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Impresa, va meglio se il capo è donna

PIACENZA Impresa, va meglio se il capo è donna Studi americani affermano che le aziende a guida femminile hanno performance migliori su quelle capitanate da uomini. Lo conferma anche un’indagine italiana promossa da Aidda e presentata in occasione dell’8 marzo nel primo di tre incontri sul tema. Lo dicono diversi studi americani che si sono concentrati sul ruolo delle donne ai vertici aziendali a partire dalla crisi economica del 2007. Lo conferma anche l’esperienza italiana, come testimoniato da Maria Claudia Torlasco ( nella foto a sinistra ) presidente nazionale di Aidda , l’associazione di imprenditrici e donne dirigenti di azienda, che ha aperto, in occasione della festa della donna, un ciclo di incontri nella sede di Piacenza dell’Ateneo dedicati al tema. Nel 2014-2016 un gruppo di lavoro, cui ha partecipato anche Aidda, ha condotto un’indagine in sei Paesi europei, Italia compresa, su 200 imprese con più di 250 dipendenti, con una governance passata dal maschile al femminile. Ma la legge italiana non favorisce le imprenditrici: «L’Italia è fanalino di coda anche in questo ambito. La legge del 2012 sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle Spa, per esempio, ha mosso dei meccanismi consolidati, scardinando abitudini che vedevano gli uomini prevalere.

 

Donne e lavoro, talenti senza età

Milano Donne e lavoro, talenti senza età Più di una donna su due tra le lavoratrici over 50 è “in difficoltà” o “smarrita” sul lavoro, ma ha ancora potenziale da esprimere. gennaio 2018 Chi sono, come stanno e quale potenziale hanno ancora da esprimere le donne oltre i cinquant’anni che lavorano ancora in azienda. Solo un terzo tra queste donne - le attive e soddisfatte - hanno un alto livello di potenziale lavorativo, sono ben realizzate da un punto di vista personale e sono ancora molto attive nel dare il loro contributo lavorativo in azienda. Ci sono poi le lavoratrici attive ma “in difficoltà” (36,1%), quelle donne che sono ancora attive sul lavoro ma hanno un basso livello di benessere psicologico. Queste donne presentano il più basso livello di benessere psicologico oltre che il più basso livello di impegno nel lavoro e di orientamento al futuro lavorativo. Dall’analisi delle caratteristiche di questo profilo emerge che sono donne che hanno affrontato negli ultimi anni delle transizioni importanti (malattie proprie o di persone care, separazioni e divorzi, cambiamenti lavorativi) ma che non hanno potuto contare su un ricco network relazionale e su un clima organizzativo positivo. Talenti senza età è un progetto che ha voluto mettere per la prima volta sotto i riflettori le donne over50 per comprenderne i vissuti - ha spiegato Claudia Manzi , professore associato di Psicologia Sociale Università Cattolica di Milano -.

 

Tv, la rivoluzione delle donne arabe

MILANO Tv, la rivoluzione delle donne arabe Rafiah al Talei , giornalista e senior producer della tv qatariota al Jazeera , e Xenia Gleissner , direttrice dell’Istituto di ricerca Mahalli, con sede a Londra, raccontano l’influenza della presenza femminile nei media tra conquiste e stereotipi. A raccontare come cambia la loro immagine, al di là di ogni stereotipo, sono state Rafiah al Talei , giornalista e senior producer della tv qatariota al Jazeera, e Xenia Gleissner , direttrice dell’istituto di ricerca Mahalli, con sede a Londra. Ospiti entrambe di un incontro tenuto nell’ambito del corso di Storia e istituzioni del mondo musulmano della facoltà di Scienze politiche e sociali , presieduto dalla professoressa Elena Maestri . Esiste una sempre maggiore domanda femminile di informazione, sia come oggetto (questioni di genere in tv) che come soggetto (maggiore presenza di giornaliste). Quando nelle redazioni, composte esclusivamente da uomini, hanno iniziato a comparire le donne, è stato scardinato il principio sociale che vedeva il giornalismo come mestiere inadatto al genere femminile: fare la reporter o attività redazionale, infatti, occuperebbe tempo che andrebbe invece dedicato a famiglia e figli. Xenia Gleissner, che dopo la laurea in studi islamici a Exeter ha lavorato a lungo in Paesi come Siria ed Emirati Arabi, si è invece concentrata, nel corso del suo intervento, sulle differenze nel panorama mediatico all’interno di una nazione dalla cultura più occidentale come gli Emirati Arabi Uniti. Le cose vanno meglio a Dubai, la città più popolosa del Paese, meta di milioni di turisti ogni anno: lo stile di vita più occidentale favorisce la presenza di donne nel piccolo schermo come giornaliste, conduttrici e reporter.

 

