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Covid-19 si combatte anche in radio e Tv

Sono motivati, determinati e coraggiosi in questa fase storica» ha dichiarato Anna Maria Fellegara , preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza il 25 marzo a Newsroom Italia di Rainews24. L’Ateneo, prossimo a celebrare il suo primo secolo di vita, è pronto a guardare ai prossimi cento anni proprio a partire dall’interazione della didattica in presenza (fondamentale perché il processo formativo ha bisogno di relazione e di vicinanza) con gli strumenti offerti oggi dalla tecnologia. Con il passare delle settimane stanno emergendo molte esigenze che riguardano sia le persone costrette a stare in casa sia gli operatori sanitari sottoposti a ritmi di lavoro e pressioni psicologiche sempre più faticosi. Il 25 marzo a Basta la salute di Rainews24 lo psichiatra Gabriele Sani ha parlato del progetto “Resilienza Covid19” proprio per aiutare gli operatori sanitari. Ricordiamo quello di Stefano Vella il 23 marzo a La vita in diretta di Rai1 e il 24 marzo a Coffee break di La7 a proposito del farmaco Avigan utilizzato in Giappone. Una raccomandazione particolare è arrivata dal geriatra Graziano Onder il 26 marzo a Skytg24, che ha sottolineato l’importanza per gli anziani di rivolgersi subito al medico di base in caso di febbre e affanno. Il 25 marzo a Buongiorno regione di Rai3 e il 26 marzo a Piazza pulita di La7 si è parlato del progetto dei tamponi lampo, per il quale l’ospedale pilota è il Policlinico Gemelli.

 

Gli esperti Unicatt nel piccolo schermo

Un picco di informazioni è stato rilevato lunedì 16 marzo con l’apertura del Columbus Covid-2 Hospital , di cui ha parlato il preside della facoltà di Medicina e chirurgia, Rocco Bellantone al TG3 Lazio. Segnaliamo anche l’intervento a Frontiere di RAI1 di Walter Ricciardi , membro italiano del comitato esecutivo dell’OMS e professore di Igiene, che ha sottolineato la necessità di fare più prevenzione e assumere altri medici e infermieri. È il caso dell’economista Andrea Boitani che il 17 marzo a Il prezzo del virus di Class CNBC ha spiegato che la recessione è alle porte. Ma si può uscirne con uno sforzo di coesione europea e con il sostegno della Banca Centrale Europea che detiene attualmente il 25% del Pil di debito pubblico italiano e che consentirà di non aumentarlo. Un buon consiglio è quello di variare le attività quotidiane: l’informazione in tv, la lettura di un libro, il silenzio, le telefonate, l’ascolto della musica, insomma una ginnastica mentale e spirituale che permette di non farsi travolgere dall’angoscia. Una certa dose di paura è necessaria se intesa come consapevolezza della possibilità, oltre che di ammalarsi, anche di contagiare altri. A tutti è stato costantemente raccomandato di restare a casa e uscire solo per casi di vera necessità e Luca Richeldi il 18 marzo a RAI1 ha precisato che i sintomi tipici della malattia da coronavirus sono la febbre, la tosse, i dolori muscolari e spesso la congiuntivite.

 

Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt

Covid-19 Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt I professori dell’Università Cattolica hanno offerto la loro competenza ai microfoni di radio e televisione. Ecco alcuni dei loro interventi degli ultimi giorni by Federica Mancinelli | 06 marzo 2020 Nella seconda settimana di allerta ed emergenza sulla diffusione del Covid-19 anche nel nostro paese, i docenti dell’Università Cattolica continuano ad offrire la propria expertise nelle trasmissioni televisive e radiofoniche specializzate e più seguite. Inizia ad aumentare già dal fine settimana la preoccupazione sugli effetti economici e finanziari dell’epidemia: ne parla a RaiNews Angelo Baglioni e sui provvedimenti del Governo è centrato l’intervento di Andrea Monticini a TGR Lombardia . Iniziano a preoccupare le ragioni sanitarie, particolarmente quelle dell’assistenza ospedaliera: sono le terapie intensive di tutte le strutturi i luoghi maggiormente impegnati: Massimo Antonelli illustra la situazione nel programma domenicale “Mezz’ora in più”. Sull’impatto socioeconomico e sul cambiamento degli stili di vita è centrato l’intervento a Mi manda Rai Tre di Guendalina Graffigna che a TGR Lombardia offre alcuni utili consigli per affrontare l’emergenza. È una corsa contro il tempo per contenere il contagio, nelle piccole e grandi città: ne parla Luca Richeldi a Uno Mattina , mentre aumenta la gestione dei casi nei pronto soccorso: fa il punto della situazione Francesco Franceschi al TG2 . Accanto alle questioni sanitarie e economiche preoccupa il tema dei trasporti, che è tema cruciale per il lavoro, i movimenti, la quotidiana normalità: ne parla Andrea Boitani a RadioUno .

