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Dopo il lavoro, a lezione su Blackboard

eCatt Dopo il lavoro, a lezione su Blackboard Gabriele Bondioni, laureando in Giurisprudenza, racconta le sue giornate di responsabile delle Aree finanziarie del Comune di Pisogne (Bs) e della Comunità Montana di Scalve (Bg). Storie di ordinaria quotidianità per Gabriele Bondioni , che dopo aver concluso il percorso triennale in Scienze dei servizi giuridici è ora iscritto al secondo anno della magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza al campus milanese dell'Università Cattolica. L’aspetto positivo è che localmente abbiamo potuto contare su un tessuto economico e sociale forte, fatto di aziende solide e che non hanno mai chiuso, avendo ricevuto il via libera alla produzione da parte della prefettura. Al contrario, una situazione emergenziale è andata creandosi nel settore dell’artigianato e dei negozi, così come per lo stesso Comune che, avendo sospeso l’attività di accertamento tributario, è l’ente che economicamente ha risentito maggiormente della situazione. Utili e funzionali, permettono anche ad uno studente lavoratore come me – impegnato professionalmente per circa 36 ore settimanali - di poter fare lezione la sera da casa o nel tempo libero, senza il rischio di rimanere indietro nel mio percorso di studi e utilizzando le ore rimanenti per preparare gli esami. A proposito di futuro, credi che l’esperienza lavorativa all’interno di istituzioni territoriali schierate in prima linea nella gestione dell’emergenza ti abbia lasciato qualcosa di utile per il domani? «Indubbiamente, anche se le idee in merito al mio futuro le ho abbastanza chiare. Una risorsa umana di grande importanza che negli ultimi anni qualcuno ha cercato di sminuire, per questo la mia tesi magistrale verterà sui decreti legislativi che hanno modificato il ruolo di una figura che dovrebbe essere valorizzata e non ridimensionata».

 

Con Smart Placement il lavoro si fa digital

Ateneo Con Smart Placement il lavoro si fa digital La Cattolica, anche nella fase più difficile del lockdown, ha assicurato le attività di avvicinamento alle aziende e gli stage. E ha già varato un pacchetto di iniziative social che potenziano l’ elevato livello di employability dei propri laureati by Paolo Ferrari | 11 maggio 2020 L’emergenza Coronavirus non solo non ha fermato le lezioni ma non ha frenato neppure gli stage e i rapporti con le aziende dell’Università Cattolica. Anche nel pieno del lockdown, tirocini e attività di presentazione, orientamento e avvicinamento al mondo aziendale non hanno mai smesso di funzionare, grazie a una serie di upgrade che hanno garantito la sicurezza delle persone coinvolte. Presentazioni aziendali, incontri di orientamento al lavoro, simulazione di colloqui, consulenze individuali di selezione, colloqui di orientamento e cv point sono diventati digitali e hanno riscosso un enorme successo da parte di una generazione abituata a interagire attraverso i social. Attualmente trovano lavoro entro 12 mesi 7 su 10 laureati triennali e 8 su 10 laureati magistrali e l’Università Cattolica si colloca al primo posto in Italia e al 58° a livello mondiale per la presenza attiva delle aziende nei campus universitari capaci di creare un network con gli studenti e offrire occasioni di lavoro. Un percorso che si affianca agli strumenti già digitali, come il consulente di carriera Jobiri, e a tutte le altre attività di orientamento al lavoro che potranno svilupparsi online grazie alle risorse del piano #eCatt. Questa è, infatti, la nuova struttura a supporto della fruizione delle lezioni che, attraverso iniziative e strumenti digitali, consente agli studenti di portare avanti in sicurezza e tranquillità il loro percorso di studi e le attività finalizzate alla formazione.

 

Smart working, che cosa dice la legge

Diritto del lavoro Smart working, che cosa dice la legge Le norme del lavoro agile: retribuzione, ferie e orario di lavoro. Come sarà dopo il Covid lo spiega il professor Marco Marazza 25 maggio 2020 Intervistato da Repubblica, il giuslavorista della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica approfondisce i nodi da risolvere sul lavoro agile, soprattutto una volta che sarà conclusa l’emergenza. Il lavoro agile (quello che chiamiamo smart working) è stato definito dalla 81 del 2017 mentre quello a domicilio (altrimenti detto telelavoro) risale al 1973, con le legge 877. Un altro elemento di flessibilità è che il suo lavoro può essere misurato anche con il raggiungimento di alcuni obiettivi. Del resto è la stessa legge che istituisce lo smart working a essere flessibile, lasciando che i dettagli e le modalità vengano stabiliti di volta in volta da accordi individuali o, nelle aziende più grandi, sindacali. Per consentire a molte attività di continuare anche durante il lockdown, infatti, si è scelto di agevolare il più possibile il ricorso al lavoro agile. Fino al termine dello stato di emergenza, decretato il 31 gennaio 2020 e in vigore per sei mesi (salvo proroghe) il datore di lavoro può "mettere in smart working" il dipendente in modo unilaterale.

