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Crescono gli alunni con disabilità

Milano Crescono gli alunni con disabilità Nelle scuole italiane, con l’aumento del numero di studenti accolti, c’è sempre più bisogno di un approccio educativo attento alla loro integrazione. Come affronta la scuola italiana l’integrazione di questi studenti? Ne parliamo con il professor Luigi D’Alonzo , ordinario di Pedagogia speciale e direttore del nuovo master in “Didattica e Psicopedagogia per alunni con Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD – DDAI)” dell’Università Cattolica. Qual è l’andamento rispetto agli anni precedenti? «Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla salute delle Regioni italiane (Focus sulla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, del 31 dicembre 2017) le persone con disabilità sono circa 4 milioni e 360 mila pari al 7,2% della popolazione italiana. Qual è il focus di questo corso? «Il master in “Didattica e Psicopedagogia per alunni con Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD – DDAI)” è rivolto a docenti delle scuole statali e paritarie, dirigenti scolastici, coordinatori didattici ed educatori. Il Master è organizzato in stretta collaborazione con il Centro studi sulla Disabilità e Marginalità (CeDisMa) dell’Università Cattolica e si avvale di docenti e conduttori con grande esperienza professionale e specialistica nel settore del Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività». scuola #disabilita #inclusione #master Facebook Twitter Send by mail UN MASTER SU DEFICIT D’ATTENZIONE/ IPERATTIVITÀ Scadono il 12 settembre le iscrizioni al nuovo master in “ Didatti ca e Psicopedagogia per alunni con Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD – DDAI) ”. Il percorso è organizzato in stretta collaborazione con il Centro studi sulla Disabilità e Marginalità (CeDisMa) dell’Università Cattolica e si avvale di docenti e conduttori con grande esperienza professionale e specialistica nel settore del Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività.

 

Scuola lavoro, l’alternanza cresce

ateneo Scuola lavoro, l’alternanza cresce In un anno ha fatto registrare un balzo del 65% di studenti accolti nel nostro Ateneo, tra inserimento negli uffici e attività didattiche dei docenti con alcuni dei 96 istituti coinvolti. Quella che è ormai una realtà per il sistema scolastico italiano, lo è in modo evidente anche per il nostro Ateneo che, a partire dalle prime sperimentazioni dell’anno 2014-2015, ha incrementato sempre più questa forma di collaborazione con gli istituti superiori. Basti pensare che in un solo anno ha fatto registrare un balzo superiore al 65% di studenti accolti in tutti i campus dell’Atene o. Nell’anno accademico 2017-2018 sono stati 1.137 a fronte dei 687 del 2016-2017, mentre le scuole coinvolte sono aumentate da 68 a 96. Il primo canale è quello dell’ inserimento degli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori negli uffici e nei serviz i dell’Università: dal Centro di Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi) all’Ufficio Stampa e media, dall’Ufficio internazionale alla biblioteca, dalle risorse umane all’editrice Vita e Pensiero. Lo conferma Simone Robbiati , 18 anni, studente del Liceo classico “Maiorana” di Desio (Mi), che è al secondo anno di Alternanza in Università Cattolica: «L’anno scorso sono stato accolto nell’Ufficio comunicazione e quest’anno in Biblioteca. L’iniziativa aveva lo scopo di sviluppare negli studenti del triennio del Liceo Classico competenze relative al loro ruolo di Tutor nei confronti degli studenti che, nel biennio, presentano difficoltà su alcune materie e si proponeva di potenziare nei tutor liceali alcune abilità che favorissero il loro operato. Come ha detto una di loro: «Grazie a questo progetto abbiamo avuto l’opportunità di metterci in gioco direttamente e di acquisire maggiori consapevolezze su di noi, nel ruolo di tutor».

 

Autismo a scuola, la scelta dell’inclusione

Milano Autismo a scuola, la scelta dell’inclusione L’istituzione scolastica italiana ha saputo integrare molti allievi con disabilità, permettendo a molti di farsi strada negli studi e nel lavoro. aprile 2016 di Luigi D'Alonzo* È importante mettere dei punti fermi sull’autismo e condividerli in modo da offrire agli educatori, insegnanti e operatori delle basi di appoggio condivise per indirizzare il loro lavoro. Gli studi sul cervello con la tecnica di neuroimmagine dimostrano che i soggetti con autismo attivano con successo aree cerebrali normalmente preposte ad altri tipi di compiti con processi chiaramente di tipo compensatorio. Gli interventi di cura precoci sono stati associati a miglioramenti importanti ma molti studi indicano che i fattori più attendibili degli esiti evolutivi sono variabili esterne al trattamento, come le abilità linguistiche, sociali, e imitative e il livello intellettivo del bambino prima di iniziare il trattamento. Il numero di alunni con deficit nelle scuole italiane è cresciuto negli ultimi anni e, secondo l'ISTAT, nell'anno scolastico 2014/15 sono 153.848 gli alunni con disabilità (3,4% del totale). Essenziali sono l’intervento precoce e la consapevolezza che la promozione dello sviluppo dell’educando avviene soprattutto attraverso un contatto umano di valore, colmo di accettazione e di incontro con l’altrui persona e che tutto ciò alimenta una crescita maturativa. Intenzionalità e competenza costituiscono dunque un binomio inscindibile che deve governare l’evento educativo guidandolo in una prospettiva progettuale volta a promuovere nel soggetto handicappato itinerari di maieutica personale funzionali alla sua condizione di diversità.

