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Stop alla violenza sulle donne

Il progetto, promosso da Telefono Rosa con la supervisione scientifica dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza, ha coinvolto 3 scuole superiori: il Liceo Classico Gioia , Liceo Statale Colombini e l’ Istituto Professionale Casali . Alcune studentesse della nostra facoltà di Scienze della Formazione si sono messe in gioco e, formate e supportate dagli operatori di Telefono Rosa hanno lavorato nelle classi delle scuole coinvolte nel progetto. Sono state coinvolte 17 alunne del Gioia, 15 alunni dell’Istituto Casali e 85 alunni del Liceo Colombini, provenienti da tre classi terze» ricorda la professoressa Elisabetta Musi , docente di pedagogia delle relazioni educative, che ha curato la supervisione del progetto insieme ad Anna Paratici e Stefani Mazza . L’Università, inoltre, ha seguito tutte le fasi della ricerca-azione che porterà alla redazione di un report finale». Come sottolineato dalle operatrici di Telefono Rosa e dalle referenti dell’Università «le studentesse hanno partecipato in modo attivo e con entusiasmo a tutte le fasi del progetto e l’esperienza per le studentesse universitarie è risultata complessivamente più che positiva sia a livello personale che professionale». donne #aracne #violenza #femminicidio Facebook Twitter Send by mail.

 

Talenti senza età al femminile

Milano Talenti senza età al femminile Una ricerca condotta tra circa 5.000 donne tra i 50 e i 65 anni in 18 aziende associate a Valore D. Lo studio, coordinato dalla psicologa sociale Claudia Manzi , sarà presentato giovedì 18 gennaio a Milano. Analisi del potenziale delle donne in middle-late career ”, promossa da Valore D in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica. La ricerca è stata coordinata da Claudia Manzi , Responsabile scientifico del progetto e docente di Psicologia sociale insieme all’équipe di ricerca: Letizia Bosoni , Paola Castello , Mara Gorli , Sara Mazzucchelli , Fabio Paderi , Angela Sorgente , Semira Tagliabue . La prima fotografia che emerge dallo studio svolto tra circa 5000 donne tra i 50 e i 65 anni su tutto il territorio nazionale in 18 aziende associate a Valore D , individua alcune dimensioni centrali per lo studio dell’ageing nel mondo del lavoro. “Talenti senza età”, dopo aver elaborato le risposte delle donne lavoratrici, ha individuato anche indicazioni operative di intervento utili alle aziende che necessitano di implementare la propria capacità di anticipare e gestire l’invecchiamento della forza lavoro femminile. Interverranno: Antonella Sciarrone Alibrandi , pro rettore Università Cattolica, Giovanna Rossi , direttore Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia Università Cattolica, Barbara Falcomer , direttore generale di Valore D e modererà la giornalista del Corriere della sera Irene Consigliere . La professoressa Claudia Manzi , docente di Psicologia Sociale in Università Cattolica, presenterà la Sintesi dei risultati della ricerca: chi sono e cosa vogliono le donne over 50 in azienda? insieme a Sara Mazzucchelli , ricercatrice di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università Cattolica.

 

Matematica per sole donne

brescia Matematica per sole donne È dedicata a Maryam Mirzakhani , la prima vincitrice, dopo 55 uomini, di una medaglia Fields , equivalente a un premio Nobel per matematici, la Disfida per studentesse che si terrà a Brescia venerdì 19 gennaio . Maryam Mirzakhani , purtroppo scomparsa nel 2017 all'età di 40 anni, è stata la prima donna (dopo cinquantacinque uomini), e anche la prima iraniana, a vincere una medaglia Fields , considerata l’equivalente di un premio Nobel per matematici. A lei è dedicata la Disfida matematica femminile a squadre che si svolgerà nella sede di Brescia dell’Ateneo venerdì 19 gennaio . Per il secondo anno, infatti, il Dipartimento di Matematica e Fisica organizza, con altre 22 sedi a livello nazionale, la competizione che selezionerà le squadre in rosa, provenienti dagli istituti superiori, in vista della finale delle Olimpiadi di Matematica, in programma a maggio a Cesenatico. Allora perché ancora oggi ci dobbiamo convincere che non esiste differenza di genere quando si affrontano problemi matematici? Probabilmente è una questione di retaggio culturale, legata anche al difficile passato normativo. Ma, per stare ai nostri giorni, Maryam Mirzakhani, a cui è dedicata la Disfida di matematica, che ottenne anche la medaglia d'oro alle olimpiadi internazionali della matematica prima a Hong Kong nel 1994 e poi in Canada nel 1995. Chissà che, dalla Disfida, non esca l’erede di Maryam! * Comitato organizzatore Disfida #matematica #donne #disfida #maryammirzakhani Facebook Twitter Send by mail.

