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Cura, empatia, capacità, i tre + di Medicina

La giornata è stata Introdotta dal saluto del preside della facoltà Rocco Bellantone con un augurio «a tutte le aspiranti matricole a formarsi in una facoltà “cattolica” in quanto universale e solidale che non è un fattore aggiunto, ma quello più importante. Una facoltà che diventa una vera comunità aperta all’empatia con le persone malate, in piena sinergia con le attività del Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, “palestra” eccezionale per i nostri ragazzi ed esperienza irripetibile per studenti che non studiano solamente, ma vivono la Medicina». Il medico del futuro – ha proseguito il professor Lanzone - non è solo quello che impara nozioni, ma è il medico aggiornato che sa utilizzare tuti gli strumenti. Siamo docenti e studenti più completi, grazie alle nuove “gocce di sapienza” di questo complesso e unico periodo che abbiamo trascorso per la formazione futura, anche con una metodologia che sembra fredda, ma che invece amplifica la formazione nel rapporto tra docente e studente». La mia vita per e con gli studenti è intensa – ha concluso il professor Lanzone - il tempo non si ferma, l’età degli studenti che si avvicendano mostra generazioni con problemi sempre diversi e nuovi stimoli. La dimensione internazionale dell’Università Cattolica organizzata da Cattolica International parla, per lo scorso anno, di 4.665 studenti stranieri in Cattolica, 2.800 studenti dell’Ateneo che hanno fatto esperienze all’estero e 1.900 internazionali che hanno scelto la nostra Università per il loro programma internazionale. Ma i volti di chi ha lasciato la propria casa ed è partito per lidi lontani è molto, molto più eloquente, come ha dimostrato il talk “ Cattolica International: le esperienze dei nostri studenti nel mondo ”, moderato da Loretta Borgonovo .

 

Ricoveri Covid, oltre un miliardo di spesa

Altmes Ricoveri Covid, oltre un miliardo di spesa Nona puntata dell’ Instant Report Altems Covid-19 : contrazione considerevole dei ricoveri ordinari con possibili ripercussioni future sulla salute dei pazienti. Il DRG medio riferito a ricoveri ordinari, che nel 2018 risultava di 3.866,56 , in 4 mesi di emergenza Covid ha subito ripercussioni e contrazioni: si stima una riduzione di 860.000 ricoveri ordinari e di 3,3 miliardi di di spesa complessiva. Rimane da verificare se tale «perdita» di attività avrà ripercussioni sia sulla salute dei pazienti, sia sull’attività futura di ricovero (con possibili perdite economiche in particolare per gli istituti privati accreditati). Considerando inoltre 176.145 giornate di degenza (al 26 maggio) in terapia intensiva, ad un costo giornaliero medio di 1425 il costo totale a livello nazionale ammonterebbe a 250 milioni di , di cui il 36% sostenuto in strutture ospedaliere della Lombardia. La survey condotta dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC) evidenzia come a fronte di una contrazione nel numero di ricoveri per IMA (-48%), vi sia un aumento nei decessi sia in valore assoluto (31 vs. 17) sia considerando il case fatality rate (13.7% vs. 4.1%). La digitalizzazione in epoca di Covid-19 Continua l’implementazione di soluzioni di telemedicina: il trend di crescita del numero totale delle iniziative avviate dalle singole aziende è circa il 10% in più rispetto alla settimana scorsa (totale attuale 149). L’analisi delle delibere regionali mostra che se per la fase 1 ben 16 Regioni hanno predisposto un provvedimento di “Programmazione Sanitaria Regionale”, a distanza di 7 giorni dall’ultimo aggiornamento, sembrerebbe che nessuna Regione abbia emanato delibere o atti relativi alla riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera per la fase 2.

 

Ricciardi, non abbiamo imparato la lezione

Nella situazione che stiamo tutti vivendo – ha proseguito il professor Ricciardi, professore di Igiene dell’Università Cattolica e consulente del ministro della Salute per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali – è ancora presto per dire che siamo fuori dall’emergenza. La lezione che abbiamo imparato finora è che non bisogna assolutamente allentare la guardia, come accadde durante l’epidemia dell’influenza spagnola nel secolo scorso quando la seconda ondata fu peggiore della prima poiché caratterizzata non solo dall’impatto del virus sul corpo delle persone, ma soprattutto sulla psiche. Negli Instant Report su Covid-19 che l’Altems diffonde ogni settimana abbiamo analizzato le varie risposte delle Regioni italiane, comprendendo che ognuna di esse ha risposto con il proprio modello organizzativo e con le risorse al momento disponibili. Nel nostro Paese – ha risposto Ricciardi - la regionalizzazione non garantisce a tutti i cittadini una risposta adeguata ai bisogni di salute e sicurezza, specialmente quando occorre viaggiare per raggiungere strutture che in una Regione non ci sono. Il Servizio Sanitario Nazionale è arrivato a questa pandemia con alcune Regioni in condizioni quasi disperate nelle quali l’accesso ai servizi non poteva essere garantito ai cittadini: da qui l’esplosione della spesa sanitaria nazionale che ha provocato disomogeneità e grande indebolimento. Il problema reale è che oggi questo assetto sancito dalla Costituzione genera una grande frammentazione sociale che crea disuguaglianze anche “in tempo di pace”, ma che in tempo di pandemia genera frammentazione delle decisioni ed enormi ostacoli alle cure. Lasciare alle Regioni la responsabilità di prendere decisioni dimostra che questa lezione non l’abbiamo ancora imparata e lo capiremo quando il virus si muoverà nelle maglie delle differenze regionali, soprattutto quando sarà maggiore la mobilità.

