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Percorsi formativi per i 24 Cfu

I percorsi consistono in attività formative e relativi esami coordinati fra loro e articolati in modo tale che ogni studente acquisisca i 24 Cfu, con 6 Cfu in almeno 3 dei 4 seguenti ambiti disciplinari: a. pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; b. psicologia; c. antropologia; d. metodologie e tecnologie didattiche. Le attività didattiche di tale percorso prenderanno avvio – con più edizioni, erogate nelle sedi di Milano e di Brescia – a partire da gennaio 2018 . Sarà possibile l’iscrizione ai percorsi formativi selezionando, tra gli insegnamenti proposti, i corsi d’interesse. Pertanto, ai fini della necessaria modifica del piano degli studi, sarà definita una nuova finestra temporale a disposizione di tutti gli studenti interessati. CERTIFICAZIONE Terminati i percorsi e sostenuti i relativi esami, l’Università certificherà il raggiungimento degli obiettivi formativi previsti, indicando gli insegnamenti, i settori scientifico-disciplinari e le votazioni riportate. Per i laureati presso altro Ateneo: i candidati dovranno attenersi alle indicazioni fornite dalle competenti strutture della propria università ai fini del riconoscimento dei Cfu già acquisiti. IN CONTATTO CON NOI Chi desiderasse lasciare i propri contatti verrà aggiornato sui percorsi di formazione dell’Università Cattolica per il conseguimento dei 24 Cfu. Infoform per info 24 CFU #scuola #creditiformativi #cfu #concorso Facebook Twitter Send by mail.

 

Immigrati, mediazione contro paura

ottobre 2017 di Valerio Corradi * La documentata analisi proposta dal CIRMiB - il Centro di iniziative e ricerche sulle Migrazioni a Brescia - fornisce chiare indicazioni su come l’immigrazione stia trasformando, gradualmente e a più livelli, la società bresciana. I molti argomenti affrontati sono riconducibili ad almeno due ordini di questioni: il grado di inclusione socio-lavorativa degli immigrati regolari e il livello di sostenibilità dell’accoglienza di richiedenti asilo/rifugiati. Oltre al dato sui “nuovi cittadini bresciani”, ne danno conferma: l’aumento degli stranieri proprietari di abitazione, il calo della mobilità territoriale verso altre province italiane, la crescita dei residenti da più di 10 anni, la prevalete motivazione famigliare rispetto a quella economica per i nuovi arrivi. Una riprova è che circa il 10% dei posti complessivi di accoglienza è gestito tramite lo SPRAR (29 i comuni coinvolti), mentre la più ampia distribuzione dei richiedenti asilo/rifugiati è il risultato di interventi non organici attuati tramite i Centri di Accoglienza Straordinaria. Per giungere a un modello compiuto e condiviso è necessario un ulteriore sforzo di tutti gli attori in gioco nel supportare percorsi di inclusione e di accoglienza che siano sensibili alle differenze e forniscano concrete opportunità per una crescita sociale sostenibile del territorio. Docente di Sociologia del territorio e Centro di Iniziative e di Ricerche sulle Migrazioni - CIRMiB #immigrazione #mediazione #scuola #brescia Facebook Twitter Send by mail Alcuni dati Dal rapporto del CIRMiB "La Mediazione necessaria. Nel 2016 l’incidenza degli stranieri tra gli iscritti a un corso universitario a Bs è del 6,3% (7% presso l’Università degli Studi e 4,3% presso la Cattolica di Brescia); fra gli immatricolati ormai l’80% ha frequentato le scuole superiori in Italia.

 

L'integrazione si gioca anche a scuola

Brescia L'integrazione si gioca anche a scuola Una ricerca-azione della facoltà di Scienze della formazione ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in alcuni istituti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. by Antonella Olivari | 31 ottobre 2017 La Lombardia è la regione con il numero più elevato di alunni con cittadinanza non italiana (191.526 allievi, il 24,3% della popolazione scolastica con cittadinanza non italiana), seguita dal Veneto (91.867, l’11,7%), dall’Emilia Romagna (90.286,l’11,5%). Partendo da questi dati i pedagogisti della facoltà di Scienze della Formazione sono convinti che si debba elaborare un modello educativo interculturale per la piena integrazione di tutte le diversità. Proprio nelle scuole si deve costruire una reale esperienza di apprendimento e di inclusione sociale e lo si può fare grazie alla collaborazione di tutti i soggetti educativi del territorio. Una ricerca-azione biennale, condotta da un gruppo di ricercatori della Cattolica coordinati dal preside della facoltà di Scienze della formazione Luigi Pati , che ha indagato il livello di partecipazione scuola-famiglia in 8 scuole di ordini e gradi differenti della Provincia di Brescia con alunni stranieri. Tutto questo perché il dialogo tra scuola e famiglia porta a una corresponsabilità tra le parti che diventa il risultato della capacità personale e di gruppo di inserirsi con creatività nell’ideazione di nuovi modelli di sviluppo e di azione. Le ragioni sono quelle di stabilire tra scuola e famiglia "un vero e proprio patto educativo per favorire una migliore formazione degli studenti, sia in termini di inclusione sociale, che di rinnovamento necessario in aue dove spesso la maggioranza ha provenienze diverse da quella locale" ha concluso Pati.

