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Giornalismo, un dio dal doppio volto

Un viaggio, ancorché breve, che dopo un percorso di studi in Lettere e Giornalismo, l’ha portato nell’anno in corso a iscriversi al master biennale in Giornalismo dell’Università Cattolica e, proprio a quarant’anni della barbara uccisione, a vincere il premio intitolato alla memoria di Walter Tobagi. Quello che ho scritto rappresenta l’oggetto dei miei studi: il concetto di modello di business è uno di quelli che per me è pane quotidiano. Perché? «Anche il giornalismo ha due facce come Giano, una che guarda al futuro, l’altra che non deve mai perdere di vista il passato. Per esempio nel corso dell’emergenza Coronavirus, il giornale ha tolto il paywall sulle notizie relative alla pandemia, col risultato non solo di totalizzare 87 milioni di accessi unici e 168 milioni di visualizzazioni di pagina nel solo mese di marzo ma anche un incremento di 38 mila abbonamenti annuali». È una questione, immagino, che tocca anche il tuo futuro… «All’affermazione che tutti mi fanno quando dico che voglio fare il giornalista: “Ma chi te lo fa fare? Non si campa”, replico approfondendo la questione dei modelli di business dei giornali per dare risposte concrete». E cerco di approfondire i modelli di giornalismo digitale che riescono, oltre che a sopravvivere, anche a fare un giornalismo che può veramente dirsi tale. Quando ho visto il video di presentazione che c’è sul sito, che ho visto una prima volta mentre ero al lavoro, ho deciso che avrei scelto questa Scuola.

 

Sette gradi, è l’ora della resilienza

News Sette gradi, è l’ora della resilienza La scienza prosegue il suo corso e di vaccino s’inizia a parlare davvero. Il disagio è ancora grande, ma si può: impariamo nuove vie, reimpariamo a comunicare, anche con gli occhi . Tutto torna, ma diversamente: anche i venditori di strada ora sono attori economici, reiniziando dove tutto ebbe inizio. Oggi Villa Pamphili non è solo un parco cittadino, è un’occasione di risposta, visione che molti Paesi non possono ancora permettersi: negli altri continenti è sempre emergenza . La resilienza appartiene ai bambini, che non sanno ancora di averla: la presenza a scuola appare rischiosa, l’ assenza certamente lo è. Resilienza significa anche sicurezza nella solidarietà: la carenza di sangue non diminuisce a causa di un virus e per molti le trasfusioni sono ancora un dono inaccessibile. Negli USA è tempo dei piccoli passi, è il turno delle forze di polizia : Novembre è ancora lontano, ma i segnali ci sono.

 

Comunicazione sanitaria, professione futuro

Relatori della presentazione, moderata dal dottor Nicola Cerbino, responsabile Ufficio stampa dell’Università Cattolica e della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, il professor Luca Richeldi , docente di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università Cattolica, e la dottoressa Maria Luisa Bionda , Owner 2BResearch. Il master in Comunicazione Sanitaria formerà professionisti della comunicazione capaci di gestire le complessità comunicative (numerosità degli attori, media tradizionali e innovativi, obiettivi, territori) presenti oggi nel contesto della Sanità, sia essa pubblica che privata. Covid-19 e gli eventi delle settimane passate hanno evidenziato la crucialità della comunicazione nella tutela della salute e del benessere nelle nostre società» ha affermato la professoressa Mariagrazia Fanchi , direttrice dell’Almed. L’informazione è, infatti, il primo e fondamentale presidio che consente ai cittadini di maturare una piena consapevolezza sia dei rischi, sia delle buone pratiche, a tutela della propria salute e di quella di chi ci circonda. Tuttavia gestire i flussi comunicativi, pensare e realizzare contenuti che siano in grado di arrivare a tutti, usando i canali giusti e i linguaggi più appropriati, produrre una comunicazione autorevole e fidedegna non è semplice. La comunicazione della salute unisce infatti le sfide del comunicare oggi, legate al cambiamento epocale che la società dell’informazione ha vissuto, con una responsabilità sociale ineludibile. Le attività saranno modalità didattiche coerenti con le attuali restrizioni previste per le attività didattiche di livello universitario prevedendo comunque anche attività pratiche con modalità laboratoriali e la possibilità di stage e tirocini presso strutture socio-sanitarie, ospedali e agenzie di stampa.

 

Sette gradi, ritorno alla normalità

Ci stiamo quasi abituando: nuova scuola , nuovo welfare , nuovo lavoro , nuova comunicazione , nuova memoria , nuova prossimità . La nuova normalità è anche nuova comunicazione: ora sono i video a svelare le verità. Sono diventate normali tutte le protezioni e quasi normali anche gli spostamenti . È diventato normale che lo sia il secondo candidato presidente mentre proprio tornare alla normalità è la vera emergenza . Intanto, l’Italia racconta la ripresa in tutte le sue forme, anche ricreative ; più su l’Austria che forse riapre tutte le frontiere, ancora più a nord la Germania che ancora industrialmente non decolla. L’Europa riapre quasi tutte le frontiere e nei cieli si rivedono gli aerei, gli Stati Uniti sono a un turning point : ora non solo le vite, ma anche le immagini contano . Mentre si aprono quasi tutte le frontiere, i giovani universitari faticano a partire: il sogno europeo è di nuovo più lontano? Non è lontano Luglio, ma quest’anno nessuna bastiglia, gli stati generali serviranno a ricostruire: se non la normalità, almeno il cammino.