 

La solidarietà dei medici Unicatt ha i colori dell’Africa

Dieci tra ginecologi, pediatri, pneumologi del Gemelli insieme a fisici e ingegneri dell’Università di Trento che lavorano sull’intelligenza artificiale hanno predisposto un protocollo formativo per supportare medici e operatori sanitari in loco nell’utilizzo dell’ecografo al fine di verificare le condizioni dei polmoni dei pazienti. L’uso di questo strumento, in molti casi disponibile negli ospedali africani per monitorare le donne in gravidanza, può essere convertito in questa situazione di emergenza anche per valutare le problematiche respiratorie dei pazienti che presentano sintomi da Covid. Tutti i professori e colleghi dell’ateneo sono invitati a segnalare i propri contatti in Africa che potrebbero avere competenze ecografiche e essere interessati a questo progetto in modo da poterli contattare e inserire tra i partecipanti agli incontri online. Ma al di là degli aspetti tecnici «per noi l’obiettivo principale è svolgere queste due giornate in contatto con tutti i colleghi che parteciperanno, prenderci tempo per stare con loro e interagire, insomma far sentire loro che noi ci siamo» - ha aggiunto la dottoressa Testa. Per esempio nel caso di persone che sono positive ma che tramite l’ecografo si stabilisce abbiano i polmoni in ottime condizioni, si può decidere di lasciarle tornare a casa oppure di tenerle in osservazione in un’area apposita - ha aggiunto la ginecologa. E ancora per quanto riguarda le donne in gravidanza si può fare una tac di controllo ma non ripeterla spesso, ecco che l’ecografia dice se si è passati da un caso parzialmente compromesso a un caso abbastanza risolto». Questo progetto è un esempio di formazione resiliente e una testimonianza della capacità dell’ateneo di utilizzare gli strumenti didattici online uniti alle competenze professionali per concretizzare il valore della solidarietà.

 

«Il Covid conferma che si è medici per missione»

Giovani medici in prima linea «Il Covid conferma che si è medici per missione» Francesco Beghella Bartoli , medico specialista in Radioterapia oncologica al Policlinico Gemelli, racconta la sua attività al tempo del Coronavirus. Alla luce dell’alto numero di pazienti che quotidianamente frequentano il nostro Centro, al fine di permettere la prosecuzione dei trattamenti, si è reso necessario proteggere loro e tutti gli operatori sanitari da questo nemico invisibile. Inoltre è in fase di avvio un progetto che ha lo scopo di monitorare a distanza gli operatori sanitari e i pazienti in trattamento facendoli sentire meno soli in una fase emergenziale come questa. Sarà difficile per me dimenticare il volto pieno di sconforto del figlio di un nostro paziente che non ha potuto dare l’ultimo saluto a suo papà prima che questi morisse per una polmonite sospetta per Covid-19. Qual è il messaggio che un giovane medico, in un’esperienza improvvisa, nuova e sfidante, vuol lasciare ai tanti ragazzi che ora, ancor di più aspirano a diventare medici e infermieri? «Ai tanti che stanno studiando posso dire che dai testi alla pratica molte cose cambiano. L’importante è affrontare tutto con fermezza, preparazione e forza d’animo e tenere a mente in ogni circostanza (emergenziale o ordinaria che sia) qual è il fine ultimo della nostra professione: assistere e prendersi cura dell’altro». Ultimo di una serie di articoli dedicati ai nostri medici in prima linea nella lotta al Coronavirus #medici in prima linea #medicina #covid Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Loris, contro il Covid un gioco di squadra

Da un giorno all’altro mi sono trovato catapultato, senza alcun preavviso, in una nuovissima realtà, ad affrontare una patologia che, come sappiamo, non è ben conosciuta». Quello che mi sono ritrovato a fare non è perfettamente attinente alla mia specialità» afferma: «Sono un gastroenterologo e, fino al giorno prima, avevo svolto attività endoscopica e ambulatoriale presso il Cemad, lavorando soprattutto con pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici). Mi sono, quindi, trovato ad affrontare una patologia nuova e anche un’organizzazione di reparto completamente inedita in cui era necessario prestare la massima attenzione a isolarsi, vestirsi, svestirsi, ogni volta; con una serie di misure a cui non ero abituato e che in passato non avevo vissuto». Ciò ha fatto sì che il reparto in cui ho lavorato sia diventato la mia famiglia: i colleghi, gli infermieri, tutto il personale, gli stessi pazienti sono tutti diventati le sole persone con cui vivevo ogni giorno, una seconda famiglia che viveva le mie stesse sensazioni ed emozioni». Qual è il ricordo che lei porterà con sé al termine di questa esperienza? «Il ricordo che porterò con me negli anni è quello di una situazione unica, incredibile, totalmente straordinaria, senza alcun precedente nella nostra storia. Era difficile entrare in sintonia quanto volevo a causa di una barriera fisica fra noi. Lo sguardo annebbiato, la mascherina inumidita dal respiro sono le sensazioni che ricorderò di più perché erano le cose che meno sopportavo e che rendevano il lavoro ancora più difficile». Al termine di questo suo personale impegno, qual è l’insegnamento più grande? «Sicuramente quello di capire, ancor di più, l’importanza e l’unicità del lavoro che facciamo.

