcelo Luján , argentino. Scrittori e disegnatori del fumetto giallo, capitanati dal giornalista e autore di gialli Luca Crovi , parleranno della graphic novel e delle nuove uscite nell’ambito italiano.

 

Un ricordo di Renata Lollo

Milano Un ricordo di Renata Lollo Si è spenta, dopo lunga malattia, la studiosa, già docente di Letteratura per l’infanzia nelle sedi di Milano e Piacenza. Gli studi universitari in Materie Letterarie alla facoltà di Magistero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano le consentirono di incontrare la poesia e la spiritualità di Clemente Rebora e la sua Scelta tremenda (1967) è ancor oggi uno studio di valore e riconosciuto a livello scientifico. Si distinsero fondate riflessioni sull’epistemologia della letteratura per l’infanzia specie con i saggi Lo spazio del leggere come crocevia di relazioni (2000) e in La letteratura per l’infanzia tra questioni epistemologiche e istanze educative (2002) e con la corposa monografia Sulla letteratura per l’infanzia (2003). Renata Lollo giunse così a chiarire ruoli e responsabilità diverse assegnate all’adulto nella veste di autore e di educatore e al bambino nella veste di fruitore attivo del testo e di lettore consapevole. Questo faro ha illuminato l’acuta profondità della riflessione di Renata Lollo, le ha permesso di definire un metodo rigoroso di ricerca e di mettere a disposizione della comunità scientifica una ricchezza di doni che chiedono di essere coltivati ulteriormente. Sostenuta da una fede tanto profonda quanto discreta, ha portato avanti il suo magistero con limpida e salda onestà, sempre anteponendo i bisogni di studenti e allievi anche alle sue difficoltà fisiche, presenti negli ultimi anni. Mercoledì 10 maggio alle ore 12.30 sarà celebrata una Santa Messa in suffragio nella cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per ricordarla.

 

Noir, il nuovo romanzo sociale

MILANO Noir, il nuovo romanzo sociale Lo scrittore Maurizio de Giovanni , inventore delle inchieste del commissario Ricciardi e autore de “I bastardi di Pizzofalcone”, spiega al Día Negro il successo di questa vera letteratura popolare, che racconta la strada. Ne è convinto lo scrittore napoletano Maurizio de Giovanni ( in alto nell'intervista video ), inventore delle inchieste condotte dal commissario Ricciardi e dai “bastardi di Pizzofalcone”, intervenuto a una delle tavole rotonde dell’iniziativa che si è tenuta mercoledì 10 maggio. Penso che il romanzo nero sia una chiave per raccontare quello che ci sta succedendo attorno e per descrivere i tempi che stiamo attraversando – osserva de Giovanni –. Infatti, mentre la letteratura mainstream racconta le case e quello che succede all’interno degli appartamenti, la letteratura nera racconta la strada, quello che succede quando c’è lo strappo sul tessuto della vita sociale». Il fatto che siamo seguiti così tanto indica che il pubblico, molto prima e molto meglio della critica, ha compreso il valore e la necessità di questo tipo di narrazione». E lo sta facendo con autori sia italiani, Camilleri e de Giovanni per citarne alcuni, sia stranieri, come Connelly, che raccontano le ingiustizie e i crimini di tutto il mondo. Il giallo contemporaneo è molto legato al sociale perché entra nel vivo dei problemi di una società che non funziona, svelando le ingiustizie che esistono».

 

Pinocchio va all’Università

MILANO Pinocchio va all’Università Il burattino di legno creato da Collodi è il protagonista del terzo libro più letto al mondo dopo Bibbia e Corano. Pinocchio è un vero e proprio mito letterario: amato dai bambini non meno che dagli adulti, capace di superare tanto i limiti di età quanto le barriere geografiche e linguistiche. Al capolavoro collodiano è dedicato il convegno internazionale di studi «Senza giudizio… e senza cuore» , che si svolgerà nelle giornate di giovedì 18 e venerdì 19 maggio rispettivamente all’Università Cattolica e alla Statale di Milano. Tornare a parlare di Pinocchio in Università, e in particolare in due Atenei milanesi dove mai si era tenuto un convegno su questo argomento, risponde a un duplice obiettivo – spiega Paola Ponti , ricercatrice all’Università Cattolica e responsabile scientifica dell’evento insieme al collega dell’Università Statale di Milano Martino Marazzi –. L’altro obiettivo è valorizzare anche altri approcci, che confermano la fortuna e la versatilità di un classico della letteratura italiana che si è affermato attraverso molteplici canali, come il cinema, la tv, i fumetti, le immagini, gli oggetti di design. pinocchio #carlocollodi #letteratura Facebook Twitter Send by mail IL PROGRAMMA Il convegno internazionale di studi su Pinocchio «Senza giudizio… e senza cuore» prenderà il via giovedì 18 maggio alle ore 14 nell’ Aula Pio XI dell’Università Cattolica. Sarà poi la volta dei contributi di Salvatore Silvano Nigro , del Politecnico Federale di Zurigo, e di Paola Ponti , ricercatrice all’Università Cattolica, intitolati rispettivamente L’ombra di Pinocchio e «Il tempo è moneta».