 

8 marzo, emergenza educazione

ATENEO 8 marzo, emergenza educazione L’escalation di violenza contro le donne, il soffitto di cristallo da abbattere, la carenza di politiche di conciliazione: cosa manca per realizzare un progetto di uguaglianza nella differenza. marzo 2018 di Cinzia Bearzot * Il 29 giugno 1995 san Giovanni Paolo II rivolgeva alle “donne del mondo intero” una lettera, in previsione della IV Conferenza Mondiale sulla Donna che si sarebbe tenuta nel successivo settembre a Pechino. Partendo dal concetto biblico di cooperazione dell’uomo e della donna al disegno di Dio e di reciproco aiuto e sostegno, san Giovanni Paolo II tocca temi su cui vale la pena di riproporre anche oggi, perché ancora aperti. Ne ricordo tre. Prima di tutto, la necessità di promuovere il ruolo della donna nel lavoro e nella famiglia in una prospettiva di conciliazione: si badi, san Giovanni Paolo II parla espressamente di una “necessità”, non di un semplice atto di giustizia. Di recente (25 novembre) una giornata è stata dedicata a questo tema, di fronte all’escalation di violenza che colpisce le donne. Francesco Stoppa autore del libro La costola perduta (Vita e Pensiero, 2017), con alle spalle 35 anni di esperienza in campo psicanalitico, e Chiara Giaccardi , docente di Sociologia dei processi culturali in Cattolica, tracceranno un ritratto della donna di oggi e delle sue sfide. Women Meet Innovation è organizzata dall’Associazione Piano C in collaborazione con il laboratorio di ricerca della Cattolica Trailab , il contributo di Fondazione Cariplo, il patrocinio del Comune di Milano e la mediapartnership di ELLE.

 

Tv, la rivoluzione delle donne arabe

MILANO Tv, la rivoluzione delle donne arabe Rafiah al Talei , giornalista e senior producer della tv qatariota al Jazeera , e Xenia Gleissner , direttrice dell’Istituto di ricerca Mahalli, con sede a Londra, raccontano l’influenza della presenza femminile nei media tra conquiste e stereotipi. A raccontare come cambia la loro immagine, al di là di ogni stereotipo, sono state Rafiah al Talei , giornalista e senior producer della tv qatariota al Jazeera, e Xenia Gleissner , direttrice dell’istituto di ricerca Mahalli, con sede a Londra. Ospiti entrambe di un incontro tenuto nell’ambito del corso di Storia e istituzioni del mondo musulmano della facoltà di Scienze politiche e sociali , presieduto dalla professoressa Elena Maestri . Esiste una sempre maggiore domanda femminile di informazione, sia come oggetto (questioni di genere in tv) che come soggetto (maggiore presenza di giornaliste). Quando nelle redazioni, composte esclusivamente da uomini, hanno iniziato a comparire le donne, è stato scardinato il principio sociale che vedeva il giornalismo come mestiere inadatto al genere femminile: fare la reporter o attività redazionale, infatti, occuperebbe tempo che andrebbe invece dedicato a famiglia e figli. Xenia Gleissner, che dopo la laurea in studi islamici a Exeter ha lavorato a lungo in Paesi come Siria ed Emirati Arabi, si è invece concentrata, nel corso del suo intervento, sulle differenze nel panorama mediatico all’interno di una nazione dalla cultura più occidentale come gli Emirati Arabi Uniti. Le cose vanno meglio a Dubai, la città più popolosa del Paese, meta di milioni di turisti ogni anno: lo stile di vita più occidentale favorisce la presenza di donne nel piccolo schermo come giornaliste, conduttrici e reporter.