 

Medici in prima linea anche in radio e tv

La conclamata pandemia da Covid-19 non ha ancora raggiunto il picco nel nostro Paese e ancora per tutta la prossima settimana dobbiamo aspettarci un aumento di contagi ma con la speranza che i provvedimenti e le restrizioni rigide presi dal Governo possano presto mostrare il loro effetto positivo. Questo è il messaggio ripetuto in decine di interviste da Walter Ricciardi , consigliere per le relazioni dell'Italia con gli organismi sanitari internazionali e docente di Igiene alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica a Roma. Solo nella giornata di giovedì 12 marzo il professore è intervenuto al tg3, a La7, a tutti i tg di Mediaset dove ha dichiarato: «É bene che cominciamo ad abituarci a una guerra lunga. Certo si sono manifestati casi anche nella popolazione di età media ma era prevedibile che in un Paese demograficamente segnato da una popolazione sempre più anziana e non particolarmente in salute questa fosse la fascia più colpita. La crescita è possibile che riguardi nei prossimi giorni anche il centro-sud Italia che ha sottovalutato completamente la situazione fino a qualche giorno fa». L’economista Americo Cicchetti a Giorno per giorno di Radio 1 ha parlato dell’efficienza del sistema sanitario che, «osservando gli indicatori di salute, si può affermare sia andato migliorando negli anni. Per far fronte all’emergenza Cicchetti ha ricordato che 5700 laureati in Medicina non hanno potuto sostenere l’esame di stato e stanno chiedendo di farlo per poter essere operativi e di aiuto da subito.

 

Ibridare per divulgare

L’incontro ha messo in luce aspetti rilevanti della nostra epoca: a partire dall’ibridazione dei mezzi di comunicazione che creano contenuti destinati a più piattaforme, per poi volgere su come la cultura debba investire su queste contaminazioni. L’apertura di un canale basato unicamente su contenuti culturali, era una scommessa: analisi di mercato alla mano, tutto era contro la riuscita di un progetto del genere. Per questo motivo, Pisoni ha capito che l’unico modo per poter avere un discreto successo era investire su contenuti che avessero una forte identità. Identità che è stata data da due scelte strategiche importanti: puntare su persone in grado di trattare argomenti culturali e artistici sul web con un discreto seguito, e coinvolgere micro-comunità di appassionati riguardo ad argomenti culturali molto specifici. Pisoni ha raccontato che questo era il punto su cui volevano insistere: “Creare un canale che si mischiasse con la vita culturale reale che trovi per le strade, quando esci di casa”. Una scelta vincente che ha prodotto un successo inaspettato per il canale di Sky e che dopo 7 anni ha portato SkyArte anche nel mondo cinematografico: molti dei documentari, realizzati in collaborazione con Sky, hanno riempito le sale dei cinema di tutto il mondo, ottenendo ottimi incassi. Alla luce di questo successo, viene da chiedersi se in fondo la cultura sia un settore lontano da queste ibridazioni oppure se non sia il caso di ibridarla per riportarla alla sua massima bellezza.

 

Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai

CATTOLICAPOST Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai Nel concorso della Tv pubblica, su 100 vincitori sono stati scelti 10 allievi degli ultimi anni del master biennale che forma nuovi professionisti dell’informazione. by Daniela Fogliada | 25 novembre 2015 Un’alta percentuale di successi e una formazione di valore che segue da vicino gli studenti, cercando di anticipare i cambiamenti del mondo dell’informazione. Potrebbe sembrare uno spot, se non fosse la premessa della notizia che all’ultimo concorso Rai, 10 dei 100 posti in palio per gli oltre 4mila aspiranti sono stati appannaggio dei professionisti usciti dalla nostra Scuola di Giornalismo , tra l’altro con un ottimo piazzamento che comprende anche il primissimo posto in graduatoria . Sulle orme di chi, prima di loro, dopo aver frequentato la Scuola è cresciuto professionalmente proprio in Rai o nelle principali testate, scegliendo la strada del giornalista freelance, entrando a far parte delle redazioni dei più importanti quotidiani, scalandone le posizioni fino a raggiungere anche ruoli di dirigenza. Nell’ultimo anno - aggiunge Scanni - i ragazzi della Scuola sono stati coinvolti anche in San Siro Stories , un ambizioso progetto giornalistico, narrativo e multimediale realizzato con strumenti nuovi che il giornalista di oggi deve necessariamente conoscere e padroneggiare per sopravvivere nel mondo del lavoro. Una storia di frontiera che ha molto da dire a quanto succede alle nostre metropoli che si trovano impaurite e impreparate ad affrontare il nemico che cresce dentro di loro. giornalismo #rai #informazione #tv Facebook Twitter Send by mail Print UNA FORTE POLITICA DI STAGE E PLACEMENT Da quest’anno la Scuola di Giornalismo forma 30 studenti , portandoli avanti per un biennio articolato in attività teoriche e laboratori in cui mettersi alla prova a livello pratico per affinare le tecniche giornalistiche.

