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Lasciatemi in pace, sto giocando

Educare? Significa favorire lo sviluppo delle singole, specifiche ed intrinseche capacità dell’individuo, i talenti, le vocazioni, insomma ciò che in potenza ciascuno nasconde dentro di sé. Per favorire tali inclinazioni, il ruolo della scuola e della famiglia sono fondamentali, ma senza costrizioni, senza eccessivi controlli, favorendo il gioco libero e spontaneo tra coetanei, senza il quale i bambini non crescono. Ogni anno - commenta Pierpaolo Triani docente di didattica generale e pedagogia speciale - organizziamo un convegno in prospettiva multidisciplinare, una didattica operativa che possa aiutare i docenti nel loro lavoro come la crescita dei ragazzi. Certo – commenta - sono stati compiuti significativi passi in avanti per una corretta cultura della crescita che deve svincolarsi da un iperprotezionismo ed “adultismo”, per aiutare gli adolescenti ad ascoltarsi e ad ascoltare. I miglioramenti sociali ci sono – continua Triani - ma la strada da percorrere è ancora lunga, il numero dei minori decresce costantemente ed oggi ci avviamo verso una società multiculturale, che è già realtà. In questo senso, i genitori vanno rassicurati più che sensibilizzati e devono comprendere che l’eterogeneità è una ricchezza da coltivare». A 30 anni dalla firma della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, la giornata del convegno è stata un’importante occasione per prendere coscienza del lungo itinerario che ha permesso ai minori di diventare soggetti di diritto e per riflettere sulla condizione attuale dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia e nel mondo.

 

Una vita per l'educazione

Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia Una vita per l'educazione Grande successo per il seminario "Lino Monchieri tra Resistenza, internamento e ripresa della vita democratica", in occasione della presentazione del fondo “Lino Monchieri”. I documenti donati dalla famiglia, da oggi accessibili a docenti e ricercatori. A lui l’ Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia ha dedicato un incontro giovedì pomeriggio 4 aprile, in occasione della presentazione del fondo “Lino Monchieri”, costituito da carte e libri donate all’Archivio dalla famiglia e da oggi accessibili a docenti e ricercatori. Appena liberato, una volta rientrato in Italia, mi prese come un furore, tanto quei ricordi mi bruciavano dentro e scrissi di getto […]. Attraverso i ricordi e le memorie del lager che io continuerò a tener vivi finché avrò vita mi propongo di tener desta la tensione per una giustizia nella libertà che miri a costituire nelle giovani generazioni una limpida coscienza […]”. La presenza in Sala della Gloria della vedova, sig.ra Lina Tridenti , che con poche ma profondissime parole ha ricordato quale grande valore etico e morale sottende ogni azione educativa, ha contribuito a rendere davvero “speciale” questo incontro. linomonchieri #archivio #documenti #storia #educazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cinque ragioni per investire in formazione

cattolicapost Cinque ragioni per investire in formazione Secondo il rapporto OCSE Education at a glance 2017 l’Italia è tra i Paesi che destinano meno risorse a questo settore. A suonare il campanello d’allarme è il recente rapporto OCSE Education at a glance 2017 , che ci posiziona (anche quest’anno) tra i Paesi che poco investono in formazione, fanalino di coda al pari di Messico e Turchia. Solo il 18% degli italiani è infatti in possesso di un titolo di laurea: l’esatta metà della media dei Paesi OCSE. A preoccupare è anche un altro fenomeno: i Neet , i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano, raggiungono nel nostro Paese il 26% della popolazione. La fotografia può mutare, in meglio o in peggio, a seconda delle variabili geografiche (nord-sud), di genere (maschi-femmine), di titolo di studio (diploma-laurea) ma la sostanza non cambia. Lavoro inteso come luogo di crescita individuale e sociale, ambito di creatività e di ingegno, trama di relazioni e di soluzioni da ricercare. Investire in formazione, partecipare a un master, frequentare corsi di aggiornamento, significa anche diventare più competitivi nel mercato del lavoro, acquisire quelle skills che fanno la differenza, aumentare la propria employability e risultare interessanti per i datori di lavoro.

 

A Samo, per fare teatro e pedagogia

Brescia A Samo, per fare teatro e pedagogia È la storia del'educatorel 25enne Michele Senici, che nel campo profughi dell’isola greca ha avviato un progetto che usa il teatro come strumento funzionale ad interventi di pedagogia d’emergenza. L’esperienza di Michele Senici , laureato a pieni voti in Scienze dell’educazione alla Cattolica di Brescia, è una storia d’eccezione svolta in un contesto - quello del campo profughi dell’isola di Samo, situata ad un km dalle coste della Turchia - che per molti è sinonimo di quotidianità. Un’area in cui confluiscono bambini, ragazzi, uomini, donne e famiglie nati e cresciuti nel mezzo della guerra, con alle spalle un bagaglio di dolore, traumi e perdite. Vi rimane un mese, durante il quale lavora alla scuola Mazi, che in greco significa insieme , e il cui nome racconta di quella condivisione che ne anima l’intera attività. Una storia esemplare che ha il suo inizio in Italia, dove Michele lavora da anni come educatore professionale e ha fondato il marchio Pro Teatro . Tornerò» racconta Michele, all’indomani dalla discussione della sua tesi di laurea in cui racconta modalità ed esiti del progetto. Nel frattempo, per conoscere la sua storia e sostenere le iniziative della Onlus, è possibile mettersi in contatto con lui e Pro Teatro tramite i social network Facebook e Instagram.

