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Con Covid-19 finisce il tempo del tutto subito

La permanenza in casa fa perdere quello scadenziario giornaliero, tanto scontato quanto automatico, che aiutava a dare un senso alla quotidianità e a inquadrare in modo ben definito i vari impegni legati alla famiglia, al lavoro e al tempo libero. Nella vita normale, infatti, siamo sotto la dittatura dell’adesso, del subito e dell’urgente: «Ognuno di noi pensa che il proprio lavoro sia essenziale e chiede all’altro di essere immediato perché quello che sta facendo è importante. In questo campo ci sono due correnti di pensiero, quella per cui il futuro è determinato, anche se non lo conosciamo, e quella che il futuro è indeterminato. La professoressa Basso coglie nelle discussioni del momento l’assillo di come «far passare» il tempo, come se il tempo fosse qualcosa di minaccioso che se prima ci rincorreva furioso, adesso invece incombe spaventandoci con la sua mole insostenibile. Credo che questo problema di come rapportarci al tempo nasconda in realtà il problema di come rapportarci a noi stessi, perché solo se abbiamo un buon rapporto con noi stessi siamo in grado di vivere bene il nostro tempo. La fuga è una delle soluzioni di fronte a ciò che ci spaventa, ma quando a spaventarci è il nostro stesso io, la fuga non è sempre la soluzione migliore». Insomma la filosofia ci invita a considerare la solitudine forzata di questi giorni come una opportunità per parlare di più con noi stessi, ascoltarci, capire ciò che siamo, in aderenza al monito filosofico per eccellenza: “Conosci te stesso”.

 

Petrosino: non siamo figli delle stelle

E non è vero che la religione è solo spiritualismo. L’umano descritto da Petrosino è sempre aperto e il desiderio è un suo tratto essenziale, perché a differenza del mero bisogno non può essere colmato. Il desiderio non è quindi una mancanza? «Il modo d’esistere dell’uomo è del tutto particolare, unico, perché è influenzato da una mancanza che non è un’assenza, da un’apertura che non cessa di aprire e di rinviare sempre al di là. Inoltre, stranezza che si aggiunge a stranezza, tale mancanza non può in alcun modo essere interpretata come un puro vuoto, un mero di meno, un semplice difetto, un buco da tappare. Eppure il bisogno, ci dice, è la stella che orienta che l’uomo… «Si, il desiderio, anche nella sua etimologia ha a che fare con le stelle ( de-sidera ), ma a mio avviso l’uomo che non si riduce a essere vivente, quell’uomo, è senza costellazioni. Lei stesso in un altro fortunato titolo, Contro la cultura, descrive l’efficacia di alcuni romanzi e racconti nel narrare l’uomo e lo fa anche in questo caso, quando ci parla del desiderio che rende ciechi. Ma che pane è quello che non passa dalla condivisione con l’altro, da un atto di libertà? Gesù per esempio è sempre in relazione con l’altro, con il Padre, e lo Spirito è il respiro della Trinità.

 

Perché serve un nuovo umanesimo

Ovviamente, una volta che abbiamo scelto di considerare l’«uomo», non abbiamo con ciò però ancora detto che esso sia importante o che tutto ruoti attorno a lui, pur avendo notato come ogni cosa di cui parliamo sia in qualche modo imperniata su noi stessi. Il passaggio dall’egocentrismo all’antropocentrismo sembra quasi naturale e, se è così, è logico che nel corso della storia dell’umanità si sia declinato in diverse forme e differenti ambiti. In questa varietà una delle più interessanti è senz’altro l’umanesimo , tra l’altro un fenomeno tipicamente italiano nel suo cespite, che segna una vera e propria cesura tra due diversi «mondi», quello oscuro della media aetas e quello illuminato dei moderni. Anche se sappiamo che nella storia le cesure non sono mai nette e sono invece spesso ricostruite ex post , in questo caso la novità non era semplicemente il frutto di un’autopercezione, ma una categoria decisiva, essendo precisamente lo scopo che ci si prefissava. È da qui che la novità acquista un valore intrinseco, nella misura in cui è la ricerca di essa a caratterizzare l’uomo nell’universo: una ricerca di conoscenza, innanzitutto, e di liberazione, come suo portato. Di qui insomma sia la rinascita delle humanae litterae sia di quella che abbiamo imparato a chiamare la «rivoluzione scientifica», che cercherà di decrittare anche il sempre meno misterioso libro della natura. Va da sé che, come ogni progetto di ampio respiro, anche l’umanesimo debba essere sempre di nuovo declinato e sarebbe dunque iniquo imputargli come difetto il bisogno di una quasi continua riconfigurazione e riproposizione.