 

Un provvedimento che dà fiato all’agricoltura

Lavoro stagionale Un provvedimento che dà fiato all’agricoltura Secondo il professor Gabriele Canali , la misura del Governo per l’emersione del lavoro irregolare è positiva anche in vista della stagione estiva. Il decreto sulla regolarizzazione dei lavoratori, appena varato dall’esecutivo, si muove nella direzione dell’emersione del lavoro nero, e questo è un passo avanti importante verso la soluzione di uno dei problemi atavici del lavoro stagionale. Ma, secondo il professor Gabriele Canali , docente di economia agroalimentare della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, il tema del lavoro in agricoltura, e in particolare del lavoro stagionale, con tutte le sue criticità, deve essere affrontato in maniera più complessiva e organica. Quali sono i vantaggi evidenti per lei? «Intanto è molto positivo il più facile accesso a una condizione di regolarità di questi lavoratori, che sono già presenti in Italia e che, di fatto, sono coinvolti a pieno titolo anche nelle filiere agroalimentari. Bisognerà vedere quindi come verrà gestito concretamente questo processo… «I limiti del provvedimento potrebbero nascondersi nella provvisorietà di questo approccio e in eventuali resistenze nascoste tra le pieghe della fase attuativa di questo regolamento, che potrebbero limitare la fluidità del passaggio del sommerso a una situazione di regolarità. Per questo guarderei agli aspetti positivi di un provvedimento che consente di aumentare la disponibilità di manodopera regolare in un momento in cui, nonostante tutti i tentativi, è emerso con chiarezza che la manodopera regolare oggi non è sufficiente per i fabbisogni del settore agricolo. Il tentativo di avvalersi dei disoccupati o del lavoro dei percettori di reddito di cittadinanza, non si è dimostrato sufficiente e i numeri ce lo dicono: l’offerta di lavoro italiano per le attività agricole è molto più limitata di quella di cui il settore agricolo ha bisogno».

 

I 50 anni dello Statuto dei lavoratori e il futuro del sindacato in azienda

Un modo per celebrare il mezzo secolo dello Statuto, varato il 20 maggio 1970 di Vincenzo Ferrante * Provare a comprendere, a cinquant’anni di distanza, che cosa è rimasto e che cosa è caduto dello Statuto dei lavoratori, ma anche che cosa può ancora dare nell’immediato o in futuro. Non sono poche, ovviamente, le modifiche che si sono registrate nel mondo del lavoro negli ultimi cinquant’anni, ma quello che si deve dire è che alcune di queste tendenze sono presenti già in forma germinale nello Statuto, e sono in qualche modo affrontate e regolate. Quattro novità che lo Statuto ha intuito e ha saputo anticipare Nello Statuto ci sono tante norme importanti, che hanno fatto, per così dire, da battistrada, fornendo soluzioni, magari provvisorie, a questioni che negli anni successivi avrebbero conosciuto un grande sviluppo. estende lo Statuto dei Lavoratori non solo agli enti pubblici economici ma anche, con una disposizione che diede molto lavoro alla giurisprudenza negli anni ‘70, a tutti i rapporti di impiego pubblico, anticipando una linea di evoluzione successiva, comune anche ad altri paesi europei. Questo è un aspetto che richiede una modifica, perché l’evoluzione sociale ha oramai mostrato i limiti che derivano dalla mancanza di una norma che, espressamente e chiaramente, individui il ruolo del sindacato in azienda. Aggiungo però che, se si guardasse bene, non sarebbe difficile trovare una indicazione normativa sul ruolo della RSA in azienda: solo che si tratta di una delle norme meno studiate e meno conosciute di tutto il sistema italiano. Si tratta di un problema che non interessa solamente i lavoratori, ma tutto il sistema economico, come dimostra il fatto che, nell’ambito della riforma della legge fallimentare, si è registrata una modifica che è passata completamente inosservata che riguarda direttamente il Codice Civile, là dove all’art.

 

Al lavoro dopo Covid-19, cosa ci attende

Due webinar il 6 e 15 maggio con diretta streaming sull’home page del campus di Roma by Federica Mancinelli | 04 maggio 2020 Il mondo del lavoro cambia più rapidamente del previsto per effetto dell’emergenza sanitaria. Come cambierà il mondo del lavoro una volta superata l’emergenza? L’abbiamo chiesto al professor Marco Marazza , docente di Diritto del lavoro alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica. Poi, superata l’emergenza, resterà comunque diversa perché sia le imprese che i lavoratori potrebbero avere interesse a consolidare un nuovo assetto, tendenzialmente definitivo, che valorizzi flessibilità degli orari e lavoro da casa». Basti pensare al fatto che per lavorare senza vincoli di spazio e luogo è ragionevole discutere di sistemi di controllo del lavoro a distanza efficaci e sostenibili. Nella fase emergenziale si dovrà utilizzare la cassa integrazione oppure potranno essere utili accordi sindacali che riducono gli orari di lavoro per distribuire tra più persone il lavoro». Quali saranno i temi particolari che verranno affrontati nei due webinar del 6 e 15 maggio? «Oggi siamo giustamente concentrati sugli strumenti di tutela della salute dei lavoratori che tornano in azienda. Anzi, il mio augurio è che tutto ciò possa avvenire in piena collaborazione tra tutti i professori di diritto del lavoro di questo grande Ateneo, con approccio interdisciplinare e culturalmente aperto.