 

Non è un paese per bambini

Secondo il WeWorld Index 2018, presentato in largo Gemelli, la povertà educativa è uno degli elementi che maggiormente penalizza gli under 18 italiani rispetto al resto d’Europa. by Camilla Curcio | 08 maggio 2018 Può sembrare paradossale ma l’Italia è un Paese che presta poca attenzione alla crescita dei più piccoli. A dirlo sono gli ultimi dati del WeWorld Index 2018, il rapporto annuale elaborato per misurare il progresso di 171 paesi del mondo, prendendo come riferimento le condizioni di vita di soggetti particolarmente marginalizzati come donne, adolescenti, bambini e bambine. Si tratta di una situazione che, in alcuni contesti, tende a perpetuarsi nel tempo: secondo le ultime statistiche, infatti, - 8% dei giovani si laurea se entrambi i genitori non hanno un diploma di scuola superiore e - 68% dei giovani si laurea se entrambi i genitori sono laureati. Nella costruzione dell’index si è tenuto conto della sua natura multidimensionale: oltre ai soggetti protagonisti e a dimensioni più classiche come la salute o l’educazione, si è tenuto conto anche del contesto. Per ogni paese, è stata individuata una cifra rappresentativa dell’inclusione a partire dalle categorie considerate ed è stata poi stilata una classifica con l’utilizzo di numeri relativi nell’attribuzione dei punteggi. Secondo Emanuele Russo , coordinatore italiano della Global Campaign for Education, il nostro Paese «deve inserire l’educazione tra le priorità di un’agenda che non sia solo quella della politica ma anche quella dei singoli cittadini.

 

Modello Trekking Therapy

Brescia Modello Trekking Therapy Il progetto pilota ideato dalla cooperativa Area e dal Laboratorio di Psicologia, oggi diventato un modello di alternativa al carcere per adolescenti dichiarati in regime di "messa alla prova" da parte del Tribunale dei Minorenni. Dal progetto iniziale, e dalla ricerca che ne è conseguita, è stato elaborato un modello d’intervento alternativo al carcere per adolescenti e minori bisognosi di rielaborare la propria condizione per ritrovare una corretta traiettoria di vita. I dati della ricerca qualitativa che ha permesso di misurare i risultati e, quindi, di definire parametri e regole del modello riabilitativo come alternativa al carcere, sono stati presentati per la prima volta nell’ambito del convegno internazionale “Trekking therapy e messa alla prova. I dati emersi parlano di un significativo miglioramento negli ambiti dell’autostima dei giovani coinvolti, del rispetto/solidarietà nel lavoro di gruppo, di una maggiore capacità di riflessione rispetto alle situazioni. L’indagine è stata condotta in maniera sistematica, mediante la somministrazione quotidiana di un questionario di valutazione, la produzione di testi scritti – in particolare un diario di bordo a cura di partecipanti e operatori, ma non solo - immagini, video, e l’audio/videoregistrazione degli incontri quotidiani di supporto psicologico. Ad accompagnarli lungo il cammino, geografico e di riabilitazione personale, un team composto dal professor Giancarlo Tamanza , direttore del Laboratorio di Psicologia dell’Università Cattolica, Nicola Maccioni , educatore/guida e presidente di Area – Società Cooperativa Sociale Onlus e Luca Bonini , psicoterapeuta e direttore dei consultori familiari della cooperativa. Dall'esperienza è stato tratto il docu-film "I Re del lago", realizzato da quattro studenti della Civica Scuola di regia Luchino Visconti di Milano, che documenta la fasi salienti del percorso.

 

Col cuore più pieno delle tasche

Milano - Parigi Col cuore più pieno delle tasche Myriam , dopo la laurea in Scienze dell’educazione e i primi lavori, voleva di più. A Parigi ha capito che ogni relazione arricchisce, persino le urla di ragazzi autistici che gridano alla vita. novembre 2017 di Myriam Altamore * Chi se la scorda più quell'estate? A due anni dalla laurea e con varie esperienze come educatrice - prima infanzia, disabilità grave, anziani - la mia vita stava diventando insipida. Sono arrivata con due valigie e mi sono sistemata “ chez l'habitant ”: una famiglia che ti affitta una camera, significa metà dello stipendio che se ne va per l'alloggio. Parlo francese ma ho delle colleghe che non lo parlano bene e sono state prese lo stesso perché qui quello che conta è avere fegato, conoscere i ragazzi e conoscersi. Devo tanto all’Università Cattolica perché grazie alla laurea in Scienze dell’educazione ho imparato che non valgo né più né meno dei ragazzi per cui lavoro ma che esiste una relazione che ci arrichisce ogni giorno e che abbiamo solo dei ruoli sociali diversi. Così capita che, anche sei stanca, riesci lo stesso ad accogliere delle urla disperate perché quelle urla sono un modo di manifestare la propria esistenza, il proprio grido alla vita.