 

Incontro con Camillo Ruini

Milano Incontro con Camillo Ruini Il cardinale, già vicario del Papa e presidente della Conferenza episcopale italiana, apre con la sua lezione tra teologia e approccio sistemico il ciclo di seminari Ricerche sistemiche in filosofia, nelle scienze e nelle arti . ottobre 2017 L’anima e la sua immortalità tra teologia e approccio sistemico è il tema della lezione che il cardinale Camillo Ruini terrà in largo Gemelli a Milano giovedì 26 ottobre . L’intervento del cardinale, già vicario del Santo Padre e presidente della Conferenza episcopale italiana, apre il ciclo di seminari Ricerche sistemiche in filosofia, nelle scienze e nelle arti promosso dal dipartimento di Filosofia dell’Ateneo. La crisi dell’idea di anima e della sua immortalità pone un grande problema alla teologia» ha scritto il cardinale presentando il suo intervento. Mostriamo anzitutto che anche per la teologia attuale l’immortalità dell’anima è irrinunciabile. Mostriamo poi come nella concezione sistemica la nozione di organizzazione corrisponda al concetto teologico di anima. Osserviamo inoltre che non è contraddittoria la sopravvivenza del principio di organizzazione nonostante la dissoluzione del fenomeno umano nella morte.

 

Matematica e filosofia al cinema

milano Matematica e filosofia al cinema Per spiegare la bellezza della regina delle scienze, dipartimento di discipline matematiche, finanza matematica ed econometria e dipartimento di filosofia hanno deciso di proporre la visione di tre film in tema. Chi si diletta di formule, strutture algebriche, spazi a più dimensioni è condannato alla lavagna, a un nugolo di studenti che normalmente escono dall’aula quando le cose interessanti del film iniziano a succedere. E di questa bellezza pervasiva i matematici si crucciano di non riuscire come vorrebbero a fare partecipi tutti gli altri, che matematici non sono e che, magari, della regina delle scienze hanno sbiaditi ricordi (incubi?) liceali. Per questa ragione, il dipartimento di discipline matematiche, finanza matematica ed econometria e il dipartimento di filosofia hanno deciso di proporre la visione di tre film , molto diversi tra loro ma accomunati dalla presenza – più o meno esplicita – della matematica. Si prosegue lunedì 25 marzo con Il diritto di contare , che ci fa riflettere su questioni importanti connesse alla matematica: il negletto ruolo delle donne nella storia della disciplina e che cosa doveva essere “fare i conti a mano”, senza l’ausilio (oggi francamente impensabile) dei computer. Qui i modelli matematici che descrivono gli andamenti economici e finanziari vengono rappresentati come codici misteriosi, opachi, che si intersecano con le scelte degli uomini, con il calcolo delle conseguenze, e con la loro avidità. Le tre proiezioni saranno introdotte da un matematico ( Monica Bianchi , Alessandro Sbuelz , Anna Torriero ) e seguite da due brevi interventi a cura di filosofi ( Ciro De Florio, Alessandro Giordani ) e di una esperta di Cinema ( Alice Cati ).

 

Bambini, che bellezza la filosofia

MILANO Bambini, che bellezza la filosofia Professori in toga hanno accolto gli alunni di terza, quarta e quinta elementare per una lezione su Sant’Agostino. Non si è trattato di evocare la pietra filosofale di Harry Potter ma di avvicinare i più piccoli al filosofare. Paola Muller , docente di Storia della Filosofia medievale, ha accolto con queste parole gli alunni di sei classi (terze, quarte e quinte) dell’Istituto scolastico Madre Cabrini di Milano, stupiti dalla nera toga accademica indossata dalla professoressa insieme ad altri colleghi. Noi mettiamo l’accento sul filosofare proprio perché il nostro approccio è di dialogo» spiega Paola Muller, che cura il laboratorio del Dipartimento di Filosofia insieme a Ingrid Basso e Pia De Simone . Sant’Agostino è un filosofo che ha avuto una vita ricca di insegnamenti validi anche per noi oggi», dice la professoressa Muller spiegando perché sia stato scelto proprio il filosofo di Ippona. Uno dei principi alla base della filosofia agostiniana è «scoprire la bellezza che è dentro di noi e fuori di noi e, per farlo, dobbiamo interrogarci e interrogare il mondo», aggiunge la docente. “Filosofare con i bambini” tornerà nelle aule di largo Gemelli lunedì 26 marzo e toccherà agli studenti dell’Istituto Comprensivo Pisacane Poerio confrontarsi con il pensiero di Sant’Agostino e il suo concetto di bellezza.

