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Día Negro, la festa del noir

milano Día Negro, la festa del noir Torna in largo Gemelli la giornata dedicata ai romanzi gialli. Milioni di lettori si sono formati leggendo Conan Doyle e Agatha Cristhie, e altrettanti con i libri di Raymond Chandler o Ellery Queen. Nell’ambito della lingua spagnola, il grande salto di qualità viene fatto da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, che giungono a trasformare il giallo in romanzo metafisico. Dopo di loro, i più grandi autori, non solo di lingua spagnola, si sono cimentati nella scrittura di letteratura noir, poliziesca o thriller. È ormai da molti anni che la cattedra di Lingua e Letteratura Spagnola e Ispanoamericana, presieduta dal professor Dante Liano , organizza il Día Negro , un omaggio al genere che, in spagnolo come in francese, diverge di colore rispetto all’italiano. Da tradizione, la giornata si celebra nella prima settimana di maggio, e si divide in due tavole rotonde , una dedicata al romanzo in lingua spagnola e l’altra al romanzo italiano . dianegro #gialli #noir #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Oltre la corruzione, la cura delle norme

milano Oltre la corruzione, la cura delle norme L’eccedenza di regole e la previsione di sanzioni numerose e spesso inefficaci sono il segno del deteriorarsi della convivenza civile. L’appello del giurista Gabrio Forti a dotarsi della “nobiltà di spirito” per rispondere alla domanda di giustizia. Oltre la corruzione delle regole e dei saperi (Vita e Pensiero 2018), di Gabrio Forti , docente di Diritto penale e Criminologia e direttore dell’Alta Scuola Federico Stella sulla Giustizia Penale. A introdurre i lavori è stato il rettore Franco Anelli che, oltre a elogiare l’originalità della presentazione, ha ringraziato il professor Forti per l’attività di giurista-letterato che dà «nobiltà culturale alla materia giuridica», che altrimenti rischia di sfociare nel «tecnicismo». L’autore - ideatore tra l’altro dei seminari di “ Giustizia e letteratura ” raccolti sempre in una collana della casa editrice Vita e Pensiero - intesse nel volume un dialogo tra letteratura e diritto, unendo sapiente conoscenza e approfondimento letterario a concretezza del fenomeno giuridico. L’eccedenza di norme che disciplinano minuziosamente i variegati e mutevoli casi delle umane vicende, e la previsione di sanzioni numerose, e spesso inefficaci, sono il segno della corruzione delle regole della civile convivenza che proietta deleteri effetti sul futuro, in particolare delle giovani generazioni. I relatori hanno evidenziato che la corruzione delle norme è un fenomeno tipico delle epoche di decadenza culturale del diritto, anche a causa del degrado di qualità del legislatore.

 

La comune passione per il teatro

Milano La comune passione per il teatro Nel 1955 Andrea Camilleri conosce Mario Apollonio in occasione del concorso per funzionari della neonata Rai. Un incontro che non si è più ripetuto. luglio 2019 di Paola Provenzano * Camilleri in Ora dimmi di te (Bompiani 2018) si rivolge alla sua pronipotina Matilda, le affida pensieri e ricordi, si cala nelle sue memorie e le consegna delle immagini vive, da custodire. Tra gli incontri di una vita di cui la rende partecipe vi è quello con il professor Mario Apollonio , nostro docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore tra il ’42 e il ’71. Sostenni gli orali a Roma, la commissione era presieduta da un grande storico del teatro e della letteratura, il professor Mario Apollonio - così scrive Camilleri in Ora dimmi di te -. Credo di interpretare il pensiero della commissione dichiarandole che ci rivedremo presto a Milano per il corso di formazione” - continua a raccontare Camilleri nel libro -. Costa aveva incontrato Apollonio che gli aveva espresso il rammarico per la decisione del presidente della RAI, ing. Filippo Guala, di escludere Camilleri. Di quell’esperienza, più che l’amarezza per la delusione, rimane stemperato dagli anni, per la sua Matilda, quel dialogo vivo, non inquinato da divergenze ideologiche, fra due uomini che pur partendo da terreni tanto differenti si erano ritrovati nella stessa passione per la parola viva e partecipata del teatro.