 

“A Piedi” verso un futuro migliore

Laboratorio di Psicologia “A Piedi” verso un futuro migliore Sei giorni, 135 chilometri e 38 ore di cammino sulle sponde del Lago di Garda. Accompagnati da un’équipe multidisciplinare, dieci ragazzi segnalati dal Tribunale del minorenni di Brescia sperimenteranno il viaggio di gruppo come strumento riabilitativo. Fondamentale il contributo scientifico di un’équipe del Laboratorio di Psicologia della Cattolica, sia nelle fasi di preparazione, che in quelle successive alla conclusione del percorso, con la predisposizione di tre incontri con l’equipe multidisciplinare in cui i ragazzi potranno rileggere, analizzare e valutare la fasi dell’esperienza fatta. Per quanto riguarda il primo aspetto verranno misurate comparativamente ( pre e post intervento ) alcune “ variabili leggere ” del funzionamento psicosociale dei partecipanti, indicative di trasformazioni connesse all’esperienza: indicatori della percezione di sé, dell’adattamento psicosociale, della fiducia interpersonale, dell’autostima e del senso di autoefficacia. Sarà inoltre messa a punto un’attività di documentazione sistematica dell’esperienza, mediante l’analisi delle produzioni di testi scritti (diario di bordo a cura dei partecipanti e degli operatori), immagini e video, e l’audio/videoregistrazione degli incontri quotidiani. I dieci protagonisti dell’iniziativa si trovano tutti nella fase di messa in prova , un’opportunità di riabilitazione educativa che consente di scontare la pena, o parte di essa, al di fuori dal carcere. Il fatto che siano tutti maschi e di nazionalità mista rispecchia in toto la situazione attuale: l’80% degli autori di reati compiuti da minori è di sesso maschile e di diverse nazionalità».

 

Internazionalizzare l’educazione

Brescia Internazionalizzare l’educazione A Brescia l'incontro residenziale CHEI PhD Reserch Seminar on Internationalisation of Higher Education . Come hanno spiegato i relatori intervenuti, nella società globalizzata e interconnessa in cui viviamo oggi, questioni economiche, scientifiche, politiche e sociali necessitano sempre più di una risposta elaborata su scala globale. Scopo del seminario è stato infatti quello di dare un’opportunità ai partecipanti di riflettere su argomenti che possono avanzare la propria abilità di pensiero e analisi critica. L’invitata Elspeth Jones , Emerita Professor of the Internationalisation of Higher Education and International Education Consultant, ha parlato dei concetti di globalizzazione e internazionalizzazione applicati al settore della ricerca e dell'educazione, e di come i paradigmi dominanti nel concetto di quest’ultima provengano tradizionalmente dall’Inghilterra e dall’Europa. Nico Jooste , Senior Director International Education presso l’Università Nelson Mandela Metropolitan in Sud Africa, si è soffermato sul ruolo del Senior International Officer Menager in un tempo di conflitti nelle università, un argomento che sta diventando straordinariamente rilevante in tutto il mondo. La Direttrice CHEI Amanda Clare Murphy ha infine illustrato la fondamentale partecipazione del CHEI al progetto europeo SUCTI – Systemic University Chance Towards Internatinalization . Scopo finale del SUCTI e del CHEI è monitorare e analizzare l’impatto, i risultati e i cambiamenti derivanti dalla conoscenza e dalla messa in circolo di ricerche e pubblicazioni.

 

La libertà, una difficile conquista

PIACENZA La libertà, una difficile conquista La lezione a Piacenza di Philippe Meirieu , pedagogista francese noto anche fuori dal suo Paese, che basa il suo pensiero sull’idea che tutti sono educabili, nessuno escluso. Per questo abbiamo pensato di proporre un incontro sul tema dell’autonomia, che possa servire agli educatori, agli insegnati e ai genitori, coinvolgendo una delle voci più autorevoli e interessanti in materia: il professor Philippe Meirieu». Philippe Meirieu è un pedagogista francese molto noto anche fuori dal suo Paese. A Piacenza martedì 27 febbraio Meirieu parlerà soprattutto dell’educazione alla libertà, uno dei temi del suo libro appena pubblicato in Italia ( Pedagogia. La formazione alla libertà, secondo Meirieu, è un lavoro complesso di cui deve farsi carico l’educatore per aiutare il ragazzo a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Passare dall’autorità dogmatica all’ “autorità che autorizza”: ecco la sfida che Meirieu lancia agli educatori di oggi. Una sfida difficile, ma a cui non ci si può sottrarre, in nome dei doveri che abbiamo nei confronti delle future generazioni.

