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Viaggio alle origini di Maradona, l'ultimo mito tra calcio e letteratura

C'è una storia indimenticabile di Mario Benedetti , che racconta la vicenda di un attaccante che è stato pagato per non segnare un gol. All'ultimo minuto, riceve un passaggio perfetto e si trova da solo davanti al portiere. E uno degli scrittori più raffinati degli ultimi tempi, Roberto Bolaño , dedica una intensa novella a un calciatore che prima di scendere in campo compie una magia propiziatoria, e poi l'immaginato diventa reale. Qual è il mito, se non la rinnovata narrazione, sotto forma di favola, di ciò che ci affligge giorno per giorno? Ciò che accade nel mito ci spiega la realtà; ciò che non accade nella realtà accade nel mito. Una palla può essere fatta di straccio, di trippa di maiale, e anche una lattina di sardine può essere trasformata in una palla immaginaria. Non è magico? Non è magico poter battere, a quel livello simbolico, chi ci sfrutta e ci opprime? Non è meraviglioso e reale vincere il campionato del mondo contro i grandi imperi coloniali? Diego Armando Maradona è diventato un mito fin dalle sue origini. Milioni di figli in quel riflesso lagunare! Fin dall'inizio, il gesto di Maradona non perde di vista le sue origini, e nemmeno quelli che sono come lui. Con lui, col suo sogno lucido, si riscattano milioni di diseredati. Il declino di Maradona assomiglia a quello di una tragedia classica: tutti sanno che finirà male, lo sa anche lui. Il vortice della droga lo porta nel profondo dell'abiezione, della cocaina, dell'alcool, delle feste senza fine con un contorno di cafishos e di malevos.

 

Al Día Negro le stelle del giallo

MILANO Al Día Negro le stelle del giallo Per la tredicesima edizione gli astri nascenti del genere in lingua spagnola Ignacio del Valle e Marcelo Luján . Con loro Luca Crovi e lo scrittore Maurizio de Giovanni , inventore delle inchieste del commissario Ricciardi e dei “bastardi di Pizzofalcone”. maggio 2017 Le due nuove star del firmamento del giallo in lingua spagnola e l’inventore delle inchieste condotte dai “bastardi di Pizzofalcone”. L’ormai tradizionale rassegna dedicata alle ultime tendenze del noir italiano e ispano-americano, arrivata alla sua tredicesima edizione, si terrà mercoledì 10 maggio , dalle ore 9.30 alle 13.00 nell’ Aula MR.210 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ( Via Morozzo della Rocca, 2/a – Milano). L’iniziativa - promossa congiuntamente dalla cattedra di Letteratura ispano-americana, presieduta dal professor Dante Liano , e dal dipartimento di Scienze linguistiche e letterature straniere - è organizzata in collaborazione con l’ Istituto Cervantes di Milano e con Sergio Bonelli Editore . L’edizione di quest’anno prevede una prima tavola rotonda (ore 10 ) dal titolo La novela policial en España e Hispanoamérica con due nuove stelle del giallo in lingua spagnola: Ignacio del Valle , spagnolo, e Marcelo Luján , argentino. Scrittori e disegnatori del fumetto giallo, capitanati dal giornalista e autore di gialli Luca Crovi , parleranno della graphic novel e delle nuove uscite nell’ambito italiano.

 

Brescia e i bresciani nei libri antichi

Un appuntamento annuale, quest’anno giunto all’VIII^ edizione (sono appena stati pubblicati gli atti della VII^) nato da un’idea della docente e studiosa Carla Maria Monti con la precisa volontà di creare un’occasione di incontro e aggiornamento in grado di coinvolgere giovani ricercatori e studiosi del settore. Durante la giornata studenti, docenti e ricercatori del Dipartimento di Scienze Storiche e Filologiche si sono riuniti per fare il punto a proposito delle ricerche in corso, illustrando così fatti, curiosità e risultati emersi dalle indagini attuali e da quelle recentemente concluse. Oltre ai contributi locali, il programma ha previsto l’intervento di studiosi provenienti da realtà accademiche italiane che, nel corso delle loro ricerche, si sono imbattuti in vicende e protagonisti bresciani. Da qui la volontà di Rossetti di indagare uno dei manuali redatto dal Britannico per gli studenti alle prese con l’apprendimento della lingua latina. L’intervento di Luca Piccinali è stato dedicato alla circolazione della cultura scientifica all’inizio del Seicento e, in particolare, sulla corrispondenza epistolare tra lo scienziato e moncato benedettino Benedetto Castelli e Galileo Galilei . Alla Fondazione Ugo da Como di Lonato del Garda è custodito l’autografo quattrocentesco del notaio e copista Taddeo Scolari , che per primo compose una silloge delle iscrizioni bresciane. Si tratta di un’importante testimonianza della cultura epigrafica bresciana che – come fa ha sottolineato Carolina Bortolotti – è oggi al centro di nuovi accertamenti e verifiche circa la datazione e l’acquisto da parte del senatore Da Como.