 

Quando la letteratura narra la clinica

Psicologia & Letteratura Quando la letteratura narra la clinica "Il lato opposto della pelle"(2018), romanzo d’esordio dello psicoterapeuta e autore Luca Bonini è stato oggetto di presentazione nel seminario Clinica e letteratura, nell’ambito del ciclo “Le sfide attuali della psicologia”. maggio 2019 Il "Lato opposto della pelle" (Historica edizioni, 2018), esordio letterario dello psicologo, psicoterauta e autore bresciano Luca Bonini , è stato oggetto di presentazione e dialogo con gli studenti nel convengo "Clinica &; letteratura", organizzato nell'ambito dell'edizione 2019 del ciclo "Le sfide attuali della psicologia" promosso dall'omonima facoltà. Già perchè, come ha sottolineato il prof. Giancarlo Tamanza , la psicologia di ambito clinico non prevede solo l'applicazione tecniche, ma anche e soprattuto una buona dose di empatia e capacità di lettura oltre l'apparenza. Si possono insegnare emozioni che non si è sicuri di possedere? Si può aiutare l’altro a guarire se non si è certi d’essere guariti? Il volume narra la storia di Teresa, all’inizio bambina complicata allontanata dalla propria famiglia, poi giovane neuropsichiatra, incontra le storie di ragazzi rotti che urlano, piangono, scappano, si innamorano, vivono nella comunità per adolescenti in cui si ritrova, quasi per caso, a lavorare. Durante l'esercizio della professione, Teresa aiuterà i "suoi" ragazzi a cambiare in meglio, a ritrovare una traiettoria di vita, ma saranno anche i ragazzi - con il loro bagaglio di esperienze - a cambiare lei. #letteratura #psicologia #libri #clinica Facebook Twitter Send by mail.

 

La letteratura, tesoro formativo per tutti

Speciale maturità La letteratura, tesoro formativo per tutti Collocare l’analisi e l’interpretazione di un testo letterario tra le prove comuni dell’esame di Stato, senza distinzione di percorso scolastico, significa riconoscere alla letteratura un ruolo irrinunciabile nella formazione delle giovani generazioni. giugno 2019 di Giuseppe Langella * Com’è noto, la tipologia A della prima prova scritta del nuovo esame di Stato consiste nell’«analisi e interpretazione di un testo letterario italiano, compreso nel periodo che va dall’Unità d’Italia ad oggi». Diversamente dalla normativa precedente, che lasciava indeterminata la natura e la collocazione storico-geografica del brano iniziale, il «testo» in questione deve appartenere, obbligatoriamente, alla letteratura italiana postunitaria. Verosimilmente, a giudicare dalle simulazioni proposte dal Ministero (Pascoli, Pirandello, Montale, Morante), i due testi, di autori più o meno canonici, saranno uno in prosa, l’altro in versi. La prima prova scritta del nuovo esame di Stato, come avveniva del resto anche nella vecchia maturità, è identica per tutti i percorsi e indirizzi dell’istruzione liceale, tecnica e professionale. Collocare l’analisi e l’interpretazione di un testo letterario tra le prove comuni dell’esame di Stato, senza distinzione di percorso scolastico, significa, in altri termini, riconoscere alla letteratura un ruolo irrinunciabile nella formazione delle giovani generazioni. docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea e direttore del Centro di ricerca “Letteratura e Cultura dell'Italia Unita” #maturita #esami #studenti #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Riscoprendo Pride and Prejudice

milano Riscoprendo Pride and Prejudice “ Orgoglio e pregiudizio ” è un classico che è riuscito a farsi apprezzare sia dal pubblico che dalla critica. Proprio di questo romanzo si è parlato nel primo incontro della rassegna “ Officine della narrazione ”, una serie di workshop organizzati dall’anglista della Cattolica Enrico Reggiani . È probabile che la sua prima versione, intitolata First impressions e ultimata nel 1797, fosse a tutti gli effetti un romanzo epistolare, anche se comunque gli studiosi non sono certi di questo come lo sono invece a proposito della prima versione di quello che sarebbe diventato Sense and Sensibility . Pride and Prejudice appare ambientato nella Georgian England di fine ’700 e inizio ’800, considerando che la prima versione del romanzo è stata ultimata nel 1797 e quella definitiva è uscita nel 1813. La ragione è semplice: sia nel primo film, ambientato tra i mormoni, sia nel secondo, ambientato in India, i personaggi si muovono in una società ancora fortemente legata ai valori tradizionali com’era quella in cui è vissuta Jane Austen. In ogni caso, anche volendo riadattare Pride and Prejudice in una società più moderna, vale quanto sottolineato da Enrico Reggiani: «I cronotopi sono mutati, ciò che resta simile sono le relazioni, quello che Greimas chiamerebbe i rapporti attanziali tra le persone». Questa è la ragione per cui Orgoglio e Pregiudizio continua ad appassionare ancora oggi infinite schiere di lettori senza smettere di rimanere attuale, perché come tutti i classici parla in maniera universale di quel grande mistero che è l’essere umano.