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Il lascito di Sergio Cotta

MILANO Il lascito di Sergio Cotta A dieci anni dalla scomparsa di uno degli esponenti più noti della filosofia del diritto italiana del Novecento, una giornata di studio in suo ricordo nel campus di Milano. by di Fabiana Cristofari | 28 giugno 2017 A dieci anni dalla morte di Sergio Cotta ( 1920–2007 ), uno degli esponenti più noti della filosofia del diritto italiana del Novecento, il 18 maggio scorso all’Università Cattolica di Milano si è tenuta una giornata di studio in suo ricordo. L’iniziativa – organizzata e promossa da uno dei suoi allievi, Bruno Montanari , docente di Filosofia del diritto all’Università Cattolica e all’Università di Catania – ha inteso stimolare un confronto sul pensiero del maestro facendo memoria dei suoi scritti e della sua persona. Sergio Cotta ha infatti sviluppato una propria concezione del diritto, o meglio della giuridicità , di cui ha scorto il fondamento e il senso nella struttura ontologica del soggetto-uomo quale ente co-esistenziale. In tale contesto è intervenuto Bruno Montanari, soffermandosi sull’attualità dell’ontofenomenologia del suo maestro, ripercorrendo non solo le fasi cruciali del suo itinerario di ricerca e insegnamento ma anche del suo impegno politico e sociale, in particolare durante il periodo delle guerre partigiane. Nel pomeriggio si è voluto dare spazio a una seconda tavola rotonda, alla quale hanno preso parte studiosi più giovani che, a partire da sensibilità e approcci diversi, hanno valorizzato il contributo del pensiero di Cotta rispetto ad alcune delle questioni più discusse nell’attuale dibattito giusfilosofico. Le parole finali di ringraziamento formulate da Maurizio Cotta , insieme ad alcuni suoi personali ricordi del padre, del suo lavoro di ricerca scientifica nonché del rapporto con i suoi allievi, hanno concluso la giornata di studio.

 

Da Kierkegaard ai Social Media

filosofia Da Kierkegaard ai Social Media Il filosofo danese se non potrà mai darci un algoritmo capace di individuare una fake news è in grado di aiutarci a problematizzare consapevolmente che cosa significhi “vero”. Considerato da molti il padre dell’esistenzialismo, il filosofo danese era estremamente attento ai modi della comunicazione, anzi era perfettamente consapevole che una certa modalità comunicativa potesse influire in modo essenziale sugli stessi contenuti del messaggio. Kierkegaard comprendeva le dimensioni esistenziali dell’ambiguità nella comunicazione, ciò che chiamava ‘comunicazione indiretta’, e come la comunicazione stessa forma le relazioni umane. La grandezza di Kierkegaard è incontestabile» spiega il professor Fausto Colombo , docente di Teoria della comunicazione e dei media in Università Cattolica. Secondo Ingrid Basso , ricercatrice del Dipartimento di Filosofia dell’Università Cattolica e relatrice al simposio, «quando parliamo di Kierkegaard ci riferiamo naturalmente a un vero che è in se stesso vitale, un vero esistenziale”. Ora, come tutto questo può rientrare in un discorso che voglia affrontare il problema attuale delle cosiddette fake-news? Innanzitutto per poter parlare di “fake” bisogna avere appunto un corrispettivo opposto di riferimento, che si usa appunto definire “vero”, ma che potremmo però meglio chiamare “autentico”. Inoltre lui stesso fu oggetto di una campagna denigratoria di un giornale satirico, Corsaren , a opera di quelli che oggi chiameremmo dei veri e propri haters .