 

«Tra studio e lavoro seguite la passione»

Laura Tolettini racconta la professione di Digital Integration Manager per Feralpi Holding Spa, ottenuta dopo il suo percorso di studi alla facoltà di Scienze linguissiche e letterature straniere nella sede bresciana. Prima del mio rientro in Italia ho operato a Riesa per ben dieci anni con la qualifica di responsabile dell’ufficio acquisti generali e oggi, proprio grazie a quell’esperienza professionale, mi interfaccio spesso con i colleghi d’oltralpe. Dopo il mio percorso quinquennale in Cattolica, e durante la mia esperienza lavorativa in Germania, ho inoltre frequentato part time il Master in Business Administration (MBA) alla HHL Leipzig Graduate School of Management - tra le più quotate in Germania - con cui mi sono approcciata al mondo digitale e dell’Industria 4.0». Quali delle competenze acquisite sui banchi dell'Università ti porti appresso nella tua attuale professione e quali invece è necessario continuare ad aggiornare? «Fondamentali sono state sicuramente le competenze linguistiche, nel mio caso inglese e tedesco, e quelle culturali acquisite negli anni di studio e di lavoro. Inoltre l’esperienza Erasmus in Germania, a Kiel, che ho svolto per un intero semestre del quinto anno mi ha fornito un corposo bagaglio di competenze di gestione di contesti internazionali, oltre che linguistiche. Che cosa consiglieresti agli studenti che oggi vogliono intraprendere un percorso di studi similare al tuo? «Direi loro di individuare la propria strada e il proprio settore in base alle reali attitudini e alle personali inclinazioni. Nutrire passione per ciò che si fa rende tutto più semplice e aiuta a non perdere la motivazione nei momenti di fatica e di difficoltà che normalmente e giustamente s’incontreranno lungo il percorso di studi e lavorativo.

 

Lavoro agile, dopo Covid-19 non si torna indietro

L’Analisi Lavoro agile, dopo Covid-19 non si torna indietro L’emergenza sanitaria ha spazzato via tutte le pratiche organizzative consolidate nel tempo, portando a una nuova percezione delle aziende nei confronti delle tecnologie. La pandemia scatenata del Coronavirus (Covid-19) ha costituito nell’immediato una sfida completamente diversa per le aziende che, nel giro di poche settimane, hanno dovuto rivedere completamente l’organizzazione del lavoro, attivare modalità di lavoro agile e implementare procedure di messa in sicurezza sanitaria mai sperimentate prima. In questa emergenza le imprese hanno dovuto rivolgersi ai propri responsabili HR (Human Resources), che dall’abituale routine di gestione del reclutamento, motivazione e incentivazione dei dipendenti sono stati catapultati al centro del tifone epidemiologico che, in poco tempo, ha spazzato tutte le pratiche organizzative consolidate nel tempo. Sin dalle prime settimane dell’emergenza (26 febbraio- 14 marzo) è emerso che più del 90% dei responsabili HR delle aziende intervistate aveva adottato delle misure di riorganizzazione del personale. Rispetto alle misure messe in atto, il 68% degli intervistati ha dichiarato di aver attivato modalità di lavoro agile, e nel 50% dei casi di aver messo in atto misure precauzionali rivolte ai dipendenti che presentano sintomatologie influenzali (come la rilevazione della temperatura). Al di là dei freddi numeri delle indagini statistiche che possono fotografare un particolare momento, nei prossimi mesi, i Direttori del personale saranno ancora in prima linea per la gestione straordinaria dei dipendenti, riorganizzazione del lavoro e la ripresa delle attività. C oordinatore nazionale Centro Ricerche AIDP, è membro del direttivo del master ASAG “ Gestione e Sviluppo delle Persone nelle Organizzazioni ” e del Comitato di indirizzo della facoltà di Psicologia * Docente di Economia del lavoro nella facoltà di Economia dell’Università Cattolica.