 

I Malavoglia, preludio di un “ciclo di vinti”

Letteratura & Teatro I Malavoglia, preludio di un “ciclo di vinti” Il capolavoro verghiano protagonista del quarto appuntamento del ciclo di conferenze "Letteratura & Teatro 2017". Queste sono le prime parole della prefazione de “I Malavoglia” e dell’intero Ciclo dei vinti verghiano, protagonisti del quarto incontro del ciclo di conferenze “Letteratura e Teatro 2017” (tenuto il 16 Novembre nell'Aula Magna della sede di Brescia) coordinato da Lucia Mor . Del ben noto romanzo ha parlato Maria Teresa Girardi , professoressa di letteratura italiana nella sede milanese dell’Università Cattolica, esponendo i punti focali della storia, accompagnata dalla voce calda e coinvolgente di Sergio Mascherpa , direttore artistico del teatro Le Muse di Flero. “I Malavoglia” ha inizio con la rottura della statica e immobile vita che conduce la famiglia di pescatori protagonista: la chiamata del maggiore dei figli, ‘Ntoni, alla leva militare. L’atto di uscire dalla casa rappresenta una possibilità di evasione e di perdizione al tempo stesso, che lo porta a bramare l’ignoto e a cercare qualcosa a lui sconosciuto. La fiumana è un termine che Verga ripete spesso, riprendendo il secondo canto dell’Inferno dantesco, dove la parola aveva un’accezione negativa: rappresentava infatti qualcosa che poteva condurre alla perdizione. Alla fine del romanzo, la casa del Nespolo, ovvero la dimora della famiglia, viene riscattata dopo una lunga serie di vicende tragiche, tra cui la morte dello stesso padron ‘Ntoni.

 

"I Miserabili", élite del fango

Letteratura & Teatro "I Miserabili", élite del fango Luci e ombre della Parigi post Restaurazione nel quinto appuntamento del ciclo “Letteratura e teatro 2017”. by Martina Bertin | 29 novembre 2017 Victor Hugo era uno scrittore pieno di difetti, intriso di manie di potenza, e la sua retorica esagerata ne era la dimostrazione più lampante. Del romanzo e del suo straordinario autore, ha parlato Davide Vago , docente di letteratura francese in Cattolica, dopo l’introduzione di Lucia Mor , coordinatrice del ciclo di “Letteratura & Teatro”. Il popolo è in marcia verso il progresso sociale, morale e politico, così le vicende personali per la lotta alla sopravvivenza vanno di pari passo con l’affresco sociale, con l’epopea del popolo stesso. Viene introdotta quindi la figura dell’arcivescovo Myriel , che, con sorpresa dello stesso galeotto, lo perdona e lo difende davanti alla polizia, nonostante sappia con certezza che lo abbia derubato dei candelabri. La grande ampiezza del romanzo è data dal fatto che racconta la storia di un popolo di vinti, i miserabili del popolo francese. È il romanzo di una redenzione personale, il romanzo di una pietà scatenata nell’animo dei lettori, di una strenua lotta contro i pregiudizi e le leggi crudeli di una società chiusa e spietata.

 

Peer Gynt e il viaggio onirico

Letteratura & Teatro Peer Gynt e il viaggio onirico Il poema drammatico norvegese, opera giovanile di Henrik Ibsen, protagonista a Brescia del sesto appuntamento di “Letteratura e Teatro 2017”. Si direbbe che sia stato un fondatore di discorsività, che abbia codificato la mitologia moderna, ma in verità il suo Peer Gynt è una sorta di caricatura dell’animo norvegese. Il Peer Gynt di Ibsen si presenta come una versione norvegese del Faust, nonché una rielaborazione di temi fantastici e mitologici . A causa di una totale assenza di riconoscimento del mondo esterno, Peer si trova spaesato e l’unico modo di evasione è il sogno ad occhi aperti. Senza distogliere l’attenzione dall’epicità di un testo pieno di magia, l’opera intende collegare con un sottile filo rosso l'Ibsen "fantastico" e l'Ibsen "naturalista": al centro, vi è il tema del fallimento esistenziale come conseguenza della negazione della realtà. Ibsen era un direttore di teatro e, durante la composizione dell’opera, seguì delle precise regole per far avere successo alla sua opera, che, secondo lui, derivava dallo stupore della gente nel vedere la rappresentazione stessa, costituita da un susseguirsi frenetico di personaggi principali e comparse. Il suo mondo è pieno di pensieri proibiti, di incubi e allucinazioni che lo portano lontano dal suo io e dalla sua identità.