 

Quando i bambini fanno ooh

Milano Quando i bambini fanno ooh Prendete dei ragazzi delle elementari e liberate la loro curiosità su di sé e sulla vita: solleverete tante domande che neanche nelle aule universitarie. Un assunto che è stato ribaltato dal progetto “Fare Filosofia con i bambini ”, che ha coinvolto sei classi di quarta e quinta elementare dell ’Istituto Leone XIII di Milano , per iniziativa del dipartimento di Filosofia dell’Ateneo. Il progetto, che inizialmente prevedeva soltanto due classi, è stato accolto con tanto entusiasmo da essere poi esteso a sei. I primi ad apprezzarlo sono stati proprio i giovanissimi scolari (in alto e in fondo all'articolo alcuni dei disegni realizzati nei laboratori) . La novità è stata questa: non abbiamo mai dato un contenuto ma, attraverso la discussione e il gioco, abbiamo lasciato che fossero proprio i ragazzi a concettualizzare, partendo dal vissuto quotidiano, dalla realtà che conoscevano, per farli riflettere su di loro, sulla valenza del pensiero e dei nomi». “Fare Filosofia con i bambini” è un progetto che ha il pregio di avvicinare i più piccoli al mondo delle discipline umanistiche in un’epoca in cui il sapere privilegiato è quello tecnico-scientifico. Il laboratorio ha coinvolto anche i genitori , che, al termine degli incontri, hanno voluto sapere come fosse possibile portare avanti il percorso di costruzione dello spirito critico intrapreso dai bimbi: «Noi abbiamo suggerito di farli parlare, senza riempirli di domande, ma costruendo un domandare che è anche un parlare. Il sogno della professoressa Muller e del dipartimento sarebbe creare un progetto pilota che coinvolga gli ultimi tre anni delle scuole elementari: un’occasione in più per una formazione mentale del bambino completa con una didattica del tutto nuova.

 

Lettere, terzo mandato per Bianchi

Milano Lettere, terzo mandato per Bianchi Il professore ordinario di Storia moderna è stato confermato preside di Lettere e filosofia dal Consiglio di facoltà per il quadriennio 2018/19 – 2021/2022. luglio 2018 Il 4 luglio il Consiglio di facoltà di Lettere e filosofia ha confermato, per acclamazione, preside il professor Angelo Bianchi . Nato a Milano nel 1958, Bianchi è professore ordinario di Storia moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica, dove insegna Storia della storiografia moderna. Preside dal 2010, il professore Bianchi è componente del collegio dei docenti della Scuola di Dottorato in Studi umanistici e componente del Comitato di gestione dell'Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo (Almed). È socio della Classe di Studi Borromaici dell'Accademia Ambrosiana di Milano, della Società Storica Lombarda e della Società Storica Laudense. È stato coordinatore scientifico nazionale di tre progetti di ricerca cofinanziati dal Miur: Per un atlante storico dell'istruzione secondaria maschile e femminile dall'età delle riforme al 1859. XVI-XX (promosso dall’Istituto di Storia delle Chiese presso il Dipartimento di Storia Universale dell’Accademia delle Scienze di Mosca); Membro dei comitati scientifici di diverse riviste scientifiche, dirige la Sezione “ Storia ” della collana Saggi, pubblicata dalla Casa editrice Morcelliana di Brescia.

 

Antigone in Ultra HD, problema di logica

Lo studio Antigone in Ultra HD, problema di logica Dalla ricerca di una soluzione dei dilemmi morali, come quelli espressi nel conflitto tra legge degli dèi e legge della città, alla possibilità di smontare le fake news. Ma oggi la tecnologia ci regala meravigliosi (ed enormi) schermi Ultra HD, dove poter ammirare immagini con una risoluzione sconvolgente dai dettagli incredibili delle farfalle equatoriali dei documentari della BBC alla plasticità atletica di Cristiano Ronaldo, direttamente nel salotto di casa vostra. L’uno difendendo il governo di Creonte ha diritto alla sepoltura, l’altro, il ribelle, no. Antigone però decide di violare le leggi della città per rispettare un altro codice morale, la legge degli dèi, che impone di dare sepoltura ai morti. Gli studiosi di logica deontica (così si chiama quella parte di logica che studia i concetti di giusto, obbligatorio, vietato e così via) hanno fornito negli anni buoni modelli matematici per analizzare il dilemma morale di Antigone. Quello che ci consente di fare però la logica iper-intensionale è di rendere espliciti i differenti insiemi di norme che generano il conflitto. Quella che abbiamo descritto è una situazione statica, un fermo immagine; al contrario, le logiche iper-intensionali mappano la dinamica di queste relazioni tra fonte e notizia, in modo da osservare la variazione nel tempo del sistema; fonti che inizialmente si presentavano come affidabili potrebbero degradare nel tempo e viceversa. La scelta di quest’anno è caduta sulle estensioni contemporanee dei sistemi di logica intensionale classica, ossia dei sistemi di logica basati su una semantica a mondi possibili.