 

Medicina, un libro da sfogliare sul campo

Penso a tanti colleghi che invece hanno dovuto distanziarsi dalla loro famiglia e dai loro figli, che in questo periodo sono la nostra “ancora di salvezza”, un grande sostegno e fonte di coraggio. Parlo da medico che si occupa dell’ambulatorio fegato, perciò capisce che l’attività convenzionale è stata completamente stravolta per tutelare la sicurezza degli utenti e per far fronte all’emergenza. Esiste già un ricordo, uno sguardo, una parola che lei porterà con sé al termine di questa esperienza? Qual è stato, finora, l'insegnamento più grande? «Credo che le parole che porterò con me per molto tempo – che sono poi quelle che ho ascoltato più frequentemente - sono “non posso”. Sono parole che mi sono spesso trovata a dire e che sto vivendo sulla mia pelle in questo momento. Dire che non si può, è sempre difficile ma dire che non si può assistere o vedere una persona cara non mi era mai capitato. Nemmeno a me era capitato finora di dover dire ai miei genitori (mio padre pluriottantenne, con patologia neoplastica in corso di terapia, ognuno ha i suoi problemi a casa) che per un po’ non avremmo potuto vederci, che non avrei potuto accompagnarlo io in ospedale. Qual è il messaggio che un giovane medico, in un'esperienza improvvisa, nuova e sfidante, vuol lasciare ai tanti ragazzi che ora, ancor di più aspirano a diventare Medici e Infermieri? «Che la medicina è tanto altro oltre alle formule e alla teoria.

 

La paura del virus, la gioia di un parto

È da quel giorno che la mia vita è stata sconvolta da un vortice di eventi e di emozioni che hanno invaso come una tempesta la mia quotidianità. E da lì riunioni interminabili per pianificare i percorsi delle pazienti infette e differenziare quelli per le pazienti non infette, stravolgimento dell´attività clinica di routine, telefonate fiume per tranquillizzare le pazienti gravide in ansia che cercavano in me una rassicurazione. Ricordo ancora la telefonata del mio primario a mezzanotte che mi comunicava l´esito positivo del tampone di quella paziente che avevo visitato senza adeguati dispositivi di protezione e la paura nei giorni seguenti nell´attesa dell´esito del mio tampone, fortunatamente negativo. A questo si aggiunge la preoccupazione che la lunga clausura forzata e il vuoto formativo ed educativo dato dalla chiusura delle scuole possa avere su di loro e degli effetti psicologici a lungo termine, vuoto che non riesco sempre a colmare per le mie lunghe assenze da casa. Ma poi è sempre la straordinarietà del mio lavoro e del miracolo che vedo compiere ogni giorno che mi salva e mi dà la forza di andare avanti, di superare l´ansia, la paura e le tensioni negative di questi giorni. La nascita di una nuova vita in questo scenario cosi drammatico acquisisce una forza emotiva e un significato nuovi che forse nella routine frenetica del nostro lavoro avevamo perso. Come anche scorgere nelle pazienti gravide non Covid la serenità di essere seguite da una struttura sicura con percorsi che potessero tutelare loro e i propri figli ci ha motivato a proseguire su questa strada e a credere di aver fatto un buon lavoro.

 

Francesca, chiamata a curare i più fragili

I nostri medici in prima linea Francesca, chiamata a curare i più fragili Dottoranda al secondo anno di Clinica cellulare e molecolare, nell’emergenza del Coronavirus si è trovata in corsia come dirigente medico nell’Unità operativa complessa di Malattie infettive. Nemmeno, per quanto sempre pronti e educati, nelle aule e in tirocinio, a prepararsi a ogni “allerta”, i medici più giovani, particolarmente i neolaureati, in questa emergenza direttamente "in campo" senza dover sostenere l’esame di abilitazione. Abbiamo raccolto alcune delle loro storie «Finora le pandemie le avevo sempre lette nei libri, questa è la prima volta che la mia generazione la affronta direttamente». Lo sa bene Francesca Raffaeli , dottoranda di ricerca al secondo anno del dottorato in Clinica cellulare e molecolare, indirizzo infettivologico, che al tempo del Covid è diventata dirigente medico nell’Unità operativa complessa di Malattie infettive alla Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. In questo contesto preferisco condividere un’esperienza positiva, quella vissuta con una donna che dopo anni di tentativi è rimasta incinta e ha contratto il Coronavirus nei primi mesi di gravidanza. La natura e le malattie infettive hanno da sempre un impatto notevole sulle nostre vite, ma è incredibile come noi, essere umani in primis, e i sanitari in particolare, siamo improvvisamente diventati un’unica squadra, un’unica famiglia che insieme combatte per lo stesso risultato. Ciò sta facendo in modo che anche i nostri rapporti professionali e umani si stiano rafforzando, perché il nuovo modo di collaborare fa sì che ognuno si fidi di più dell’altro, ognuno è la spalla su cui trovare conforto.