 

Thauma, la scuola sul palco

Il grande pregio di questo Festival è la valorizzazione sulla scena di testi che una certa cultura contemporanea ritiene sorpassati, pesanti, ormai non più attuali e, invece, recitati da questi ragazzi con molto entusiasmo, mostrano quanto ancora abbiano da dire a loro e a noi che assistiamo agli spettacoli». Cerchiamo di rispettare il modello antico con lo stesso auspicio “politico”, nel senso alto dell’idea di polis, cioè di tenere unita la compagine sociale di un Paese attorno a dei valori riconosciuti, che sono quelli dell’Umanesimo, del teatro classico». Lo scopo del festival è anche quello di far mettere in gioco i docenti di arte e di lettere, favorendo il dialogo tra loro e la collaborazione, per cercare alcune scelte ragionevoli e per dare unità ai vari elementi che compongono uno spettacolo. Un esercizio utile per gli studenti, non solo quando recitano, ma anche per quando assistono a uno spettacolo: permette loro di essere in grado di giudicare l’unità di pensiero che c’è tra il testo recitato in un certo modo dagli attori e tutto il corredo di scenografia e vestiti». Il rapporto tra un testo originale e una rappresentazione di oggi, fedele o meno, può essere una forma di didattica esperienziale e non puramente intellettuale, che mette in gioco elementi molto alti e la sfera di emozioni che ne sono collegate. CORSO SUL TEATRO ANTICO, UNA STORIA UNICA IN ITALIA L’Università Cattolica è stata una delle prime a dotarsi di un laboratorio di teatro di drammaturgia antica . Negli anni, gli studenti iscritti ai laboratori, hanno mostrato interesse a dare continuità a questo tipo di percorso; da questo interesse nasce il corso per completare la formazione dell’attore, trasmettendo i fondamenti di recitazione, di conoscenza dei testi di drammaturgia antica.

 

Mondo 4.0: la sfida si vince in team

Mondo 4.0: la sfida si vince in team Per fronteggiare lo tsunami digitale – sia privato che professionale - servono competenze, gioco di squadra e spirito di sperimentazione. settembre 2017 Siamo nel pieno della Quarta rivoluzione industriale e nel nostro mondo 4.0, dominato da uno tsunami digitale che ha pervaso vita privata e professionale, le sfide che si presentano sono inedite, stimolanti, capaci di influire anche sui valori che guidano il nostro fare. Si è partiti da questa riflessione nell’incontro Scuola 4.0 che ha portato 160 studenti dell’ITC Romagnosi in Cattolica per raccogliere stimoli utili ad affrontare il cambiamento. Si è anche parlato dell’evoluzione dei valori, sia personali che professionali: il valore del gioco di squadra e la propensione all’innovazione e allo spirito di sperimentazione sono oggi imprescindibili”. Infine la Tecnologia 4.0 nell’intervento del prof. Francesco Timpano “Abbiamo parlato del nuovo legame che c’è tra macchine, sistemi informatici e la rete, il cloud, analizzando i possibili impatti che la quarta rivoluzione industriale avrà sulla nostra vita, sui nostri comportamenti sui contenuti delle nostre attività lavorative. Una sfida importante che incontra molto l’interesse dei giovani: l’obiettivo è di aumentare la quantità di informazioni che hanno per poter affrontare con la giusta consapevolezza questa sfida”. A chiudere l’incontro l’intervento del prof. Sebastiano Grandi che si è soffermato sulla rivoluzione della comunicazione digitale Mondo 4.0: la sfida si vince in team 1 / #scuola #tecnologia #universita Facebook Twitter Send by mail.

 

Scuola, cambiano i “modi” d’imparare

Milano Scuola, cambiano i “modi” d’imparare Una rete di scuole milanesi con il Cedisma lancia una sperimentazione per superare il modello a “zig zag” con continui cambi di materia, a vantaggio di una didattica differenziata per blocchi più inclusiva anche per gli studenti con disabilità e Dsa. Un programma centrato sulla persona” è il progetto innovativo che coinvolge molte scuole italiane e, in particolare, 94 classi di 17 istituti comprensivi della scuola primaria a tempo pieno di Milano e provincia. L’iniziativa riguarda le scuole che vogliono rinnovare la didattica sul piano orario e qualitativo e anche della differenziazione didattica» afferma il direttore del Cedisma Luigi D’Alonzo , che coordinerà l’attività di osservazione e monitoraggio per questo primo anno di sperimentazione. Abbiamo un numero sempre maggiore di ragazzi complessi, si riscontra un boom di certificazioni di Disturbi dell’apprendimento (DSA) e disabilità a vario titolo e un boom anche di ragazzi senza certificazioni ma molto problematici. L’ipotesi che il progetto vuole percorrere è quella di cambiare l’orario scolastico, cercando di offrire ai bambini periodi di apprendimento dello stesso ambito disciplinare molto più ampi in modo che possano con tranquillità e flessibilità raggiungere gli obiettivi. Che ruolo avrà l’insegnante di sostegno con questa nuova modalità di insegnamento? «L’insegnante di sostegno, quando c’è, finalmente assolverà a quanto prevede la legge, e cioè assumerà la contitolarità della classe aiutando nella progettazione e nello svolgimento delle attività l’insegnante curriculare. scuola #primogiorno #bambini #didattica Facebook Twitter Send by mail CATTOLICAPER LA SCUOLA Da alcuni mesi l’Ateneo ha avviato Cattolicaper la scuola , il portale che mette a disposizione un’esperienza pluriennale nel campo della formazione e della ricerca applicata.

