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A Venezia un cinema che legge il presente

la Cattolica al Festival A Venezia un cinema che legge il presente I film visti al Festival si ritagliano il ruolo di interpretazione del mondo e, anche quando sembrano semplicemente intrattenere, forniscono chiavi di lettura importanti. Il commento del professor Massimo Scaglioni 03 settembre 2019 di Massimo Scaglioni * «Un cinema della realtà, che preferisce confrontarsi coi temi del presente»: così ha tratteggiato il quadro d’assieme della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica numero 76 il suo direttore Alberto Barbera . E anche quando sembra “semplicemente intrattenere” – talvolta in modo egregio – prova a fornirci chiavi di lettura, bussole e radar che non siano banalmente schiacciati sull’immediatezza della cronaca. Un Festival del cinema – e Venezia è tornato ad essere un grande e ricco Festival – serve anche a questo: a capire quali sono i tratti identitari che le cinematografie mondiali intendono darsi nell’età delle trionfanti piattaforme globali, della pervasività digitale, dell’onnipresenza dei social media. E in questa 76esima edizione della Mostra abbiamo visto soprattutto film che affrontano, con i più diversi linguaggi e stili, urgenti questioni politiche, sociali e culturali del nostro presente. Il primo è Ema , il film del regista quarantenne cileno Pablo Larrain : un autore, dunque, che aveva già narrato col suo sguardo la fine della dittatura di Pinochet ( “No. I giorni dell’arcobaleno” ) e un’intensa biografia di Jacqueline Kennedy (“ Jackie ”). Eminentemente ed esplicitamente politico (e militante) è Adults in the room del maestro ottantatrenne Costa-Gavras , che racconta, col linguaggio della satira, la crisi del debito sovrano greco attraverso gli occhi (e il diario, alla base della sceneggiatura) dell’ex ministro dell’economia Yanis Varoufakis.

 

Matematica e filosofia al cinema

milano Matematica e filosofia al cinema Per spiegare la bellezza della regina delle scienze, dipartimento di discipline matematiche, finanza matematica ed econometria e dipartimento di filosofia hanno deciso di proporre la visione di tre film in tema. Chi si diletta di formule, strutture algebriche, spazi a più dimensioni è condannato alla lavagna, a un nugolo di studenti che normalmente escono dall’aula quando le cose interessanti del film iniziano a succedere. E di questa bellezza pervasiva i matematici si crucciano di non riuscire come vorrebbero a fare partecipi tutti gli altri, che matematici non sono e che, magari, della regina delle scienze hanno sbiaditi ricordi (incubi?) liceali. Per questa ragione, il dipartimento di discipline matematiche, finanza matematica ed econometria e il dipartimento di filosofia hanno deciso di proporre la visione di tre film , molto diversi tra loro ma accomunati dalla presenza – più o meno esplicita – della matematica. Si prosegue lunedì 25 marzo con Il diritto di contare , che ci fa riflettere su questioni importanti connesse alla matematica: il negletto ruolo delle donne nella storia della disciplina e che cosa doveva essere “fare i conti a mano”, senza l’ausilio (oggi francamente impensabile) dei computer. Qui i modelli matematici che descrivono gli andamenti economici e finanziari vengono rappresentati come codici misteriosi, opachi, che si intersecano con le scelte degli uomini, con il calcolo delle conseguenze, e con la loro avidità. Le tre proiezioni saranno introdotte da un matematico ( Monica Bianchi , Alessandro Sbuelz , Anna Torriero ) e seguite da due brevi interventi a cura di filosofi ( Ciro De Florio, Alessandro Giordani ) e di una esperta di Cinema ( Alice Cati ).

 

L’agricoltura sul grande schermo

Piacenza L’agricoltura sul grande schermo Dal classico dei classici “ Riso amaro” , con Vittorio Gassman e Silvana Mangano , al più recente “ La nostra terra ”: cinquant’anni di trasformazioni raccontati attraverso il cinema. Un cineforum promosso dagli studenti di Scienze agrarie, alimentari e ambientali 04 novembre 2016 Si comincia con uno dei film più famosi del neorealismo italiano: " Riso amaro ", di Giuseppe De Santis , con Vittorio Gassman e Silvana Mangano , ambientato nelle risaie del vercellese. È il primo degli appuntamenti del cineforum promosso dai rappresentanti degli studenti della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali di Piacenza . L’appuntamento è per le ore 20 nella sala Piana del campus di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Prima di ogni proiezione è previsto un breve approfondimento sugli argomenti trattati nei film. Giovedì 10 novembre la proiezione di "Riso amaro" sarà preceduta dall’intervento del professor Stefano Amaducci , docente del settore di Agronomia e coltivazioni erbacee, che parlerà dell’importanza della coltivazione del riso in Italia, delle differenti tecniche ora in uso e della scomparsa delle “mondine” di cui parla il film. agricoltura #cinema #film #agraria Facebook Twitter Send by mail.

 

Zeffirelli, la bellezza di essere contro

Milano Zeffirelli, la bellezza di essere contro Il professor Armando Fumagalli traccia la figura del grande maestro fiorentino, ricordando il suo rapporto controverso con la critica cinematografica italiana, che non gli perdonò il suo successo internazionale e l’ispirazione alla fede di alcune sue opere. giugno 2019 di Armando Fumagalli * È morto il 15 giugno a 96 anni Franco Zeffirelli , uno degli artisti del cinema, della televisione e dell’opera lirica italiani più conosciuti a livello internazionale. Dopo gli esordi come aiutante di Luchino Visconti, ebbe due grandi successi, con altrettanti adattamenti shakespeariani, che coinvolsero attori anglo-americani ed ebbero circolazione mondiale: La bisbetica domata (1967, con Richard Burton ed Elizabeth Taylor) e Romeo e Giulietta (1968). Questi grandi successi misero Zeffirelli al di sopra delle dimensioni puramente italiane, e l’intellighentsia di allora, ampiamente dominata da una sinistra che egli non blandì mai, lo accusò assai facilmente di estetismo e didascalismo, e non gli perdonò questo successo, attaccandolo in modo aperto e a volte violento. Il film fu un grandissimo successo di pubblico e ancora una volta spiazzava la critica italiana con un oggetto che era lontanissimo da ogni altro filone o tendenza del cinema italiano. Fratello sole sorella luna, girato di nuovo con attori di lingua inglese per un mercato internazionale, è ancora oggi un film assai suggestivo, e che commuove anche grazie alla bellezza del paesaggio toscano, splendidamente valorizzato, e alle musiche che poi diventeranno celeberrime, di Riz Ortolani. Accanto al cinema sono molteplici e anche questi molto celebrati, gli allestimenti teatrali per Opere liriche, che lo porteranno dalla Scala ai più rinomati teatri americani, sempre con grande successo.

 
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