 

Donne e lavoro, talenti senza età

Milano Donne e lavoro, talenti senza età Più di una donna su due tra le lavoratrici over 50 è “in difficoltà” o “smarrita” sul lavoro, ma ha ancora potenziale da esprimere. gennaio 2018 Chi sono, come stanno e quale potenziale hanno ancora da esprimere le donne oltre i cinquant’anni che lavorano ancora in azienda. Solo un terzo tra queste donne - le attive e soddisfatte - hanno un alto livello di potenziale lavorativo, sono ben realizzate da un punto di vista personale e sono ancora molto attive nel dare il loro contributo lavorativo in azienda. Ci sono poi le lavoratrici attive ma “in difficoltà” (36,1%), quelle donne che sono ancora attive sul lavoro ma hanno un basso livello di benessere psicologico. Queste donne presentano il più basso livello di benessere psicologico oltre che il più basso livello di impegno nel lavoro e di orientamento al futuro lavorativo. Dall’analisi delle caratteristiche di questo profilo emerge che sono donne che hanno affrontato negli ultimi anni delle transizioni importanti (malattie proprie o di persone care, separazioni e divorzi, cambiamenti lavorativi) ma che non hanno potuto contare su un ricco network relazionale e su un clima organizzativo positivo. Talenti senza età è un progetto che ha voluto mettere per la prima volta sotto i riflettori le donne over50 per comprenderne i vissuti - ha spiegato Claudia Manzi , professore associato di Psicologia Sociale Università Cattolica di Milano -.

 

Impresa, va meglio se il capo è donna

PIACENZA Impresa, va meglio se il capo è donna Studi americani affermano che le aziende a guida femminile hanno performance migliori su quelle capitanate da uomini. Lo conferma anche un’indagine italiana promossa da Aidda e presentata in occasione dell’8 marzo nel primo di tre incontri sul tema. Lo dicono diversi studi americani che si sono concentrati sul ruolo delle donne ai vertici aziendali a partire dalla crisi economica del 2007. Lo conferma anche l’esperienza italiana, come testimoniato da Maria Claudia Torlasco ( nella foto a sinistra ) presidente nazionale di Aidda , l’associazione di imprenditrici e donne dirigenti di azienda, che ha aperto, in occasione della festa della donna, un ciclo di incontri nella sede di Piacenza dell’Ateneo dedicati al tema. Nel 2014-2016 un gruppo di lavoro, cui ha partecipato anche Aidda, ha condotto un’indagine in sei Paesi europei, Italia compresa, su 200 imprese con più di 250 dipendenti, con una governance passata dal maschile al femminile. Ma la legge italiana non favorisce le imprenditrici: «L’Italia è fanalino di coda anche in questo ambito. La legge del 2012 sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle Spa, per esempio, ha mosso dei meccanismi consolidati, scardinando abitudini che vedevano gli uomini prevalere.

 

Quanto contano le donne

Brescia Quanto contano le donne Nell’undicesimo Laris Day , la ricercatrice Vera Lomazzi ha presentato il suo libro sulla presenza femminile nella sfera pubblica in Europa, con una particolare attenzione all’Italia, dove permane un’immagine ancora molto legata al mondo domestico. by Andrea Bonfiglio | 12 aprile 2017 È un paradosso tutto italiano: nonostante negli ultimi vent’anni siano stati fatti passi avanti verso la parità di diritti fra uomo e donna, la figura femminile non riscuote ancora il riconoscimento che le spetta. Lo afferma Vera Lomazzi , ricercatrice Gesis del Leibniz Institute for the Social Sciences di Colonia, autrice del libro “Donne e sfera pubblica. Il libro è stato occasione per un dibattito nel corso dell’undicesimo “Laris Day”, a cura del Laboratorio di Ricerca e Intervento Sociale del Dipartimento di Sociologia. Il seminario ha esplorato la partecipazione della donna all’interno dei ruoli pubblici. Ai nostri microfoni Maddalena Colombo, direttrice Laris dell’Università Cattolica, Diego Mesa , docente Dipartimento di Sociologia, e la stessa Vera Lomazzi. donne #italia #parita #pariopportunita Facebook Twitter Send by mail.