 

L'integrazione si gioca anche a scuola

Brescia L'integrazione si gioca anche a scuola Una ricerca-azione della facoltà di Scienze della formazione ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in alcuni istituti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. by Antonella Olivari | 31 ottobre 2017 La Lombardia è la regione con il numero più elevato di alunni con cittadinanza non italiana (191.526 allievi, il 24,3% della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana), seguita dal Veneto (91.867, l’11,7%), dall’Emilia Romagna (90.286,l’11,5%). Partendo da questi dati i pedagogisti della facoltà di Scienze della Formazione sono convinti che si debba elaborare un modello educativo interculturale per la piena integrazione di tutte le diversità. Proprio nelle scuole si deve costruire una reale esperienza di apprendimento e di inclusione sociale e lo si può fare grazie alla collaborazione di tutti i soggetti educativi del territorio. Una ricerca-azione biennale, condotta da un gruppo di ricercatori della Cattolica coordinati dal preside della facoltà di Scienze della formazione Luigi Pati , che ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in 8 scuole di ordini e gradi differenti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. Tutto questo perché il dialogo tra scuola e famiglia porta a una corresponsabilità tra le parti che diventa il risultato della capacità personale e di gruppo di inserirsi con creatività nell’ideazione di nuovi modelli di sviluppo e di azione. Le ragioni sono quelle di stabilire tra scuola e famiglia "un vero e proprio patto educativo per favorire una migliore formazione degli studenti, sia in termini di inclusione sociale, che di rinnovamento necessario in aue dove spesso la maggioranza ha provenienze diverse da quella locale" ha concluso Pati.

 

Immigrati, mediazione contro paura

ottobre 2017 di Valerio Corradi * La documentata analisi proposta dal CIRMiB - il Centro di iniziative e ricerche sulle Migrazioni a Brescia - fornisce chiare indicazioni su come l’immigrazione stia trasformando, gradualmente e a più livelli, la società bresciana. I molti argomenti affrontati sono riconducibili ad almeno due ordini di questioni: il grado di inclusione socio-lavorativa degli immigrati regolari e il livello di sostenibilità dell’accoglienza di richiedenti asilo/rifugiati. Oltre al dato sui “nuovi cittadini bresciani”, ne danno conferma: l’aumento degli stranieri proprietari di abitazione, il calo della mobilità territoriale verso altre province italiane, la crescita dei residenti da più di 10 anni, la prevalete motivazione famigliare rispetto a quella economica per i nuovi arrivi. Una riprova è che circa il 10% dei posti complessivi di accoglienza è gestito tramite lo SPRAR (29 i comuni coinvolti), mentre la più ampia distribuzione dei richiedenti asilo/rifugiati è il risultato di interventi non organici attuati tramite i Centri di Accoglienza Straordinaria. Per giungere a un modello compiuto e condiviso è necessario un ulteriore sforzo di tutti gli attori in gioco nel supportare percorsi di inclusione e di accoglienza che siano sensibili alle differenze e forniscano concrete opportunità per una crescita sociale sostenibile del territorio. Docente di Sociologia del territorio e Centro di Iniziative e di Ricerche sulle Migrazioni - CIRMiB #immigrazione #mediazione #scuola #brescia Facebook Twitter Send by mail Alcuni dati Dal rapporto del CIRMiB "La Mediazione necessaria. Nel 2016 l’incidenza degli stranieri tra gli iscritti a un corso universitario a Bs è del 6,3% (7% presso l’Università degli Studi e 4,3% presso la Cattolica di Brescia); fra gli immatricolati ormai l’80% ha frequentato le scuole superiori in Italia.

 

Sotto il cielo dell'Alternanza

Brescia Sotto il cielo dell'Alternanza A Brescia sono stati presentati i risultati della ricerca condotta in tre istituti superiori per individuare gli effetti prodotti dal sistema di alternanza scuola-lavoro a tre anni dall’entrata in vigore della riforma scolastica. by Bianca Martinelli | 12 dicembre 2017 Studenti più consapevoli e desiderosi di mettersi alla prova, ragazzi curiosi di comprendere e toccare con mano cosa voglia dire entrare a far parte del mondo del lavoro, e volontà di individuare un ambito lavorativo in cui poter sviluppare le proprie capacità e attitudini. Alternanza scuola, lavoro e università finanziata da Fondzione Comunità Bresciana, racconta di come, in seguito alla riforma scolastica attuata con la legge 107/2015, il bilancio possa considerarsi positivo in termini qualitativi. Strumenti d’indagine sono state le 88 interviste effettuate in diverse fasi dell’alternanza (una per ciascuno studente), i 264 questionari distribuiti a studenti e tutor, 3 laboratori riflessivi per gli studenti, 2 focus group rivolti agli insegnanti, 3 incontri con le famiglie dei ragazzi e 17 meeting progettuali. Ampliando il raggio sul territorio nazionale i dati quadro mostrano come tra l’anno scolastico 2014/15 e il 2015/16, grazie all’obbligatorietà, il numero degli studenti coinvolti sia passato da 273mila ad un sonoro 652.641, con un incremento del 139%. Gli istituti che hanno fatto alternanza sono passati dall’essere il 54% al 96%, mentre per i percorsi attivati si registra un +154%, ovvero da 11.585 al 29.437. Dall’altro lato vi sono poi gli enti “ospitanti” dove gli studenti sono inviati: il 36,1% sono imprese, ma anche biblioteche (il 12,4%), pubblica amministrazione nell’8,5% dei casi, enti no profit (7,6%) o studi professionali e associazioni di categoria.