 

La modernità della fabbrica costruì l’Italia

IL CONTRIBUTO La modernità della fabbrica costruì l’Italia Non sapremmo più riconoscerci come popolo se dimenticassimo che appena 50 anni fa eravamo un Paese in grado di compiere un miracolo non solo economico ma anche culturale e antropologico. Sul Sole 24 Ore il viaggio nell’Italia industriale di Giuseppe Lupo 09 luglio 2019 di Giuseppe Lupo * Narrare un mondo non implica constatarne la dismissione o manifestarne il rimpianto, piuttosto obbedisce al progetto che fa della memoria la religione necessaria al nostro tempo. Non sapremmo più riconoscerci, come nazione, come popolo, se dimenticassimo che appena cinquant’anni fa eravamo un Paese in grado di compiere quel miracolo che non fu soltanto economico, ma un salto storico, culturale, antropologico. Chiamiamo in tanti modi il periodo del boom - esplosione tecnologica, società di massa, miracolo economico - ma non ci sono dubbi sugli effetti unificanti che ha provocato non solo nei caratteri e nei comportamenti, ma nella formazione di una lingua nazionale. Domandarsi se il passaggio alla civiltà industriale sia stato il vero collante di un’Italia che invece per tradizione era abituata a mantenere viva la logica dei separatismo e delle particolarità è un esercizio privo di senso. Sarebbe come cadere nella trappola in cui finirono molti intellettuali che dissentirono nei confronti dei fenomeni di massa e si ritrovarono in un’anomala posizione di antimodernità. continua a leggere su Il Sole 24 Ore] * scrittore e docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia , campus di Brescia #industria #economia #storia #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Joyce, un reading multilingue in libreria

milano Joyce, un reading multilingue in libreria Oggi, 11 giugno alle 12.30 nel bookshop Vita e Pensiero, studenti di varie nazionalità guidati dalla professoressa Giuliana Bendelli daranno voce all’Ulisse in occasione del Bloomsday , la giornata in cui è ambientato il romanzo dello scrittore irlandese. L’evento si terrà in occasione dell’arrivo del giorno forse più celebre della storia della letteratura, il Bloomsday , la giornata in cui è ambientato l’ Ulisse di Joyce. L' 11 giugno alle 12.30 l’editrice Vita e Pensiero organizza una giornata di festa in Libreria Vita e Pensiero, un reading commentato del capolavoro joyciano, un’opera che è essa stessa una grande Feast of languages a cui il lettore è invitato a partecipare. L’Europa delle lingue non è quella delle cartine politiche. La lingua» scrive ancora Gobber «può essere intesa, fondamentalmente, come una grande realtà polifonica, che si avverte in ogni evento di comunicazione verbale. Parlando o scrivendo, ognuno di noi entra in sintonia con una tradizione, fatta di persone e di esperienze condivise». joyce #letteratura #reading #vitaepensiero Facebook Twitter Send by mail.

 

Melville, duecento anni sulle tracce di Moby-Dick

letteratura Melville, duecento anni sulle tracce di Moby-Dick La caccia alla balena ( whale ) è la caccia a un'idea del mondo come totalità ( whole ) che è ormai perduta ma nella cui ricerca si gioca la possibilità di un senso. luglio 2019 di Federico Bellini * Cesare Pavese, primo traduttore al mondo (ventiquattrenne!) di Moby-Dick , diceva che leggendolo “vi si allargano i polmoni, vi si magnifica il cervello, vi sentite più vivo e più uomo.”. La tentazione di saltarle per iniziare l'avventura sarà forte ma bisogna resistervi: è lì che Melville mostra, con un'audacia tutta americana, di volersi confrontare con l'intera tradizione occidentale, una tradizione che già allora si stava sgretolando. La caccia alla balena ( whale ) è infatti la caccia a un'idea del mondo come totalità ( whole ) che è ormai perduta ma nella cui ricerca si gioca la possibilità di un senso. Intimorito all'inizio dall'aspetto selvaggio, Ismaele decide poi che è “meglio dormire con un cannibale sobrio che con un cristiano ubriaco,” il primo passo verso la maturazione di un relativismo che non è appiattimento ma affettuosa condivisione delle diversità. Ecco allora i capitoli dedicati alla descrizione minuziosa e innamorata di ogni aspetto della caccia, del trattamento dello spermaceti, delle leggi, delle tecniche, degli strumenti fino a comporre un'enciclopedia di quella che era, all'epoca, una delle più fiorenti attività dell'economia americana. Ma l'entusiasmo si corrompe facilmente in ossessione, la frustrazione in desiderio di vendetta ed è facile lasciarci trascinare nella direzione sbagliata da chi crede di avere la chiave di ogni cosa e di poter arpionare quell'assoluto che invece sfugge sempre all'orizzonte.