 

Lo humour? Una cosa seria

Brescia Lo humour? Una cosa seria L’umorismo, col suo potere attraente e liberatorio, può rappresentare un valido sostegno al lavoro degli operatori nel lavoro sociale ed educativo. L’utilità dell’umorismo è riconosciuta come stru¬mento di coesione (“lubrificante sociale”, secondo un’immagine ricorrente tra diversi autori), veicolo per la qualità dei legami ma pure fenomeno complesso che, se rafforza l’appartenenza, può anche indebo¬lire la coesione di un gruppo o mortificare le persone. Va detto però che dell’umorismo conosciamo anche un impiego dannoso nelle interazioni sociali quotidiane: l’umorismo, infatti, può esser impiegato in modo negativo per esprimere disprezzo e derisione, può funzionare come strategia di pressione, e ancora, può sviare l’attenzione, così da evitare questioni problematiche. Ciò significa che la capacità di creare umorismo consiste nel saper cogliere in modo originale i legami esistenti fra esseri viventi, oggetti o idee, e acquisire un nuovo modo di vedere le cose, una nuova comprensione di sé, una maggiore consapevolezza dei condizionamenti interni ed esterni. È opportuno allora prendere sul serio l’umorismo, che può rappresentare un valido supporto per il lavoro degli operatori nel lavoro sociale ed educativo, offrendo nuove prospettive e sollecitando iniziative. Livia Cadei (Università Cattolica) introdurrà le riflessioni in merito alle possibili ricadute nel lavoro socioeducativo che può occupare uno spazio nella relazione d’aiuto, ma può altresì rafforzare l’identità professionale degli operatori. Bruno Humbeeck (Université Mons-Belgio) orienterà la riflessione sull’importanza di saper riconoscere la differenza fra umorismo e derisione che significa saper distinguere le azioni che producono legami, inclusive da quelle che separano ed escludono.

 

Educazione, bene comune globale

brescia Educazione, bene comune globale Un convegno internazionale nella sede di Brescia promosso dalla prima Cattedra Unesco dell’Università Cattolica, istituita nell’aprile 2018. Venerdì 18 gennaio, un convegno internazionale ha riunito nell’aula magna di via Trieste esperti di varie nazioni per ripensare l’educazione come bene collettivo. L’educazione per tutti e per tutta la vita può permettere a ciascuno di sviluppare le proprie potenzialità e alla società di promuovere nuovi processi di cittadinanza attiva. Il rettore Franco Anelli durante il saluto introduttivo si è soffermato sul ruolo dell’Università, che deve essere un luogo di riflessione e di attenzione alla dimensione educativa, e non solo al contenuto delle discipline. È necessario un ripensamento di un percorso che riguardi l’idea di società perché l’educazione costituisce la società del futuro. Istituita nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’aprile del 2018 si propone di favorire l’accesso da parte dei bambini nella prima infanzia a cure ed educazione di qualità; sviluppare processi di cooperazione, migliorare la qualità dell’educazione e dell’accoglienza. Fra le attività da promuovere, ed è la seconda direttrice, figurano anche la formazione di studenti universitari che intendono impegnarsi in progetti di cooperazione internazionale.

 

Montessori, l'attualità di un metodo

Educazione Montessori, l'attualità di un metodo Presentata l’edizione 2018 degli «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche» che ha per protagonista la nota pedagogista e le reti di relazioni da lei intessute. "Insieme a Don Bosco e Don Milani, Montessori è certamente una delle figure più note in Italia e all'estero in fatto educazione. Il metodo Montessori insegna ai bambini l'ordine, la concetrazione, la libertà non fine a sè stessa bensì finalizzata all'autocontrollo. Un fatto, quest’ultimo, che in una società come la nostra, estremamente bisognosa di integrare correttamente le diversità, può costituire una risposta concreta”. Del resto si trattò di un rivoluzione pedagogica e culturale: molte regole che apparivano consolidate in ambito educativo cambiarono radicalmente. Perché l'adulto che richiede l'obbedienza al bambino - sosteneva Montessori - trascura quasi sempre la reale volontà di quest’ultimo. educazione #storia #mariamontessori #montessori #metodo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il teatro e il mio ‘lavoro’ da don