 

Il “mostro di ferro” raccontato in tv

Milano Il “mostro di ferro” raccontato in tv La prima puntata del documentario “ L’Italia del treno ” in onda dal 22 ottobre è stata presentata agli studenti di Storia dei media del professor Massimo Scaglioni . by Agostino Picicco | 09 novembre 2018 Il treno e la ferrovia hanno segnato la storia d’Italia, comprensiva di costume e società. È questo il concetto di fondo emerso dalla “lezione speciale” nell’ambito del corso di Storia dei media del prof. Massimo Scaglioni del Ce.R.T.A. (Centro di ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) nel quale è stata proiettata la prima puntata del documentario storico L’Italia del treno (in cinque puntate) in onda su History Channel . E cosi, racconta il video, l’avvento del treno come mezzo di trasporto interviene sull’urbanistica modellando le città con un nuovo centro, le stazioni. E anche a livello sociale cambiano i colori dell’abbigliamento a causa del “nerofumo” del treno a vapore e viene introdotto il sugo di pomodoro, più facile da trasportare, per realizzare il piatto più famoso del mondo. A trasformarsi è anche la circolazione delle notizie, facilitate da lettere e telegrammi: treno e telegrafo agiscono su spazio e tempo, accorciandoli.

 

Perché dico viva la Rai

Giovedì 24 novembre la presentazione con Carlo Freccero del libro pubblicato dal professore della facoltà di Scienze linguistiche per Vita e Pensiero by Velania La Mendola | 26 ottobre 2016 Non è la Bbc ma, a certe condizioni, della Rai abbiamo ancora bisogno. Massimo Scaglioni , docente di Storia dei media alla facoltà di Scienze linguistiche, va al cuore di una questione che, nel nostro Paese, ha sempre fatto discutere e farà parlare ancora di sé dopo che il 6 maggio 2016 è scaduta la convenzione ventennale tra Stato e Rai Spa in materia. Morte o rinascita della Rai? stiamo parlando di «un’idea moderna, tanto più a fronte dei cambiamenti economici e mediali in corso, perché fa da contrappeso rispetto alla tendenza naturale del mercato verso la concentrazione in grandi conglomerati, sempre più rilevanti nel panorama statunitense ed europeo (Google, Youtube, ecc.). La speranza è nella legittimazione dell’esserci, dell'essere riconosciuto come bene comune, che ogni cittadino pensi che è importante che ci sia». Eppure sembra che la maggioranza degli italiani sia insoddisfatta della Rai, perché? «L’ingerenza politica ha minato la legittimazione del servizio di fronte al pubblico. La Rai è anche una storia di progetti quindi? «Sì, anzi è la parte meno indagata della sua storia ed è quella che cerco di delineare nel libro. I cattolici rimangono ancora portatori di valori fondamentali per il futuro del servizio pubblico, non nel senso di chiusura confessionale, ma nel senso dell’umanesimo, della centralità dell’uomo, per l’idea del servizio, se crediamo in una comunità che dialoga.

 

Bette, Joan e Ambra Angiolini

MILANO Bette, Joan e Ambra Angiolini La rivalità di due grandi attrici hollywoodiane arriva sul piccolo schermo nella serie Feud, in onda dal 7 gennaio su Mediaset Premium. L’anteprima in Cattolica con Aldo Grasso, Maurizio Porro e l’attrice che racconta il peso della competizione sul set. Ispirata al film del 1962 “Che fine ha fatto Baby Jane?”, la serie racconta la rivalità tra due grandi attrici del cinema anni ’50, Joan Crawford e Bette Davis, interpretate rispettivamente da Jessica Lange e Susan Sarandon. La serie è un gioco di grandi personalità che raccontano un vizio del cinema: quando c’è un protagonista non vuole che altri gli facciano ombra» spiega Grasso. Che aggiunge: «Feud: Bette and Joan, però, insegna che due attrici che non si amano, unendo la loro bravura, possono rendere un prodotto televisivo straordinario”. Queste erano Bette Davis e Joan Crawford, due grandi attrici rivali che hanno fatto la storia del cinema americano. Ma ho imparato a capire che oggi, quelle critiche che ho letto e sentito sul mio conto mi hanno aiutato a diventare più forte, perché altrimenti le parole negative trovano una dimora in noi e io non gliela voglio dare».

 

Cinema, radio, Tv e media digitali: i master si presentano al Festival di Venezia

La Cattolica al Lido Cinema, radio, Tv e media digitali: i master si presentano al Festival di Venezia Al Lido “in mostra” i corsi della Cattolica che rappresentano una lunga tradizione nel settore. settembre 2019 Vera fucina di mestieri nei settori del cinema, della tv, della radio e della comunicazione, l’Università Cattolica ha una lunga tradizione nella formazione di professionisti che operano come registi, sceneggiatori, produttori, giornalisti, critici cinematografici e televisivi. Una tradizione che si snoda attraverso l’offerta dei master che sono stati presentati oggi presso lo Spazio Fondazione Ente dello spettacolo alla 76° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. All’incontro questa mattina hanno partecipato Mario Gatti , direttore della sede di Milano dell’Ateneo, Antonella Sciarrone Alibrandi , prorettore dell’Università Cattolica, l’attore Giacomo Poretti e il presidente della FEdS Davide Milani . Gestione, sviluppo, comunicazione è unico in Italia nella formazione di figure professionali in grado di operare all'interno dell'industria televisiva, con particolare attenzione agli aspetti gestionali e manageriali dell'intera filiera produttiva e distributiva. La specificità del Master è quella di puntare alla costruzione delle diverse figure professionali della radio, offrendo agli allievi l'opportunità di partecipare alla progettazione e promozione di prodotti radiofonici ed eventi correlati. Il master in Digital communication specialist forma specialisti della comunicazione in grado di gestire gli strumenti digitali in modo professionale ed efficiente nell'ambito di qualsiasi strategia comunicativa.