 

Covid, serve certezza sulle responsabilità delle imprese

Il professor Marco Marazza , intervistato dal Quotidiano Lavoro del Sole 24 Ore, spiega che «il punto è che il codice civile impone al lavoratore di adottare tutte le misure che secondo le teorie scientifiche prevalenti sono idonee a tutelare la salute del lavoratore. Ma qui, per un verso, siamo di fronte a un rischio di natura generica che esiste nei luoghi di lavoro come a casa. E, per l’altro, sono state definite dall’autorità le misure cautelari idonee a prevenire il rischio di contagio sulla base di indicazioni formulate sulla base delle teorie scientifiche prevalenti. Certamente si tratta di misure che potranno e dovranno essere aggiornate dall’autorità governativa, in base all’evoluzione degli studi medici, ma altrettanto certamente non si può chiedere al datore di lavoro di individuarne altre andando lui a cercare quale è la tesi scientifica prevalente nel panorama mondiale». In questo quadro, secondo il professor Marazza, sarebbe opportuna una norma che chiarisca obblighi e reponsabilità del datore di lavoro e dell’impresa e tutele del lavoratore. Vai al Sole 24 Ore] #diritto del lavoro #imprese #lavoratori #covid Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Covid-19 e salute nei luoghi di lavoro

Roma Covid-19 e salute nei luoghi di lavoro Un metro di distanza è sempre sufficiente? La mascherina deve essere utilizzata nello svolgimento delle mansioni? Queste e altre domande cercano risposta per la ripresa del sistema produttivo. Ma premesso che il datore di lavoro è, in ogni caso, responsabile per l’adozione di misure adeguate a tutelare l’integrità psico-fisica dei suoi dipendenti (art. Però, rispettate queste misure di sicurezza, se pur adattate con la necessaria diligenza, non potrà essere ritenuto responsabile, né penalmente né civilmente, dell’eventuale ”infortunio” sul lavoro consistito nel contagio. Sapere chi deve dare risposte a queste domande sulla base dell’orientamento scientifico prevalente è un punto che può condizionare la ripartenza del sistema produttivo. Sarebbe auspicabile evitare ambiguità, tenuto soprattutto conto che la percezione delle corrette misure di sicurezza (come dimostra l’evoluzione giornaliera del dibattito scientifico) appare piuttosto dinamica perché, a dire il vero, piuttosto incerta è la conoscenza del rischio che dobbiamo fronteggiare. Restando chiaramente del tutto impregiudicato il regime delle responsabilità civili e penali per coloro che, inopinatamente, non rispettassero le regole (più che raccomandazioni) di riferimento. docente di Diritto del Lavoro alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, campus di Roma #lavoro #sicurezza #coronavirus #diritto Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Lavoro e aziende alla prova del giorno dopo

Economia Lavoro e aziende alla prova del giorno dopo Il giuslavorista Michele Faiol i commenta le misure prese dal Governo e dall’Europa chiedendo di pensare non solo all’emergenza ma a quando rialzeremo le saracinesche. Il 50% delle imprese non ci sarà più e il mercato del lavoro non sarà più lo stesso by Paolo Ferrari | 19 marzo 2020 «La vera sfida che abbiamo davanti è quella di ricostruire. Per il professor Michele Faioli , docente di Diritto del lavoro alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica bisogna scegliere con convinzione la fatica del pensiero lungo per superare lo tsunami generato dal Coronavirus. Come prepararsi a questo nuovo mercato del lavoro? «Un ruolo importante lo gioca l’Europa, che deve fare di più. Senza aspettarsi grandi riforme che richiederebbero anni, in base ai Trattati attuali bisogna incidere su politiche per la concorrenza, politiche economiche e politiche sociali, oltre che su politiche per la sicurezza sul lavoro. Qual è la terza misura? «La terza seszione, che mi pare d’interesse estremo e che molti hanno sottovalutato, è che viene introdotto un premio retributivo per coloro che stanno in fabbrica. Una somma piccola che viene defiscalizzata al datore di lavoro ed è un modo per premiare coloro che sono costretti a stare sul posto di lavoro».

 

La lezione di Pierre Cahuc per ricordare Carlo Dell’Aringa

MILANO La lezione di Pierre Cahuc per ricordare Carlo Dell’Aringa Il salario minimo in Europa è il tema della lectio magistralis dell’economista francese intitolata alla memoria dell’emerito dell’Università Cattolica 11 novembre 2019 Una lezione per ricordare Carlo Dell’Aringa. Il salario minimo in Europa: sarà il tema al centro della Lectio cathedrae magistralis di Pierre Cahuc , docente di Economia a Sciences Po di Parigi, e attento osservatore delle dinamiche del mercato del lavoro. Lunedì 18 novembre , alle ore 16.00 , dopo i saluti del rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli e l’introduzione di Claudio Lucifora , docente di Economia politica, Pierre Cahuc nell’ Aula Pio XI pronuncerà la sua relazione dal titolo Minimum Wages in Europe . Assieme ai bassi salari, l’economista francese si concentrerà anche su altri aspetti, per esempio come prevenire le disuguaglianze dei lavoratori più poveri e la diffusione del lavoro povero. Tutti temi di grande attualità anche in Italia, dove esistono due disegni di legge, già in fase di avanzata discussione in Parlamento, il cui intento è introdurre anche nell’ordinamento italiano un salario minimo legale», spiega il professor Lucifora. Cahuc, alla luce dell’esperienza francese, dove il salario minimo legale è presente da diversi decenni, indicherà quali sono le cautele da adottare per gestire uno strumento così importante e delicato per il benessere dei lavoratori, le disuguaglianze e l’occupazione». La commissione ha poi deciso di attribuire una speciale menzione ad altre due tesi di laurea, altrettanto meritevoli: sono quelle di Antonella Musillo e di Claudio Luccioletti , rispettivamente laureati all’Università Cattolica e all’Università Alma Mater di Bologna.