 

DOC, la serie del momento nasce in Cattolica

TV DOC, la serie del momento nasce in Cattolica Dalla professoressa della Facoltà di Medicina Barbara Fossati che ha ispirato Matilde Gioli agli autori che si sono formati al Master MISP . La fiction in onda su RaiUno è “made in Unicatt” by LUCA APREA | 09 aprile 2020 Autori, story editor, produttori e...medici. Il cuore di DOC-Nelle tue mani , la serie tv in onda su RaiUno che nelle ultime settimane sta facendo registrare ascolti da record, batte per la Cattolica. Io le ho detto 'spero non troppo' visto che il suo personaggio, almeno in un primo momento, non è proprio simpaticissimo... ma è vero che entrambe abbiamo un certo piglio molto 'milanese' nell'approccio. Un tema che abbiamo affrontato infatti è stato proprio quello dell'empatia tra medico e paziente, l'aspetto psicologico è uno degli aspetti che gli attori hanno prestato particolare attenzione. Per esigenze narrative (la serie è composta da 16 episodi) è stato necessario drammatizzare molto il punto di partenza ma la sua presenza è stata di enorme importanza per la costruzione del profilo del protagonista. Il punto centrale della storia è comunque quello del libro ovvero di un dottore che, vivendo in prima persona l'esperienza del paziente, in seguito è diventato un medico migliore". Se da un lato è innegabile che ci sia una particolare attenzione a questo tipo di dinamiche dall'altra il rischio, concreto, era quello che la gente la sera non avesse voglia di vedere un ospedale anche in una serie tv.

 

Enrica, il Covid e l’iniezione di coraggio

I nostri medici in prima linea Enrica, il Covid e l’iniezione di coraggio Dal dottorato in microbiologia clinica a pneumologa al Columbus Covid 2 Hospital: il Coronavirus ha cambiato in un attimo il lavoro della dottoressa Intini. Nemmeno, per quanto sempre pronti e educati, nelle aule e in tirocinio, a prepararsi a ogni “allerta”, i medici più giovani, particolarmente i neolaureati, in questa emergenza direttamente “in campo” senza dover sostenere l'esame di abilitazione. Abbiamo raccolto alcune delle loro storie «Quando ho sentito parlare di emergenza sanitaria in Italia ho subito capito che si trattava di un serio problema che avrebbe presto coinvolto tutti i paesi a livello globale. Ero incredula dinanzi a quanto accadeva e sconcertata dai numeri dei contagi che non rallentavano e dei decessi che aumentavano in maniera galoppante. Cosa sta imparando e cosa pensa che ci lascerà questa esperienza, come professionisti e come persone? «È un’esperienza a se stante, in cui credo che ognuno di noi parta dallo stesso punto. A volte è difficile capire com’è possibile che un paziente, apparentemente stabile dal punto di vista clinico, abbia dei valori di ossigeno molto bassi o un quadro radiologico toracico compromesso. Come professionista, alla fine di questa brutta storia, sono sicura che avrò più coraggio di quanto non ne avessi già in partenza nell’affrontare spiacevoli situazioni e soprattutto tornerò alla mia vita pre-Covid 19 con un bagaglio culturale ulteriormente arricchito dallo studio e dal confronto con i miei cari colleghi».

 

Medicina, laurearsi da remoto ai tempi di Covid-19

Roma Medicina, laurearsi da remoto ai tempi di Covid-19 Dopo i primi laureati di Scienze infermieristiche, è stata la volta nella sede di Roma dei primi medici, che hanno discusso la tesi in collegamento a distanza. Mentre da una un’altra parte del campus si apre il Columbus Covid 2 Hospital , alla facoltà di Medicina e chirurgia della sede di Roma dell’Università Cattolica va in scena la prima seduta di laurea ai tempi del Coronavirus. In questi tempi così drammatici per il nostro Paese – commenta il professor Antonio Gasbarrini, ordinario di Medicina Interna e presidente della commissione di laurea – questa seduta di laurea rappresenta un momento importante per la nostra Facoltà. E in un attimo, una gioia incontenibile accende il volto di Lucia, la prima “tele-laureata” della storia del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, mentre relatori e correlatori sfilano davanti alla cattedra della presidenza per firmare i verbali. medicina #laurea #coronavirus #distanza Facebook Twitter Send by mail Print PRIME LAUREE ANCHE A ECONOMIA «Stiamo laureando a Roma 14 studenti magistrali, alcuni nei profili internazionali, due commissioni in parallelo! C'è anche la laurea magistrale in Management dei servizi e Health Care Management. Continuano all'Università Cattolica le sedute di laurea a distanza, accanto alla didattica completamente in e-learning che sta impegnando docenti e studenti in un grande lavoro anche di scoperta di un nuovo modo di essere una classe, anche al di fuori delle aule. Stiamo continuando a fare quello che deve fare una facoltà di Economia in un corso di Management dei Servizi, con un profilo tutto in inglese di Healthcare Management: formare professionisti capaci di risolvere i problemi sempre più complessi che abbiamo di fronte» [LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO SU CATTOLICANEWS].