 

Lo scrittore che abitava la sua lingua

Milano Lo scrittore che abitava la sua lingua A 93 anni è morto Andrea Camilleri, padre del commissario Montalbano, maestro indiscusso del giallo e di una narrativa paradossale, tanto più amata quanto più circoscritta nei particolarismi. luglio 2019 di Giuseppe Lupo * Ho incontrato Andrea Camilleri due volte, quando gli era stato attribuito il Premio Campiello alla carriera, nel 2011, e quattro anni più tardi, nel 2015, quando la Casa del Manzoni, a Milano, lo aveva invitato per un dialogo a posteriori con l’illustre inquilino di via del Morone. Camilleri non abitava una regione con un preciso orizzonte spazio-temporale, ma una lingua, la sua, che aveva regole a cui piano piano i lettori si erano abituati, accettando termini su cui in altri casi avrebbero sorvolato per fretta, per incompetenza, per avversione verso gli idiomi troppo caratterizzati. Camilleri si era cimentato con un personaggio enigmatico e affascinante come Edoardo Persico: un napoletano laureato in giurisprudenza, morto a soli trentasei anni, che era stato tra i protagonisti della Milano astrattista e razionalista negli anni Trenta. Persico non era solo un intellettuale, ma un crocevia culturale e Camilleri si era avventurato fra le numerose domande che la sua vita aveva lasciato irrisolte, cercando di mettere ordine, come un giallista sa fare, negli indizi, nelle supposizioni, nelle prove. Negli ultimi tre dichiarava di non avere più piste per proseguire nelle sue indagini, smetteva i panni del commissario e assumeva l’abito del facitore di storie: tre capitoli racchiudevano tre differenti supposizioni sulla morte di Persico e dunque, a ritroso, anche sulla sua esistenza e sul suo lavoro. Camilleri dimostrava di essere andato alla scuola di Manzoni: la formula che Manzoni usa per il genere del romanzo storico, il “componimento misto di storia e invenzione”, era stata rispettata in tutte le sue parti.

 

Vargas Llosa, lezione da Nobel

maggio 2018 di Dante Liano * Se nella difficile arte della letteratura si potessero stabilire dei primati, si potrebbe affermare senza indugi che Mario Vargas Llosa è il maggior scrittore in lingua spagnola contemporaneo e uno dei più importanti di tutti i tempi. Questa impegnativa affermazione trova riscontro nella sua torrenziale opera letteraria, che spazia dal romanzo al racconto, dal teatro alla saggistica, sempre con risultati eccezionali e con una costanza e una qualità molto difficili da raggiungere. Ci sono scrittori che rappresentano una nazione, come Rómulo Gallegos o Octavio Paz. Ci sono altri che superano le frontiere del proprio Paese e costituiscono essi stessi una letteratura atopica, come Jorge Luis Borges o lo stesso Vargas Llosa. Allo stesso tempo, Mario Vargas Llosa è pienamente radicato nel suo tempo e la lettura dei suoi romanzi e dei suoi saggi costituisce una privilegiata immersione nella realtà contemporanea, prima quella latinoamericana ma anche quella mondiale, perché l’eco delle sue narrazioni risuona in tutti i continenti. Nemico dei radicalismi, ha difeso sempre una visione democratica e solidale della società, denunciando soprusi e proponendo sempre un dialogo costruttivo nell’edificazione di un mondo migliore, nel solco della tradizione occidentale e cristiana che contraddistingue il continente americano. docente di Lingua e letteratura spagnola e di Letteratura ispano-americana #vargasllosa #letteratura #spagna #libri Facebook Twitter Send by mail LA VIDA Y LOS LIBROS Il Premio Nobel per la Letteratura 2010 Mario Vargas Llosa terrà una lectio magistralis giovedì 7 giugno alle 16.30 nell’aula magna di largo Gemelli a Milano. Nella lezione, che ha per tema La vida y los libros , lo scrittore peruviano parlerà della propria vocazione di scrittore e dell’importanza della letteratura nella sua vita.

 

Il ponte tra giustizia e letteratura

MILANO Il ponte tra giustizia e letteratura Nella tavola rotonda promossa dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale a Palazzo di Giustizia sono emersi i punti di contatto tra le due discipline: entrambi devono prestare la dovuta “attenzione al concreto”. by Fabio Gino Seregni | 25 marzo 2016 Rendere visibile il ponte che collega il diritto con la letteratura. È quanto hanno permesso di fare i relatori della tavola rotonda che si è tenuta a Palazzo di Giustizia di Milano (vedi a lato). La letteratura, infatti, è un tentativo di esprimere un’esperienza vissuta, che non è mai semplicemente un susseguirsi di atti, ma è intreccio, complessità e interrelazione. L’arte dello scrivere è, pertanto, un vero e proprio atto di giustizia per cogliere l´essenza della cosa che si rappresenta. Solo in questo modo la pronuncia giurisdizionale non è portatrice di violenza, diventando atto di riconoscimento, che racconta il male avvenuto, non fossilizzandosi sul passato di un conflitto irrisolto, ma rivolgendosi al futuro, consentendo di ricucire i rapporti tra autore del delitto e vittima. Il ponte che collega la letteratura al diritto è quindi fatto di parole vere, di un linguaggio responsabile che consente di entrare in contatto con la propria individualità e con quella dell’altro ed è volto alla comprensione e a rendere giustizia.