8 marzo, emergenza educazione

ATENEO 8 marzo, emergenza educazione L’escalation di violenza contro le donne, il soffitto di cristallo da abbattere, la carenza di politiche di conciliazione: cosa manca per realizzare un progetto di uguaglianza nella differenza. marzo 2018 di Cinzia Bearzot * Il 29 giugno 1995 san Giovanni Paolo II rivolgeva alle “donne del mondo intero” una lettera, in previsione della IV Conferenza Mondiale sulla Donna che si sarebbe tenuta nel successivo settembre a Pechino. Partendo dal concetto biblico di cooperazione dell’uomo e della donna al disegno di Dio e di reciproco aiuto e sostegno, san Giovanni Paolo II tocca temi su cui vale la pena di riproporre anche oggi, perché ancora aperti. Ne ricordo tre. Prima di tutto, la necessità di promuovere il ruolo della donna nel lavoro e nella famiglia in una prospettiva di conciliazione: si badi, san Giovanni Paolo II parla espressamente di una “necessità”, non di un semplice atto di giustizia. Di recente (25 novembre) una giornata è stata dedicata a questo tema, di fronte all’escalation di violenza che colpisce le donne. Francesco Stoppa autore del libro La costola perduta (Vita e Pensiero, 2017), con alle spalle 35 anni di esperienza in campo psicanalitico, e Chiara Giaccardi , docente di Sociologia dei processi culturali in Cattolica, tracceranno un ritratto della donna di oggi e delle sue sfide. Women Meet Innovation è organizzata dall’Associazione Piano C in collaborazione con il laboratorio di ricerca della Cattolica Trailab , il contributo di Fondazione Cariplo, il patrocinio del Comune di Milano e la mediapartnership di ELLE.

 

Talenti senza età al femminile

Milano Talenti senza età al femminile Una ricerca condotta tra circa 5.000 donne tra i 50 e i 65 anni in 18 aziende associate a Valore D. Lo studio, coordinato dalla psicologa sociale Claudia Manzi , sarà presentato giovedì 18 gennaio a Milano. Analisi del potenziale delle donne in middle-late career ”, promossa da Valore D in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica. La ricerca è stata coordinata da Claudia Manzi , Responsabile scientifico del progetto e docente di Psicologia sociale insieme all’équipe di ricerca: Letizia Bosoni , Paola Castello , Mara Gorli , Sara Mazzucchelli , Fabio Paderi , Angela Sorgente , Semira Tagliabue . La prima fotografia che emerge dallo studio svolto tra circa 5000 donne tra i 50 e i 65 anni su tutto il territorio nazionale in 18 aziende associate a Valore D , individua alcune dimensioni centrali per lo studio dell’ageing nel mondo del lavoro. “Talenti senza età”, dopo aver elaborato le risposte delle donne lavoratrici, ha individuato anche indicazioni operative di intervento utili alle aziende che necessitano di implementare la propria capacità di anticipare e gestire l’invecchiamento della forza lavoro femminile. Interverranno: Antonella Sciarrone Alibrandi , pro rettore Università Cattolica, Giovanna Rossi , direttore Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia Università Cattolica, Barbara Falcomer , direttore generale di Valore D e modererà la giornalista del Corriere della sera Irene Consigliere . La professoressa Claudia Manzi , docente di Psicologia Sociale in Università Cattolica, presenterà la Sintesi dei risultati della ricerca: chi sono e cosa vogliono le donne over 50 in azienda? insieme a Sara Mazzucchelli , ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Cattolica.

 

Matematica per sole donne

brescia Matematica per sole donne È dedicata a Maryam Mirzakhani , la prima vincitrice, dopo 55 uomini, di una medaglia Fields , equivalente a un premio Nobel per matematici, la Disfida per studentesse che si terrà a Brescia venerdì 19 gennaio . Maryam Mirzakhani , purtroppo scomparsa nel 2017 all'età di 40 anni, è stata la prima donna (dopo cinquantacinque uomini), e anche la prima iraniana, a vincere una medaglia Fields , considerata l’equivalente di un premio Nobel per matematici. A lei è dedicata la Disfida matematica femminile a squadre che si svolgerà nella sede di Brescia dell’Ateneo venerdì 19 gennaio . Per il secondo anno, infatti, il Dipartimento di Matematica e Fisica organizza, con altre 22 sedi a livello nazionale, la competizione che selezionerà le squadre in rosa, provenienti dagli istituti superiori, in vista della finale delle Olimpiadi di Matematica, in programma a maggio a Cesenatico. Allora perché ancora oggi ci dobbiamo convincere che non esiste differenza di genere quando si affrontano problemi matematici? Probabilmente è una questione di retaggio culturale, legata anche al difficile passato normativo. Ma, per stare ai nostri giorni, Maryam Mirzakhani, a cui è dedicata la Disfida di matematica, che ottenne anche la medaglia d'oro alle olimpiadi internazionali della matematica prima a Hong Kong nel 1994 e poi in Canada nel 1995. Chissà che, dalla Disfida, non esca l’erede di Maryam! * Comitato organizzatore Disfida #matematica #donne #disfida #maryammirzakhani Facebook Twitter Send by mail.

 

Stop alla violenza sulle donne

Il progetto, promosso da Telefono Rosa con la supervisione scientifica dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza, ha coinvolto 3 scuole superiori: il Liceo Classico Gioia , Liceo Statale Colombini e l’ Istituto Professionale Casali . Alcune studentesse della nostra facoltà di Scienze della Formazione si sono messe in gioco e, formate e supportate dagli operatori di Telefono Rosa hanno lavorato nelle classi delle scuole coinvolte nel progetto. Sono state coinvolte 17 alunne del Gioia, 15 alunni dell’Istituto Casali e 85 alunni del Liceo Colombini, provenienti da tre classi terze» ricorda la professoressa Elisabetta Musi , docente di pedagogia delle relazioni educative, che ha curato la supervisione del progetto insieme ad Anna Paratici e Stefani Mazza . L’Università, inoltre, ha seguito tutte le fasi della ricerca-azione che porterà alla redazione di un report finale». Come sottolineato dalle operatrici di Telefono Rosa e dalle referenti dell’Università «le studentesse hanno partecipato in modo attivo e con entusiasmo a tutte le fasi del progetto e l’esperienza per le studentesse universitarie è risultata complessivamente più che positiva sia a livello personale che professionale». donne #aracne #violenza #femminicidio Facebook Twitter Send by mail.

 
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