 

Catherine Dunne: io scrivo da sola

Il pubblico irlandese è ricettivo nei confronti della letteratura italiana? «L’Irlanda è un’isola, e per definizione chi vive su un’isola è più sensibile e aperto nei confronti di letterature diverse dalla propria. Questo caso non è diverso dagli altri: sono stati incuriositi dall’idea che due diversi gruppi di scrittori, uno italiano e uno irlandese, si siano uniti per guardare alla stessa esperienza da molteplici punti di vista, quindi il libro è stato molto ben accolto». Secondo lei le storie narrate nel libro toccano aspetti cruciali dell’attuale migrazione di massa verso l’Europa? «Penso che uno dei motivi per cui gli scrittori abbiano scelto questo tema è perché è molto ricco e fecondo e può essere trattato da diversi punti di vista. Il libro risulta particolarmente significativo oggi, perché nella migrazione di massa la gente fugge dalla guerra, dalla fame e dal terrore cercando un’altra vita e questa ricerca è metafora di ciò che ognuno di noi tenta di fare in modi diversi: cercare una vita migliore». La maggior parte delle mie storie sono narrate dal punto di vista delle donne, perché quando ho iniziato a scrivere mi sono accorta che gli uomini occupavano da sempre lo spazio pubblico, mentre le donne quello domestico. Sono i miei personaggi a decidere le sorti della storia di cui sono protagonisti, non io, e i pilastri che li tengono in piedi sono rapporti solidi e un forte senso di giustizia sociale. dunne #irlanda #letteratura #libri Facebook Twitter Send by mail Print UN’ANTOLOGIA ITALO-IRLANDESE Durante l’incontro con la scrittrice irlandese Catherine Dunne , che si è tenuto il 23 novembre in aula Negri da Oleggio dell’Università Cattolica, è stato presentato il libro narrativa breve “ Tra una vita e l’altra.

 

Con Roth siam tutti figli dell’America

MILANO Con Roth siam tutti figli dell’America Se ne va il più meritevole cantore di un Occidente giunto alle soglie del suo smarrimento, che non ha saputo fare tesoro della sfida con le ideologie avversarie e con i mondi altri. Roth scompare nell’anno in cui nessuno dei suoi colleghi guadagnerà il prestigioso riconoscimento. La sua assenza è esattamente l’assenza del Nobel, quasi a sancirne lo stretto collegamento che ci sarebbe dovuto essere e che non c’è stato. Per quali ragioni ciò sia accaduto, è una domanda che ormai appare del tutto inutile, anche se non priva di una certa attualità, in considerazione del fatto che spesso il premio svedese è stato assegnato a figure di secondo piano rispetto alla caratura degli esclusi. Philip Roth non ne ha mai fatto un dramma, ben consapevole che la letteratura scaturita dalla sua penna si sia posta, almeno da trent’anni, a un livello di qualità tale da assicurarsi un posto di prim’ordine nel panorama non solo statunitense. Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica #philiproth #letteratura #america Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Coronavirus, la tentazione del capro espiatorio

Milano Coronavirus, la tentazione del capro espiatorio Attribuire a persone o a intere categorie sociali le colpe per le proprie disgrazie è una delle tecniche più ricorrenti escogitate dall’umanità per compensare la mancanza di conoscenza sull’origine di ciò che le accade. L’intervento del prof Gabrio Forti 10 marzo 2020 Alcuni stralci di un articolo del professor Gabrio Forti apparso sull’edizione digitale del “Sole 24 Ore” di lunedì 9 marzo. Di Gabrio Forti * C'è un pensiero di Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981, che dovrebbe essere stampato e affisso in tutti gli uffici pubblici, luoghi istituzionali e magari anche in ogni casa. Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto. Tra esse, una delle più ricorrenti e pericolose consiste nell'andare alla ricerca di “capri espiatori”. Il “capro espiatorio” è chiamato a svolgere dunque una illusoria funzione cognitiva, prima ancora di quella, classicamente illustrata da filosofi, antropologi e psicanalisti, di liberazione da sensi di colpa collettivi attraverso la loro proiezione sui malcapitati di turno. leggi sul sole24ore.com il testo integrale ] * Ordinario di Diritto penale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia penale #coronavirus #letteratura #storia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Crovi, il mestiere di fare libri

