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Musica a scuola, sì bella e perduta

SUMMER SCHOOL Musica a scuola, sì bella e perduta Nel Paese del “bel canto" la formazione musicale non ha un posto di rilievo nel sistema scolastico. La musica è la visione sensibile di un’epoca, la propria e un’epoca del passato, e, per comprendere il proprio tempo e le generazioni prima delle nostre, quale strada può essere migliore dell’ascoltare un canto, un’opera, una composizione musicale? Facilmente incline a una formazione astrattamente intellettuale e nozionistica, la scuola italiana si è privata di questa grande possibilità, con gravi conseguenze sulla cultura nel suo complesso. In questo quadro si colloca la Summer School su “ La musica nella cultura e nella scuola italiana ”, con lo specifico intento di avvicinare maggiormente gli insegnanti, i dirigenti scolastici, i giovani studenti universitari che vorranno insegnare, alla cultura e alla sensibilità musicale. Partecipare alla Summer school è un’esperienza di conoscenza, di scoperta, di nuovi rapporti e di nuove prospettive. È ciò che hanno vissuto e acquisito le decine di insegnanti di ogni ordine e grado, dalla scuola materna alla scuola superiore, che hanno preso parte alle Summer school di questi anni. La possibilità di confronto con colleghi di altre discipline e di altri livelli scolastici, su comuni tematiche e per altrettanto comuni obiettivi, non è l’ultimo dei motivi per partecipare ai tre giorni di Lucca-Montecatini, insieme ad alcuni fra i maggiori esponenti della cultura musicale italiana.

 

Non è un paese per bambini

Secondo il WeWorld Index 2018, presentato in largo Gemelli, la povertà educativa è uno degli elementi che maggiormente penalizza gli under 18 italiani rispetto al resto d’Europa. by Camilla Curcio | 08 maggio 2018 Può sembrare paradossale ma l’Italia è un Paese che presta poca attenzione alla crescita dei più piccoli. A dirlo sono gli ultimi dati del WeWorld Index 2018, il rapporto annuale elaborato per misurare il progresso di 171 paesi del mondo, prendendo come riferimento le condizioni di vita di soggetti particolarmente marginalizzati come donne, adolescenti, bambini e bambine. Si tratta di una situazione che, in alcuni contesti, tende a perpetuarsi nel tempo: secondo le ultime statistiche, infatti, - 8% dei giovani si laurea se entrambi i genitori non hanno un diploma di scuola superiore e - 68% dei giovani si laurea se entrambi i genitori sono laureati. Nella costruzione dell’index si è tenuto conto della sua natura multidimensionale: oltre ai soggetti protagonisti e a dimensioni più classiche come la salute o l’educazione, si è tenuto conto anche del contesto. Per ogni paese, è stata individuata una cifra rappresentativa dell’inclusione a partire dalle categorie considerate ed è stata poi stilata una classifica con l’utilizzo di numeri relativi nell’attribuzione dei punteggi. Secondo Emanuele Russo , coordinatore italiano della Global Campaign for Education, il nostro Paese «deve inserire l’educazione tra le priorità di un’agenda che non sia solo quella della politica ma anche quella dei singoli cittadini.

 

Col cuore più pieno delle tasche

Milano - Parigi Col cuore più pieno delle tasche Myriam , dopo la laurea in Scienze dell’educazione e i primi lavori, voleva di più. A Parigi ha capito che ogni relazione arricchisce, persino le urla di ragazzi autistici che gridano alla vita. novembre 2017 di Myriam Altamore * Chi se la scorda più quell'estate? A due anni dalla laurea e con varie esperienze come educatrice - prima infanzia, disabilità grave, anziani - la mia vita stava diventando insipida. Sono arrivata con due valigie e mi sono sistemata “ chez l'habitant ”: una famiglia che ti affitta una camera, significa metà dello stipendio che se ne va per l'alloggio. Parlo francese ma ho delle colleghe che non lo parlano bene e sono state prese lo stesso perché qui quello che conta è avere fegato, conoscere i ragazzi e conoscersi. Devo tanto all’Università Cattolica perché grazie alla laurea in Scienze dell’educazione ho imparato che non valgo né più né meno dei ragazzi per cui lavoro ma che esiste una relazione che ci arrichisce ogni giorno e che abbiamo solo dei ruoli sociali diversi. Così capita che, anche sei stanca, riesci lo stesso ad accogliere delle urla disperate perché quelle urla sono un modo di manifestare la propria esistenza, il proprio grido alla vita.