 

Il giurista e la “cura” dei diritti umani

MILANO Il giurista e la “cura” dei diritti umani Il seminario organizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche per la ricorrenza della Giornata della Memoria è stata un’occasione per riflettere circa legittimazione, modalità e limiti dell’intervento giuridico, in particolare penalistico. Una riflessione resa possibile dal seminario permanente organizzato mercoledì 25 gennaio dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche sul tema “Memoria e comprensione dell’“altro” tra difesa sociale e garanzie individuali: la prospettiva giusletteraria per un diritto penale democratico” . La legislazione penale si trasforma allora in strumento di discriminazione, di disuguaglianza, di mortificazione della dignità umana, accelerando quel processo di de-umanizzazione già in atto sul piano sociale. Ricordando quanto affermato dalla statunitense Martha Nussbaum nei suoi più recenti studi, la dottoressa Visconti ha sottolineato come le narrazioni letterarie siano in grado di sviluppare l’“immaginazione narrativa” del lettore, le sue capacità di ascolto e di immedesimazione empatica nelle condizioni di un soggetto “altro”. L’imponente immigrazione in atto verso il nostro Paese, le differenze religiose e culturali che innervano il tessuto sociale, le disuguaglianze economiche e sociali, le spinte ideologiche che divengono oggetto di strumentalizzazione nel fenomeno del terrorismo internazionale costituiscono questioni urgenti che segnano l’attuale dibattito storico, culturale e giuridico. Al rischio che le esigenze di sicurezza sovrastino i diritti fondamentali dell’individuo si affiancano i rischi di politiche criminali di impronta generalizzante e riduttiva nei confronti della diversità, che sacrificano acriticamente le potenzialità dell’“identità” individuale e le esigenze di uguaglianza sostanziale. La Giornata della memoria costituisce, dunque, un monito importante e attuale per il giurista ad impegnarsi nel perseguimento di obiettivi di uguaglianza in tema di dignità e diritti da riconoscersi a prescindere da qualsivoglia diversità fattuale esistente tra le persone.

 

L’editore geniale di Elena Ferrante

milano L’editore geniale di Elena Ferrante Sandro Ferri , editore di Edizioni E/O , ha accompagnato il successo mondiale della scrittrice, con romanzi tradotti in 40 lingue, approdo al cinema e sul piccolo schermo. Sarà in Cattolica il 15 novembre per Engaging The Reader 2018 nell’ambito di Bookcity 07 novembre 2018 di Paola di Giampaolo È stato tradotto in quasi 40 lingue, con 10milioni di copie vendute ed è approdato nei cinema italiani dove i primi episodi della serie in pochi giorni di programmazione hanno battuto anche Gli Incredibili. Eppure, quando abbiamo pubblicato il suo primo romanzo nel 1992, L’amore molesto, ne abbiamo vendute poco più di duemila copie» racconta Sandro Ferri , editore di Edizioni E/O. «Questo per dire che il successo enorme dell’autrice viene da molto lontano, più di 25 anni. Ovviamente non potevamo prevedere che molti anni dopo i quattro volumi dell’Amica geniale avrebbero venduto nel mondo oltre dieci milioni di copie. L’amica geniale e i tre romanzi che lo hanno seguito sono al tempo stesso romanzi di formazione, quella parallela di due amiche, romanzi corali che danno voce alle storie di personaggi molto diversi. Pubblichiamo molti autori di varie nazioni che traduciamo in inglese, ma anche scrittori e scrittrici di lingua inglese. editoria #elenaferrante #libri #letteratura Facebook Twitter Send by mail ENGAGING THE READER Sandro Ferri , editore di Edizioni E/O , sarà giovedì 15 novembre in Università Cattolica a Engaging The Reader 2018 nell’ambito di Bookcity .

 

Ifigenia e l'assurdità del male

A ripercorre la nascita e l’evoluzione del mito greco che si riferisce alla figura mitologica della figlia di Agamennone e Clitemestra è stata la lezione di Maria Pia Pattoni , docente di lingua e letteratura greca. Il nome di Ifigenia evoca immediatamente alla nostra mente l’antefatto mitico della guerra di Troia: il sacrificio della figlia primogenita di Agamennone, imposto dalla dea Artemide come condizione per la partenza delle navi greche alla volta di Troia. Nell’ Iliade di Omero non si fa menzione di questo episodio: la prima testimonianza a noi nota è in un poema minore del ciclo epico troiano, i Canti Ciprii attribuiti a Stasino. Qui troviamo tratteggiato il conflitto interiore tra gli affetti privati del padre Agamennone e il suo ruolo di re e capo militare, mentre Ifigenia è rappresentata come la vittima che si ribella al sacrificio. Lucrezio all’inizio del De Rerum natura riscrive il racconto fatto da Eschilo ma non dice niente di quello che accadrà a Ifigenia perché agli epicurei non interessano le vicende divine; secondo loro gli dei non intervengono nelle vicende umane e quindi la ragazza sarebbe stata realmente uccisa. Che senso ha toccare questo nucleo dell’indicibile sacrificio del figlio? È un dato che troviamo anche nei racconti più terribili del ‘900, per esempio quelli di epoca hitleriana, a dimostrazione che questo è possibile, che accade. E subito viene in mente il sacrificio di Isacco, anche se non è la stessa cosa, tiene a precisare lo studioso; c’è un’apparente uguaglianza che ci mette di fronte invece alla profonda lontananza, alla irriducibilità antropologica dell’approccio del mondo classico rispetto a quello biblico.