 

La Tv e le voci dello sport

milano La Tv e le voci dello sport Pierluigi Pardo, Francesco Pancani, Antonio Raimondi, Massimiliano Ambesi ed Elena Pero sono alcuni dei volti più conosciuti della telecronaca sportiva. by Matteo Nava | 11 aprile 2018 Le loro voci sono familiari tanto quanto le gesta dei campioni che raccontano lo sport in Tv. Pierluigi Pardo, Francesco Pancani, Antonio Raimondi, Massimiliano Ambesi ed Elena Pero sono solo alcuni dei volti più conosciuti della telecronaca sportiva, che accompagnano gli appassionati nello spettacolo del calcio, nel fascino del ciclismo o nell’agonismo del rugby. Sono stati protagonisti dell’evento Diamo voce allo sport , promosso da Cattolicaper lo sport lo scorso 9 aprile in aula magna, stimolati dalle domande del docente di giornalismo radiofonico e televisivo Giorgio Simonelli . Per Antonio Raimondi , di Discovery-Eurosport, icona giornalistica della palla ovale, «l’importante è sempre ricordarsi che i protagonisti devono essere gli atleti, coloro che lottano in campo e non i telecronisti». Nel mio caso è però fondamentale la conoscenza del paesaggio, che in tempi così dilatati offre vaste possibilità di narrazione in momenti statici delle corse». Le seconde voci sono invece state sperimentate per la prima volta nel tennis, per il quale Elena Pero realizza le telecronache su Sky Sport: «Se non si è sul campo è importante aver già vissuto direttamente l’evento che si racconta almeno una volta.

 

Perché “Chernobyl” ha bucato lo schermo

È un nuovo esempio della potenza della grande serialità televisiva, in termini di narrazione e di ricostruzione di un immaginario tanto orripilante quanto vero. luglio 2019 di Massimo Scaglioni * “Ecco spiegato perché nessuno ama gli scienziati: quando abbiamo una malattia da curare, dove sono? In laboratorio e sui libri, e intanto la nonna muore. Negli Stati Uniti, la messa in onda su HBO è partita lentamente (poco più di 700mila spettatori), per poi crescere fino a oltre due milioni di spettatori fra “ live ” e “ on-demand ”. Anche in Italia la curva è tutta in crescita: poco più di mezzo milione di spettatori per il primo episodio “ live ”, e poi un ascolto consolidato medio (nei sette giorni) di oltre un milione e duecentomila spettatori. Nei mesi di giugno e luglio, fra la partenza del primo episodio e la conclusione, in onda l’8 del mese, oltre 50 mila interazioni “social” hanno riguardato “Chernobyl”, con un’accensione particolare su Twitter (dati elaborati attraverso Nielsen Social Content Ratings). Il lavoro della serie creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck funziona perfettamente in questo senso: è moderatamente didascalica, mediando fra verità fattuali, ricostruzioni ed esigenze drammaturgiche, e capace di svelare, in modo quasi documentaristico, il marcio e l’inettitudine dietro le verità ufficiali. Chernobyl è un nuovo esempio della potenza della grande serialità televisiva, in termini di narrazione e di costruzione o, in questo caso, di “ricostruzione” di un immaginario tanto orripilante quanto vero.

 

L’immigrazione non buca la rete

milano L’immigrazione non buca la rete Secondo una ricerca della Cattolica con Fondazione Ismu, il tema immigrati non ha sfondato nei primetime dei tg e nella stampa e neppure nella presenza sui social di candidati e partiti in lizza per le regionali in Lombardia e nel Lazio. Dall’indagine risulta che nel mese di campagna elettorale che ha preceduto l ’election day del 4 marzo 2018 , nella fascia di primetime dei telegiornali delle sette reti nazionali è stato trasmesso un totale di 4.050 notizie, di cui 405 dedicate al tema “immigrazione” (pari al 10%) . Passando invece all'analisi della carta stampata locale in Lombardia, con 56 articoli, la provincia di Brescia risulta essere la più sensibile al tema dell’immigrazione e l’area metropolitana di Milano è in fondo alla classifica con 5 articoli, mentre in Lazio l'argomento appare meno rilevante. In parallelo con la presentazione di questo studio, nell’ambito di Migrations Mediations , si parla di immigrazione e processi di inclusione nel capoluogo lombardo. L’iniziativa presenta in questa occasione un database di tutte le realtà (associazioni, organizzazioni, fondazioni, compagnie teatrali, case di produzione, ecc.) attive sul territorio milanese che si sono impegnate, nell'arco degli ultimi tre anni, in progetti di dialogo interculturale mediante strumenti mediali, artistici, teatrali, culturali. Dall’analisi di un primo campione di 138 realtà, risulta che i soggetti che più sostengono gli interessi istituzionali verso l’inclusione sociale delle comunità straniere sono associazioni culturali (61%), fondazioni (11%), enti pubblici o privati (10%) e cooperative sociali (7%). In secondo luogo, la distribuzione delle iniziative sul territorio mostra un’interessante concentrazione nel centro storico, affiancata però da una intensa presenza di esperienze innovative nelle zone a più alta densità di comunità straniere (San Siro, Loreto-Via Padova, Calvairate, Dergano).

