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Linus, la radio non tramonta

Il direttore artistico di Radio Deejay ha spiegato perché il mezzo radiofonico resiste al tempo e alle contaminazioni e quali sono le nuove professionalità per lavorare con successo. Lo ha ribadito, intervenendo a una lezione del master in Comunicazione Musicale dell’Università Cattolica , un “professore” d’eccezione come Linus , direttore artistico di Radio Deejay, ospite di Claudio Astorri, docente di Teoria e tecnica della radio. Negli oltre quarant’anni di lavoro in radio da protagonista e osservatore privilegiato, Linus ha percorso l’evoluzione della realtà radiofonica italiana, la “contaminazione” con Tv e web, le difficoltà legate alle frequenze e al mercato. Sapersi distinguere e mantenere un’identità e una coerenza che permetta di differenziarsi è il segreto di un successo durevole come quello di radio Deejay» ha affermato Linus. E se negli anni ’60 la fascia di età degli utenti era 15/25 e in genere dopo i 30 si smetteva in gran parte di seguirla, oggi il target si è spostato fino a 40 anni e oltre. Il ruolo del direttore artistico e dell’ufficio musica di una radio giocano in questo senso un ruolo sempre più importante. Per lanciare nuovi brani (senza dimenticare le esigenze della radio stessa), individuare speaker e dj con personalità che diano vita a programmi con diversi contenuti, progettare iniziative marketing che supportino l’esistenza di una radio serve svecchiare, avere curiosità, non replicare e saperlo fare».

 

L’Islam secondo Gad Lerner

milano L’Islam secondo Gad Lerner Il giornalista, tornato in Tv con “Islam, Italia” , parla agli studenti del master Ipm del suo reportage: un mondo da conoscere più da vicino, perché non c’è alternativa all’integrazione. gennaio 2017 di Stefano Galimberti e Lorenzo Giarelli È da poco tornato in tv con una serie di sei puntante per spiegare da vicino la trasformazione della nostra società in rapporto all’islam. Un reportage di quelli «come si faceva una volta», quello di Gad Lerner , «perché il mio lavoro parte ancora da una biro e un taccuino, prima ancora delle immagini e delle tecniche di montaggio» ha affermato. Si chiama “Islam, Italia” ed è un lavoro corposo, che ha lo ha portato a viaggiare per il mondo – Qatar, Nigeria, Turchia, Francia – per arrivare a capire da vicino gli aspetti dell’islam che riguardano l’Italia. Il titolo del programma – ricorda Lerner – è un riferimento a un mio vecchio programma che si chiamava “Milano, Italia”, realizzato quando fare inchieste sul Nord era una novità assoluta, in controtendenza ai mille lavori che si facevano sul Sud Italia». Per Gad Lerner c’è stata poi una difficoltà in più: «Quando ho iniziato a lavorare per realizzare “Islam, Italia” ho pensato che dovevamo essere curiosi e presentare risultati inaspettati. Oltre al Qatar, c’è un altro Paese cruciale nell’indagine di Gad Lerner: «La Nigeria, con il suo enorme boom demografico, è fondamentale per capire alcune dinamiche sociali».

 