 

Con Roth siam tutti figli dell’America

MILANO Con Roth siam tutti figli dell’America Se ne va il più meritevole cantore di un Occidente giunto alle soglie del suo smarrimento, che non ha saputo fare tesoro della sfida con le ideologie avversarie e con i mondi altri. Roth scompare nell’anno in cui nessuno dei suoi colleghi guadagnerà il prestigioso riconoscimento. La sua assenza è esattamente l’assenza del Nobel, quasi a sancirne lo stretto collegamento che ci sarebbe dovuto essere e che non c’è stato. Per quali ragioni ciò sia accaduto, è una domanda che ormai appare del tutto inutile, anche se non priva di una certa attualità, in considerazione del fatto che spesso il premio svedese è stato assegnato a figure di secondo piano rispetto alla caratura degli esclusi. Philip Roth non ne ha mai fatto un dramma, ben consapevole che la letteratura scaturita dalla sua penna si sia posta, almeno da trent’anni, a un livello di qualità tale da assicurarsi un posto di prim’ordine nel panorama non solo statunitense. Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica #philiproth #letteratura #america Facebook Twitter Send by mail.

 

Nemici o fratelli al di là della trincea. La “tregua di Natale” del 1914

La “tregua di Natale” del 1914 L’ottava edizione di “Giustizia e letteratura” è dedicata alla Prima Guerra Mondiale. Al centro della lezione introduttiva l’episodio della “tregua di Natale” del 1914, in cui soldati di eserciti nemici sospesero i combattimenti con episodi di fratellanza. In tal senso, la letteratura della Grande Guerra è un banco di prova essenziale per ogni riflessione sul male, riferendosi a una delle più grandi tragedie dell’umanità che abita ancora la contemporaneità con il suo carico di dolore, ingiustizie e sofferenze. Come ha ricordato Arturo Cattaneo , docente di Lingua e letteratura inglese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il primo conflitto mondiale è un esempio tipico di guerra moderna che, prima ancora degli eserciti, ha coinvolto i popoli. L’elemento “massivo” ha cominciato a svilupparsi fin dai primi giorni della dichiarazione di guerra, esprimendosi in una sorta di frenesia patriottica, di trasporto personale, animato dalla riscoperta di un’unità nazionale data dalla contrapposizione con il nemico. L’orrore della guerra è magistralmente descritto dal poeta britannico, Wilfred Owen, nella poesia Dulce et decorum est e da altri autori della war poetry , quali esponenti di una letteratura che reagisce con sdegno alla ridondante retorica dei governanti nel perorare una guerra avvilente e degradante. giustizia #letteratura #grandeguerra #warpoetry Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA 2016/2017 Lo scorso 24 novembre si è tenuta nella sede milanese dell’Università Cattolica la prima lezione dell’ottavo ciclo seminariale “Giustizia e Letteratura”, dal titolo Nemici o fratelli al di là della trincea.

 

"I Miserabili", élite del fango

Letteratura & Teatro "I Miserabili", élite del fango Luci e ombre della Parigi post Restaurazione nel quinto appuntamento del ciclo “Letteratura e teatro 2017”. by Martina Bertin | 29 novembre 2017 Victor Hugo era uno scrittore pieno di difetti, intriso di manie di potenza, e la sua retorica esagerata ne era la dimostrazione più lampante. Del romanzo e del suo straordinario autore, ha parlato Davide Vago , docente di letteratura francese in Cattolica, dopo l’introduzione di Lucia Mor , coordinatrice del ciclo di “Letteratura &; Teatro”. Il popolo è in marcia verso il progresso sociale, morale e politico, così le vicende personali per la lotta alla sopravvivenza vanno di pari passo con l’affresco sociale, con l’epopea del popolo stesso. Viene introdotta quindi la figura dell’arcivescovo Myriel , che, con sorpresa dello stesso galeotto, lo perdona e lo difende davanti alla polizia, nonostante sappia con certezza che lo abbia derubato dei candelabri. La grande ampiezza del romanzo è data dal fatto che racconta la storia di un popolo di vinti, i miserabili del popolo francese. È il romanzo di una redenzione personale, il romanzo di una pietà scatenata nell’animo dei lettori, di una strenua lotta contro i pregiudizi e le leggi crudeli di una società chiusa e spietata.