 

La Firenze dei Medici va in Tv

La serie è già stata venduta in moltissimi Paesi del mondo ed è in fase di perfezionamento la vendita anche in Usa, un mercato fra i più restii ad accettare prodotti che vengono dall’estero. Gli spettatori potranno vedere anche la straordinaria interpretazione di Richard Madden (conosciuto internazionalmente per Game of Thrones e per il ruolo del principe nel Cenerentola di Kenneth Branagh), il vero protagonista della serie, incentrata sull’ascesa di Cosimo de’ Medici a dominus di Firenze, e di molti altri coprotagonisti. Da lì la storia si sviluppa in modo sempre trepidante, con la intensità tipica delle serie americane, ma anche con una capacità di toccare grandi temi e un gusto del racconto adatto a raggiungere un pubblico generalista e non solo di nicchia come invece fanno molte serie cable statunitensi. Viene comunque raccontata l’idea di banca che avevano i Medici, il loro ruolo di mecenati dell’arte, il desiderio di rendere grande la città e contribuire allo sviluppo di una collettività. Ettore Bernabei, che ci ha lasciato nell’agosto di quest’anno, aveva seguito tutto lo sviluppo del lavoro e aveva già visto la serie completa prima dell’estate, e ne era stato molto fiero. Nella presentazione fatta a Firenze un ricordo speciale è stato dedicato a lui, che avrà sorriso da lassù, con quell’orgoglio dell’essere italiano che aveva imparato dai suoi maestri fiorentini (Giorgio La Pira, don Raffaele Bensi) e che non lo ha mai abbandonato. Con loro anche lo story editor Giovanni Capetta , anche lui laureato in largo Gemelli e un paio di altri più giovani ex allievi dell’Università ( Rachele Mocchetti e Ludovico Maltese ), che hanno collaborato in diversi ruoli sia in fase di sviluppo che poi sul set.

 

L’Islam secondo Gad Lerner

milano L’Islam secondo Gad Lerner Il giornalista, tornato in Tv con “Islam, Italia” , parla agli studenti del master Ipm del suo reportage: un mondo da conoscere più da vicino, perché non c’è alternativa all’integrazione. gennaio 2017 di Stefano Galimberti e Lorenzo Giarelli È da poco tornato in tv con una serie di sei puntante per spiegare da vicino la trasformazione della nostra società in rapporto all’islam. Un reportage di quelli «come si faceva una volta», quello di Gad Lerner , «perché il mio lavoro parte ancora da una biro e un taccuino, prima ancora delle immagini e delle tecniche di montaggio» ha affermato. Si chiama “Islam, Italia” ed è un lavoro corposo, che ha lo ha portato a viaggiare per il mondo – Qatar, Nigeria, Turchia, Francia – per arrivare a capire da vicino gli aspetti dell’islam che riguardano l’Italia. Il titolo del programma – ricorda Lerner – è un riferimento a un mio vecchio programma che si chiamava “Milano, Italia”, realizzato quando fare inchieste sul Nord era una novità assoluta, in controtendenza ai mille lavori che si facevano sul Sud Italia». Per Gad Lerner c’è stata poi una difficoltà in più: «Quando ho iniziato a lavorare per realizzare “Islam, Italia” ho pensato che dovevamo essere curiosi e presentare risultati inaspettati. Oltre al Qatar, c’è un altro Paese cruciale nell’indagine di Gad Lerner: «La Nigeria, con il suo enorme boom demografico, è fondamentale per capire alcune dinamiche sociali».

 