cattolicapost Il teatro e il mio ‘lavoro’ da don Andrea ha incontrato in modo inusuale il master in “Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità” . Ma anche nel ruolo di vice-parroco quello che ha imparato non è solo una passione ma si sta rivelando una missione. dicembre 2018 di don Andrea Ballarin * Sono vie poco usuali quelle che mi hanno portato al master “Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità ” . Non ho fatto il classico percorso universitario di laurea triennale e magistrale, ma ho frequentato il seminario diocesano di Modena, conseguendo il baccalaureato in Sacra Teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia, e sono stato ordinato prete nel 2016. La metodologia pratico-teorica mi ha permesso di sperimentare prima di tutto sulla mia pelle la proposta di Educazione alla Teatralità che ci è stata offerta, di essere io il primo a poterne beneficiare e a scoprirne la validità per la crescita umana integrale della persona. Il lavoro che abbiamo svolto insieme è partito dalle basi, dalla grammatica dell’educazione alla teatralità (linguaggio non verbale, linguaggio verbale, linguaggio dello spazio e della musica, manipolazione dei materiali e narrazione) per aiutarci poi a mettere in relazione questi linguaggio e poter costruire un nostro progetto creativo. Non solo riesco a proporre esperienze e laboratori di teatro, di narrazione, di lavoro con le arti espressive a bambini, giovani e adulti, ma mi sento capace di leggere all’interno di questi processi, di comprendere le dinamiche e le interazioni che si attivano e quelle da mettere in moto.

 

From seed to spoon a scuola di biodiversità

ricerca From seed to spoon a scuola di biodiversità La sede di Piacenza è capofila di un progetto europeo finalizzato a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi. Con l’obiettivo di rendere più rigogliose le nostre città 13 novembre 2019 “ Dal seme al cucchiaio ” è il titolo di un progetto scientifico finalizzato a educare i giovani alla tutela della biodiversità. L’iniziativa è coordinata da Ilaria Negri , ricercatrice in entomologia del Dipartimento di Produzioni vegetali sostenibili (sede di Piacenza), referente è Edilio Mazzoleni , direttore Global Engagement and International Education dell’Università Cattolica. Dedichiamo il nostro progetto “ From seed to spoon ”, dal seme al cucchiaio, a tutti coloro che considerano la Pianura Padana come il posto più inquinato d'Europa, a tutti coloro che odiano la calura estiva, a tutti quelli che non toccano cibo se non biologico» afferma Ilaria Negri. “ From seed to spoon ” punta a monitorare e promuovere i servizi di approvvigionamento e di regolazione naturalmente presenti in tutti gli ecosistemi; per esempio la produzione di frutta e verdura, l’impollinazione, il controllo biologico degli infestanti. Un gruppo di allievi per ogni Istituto verrà in Italia il prossimo anno a maggio per continuare il training che avrà luogo nei laboratori della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica e, in campo, presso la Picasso Food Forest e i Parchi del Ducato. Si costruiranno nidi e rifugi per gli animali, condomini delle api, dimore per i ricci, bistrò per gli uccelli, hotel per i rospi che saranno poi installati nella Picasso Food Forest, nei Parchi del Ducato e in Cerzoo per aumentarne la biodiversità.

 

Musica a scuola, sì bella e perduta

SUMMER SCHOOL Musica a scuola, sì bella e perduta Nel Paese del “bel canto" la formazione musicale non ha un posto di rilievo nel sistema scolastico. La musica è la visione sensibile di un’epoca, la propria e un’epoca del passato, e, per comprendere il proprio tempo e le generazioni prima delle nostre, quale strada può essere migliore dell’ascoltare un canto, un’opera, una composizione musicale? Facilmente incline a una formazione astrattamente intellettuale e nozionistica, la scuola italiana si è privata di questa grande possibilità, con gravi conseguenze sulla cultura nel suo complesso. In questo quadro si colloca la Summer School su “ La musica nella cultura e nella scuola italiana ”, con lo specifico intento di avvicinare maggiormente gli insegnanti, i dirigenti scolastici, i giovani studenti universitari che vorranno insegnare, alla cultura e alla sensibilità musicale. Partecipare alla Summer school è un’esperienza di conoscenza, di scoperta, di nuovi rapporti e di nuove prospettive. È ciò che hanno vissuto e acquisito le decine di insegnanti di ogni ordine e grado, dalla scuola materna alla scuola superiore, che hanno preso parte alle Summer school di questi anni. La possibilità di confronto con colleghi di altre discipline e di altri livelli scolastici, su comuni tematiche e per altrettanto comuni obiettivi, non è l’ultimo dei motivi per partecipare ai tre giorni di Lucca-Montecatini, insieme ad alcuni fra i maggiori esponenti della cultura musicale italiana.