 

A scuola d’identità di genere

Festa delle donne A scuola d’identità di genere Un progetto formativo di alternanza scuola-lavoro in un istituto piacentino, curato dalla pedagosista Elisabetta Musi in collaborazione con alcune sue allieve. marzo 2017 L’identità di genere è al centro di un percorso di formazione triennale proposto dalla Cisl al liceo delle Scienze umane "Colombini" di Piacenza, in collaborazione con la facoltà di Scienze della formazione della sede piacentina dell’Università Cattolica. Da qui l’idea di proporre un progetto formativo di alternanza scuola-lavoro “Giovani e Genere” , per mettere a fuoco come la nuova generazione conosca e veda il “genere” nelle sue diverse sfaccettature e come possa "attrezzarsi" culturalmente per combattere e prevenire ingiustizie e disparità. La professoressa Elisabetta Musi, pedagogista della facoltà di Scienze della Formazione chiamata a collaborare al progetto, ha articolato il percorso - che si realizzerà lungo tre anni scolastici - in due temi: “genere e famiglia” e “genere e lavoro”. Il percorso di quest’anno, che ha puntato l’attenzione sulla differenza di genere in famiglia, si è articolato in tre segmenti formativi: alcuni incontri sono stati dedicati a esplorare il tema “La disparità tra uomini e donne, stereotipi e pregiudizi e il compito dell’educazione”. Accanto alla professoressa Musi, che ha curato il coordinamento e le lezioni rivolte alle ragazzi e ai ragazzi del Colombini, alcune studentesse della laurea magistrale in Progettazione pedagogica per i minori si sono occupate dei lavori di gruppo per calare gli stimoli teorici nella quotidianità. In famiglia, hanno poi raccontato, i figli maschi godono di maggiore libertà e sono meno coinvolti nei lavori di casa.

 

Lavoro, la lenta marcia rosa

In particolare, la Conferenza di Pechino del 1995 ha rappresentato un punto di svolta nel processo di pari opportunità di genere, creando le basi per un’azione globale di lotta alle differenze di genere (la “Piattaforma d’azione di Pechino”). Il trattato di Amsterdam del 1997 ha elevato l’eguaglianza di trattamento di genere a diritto fondamentale da rispettare e tutelare nell’ambito delle azioni di policy della Comunità europea. Di fatto, in Europa, la partecipazione delle donne è aumentata dal 55% dell’inizio degli anni ’90 a oltre il 66% del 2014, mentre in Italia il tasso di attività femminile nel 2014 si colloca ancora ben al di sotto della media comunitaria (54%). L’evidenza empirica riportata nel Rapporto dell’FMI mostra come la perdita di potenziale di crescita che deriva dagli squilibri di genere sul mercato del lavoro arrivi a pesare più del 27% in termini di riduzione del PIL pro-capite a livello globale. In Italia, per esempio, gli squilibri di genere si manifestano soprattutto nella segregazione occupazionale delle donne in alcuni settori e professioni ad elevata concentrazione femminile e in parte nella relativamente scarsa presenza delle donne nelle posizioni di comando nelle imprese e nella società civile. Il rifinanziamento di misure a sostegno delle madri lavoratrici come i voucher per la ‘baby-sitter’ o per la frequenza di asili nido dovrebbero incentivare il rientro delle neo mamme al lavoro e ridurre le assenze prolungate che spesso sono la principale causa di abbandono del lavoro. Anche le misure attese per i lavoratori autonomi (il ‘Jobs Act’ del lavoro autonomo) che mirano ad estendere la platea dei beneficiari del congedo parentale, vanno nella direzione di riequilibrare le condizioni di lavoro e la conciliazione anche per il lavoro indipendente.