Transmedialità, la ricetta delle serie Tv

Amato è stato ospite della masterclass promossa dal Certa (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) nella sede di Milano dell’Ateneo, durante la quale Sky Atlantic ha presentato per l’Italia Mosaic , la mini-serie thriller prodotta da HBO Films. Sfida, nonché obiettivo principale, della sua realizzazione è evitare che la tecnologia prevalga sullo storytelling, mantenendo il racconto attraente: il presidente Len Amato, infatti, conferma la necessità di pensare esclusivamente alla storia, perché questa possa garantire il lato artistico e umano che il pubblico va cercando. Una lezione assente nel mondo del cinema, che si distingue dalla televisione soltanto per i grandi budget: le ultime statistiche confermano, infatti, un maggiore avvicinamento del pubblico al mondo televisivo, a scapito delle proiezioni cinematografiche che, in quanto a qualità di produzione, non superano comunque quella delle serie tv. I sei episodi di Mosaic – che vedono la partecipazione di Sharon Stone – inscenano, dunque, un thriller capace di far riflettere sul futuro delle serie: queste ultime potrebbero fare della narrazione transmediale il proprio destino. A margine dell’incontro su HBO, Aldo Grasso – direttore del Certa e docente di Storia della televisione – ha sottolineato l’utilità delle serie televisive, ideali a «capire come va il mondo» e a comprendere «qualcosa della narrativa moderna, attuale». Il professore ha, poi, specificato che «in tutti questi anni abbiamo capito che quello che conta nelle serie tv è il prodotto. Dello stesso avviso è anche Massimo Scaglioni , docente di Economia e marketing dei media e di Storia dei media, che spiega come l’aspetto più importante delle serie tv sia il contenuto.

 

Cinquant’anni fa il sogno diventava realtà

anniversario Cinquant’anni fa il sogno diventava realtà Con l’allunaggio della missione spaziale Apollo 11 nella notte tra il 20 e 21 luglio 1969 la fantascienza diventò scienza. by Agostino Picicco | 03 luglio 2019 “Un piccolo passo per un uomo” che diventerà “un grande passo per l’umanità”, secondo le parole che pronunciò Neil Armstrong , comandante dell’Apollo 11, primo uomo a posare piede sulla luna. Infatti il 4 ottobre 1957 iniziò l’era spaziale con l’invio nello spazio del primo satellite artificiale Sputnik, a cui poi seguì il 3 novembre 1957 il lancio di un altro satellite, questa volta con un essere vivente, la cagnolina Laika, destinata a non tornare più, e creando indignazione nell’opinione pubblica. Una battuta d’arresto nel progetto americano avvenne con l’incidente del 27 gennaio 1967 in cui morirono tre astronauti a causa di un incendio della navicella. Il resto è storia: i passi sulla luna degli astronauti Neil Armstrong e Michael Collins (Buzz Aldrin era rimasto sul modulo lunare), mentre in Italia milioni di spettatori erano incollati al televisore a seguire la diretta di Tino Stagno da Roma e dell’inviato a Houston Ruggero Orlando. Dato che nessuno dei due voleva arrivare secondo nel dare l’annuncio dell’allunaggio, Tito Stagno lo anticipò di qualche minuto, contestato da Orlando e creando un simpatico siparietto. Nel novembre dello stesso anno la missione dell’Apollo 12 portò altri astronauti sulla luna: la strada era ormai spianata, l’uomo aveva aperto nuovi confini per lo spazio e per la conoscenza.

 

Quella maledetta partita

brescia Quella maledetta partita Il racconto dello sport secondo due dei principali protagonisti dell’informazione televisiva ospiti della sede di Brescia lunedì 15 maggio : il direttore di RaiSport Gabriele Romagnoli e il direttore di Sky Sport Giovanni Bruno . I direttori delle due grandi testate televisive di riferimento per il nostro Paese, RaiSport e Sky Sport , saranno protagonisti lunedì 15 maggio alle 10.30, nell'Aula Olgiati della sede di Brescia dell’Ateneo. L’incontro sullo sport fa parte di The Newsroom: le nuove sfide del giornalismo , il ciclo di incontri e lezioni aperte di grandi protagonisti dell'informazione che lo Stars , corso di studi di Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo dell'Università Cattolica, propone alla città. Venerdì 12 maggio alle 10 , nella Sala della Gloria della sede di via Trieste, il secondo incontro sarà dedicato all' informazione politica , da sempre cuore pulsante del sistema dei media, affidata a professionisti che raggiungono forte notorietà ma che sono sempre sottoposti al fuoco della critica: Il mondo in diretta. Con Faccioli Pintozzi il dialogo entrerà nel vivo dei grandi temi politici di attualità e in particolare del “fenomeno Trump”, il nuovo presidente americano che nel bene o nel male sta cambiando le stesse regole della comunicazione e dell'informazione. sport #tv #politica #racconto Facebook Twitter Send by mail Print THE NEWSROOM Il titolo riecheggia una serie di successo, ma da sempre cinema e fiction danno conto di quanto appassionante sia il mondo dell'informazione, visto da dietro le quinte... The Newsroom: le nuove sfide del giornalismo , è il ciclo di incontri e lezioni aperte di grandi protagonisti dell'informazione che lo Stars, corso di studi di Scienze e tecnologie delle arti e dello spettacolo dell'Università Cattolica, propone alla città.