milano Crovi, il mestiere di fare libri Mercoledì 5 aprile giornata di studi in onore dello scrittore, editore, critico militante, uno degli intellettuali più colti e raffinati del secondo Novecento. Intervengono, tra gli altri, Ferruccio Parazzoli , Raffaele Nigro e Pierluigi Castagnetti 30 marzo 2017 Scrittore, editore, critico militante, Raffaele Crovi (1934-2007) è stato uno degli intellettuali più colti e raffinati del secondo Novecento. La sua opera, disseminata in romanzi, poesie, saggi, si completa nell’impegno editoriale presso le più importanti case editrici italiane, non ultimo il catalogo di Camunia , sigla fondata nei primi anni Ottanta, che riproduce il canone di una letteratura in dialogo con la storia, l’antropologia e le scienze umane. Per ricordare l’intellettuale, emiliano di nascita e milanese di adozione, a dieci anni dalla sua scomparsa, il Centro di ricerca “ Letteratura e Cultura dell’Italia Unita ” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore mercoledì 5 aprile , dalle ore 9, nella Cripta Aula Magna (largo Gemelli, 1 – Milano) organizza il convegno: Il mestiere di fare libri. Dopo i saluti istituzionali di Angelo Bianchi , preside della facoltà di Lettere e Filosofia, e Giuseppe Langella , direttore del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, introdurrà i lavori della giornata di studio Giuseppe Lupo , docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università Cattolica. crovi #letteratura #narrativa #editoria Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dallo sceneggiato all’Amica geniale

MILANO Dallo sceneggiato all’Amica geniale Quando la nazione sognava di crescere, la trasposizione televisiva della letteratura contribuiva al processo di edificazione morale di un popolo. Oggi, spiega Giuseppe Lupo , le serie tv sembrano offrire solo la spettacolarizzazione del degrado e del male. Ciò conferma una tendenza tipica di una certa tradizione che si è nutrita di letteratura, assumendo titoli e argomenti da destinare alle pellicole e restituendo in cambio i volti da imprimere sulle copertine di quei libri, diventati film. Ciò non significa che la resa in pellicola sia stata superiore al prodotto letterario: in qualche circostanza sì, in altre meno. Ma certo non si può ignorare il valore che la tv o il cinema ha attribuito a determinate opere letterarie così potenti, così cariche di significati da veicolarsi per vie naturali verso il linguaggio delle immagini. Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica #serietv #libri #letteratura Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Día Negro, il noir va online su #eCatt

Letteratura Día Negro, il noir va online su #eCatt La XVI edizione della rassegna, promossa dal professor Dante Liano e dall’Instituto Cervantes di Milano, si terrà mercoledì 6 maggio e conferirà due Cfu agli studenti. La XVI edizione dell’ormai tradizionale rassegna letteraria dell’Università Cattolica non si ferma e si affida al web per parlare di letteratura noir, poliziesca o thriller. L’iniziativa - promossa ogni anno durante la prima settimana di maggio dal professor Dante Liano , docente di Lingua e letteratura spagnola, in collaborazione con l’ Instituto Cervantes di Milano - mercoledì 6 maggio andrà in scena in streaming dalle 9.30 e si potrà seguire sulla piattaforma Teams cliccando QUI . Gli interventi di questa edizione, curati dallo stesso professor Liano con interviste preregistrate, verteranno sulle ambientazioni del romanzo noir in Messico, in questo momento tra quelli più interessanti e innovativi sul fronte letterario nel panorama dell’America latina. A rappresentarlo sarà Rogelio Guedea , poeta, saggista, traduttore, autore di premiati libri di poesia e di narrativa e attualmente docente di letteratura latinoamericana all’Università di Otago, in Nuova Zelanda. Scrittrice di lunghi romanzi noir ambientati a Barcellona, molto popolare nella penisola iberica e in Germania, dove si è trasferita dopo la laurea in Filologia ispanica, in Italia è conosciuta soprattutto per La detective miope , pubblicato nel 2016 da Mondadori. In particolare s’immergerà nel 1928, anno fondamentale per la città, illustrando la storia di Giuseppe Meazza, che dà il nome allo stadio, con incursioni nella gastronomia milanese e nei siti avvincenti del capoluogo lombardo, come la “colonna del diavolo” davanti a sant’Ambrogio.

 

Día Negro, la festa del noir

milano Día Negro, la festa del noir Torna in largo Gemelli la giornata dedicata ai romanzi gialli. Milioni di lettori si sono formati leggendo Conan Doyle e Agatha Cristhie, e altrettanti con i libri di Raymond Chandler o Ellery Queen. Nell’ambito della lingua spagnola, il grande salto di qualità viene fatto da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, che giungono a trasformare il giallo in romanzo metafisico. Dopo di loro, i più grandi autori, non solo di lingua spagnola, si sono cimentati nella scrittura di letteratura noir, poliziesca o thriller. È ormai da molti anni che la cattedra di Lingua e Letteratura Spagnola e Ispanoamericana, presieduta dal professor Dante Liano , organizza il Día Negro , un omaggio al genere che, in spagnolo come in francese, diverge di colore rispetto all’italiano. Da tradizione, la giornata si celebra nella prima settimana di maggio, e si divide in due tavole rotonde , una dedicata al romanzo in lingua spagnola e l’altra al romanzo italiano . dianegro #gialli #noir #letteratura Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dolore, memoria e verità di Caporetto