 

Donne e salute, Laura Boldrini al Gemelli

ROMA Donne e salute, Laura Boldrini al Gemelli La presidente della Camera dei Deputati ha tenuto una lectio nel Policlinico Universitario A. Gemelli sulla correlazione tra benessere femminile e benessere del Paese. A fare gli onori di casa il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli. Significa che la donna si sta facendo strada lungo un percorso che non è tipicamente femminile». E il perché è chiaro: se una donna non sta bene, è tutto il sistema che ne risente. Dal mondo del lavoro, alla famiglia, agli anziani. Perché è inutile negarlo, in molti Paesi, e di certo nel nostro, sulle spalle delle donne ricade tutto il peso delle lacune del welfare», ha concluso la presidente della Camera. FOTO 1 / #salute #donne #diritti #paese Facebook Twitter Send by mail.

 

Lo spin off fa gola alla multinazionale

Tutto ha origine dieci anni fa. Marina Elli , Daniela Cattivelli , Sara Soldi ed Elena Bessi (che nel 2010 ha lasciato per motivi personali), quattro giovanissime neolaureate in Scienze agrarie della sede di Piacenza dell’Ateneo, danno vita, con il sostegno della facoltà e della sede piacentina, ad Advanced Analytical Technologies (Aat). Come si è sviluppato il vostro progetto? «Avevamo stipulato un contratto triennale di collaborazione con l'ateneo, ma dopo i primi due anni passati nell'istituto di microbiologia della Cattolica a Piacenza, ci siamo rese conto che avevamo bisogno di uno spazio più ampio per far crescere il nostro spin off. Da lì è partito un iter di conoscenza reciproca, che ci ha portato nel loro centro di ricerca a Pechino, dove abbiamo trascorso dieci giorni a conclusione dei quali ci hanno fatto l'offerta di acquisizione». Non sappiamo se si tratti di una questione meramente economica oppure anche di una certa predisposizione mentale: quello che è certo è che è molto più facile trovare interlocutori oltreconfine». E che ha risvegliato, per il know how che produce e per le competenze che esprime in un settore altamente innovativo, l’interesse del colosso mondiale Hanmi Pharmaceutical , che ha appena acquistato il 30% delle quote dell’azienda piacentina, di cui l’Università Cattolica mantiene ancora il 10% delle quote. A parlare è il professor Lorenzo Morelli , oggi preside della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali, che dieci anni fa ha contribuito alla nascita di questo progetto di impresa. Oggi esperti finanziari della transizione hanno valutato questa realtà aziendale un milione di euro: Hanmi farà da ponte per Aat con la Cina e l’Estremo Oriente nel settore della ricerca e dello sviluppo di prodotti, aprendo nuovi mercati per lo sviluppo della ricerca sui cibi buoni che fanno bene».

 

Il Gemelli ospedale “amico delle donne”

ROMA Il Gemelli ospedale “amico delle donne” Per la terza volta consecutiva il Policlinico si conferma tra gli ospedali più attenti alla salute femminile con i tre Bollini rosa assegnati dall’Osservatorio nazionale Onda. Per la terza volta ha ottenuto il riconoscimento dei tre Bollini Rosa (il massimo previsto) dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda) per il biennio 2016/17 che lo confermano quale ospedale attento alla salute femminile. Ringrazio Onda per questo riconoscimento, che premia l’impegno di tutto il personale medico e sanitario del Gemelli, in particolare di chi si occupa quotidianamente della tutela della salute delle donne – ha affermato il direttore generale del Policlinico A. Gemelli Enrico Zampedri -. Il nostro vuole essere sempre di più un ospedale vicino alle donne e alle loro esigenze; il nostro impegno si esprime nell’offerta delle terapie migliori, ma anche nella ricerca e nella formazione affinché tutte le patologie di genere, specialmente quelle oncologiche, possano essere combattute nel modo più efficace. Purtroppo le donne non trovano sempre una risposta, all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, alle loro specifiche esigenze a causa di modelli organizzativi che spesso hanno ancora poca attenzione alle esigenze di genere e questa è sicuramente una ‘lacuna’ che va colmata». Questa nuova edizione del Bando ‘Bollini Rosa’ conferma l’impegno di Onda nel promuovere un approccio “di genere” nell’offerta dei servizi socio-sanitari, imprescindibile per poter garantire una corretta presa in carico della paziente in tutte le fasi della vita femminile» ha detto il presidente di Onda Francesca Merzagora . Disegnare percorsi sempre più specifici per la salute delle donne significa aumentare l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, migliorare gli esiti delle prestazioni erogate e costruire una sanità che tiene conto dei presupposti sociali e culturali in cui opera» ha affermato Walter Ricciardi , presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