Tra i Fratelli di Crozza

MILANO Tra i Fratelli di Crozza Federica Annecchino , laureata triennale e magistrale in Lettere moderne in Cattolica, dopo aver lavorato con Fabio Fazio e con il comico genovese di “Crozza nel Paese delle meraviglie” su La7, ora collabora al nuovo programma che a marzo sbarca su Canale9. by Lorenzo Giarelli | 01 febbraio 2017 Si chiama Federica Annecchino ( nella foto a sinistra ), ha 29 anni e, dopo aver già lavorato con Fabio Fazio , sarà nella redazione del prossimo programma di Maurizio Crozza che si chiamerà “Fratelli di Crozza” e andrà in onda da marzo su Canale9. Dopo il liceo classico frequentato a Bergamo, infatti, si iscrive alla triennale di Lettere Moderne a Milano, proseguendo poi, sempre in Cattolica, con una specialistica di due anni nelle stesse discioline ma con indirizzo in Editoria. È in questi anni che in Federica Annecchino nasce la passione per i media, anche grazie alle lezioni del professor Giorgio Simonelli , suo docente ed esperto di mezzi di comunicazione. Al momento della tesi – spiega Federica – avevo anche una forte passione per il diritto dell’informazione e per questo mi riferii al professor Ruben Razzante , ma poi mi sono avvicinata più al tema del linguaggio dei media, iniziando a collaborare con il professor Simonelli». Facevo parte della redazione, in quel gruppo che si occupa di fare ricerca, di selezionare i video e di assistere Maurizio e gli autori nella stesura del copione. Una carriera già movimentata, dunque, ma che non dimentica la formazione letteraria ricevuta: «Sono contenta di aver scelto Lettere moderne, credo mi abbia insegnato soprattutto il metodo rigoroso di approfondimento, anche grazie ad alcuni esami come quelli di filologia».

 

Televisione, com'era ieri e com'è oggi

Brescia Televisione, com'era ieri e com'è oggi Traendo spunto della presentazione della sua ultima fatica letteraria, Carlo Vitagliano ha tenuto una lezione aperta in cui ha raccontato agli studenti dello Stars aneddoti e vicende della sua trentennale esperienza umana e professionale a Canale 5. Ospite del Corso di Storia della Radio e della Televisione tenuto dalla Prof.ssa Paola Abbiezzi , Vitagliano ha potuto raccontare la propria esperienza umana e professionale che si è inserita nella cornice, più generale, delle vicende legate alla nascita della televisione commerciale in Italia. L’associazione NuovoAmbra nella giornata di venerdì 16 Dicembre l’ha invitato in Università per presentare il suo libro e, insieme con lui ha chiamato anche il Prof. Giorgio Simonelli , docente dell’Università Cattolica di Milano, storico della radio e della televisione, e Gian Paolo Parenti , Channel Manager del canale JOI (Mediaset Premium). “Noi, i ragazzi del biscione”, come ha spiegato Simonelli, descrive quella generazione di trentenni - tra i quali, per esempio, Carlo Freccero e Antonio Ricci - che rivoluzionò il modo di fare la televisione in Italia. Gian Paolo Parenti ha individuato alcuni elementi principali nel contento odierno: la frammentazione delle audience, lo sviluppo industriale di conglomerati mediali, il ruolo pervasivo del marketing, la centralità dei contenuti “pregiati”. Vitagliano, ripensando alla propria esperienza professionale, ha testimoniato il modo in cui ha cercato di valorizzare il proprio lavoro. Anche quei ragazzi, da giovani promesse, sono diventati venerati maestri, citando il famoso aforisma di Alberto Arbasino, ma le loro storie servono a ricordarci che dobbiamo sempre tentare la strada dell’innovazione quando parliamo di media e comunicazione.

 