 

Teatro a scuola, su il sipario

by Daniela Fogliada | 03 marzo 2017 Dopo anni di impegno, studi e ricerche dalle facoltà delle Scienze dell’Educazione e della Formazione, le materie teatrali escono dalla connotazione di “sperimentazione estemporanea” per entrare a tutti gli effetti nel curriculum formativo, come emerge dalle Indicazioni strategiche pubblicate dal Miur (16/03/ 2016). Un’importante esperienza in tal senso, è quella del master in Azioni e interazioni pedagogiche attraverso la narrazione e l’educazione alla teatralità , giunto alla quarta edizione – con inizio a maggio - che parte dal teatro, soprattutto dalla letteratura e dai linguaggi teatrali, per formare operatori ed educatori. È importante che i ragazzi a scuola siano messi in grado di comprendere i linguaggi della comunicazione teatrale, poiché si ritiene l’Educazione alla Teatralità, un elemento indispensabile alla formazione di una libera e armonica personalità umana» afferma il professor Gaetano Oliva del Consiglio direttivo del corso postlaurea dell’Ateneo. Come si dispiegano gli effetti positivi del teatro? «La teatralità - le arti espressive - funzionano come strumento di coinvolgimento formativo, come accattivante veicolo per la trasmissione di conoscenze e per lo sviluppo di capacità e competenze. Cosa cambia con questo riconoscimento ministeriale? «L’Educazione alla Teatralità entra definitivamente a far parte dell’offerta didattica delle scuole italiane di ogni ordine e grado facendogli ottenere piena cittadinanza nel bagaglio formativo degli studenti. Che valore dà a questo passaggio? «Si tratta di un importante riconoscimento sia per gli studi, le ricerche e i risultati realizzati dalle facoltà delle Scienze dell’Educazione, sia per tutti gli insegnanti/educatori alla teatralità che da anni sul territorio portano avanti progetti, attività e pratiche di teatro-educazione. E questo cosa comporta? «Si amplieranno le possibilità di intervento, il riconoscimento delle buone pratiche che già si svolgono in tanti spazi educativi e didattici ma anche la necessità di una formazione delle figure educative di riferimento.

 

A Piacenza la seconda edizione del corso di qualificazione per “Educatore professionale socio-pedagogico”

Piacenza A Piacenza la seconda edizione del corso di qualificazione per “Educatore professionale socio-pedagogico” Ultima opportunità di acquisire la qualifica per chi già lavora come Educatore socio-pedagogico ma non ha conseguito una laurea in Scienze della formazione. settembre 2019 Con i cambiamenti normativi avvenuti alla luce della legge 205 del 27.12.2017 (cc. 594-601) per lavorare come educatore nel sociale è necessaria una laurea in Scienze dell’educazione e della formazione o la qualifica professionale di Educatore socio-pedagogico. “Per rispondere a questa esigenza la facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica ha scelto di attivare per il secondo anno un percorso ad hoc nelle sedi di Piacenza, Milano e Brescia – spiega il prof. Pierpaolo Triani -. Un percorso, quello proposto dalla Cattolica, che da un lato va incontro alle esigenze lavorative dei corsisti e dall’altro esalta l’esperienza lavorativa degli studenti: “lo scorso anno questo approccio ha dimostrato di funzionare molto bene”, sottolinea Triani. La domanda per accedere al corso dovrà essere presentata on-line entro il 15 ottobre 2019, attraverso il portale http://immatricolazioni.unicatt.it/portaleaccesso Il corso, se raggiungerà il numero minimo di iscritti, prenderà il via nel mese di novembre e si concluderà nell’estate del 2020. istruzione #educatoreprofessionale #sociopedagogico #qualifica #scienzedell'educazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Educare al tempo degli algoritmi

il dibattito Educare al tempo degli algoritmi La differenza tra robot e uomo si è sempre basata più sulla consapevolezza che sull’intelligenza. Ne sono responsabili nuovi tipi di algoritmi in grado di apprendere dall’esperienza che allo stesso tempo ridimensionano e rilanciano le promesse della prima stagione di ricerche sulle macchine intelligenti. Come tutto questo sfida il mondo dell’educazione? Vedo almeno tre indicazioni, che sono allo stesso tempo di tendenza e di ricerca. Sulla base dei dati disponibili, delle scelte fatte, delle tendenze in corso, questi algoritmi ci sostengono nel difficile compito di prevedere i comportamenti delle cose e degli altri nel futuro. Una sorta di delega in bianco alla macchina: l’accettazione di usare tutti gli stessi format per trarne vantaggio nella facilità d’uso. Max Tegmark, professore di fisica al MIT di Boston, fa osservare in un suo recente volume come la differenza tra uomini e macchine si sia sempre costruita non tanto sull’ intelligenza (una macchina può essere addirittura più intelligente di un uomo), quanto piuttosto sulla consapevolezza . Ora, una macchina che conosce i propri limiti e prova a rimuoverli intervenendo sull’algoritmo con cui è stata progettata per generare nuove più perfette versioni di se stessa, pare proprio essere una macchina in qualche modo dotata di riflessività e, quindi, di consapevolezza.