 

Televisione, com'era ieri e com'è oggi

Brescia Televisione, com'era ieri e com'è oggi Traendo spunto della presentazione della sua ultima fatica letteraria, Carlo Vitagliano ha tenuto una lezione aperta in cui ha raccontato agli studenti dello Stars aneddoti e vicende della sua trentennale esperienza umana e professionale a Canale 5. Ospite del Corso di Storia della Radio e della Televisione tenuto dalla Prof.ssa Paola Abbiezzi , Vitagliano ha potuto raccontare la propria esperienza umana e professionale che si è inserita nella cornice, più generale, delle vicende legate alla nascita della televisione commerciale in Italia. L’associazione NuovoAmbra nella giornata di venerdì 16 Dicembre l’ha invitato in Università per presentare il suo libro e, insieme con lui ha chiamato anche il Prof. Giorgio Simonelli , docente dell’Università Cattolica di Milano, storico della radio e della televisione, e Gian Paolo Parenti , Channel Manager del canale JOI (Mediaset Premium). “Noi, i ragazzi del biscione”, come ha spiegato Simonelli, descrive quella generazione di trentenni - tra i quali, per esempio, Carlo Freccero e Antonio Ricci - che rivoluzionò il modo di fare la televisione in Italia. Gian Paolo Parenti ha individuato alcuni elementi principali nel contento odierno: la frammentazione delle audience, lo sviluppo industriale di conglomerati mediali, il ruolo pervasivo del marketing, la centralità dei contenuti “pregiati”. Vitagliano, ripensando alla propria esperienza professionale, ha testimoniato il modo in cui ha cercato di valorizzare il proprio lavoro. Anche quei ragazzi, da giovani promesse, sono diventati venerati maestri, citando il famoso aforisma di Alberto Arbasino, ma le loro storie servono a ricordarci che dobbiamo sempre tentare la strada dell’innovazione quando parliamo di media e comunicazione.

 

Calciomercato, la notizia diventa spettacolo

Calcio Calciomercato, la notizia diventa spettacolo Giovedì 5 dicembre incontro promosso dall’Almed sulla trasmissione sportiva di Skysport. L’incontro si terrà giovedì 5 dicembre 2019 alle 16.30 nella Cripta Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (largo Gemelli, 1 Milano). Introduce Paola Abbiezzi , direttore didattico del master Comunicare lo Sport, Università Cattolica del Sacro Cuore. Intervengono Alessandro Bonan , conduttore e autore, Davide Bucco , autore e coordinatore del programma, Massimo Corcione , giornalista e docente del master Comunicare lo sport, Gianluca Di Marzio , giornalista esperto di calciomercato, Roberto Popi Montoli, autore e regista del programma, Valerio Spinella in arte Fayna, giornalista di Skysport.it. Modera l’incontro Giorgio Simonelli , docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La partecipazione è aperta fino a esaurimento dei posti disponibili, previa iscrizione online. In collaborazione con Calciomercato – L’originale e Skysport #sport #calcio mercato #tv #skysport Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Tv2000 svela i palinsesti in Cattolica

MILANO Tv2000 svela i palinsesti in Cattolica Oggi la televisione legata alla Cei, presenta in largo Gemelli la programmazione 2016-2017. Intervengono, tra gli altri, monsignor Nunzio Galantino , il rettore dell'Ateneo Franco Anelli , il direttore di rete Paolo Ruffini , Lucio Brunelli e Licia Colò 20 settembre 2016 Tv2000 ha presentato alla stampa, in Università Cattolica, il palinsesto della stagione 2016-2017. Lo ha fatto in un evento che si è tenuto oggi, martedì 20 settembre, a Milano, nell’aula Negri dell’Ateneo di largo Gemelli. Alla presentazione sono intervenuti monsignor Nunzio Galantino ,segretario generale della Cei, il professor Franco Anelli , rettore dell'Università Cattolica, Paolo Ruffini , direttore di rete di Tv2000, Lucio Brunelli , direttore dell’informazione, e Lorenzo Serra , direttore generale. All’evento hanno partecipato inoltre i volti di Tv2000 e InBlu Radio, tra cui Licia Colò . tv #televisione #tv2000 #palinsesti Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Tra i Fratelli di Crozza

MILANO Tra i Fratelli di Crozza Federica Annecchino , laureata triennale e magistrale in Lettere moderne in Cattolica, dopo aver lavorato con Fabio Fazio e con il comico genovese di “Crozza nel Paese delle meraviglie” su La7, ora collabora al nuovo programma che a marzo sbarca su Nove. by Lorenzo Giarelli | 01 febbraio 2017 Si chiama Federica Annecchino ( nella foto a sinistra ), ha 29 anni e, dopo aver già lavorato con Fabio Fazio , sarà nella redazione del prossimo programma di Maurizio Crozza che si chiamerà “Fratelli di Crozza” e andrà in onda da marzo su Nove. Dopo il liceo classico frequentato a Bergamo, infatti, si iscrive alla triennale di Lettere Moderne a Milano, proseguendo poi, sempre in Cattolica, con una specialistica di due anni nelle stesse discipline ma con indirizzo in Editoria. È in questi anni che in Federica Annecchino nasce la passione per i media, anche grazie alle lezioni del professor Giorgio Simonelli , suo docente ed esperto di mezzi di comunicazione. Al momento della tesi – spiega Federica – avevo anche una forte passione per il diritto dell’informazione e per questo mi riferii al professor Ruben Razzante , ma poi mi sono avvicinata più al tema del linguaggio dei media, iniziando a collaborare con il professor Simonelli». Facevo parte della redazione, in quel gruppo che si occupa di fare ricerca, di selezionare i video e di assistere Maurizio e gli autori nella stesura del copione. Una carriera già movimentata, dunque, ma che non dimentica la formazione letteraria ricevuta: «Sono contenta di aver scelto Lettere moderne, credo mi abbia insegnato soprattutto il metodo rigoroso di approfondimento, anche grazie ad alcuni esami come quelli di filologia».