 

Trapianti, una branca in piena evoluzione

Roma Trapianti, una branca in piena evoluzione Il rettore Franco Anelli ha introdotto i lavori del 43° Congresso nazionale della Società italiana dei trapianti d’organo e tessuti (Sito) by Federica Mancinelli | 22 novembre 2019 «L’evento che si apre oggi presenta punti di interesse che non riguardano solo la medicina e la scienza. Così il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli nel saluto della cerimonia inaugurale del 43° Congresso nazionale della Società Italiana dei trapianti d’organo e tessuti (SITO) che si è svolta il 21 novembre nell’Auditorium del Campus di Roma dell’Ateneo. Centrata sul mondo del lavoro è stata la relazione di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, dal titolo "Una terapia economica per l'Italia", nella quale si è auspicata un'idea di società aperta e inclusiva che abbia nel lavoro il suo punto centrale. Donare è un atto di vita - ha detto il Viceministro della Salute Pierpaolo Sileri - e promuovere la cultura della donazione è un dovere della politica, accanto al sostegno degli operatori sanitari attraverso le risorse economiche e lo sviluppo delle tecnologie». Il congresso, aperto dal professor Umberto Cillo , Presidente della SITO, si è svolto in tre giorni durante i quali sono stati condivisi specifici aggiornamenti e tutti i gruppi di lavoro hanno avuto l’opportunità di presentare il frutto della propria esperienza. Sono oltre 1.000 i chirurghi trapiantologi che prendono parte al congresso della SITO» ha esordito il presidente del Congresso Salvatore Agnes, docente di Chirurgia generale all’Università Cattolica, direttore della UOC di Chirurgia generale e del trapianto di fegato del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS» nel saluto introduttivo. Si tratta di un’attività molto impegnativa che presuppone una straordinaria organizzazione che prevede il Centro Nazionale Trapianti e i Centri di coordinamento regionali, divenuti un vanto per il Servizio Sanitario Nazionale».

 

Una giornata aperta sul futuro

L’Open Day ha avuto inizio nell’incontro “Perché le cose accadano ci vuole un luogo: l’Università Cattolica si presenta agli studenti”, momento iniziale per conoscere da vicino l’Ateneo e le opportunità offerte agli studenti, con il saluto di S. E. Mons. Claudio Giuliodori , Assistente Ecclesiastico generale dell'Università Cattolica, del Preside della Facoltà di Economia Domenico Bodega , del Vice Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia Claudio Grassi e del Direttore della Sede di Roma dell'Ateneo Lorenzo Cecchi . Quindi, in appuntamenti distinti per le due Facoltà, è stata presentata dai docenti e dai tutor l’offerta formativa. Per la Facoltà di Economia si è tenuto l’incontro “Perché studiare Economia?” con il Preside della Facoltà e il coordinatore del Corso di laurea in Economia e gestione dei servizi. A seguire il meeting “La qualità del nostro studio” con i rappresentanti degli studenti e i tutor di gruppo, l’incontro con i laureati della Facoltà “Cosa dopo la laurea?” e, infine, l’incontro di preparazione al test d’ingresso ai Corsi di laurea triennali “Cosa bisogna sapere per Economia”. Un incontro dedicato alle famiglie e colloqui psicoattitudinali - In Aula Franceschini un incontro dedicato alle famiglie dal titolo “Genitori in Ateneo: conoscere l’Ateneo per accompagnare nella scelta”. Inoltre, durante la giornata, con il supporto di psicologi esperti di orientamento, ogni studente ha avuto la possibilità di riconoscere, in colloqui individuali, i propri punti di forza e debolezza per arrivare a definire quali aree disciplinari risultano più affini al proprio profilo.

 

Medicina tra Roma, Philadelphia e Oxford

Roma Medicina tra Roma, Philadelphia e Oxford Federica Giordano , durante il suo percorso di studi al corso di laurea in inglese di Medicine e Surgery, ha effettuato numerose esperienze cliniche all’estero. luglio 2019 di Federica Giordano * Immaginavo che racchiudere sei anni di Università in un paragrafo sarebbe stato un compito semplice, ma mi sono dovuta ricredere. In un paragrafo gli insegnamenti di coloro che mi hanno ispirata ad avvicinarmi sempre di più all’ideale di Medico che sarei voluta diventare. Un viaggio arrivato ad una primissima tappa che abbiamo scelto di raggiungere per primi. Essere i primi non è stato sempre un compito semplice, ma ci ha aiutati a crescere non solo nelle conoscenze, ma anche dal punto di vista umano. In un paragrafo l’augurio più grande per il nostro futuro: prendere le nostre cose, le nostre esperienze, i vostri insegnamenti e partire, partire per poter ritornare. Per un viaggio che non termina oggi, per un viaggio che non è nella tappa, ma nel percorso.