 

Giulio Cesare, artefice del proprio destino

Letteratura & Teatro Giulio Cesare, artefice del proprio destino Nel capolavoro shakespeariano si assiste allo sgretolamento di una visione del mondo precostituita e immutabile, e al vacillare delle certezze di fronte alle novità scientifiche, geografiche e religiose nella società cinque-seicentesca. La colpa non è nelle stelle, ma in noi” Parole tratte dal Giulio Cesare di William Shakespeare , che sono riecheggiate nell’Aula Magna della Cattolica per l’ormai consueto appuntamento con Letteratura & Teatro , coordinato dalla professoressa Lucia Mor . L’opera, presentata dal professor Franco Lonati , docente di Letteratura inglese, venne realizzata appena prima delle principali tragedie di Shakespeare, ovvero nel 1599. Non a caso, il Giulio Cesare venne definito come il “dramma del libero arbitrio” , anche se Lonati preferisce interpretarlo come una “manifestazione del senso di responsabilità”. Oltre alla crisi di quello che era il modello di pensiero del tempo, Shakespeare fu soggetto ad una crisi artistica, che lo vide alla ricerca di uno stile nuovo. Cesare viene ucciso durante una riunione del Senato; tra gli assassini vi è anche Bruto, al quale Cesare si rivolge pronunciando la celebre affermazione: “Tu quoque Brute, fili mi”. Il Giulio Cesare è un esempio di come la lettura di un’opera del passato ci permetta di vivere il presente in modo più consapevole.

 

Giustizia divina, diritto terreno

MILANO Giustizia divina, diritto terreno Mito e narrazioni della giustizia nel mondo greco è il tema del nono ciclo seminariale su “Giustizia e letteratura”. Il passaggio dalla giustizia violenta a un modello dialogico, regolato – che nella Grecia antica si coglie anzitutto nelle Eumenidi di Eschilo –, richiama la dinamica del processo penale, che è, «in fondo, un grande spettacolo teatrale». Con riferimento alla letteratura greca del periodo arcaico, il termine “Dike” (che ricorre cinque volte nell’Iliade) indica, alternativamente, la sentenza di un giudice o le ragioni di una parte, e, in un caso, la giustizia divina. Esso muove – conclude Mario Cantilena – dal presupposto secondo cui la condizione umana è caratterizzata da fragile incertezza e impotenza, ed è soggiogata dall’ostilità divina , che è potenza dominatrice: la spietata giustizia degli dei è incomprensibile all’uomo e spesso imperscrutabile. Questa logica della perfetta retribuzione e proporzionalità lascia aperti alcuni spiragli che suggeriscono un ideale di giustizia diversa , ove sembra quasi profilarsi uno schema “assembleare”, una giustizia della “misura” che si ottiene attraverso il “logos” , il dialogo, il confronto dialettico. La nascita stessa del concetto di “responsabilità” è legata alla comprensione del fatto che sia necessario reagire alla “hybris” , che è la tracotanza, la prima forma di ingiustizia come annientamento sproporzionato dell’altro da sé. Il ciclo seminariale proseguirà il 1° marzo 2018 con un incontro dal titolo Il conflitto fra giustizia e legge nel teatro greco a cui parteciperanno in veste di relatori Antonietta Porro , docente di Letteratura greca all’Università Cattolica, Mario Cantilena e Vincenzo Militello , docente di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo.

 