Io, donna, ai microfoni di Al Jazeera

Rafiah Al Talei , senior producer della sezione di Public Liberties and Human Rights di Al Jazeera , è riuscita a scardinare le logiche maschiliste che precludono l’accesso alla professione alle donne, battendosi quotidianamente contro i pregiudizi che le giornaliste devono affrontare in molte redazioni arabe. In una lezione aperta, organizzata dal dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Cattolica, Rafiah Al Talei ha spiegato a una platea di giovani studenti quali siano nei Paesi islamici/arabi gli stereotipi comuni legati alle figure femminili, in particolare a chi come lei sceglie di fare la giornalista professionista. Rafiah Al Talei, quali sono i problemi che affliggono le donne arabe che vogliono intraprendere questa carriera? Infatti, le donne che decidono di fare le giornaliste devono mettere in conto che non avranno vita facile. Però ho avuto la fortuna, come molte altre ragazze omanensi, di avere una famiglia che mi ha lasciato la libertà di fare le mie scelte e di diventare una reporter». Inoltre, era molto difficile quando dovevo viaggiare per lavoro, soprattutto quando i bambini erano piccoli, perché mio marito non era in grado di prendersene cura: un problema del resto comune nei Paesi arabi dove i maschi non sono educati ad accudire i propri figli. Ci sono particolari discriminazioni che le donne devono affrontare nelle redazioni? «Il pensiero dominante è che le donne non siano in grado di occuparsi delle hard news , di andare nelle zone di guerra e di ricoprire ruoli decisionali nei vertici dei media.

 

A un mese da Colonia

VITA E PENSIERO 04 febbraio 2016 A un mese da Colonia Per il carnevale della città tedesca e le donne si riprendono simbolicamente la piazza dopo i fatti di Capodanno. Anteprima del forum di tre intellettuali sul prossimo numero di Vita e Pensiero Il 4 febbraio erano tutte a Colonia alla Weiberfastnacht , la giornata femminile del Carnevale: per chiedere e regalare un bacio ai passanti, come vuole la tradizione. Secondo l’ islamologo Paolo Branca in questa occasione sono entrati in gioco “reciproci pregiudizi e visioni distorte dell’altro, come in un recente articolo di Giovanni Sartori sul Corriere della sera ”. Ma si tratta di due visioni errate, per cui sugli atti di violenza contro le donne commesse da giovani immigrati in Germania è sbagliato fare generalizzazioni. Diverso il parere della storica Anna Foa : “Senza rimettere in discussione l’accoglienza, quanto accaduto è la punta di un iceberg troppo a lungo rimosso, quello della concezione della donna che predomina nel mondo musulmano, quella dell’oppressione della donna spesso presente nelle famiglie e nella società”. Esiste: in parte si uniforma ai modelli europei, in parte li rifiuta in nome di una strada autonoma, di un ritorno al Corano visto come propugnatore di una sorta di uguaglianza tra generi”. Infine, la poetessa Rosita Copioli definisce i fatti di Colonia “un crimine e uno stupro dalla fortissima valenza simbolica” e avanza una proposta: aggiungere nella Costituzione italiana, agli articoli 2 e 3, “l’obbligo di una giuramento al rispetto della donna e all’applicazione dei suoi diritti in ogni forma pubblica e privata”.

 
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