 

Dalla Scuola di Giornalismo alle Iene

milano Dalla Scuola di Giornalismo alle Iene Valeria Castellano , diplomata al master della Cattolica, è entrata nella redazione del programma di Italia 1. Fin da quando mi sono incaponita con la mia inchiesta video sul petrolio in Basilicata e ho litigato con un paio di compagni di classe». Ma, al di là delle caratteristiche della trasmissione di Italia 1, in cui sarà prossimamente impegnata, ha sempre amato il video-giornalismo e l’inchiesta: «Quando ho iniziato la scuola di giornalismo, non sapevo nulla di questa professione. È una scuola che ha cambiato pelle alla fine degli anni Novanta, quando è diventata master, affiancando al praticantato giornalistico convenzionato con l’Ordine professionale nazionale il percorso di specializzazione post laurea del nuovo ordinamento universitario. Nel gruppo degli ex c’è anche un direttore di giornale, Elena Parasiliti , che dirige il mensile Terre di Mezzo , una testata che si occupa di migrazione e integrazione. O come Laura Silvia Battaglia (biennio 2005-2006) che alterna l’attività di insegnamento nella scuola di giornalismo di cui è stata allieva, con corrispondenze di guerra per media inglesi, turchi, svizzeri e libanesi da Paesi del Medio Oriente come Iraq e Yemen. INFO E AGEVOLAZIONI La Scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica ha lo scopo di formare giornalisti professionisti in grado di operare nel settore del giornalismo digitale, della carta stampata, della radio e della televisione, con un focus particolare sulla padronanza dei linguaggi del web e delle nuove tecnologie.

 

Scuola, cambiano i “modi” d’imparare

Milano Scuola, cambiano i “modi” d’imparare Una rete di scuole milanesi con il Cedisma lancia una sperimentazione per superare il modello a “zig zag” con continui cambi di materia, a vantaggio di una didattica differenziata per blocchi più inclusiva anche per gli studenti con disabilità e Dsa. Un programma centrato sulla persona” è il progetto innovativo che coinvolge molte scuole italiane e, in particolare, 94 classi di 17 istituti comprensivi della scuola primaria a tempo pieno di Milano e provincia. L’iniziativa riguarda le scuole che vogliono rinnovare la didattica sul piano orario e qualitativo e anche della differenziazione didattica» afferma il direttore del Cedisma Luigi D’Alonzo , che coordinerà l’attività di osservazione e monitoraggio per questo primo anno di sperimentazione. Abbiamo un numero sempre maggiore di ragazzi complessi, si riscontra un boom di certificazioni di Disturbi dell’apprendimento (DSA) e disabilità a vario titolo e un boom anche di ragazzi senza certificazioni ma molto problematici. L’ipotesi che il progetto vuole percorrere è quella di cambiare l’orario scolastico, cercando di offrire ai bambini periodi di apprendimento dello stesso ambito disciplinare molto più ampi in modo che possano con tranquillità e flessibilità raggiungere gli obiettivi. Che ruolo avrà l’insegnante di sostegno con questa nuova modalità di insegnamento? «L’insegnante di sostegno, quando c’è, finalmente assolverà a quanto prevede la legge, e cioè assumerà la contitolarità della classe aiutando nella progettazione e nello svolgimento delle attività l’insegnante curriculare. scuola #primogiorno #bambini #didattica Facebook Twitter Send by mail CATTOLICAPER LA SCUOLA Da alcuni mesi l’Ateneo ha avviato Cattolicaper la scuola , il portale che mette a disposizione un’esperienza pluriennale nel campo della formazione e della ricerca applicata.