MILANO Dolore, memoria e verità di Caporetto Il 2 marzo si è tenuto il secondo incontro dell’ottava edizione del ciclo “Giustizia e letteratura” dedicato alla dodicesima battaglia dell’Isonzo. Un evento che nell’immaginario collettivo si è imposto come il paradigma del tracollo di un intero Paese. by Emanuele Stefano Regondi | 22 marzo 2017 La sconfitta di Caporetto, da molti ritenuta la più grande disfatta dell’esercito italiano, rappresenta una vicenda che ha da sempre trasceso la pura dimensione storica, imponendosi alla memoria generale come il paradigma del tracollo di un intero Paese. Del “mito” della XII battaglia dell’Isonzo si è occupato il secondo incontro del ciclo di “Giustizia e letteratura” dedicato alla Grande Guerra, dal titolo «Dalla sconfitta al riscatto. Occuparsi di Caporetto, ricorda lo storico Mario Isnenghi , significa innanzi tutto cercare di comprendere le ragioni della sua proverbialità, così dirompente da non permettere più una piena e completa redenzione neanche dopo la vittoria finale del novembre 1918. Nelle parole di Alessandro Provera , assegnista di ricerca di Diritto penale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica, la letteratura caporettiana offre alcuni importanti spunti anche al giurista, ponendolo a confronto con alcune delle tematiche care alla riflessione sulla Giustizia nella modernità. giustizia #letteratura #grandeguerra Facebook Twitter Send by mail Print GIUSTIZIA E LETTERATURA Il ciclo di incontri proseguirà il 29 marzo con lo spettacolo «Parole e canti della Grande Guerra» che introdurrà il convegno conclusivo del 30 marzo dal titolo «Il volto dell’altro nelle tempeste di acciaio.

 

Eugenio Corti, omaggio in Parlamento

MILANO Eugenio Corti, omaggio in Parlamento Saranno presentati martedì 24 gennaio a Montecitorio gli Atti del convegno organizzato a Milano con l’Université Paris-Sorbonne per ricordare lo scrittore brianteo scomparso nel 2014. Nel volume curato da Elena Landoni i contributi dei maggiori specialisti. gennaio 2017 Anche Montecitorio celebra Eugenio Corti. Martedì 24 gennaio , nella sala stampa Camera dei deputati, si terrà un evento dedicato allo scrittore brianteo, scomparso nel febbraio del 2014, dal titolo Cantiere Eugenio Corti. Nel primo semestre del 2016 l’Università Cattolica di Milano e l’Université Paris-Sorbonne hanno promosso, nelle rispettive sedi accademiche, due convegni internazionali su Corti. Il volume, curato da Elena Landoni e pubblicato nella collana del Centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita” , raccoglie i contributi dei maggiori specialisti di Corti e costituisce una pietra miliare nella storia della sua fortuna critica. Inoltre, saranno presentate tutte le attività legate alla figura di Corti che avranno luogo nel corso del 2017, a cominciare da un ulteriore convegno, di taglio etico politico, che si svolgerà presso la Camera dei Deputati il 14 febbraio , con la partecipazione di parlamentari e studiosi.

 

Eugenio Corti, un autore controcorrente

Il suo romanzo “Il cavallo rosso” è un long seller che ha raggiunto la 32esima edizione italiana ed è stato tradotto in otto lingue. maggio 2016 A due anni dalla scomparsa, l’Università Cattolica di Milano e l’Université Paris-Sorbonne ricordano con un convegno internazionale la figura di Eugenio Corti (1921-2014). L’incontro promosso dal dipartimento di Italianistica e comparatistica e dal centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, diretto dal professor Giuseppe Langella , si terrà in Cripta Aula Magna a Milano martedì 7 giugno , alle ore 9, e avrà lo scopo di approfondire gli studi critici sullo scrittore brianteo. Corti è autore controcorrente, dalla fama solida e duratura presso il pubblico: il suo romanzo maggiore, Il cavallo rosso , pubblicato nel 1983, ha raggiunto la trentaduesima edizione italiana ed è stato tradotto in otto lingue. Il tempo ha dato ragione a François Livi, docente di Letteratura italiana alla Sorbona, che nel 1984 scriveva: « Il cavallo rosso diventerà senza dubbio una stella fissa della letteratura della nostra epoca». Muoveranno da un approccio storico le relazioni di Luigi Trezzi , che collocherà il tempo e lo spazio in cui è ambientato il romanzo maggiore, e di Nicolangelo D’Acunto , che approfondirà la concezione del Medioevo – l’epoca più amata da Corti – che traluce dalle sue opere. Il gruppo canoro, che prende il nome da un noto personaggio del romanzo maggiore di Corti, è composto da universitari milanesi che condividono la passione per il canto alpino e per l’opera di questo autore.