Premio Eugenio Corti 2018

MILANO Premio Eugenio Corti 2018 In occasione della consegna del riconoscimento intitolato alla memoria dello scrittore brianteo, nella Sala Pirelli del Palazzo della Regione a Milano workshop promosso dal Consiglio regionale e Centro di ricerca “Letteratura e Cultura dell’Italia Unita”. gennaio 2018 Un riconoscimento alla miglior pubblicazione e alla miglior tesi di laurea intitolato alla memoria di Eugenio Corti. La consegna del Premio internazionale Eugenio Corti 2018 si terrà mercoledì 17 gennaio alle 15.30, nella Sala Pirelli del Palazzo della Regione (via Fabio Filzi, 22 - Milano). Il Premio si inserisce nell’ambito del Cantiere Eugenio Corti che dal 2016 ha visto fiorire numerose iniziative con lo scopo di onorare la memoria dell’autore del Cavallo rosso (un best seller giunto ormai alla trentaduesima edizione e tradotto in otto lingue) e promuovere lo studio della sua opera. A fronte dell’interesse del pubblico e del significativo risveglio degli studi cortiani, il conferimento del premio sarà un’ulteriore occasione per accostare la produzione letteraria dello scrittore di Besana attraverso un seminario ricco di voci. L’iniziativa, sponsorizzata dall’Associazione Eugenio Corti, è promossa congiuntamente dal Centro di ricerca “Letteratura e Cultura dell’Italia Unita” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Consiglio regionale della Lombardia. Interverranno, fra gli altri, Raffaele Cattaneo , presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Vanda Corti , moglie dell’autore e presidente dell’Associazione Eugenio Corti, e Giuseppe Langella , direttore del Centro di ricerca dell’Università Cattolica.

 

Garda, la forza della narrazione

Brescia Garda, la forza della narrazione Dai grand tour sette-ottocenteschi di Goethe e Lawrence ai blogger di oggi, il turismo lacustre cresce anche per la capacità evocativa del racconto. by Bianca Martinelli | 08 marzo 2018 La capacità attrattiva esercitata da un territorio è strettamente correlata alla narrazione che ne viene fatta, e lo sguardo di chi la racconta è quindi un mediatore fondamentale. Il convegno Il Garda e il turismo lacuale: tradizione e sviluppo ha ripercorso la relazione strettissima che, dall’epoca preromantica sino ai giorni nostri, lega il turismo gardesano all’immagine dei luoghi restituita dalla cronache di viaggiatori e intellettuali. Dalla prima guida turistica dedicata ai laghi, anglofona e pubblicata nel 1810, al fenomeno dei blog digitali “Oggi più che mai ha ancora senso parlare di narrazione e letteratura dei luoghi”. Pensiamo al fenomeno dei blog, degli influencers e dei social media: si tratta di narrazioni odierne estremamente funzionali alla diffusione della conoscenza dei luoghi, e al conseguente sviluppo del turismo. E il perché è presto detto: «Il Garda si trova all’8° posto nella classifica delle mete più attrattive del Paese, e al 1° sul podio di quelle più internazionali, con un sonoro 80% di turisti stranieri rispetto al 60% registrato nelle città d’arte». Un fatto non così scontato ma che, tramite l’uso di sonar, veicoli autonomi di superficie (specie di droni) e tecnologie ad ultrasuoni, ci ha permesso di osservare diversi metri sotto il fondo del lago e stilare profili batimetrico, geologico e sismico» ha spiegato Gasperini.

 

Vivere dentro il proprio romanzo

milano Vivere dentro il proprio romanzo Lo scrittore argentino Alan Pauls , ospite del ciclo Parole contemporanee/Palabras contemporáneas , ha raccontato agli studenti che scrivere è immedesimarsi totalmente nella propria opera. by Lorenzo Romandini | 15 marzo 2018 «Uno degli aspetti più interessanti dello scrivere è l'indefinito periodo di tempo che l’autore impiegherà per terminare la sua opera». Lo scrittore argentino Alan Pauls è «una delle figure più interessanti nel panorama della scrittura contemporanea», lo definisce la professoressa Michela Craveri . Ambientato in Argentina durante la dittatura militare, Il passato è un romanzo d’amore centrato sul legame tra Sofia e Rimini: un filo che li congiunge e non si spezza allo “spezzarsi” della relazione. La letteratura è già dentro ciò che vedo, non sono cose distinte, perché la cornice del reale è fatta di materiale letterario pronto per essere messo nero su bianco». Proprio come sostenevano i grandi scultori del passato: in ogni blocco di pietra c’è una statua, che bisogna solo tirare fuori. Un ideale che Alan Pauls applica alla narrativa: «Il mio sogno è riuscire a tradurre un’idea in un concetto comprensibile per ogni persona e per ogni lingua, e racchiudere un romanzo di 250 pagine in una sola, iconica frase».