Perché dico viva la Rai

Giovedì 24 novembre la presentazione con Carlo Freccero del libro pubblicato dal professore della facoltà di Scienze linguistiche per Vita e Pensiero by Velania La Mendola | 26 ottobre 2016 Non è la Bbc ma, a certe condizioni, della Rai abbiamo ancora bisogno. Massimo Scaglioni , docente di Storia dei media alla facoltà di Scienze linguistiche, va al cuore di una questione che, nel nostro Paese, ha sempre fatto discutere e farà parlare ancora di sé dopo che il 6 maggio 2016 è scaduta la convenzione ventennale tra Stato e Rai Spa in materia. Morte o rinascita della Rai? stiamo parlando di «un’idea moderna, tanto più a fronte dei cambiamenti economici e mediali in corso, perché fa da contrappeso rispetto alla tendenza naturale del mercato verso la concentrazione in grandi conglomerati, sempre più rilevanti nel panorama statunitense ed europeo (Google, Youtube, ecc.). La speranza è nella legittimazione dell’esserci, dell'essere riconosciuto come bene comune, che ogni cittadino pensi che è importante che ci sia». Eppure sembra che la maggioranza degli italiani sia insoddisfatta della Rai, perché? «L’ingerenza politica ha minato la legittimazione del servizio di fronte al pubblico. La Rai è anche una storia di progetti quindi? «Sì, anzi è la parte meno indagata della sua storia ed è quella che cerco di delineare nel libro. I cattolici rimangono ancora portatori di valori fondamentali per il futuro del servizio pubblico, non nel senso di chiusura confessionale, ma nel senso dell’umanesimo, della centralità dell’uomo, per l’idea del servizio, se crediamo in una comunità che dialoga.

 

La Firenze dei Medici va in Tv

La serie è già stata venduta in moltissimi Paesi del mondo ed è in fase di perfezionamento la vendita anche in Usa, un mercato fra i più restii ad accettare prodotti che vengono dall’estero. Gli spettatori potranno vedere anche la straordinaria interpretazione di Richard Madden (conosciuto internazionalmente per Game of Thrones e per il ruolo del principe nel Cenerentola di Kenneth Branagh), il vero protagonista della serie, incentrata sull’ascesa di Cosimo de’ Medici a dominus di Firenze, e di molti altri coprotagonisti. Da lì la storia si sviluppa in modo sempre trepidante, con la intensità tipica delle serie americane, ma anche con una capacità di toccare grandi temi e un gusto del racconto adatto a raggiungere un pubblico generalista e non solo di nicchia come invece fanno molte serie cable statunitensi. Viene comunque raccontata l’idea di banca che avevano i Medici, il loro ruolo di mecenati dell’arte, il desiderio di rendere grande la città e contribuire allo sviluppo di una collettività. Ettore Bernabei, che ci ha lasciato nell’agosto di quest’anno, aveva seguito tutto lo sviluppo del lavoro e aveva già visto la serie completa prima dell’estate, e ne era stato molto fiero. Nella presentazione fatta a Firenze un ricordo speciale è stato dedicato a lui, che avrà sorriso da lassù, con quell’orgoglio dell’essere italiano che aveva imparato dai suoi maestri fiorentini (Giorgio La Pira, don Raffaele Bensi) e che non lo ha mai abbandonato. Con loro anche lo story editor Giovanni Capetta , anche lui laureato in largo Gemelli e un paio di altri più giovani ex allievi dell’Università ( Rachele Mocchetti e Ludovico Maltese ), che hanno collaborato in diversi ruoli sia in fase di sviluppo che poi sul set.

 

Tv2000 svela i palinsesti in Cattolica

MILANO Tv2000 svela i palinsesti in Cattolica Oggi la televisione legata alla Cei, presenta in largo Gemelli la programmazione 2016-2017. Intervengono, tra gli altri, monsignor Nunzio Galantino , il rettore dell'Ateneo Franco Anelli , il direttore di rete Paolo Ruffini , Lucio Brunelli e Licia Colò 20 settembre 2016 Tv2000 ha presentato alla stampa, in Università Cattolica, il palinsesto della stagione 2016-2017. Lo ha fatto in un evento che si è tenuto oggi, martedì 20 settembre, a Milano, nell’aula Negri dell’Ateneo di largo Gemelli. Alla presentazione sono intervenuti monsignor Nunzio Galantino ,segretario generale della Cei, il professor Franco Anelli , rettore dell'Università Cattolica, Paolo Ruffini , direttore di rete di Tv2000, Lucio Brunelli , direttore dell’informazione, e Lorenzo Serra , direttore generale. All’evento hanno partecipato inoltre i volti di Tv2000 e InBlu Radio, tra cui Licia Colò . tv #televisione #tv2000 #palinsesti Facebook Twitter Send by mail.