 

L’oratorio va all’università

Noi abbiamo dei grandi santi educatori che hanno interpretato l’emergenza educativa come una vocazione, cioè hanno messo in gioco la loro vita e si sono sentiti chiamati da ragazzi, adolescenti, giovani smarriti, marginali, trasgressivi, e hanno trovato percorsi promettenti. Pertanto, di fronte alle problematiche di oggi «siamo autorizzati a pensare, non a deprecare i tempi che viviamo, e siamo autorizzati a lasciarci interrogare dalla realtà in una società che è diventata multietnica e multireligiosa», ha esortato monsignor Delpini. Non è però il toccasana di tutto: c’è un contesto che non si avvicina all’oratorio, che non entra in oratorio e quindi dobbiamo essere consapevoli che non possiamo perdere l’oratorio ma dobbiamo immaginare molti altri percorsi». In tale direzione si muove il Corso di Alta formazione che si avvarrà dell’apporto degli Istituti Superiori di Scienze religiose lombardi e del contributo di studiosi operanti in altre università lombarde, attenti alla valenza educativa degli oratori. Un’iniziativa dunque, ha ribadito monsignor Maurizio Gervasoni , vescovo di Vigevano e delegato per la Pastorale Giovanile della Conferenza episcopale lombarda, che «si colloca nell’ambito di un ripensamento del ruolo degli oratori nel diverso contesto sociale e culturale che stiamo vivendo. Basta guardare i numeri: secondo i dati della Fondazione diocesana per gli Oratori Milanesi nella diocesi di Milano gli oratori sono quasi 1.000 mentre sono circa 3.000 in Lombardia contro una media nazionale di 9.000, il che vuol dire che un oratorio su tre è lombardo e uno su dieci è ambrosiano. Senza dimenticare che gli oratori in questo momento intercettano tre questioni da non sottovalutare: l’emergenza educativa, la presenza di una forte comunità multietnica, che li rende luogo centrale per affrontare l’integrazione e, infine, l’aspetto del rapporto tra generazioni.

 

Il Natale non finisce di educare

È uno dei passaggi dell’editoriale che il vescovo monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha scritto per il numero 6/2019 di “ Presenza ” in vista del Natale. Con una visita lampo nel pomeriggio della prima domenica di Avvento, si è recato a Greccio, nel luogo dove San Francesco nel 1223 realizzò la rappresentazione del presepe dando vita a una tradizione tra le più importanti e diffuse della fede cristiana. Riprendendo le parole iniziali del testo latino la lettera porta il titolo Admirabile Signum , dove il segno mirabile è soprattutto l’evento che il presepe vuole ricordare: il fatto sorprendente e straordinario di Dio che si fa uomo e si presenta umile e povero come bambino accolto in una mangiatoia. Dunque il presepe - afferma il Pontefice -, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita» (n. 8). Da qui l’invito a sviluppare «una nuova episteme della vita» che sappia includere «la forma mentis, le convinzioni normative, le categorie, la creatività, le esperienze esistenziali del soggetto» perché esse «rappresentano una “dimensione tacita” della conoscenza ma sempre presente, un fattore indispensabile per l’accettazione del progresso scientifico». assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore #natale #incarnazione #educazione #conoscenza Facebook Twitter Send by mail Print UN AUGURIO CON VITA E PENSIERO «Il Natale introduce nella storia l’inedito di Dio. Questo Bambino Gesù è il simbolo del nascere. E di un parto che non è solo di quel Bambino, ma che è la nostra stessa nascita, la nascita del mondo.

 

Il Natale non finisce di stupire e di educare

di monsignor Claudio Giuliodori * Le letture di questa liturgia, dedicata alla Madonna di Loreto, dove si conserva parte della Santa Casa di Nazareth, ci portano a contemplare il grande segno del Natale. Con una visita lampo nel pomeriggio della prima domenica di Avvento, si è recato a Greccio, nel luogo dove San Francesco nel 1223 realizzò la rappresentazione del presepe dando vita a una tradizione tra le più importanti e diffuse della fede cristiana. La lettera porta il titolo Admirabile Signum , dove il segno mirabile è soprattutto l’evento che il presepe vuole ricordare: il fatto sorprendente e straordinario di Dio che si fa uomo e si presenta umile e povero come bambino accolto in una mangiatoia. Un’educazione impegnativa di cui Gesù è l’artefice, come sembra indicare anche la profezia di Simeone: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione […] affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35). Allestire il presepe negli spazi della nostra Università oltre ad essere una bella tradizione, assume allora un eminente valore epistemologico e pedagogico che, alla luce delle riflessioni del Santo Padre, ci aiuta a comprendere meglio anche il senso di alcune tappe significative per la missione educativa del nostro Ateneo. Papa Francesco, che ha voluto così ribadire una particolare vicinanza della comunità ecclesiale alle nuove generazioni e la necessità di renderle protagoniste del cammino della Chiesa e del futuro dell’umanità, ha anche indicato le Università Cattoliche come luoghi privilegiati per ascoltare e formare i giovani. Ricchi di un tale passato vogliamo guardare soprattutto avanti, a quel futuro che è già nell’oggi e che ci chiede di non essere meno innovativi e intraprendenti di coloro che ci hanno preceduto.