 

Ecm, Roma diventa Provider Standard

Roma Ecm, Roma diventa Provider Standard L’Ufficio Formazione permanente, ECM, Convegni e Manifestazioni della sede di Roma ha ottenuto la qualifica per l’educazione continua in medicina per un periodo di quattro anni e dopo un’attenta verifica dei membri della Commissione nazionale. La procedura era stata avviata nel 2011 con la presentazione della domanda di Provider provvisorio per l’Università Cattolica e nel 2012 l’accettazione da parte della CNFC. ecm #provider #medicina Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un nuova biblioteca al Gemelli

Roma Un nuova biblioteca al Gemelli Inaugurata lo scorso 25 gennaio, alla presenza dell’Arcivescovo di Milano Monsignor Mario Delpini, la nuova biblioteca per gli studenti della Facoltà di Medicina e chirurgia al quarto piano del Policlinico. “L’uso del colore differenziato, delle superfici vetrate e della progettazione minuziosa delle luci artificiali creano una sinergia progettuale equilibrata e di spessore architettonico – ha spiegato l’architetto Romano Berluti , responsabile dell’Ufficio Tecnico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli. Una biblioteca non è solo un deposito di libri, ma anche un luogo di vita e di incontro per i nostri studenti e quindi un recupero del luogo e della funzione degli Atenei. Noi vogliamo creare delle comunità e quindi degli spazi di comunità, luoghi dove si depositano e si fanno crescere delle idee". biblioteca #medicina #studenti Facebook Twitter Send by mail Print PER STUDIARE E PER VIVERE L'UNIVERSITA' Inserita all’interno di un edificio esistente, il nuovo concept ha reso gli spazi più funzionali e contemporanei. La nuova struttura presenta anche una partizione orizzontale della libreria su tutti i piani creando un corridoio interno che ospita i servizi e le varie postazioni. Questa tecnologia consentirà di migliorare l’accessibilità ai contenuti didattici mediante i contatti on line con le case editrici di tutto il mondo, alleggerendo il carico di documenti cartacei.

 

Fra Francesco, medico e diacono

Roma Fra Francesco, medico e diacono Sabato 4 novembre in Chiesa Centrale l’ordinazione diaconale di Fra Francesco Lo Presti, laureato della Facoltà di Medicina e chirurgia. by Francesco Lo Presti | 03 novembre 2017 Mi chiamo fra Francesco Lo Presti, frate minore della provincia San Bonaventura che abbraccia il territorio dell’Abruzzo e del Lazio. Il Ministero del Diaconato è il primo grado del Sacramento dell’Ordine ed è il Ministero del Servizio, il Ministero di Cristo Servo. Il Diaconato non è tanto una mia scelta quanto piuttosto la risposta a una proposta che il Signore Gesù mi sta facendo e mi dona di accogliere. Quello stesso amore lo iniziavo ad avvertire e sperimentare con i malati che incarnavano Gesù amore crocifisso che ama sino alla fine anche nella povertà e nella nudità. Tutto questo avveniva all’interno di un percorso francescano che avevo intrapreso e che gradualmente mi ha aiutato a guardare dentro la mia storia, il mio desiderio la presenza del Signore. Ho colto alla fine che il Signore mi chiamava a vivere come San Francesco, che non si mette solo dalla parte del povero, ma si fa esso stesso povero per amare e restituire tutto al Padre donandosi ai fratelli nell’umiltà.

 

La molecola che protegge le arterie

Roma La molecola che protegge le arterie È stata identificata dai ricercatori dell’Università Cattolica e dell’Università Tor Vergata di Roma in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Diabetes, ed è potenzialmente in grado di prevenire l’aterosclerosi nei pazienti obesi. In particolare, l’epidemia di obesità estesa a tutto il pianeta, con il conseguente aumento di diabete, ipertensione e dislipidemia, ha vanificato i progressi fatti negli ultimi decenni con la scoperta di nuove terapie. Tale nome le è stato attribuito perché, al momento della sua scoperta risalente a circa un decennio fa, l’obestatina era sembrata in grado di sopprimere il senso di fame ed aumentare quello di sazietà, attraverso un rallentato svuotamento dello stomaco. È noto da tempo che un danno dell’endotelio, lo strato più interno della parete arteriosa a diretto contatto con il sangue che vi scorre, rappresenta il primo stadio di un processo che nel corso degli anni può portare alla formazione delle placche aterosclerotiche, con le conseguenti malattie cardiovascolari. Nello studio, realizzato grazie al supporto della Fondazione Roma, l’obestatina si è mostrata in grado di aumentare la produzione arteriosa di ossido nitrico, sia in soggetti magri che obesi; in quest’ultimo gruppo, l’obestatina ha anche diminuito il rilascio di endotelina, dimostrando pertanto una duplice azione benefica. Questo effetto favorevole dell’obestatina nelle arterie dei pazienti obesi assume particolare rilevanza alla luce di altri dati, che evidenziano un suo effetto anche nel migliorare il metabolismo degli zuccheri e dei grassi, correggendo pertanto quelle anomalie metaboliche di frequente riscontro nell’obesità ed alla base della comparsa di diabete. L’obestatina è una molecola di grande interesse biologico, in quanto origina, prevalentemente nell’apparato gastro-intestinale, da un precursore comune ad un’altra sostanza, la grelina, che al contrario aumenta il senso di fame inducendo l’ingestione di cibo.