 

Prepararsi al Fit con i 24 Cfu

cattolicapost Prepararsi al Fit con i 24 Cfu Nessuno conosce le scadenze del bando per il reclutamento dei nuovi insegnanti , che immetterà direttamente in ruolo . Diverse restano ancora le incognite che incombono sulla definizione di una data, anche se i meglio informati sostengono: non prima della fine del 2018 . Tant’è vero che c’è voluta un’altra Nota ministeriale – quella del 25 ottobre 2017 – per chiarire ciò che fino alle prime settimane di quest’autunno ancora non risultava evidente. Complicazioni procedurali a parte – penso soprattutto al dibattito innescato con l’introduzione dei 24 Cfu – c’è un aspetto di questa norma che conviene non sottovalutare. In questo senso i percorsi per l’acquisizione dei 24 Cfu costituirebbero, più che un ennesimo intralcio burocratico allo sviluppo di una carriera già difficile, un’occasione di preparazione alle prove di concorso . Durante un recente dibattito pubblico sui 24 Cfu ho assistito all’intervento di un dottore di ricerca che sosteneva di avere già, dopo tre anni di dura preparazione disciplinare, sufficienti competenze per accedere ai ruoli di insegnamento nella scuola secondaria. Ma come comportarsi quando in classe ci sono alunni con disturbi dell’apprendimento, bisogni educativi speciali o provenienze sociali “a rischio”? Credo che un buon insegnante, oltre a indicare ai propri allievi la meta, debba conoscere anche le strade che permettono loro di raggiungerla.

 

Percorsi formativi per i 24 Cfu

I percorsi consistono in attività formative e relativi esami coordinati fra loro e articolati in modo tale che ogni studente acquisisca i 24 Cfu, con 6 Cfu in almeno 3 dei 4 seguenti ambiti disciplinari: a. pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; b. psicologia; c. antropologia; d. metodologie e tecnologie didattiche. Le attività didattiche di tale percorso prenderanno avvio – con più edizioni, erogate nelle sedi di Milano, Brescia e Piacenza – a partire da gennaio 2018 . Sarà possibile l’iscrizione ai percorsi formativi selezionando, tra gli insegnamenti proposti, i corsi d’interesse. Pertanto, ai fini della necessaria modifica del piano degli studi, sarà definita una nuova finestra temporale a disposizione di tutti gli studenti interessati. CERTIFICAZIONE Terminati i percorsi e sostenuti i relativi esami, l’Università certificherà il raggiungimento degli obiettivi formativi previsti, indicando gli insegnamenti, i settori scientifico-disciplinari e le votazioni riportate. Per i laureati presso altro Ateneo: i candidati dovranno attenersi alle indicazioni fornite dalle competenti strutture della propria università ai fini del riconoscimento dei Cfu già acquisiti. IN CONTATTO CON NOI Chi desiderasse lasciare i propri contatti verrà aggiornato sui percorsi di formazione dell’Università Cattolica per il conseguimento dei 24 Cfu. Infoform per info 24 CFU #scuola #creditiformativi #cfu #concorso Facebook Twitter Send by mail.

 

Dalla Scuola di Giornalismo alle Iene

milano Dalla Scuola di Giornalismo alle Iene Valeria Castellano , diplomata al master della Cattolica, è entrata nella redazione del programma di Italia 1. Fin da quando mi sono incaponita con la mia inchiesta video sul petrolio in Basilicata e ho litigato con un paio di compagni di classe». Ma, al di là delle caratteristiche della trasmissione di Italia 1, in cui sarà prossimamente impegnata, ha sempre amato il video-giornalismo e l’inchiesta: «Quando ho iniziato la scuola di giornalismo, non sapevo nulla di questa professione. È una scuola che ha cambiato pelle alla fine degli anni Novanta, quando è diventata master, affiancando al praticantato giornalistico convenzionato con l’Ordine professionale nazionale il percorso di specializzazione post laurea del nuovo ordinamento universitario. Nel gruppo degli ex c’è anche un direttore di giornale, Elena Parasiliti , che dirige il mensile Terre di Mezzo , una testata che si occupa di migrazione e integrazione. O come Laura Silvia Battaglia (biennio 2005-2006) che alterna l’attività di insegnamento nella scuola di giornalismo di cui è stata allieva, con corrispondenze di guerra per media inglesi, turchi, svizzeri e libanesi da Paesi del Medio Oriente come Iraq e Yemen. INFO E AGEVOLAZIONI La Scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica ha lo scopo di formare giornalisti professionisti in grado di operare nel settore del giornalismo digitale, della carta stampata, della radio e della televisione, con un focus particolare sulla padronanza dei linguaggi del web e delle nuove tecnologie.