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Hélé Béji, narrare l'identità

Brescia Hélé Béji, narrare l'identità Il 22 febbraio la scrittrice franco-tunisina è stata ospite a Brescia in occasione della conferenza “L'écriture de Hélé Béji entre narration et essai”. Dopo aver lavorato all'Unesco come funzionario internazionale, ha fondato nel 1998 il Collège international di Tunisi: uno spazio di dialogo e di libertà, all'interno della Medina, con il chiaro obiettivo di avere un'influenza nella gestione politica del proprio paese in un momento drammatico della sua storia. Partendo dalla sua infanzia e dalla sua esperienza personale, Hélé Béji ha parlato di letteratura ma anche di identità e alterità, nonché del suo rapporto con la lingua e la cultura francese. Hélé Béji sostiene che per comprendere l'altro sia necessario partire da se stessi, ed è quello che essa propone in prima persona nelle conferenze che organizza al Collège international de Tunisi che conta nella sua storia ospiti illustri, da Derrida a Semprun. Pur trattandosi di una lingua parlata da gente che non sa scrivere, essa, contrariamente a ciò che pensano molti studiosi, diventa il veicolo di una riflessione che parte dalla conoscenza diretta degli esseri umani e della loro psicologia, imparata direttamente dalle relazioni sociali. Esse sono per Hélé Béji come due vasi comunicanti poiché la lingua dell'istruzione le ha permesso di comprendere che esisteva una lingua rurale, che è diventata per lei la voce dell'antropologia, dell'etnologia e soprattutto di una parte fondamentale di se stessa. In conclusione, la scrittirice è stata la protagonista di un incontro vivo, che ha permesso al pubblico di entrare in dialogo con un’esperienza: quella di una grande donna che continua ad avere il coraggio per dare voce agli intellettuali in un periodo difficile.

 

Il giurista e la “cura” dei diritti umani

MILANO Il giurista e la “cura” dei diritti umani Il seminario organizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche per la ricorrenza della Giornata della Memoria è stata un’occasione per riflettere circa legittimazione, modalità e limiti dell’intervento giuridico, in particolare penalistico. Una riflessione resa possibile dal seminario permanente organizzato mercoledì 25 gennaio dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche sul tema “Memoria e comprensione dell’“altro” tra difesa sociale e garanzie individuali: la prospettiva giusletteraria per un diritto penale democratico” . La legislazione penale si trasforma allora in strumento di discriminazione, di disuguaglianza, di mortificazione della dignità umana, accelerando quel processo di de-umanizzazione già in atto sul piano sociale. Ricordando quanto affermato dalla statunitense Martha Nussbaum nei suoi più recenti studi, la dottoressa Visconti ha sottolineato come le narrazioni letterarie siano in grado di sviluppare l’“immaginazione narrativa” del lettore, le sue capacità di ascolto e di immedesimazione empatica nelle condizioni di un soggetto “altro”. L’imponente immigrazione in atto verso il nostro Paese, le differenze religiose e culturali che innervano il tessuto sociale, le disuguaglianze economiche e sociali, le spinte ideologiche che divengono oggetto di strumentalizzazione nel fenomeno del terrorismo internazionale costituiscono questioni urgenti che segnano l’attuale dibattito storico, culturale e giuridico. Al rischio che le esigenze di sicurezza sovrastino i diritti fondamentali dell’individuo si affiancano i rischi di politiche criminali di impronta generalizzante e riduttiva nei confronti della diversità, che sacrificano acriticamente le potenzialità dell’“identità” individuale e le esigenze di uguaglianza sostanziale. La Giornata della memoria costituisce, dunque, un monito importante e attuale per il giurista ad impegnarsi nel perseguimento di obiettivi di uguaglianza in tema di dignità e diritti da riconoscersi a prescindere da qualsivoglia diversità fattuale esistente tra le persone.

 

Dolore, memoria e verità di Caporetto

MILANO Dolore, memoria e verità di Caporetto Il 2 marzo si è tenuto il secondo incontro dell’ottava edizione del ciclo “Giustizia e letteratura” dedicato alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Un evento che nell’immaginario collettivo si è imposto come il paradigma del tracollo di un intero Paese. by Emanuele Stefano Regondi | 22 marzo 2017 La sconfitta di Caporetto, da molti ritenuta la più grande disfatta dell’esercito italiano, rappresenta una vicenda che ha da sempre trasceso la pura dimensione storica, imponendosi alla memoria generale come il paradigma del tracollo di un intero Paese. Del “mito” della XII battaglia dell’Isonzo si è occupato il secondo incontro del ciclo di “Giustizia e letteratura” dedicato alla Grande Guerra, dal titolo «Dalla sconfitta al riscatto. Occuparsi di Caporetto, ricorda lo storico Mario Isnenghi , significa innanzi tutto cercare di comprendere le ragioni della sua proverbialità, così dirompente da non permettere più una piena e completa redenzione neanche dopo la vittoria finale del novembre 1918. Nelle parole di Alessandro Provera , assegnista di ricerca di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, la letteratura caporettiana offre alcuni importanti spunti anche al giurista, ponendolo a confronto con alcune delle tematiche care alla riflessione sulla Giustizia nella modernità. giustizia #letteratura #grandeguerra Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA Il ciclo di incontri proseguirà il 29 marzo con lo spettacolo «Parole e canti della Grande Guerra» che introdurrà il convegno conclusivo del 30 marzo dal titolo «Il volto dell’altro nelle tempeste di acciaio.