 

Cure palliative, graduation day infermieri

Roma Cure palliative, graduation day infermieri Nella sede di Roma cerimonia di consegna de diploma per i partecipanti al master in Cure Palliative e terapia del dolore per professioni sanitarie. Il master di secondo livello di Alta formazione e Qualificazione in Cure Palliative e il master di primo livello in Cure Palliative e terapia del dolore per professioni sanitarie attivati a Roma - ha detto il professor Barone - vogliono contribuire a colmare il gap formativo nella disciplina . Le Cure Palliative - ha aggiunto Barone -, se applicate in modo adeguato, si sono dimostrate capaci di contenere la sofferenza legata ai sintomi e di migliorare la qualità di vita e sono un tema di salute pubblica importante e complesso». Il traguardo della legge 38/10 è importantissimo – ha considerato Adriana Turriziani - ma perché non rimanga una affermazione di principio, occorre che la legge abbia un'anima non solo dal punto di vista prettamente tecnico, ma nel lavoro che migliaia di professionisti fanno ogni giorno in questo campo. Occorre che ogni unità operativa di cure palliative, gli hospice e le equipes di cure palliative domiciliari, abbiano standard di qualità omogenei su tutto il territorio nazionale, che possano essere garantite nelle 24 ore». Il Graduation day è stato anche l’occasione per un dibattito sulle Cure Palliative come modello di implementazione delle competenze infermieristiche, e opportunità per un radicale rinnovamento professionale e sulla progettualità infermieristica come risorsa per l’ottimizzazione dei percorsi di cura. curepalliative #terapiadeldolore #medicina Facebook Twitter Send by mail Print GLI INTERVENTI DI GRANONE, ZAMPEDRI, GIULIODORI «La formazione nelle terapie palliative è un forte impegno per la Facoltà di Medicina - ha detto nel suo intervento Pierluigi Granone , coordinatore del corso di laurea in Infermieristica dell’Università Cattolica -.

 

Medicina, boom di iscritti al test

Roma Medicina, boom di iscritti al test All’Ente Fiera Roma oltre 8.200 candidati al concorso di Medicina e di Odontoiatria, cento in più dello scorso anno. Al test di ingresso al Corso in Medicine and Surgery hanno partecipato lo scorso 27 febbraio 1.005 candidati. IL VIDEO DELLA GIORNATA Quest’anno alla prova di selezione si sono iscritti 7.785 candidati per Medicina (5.261 femmine e 2.524 maschi), per 270 posti a concorso, con un rapporto di circa 1 ammesso ogni 30 candidati; sono invece 459 i candidati per i 25 posti di Odontoiatria (227 femmine e 232 maschi), 1 ammesso ogni 18 partecipanti al concorso. Il concorso si è svolto con una prova scritta (120 quesiti a risposta multipla sui seguenti argomenti: 70 quesiti di ragionamento logico e logico matematico, 30 quesiti di cultura scientifica (10 di chimica, 10 di fisica, 10 di biologia), 5 di cultura generale, 5 di conoscenza della lingua inglese, 10 di cultura etico-religiosa. I risultati della prova verranno pubblicati nel sito Internet dell’Università Cattolica a decorrere dall’8 aprile e potranno essere consultati all’indirizzo http://roma.unicatt.it . Le attività di vigilanza per il corretto e regolare svolgimento delle procedure concorsuali sono state assicurate da apposite Commissioni presenti in ciascun padiglione composte da docenti della Facoltà di Medicina e chirurgia e da personale tecnico-amministrativo. Le prove si sono svolte in regime di anonimato, l’elaborazione delle graduatorie finali di merito avviene mediante lettura ottica delle schede delle risposte in forma anonima e successivo abbinamento alle schede anagrafiche dei partecipanti.

 

Test di Medicina, record di candidati

Roma Test di Medicina, record di candidati Quasi novemila da tutta Italia alla prova di selezione per accedere al primo anno corsi di laurea a ciclo unico in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria che si è svolta giovedì 30 marzo, presso l’Ente Fiera Roma. Si tratta di un nuovo record di iscritti rispetto allo scorso anno (concorso per l’iscrizione al primo anno nell’a.a. 2016-17) quando i candidati furono 8.380 (+7%) in un trend di crescita costante. Com’è tradizione consolidata i candidati provengono da tutte le Regioni italiane a conferma dell' attrazione nazionale dei corsi di laurea della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. medicina #test Facebook Twitter Send by mail Print LA PROVA DI SELEZIONE Il Bando di concorso per l’ammissione al I anno di corso per i corsi di laurea in Medicina e chirurgia e Odontoiatria e protesi dentaria (a.a. prevede una prova scritta che consiste in 120 quesiti a risposta multipla sui seguenti argomenti: 90 quesiti di ragionamento logico, 20 quesiti di conoscenza della lingua inglese e 10 quesiti di cultura religiosa. La riservatezza dei test, sostenuti in modo anonimo dai candidati, è assicurata da sistemi tecnologici informatizzati, così come la procedura di elaborazione dell'esattezza delle risposte è garantita da un sofisticato sistema di lettura ottica , dal quale deriva la graduatoria di merito. Inoltre, per vigilare sul corretto svolgimento dell’esame e controllare le attività interne ed esterne ai padiglioni che accoglieranno i candidati per la prova scritta, è prevista una Commissione di vigilanza per ogni padiglione composta da personale docente e amministrativo dell’Università Cattolica.