 

Format italiani? No, non è la BBC

milano Format italiani? No, non è la BBC Secondo una ricerca condotta dal Certa per conto di Atp l’Italia solo il 5% dei titoli e delle ore in onda nel 2015 viene da idee originali italiane: il nostro Paese importa molti programmi e ne esporta pochissimi. L’intrattenimento come risorsa economica e culturale", condotta dal Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi (Certa) dell’Università Cattolica per conto dell’Associazione produttori televisivi (Apt), che è stata presentata lunedì 20 giugno al Pavillon Unicredit di Milano. Nel 2015, in Italia, sono stati realizzati 290 programmi di intrattenimento , per un totale di 13.850 ore di programmazione , con una particolare concentrazione sulla fascia pregiata del prime time . La produzione indipendente pesa ancora però troppo poco, soprattutto se valutata in termini di ore di prodotto originale: solo 4.344 ore di intrattenimento (il 31% del totale) sono realizzate da produttori indipendenti (contro un 69% di produzione interna ). Circa un quarto dei programmi di intrattenimento , e un quinto delle ore di programmazione dedicate al genere, è costituito da format , in gran parte di provenienza internazionale: solo il 5% dei titoli e delle ore in onda nel 2015, infatti, è di format originali italiani . Un modello che si riflette sulle potenzialità occupazionali del settore: è un sistema che rischia di generare precarietà, e soltanto la crescita del comparto potrà garantire una maggiore stabilizzazione dei modelli di impiego. PER APPROFONDIRE #tv #televisione #format # Facebook Twitter Send by mail L'EVENTO La ricerca è stata presentata il 20 giugno all’Unicredit Pavillon di Milano alla presenza del rettore dell'Università Cattolica Franco Anelli , del presidente Apt (Associazione produttori televisivi) Marco Follini e del direttore del Certa Aldo Grasso .

 

Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai

CATTOLICAPOST Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai Nel concorso della Tv pubblica, su 100 vincitori sono stati scelti 10 allievi degli ultimi anni del master biennale che forma nuovi professionisti dell’informazione. by Daniela Fogliada | 25 novembre 2015 Un’alta percentuale di successi e una formazione di valore che segue da vicino gli studenti, cercando di anticipare i cambiamenti del mondo dell’informazione. Potrebbe sembrare uno spot, se non fosse la premessa della notizia che all’ultimo concorso Rai, 10 dei 100 posti in palio per gli oltre 4mila aspiranti sono stati appannaggio dei professionisti usciti dalla nostra Scuola di Giornalismo , tra l’altro con un ottimo piazzamento che comprende anche il primissimo posto in graduatoria . Sulle orme di chi, prima di loro, dopo aver frequentato la Scuola è cresciuto professionalmente proprio in Rai o nelle principali testate, scegliendo la strada del giornalista freelance, entrando a far parte delle redazioni dei più importanti quotidiani, scalandone le posizioni fino a raggiungere anche ruoli di dirigenza. Nell’ultimo anno - aggiunge Scanni - i ragazzi della Scuola sono stati coinvolti anche in San Siro Stories , un ambizioso progetto giornalistico, narrativo e multimediale realizzato con strumenti nuovi che il giornalista di oggi deve necessariamente conoscere e padroneggiare per sopravvivere nel mondo del lavoro. Una storia di frontiera che ha molto da dire a quanto succede alle nostre metropoli che si trovano impaurite e impreparate ad affrontare il nemico che cresce dentro di loro. giornalismo #rai #informazione #tv Facebook Twitter Send by mail UNA FORTE POLITICA DI STAGE E PLACEMENT Da quest’anno la Scuola di Giornalismo forma 30 studenti , portandoli avanti per un biennio articolato in attività teoriche e laboratori in cui mettersi alla prova a livello pratico per affinare le tecniche giornalistiche.

 
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