 

Frankenstein, un mito che rivive

milano Frankenstein, un mito che rivive A 200 anni dalla stesura di uno dei romanzi, che è divenuto pietra miliare del suo genere e ha cambiato il corso della letteratura, esce una nuova traduzione italiana dell’opera di Mary Shelley , basata sulla versione integrale e non censurata del 1818. Del resto, il mito della Creatura - nata dal genio (e dalla pazzia) dello scienziato Victor - vive ancora a distanza di duecento anni dalla prima pubblicazione del volume. L’eccezionalità del lavoro svolto da Fabrizi - nonché della sua figura - è stata sottolineata da Arturo Cattaneo , direttore del Cenvi, il Centro di ricerca sulla cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Il docente ha ricordato che Fabrizi non solo ha portato in scena grandi classici della letteratura (come Rosso Malpelo di Giovanni Verga), ma dal 2013 è direttore artistico della Festa di teatro eco logico di Stromboli, grazie al quale ha ricevuto la medaglia del presidente della Repubblica per l’edizione 2014. Fusini ha in seguito esaltato l’autrice Mary Shelley, una persona «esile e delicata», che ha dovuto persino nascondere il proprio nome nella prima versione del romanzo, uscita anonima «perché all’epoca si trovava sconveniente l’idea che una donna pubblicasse». Invece, nell’edizione del 1831 Shelley decide di firmarsi, «si autorizza a essere autrice del libro»: un atto coraggioso, specie considerando i contenuti di Frankenstein, che in profondità tratta del sottile rapporto tra vita e morte e della scienza che vuole dominare il mondo. Temi che ricorrono concretamente nell’esistenza dell’autrice: «Mary Shelley è orfana della madre Mary Wollstonecraft, famosa intellettuale e femminista ante litteram, grande sostenitrice della libertà femminile, che paradossalmente muore della morte più convenzionale» per una donna, ossia «di parto mentre dà alla luce proprio Mary».

 

From TV drama to My brilliant friend

MILANO From TV drama to My brilliant friend When the Italian dream was a trajectory to a better future, the screen adaptation of a novel was a way to strengthen the moral fabric of a country. Today, as Giuseppe Lupo writes, the TV series seem only to offer the spectacle of human degradation. This confirms a typical trend of a certain tradition that has nourished itself with literature, shallowing up titles and subjects to be adapted into films and giving in return the faces to be printed on the covers of those books, once these have been transposed onto the screen. Multiple could be the occurences - we have had some examples during the exhibition held in Milan, at the Kasa dei Libri, on the connections between Claudia Cardinale and the narrative fiction that had flourished during the economic boom. Indeed, these instances would emphasise what seems to be now a well-established paradigm: literature has provided cinema with plenty of source material, but then the film-makers were able to rework this material giving back a more insightful storytelling of a nation. But certainly we can’t ignore the value that TV or cinema has brought to certain pieces of literature so powerful, so rich in meaning that they seem to be moving naturally towards the language of images. Professor of Modern and Contemporary Italian Literature at Università Cattolica #serietv #libri #letteratura Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Giulio Cesare, artefice del proprio destino

Letteratura & Teatro Giulio Cesare, artefice del proprio destino Nel capolavoro shakespeariano si assiste allo sgretolamento di una visione del mondo precostituita e immutabile, e al vacillare delle certezze di fronte alle novità scientifiche, geografiche e religiose nella società cinque-seicentesca. La colpa non è nelle stelle, ma in noi” Parole tratte dal Giulio Cesare di William Shakespeare , che sono riecheggiate nell’Aula Magna della Cattolica per l’ormai consueto appuntamento con Letteratura &; Teatro , coordinato dalla professoressa Lucia Mor . L’opera, presentata dal professor Franco Lonati , docente di Letteratura inglese, venne realizzata appena prima delle principali tragedie di Shakespeare, ovvero nel 1599. Non a caso, il Giulio Cesare venne definito come il “dramma del libero arbitrio” , anche se Lonati preferisce interpretarlo come una “manifestazione del senso di responsabilità”. Oltre alla crisi di quello che era il modello di pensiero del tempo, Shakespeare fu soggetto ad una crisi artistica, che lo vide alla ricerca di uno stile nuovo. Cesare viene ucciso durante una riunione del Senato; tra gli assassini vi è anche Bruto, al quale Cesare si rivolge pronunciando la celebre affermazione: “Tu quoque Brute, fili mi”. Il Giulio Cesare è un esempio di come la lettura di un’opera del passato ci permetta di vivere il presente in modo più consapevole.