 

Parole O_Stili anche a scuola

Milano Parole O_Stili anche a scuola Venerdì 9 febbraio in largo Gemelli, alla presenza della ministra Valeria Fedeli , una giornata di formazione gratuita per insegnanti degli istituti di ogni ordine e grado. L’obiettivo è promuovere tra gli studenti il Manifesto della comunicazione non ostile 12 gennaio 2018 Portare nelle scuole italiane il Manifesto della comunicazione non ostile . È la nuova tappa della campagna Parole O_Stili , promossa dall’omonima Ats, di cui l’Università Cattolica è partner . E proprio la sede milanese dell’Ateneo di largo Gemelli ospiterà “ Parole a Scuola ”, la giornata di formazione gratuita sul tema delle competenze digitali e della comunicazione consapevole e informata in Rete per gli insegnanti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado . L’evento, in programma venerdì 9 febbraio in largo Gemelli a Milano, alla presenza della ministra Valeria Fedeli , ha lo scopo di fornire gli strumenti per educare alla cittadinanza digitale e per creare nuovi percorsi didattici che portino il Manifesto della comunicazione non ostile nelle classi d’Italia. A guidare i panel saranno docenti dell’Università Cattolica e di altri importanti atenei italiani, esperti di comunicazione, marketing e social media, giornalisti, specialisti della formazione e della cultura italiana, insegnanti che hanno già utilizzato il manifesto come strumento didattico. comunicazione #paroleostili #scuola #valeriafedeli Facebook Twitter Send by mail COME ISCRIVERSI AI PANEL La pagina ufficiale di Parole a scuola Per iscriversi ai panel/laboratori: piattaforma Eventbrite Per informazioni: scuola@paroleostili.it Profili social: Twitter ParoleOstili , Facebook Parole O_Stili.

 

Parole a scuola, basta ostilità

milano Parole a scuola, basta ostilità Alla giornata di formazione gratuita, organizzata in largo Gemelli venerdì 9 febbraio per iniziativa di Ats Parole O_Stili e Miur , parteciperanno circa 2mila insegnanti da tutta Italia . Lo stesso vale per l' hate speech in rete: non lo trovano divertente quasi l'80% degli italiani dai 18 ai 35 anni, percentuale che sale per i ragazzi dagli 11 ai 17 anni, che ne condannano soprattutto l’uso per divertimento (95%) o per ottenere il rispetto degli altri (93%). La giornata di formazione si terrà nella sede milanese dell’Università Cattolica venerdì 9 febbraio nell'ambito delle iniziative previste dal Miur in occasione della settimana sulla navigazione sicura e responsabile in Rete. Durante la giornata del 9 febbraio, infatti, l’Associazione Parole O_Stili consegnerà ai docenti oltre 100 schede didattiche, uno strumento operativo per affrontare i temi dell’educazione e della cittadinanza digitale attraverso i 10 principi del Manifesto, già adottato e diffuso dal Miur nelle scuole italiane con l’avvio dell’anno scolastico in corso. paroleostili #scuola #digitale #miur Facebook Twitter Send by mail IL PROGRAMMA “Parole a scuola” si apre venerdì 9 febbraio alle 9.20 nell’ Aula Magna di largo Gemelli con una sessione plenaria. Dopo i saluti del rettore Franco Anelli e della presidente dell’Associazione Parole O_Stili, Rosy Russo , interverranno Vera Gheno , linguista dell’Accademia della Crusca; Monica Maggioni , presidente della Rai, Valentina Aprea , assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia. Seguiranno la presentazione dei risultati della ricerca EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili e le conclusioni, a cura di Valeria Fedeli , ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

A scuola? Parole non ostili

Milano A scuola? Parole non ostili La ministra Valeria Fedeli, la presidente Rai Monica Maggioni e circa 2mila insegnanti di ogni ordine e grado provenienti da tutta Italia hanno partecipato alla Giornata di formazione per portare tra gli studenti il decalogo di un web più sicuro. Questa è l’idea al centro di “Parole a scuola” , la giornata di formazione gratuita per insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, organizzata dall’Associazione temporanea di scopo “ Parole O_Stili ” e Miur presso la sede milanese dell’Università Cattolica lo scorso 9 febbraio. Si tratta di un progetto nato a Trieste che ha già raggiunto più di un milione di persone e che ora sta girando l’Europa grazie alla traduzione in dieci lingue comunitarie. Le parole non hanno solo dei mondi dietro di sé, ma definiscono dei mondi», ha dichiarato Monica Maggioni per la quale il “Manifesto delle parole non ostili” è un’indicazione di metodo utile sia per gli insegnanti sia per quanti lavorano nel mondo della comunicazione. E rispetto alle fake news ha dichiarato: «Le parole che fanno male sono anche quelle che alterano la realtà: dire una cosa al posto di un’altra non è una bufala, è un falso, e come tale andrebbe punito». Così il magistrato Gherardo Colombo ha sintetizzato quanto sia importante scegliere le parole per veicolare dei messaggi nella società durante l’incontro “Dalla Costituzione al Manifesto: le parole per crescere”, il panel che ha aperto i lavori in Aula Magna dopo la plenaria di “Parole a scuola”. Non è un caso che quello che oggi chiamiamo “Ministero della Difesa” prima si chiamasse “Ministero della Guerra”: questo cambio di denominazione rimarca quanto dice l’articolo 1 della Costituzione, ossia che “l’Italia ripudia la guerra”.