 

Crovi, il mestiere di fare libri

milano Crovi, il mestiere di fare libri Mercoledì 5 aprile giornata di studi in onore dello scrittore, editore, critico militante, uno degli intellettuali più colti e raffinati del secondo Novecento. Intervengono, tra gli altri, Ferruccio Parazzoli , Raffaele Nigro e Pierluigi Castagnetti 30 marzo 2017 Scrittore, editore, critico militante, Raffaele Crovi (1934-2007) è stato uno degli intellettuali più colti e raffinati del secondo Novecento. La sua opera, disseminata in romanzi, poesie, saggi, si completa nell’impegno editoriale presso le più importanti case editrici italiane, non ultimo il catalogo di Camunia , sigla fondata nei primi anni Ottanta, che riproduce il canone di una letteratura in dialogo con la storia, l’antropologia e le scienze umane. Per ricordare l’intellettuale, emiliano di nascita e milanese di adozione, a dieci anni dalla sua scomparsa, il Centro di ricerca “ Letteratura e Cultura dell’Italia Unita ” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore mercoledì 5 aprile , dalle ore 9, nella Cripta Aula Magna (largo Gemelli, 1 – Milano) organizza il convegno: Il mestiere di fare libri. Dopo i saluti istituzionali di Angelo Bianchi , preside della facoltà di Lettere e Filosofia, e Giuseppe Langella , direttore del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, introdurrà i lavori della giornata di studio Giuseppe Lupo , docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università Cattolica. crovi #letteratura #narrativa #editoria Facebook Twitter Send by mail.

 

Eugenio Corti, omaggio in Parlamento

MILANO Eugenio Corti, omaggio in Parlamento Saranno presentati martedì 24 gennaio a Montecitorio gli Atti del convegno organizzato a Milano con l’Université Paris-Sorbonne per ricordare lo scrittore brianteo scomparso nel 2014. Nel volume curato da Elena Landoni i contributi dei maggiori specialisti. gennaio 2017 Anche Montecitorio celebra Eugenio Corti. Martedì 24 gennaio , nella sala stampa Camera dei deputati, si terrà un evento dedicato allo scrittore brianteo, scomparso nel febbraio del 2014, dal titolo Cantiere Eugenio Corti. Nel primo semestre del 2016 l’Università Cattolica di Milano e l’Université Paris-Sorbonne hanno promosso, nelle rispettive sedi accademiche, due convegni internazionali su Corti. Il volume, curato da Elena Landoni e pubblicato nella collana del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” , raccoglie i contributi dei maggiori specialisti di Corti e costituisce una pietra miliare nella storia della sua fortuna critica. Inoltre, saranno presentate tutte le attività legate alla figura di Corti che avranno luogo nel corso del 2017, a cominciare da un ulteriore convegno, di taglio etico politico, che si svolgerà presso la Camera dei Deputati il 14 febbraio , con la partecipazione di parlamentari e studiosi.

 

Ionesco, la logica dell’assurdo

BRESCIA Ionesco, la logica dell’assurdo Al penultimo appuntamento di Letteratura&Letterature, Federica Locatelli ha spiegato al pubblico il teatro dell'assurdo del grande autore francese-rumeno. L'opera in scena in questi giorni al teatro stabile di Brescia by Lisa Scherbaum | 15 gennaio 2014 Con un piccolo gioco di parole si è aperto il sesto appuntamento di Letteratura&Letterature nell'aula magna "Tovini" della sede di Brescia dell'Università Cattolica il 5 dicembre: "Nessuna persona calva ha bisogno di una spazzola. La trama dell'"anti-pièce", messa in scena per la prima volta a Parigi nel 1950, è assurda quantomeno come il suo titolo, che non serve in alcun modo a introdurre l'opera (infatti il personaggio della cantatrice calva non esiste), della quale mette già in luce proprio il non-senso. Oltre ai personaggi umani, nella commedia riveste un ruolo importante un oggetto inanimato: la pendola, che non indica mai il tempo giusto, ma sempre il suo contrario e che sembra avere una vita propria, come alla fine della pièce , quando "suona quanto vuole". Ha spiegato Federica Locatelli: «Nella Cantatrice calva , gli oggetti e i mobili sono veri e propri personaggi che portano un messaggio che non si può trovare nelle parole. Per Ionesco, la creazione di queste nuove etichette era perfettamente adatta a ritrarre l'essenza del suo nuovo teatro, il "teatro della derisione", il "nuovo teatro libero", a cui è stata attribuita la definizione di "assurdo" solo a posteriori. Tramite la violenza che l'autore con la sua opera La cantatrice calva fa sulle regole del teatro, su quelle della logica e della lingua, Ionesco cerca di rinnovare la visione degli spettatori e anche la loro concezione del mondo.