 

Giuseppe Lupo per Let’s Book

Piacenza Giuseppe Lupo per Let’s Book Lo scrittore, finalista al Campiello 2011, è l’ospite dell’incontro promosso a Piacenza giovedì 24 novembre . Parlerà del suo ultimo romanzo “L’Albero di Stanze”, accompagnato dall’attrice Bedy Moratti . L'incontro sarà moderato dalla professoressa Paola Ponti 11 novembre 2016 Torna l’appuntamento con Let’s Book nel campus di Piacenza. Giovedì 24 novembre alle 14 nell’aula 16 lo scrittore Giuseppe Lupo introdurrà il suo romanzo "L’Albero di Stanze", accompagnato dall’interpretazione dell’attrice Bedy Moratti di alcuni brani del libro. L’iniziativa è promossa dal Servizio Comunicazione, Stampa e Media della Cattolica di Piacenza, in collaborazione con la facoltà di Scienze della Formazione. L’Albero di stanze si colloca a conclusione di una serie di romanzi che hanno disegnato in questi quindici anni il destino delle genti di Lucania durante il lungo e drammatico attraversamento di un tempo a lungo sospeso tra il nuovo e l'antico. Un cammino lungo, molto lungo, cominciato quando io frequentavo la scuola elementare e pensavo a come raccontare la storia di una famiglia vissuta cento anni dentro un edificio di ventisette stanze: quattro generazioni che si sono affacciate nel Novecento e una, la quinta, già proiettata nel Duemila».

 

Giustizia divina, diritto terreno

MILANO Giustizia divina, diritto terreno Mito e narrazioni della giustizia nel mondo greco è il tema del nono ciclo seminariale su “Giustizia e letteratura”. Il passaggio dalla giustizia violenta a un modello dialogico, regolato – che nella Grecia antica si coglie anzitutto nelle Eumenidi di Eschilo –, richiama la dinamica del processo penale, che è, «in fondo, un grande spettacolo teatrale». Con riferimento alla letteratura greca del periodo arcaico, il termine “Dike” (che ricorre cinque volte nell’Iliade) indica, alternativamente, la sentenza di un giudice o le ragioni di una parte, e, in un caso, la giustizia divina. Esso muove – conclude Mario Cantilena – dal presupposto secondo cui la condizione umana è caratterizzata da fragile incertezza e impotenza, ed è soggiogata dall’ostilità divina , che è potenza dominatrice: la spietata giustizia degli dei è incomprensibile all’uomo e spesso imperscrutabile. Questa logica della perfetta retribuzione e proporzionalità lascia aperti alcuni spiragli che suggeriscono un ideale di giustizia diversa , ove sembra quasi profilarsi uno schema “assembleare”, una giustizia della “misura” che si ottiene attraverso il “logos” , il dialogo, il confronto dialettico. La nascita stessa del concetto di “responsabilità” è legata alla comprensione del fatto che sia necessario reagire alla “hybris” , che è la tracotanza, la prima forma di ingiustizia come annientamento sproporzionato dell’altro da sé. Il ciclo seminariale proseguirà il 1° marzo 2018 con un incontro dal titolo Il conflitto fra giustizia e legge nel teatro greco a cui parteciperanno in veste di relatori Antonietta Porro , docente di Letteratura greca all’Università Cattolica, Mario Cantilena e Vincenzo Militello , docente di Diritto penale all’Università degli Studi di Palermo.

 

Giustizia e letteratura al Festival del diritto

by Velania La Mendola | 16 settembre 2016 L’edizione 2016 del Festival del Diritto , in calendario a Piacenza dal 23 al 25 settembre , di cui l’Università Cattolica è uno degli enti promotori, è dedicata al tema della " Dignità ". Intervengono Alessandra Ballerini , Emanuele Maffi, Alessandra Ballerini , già avvocata di strada a Genova, racconterà la migrazione di persone che abbandonano la propria terra di origine, devastata dalla guerra, per inseguire il sogno di una vita migliore in altre zone del mondo. Scopo dell’incontro è riflettere sulla non autosufficienza sotto diverse prospettive: quella costituzionalistica, che muove dal presupposto di uno stato sociale sempre più in crisi; quella civilistica, che si sofferma sull’amministrazione di sostegno; quella pratica, che considera il ruolo del magistrato rispetto all’esigenza di effettività della tutela del non autosufficiente. Di Seguito quelle promosse da Caffexpo , a cura del Centro di Ricerca per lo sviluppo sostenibile Opera, Alta Scuola di dottorato Agrisystem, Università Cattolica di Piacenza e Associazione Piace Cibo Sano. settembre 2016 - 17.30 Portici di Palazzo Gotico CAFFEXPÒ - CONSUMO DI CIBO: LA DIGNITÀ DI UNA SCELTA CONSAPEVOLE NEL MERCATO ODIERNO Coordina il professor Ettore Capri . Intervengono Miriam Bisagni, Antonia Corini, Agostino Macrì, Donatello Sandroni, Marco Trevisan 24 settembre 2016 - 17.30 Portici di Palazzo Gotico CAFFEXPÒ – LA DIGNITÀ DEL MONDO VEGETALE: IL RAPPORTO CONTROVERSO DELL’UOMO CON LE PIANTE coordina il professor Ettore Capri. Intervengono Matteo Andreozzi, Miriam Bisagni, Roberto Defez, Beatrice La Porta, Marco Trevisan 25 settembre - 11.30 Portici di Palazzo Gotico CAFFEXPÒ – LA DIGNITÀ DEL RUOLO DEGLI SCIENZIATI coordina il professor Ettore Capri .