 

L’alternanza come esperimento

brescia L’alternanza come esperimento Per alcuni studenti del Liceo classico Arici, l’ alternanza scuola-lavoro si è svolta nei laboratori di Fisica di Brescia. Nel vero senso della parola, visto che alcuni ragazzi in alternanza-scuola lavoro all’Università Cattolica sono stati ospiti dei laboratori di Fisica del campus di Brescia. Sotto la guida degli universitari, gli “ariciani” hanno compreso e visto con i loro occhi la natura di alcuni importanti esperimenti che nel corso del tempo hanno consentito grandi passi in avanti nello studio della propagazione delle onde. Il primo riguardava il principio di Huygens-Fresnel, che costituisce uno strumento di calcolo molto utile, in quanto consente di determinare direttamente il fronte d'onda a un certo istante, una volta noto quello a un qualsiasi istante precedente (o successivo). Dopo aver compreso il fenomeno della diffrazione e averlo rappresentato su un grafico, il percorso degli ariciani nella conoscenza dei fenomeni luminosi è proseguito nel nome di Thomas Young, che con il suo esperimento nel 1801 dimostrò la natura ondulatoria della luce. Accanto al lavoro sperimentale nei laboratori di fisica, a un altro gruppo di studenti è toccato il compito di documentarlo. Mentre i primi si occupavano di comprendere e replicare gli esperimenti di Huygens e di Young, agli altri è stato chiesto di produrre un video in cui mostrare tutte le fasi teoriche e pratiche dello studio dei fenomeni luminosi.

 

Quando i bambini fanno ooh

Milano Quando i bambini fanno ooh Prendete dei ragazzi delle elementari e liberate la loro curiosità su di sé e sulla vita: solleverete tante domande che neanche nelle aule universitarie. Un assunto che è stato ribaltato dal progetto “Fare Filosofia con i bambini ”, che ha coinvolto sei classi di quarta e quinta elementare dell ’Istituto Leone XIII di Milano , per iniziativa del dipartimento di Filosofia dell’Ateneo. Il progetto, che inizialmente prevedeva soltanto due classi, è stato accolto con tanto entusiasmo da essere poi esteso a sei. I primi ad apprezzarlo sono stati proprio i giovanissimi scolari (in alto e in fondo all'articolo alcuni dei disegni realizzati nei laboratori) . La novità è stata questa: non abbiamo mai dato un contenuto ma, attraverso la discussione e il gioco, abbiamo lasciato che fossero proprio i ragazzi a concettualizzare, partendo dal vissuto quotidiano, dalla realtà che conoscevano, per farli riflettere su di loro, sulla valenza del pensiero e dei nomi». “Fare Filosofia con i bambini” è un progetto che ha il pregio di avvicinare i più piccoli al mondo delle discipline umanistiche in un’epoca in cui il sapere privilegiato è quello tecnico-scientifico. Il laboratorio ha coinvolto anche i genitori , che, al termine degli incontri, hanno voluto sapere come fosse possibile portare avanti il percorso di costruzione dello spirito critico intrapreso dai bimbi: «Noi abbiamo suggerito di farli parlare, senza riempirli di domande, ma costruendo un domandare che è anche un parlare. Il sogno della professoressa Muller e del dipartimento sarebbe creare un progetto pilota che coinvolga gli ultimi tre anni delle scuole elementari: un’occasione in più per una formazione mentale del bambino completa con una didattica del tutto nuova.

 

Bambini, che bellezza la filosofia

MILANO Bambini, che bellezza la filosofia Professori in toga hanno accolto gli alunni di terza, quarta e quinta elementare per una lezione su Sant’Agostino. Non si è trattato di evocare la pietra filosofale di Harry Potter ma di avvicinare i più piccoli al filosofare. Paola Muller , docente di Storia della Filosofia medievale, ha accolto con queste parole gli alunni di sei classi (terze, quarte e quinte) dell’Istituto scolastico Madre Cabrini di Milano, stupiti dalla nera toga accademica indossata dalla professoressa insieme ad altri colleghi. Noi mettiamo l’accento sul filosofare proprio perché il nostro approccio è di dialogo» spiega Paola Muller, che cura il laboratorio del Dipartimento di Filosofia insieme a Ingrid Basso e Pia De Simone . Sant’Agostino è un filosofo che ha avuto una vita ricca di insegnamenti validi anche per noi oggi», dice la professoressa Muller spiegando perché sia stato scelto proprio il filosofo di Ippona. Uno dei principi alla base della filosofia agostiniana è «scoprire la bellezza che è dentro di noi e fuori di noi e, per farlo, dobbiamo interrogarci e interrogare il mondo», aggiunge la docente. “Filosofare con i bambini” tornerà nelle aule di largo Gemelli lunedì 26 marzo e toccherà agli studenti dell’Istituto Comprensivo Pisacane Poerio confrontarsi con il pensiero di Sant’Agostino e il suo concetto di bellezza.