 

Rousseau, chi era costui?

politica Rousseau, chi era costui? Mentre si accende il dibattito per decidere se sia giusto affidare a una piattaforma online la formazione del nuovo esecutivo, il professor Lorenzo Fossati svela il mito del filosofo ginevrino. Non siamo dunque noi i sovversivi che vogliono ribaltare le regole della società umana: è invece questa a essersi messa a testa in giù… e si tratta di raddrizzarla. Da questo punto di vista più neutrale, non solo alcune potenti ispirazioni di Rousseau sono diventate «miti», ma la stessa sorte è toccata a lui stesso, divenuto l’eroe eponimo della «democrazia diretta» che dà il nome alla «piattaforma» a tutti nota. È troppo facile vincere una disputa affermando che «la situazione è un po’ più complessa»: le cose sono sempre più ricche e complicate di quel che riusciamo a capirne, quindi l’obiezione deve sforzarsi di essere pertinente e articolata. Meno scontato è però individuare con sicurezza ciò da cui questi miti scaturiscono, l’esigenza cui rispondono o aspirano a rispondere; tuttavia solo così si può sperare di elaborare una risposta diversa e alternativa, se quei miti non ci soddisfano. Con buona pace delle semplificazioni storiografiche e dell’universale rimpianto dei bei tempi che furono, non esiste epoca storica che non sia stata tormentata e «di passaggio», anche se ovviamente ciascuno interpreta la propria come un unicum (come del resto la propria biografia, incomparabilmente più interessante di quella altrui). Pur con questo caveat sembra proprio che i nostri tempi siano «molto interessanti» da più punti di vista (e non è un pregio): l’aspirazione alla felicità e al benessere, la speranza in un mondo migliore, stanno cercando forme nuove per esprimersi e concretizzarsi.

 

Roger Scruton, il filosofo della bellezza

cultura Roger Scruton, il filosofo della bellezza È morto il 12 gennaio 2020 uno dei più famosi intellettuali contemporanei. Membro della British Academy e della Royal Society of Literature, si è occupato di temi politici e culturali, con particolare interesse per l’estetica, la musica, l’architettura 13 gennaio 2020 Il 12 gennaio 2020 si è spento sir Roger Scruton, uno dei più famosi filosofi contemporanei, scrittore e giornalista britannico. Si è occupato di temi politici e culturali, con particolare interesse per l’estetica, la musica, l’architettura. È stato professore al Birkbeck College di Londra, all’Università di Boston, professore al Dipartimento di Filosofia dell’Università di St Andrews, Visiting Scholar all’American Enterprise Institute e Senior Research Fellow a Blackfriars Hall (Università di Oxford). Membro della British Academy e della Royal Society of Literature, nell'ultimo periodo ha insegnato Filosofia all’Università di Buckingham. Il suo lungo curriculum è visibile sul suo sito ufficiale . Tra i suoi molti libri, Vita e Pensiero ha pubblicato in italiano: L’Occidente e gli altri.

 