 

Le cinque Italie

Ne consegue un'inedita visione del territorio del Belpaese, che abbandona la triplice ripartizione nord, centro e sud, in favore di una lettura verticale. by Giuseppe Lupo | 18 marzo 2016 Per compiere un viaggio nelle utopie appenniniche occorre abbandonare la tradizionale lettura di un’Italia orizzontale (sa cui derivava una triplice ripartizione: Nord, Centro e Sud) a favore di una lettura verticale. Ciò consente anche di verificare con altissima probabilità di successo l’incidenza del fattore spazio (e non più del fattore tempo) nelle scelte letterarie. Le quali spesso non obbediscono soltanto alle ragioni della Storia, ma alla conformazione del terreno, alla natura dei luoghi che determina trasversalmente l’insorgere di alcuni fenomeni, alla disposizione dei fiumi (cito i nomi di almeno tre scrittori “idraulici”: Claudio Magris, Guido Conti, Raffaele Nigro). L’Appennino denuncia il fallimento della Storia (che si pente per le sue inadempienze) celebrando l’utopia come mito dell’attesa, come tensione per un altrove geografico che può anche essere sfuggente, ma che esiste. La citazione coglie l’immaginario di chi vive sull’Appennino: sospirare le isole lontane, dunque sognare viaggi per un altrove favoloso, ma poi, una volta raggiunto questo altrove favoloso, sentire nostalgia del paese. Ciò determina quel senso di spaesamento raccontato da Silvio D’Arzo in Casa d’altri (1952), a cui non si può opporre alcuna resistenza, se non l’idea della fuga o della reinvenzione di una geografia.

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Guareschi, un cuore targato Milano

MILANO Guareschi, un cuore targato Milano Dagli scritti del papà di Don Camillo e Peppone, oltre al cruccio di aver svenduto i diritti del suo romanzo agli autori della saga cinematografica, emerge anche il profondo intreccio tra la sua anima emiliana e la milanesità non solo professionale. ottobre 2018 di Paola Ponti * Può sembrare sorprendente, ma per accostare la “milanesità” di Guareschi, è possibile prendere le mosse dal Mondo piccolo e dal Don Camillo. Nella lettera del 27 gennaio 1949, inviata da Giovannino Guareschi al regista Antonio Blasetti, scrive: Peccato che il Don Camillo non sia più mio: per me “Don Camillo” è come un caro amico morto al quale si può soltanto pensare con infinita nostalgia. O ancora, quando riconosce che il legame con Milano è profondo e immodificabile: «Anche quando nella mia casetta di Milano abiterà altra gente, la piccola soffitta rimarrà mia e non la mollerò perché la mia barca sentimentale sarà ormeggiata al grande Porto delle Nebbie. Pubblichiamo uno stralcio della sua relazione #letteratura #guareschi #anniversario Facebook Twitter Send by mail Print IL CONVEGNO Nella ricorrenza del 50° anniversario della morte di Giovanni Guareschi (1968-2018) l’Università Cattolica, il Comitato Guareschi 2018 e il Centro Culturale di Milano hanno dedicato alla figura dello scrittore un’importante giornata di studi. Ritrovare Guareschi – Mondo Piccolo don Camillo : questo il titolo dell’iniziativa che si è tenuta mercoledì 10 ottobre all’Università Cattolica e articolata in diversi interventi frutto di accurate ricerche condotte dal Dipartimento di Italianistica e Comparatistica dell’Ateneo del Sacro Cuore. Dopo i saluti introduttivi di Luigi Pati , preside della facoltà di Scienze della Formazione, e di Giorgio Vittadini , presidente Comitato Guareschi 2018, si sono alternati, tra gli altri gli interventi dei docenti dell’Università Cattolica Pierantonio Frare , Raffaele Chiarulli , Arturo Cattaneo , Enrico Elli , Daniela Tonolini , Ermanno Paccagnini , Paola Ponti .

 