 

Thauma, Sofocle e Eschilo sul podio

Milano Thauma, Sofocle e Eschilo sul podio Con opere dei grandi tragediografi greci, gli studenti del liceo Foscolo di Albano Laziale e dell’Istituto Sant’Ambrogio di Milano hanno vinto la quarta edizione del Festival dedicato al teatro antico, che ha messo in competizione 19 scuole da tutta Italia. marzo 2018 Sofocle e Eschilo hanno vinto la quarta edizione del Festival Thauma – Teatro antico in scena . Gli studenti del liceo Foscolo di Albano Laziale e dell’Istituto Sant’Ambrogio di Milano si sono aggiudicati il primo premio rispettivamente nella categoria Spettacolo con Aiace di Sofocle e in quella dei Saggi con Attraverso il dolore. I vincitori sono stati scelti da una giuria professionale, che ha accolto anche studenti e dottorandi di ricerca, e da una giuria popolare, dopo un’attenta disamina degli spettacoli andati in scena dal 19 al 22 marzo presso il Teatro Commenda di Milano. Quest’anno 19 scuole di tutta Italia hanno partecipato al Festival con rappresentazioni di tragedie e commedie, e riscritture del repertorio classico: spettacoli costruiti attorno ai grandi archetipi del teatro di ogni tempo e interpretati da giovanissimi attori che ne studiano il senso da consegnare al pubblico di oggi. Il Festival mette in gara sia spettacoli del repertorio classico greco e latino, sia progetti di scenografie, maschere e costumi per la messinscena teatrale di questi testi. Sul fronte formativo la gara tra gruppi teatrali favorisce l’aggregazione sociale dei componenti all’interno di ciascun team, la ricerca dei mezzi più opportuni per ottenere la massima qualità nel proprio lavoro, l’entusiasmo proprio dell’esperienza sia teatrale che agonistica.

 

Formazione oggi, quali sfide?

Brescia Formazione oggi, quali sfide? Alleanza e dialogo tra giovani, network, istituti scolastici e imprese: ecco gli ingredienti per formare le risorse del futuro. by Bianca Martinelli | 10 aprile 2018 Riflettere sulle frontiere della formazione umana e professionale al giorno d’oggi non può prescindere dal perseguire una realizzazione personale e comunitaria del singolo, a cui una società deve aspirare. I lavori si sono aperti con i saluti del Presidente della facoltà di Scienze della formazione Luigi Pati e con l’intervento del sindaco Emilio Del Bono , che si è espresso per sottolineare come "il patto formativo tra imprese, università e giovani, è sinergico per la crescita di un territorio". Al centro degli interventi è stata la consapevolezza di come una nuova formazione possa concretizzarsi soltanto attraverso un’alleanza tra persone attente all'attuale condizione giovanile, creando così i presupposti per individuare e sviluppare talenti e competenze specifiche di ciascuno. “Oltre alle competenze avanzate e digitali, un ruolo sempre più cruciale è riconosciuto a life skills come intraprendenza, creatività, apertura al nuovo e disponibilità ad aggiornarsi continuamente – ha sottolineato il coordinatore del corso di laurea magistrale in Progettazione Pedagogica e formazione delle risorse umane, Pierluigi Malavasi . Occorre dunque effettuare un riflessione in questo senso poiché formare individui vincenti e generazioni in grado di capire il mondo che cambia è fondamentale per il funzionamento della società” ha concluso Malavasi. Il problema maggiore della scuola, oggi, è forse quello di non saper leggere le reali inclinazioni dei ragazzi, che sbagliano così la scelta del percorso di studi poiché non sufficientemente indirizzati.”.

 

Cyberbullismo, che fare?

by Bianca Martinelli | 01 gennaio 0001 Complici i recenti fatti di cronaca, è tra i temi di maggiore attualità, al punto che, anche tra gli esperti, si inizia a parlare di vera e propria emergenza. Un convegno che, come ha spiegato la prof.ssa Simona Caravita , ha preso avvio anche sullo spunto di quelle che sono le ultime direttive in materia emanate dalle Nazioni Unite. Le direttive europee parlano di un’azione sistemica di monitoraggio che coinvolga tutto il sistema scolastico e le sue parti interessate, dagli insegnanti, alla famiglie e gli studenti. Questo è necessario poiché la natura del fenomeno non è solo individuale, bensì sfrutta logiche “di gruppo” in cui pubblico e spettatori sono fondamentali” conclude Caravita. Necessario dunque un intervento integrato verso un’educazione morale, oltre che all’uso corretto delle tecnologie poiché, se queste ultime non sono la causa originaria, certamente componenti quali visibilità, condivisione e viralità dei contenuti postati in rete, fungono da cassa di risonanza sugli effetti nelle vittime. Secondo Federica Di Cosimo , referente il Bullismo e il Cyberbullismo per Ufficio Territoriale di Brescia “Gli strumenti legislativi oggi a nostra disposizione sono molti ma serve la sinergia tra istituti scolastici e famiglie degli studenti. Gli obiettivi sono di tre tipi: prevenzione, contrasto, ma anche recupero dei casi in cui gli episodi di questo tipo si siano già verificati.