 

Scuola lavoro, l’alternanza cresce

ateneo Scuola lavoro, l’alternanza cresce In un anno ha fatto registrare un balzo del 65% di studenti accolti nel nostro Ateneo, tra inserimento negli uffici e attività didattiche dei docenti con alcuni dei 96 istituti coinvolti. Quella che è ormai una realtà per il sistema scolastico italiano, lo è in modo evidente anche per il nostro Ateneo che, a partire dalle prime sperimentazioni dell’anno 2014-2015, ha incrementato sempre più questa forma di collaborazione con gli istituti superiori. Basti pensare che in un solo anno ha fatto registrare un balzo superiore al 65% di studenti accolti in tutti i campus dell’Atene o. Nell’anno accademico 2017-2018 sono stati 1.137 a fronte dei 687 del 2016-2017, mentre le scuole coinvolte sono aumentate da 68 a 96. Il primo canale è quello dell’ inserimento degli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori negli uffici e nei serviz i dell’Università: dal Centro di Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi) all’Ufficio Stampa e media, dall’Ufficio internazionale alla biblioteca, dalle risorse umane all’editrice Vita e Pensiero. Lo conferma Simone Robbiati , 18 anni, studente del Liceo classico “Maiorana” di Desio (Mi), che è al secondo anno di Alternanza in Università Cattolica: «L’anno scorso sono stato accolto nell’Ufficio comunicazione e quest’anno in Biblioteca. L’iniziativa aveva lo scopo di sviluppare negli studenti del triennio del Liceo Classico competenze relative al loro ruolo di Tutor nei confronti degli studenti che, nel biennio, presentano difficoltà su alcune materie e si proponeva di potenziare nei tutor liceali alcune abilità che favorissero il loro operato. Come ha detto una di loro: «Grazie a questo progetto abbiamo avuto l’opportunità di metterci in gioco direttamente e di acquisire maggiori consapevolezze su di noi, nel ruolo di tutor».

 

La Cattolica piace alle aziende

L’indagine definisce le migliori università al mondo secondo i recruiter delle aziende tra i 3.800 atenei presi in considerazione. A livello mondiale, Università Cattolica si posiziona nella top 100 attestandosi al 67° posto. Nell’indicatore Employer Reputation , basato su un sondaggio di quasi 30.000 recruiter ai quali è stato chiesto di indicare da quali università preferiscono assumere talenti, l’Università Cattolica si attesta invece, al terzo posto in Italia, subito dopo il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino. A livello mondiale, l’Ateneo di largo Gemelli figura nella top 150, al 118° posto. Università Cattolica conferma la sua vocazione nel formare studenti in grado di fare la differenza nel mercato del lavoro sia a livello italiano che internazionale» afferma Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per l’Internazionalizzazione. In Italia siamo il primo ateneo onnicomprensivo sia per numero di partnership con le aziende sia per capacità attrattiva dei nostri talenti per il mercato del lavoro e siamo preceduti solo da due atenei specialistici. Il 67° posto a livello internazionale ottenuto nel ranking degli atenei con più partnership con le aziende attesta l'efficacia della nostra offerta formativa e di stage sviluppata negli anni attraverso partner prestigiosi a livello globale».

 

Terzo settore, riforma sotto la lente

piacenza Terzo settore, riforma sotto la lente Il sottosegretario al ministero del Lavoro Luigi Bobba lunedì 6 marzo a Piacenza chiuderà la giornata di studi sulla legge delega 6 giugno 2016/106. Intervengono, tra gli altri il rettore Franco Anelli e il professor Stefano Zamagni 01 marzo 2017 Mettere ordine e semplificare il terzo settore , definendone il quadro di azione, armonizzandone le norme con un Codice specifico, prevedendo un unico Registro nazionale, rivedendo la normativa sull’impresa sociale, istituendo il servizio civile universale. La legge delega del terzo settore approvata nel maggio scorso da tempo al governo fino al giugno di quest’anno per dare attuazione effettiva a questi principi attraverso i decreti legislativi delegati. Verrà inoltre esposto il punto di vista dell’Ordine Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (tramite un rappresentante del Consiglio Nazionale). La sessione pomeridiana, coordinata dal professor Pier Antonio Varesi, mira a esaminare le problematiche e le prospettive della riforma del terzo settore dal punto di vista degli attori del sistema. Stefano Zamagni , già docente di economia politica all’Università di Bologna; Elena Zuffada , docente di economia aziendale alla sede di Piacenza dell’Università Cattolica di Piacenza; Giorgio Fiorentini , docente Senior di economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche all’Università Bocconi. Luigi Bobba , Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha promosso la riforma ed è attualmente il punto di riferimento del Governo per la sua attuazione.