 

Economia e Medicina si presentano

roma Economia e Medicina si presentano Nell’Open day della sede di Roma dell’Ateneo è stata presentata l’offerta formativa delle due facoltà presenti nel campus. Lunedì 6 febbraio la sede di Roma dell’Ateneo ha aperto le porte alle future matricole e alle famiglie per l’ Open Day delle facoltà di Economia e di Medicina e chirurgia. Siamo in un'Università Cattolica, una comunità che in Italia da decenni offre un luogo qualificato per la formazione integrale della persona» ha detto l’assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo monsignor Claudio Giuliodori nel suo saluto iniziale. A seguire, le parole di benvenuto del preside della facoltà di Medicina e chirurgia Rocco Bellantone : «Il nostro Campus è un posto dove studiare, ma anche un luogo grazie al quale entrare nel mondo del lavoro. All'Università Cattolica si vivono esperienze concrete: a Roma parliamo di Economia e servizi per il mondo della Salute, un progetto integrato nel solco del grande progetto di Padre Gemelli». Infine, il direttore della sede di Roma Fabrizio Vicentini ha offerto il suo saluto di accoglienza comunicando un «grande motivo di orgoglio nel vedere tanti giovani che si interessano alla nostra Università che da quasi cento anni produce cultura per il nostro Paese». Il pomeriggio si è concluso con l’incontro, molto partecipato e atteso, tenuto dal dottor Michele Faldi , direttore dell’Offerta formativa, promozione, orientamento e tutorato dell’Ateneo, con i genitori e le famiglie, «importanti e determinanti nella scelta e nell’accompagnamento in tutto il percorso di studi dei nostri studenti».

 

Medicina, Welcome Day per le matricole

Alle ore 9.30 si terrà in Chiesa centrale la celebrazione eucaristica presieduta da S. E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. La giornata proseguirà alle ore 11.00 nell’Auditorium della sede con il saluto introduttivo di S. E. Mons. Claudio Giuliodori , del professor Rocco Bellantone , Preside della Facoltà di Medicina e chirurgia, e del dottor Lorenzo Cecchi, Direttore della sede di Roma. Alle ore 11.30 si terrà, a cura dell’Ufficio Orientamento e Tutorato dell’Ateneo, l’incontro “SOS matricola” dove, con l’intervento del Tutor di gruppo, i nuovi studenti conosceranno dettagli e informazioni sull’organizzazione dell’anno accademico (orari delle lezioni, programmi dei corsi, servizi e opportunità). medicina #orientamento #matricole #welcomeday Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Alimentazione e idratazione artificiale, la posizione della Santa Sede

maggio 2019 di Adriano Pessina * L’esistenza di Vincent Lambert, persona in stato di minima coscienza, è attualmente sospesa alle decisioni giuridiche che permetteranno o no la sospensione dei trattamenti di alimentazione e idratazione artificiale. Per meglio inquadrare il senso di questa Nota, è utile ricordare che di fatto riprende il pronunciamento del 1 agosto del 2007 della Congregazione per la Dottrina per la fede dal titolo “ Risposte a quesiti della Conferenza episcopale statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali ”. Il riferimento non è al concetto di “sacralità” della vita, ma a quello di dignità della persona umana e quindi si pone nel contesto di una categoria particolarmente cara all’etica cosiddetta “laica” del Novecento. L’attuale Nota introduce due ulteriori elementi di riflessione : il rischio che prevalgano il criterio della cosiddetta qualità della vita - che è solitamente pensato in termini di soggettiva valutazione del valore dell’esistenza - e quello, politico - sociale, legato alla “cultura dello scarto”. Nella circolarità virtuosa tra il prendersi cura degli ammalati e di chi li cura, si gioca anche una nuova prospettiva culturale, capace di farsi carico delle più estreme e anche misteriose condizioni di radicale disabilità, come quelle delle persone in stato vegetativo o di minima coscienza. Lo “stato vegetativo”, infatti, è stato patologico certamente gravoso, che tuttavia non compromette in alcun modo la dignità delle persone che si trovano in questa condizione, né i loro diritti fondamentali alla vita e alla cura, intesa come continuità dell’assistenza umana di base. La sospensione di tali cure rappresenta, piuttosto, una forma di abbandono del malato, fondata su un giudizio impietoso sulla sua qualità della vita, espressione di una cultura dello scarto che seleziona le persone più fragili e indifese, senza riconoscerne l’unicità e l’immenso valore.

 

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