Hélé Béji, narrare l'identità

Brescia Hélé Béji, narrare l'identità Il 22 febbraio la scrittrice franco-tunisina è stata ospite a Brescia in occasione della conferenza “L'écriture de Hélé Béji entre narration et essai”. Dopo aver lavorato all'Unesco come funzionario internazionale, ha fondato nel 1998 il Collège international di Tunisi: uno spazio di dialogo e di libertà, all'interno della Medina, con il chiaro obiettivo di avere un'influenza nella gestione politica del proprio paese in un momento drammatico della sua storia. Partendo dalla sua infanzia e dalla sua esperienza personale, Hélé Béji ha parlato di letteratura ma anche di identità e alterità, nonché del suo rapporto con la lingua e la cultura francese. Hélé Béji sostiene che per comprendere l'altro sia necessario partire da se stessi, ed è quello che essa propone in prima persona nelle conferenze che organizza al Collège international de Tunisi che conta nella sua storia ospiti illustri, da Derrida a Semprun. Pur trattandosi di una lingua parlata da gente che non sa scrivere, essa, contrariamente a ciò che pensano molti studiosi, diventa il veicolo di una riflessione che parte dalla conoscenza diretta degli esseri umani e della loro psicologia, imparata direttamente dalle relazioni sociali. Esse sono per Hélé Béji come due vasi comunicanti poiché la lingua dell'istruzione le ha permesso di comprendere che esisteva una lingua rurale, che è diventata per lei la voce dell'antropologia, dell'etnologia e soprattutto di una parte fondamentale di se stessa. In conclusione, la scrittirice è stata la protagonista di un incontro vivo, che ha permesso al pubblico di entrare in dialogo con un’esperienza: quella di una grande donna che continua ad avere il coraggio per dare voce agli intellettuali in un periodo difficile.

 

Il giurista e la “cura” dei diritti umani

MILANO Il giurista e la “cura” dei diritti umani Il seminario organizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche per la ricorrenza della Giornata della Memoria è stata un’occasione per riflettere circa legittimazione, modalità e limiti dell’intervento giuridico, in particolare penalistico. Una riflessione resa possibile dal seminario permanente organizzato mercoledì 25 gennaio dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Giuridiche sul tema “Memoria e comprensione dell’“altro” tra difesa sociale e garanzie individuali: la prospettiva giusletteraria per un diritto penale democratico” . La legislazione penale si trasforma allora in strumento di discriminazione, di disuguaglianza, di mortificazione della dignità umana, accelerando quel processo di de-umanizzazione già in atto sul piano sociale. Ricordando quanto affermato dalla statunitense Martha Nussbaum nei suoi più recenti studi, la dottoressa Visconti ha sottolineato come le narrazioni letterarie siano in grado di sviluppare l’“immaginazione narrativa” del lettore, le sue capacità di ascolto e di immedesimazione empatica nelle condizioni di un soggetto “altro”. L’imponente immigrazione in atto verso il nostro Paese, le differenze religiose e culturali che innervano il tessuto sociale, le disuguaglianze economiche e sociali, le spinte ideologiche che divengono oggetto di strumentalizzazione nel fenomeno del terrorismo internazionale costituiscono questioni urgenti che segnano l’attuale dibattito storico, culturale e giuridico. Al rischio che le esigenze di sicurezza sovrastino i diritti fondamentali dell’individuo si affiancano i rischi di politiche criminali di impronta generalizzante e riduttiva nei confronti della diversità, che sacrificano acriticamente le potenzialità dell’“identità” individuale e le esigenze di uguaglianza sostanziale. La Giornata della memoria costituisce, dunque, un monito importante e attuale per il giurista ad impegnarsi nel perseguimento di obiettivi di uguaglianza in tema di dignità e diritti da riconoscersi a prescindere da qualsivoglia diversità fattuale esistente tra le persone.

 

Il giurista rilegge i classici

CATTOLICAPOST Il giurista rilegge i classici Confrontarsi con la vita dell’Atene del V secolo attraverso alcune vicende tragiche, prima fra tutte quella di Antigone, costringe a misurarsi con l’archetipo della giustizia e i suoi complessi, liquidi e frammentati sviluppi in un’età postmoderna. Cardozo a chiusura del nono ciclo seminariale di “Giustizia e Letteratura” , organizzato dall’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale ( ASGP ) e dedicato alla giustizia nella letteratura greca antica. Al centro della riflessione, l’ Antigone di Sofocle , emblema - secondo Anna Maria Cascetta , docente di Storia del teatro all’Università Cattolica - del conflitto tra cultura democratica e cultura aristocratica. Antigone e Creonte incarnano, secondo Maria Pia Pattoni , docente di Filologia classica alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, d ue concezioni antitetiche della giustizia : l'una basata sulla physis , il “giusto” secondo natura, l’altra sulla legge positiva. L’accostamento tra archetipo della giustizia nella Grecia classica e modernità conduce a riflessioni “di sistema” sul ruolo del legislatore e del giudice penale nell’Atene di allora, come nell’epoca contemporanea. E se, come afferma Natoli, quella della tragedia greca è una giustizia prevalentemente «antropocentrica» – dove l’uomo, schiacciato da potenze contrapposte deve trovare da solo una via d’uscita – la giustizia nella Bibbia è, invece, di matrice squisitamente «teocentrica» – dove è Dio a liberare l’uomo dall’Egitto –. Pur nelle rispettive differenze, l’accostamento tra l’ uomo greco e l’ uomo biblico ci rivela, però, «la pasta comune», l’elemento universale che li accomuna: la circolarità della vita e della morte , che, insita nella natura, è l’ «universale premessa biologica di ogni religione e ogni filosofia».

 

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