 

Job Pricing, studiare in Cattolica conviene

ateneo Job Pricing, studiare in Cattolica conviene I risultati del rapporto focalizzato sulle retribuzioni dei laureati, che analizza le prospettive di carriera offerte dagli atenei italiani. Un valore che supera dell’8% la media nazionale. L’Università Cattolica sale al secondo posto (escludendo il Politecnico di Milano) sia nella fascia di laureati tra i 35 e i 44 anni (con una retribuzione annua lorda di 44.307 euro), sia nella fascia tra i 45 e i 54 anni, toccando uno stipendio lordo di 61.040 euro. Ma il dato più interessante è l’incremento retributivo percentuale tra l’ingresso nel mondo del lavoro e gli anni centrali della propria carriera. L’Università Cattolica, con un +87%, registra il balzo in avanti maggiore tra la retribuzione nella fascia 25-34 anni e quella 45-54, salendo sul gradino più alto del podio degli atenei italiani. Dal rapporto Job Pricing emerge, comunque, che, a prescindere dalle differenze tra le varie università, prendere un titolo accademico conviene ancora: sul piano del reddito lordo annuo medio, i laureati superano di 11.900 euro i diplomati (39.730 euro contro 27.849). jobpricing #lavoro #retribuzione #stipendio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Stage, una card per la banca

milano Stage, una card per la banca Per molti studenti del master Credit Risk Management il tirocinio professionale è un palcoscenico privilegiato per affacciarsi sul mondo del lavoro. Lo stage è un palcoscenico privilegiato perché offre la possibilità di poter vedere i ragazzi al lavoro e di poterne conoscere il loro valore professionale» afferma il manager che è anche docente al master Credit Risk Management (Crerim) dell’Università Cattolica. Negli anni, ho avuto in stage in Unicredit alcuni di questi profili ed è stata un’esperienza più che positiva: si sono rivelati svegli e con una buona preparazione di base. Non meno importante è l’acquisizione di abilità relazionali e comunicative: imparare a lavorare in team, cercando di far valere la propria posizione o apprendere le skill necessarie per rapportarsi anche con l’esterno, può essere davvero molto utile». Unicredit ha assunto già alcuni allievi del master Crerim: come valuta il profilo professionale che forma questo percorso post laurea? «Nel mio team, nel quale operano 20 persone, tre vengono proprio dal master. Il primo profilo, dopo lo stage nella nostra banca, ha lavorato in un altro istituto bancario, per poi essere assunto qui da noi; il secondo lavorava in un’altra banca prima di scegliere Unicredit; il terzo, cui è appena stato offerto il contratto, è entrato da poco. Si tratta di figure che sono riuscite a inserirsi nella squadra e che mi hanno colpito per il loro atteggiamento propositivo e le loro competenze di base.

 

Stage Day, arrivano le Walk Interview

MILANO Stage Day, arrivano le Walk Interview I brevi colloqui con alcune delle più importanti banche, compagnie assicurative, società di consulenza e Sgr per gli studenti di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative al centro della prima giornata finalizzata a concretizzare tirocini curricolari. A promuoverlo, lunedì 20 marzo alle 9.30 in via Nirone 15 a Milano, la facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative. Duplice l’obiettivo: creare per gli studenti un momento di confronto con i professionisti del settore e, nello stesso tempo, dare l’opportunità di reperire le informazioni utili ai fini dello svolgimento di un tirocinio curriculare. Uno degli aspetti interessanti di questa giornata è il momento Walk Interview », spiega Elena Beccalli , preside di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative . Lo Stage Day rientra tra le iniziative promosse dal Board “Facoltà-Mondo del lavoro”, un progetto nato due anni fa, che coinvolge autorevoli protagonisti della comunità finanziaria nazionale e internazionale con l’intento di accorciare le distanze tra università e aziende. Puntiamo a realizzare un’offerta formativa mirata a fornire agli studenti l’opportunità, già durante il percorso di laurea, di acquisire e sperimentare abilità e conoscenze tecnico-specialistiche che possano servire ai fine della carriera professionale». Attività che stanno riscuotendo molto successo tra gli studenti di una facoltà premiata anche dagli ultimi dati Anvur sullo stato del sistema universitario e della ricerca secondo cui Scienze bancarie finanziarie e assicurative si posiziona ai primi posti a livello nazionale nella classifica del settore Economia degli intermediari finanziari.