 

Musica a scuola, sì bella e perduta

SUMMER SCHOOL Musica a scuola, sì bella e perduta Nel Paese del “bel canto" la formazione musicale non ha un posto di rilievo nel sistema scolastico. La musica è la visione sensibile di un’epoca, la propria e un’epoca del passato, e, per comprendere il proprio tempo e le generazioni prima delle nostre, quale strada può essere migliore dell’ascoltare un canto, un’opera, una composizione musicale? Facilmente incline a una formazione astrattamente intellettuale e nozionistica, la scuola italiana si è privata di questa grande possibilità, con gravi conseguenze sulla cultura nel suo complesso. In questo quadro si colloca la Summer School su “ La musica nella cultura e nella scuola italiana ”, con lo specifico intento di avvicinare maggiormente gli insegnanti, i dirigenti scolastici, i giovani studenti universitari che vorranno insegnare, alla cultura e alla sensibilità musicale. Partecipare alla Summer school è un’esperienza di conoscenza, di scoperta, di nuovi rapporti e di nuove prospettive. È ciò che hanno vissuto e acquisito le decine di insegnanti di ogni ordine e grado, dalla scuola materna alla scuola superiore, che hanno preso parte alle Summer school di questi anni. La possibilità di confronto con colleghi di altre discipline e di altri livelli scolastici, su comuni tematiche e per altrettanto comuni obiettivi, non è l’ultimo dei motivi per partecipare ai tre giorni di Lucca-Montecatini, insieme ad alcuni fra i maggiori esponenti della cultura musicale italiana.

 

Bullismo, un’emergenza mondiale

MILANO Bullismo, un’emergenza mondiale Nella prima Giornata nazionale dedicata dal Miur alla lotta al fenomeno a scuola, la psicologa Simona Caravita fa notare come possa diventare una palestra di condotte violente anche in età adulta. Simona Caravita , docente di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell'Educazione nella sede di Brescia dell’Ateneo, accoglie con favore l’idea del Miur di istituire per il 7 febbraio la Giornata nazionale contro il bullismo a scuola, che coincide con il Safer Internet Day (#SID2017) promosso dalla Commissione Europea . Secondo una ricerca di Doxa Kids del 2014 su 1500 alunni dagli 11 ai 19 anni, 35% hanno assistito a episodi di bullismo. Secondo un’altra ricerca del 2015, dal 2010 al 2014 tra bambini di 11 anni di 3317 classi di varie regioni italiane ci sarebbe stato un aumento generalizzato del bullismo. Il cyberbullismo è dovuto anche all’incapacità di educare i giovani all’uso delle tecnologie con un’assunzione di responsabilità morale rispetto alle azioni che si compiono. Quali provvedimenti dovrebbero essere adottati? Anche nella prospettiva di un’educazione all’affettività? «Il bullismo può diventare palestra di condotte aggressive e violente anche in età adulta. Che idea hanno questi ragazzi su cosa è coraggio e cosa è vigliaccheria? «Chi si comporta in modo prevaricante lo fa perché la vittima è più debole.

 

A scuola bambini spreconi

BRESCIA A scuola bambini spreconi Secondo una ricerca Asa, ogni alunno butta al giorno un etto del cibo che mangia in mensa. Lo studio, condotto tra oltre mille ragazzi degli istituti di Brescia e provincia, produrrà attività di prevenzione e formazione con allievi, genitori e insegnanti. È l’entità dello spreco alimentare tra gli allievi delle scuole primarie secondo una ricerca condotta dall’Alta Scuola per l’Ambiente ( Asa ) tra poco più di mille bambini di 12 istituti di Brescia e provincia. Un dato preoccupante, che si inserisce in un fenomeno complessivo più ampio, che pone interrogativi sugli squilibri di consumo nel mondo e sulla disparità sociale tra chi spreca e chi non ha da mangiare. Stando ai dati del Rapporto Waste Watcher 2015, lo spreco alimentare costa ogni anno mille miliardi di dollari, una cifra già enorme, ma che sale a 2.600 miliardi se si contano anche i costi legati allo spreco di acqua e all’impatto ambientale. Solo l’Unione europea ogni anno spreca 90 milioni di tonnellate di cibo, di cui 47 milioni in ambiente domestico. In Italia lo spreco alimentare vale, invece, oltre 13 miliardi di euro all’anno, circa l’1% del Pil. Di questi, circa 8,4 miliardi di euro sono riconducibili agli sprechi domestici, ben 6,7 euro settimanali a famiglia.

 

Lavoro, dunque sono!

Brescia Lavoro, dunque sono! Il convegno ha affrontato la controversa questione dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e del basso tasso occupazionale. Cause del deficit: la crisi economica e un eccesso di familismo, il rimedio è saper puntare su competenze umane. by Bianca Martinelli | 16 marzo 2017 Tra le questioni contemporanee che più necessitano di un’accurata riflessione, quella del rapporto problematico tra giovani e ingresso nel mondo del lavoro è certamente una della più urgenti. Di quest’urgenza – tale poiché inscindibilmente legata al futuro di intere generazioni – delle cause e delle competenze da mettere in campo per giungere ad una soluzione, si è parlato nel convegno “La vocazione del lavoro, il lavoro come vocazione”. In questo senso, le politiche dello Stato non dovrebbero essere rivolte solo all’erogazione di sussidi e aiuti alle classi sociali in difficoltà e ai ceti bassi, ma anche ragionare in prospettiva, tenendo conto dell’inevitabile ricambio generazionale. Un dato di grande interesse che emerge nella terza parte dello studio è dato da quella che viene definita “mappatura delle propensioni di studio” in cui si dà notizia di come un’eccessiva attitudine possa accentuare il distacco e l’allontanamento dei ragazzi da una concezione lavorativa. In questo contesto trovano infine spazio ipotesi e strategie da mettere in atto per arginare l’emergenza: tra queste spiccano i recenti programmi d’inserimento degli studenti negli ambienti lavorativi, come ad esempio è il caso dell’alternanza scuola-lavoro, o la possibilità di corredare il proprio curriculum vitae con esperienze formative all’estero.

 

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