Sir Roger Scruton: un intellettuale fiero di non essere conformista

Nato nel 1944 ha scritto più di 50 volumi (molti tradotti in italiano) di politica, morale, estetica, architettura, centinaia di articoli, ha tenuto lezioni e rilasciato interviste che hanno consolidato la sua fama di pensatore arguto, influente, brillante, originale. Critico di una costituzione europea a suo dire elaborata come negazione del proprio passato, priva di una visione rispettosa delle identità nazionali a vantaggio di interessi burocratici e commerciali senza alcuna missione culturale. Il multiculturalismo, nonostante tutti i problemi che comporta, sarebbe una realtà non votata allo scontro se solo il diritto di affermare la propria identità non fosse una prerogativa esclusiva delle minoranze, ma a maggior ragione anche delle maggioranze. Compito primario della cultura attuale è allora una difesa di un’eredità assopita, più di facciata che di sostanza, in cui cresce il divario tra la vita e le sue espressioni culturali. In tale contesto il ruolo degli intellettuali dovrebbe innanzitutto esprimersi nel sollecitare un consenso pubblico intorno ai grandi temi della laicità dello stato, della libertà di coscienza, tutti frutti della tradizione giudaico-cristiana, capace di riconoscere l’alterità non come una minaccia, ma come fonte di vitalità per l’ordine sociale. Il perdono non come atteggiamento teorico, ma come esempio concreto di rapporto con la diversità, il riconoscimento dell’altro e l’accettazione del suo diritto di essere diverso consentono il rinnovamento di una civiltà altrimenti votata al conflitto permanente e alla discriminazione. E la libertà viene meno proprio quando le società sono organizzate dall’alto e hanno l’aspetto di una dittatura o di una burocrazia, che certo non è meno violenta.

 

C'è dell'altro

Che sta nell’aver dismesso come ormai inutili quelli che invece continuano a essere i «costitutivi antropologici fondamentali»: il bisogno di credere e il desiderio di sapere. Il bisogno di credere non è solo l’origine di ogni religione, ma una necessità antropologica pre-religiosa e pre-politica. È l’investimento in un altro che mi riconosce e che riconosco, un ‘credito’ che fa esplodere quel desiderio di sapere, di porre domande, che anima la libertà di pensiero. È proprio nella ricerca di equilibrio tra bisogno di credere e desiderio di sapere che possono incontrarsi psicoanalisi e religione, l’una lasciandosi interrogare dalle questioni fondamentali che l’esperienza religiosa non cessa di frequentare, l’altra prendendo spunti dall’indagine psicoanalitica delle dinamiche umane e del rapporto con l’alterità. E dal riconoscimento di un comune terreno, si può partire per immaginare nuove strade che reinventino l’umanesimo e permettano di costruire «una passerella al di sopra dell’abisso, la sola che può proteggere – attraverso la diversità culturale diventata condivisibile – l’umanità stessa». Prefazione di Silvano Petrosino #psicoanalisi #fede #filosofia #petrosino #lacan #freud Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Emanuele Severino, l'allievo di Bontadini

FILOSOFIA Emanuele Severino, l'allievo di Bontadini Il filosofo bresciano si è spento nella sua città di origine lo scorso 17 gennaio. Laureatosi giovanissimo all’Università di Pavia, è stato docente all’Università Cattolica dove ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di Filosofia teoretica 21 gennaio 2020 È morto nella sua Brescia il filosofo Emanuele Severino . La notizia della sua scomparsa, avvenuta lo scorso 17 gennaio, è stata resa pubblica solo oggi, come da sua volontà. Severino, considerato uno dei maggiori filosofi italiani, fu uno degli allievi più brillanti di Gustavo Bontadini , esponente di spicco del movimento neotomista in Italia. Laureatosi giovanissimo all’Università di Pavia, è stato docente all’Università Cattolica dove ha insegnato dal 1954 al 1969. Per il novantesimo compleanno di Severino, la sua città, Brescia, dove era nato il 26 febbraio del 1929, lo aveva festeggiato con una giornata dedicata al suo pensiero filosofico, ospitata nel campus bresciano dell’Università Cattolica. Il destino non è Dio, potrei dire riassumendo e banalizzando il percorso che l’ha portata da giovane dalla fede cattolica a tutta un’altra struttura del pensiero.

 