 

Educazione, etica, formazione per uno sviluppo sostenibile

Milano Educazione, etica, formazione per uno sviluppo sostenibile Venerdì 31 gennaio convegno internazionale promosso dalla Fondazione Centesimus Annus. Ethos, Education and Training: avenues toward equality and ethical behaviors in the digital era : questo il titolo del convegno della Fondazione vaticana. Sono intervenuti, tra gli altri, Anna Maria Tarantola , presidente della Fondazione Centesimus Annus, monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano, Ignazio Visco , governatore della Banca d’Italia, monsignor Nunzio Galantino , presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). Questo incontro precede altri due grandi eventi che toccheranno tematiche similari: “L’economia di Francesco”, che si svolgerà ad Assisi nel mese di marzo, e il “Patto educativo globale”, che avrà il suo culmine a maggio. Moderata da Giovanni Marseguerra , docente di Economia politica in Università Cattolica e coordinatore scientifico della Fondazione Centesimus Annus, ha visto tra i relatori Philippe Bordeyne , rettore dell’Institut Catholique di Parigi, Fernando Felipe Sanchez Campos , rettore della Universidad Católica de Costa Rica, Agostino Santoni , amministratore delegato di Cisco Italia. Le conclusioni del dibattito sono state affidate ad Alberto Quadrio Curzio , professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica. A guidare la riflessione nell’incontro a porte chiuse, monsignor Vincenzo Zani , segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Isabel Capeloa Gil , presidente della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche e rettore della Universidade Católica Portuguesa (UCP), e Gian Maria Gros Pietro , presidente di Intesa Sanpaolo.

 

Il governatore Visco: investire nell’istruzione

Tra i relatori monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano, e monsignor Nunzio Galantino , presidente Apsa by Katia Biondi | 03 febbraio 2020 «È necessario un adeguato investimento nell’istruzione per affrontare l’incertezza che circonda il lavoro e le competenze che avranno rilevanza nel futuro». Questo perché «abbiamo bisogno di scuole che non solo siano dotate di strumenti tecnologici avanzati, ma che siano anche attrattive e confortevoli». L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Anna Maria Tarantola, presidente della Fondazione Centesimus Annus, che ha introdotto l’intervento di monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano. Il tema oggi in discussione dà la percezione di una emergenza: le competenze acquisite nella formazione universitaria rischiano di essere una merce in vendita al miglior offerente che le compra solo perché funzionali al profitto e al potere». Per questo, ha continuato l’arcivescovo di Milano, l’iniziativa promossa dalla Centesimus annus «è mossa da un’intuizione di un percorso promettente affinché nelle università si promuova non solo competenza ma anche educazione e che queste si inseriscano in un orizzonte di valori. In Università Cattolica parlare di contesto educativo è abituale, come il formare l’uomo quale protagonista di una storia che renda percepibili i valori». Come ricorda il World Human Forum , ha concluso monsignor Galantino l’educazione è tra i «fattori che porta alla felicità insieme con il reddito, la salute, la libertà di iniziativa, l’assenza di corruzione, la qualità delle relazioni e la gratuità.

 

Sovraindebitamento, serve prevenzione ed educazione finanziaria

È quanto emerso dai partecipanti al quarto incontro organizzato dal gruppo di lavoro sul fenomeno, iniziativa coordinata dal Centro di Ricerca in Tecnologie, Innovazione e Servizi Finanziari (CeTIF) dell’Università Cattolica. Avviato nel 2019, il Competence Center mette insieme Diocesi di Milano, Caritas Ambrosiana e Fondazione San Bernardino, Fondazione Centesimus Annus, Prospera e Ucid e ha l’obiettivo di comprendere meglio il fenomeno e individuare strategie di azione e strumenti di mitigazione, anche in ottica di prevenzione. Del resto, come ha detto monsignor Mario Delpini , arcivescovo di Milano, che ha preso parte all’incontro, «la prevenzione è l’arma più promettente» per far fronte a situazioni di patologia create dal sovraindebitamento. Questo però, ha aggiunto l’arcivescovo, «vuol dire mettere in atto un impegno educativo che implica due aspetti: da una parte, dare competenze finanziarie, dall’altra, fornire un’educazione di valore che consenta di distinguere tra onestà e avidità, tra ambizione velleitaria e propensione di crescita». Per questo, ha fatto eco l’arcivescovo di Milano, «i vescovi lombardi hanno costituito nel 2005 la Fondazione San Bernardino: l’usura porta alla rovina imprese e famiglie, aprendo le porte a un’economia drogata da capitali e metodi illeciti che danneggiano tutto il tessuto economico-sociale». La cosa interessante è che riesce a convocare attori di mondi diversi – università, banche, impresa – e con punti di vista complementari che spero possano indicare l’’altra economia’, come ci esorta papa Francesco». Per il direttore della Fondazione San Bernardino Luciano Gualzetti , il coinvolgimento di più soggetti, infatti, «rende possibile individuare nuove strade e percorsi inediti per aiutare persone che si trovano in situazioni più grandi di loro.

 

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