 

Arthur Miller, l’uomo per l’uomo

BRESCIA Arthur Miller, l’uomo per l’uomo L'ultimo appuntamento di Letteratura & Letterature di quest'anno è stato dedicato al "mostro sacro" del teatro americano. Al centro della riflessione " Erano tutti miei figli ", che andrà in scena allo Stabile bresciano in marzo by Lisa Scherbaum | 15 gennaio 2014 Si è conclusa nell'aula magna "Tovini" della sede di Brescia dell'Università Cattolica l'ottava edizione di Letteratura&Letterature , il ciclo di conferenze dedicate al teatro. Partendo dall'epoca di Molière, il percorso di quest'anno ha traversato diverse secoli, toccando le opere di autori più o meno conosciuti al giorno d'oggi, ma avendo sempre come tema di fondo ciò che, secondo Goethe, è caratteristico della "letteratura del mondo": l'universalmente umano. L'edizione 2013 si è chiusa il 12 dicembre con il drammaturgo americano Arthur Miller e la sua opera Erano tutti miei figli del 1947, che sarà rappresentata il prossimo marzo al Ctb, lo stabile bresciano. A spiegare il dramma è stato Franco Lonati , ricercatore di Letteratura inglese, insieme all'attore bresciano Daniele Squassina , che ne ha interpretato alcuni estratti. Il padre, Joe Keller, è molto fiero della posizione sociale che si è costruito e dell'alto tenore di vita che può garantire alla sua famiglia. Quando Chris ed Ann dichiarano ai coniugi Keller di volersi sposare, essi si oppongono strenuamente, alla stregua di George, il fratello di Ann, che afferma di aver trovato prove per l'innocenza del loro padre.

 

Ostrovskij, homo homini lupus

La sua opera mette a nudo un mondo diviso tra predatori e predati by Lisa Scherbaum | 06 dicembre 2013 Nessun drammaturgo russo ha scritto del denaro e del capitalismo emergente alla fine del Ottocento in un modo più convincente di Aleksandr Ostrovskij . Scritta nel 1875 e tradotta per la prima volta in italiano nel 1924, I lupi e le pecore è ambientata in una tenuta nobiliare di campagna nel 1875, dieci anni dopo l’abolizione della servitù della gleba. Già in questa prima parte della trama è evidente il motivo che dà nome all’opera: l’esistenza di uomini “lupi”, che sono potenti e furbi, e quella di uomini “pecore”, che vengono sfruttati e usati e non hanno niente da opporre agli attacchi degli altri. Spesso Ostrovskij si è lasciato ispirare dai fatti di cronaca, un modo di procedere tipicamente naturalistico, che sta alla base anche de I lupi e le pecore , commedia tratta dalla notizia di una badessa che malversava i possedimenti di una vedova ingenua. Dal famoso autore Ivan Turgenev, Ostrovskij fu definito lo "Shakespeare della classe mercantile russa", una descrizione che sembra adeguata, sopratutto rispetto alla costruzione raffinata dei suoi personaggi, che sono di fatto vivi e fedeli alla realtà senza mostrare una particolare profondità psicologica. Con I lupi e le pecore , Ostrovskij è nel pieno della sua maturità e dipinge quella che per la Russia dell’epoca fu una fase di transizione, segnata da cambiamenti sociali decisivi: l’abolizione della servitù della gleba e l’avvento della ferrovia anche nelle ampie distese russe. Su questo sfondo l’autore ci racconta una storia di “lupi vecchi”, rappresentanti di un mondo ormai passato, di “lupi nuovi”, che sfruttano i vantaggi del mondo nuovo, e di “pecore”.