 

Linus, la radio non tramonta

Il direttore artistico di Radio Deejay ha spiegato perché il mezzo radiofonico resiste al tempo e alle contaminazioni e quali sono le nuove professionalità per lavorare con successo. Lo ha ribadito, intervenendo a una lezione del master in Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica , un “professore” d’eccezione come Linus , direttore artistico di Radio Deejay, ospite di Claudio Astorri, docente di Teoria e tecnica della radio. Negli oltre quarant’anni di lavoro in radio da protagonista e osservatore privilegiato, Linus ha percorso l’evoluzione della realtà radiofonica italiana, la “contaminazione” con Tv e web, le difficoltà legate alle frequenze e al mercato. Sapersi distinguere e mantenere un’identità e una coerenza che permetta di differenziarsi è il segreto di un successo durevole come quello di radio Deejay» ha affermato Linus. E se negli anni ’60 la fascia di età degli utenti era 15/25 e in genere dopo i 30 si smetteva in gran parte di seguirla, oggi il target si è spostato fino a 40 anni e oltre. Il ruolo del direttore artistico e dell’ufficio musica di una radio giocano in questo senso un ruolo sempre più importante. Per lanciare nuovi brani (senza dimenticare le esigenze della radio stessa), individuare speaker e dj con personalità che diano vita a programmi con diversi contenuti, progettare iniziative marketing che supportino l’esistenza di una radio serve svecchiare, avere curiosità, non replicare e saperlo fare».

 

Dalla Scuola di Giornalismo alle Iene

milano Dalla Scuola di Giornalismo alle Iene Valeria Castellano , diplomata al master della Cattolica, è entrata nella redazione del programma di Italia 1. Fin da quando mi sono incaponita con la mia inchiesta video sul petrolio in Basilicata e ho litigato con un paio di compagni di classe». Ma, al di là delle caratteristiche della trasmissione di Italia 1, in cui sarà prossimamente impegnata, ha sempre amato il video-giornalismo e l’inchiesta: «Quando ho iniziato la scuola di giornalismo, non sapevo nulla di questa professione. È una scuola che ha cambiato pelle alla fine degli anni Novanta, quando è diventata master, affiancando al praticantato giornalistico convenzionato con l’Ordine professionale nazionale il percorso di specializzazione post laurea del nuovo ordinamento universitario. Nel gruppo degli ex c’è anche un direttore di giornale, Elena Parasiliti , che dirige il mensile Terre di Mezzo , una testata che si occupa di migrazione e integrazione. O come Laura Silvia Battaglia (biennio 2005-2006) che alterna l’attività di insegnamento nella scuola di giornalismo di cui è stata allieva, con corrispondenze di guerra per media inglesi, turchi, svizzeri e libanesi da Paesi del Medio Oriente come Iraq e Yemen. INFO E AGEVOLAZIONI La Scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica ha lo scopo di formare giornalisti professionisti in grado di operare nel settore del giornalismo digitale, della carta stampata, della radio e della televisione, con un focus particolare sulla padronanza dei linguaggi del web e delle nuove tecnologie.

 

Dietro le quinte di Calciomercato

E proprio i tre mattatori del talk sono stati protagonisti nella cripta dell’Aula Magna della Cattolica di una lezione aperta del master “Comunicare lo Sport ” promossa da Cattolicaper lo Sport . A rompere il ghiaccio è stato il conduttore Alessandro Bonan: «Il mio primo obiettivo è divertirmi. Un concetto ribadito dal giornalista Gianluca Di Marzio, tra i guru del calciomercato: «La parte ludica - ha ammesso - personalmente non mi riguarda perché vivo nella notizia e ho sempre l’ansia di avere qualcosa di valido per l’apertura. Oggi - ha poi spiegato - è il pubblico che chiede a noi giornalisti di dire la verità, di essere realisti. Anche a costo di arrivare dopo...». Dare estro e imprevedibilità al programma è invece compito di Valerio “Fayna” Spinella: «La capacità di improvvisare è fondamentale ma io so che, in caso di difficoltà, posso “aggrapparmi” a due top come Ale Bonan e Gianluca Di Marzio». Per lui un ritorno alle origini: «Andare in onda tutte le sere non è uno scherzo ma avere un numero uno come Gianluca Di Marzio è una garanzia perché sappiamo che la notizia c’è sempre. L’incontro, introdotto dalla professoressa Paola Abbiezzi , direttore didattico del master, è stato moderato dal professor Giorgio Simonelli , docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, con la partecipazione di Massimo Corcione , giornalista e docente del master Comunicare lo sport.

 

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