 

Dallo sceneggiato all’Amica geniale

MILANO Dallo sceneggiato all’Amica geniale Quando la nazione sognava di crescere, la trasposizione televisiva della letteratura contribuiva al processo di edificazione morale di un popolo. Oggi, spiega Giuseppe Lupo , le serie tv sembrano offrire solo la spettacolarizzazione del degrado e del male. Ciò conferma una tendenza tipica di una certa tradizione che si è nutrita di letteratura, assumendo titoli e argomenti da destinare alle pellicole e restituendo in cambio i volti da imprimere sulle copertine di quei libri, diventati film. Ciò non significa che la resa in pellicola sia stata superiore al prodotto letterario: in qualche circostanza sì, in altre meno. Ma certo non si può ignorare il valore che la tv o il cinema ha attribuito a determinate opere letterarie così potenti, così cariche di significati da veicolarsi per vie naturali verso il linguaggio delle immagini. Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica #serietv #libri #letteratura Facebook Twitter Send by mail.

 

Giustizia e letteratura al Festival del diritto

by Velania La Mendola | 16 settembre 2016 L’edizione 2016 del Festival del Diritto , in calendario a Piacenza dal 23 al 25 settembre , di cui l’Università Cattolica è uno degli enti promotori, è dedicata al tema della " Dignità ". Intervengono Alessandra Ballerini , Emanuele Maffi, Alessandra Ballerini , già avvocata di strada a Genova, racconterà la migrazione di persone che abbandonano la propria terra di origine, devastata dalla guerra, per inseguire il sogno di una vita migliore in altre zone del mondo. Scopo dell’incontro è riflettere sulla non autosufficienza sotto diverse prospettive: quella costituzionalistica, che muove dal presupposto di uno stato sociale sempre più in crisi; quella civilistica, che si sofferma sull’amministrazione di sostegno; quella pratica, che considera il ruolo del magistrato rispetto all’esigenza di effettività della tutela del non autosufficiente. Di Seguito quelle promosse da Caffexpo , a cura del Centro di Ricerca per lo sviluppo sostenibile Opera, Alta Scuola di dottorato Agrisystem, Università Cattolica di Piacenza e Associazione Piace Cibo Sano. settembre 2016 - 17.30 Portici di Palazzo Gotico CAFFEXPÒ - CONSUMO DI CIBO: LA DIGNITÀ DI UNA SCELTA CONSAPEVOLE NEL MERCATO ODIERNO Coordina il professor Ettore Capri . Intervengono Miriam Bisagni, Antonia Corini, Agostino Macrì, Donatello Sandroni, Marco Trevisan 24 settembre 2016 - 17.30 Portici di Palazzo Gotico CAFFEXPÒ – LA DIGNITÀ DEL MONDO VEGETALE: IL RAPPORTO CONTROVERSO DELL’UOMO CON LE PIANTE coordina il professor Ettore Capri. Intervengono Matteo Andreozzi, Miriam Bisagni, Roberto Defez, Beatrice La Porta, Marco Trevisan 25 settembre - 11.30 Portici di Palazzo Gotico CAFFEXPÒ – LA DIGNITÀ DEL RUOLO DEGLI SCIENZIATI coordina il professor Ettore Capri .

 

Eugenio Corti, omaggio in Parlamento

MILANO Eugenio Corti, omaggio in Parlamento Saranno presentati martedì 24 gennaio a Montecitorio gli Atti del convegno organizzato a Milano con l’Université Paris-Sorbonne per ricordare lo scrittore brianteo scomparso nel 2014. Nel volume curato da Elena Landoni i contributi dei maggiori specialisti. gennaio 2017 Anche Montecitorio celebra Eugenio Corti. Martedì 24 gennaio , nella sala stampa Camera dei deputati, si terrà un evento dedicato allo scrittore brianteo, scomparso nel febbraio del 2014, dal titolo Cantiere Eugenio Corti. Nel primo semestre del 2016 l’Università Cattolica di Milano e l’Université Paris-Sorbonne hanno promosso, nelle rispettive sedi accademiche, due convegni internazionali su Corti. Il volume, curato da Elena Landoni e pubblicato nella collana del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” , raccoglie i contributi dei maggiori specialisti di Corti e costituisce una pietra miliare nella storia della sua fortuna critica. Inoltre, saranno presentate tutte le attività legate alla figura di Corti che avranno luogo nel corso del 2017, a cominciare da un ulteriore convegno, di taglio etico politico, che si svolgerà presso la Camera dei Deputati il 14 febbraio , con la partecipazione di parlamentari e studiosi.