 

Donne e lavoro, talenti senza età

Milano Donne e lavoro, talenti senza età Più di una donna su due tra le lavoratrici over 50 è “in difficoltà” o “smarrita” sul lavoro, ma ha ancora potenziale da esprimere. gennaio 2018 Chi sono, come stanno e quale potenziale hanno ancora da esprimere le donne oltre i cinquant’anni che lavorano ancora in azienda. Solo un terzo tra queste donne - le attive e soddisfatte - hanno un alto livello di potenziale lavorativo, sono ben realizzate da un punto di vista personale e sono ancora molto attive nel dare il loro contributo lavorativo in azienda. Ci sono poi le lavoratrici attive ma “in difficoltà” (36,1%), quelle donne che sono ancora attive sul lavoro ma hanno un basso livello di benessere psicologico. Queste donne presentano il più basso livello di benessere psicologico oltre che il più basso livello di impegno nel lavoro e di orientamento al futuro lavorativo. Dall’analisi delle caratteristiche di questo profilo emerge che sono donne che hanno affrontato negli ultimi anni delle transizioni importanti (malattie proprie o di persone care, separazioni e divorzi, cambiamenti lavorativi) ma che non hanno potuto contare su un ricco network relazionale e su un clima organizzativo positivo. Talenti senza età è un progetto che ha voluto mettere per la prima volta sotto i riflettori le donne over50 per comprenderne i vissuti - ha spiegato Claudia Manzi , professore associato di Psicologia Sociale Università Cattolica di Milano -.

 

Università e lavoro, la Cattolica al top

Sono i dati emersi da due degli indicatori che compongono il Graduate Employability Ranking 2019, l’indagine che analizza le migliori 500 università al mondo per quanto riguarda l’occupabilità tra i 758 atenei presi in esame. Considerando la media ponderata di tutti gli indicatori, l’Università Cattolica del Sacro Cuore si attesta tra le posizioni 121-130 nella classifica mondiale. Entrando nel merito dei singoli indicatori, secondo l’indice Employer - Students Connections, realizzato sul numero di aziende attivamente impegnate nel campus, l’Università Cattolica è prima in Italia tra le 18 università italiane presenti in classifica, e 58esima al mondo. E ancora: nell’indicatore Partnerships with Employers, che si basa sulle collaborazioni sviluppate dalle università con multinazionali e sul tirocinio degli studenti, l’Università Cattolica si attesta 94esima a livello mondiale, sesta in Italia. Le indicazioni che provengono da QS - commenta il professor Pier Sandro Cocconcelli , delegato del rettore per l’internazionalizzazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - rappresentano per il nostro Ateneo un motivo di grande orgoglio. Non si tratta solo di numeri, ma del valore che ogni giorno diamo ai nostri studenti, lavorando con eccellenti professionisti in grado di trasferire competenze di altissima qualità. I risultati, infatti, dimostrano che, una volta usciti dall’Ateneo, i laureati di Università Cattolica hanno tutte le skill per sapersi distinguere nel mondo del lavoro, portando così il loro bagaglio culturale nelle migliori aziende italiane e internazionali».

 

Aziende a caccia di umanisti

Un recente articolo, firmato da Tom Perrault https://hbr.org/2016/01/digital-companies-need-more-liberal-arts-majors , argomenta come un contesto a più alto contenuto tecnologico, in cui molte operazioni tecniche e anche diverse attività di produzione saranno sostituite dai computer, richiederà sempre più creatività, empatia, ascolto, visione: capacità che si alimentano di cultura umanistica. Il punto è che, quale che sia l’impiego che si svolge, a contatto con una strumentazione specifica o meno, ognuno di noi deve fare i conti con tecnologie con cui è necessario familiarizzare. Perché? «È assolutamente necessario il recupero dell’etichetta di “umanista”, ma questa deve essere supportata da una capacità di lettura in profondità e di estensione di sguardo e di orizzonti, potremmo dire una visione in verticale e in orizzontale. Riagganciandomi al rovesciamento della One best way, sottolineo l’importanza del pensare, cioè la capacità di aprirsi a nuove ipotesi, da cui poi la creatività, il coraggio nell’investire in ciò che si fa, l’avere una capacità di anticipare delle risposte, anche a prescindere dalle competenze digitali». Quelle che riguardano la necessità di trasformare la condizione di incertezza e di precarietà in una condizione di aiuto alle persone ad attraversare uno scenario di contraddizioni e complessità, compresa la possibilità della perdita stessa di un impiego. Questo vuol dire che bisogna evitare che termini come “creatività” o “proattività” divengano semplici slogan , che definiscono profili tanto completi da sembrare quasi al di fuori della realtà». È inoltre necessario che l’individuo sia in grado di comprendere i diversi linguaggi e di eseguire analisi che servono per avere una maggiore consapevolezza dei numerosi contesti.