 

La libertà, una difficile conquista

PIACENZA La libertà, una difficile conquista La lezione a Piacenza di Philippe Meirieu , pedagogista francese noto anche fuori dal suo Paese, che basa il suo pensiero sull’idea che tutti sono educabili, nessuno escluso. Per questo abbiamo pensato di proporre un incontro sul tema dell’autonomia, che possa servire agli educatori, agli insegnati e ai genitori, coinvolgendo una delle voci più autorevoli e interessanti in materia: il professor Philippe Meirieu». Philippe Meirieu è un pedagogista francese molto noto anche fuori dal suo Paese. A Piacenza martedì 27 febbraio Meirieu parlerà soprattutto dell’educazione alla libertà, uno dei temi del suo libro appena pubblicato in Italia ( Pedagogia. La formazione alla libertà, secondo Meirieu, è un lavoro complesso di cui deve farsi carico l’educatore per aiutare il ragazzo a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Passare dall’autorità dogmatica all’ “autorità che autorizza”: ecco la sfida che Meirieu lancia agli educatori di oggi. Una sfida difficile, ma a cui non ci si può sottrarre, in nome dei doveri che abbiamo nei confronti delle future generazioni.

 

Lo humour? Una cosa seria

Brescia Lo humour? Una cosa seria L’umorismo, col suo potere attraente e liberatorio, può rappresentare un valido sostegno al lavoro degli operatori nel lavoro sociale ed educativo. L’utilità dell’umorismo è riconosciuta come stru¬mento di coesione (“lubrificante sociale”, secondo un’immagine ricorrente tra diversi autori), veicolo per la qualità dei legami ma pure fenomeno complesso che, se rafforza l’appartenenza, può anche indebo¬lire la coesione di un gruppo o mortificare le persone. Va detto però che dell’umorismo conosciamo anche un impiego dannoso nelle interazioni sociali quotidiane: l’umorismo, infatti, può esser impiegato in modo negativo per esprimere disprezzo e derisione, può funzionare come strategia di pressione, e ancora, può sviare l’attenzione, così da evitare questioni problematiche. Ciò significa che la capacità di creare umorismo consiste nel saper cogliere in modo originale i legami esistenti fra esseri viventi, oggetti o idee, e acquisire un nuovo modo di vedere le cose, una nuova comprensione di sé, una maggiore consapevolezza dei condizionamenti interni ed esterni. È opportuno allora prendere sul serio l’umorismo, che può rappresentare un valido supporto per il lavoro degli operatori nel lavoro sociale ed educativo, offrendo nuove prospettive e sollecitando iniziative. Livia Cadei (Università Cattolica) introdurrà le riflessioni in merito alle possibili ricadute nel lavoro socioeducativo che può occupare uno spazio nella relazione d’aiuto, ma può altresì rafforzare l’identità professionale degli operatori. Bruno Humbeeck (Université Mons-Belgio) orienterà la riflessione sull’importanza di saper riconoscere la differenza fra umorismo e derisione che significa saper distinguere le azioni che producono legami, inclusive da quelle che separano ed escludono.

 

Cinque ragioni per investire in formazione

cattolicapost Cinque ragioni per investire in formazione Secondo il rapporto OCSE Education at a glance 2017 l’Italia è tra i Paesi che destinano meno risorse a questo settore. A suonare il campanello d’allarme è il recente rapporto OCSE Education at a glance 2017 , che ci posiziona (anche quest’anno) tra i Paesi che poco investono in formazione, fanalino di coda al pari di Messico e Turchia. Solo il 18% degli italiani è infatti in possesso di un titolo di laurea: l’esatta metà della media dei Paesi OCSE. A preoccupare è anche un altro fenomeno: i Neet , i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano, raggiungono nel nostro Paese il 26% della popolazione. La fotografia può mutare, in meglio o in peggio, a seconda delle variabili geografiche (nord-sud), di genere (maschi-femmine), di titolo di studio (diploma-laurea) ma la sostanza non cambia. Lavoro inteso come luogo di crescita individuale e sociale, ambito di creatività e di ingegno, trama di relazioni e di soluzioni da ricercare. Investire in formazione, partecipare a un master, frequentare corsi di aggiornamento, significa anche diventare più competitivi nel mercato del lavoro, acquisire quelle skills che fanno la differenza, aumentare la propria employability e risultare interessanti per i datori di lavoro.

 
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