 

Catherine Dunne: io scrivo da sola

Il pubblico irlandese è ricettivo nei confronti della letteratura italiana? «L’Irlanda è un’isola, e per definizione chi vive su un’isola è più sensibile e aperto nei confronti di letterature diverse dalla propria. Questo caso non è diverso dagli altri: sono stati incuriositi dall’idea che due diversi gruppi di scrittori, uno italiano e uno irlandese, si siano uniti per guardare alla stessa esperienza da molteplici punti di vista, quindi il libro è stato molto ben accolto». Secondo lei le storie narrate nel libro toccano aspetti cruciali dell’attuale migrazione di massa verso l’Europa? «Penso che uno dei motivi per cui gli scrittori abbiano scelto questo tema è perché è molto ricco e fecondo e può essere trattato da diversi punti di vista. Il libro risulta particolarmente significativo oggi, perché nella migrazione di massa la gente fugge dalla guerra, dalla fame e dal terrore cercando un’altra vita e questa ricerca è metafora di ciò che ognuno di noi tenta di fare in modi diversi: cercare una vita migliore». La maggior parte delle mie storie sono narrate dal punto di vista delle donne, perché quando ho iniziato a scrivere mi sono accorta che gli uomini occupavano da sempre lo spazio pubblico, mentre le donne quello domestico. Sono i miei personaggi a decidere le sorti della storia di cui sono protagonisti, non io, e i pilastri che li tengono in piedi sono rapporti solidi e un forte senso di giustizia sociale. dunne #irlanda #letteratura #libri Facebook Twitter Send by mail UN’ANTOLOGIA ITALO-IRLANDESE Durante l’incontro con la scrittrice irlandese Catherine Dunne , che si è tenuto il 23 novembre in aula Negri da Oleggio dell’Università Cattolica, è stato presentato il libro narrativa breve “ Tra una vita e l’altra.

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Dolore, memoria e verità di Caporetto

MILANO Dolore, memoria e verità di Caporetto Il 2 marzo si è tenuto il secondo incontro dell’ottava edizione del ciclo “Giustizia e letteratura” dedicato alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Un evento che nell’immaginario collettivo si è imposto come il paradigma del tracollo di un intero Paese. by Emanuele Stefano Regondi | 22 marzo 2017 La sconfitta di Caporetto, da molti ritenuta la più grande disfatta dell’esercito italiano, rappresenta una vicenda che ha da sempre trasceso la pura dimensione storica, imponendosi alla memoria generale come il paradigma del tracollo di un intero Paese. Del “mito” della XII battaglia dell’Isonzo si è occupato il secondo incontro del ciclo di “Giustizia e letteratura” dedicato alla Grande Guerra, dal titolo «Dalla sconfitta al riscatto. Occuparsi di Caporetto, ricorda lo storico Mario Isnenghi , significa innanzi tutto cercare di comprendere le ragioni della sua proverbialità, così dirompente da non permettere più una piena e completa redenzione neanche dopo la vittoria finale del novembre 1918. Nelle parole di Alessandro Provera , assegnista di ricerca di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, la letteratura caporettiana offre alcuni importanti spunti anche al giurista, ponendolo a confronto con alcune delle tematiche care alla riflessione sulla Giustizia nella modernità. giustizia #letteratura #grandeguerra Facebook Twitter Send by mail GIUSTIZIA E LETTERATURA Il ciclo di incontri proseguirà il 29 marzo con lo spettacolo «Parole e canti della Grande Guerra» che introdurrà il convegno conclusivo del 30 marzo dal titolo «Il volto dell’altro nelle tempeste di acciaio.

 

Giuseppe Lupo per Let’s Book

Piacenza Giuseppe Lupo per Let’s Book Lo scrittore, finalista al Campiello 2011, è l’ospite dell’incontro promosso a Piacenza giovedì 24 novembre . Parlerà del suo ultimo romanzo “L’Albero di Stanze”, accompagnato dall’attrice Bedy Moratti . L'incontro sarà moderato dalla professoressa Paola Ponti 11 novembre 2016 Torna l’appuntamento con Let’s Book nel campus di Piacenza. Giovedì 24 novembre alle 14 nell’aula 16 lo scrittore Giuseppe Lupo introdurrà il suo romanzo "L’Albero di Stanze", accompagnato dall’interpretazione dell’attrice Bedy Moratti di alcuni brani del libro. L’iniziativa è promossa dal Servizio Comunicazione, Stampa e Media della Cattolica di Piacenza, in collaborazione con la facoltà di Scienze della Formazione. L’Albero di stanze si colloca a conclusione di una serie di romanzi che hanno disegnato in questi quindici anni il destino delle genti di Lucania durante il lungo e drammatico attraversamento di un tempo a lungo sospeso tra il nuovo e l'antico. Un cammino lungo, molto lungo, cominciato quando io frequentavo la scuola elementare e pensavo a come raccontare la storia di una famiglia vissuta cento anni dentro un edificio di ventisette stanze: quattro generazioni che si sono affacciate nel Novecento e una, la quinta, già proiettata nel Duemila».

 

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