 

Lavoro 4.0, rivoluzione da gestire

cattolicapost Lavoro 4.0, rivoluzione da gestire La digitalizzazione apre nuove opportunità ma scardina anche gli schemi di lavoro tradizionali, con conseguenze non sempre positive per le persone. Giovedì 24 maggio in largo Gemelli parlano gli HR manager su invito del master International HR Management by Daniela Fogliada | 23 maggio 2018 Come gestire il lavoro che cambia? Interverranno Walter Ballardin , Ceo di Bid, Fabrizio Brucato , Talent aquisition Manager &; HR Business Partner di Comau, Massimo Ippolito , Innovation Manager di Comau, Nicolle Herrera Ramirez , HR Business Partner at Global Corporate &; Commercial Central Team di Assicurazioni Generali. La digitalizzazione attiva un processo di innovazione dirompente che, da una parte, apre nuove opportunità sociali e di business, dall’altra, sembra scardinare gli schemi di lavoro tradizionali, con importanti e talvolta drammatiche conseguenze per le persone e per le organizzazioni. Si abilitano nuovi tempi, spazi e luoghi di lavoro, aprendo inedite possibilità organizzative quali smart working , agile working e nuove modalità di produzione virtuale con impatti positivi sia per le organizzazioni che per le persone. I detrattori individuano invece tra gli svantaggi della nuova rivoluzione digitale la de-umanizzazione del lavoro e la conseguente perdita di occupazione senza precedenti, oltre a svariate forme di precarietà. Dal punto di vista del lavoratore, tale rivoluzione sarebbe alla base di una sensazione di insicurezza, instabilità, ansia legata alla tecnologia, isolamento e segregazione.

 

Career Day, nuova tappa a Roma

Roma Career Day, nuova tappa a Roma Giovedì 16 maggio nuovo appuntamento con il Career Day, uno degli eventi più attesi dell’anno per chi è alla ricerca di lavoro. Modera Americo Cicchetti , Direttore Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS).

 

A Brescia il primo Career day

Gli studenti e i laureati di tutte le facoltà e di tutti i corsi di laurea, provenienti anche da altre università, potranno incontrare gratuitamente recruiter e manager aziendali e presentare personalmente la propria candidatura agli stand delle aziende. Su prenotazione potranno partecipare ad attività formative ( Training point ), sia individuali che di gruppo, riguardanti la digital reputation, simulazione del colloquio di selezione, speed interview, consulenza one to one settore IT, soft skills. “Il dovere di sapere, il desiderio di conoscere” è il titolo scelto da Stefano Scarpa , partner di Egon Zehnder, una grande società di consulenza e selezione del personale, per illustrare agli studenti questa eterna rincorsa verso una conciliazione ideale. Le qualità che Lorenzo Dornetti , Ceo di AGF Group, esperto di neurovendita, il sistema per le vendite basato sulle neuroscienze, declinerà nei ruoli Vendite e Marketing che in Italia occupano ormai una posizione su tre nei motori di ricerca del personale. Antonio Bartesaghi , Ceo di Omet Group di Lecco, porta un esempio straordinario di diversificazione manifatturiera con stabilimenti in Italia, Cina, Spagna, Stati Uniti e Repubblica Ceca, mentre Andrea Busato , Sales Operations Director del gruppo Safilo, racconterà il cambio di direzione della propria carriera a 40 anni. Uno sezione del career day sarà dedicata all’ area del non profit di cui si parlerà nell’incontro organizzato dal corso di laurea in Progettazione pedagogica e formazione delle risorse umane dedicato soprattutto agli studenti che concludono il ciclo triennale in Scienze della formazione. Al Career Day verranno raccontate tutte storie vere e concrete, di persone che mostreranno cosa succede nel mondo e nel lavoro, un esempio virtuoso per gli studenti e neolaureati che si stanno affacciando al mondo del lavoro.

 

Cinque ragioni per investire in formazione

cattolicapost Cinque ragioni per investire in formazione Secondo il rapporto OCSE Education at a glance 2017 l’Italia è tra i Paesi che destinano meno risorse a questo settore. A suonare il campanello d’allarme è il recente rapporto OCSE Education at a glance 2017 , che ci posiziona (anche quest’anno) tra i Paesi che poco investono in formazione, fanalino di coda al pari di Messico e Turchia. Solo il 18% degli italiani è infatti in possesso di un titolo di laurea: l’esatta metà della media dei Paesi OCSE. A preoccupare è anche un altro fenomeno: i Neet , i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano, raggiungono nel nostro Paese il 26% della popolazione. La fotografia può mutare, in meglio o in peggio, a seconda delle variabili geografiche (nord-sud), di genere (maschi-femmine), di titolo di studio (diploma-laurea) ma la sostanza non cambia. Lavoro inteso come luogo di crescita individuale e sociale, ambito di creatività e di ingegno, trama di relazioni e di soluzioni da ricercare. Investire in formazione, partecipare a un master, frequentare corsi di aggiornamento, significa anche diventare più competitivi nel mercato del lavoro, acquisire quelle skills che fanno la differenza, aumentare la propria employability e risultare interessanti per i datori di lavoro.

 

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