La lotta di Severino contro il nichilismo della tecnica

Partecipano: Emilio Del Bono, sindaco di Brescia, che testimonierà la vicinanza della città alla famiglia del pensatore; Ines Testoni e e Anna Severino, nell’ordine presidente e vicepresidente di Ases (Associazione di Studi Emanuele Severino). Dal 1956 insegna come incaricato di Storia della filosofia contemporanea e di Storia della filosofia antica nelle Facoltà di Magistero e di Lettere e filosofia. In seguito alla incompatibilità tra alcune tesi del suo pensiero e la dottrina cattolica, ravvisata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, incompatibilità che egli stesso pienamente condivide, nel 1970 si trasferisce presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove inaugura il corso di laurea in Filosofia. Il rispetto del principio di non contraddizione (nella versione parmenidea) è il punto di forza su cui poggia e intorno a cui ruota tutta la sua filosofia, sia pure nei molteplici e complessi sviluppi, che nel corso degli anni sono stati elaborati con grande precisione. Il principio di non contraddizione è la legge suprema che regge pensiero e realtà, giacché ogni ente, esistente, passato o futuro, fittizio o possibile sottostà a tale principio che dice: l’essere è e non può non essere; il nulla non è. Pertanto l’essere – ogni ente o sfumatura di ente, che tale è in quanto è un positivo, cioè essere, e, come tale si oppone al nulla – è immobile ed eterno e sarebbe contraddittorio che andasse nel nulla o da esso provenisse. Da un lato, Severino ha inteso smascherare tutti i presunti nobili ideali, destinati a cedere di fronte alla cruda brutalità del produrre tecnico (ecco perché egli poteva apparire nichilista, mentre intendeva collocarsi all’opposto del nichilismo, come fede nel divenire), giacché di quel produrre condividono la convinzione di fondo.

 

La fuga davanti a Dio

Da sempre interessato alla filosofia, decise di chiudere con la medicina e di trasferirsi in Ticino per vivere come libero scrittore, a contatto con la natura, prendendosi cura della moglie malata. Pubblicato nel 1934, in piena epoca nazista (e ripubblicato da poco da Vita e Pensiero), La fuga davanti a Dio descrive con toni quasi apocalittici tutti i pericoli della società tecnocratica e la sua implicita tendenza verso la dittatura. Eppure, anche in questo fuggire continuo, in questo continuo rincorrere la possibilità non ancora esplorata, rimane un luogo in cui ancora è possibile la contemplazione, un luogo in cui 'stare'. L’amore» scrive Picard «è ciò che generalmente trattiene l’uomo dal mettersi in moto per la fuga. Hermann Hesse in una recensione coeva dell’opera, interamente riportata nel volume, ne ha scritto: «è un libro da veggente, la sua immagine di una fuga davanti a Dio non è metafora ma visione, è un'opera tremenda e al tempo stesso consolante ». L'autore» scrive ancora Hesse «legge i lineamenti del mondo della fuga nel volto dell’epoca, un mondo in cui è stata cancellata l’impronta delle idee e quindi privo di immagine (bildlos), ma dimentico anche del silenzio come pure della parola, entrambi stritolati fino all’annientamento dal brusio verbale. Un mondo dunque, senza profondità e che difetta di presenza, di interezza, durata e amore».

 

Filosofia e teologia, alleanza possibile

aprile 2018 Nel nostro Paese c’è una spaventosa ignoranza teologica, soprattutto nei giovani che studiano filosofia, ma non si può studiare la filosofia senza la teologia. “Ma filosofia e teologia non devono ridursi a un sapere come gli altri, e la teologia non può presumere di tornare ad essere quel sapere che unifica tutti gli altri com’era in passato”, ha detto Cacciari. Il quale poi ha ricordato che “la cosa ultima della filosofia è Dio, mentre nel caso cristiano, del tutto peculiare rispetto agli altri monoteismi, la teologia è appesa alla Croce”. Gli ha fatto eco l’arcivescovo emerito di Milano, il quale si è chiesto se la teologia, “che è sapienza e sapere insieme, è ancora degna di stare al tavolo del dialogo con gli altri saperi”. Una frammentazione che spesso finisce per porre divieti al fatto che si possa perseguire ciò che è ritenuto impossibile o inconoscibile, come se la trascendenza o l’autotrascendersi non siano più rilevanti o interessanti per l’uomo del XX secolo”. teologia #filosofia #dialogotrasaperi Facebook Twitter Send by mail Print IL DIBATTITO Lunedì 23 aprile l’Arcivescovo emerito di Milano cardinale Angelo Scola è stato ospite del dibattito Saperi in dialogo: quale ruolo per la teologia? insieme al filosofo Massimo Cacciari , docente dell'Università San Raffaele di Milano. L’incontro, che si è aperto con i saluti del rettore Franco Anelli , è stato organizzato dal Collegio dei docenti di Teologia ed è nato in occasione della presentazione del libro Ordo Sapientiae.

 
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