 

Mondo 4.0: la sfida si vince in team

Mondo 4.0: la sfida si vince in team Per fronteggiare lo tsunami digitale – sia privato che professionale - servono competenze, gioco di squadra e spirito di sperimentazione. settembre 2017 Siamo nel pieno della Quarta rivoluzione industriale e nel nostro mondo 4.0, dominato da uno tsunami digitale che ha pervaso vita privata e professionale, le sfide che si presentano sono inedite, stimolanti, capaci di influire anche sui valori che guidano il nostro fare. Si è partiti da questa riflessione nell’incontro Scuola 4.0 che ha portato 160 studenti dell’ITC Romagnosi in Cattolica per raccogliere stimoli utili ad affrontare il cambiamento. Si è anche parlato dell’evoluzione dei valori, sia personali che professionali: il valore del gioco di squadra e la propensione all’innovazione e allo spirito di sperimentazione sono oggi imprescindibili”. Infine la Tecnologia 4.0 nell’intervento del prof. Francesco Timpano “Abbiamo parlato del nuovo legame che c’è tra macchine, sistemi informatici e la rete, il cloud, analizzando i possibili impatti che la quarta rivoluzione industriale avrà sulla nostra vita, sui nostri comportamenti sui contenuti delle nostre attività lavorative. Una sfida importante che incontra molto l’interesse dei giovani: l’obiettivo è di aumentare la quantità di informazioni che hanno per poter affrontare con la giusta consapevolezza questa sfida”. A chiudere l’incontro l’intervento del prof. Sebastiano Grandi che si è soffermato sulla rivoluzione della comunicazione digitale Mondo 4.0: la sfida si vince in team 1 / #scuola #tecnologia #universita Facebook Twitter Send by mail.

 

Thauma, la scuola sul palco

Il grande pregio di questo Festival è la valorizzazione sulla scena di testi che una certa cultura contemporanea ritiene sorpassati, pesanti, ormai non più attuali e, invece, recitati da questi ragazzi con molto entusiasmo, mostrano quanto ancora abbiano da dire a loro e a noi che assistiamo agli spettacoli». Cerchiamo di rispettare il modello antico con lo stesso auspicio “politico”, nel senso alto dell’idea di polis, cioè di tenere unita la compagine sociale di un Paese attorno a dei valori riconosciuti, che sono quelli dell’Umanesimo, del teatro classico». Lo scopo del festival è anche quello di far mettere in gioco i docenti di arte e di lettere, favorendo il dialogo tra loro e la collaborazione, per cercare alcune scelte ragionevoli e per dare unità ai vari elementi che compongono uno spettacolo. Un esercizio utile per gli studenti, non solo quando recitano, ma anche per quando assistono a uno spettacolo: permette loro di essere in grado di giudicare l’unità di pensiero che c’è tra il testo recitato in un certo modo dagli attori e tutto il corredo di scenografia e vestiti». Il rapporto tra un testo originale e una rappresentazione di oggi, fedele o meno, può essere una forma di didattica esperienziale e non puramente intellettuale, che mette in gioco elementi molto alti e la sfera di emozioni che ne sono collegate. CORSO SUL TEATRO ANTICO, UNA STORIA UNICA IN ITALIA L’Università Cattolica è stata una delle prime a dotarsi di un laboratorio di teatro di drammaturgia antica . Negli anni, gli studenti iscritti ai laboratori, hanno mostrato interesse a dare continuità a questo tipo di percorso; da questo interesse nasce il corso per completare la formazione dell’attore, trasmettendo i fondamenti di recitazione, di conoscenza dei testi di drammaturgia antica.

 

Autismo a scuola, la scelta dell’inclusione

Milano Autismo a scuola, la scelta dell’inclusione L’istituzione scolastica italiana ha saputo integrare molti allievi con disabilità, permettendo a molti di farsi strada negli studi e nel lavoro. aprile 2016 di Luigi D'Alonzo* È importante mettere dei punti fermi sull’autismo e condividerli in modo da offrire agli educatori, insegnanti e operatori delle basi di appoggio condivise per indirizzare il loro lavoro. Gli studi sul cervello con la tecnica di neuroimmagine dimostrano che i soggetti con autismo attivano con successo aree cerebrali normalmente preposte ad altri tipi di compiti con processi chiaramente di tipo compensatorio. Gli interventi di cura precoci sono stati associati a miglioramenti importanti ma molti studi indicano che i fattori più attendibili degli esiti evolutivi sono variabili esterne al trattamento, come le abilità linguistiche, sociali, e imitative e il livello intellettivo del bambino prima di iniziare il trattamento. Il numero di alunni con deficit nelle scuole italiane è cresciuto negli ultimi anni e, secondo l'ISTAT, nell'anno scolastico 2014/15 sono 153.848 gli alunni con disabilità (3,4% del totale). Essenziali sono l’intervento precoce e la consapevolezza che la promozione dello sviluppo dell’educando avviene soprattutto attraverso un contatto umano di valore, colmo di accettazione e di incontro con l’altrui persona e che tutto ciò alimenta una crescita maturativa. Intenzionalità e competenza costituiscono dunque un binomio inscindibile che deve governare l’evento educativo guidandolo in una prospettiva progettuale volta a promuovere nel soggetto handicappato itinerari di maieutica personale funzionali alla sua condizione di diversità.

 
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