 

Kleist, quando la fiducia nel mondo va a pezzi

L’opera è stata illustrata dalla studiosa Laura Bignotti , la prima dei giovani ricercatori universitari – novità di quest’anno – invitati a parlare di importanti drammaturghi al grande pubblico. Il caso in esame riguarda la giovane Eva e sua madre Marta, la quale riferisce al giudice che, la notte precedente, uno sconosciuto si è addentrato nella camera della figlia per importunarla e, fuggendo, ha rotto un’antica brocca di valore. Diversamente dai personaggi, sin dall’inizio lo spettatore sa già che non è stato il fidanzato di Eva, Roberto, né il diavolo in persona (come sospettava un’altra testimone) a rompere la brocca, ma proprio il giudice Adam, il quale si è ferito gravemente durante la fuga affrettata. Ispirandosi agli ideali antichi come nell’ Edipo Re di Sofocle, Kleist ha costruito un tipico dramma analitico, nel quale i personaggi scoprono la verità dei fatti man mano che la trama si sviluppa, mentre agli spettatori tutto è immediatamente chiaro sin dalla prima scena. In primo luogo rappresenta la perdita dell’innocenza; inoltre, poiché la brocca di Marta è un antico oggetto di famiglia, sopravissuto a guerre e tumulti, la sua rottura incide con la rovina del buon nome e dell’onore di tutta la famiglia. Nella Brocca rotta, il cittadino, rappresentato da Eva, è ingannato dalle istituzioni nella persona del giudice Adam, delle quali dovrebbe potersi fidare: tale fiducia si rompe insieme alla brocca e non si ricomporrà neanche con la ricostruzione dei fatti reali. Senza nemmeno fare giustizia alla brocca guasta, causa originale di tutta l’azione, a Marta è semplicemente consigliato di rivolgersi al giudice di grado superiore: un finale mezzo aperto che lascia lo spettatore insoddisfatto e perplesso.

 

Dia Negro, il thriller è storico

Confermata la formula che ha diviso l’evento in due sessioni, la prima, interamente in lingua spagnola, ha visto protagonisti gli scrittori latinoamericani mentre la seconda è stata l’occasione per incontrare un protagonista della scena noir nostrana. Come è possibile infatti che un uomo “civilizzato” e battezzato decida di combattere contro i suoi concittadini? Cos'è passato nella testa di quest’uomo quando ha deciso di lottare al fianco degli indigeni? Questa è la gran domanda che mi sono posto al momento di scrivere il romanzo. Intervistato come di consueto da Luca Crovi, critico rock e conduttore radiofonico del programma di RadioDue Tutti i colori del giallo, lo scrittore oltre che sui suoi thriller d’ambientazione medievale ha parlato anche del suo lavoro di traduttore. Dapprima mi venivano affidati testi decisamente ostici, ricordo ancora di un manuale di astrologia esoterica… poi dopo aver intrapreso, con fortuna, la carriera di scrittore sono arrivato a poter permettermi di scegliere gli autori da tradurre. Ora più che un lavoro è un utilissimo divertimento che mi permette di “mettere le mani” sui romanzi di scrittori che stimo tantissimo come Don Winslow e Joe Lansdale». Per gli altri romanzi gli spunti arrivano da varie fonti come internet (su cui però non si può fare troppo affidamento quando si inizia la documentazione vera e propria) i libri che traduco e quelli che leggo. E’ stato un periodo molto importante della mia vita che a distanza di anni continua a fornirmi spunti d’ispirazione e non è un caso che il mio primo romanzo, Cafè Nopal, e quello che sto scrivendo siano ambientati in gran parte in Messico.

 

Teatro, l'arte della parola

Il titolo – spiega la coordinatrice scientifica del progetto, docente di Lingua e letteratura tedesca, Lucia Mor (nella foto) - pone l’accento sulla prospettiva internazionale di questi incontri, in sintonia con la vocazione culturale della nostra facoltà. Protagonista assoluta è l’arte della parola nelle sue molteplici variazioni, considerate da angolature di volta in volta diverse, ma con un’apertura costante alla scena europea. Goethe scriveva “che la letteratura è un bene comune dell’umanità e appartiene all’umanità intera perché nella grandissima varietà delle sue forme si coglie l’universalmente umano presente e diffuso sulla terra”». Al centro delle prime due conversazioni ci sarà l’ Ifigenia classica , da Euripide a Lucrezio, ma anche l’ Ifigenia in Tauride di Goethe, rilette nel lavoro di Cesare Lievi , direttore artistico del CTB, che verrà proposto in anteprima nazionale il 17 novembre. E, come ormai di consueto, alcuni attori del Ctb interpreteranno alcuni passi delle opere commentate dagli studiosi. L’appuntamento è ogni giovedì dalle 17 alle 18,30 nell’aula magna Tovini dell’Università Cattolica (via Trieste 17). letteratura&letterature_09_10 Facebook Twitter Send by mail.

 

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