 

Il giornale vecchio come l’Italia guarda al futuro

Una sfida di non poco conto quella di assumere la guida di uno dei giornali più antichi al mondo e in un momento storico cruciale per la Chiesa cattolica e il dialogo interreligioso. Neppure la pandemia ha vietato al Santo Padre di trovare modalità inedite di comunicazione: la sua immagine in una piazza San Pietro vuota e quelle sue parole - “Signore, non lasciarci in balìa della tempesta” - resteranno indelebili nell’immaginario collettivo. È il minimo che si possa fare per un organo di comunicazione della chiesa cattolica che è essa stessa una rete, diffusa in tutto il mondo, mossa dalla sua missione che è né più né meno che comunicare una notizia, la Buona Notizia». L’arrivo di papa Francesco ha segnato una svolta sul fronte comunicativo? È stato necessario ripensare la struttura del giornale, introducendo nuove rubriche in sintonia con i temi cari al pontefice? «Senza dubbio con Bergoglio ci troviamo di fronte a un grande comunicatore. Abbiamo dato vita a una serie di interviste che abbiamo voluto intitolare “Laboratorio - Dopo la pandemia” per cominciare a pensare al mondo “dopo”, iniziare ad immaginare come sta uscendo il mondo dall’emergenza e come lo vogliamo, cioè cosa stiamo imparando da questa pandemia. Pensiamo solo all’Europa: se non riscopre questo senso di unione e solidarietà, che sono i valori posti all’origine di questa fondamentale istituzione, allora accadrà proprio il monito che il Papa ha espresso a Pentecoste: peggio di questao pandemia è sprecarla». Anche per questo L’Osservatore Romano sta dando molto spazio al racconto delle storie, le rubriche che ho prima citato, sono tutte basate sul racconto di storie, vicende personali, basate su esperienze di vita molto concrete.

 

Il virus ha cambiato la nostra lingua

Di più, ha marcato molte lingue e in particolare quelle romanze, quelle che trovano ancora oggi una matrice comune nei Paesi del sud dell’Europa, Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Romania. Parole come “lockdown” che, come ha ricordato il linguista Francesco Sabatini , presidente onorario dell’Accademica della Crusca, ha origini angloamericane ed è nato nell’ambiente carcerario per indicare la situazione di isolamento dei detenuti. Da un uso specialistico se ne è fatto, dunque, un uso generalizzato che ha definito la chiusura e il blocco delle attività di molte popolazioni nel mondo. In base alle richieste arrivate all’Accademia della Crusca, di cui il docente fa parte, si evince che diversi termini anglofoni sono ormai acclimatati nel linguaggio comune, per altri nuovi invece forse è necessario avviare una riflessione per proporre alternative che utilizzino la lingua madre. L’introduzione di questi termini ha sortito anche un effetto ironico in Paesi come la Francia, dove una certa creatività lessicale ha prodotto i “coronaperó” e gli “zoomaperó” al posto dei classici aperitivi, o i “coronabdó”, gli addominali rinforzati dal ripiego della ginnastica casalinga. Oltre al già ricordato lockdown, anche i concetti di tracciabilità, di morbilità, di distanziamento sociale (che in francese riguarda le differenze tra le classi sociali e non la separazione fisica tra i cittadini), o ancora i termini “resistenza”, “confinamento”, “mascherina” nella sua duplice veste di protezione e nascondimento. Il futuro che attende la tv è probabilmente un’estate con un caso fisiologico di ascolti se la situazione si normalizzerà, in attesa di una nuova ondata di informazione in autunno quando torneranno verosimilmente tensioni sociali e politiche.

 

Sette gradi, il tempo delle relazioni

News Sette gradi, il tempo delle relazioni Riaprono, sia pure parzialmente, le nostre città. Ecco come la stampa e il web raccontano l’inizio della Fase 2 nella nostra rassegna stampa settimanale by Federica Mancinelli | 07 maggio 2020 Restano due cose . Restano sempre le Cose che sono una: le relazioni . Mentre le città eterne ancora si riposano, come saranno quelle nuove in questo maggio che è fine e inizio ? Sabato 2 . La prossimità diventa turistica, la comunicazione politica è ancora (quasi) tutto. Cambiano le relazioni e cambiano le città , i Paesi si dividono e i pastori danno la vita per le pecore : le Cose che restano. Si cammina piano , ma in avanti, nelle relazioni e nelle città .

 

Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai

CATTOLICAPOST Giornalismo, la Scuola che piace alla Rai Nel concorso della Tv pubblica, su 100 vincitori sono stati scelti 10 allievi degli ultimi anni del master biennale che forma nuovi professionisti dell’informazione. by Daniela Fogliada | 25 novembre 2015 Un’alta percentuale di successi e una formazione di valore che segue da vicino gli studenti, cercando di anticipare i cambiamenti del mondo dell’informazione. Potrebbe sembrare uno spot, se non fosse la premessa della notizia che all’ultimo concorso Rai, 10 dei 100 posti in palio per gli oltre 4mila aspiranti sono stati appannaggio dei professionisti usciti dalla nostra Scuola di Giornalismo , tra l’altro con un ottimo piazzamento che comprende anche il primissimo posto in graduatoria . Sulle orme di chi, prima di loro, dopo aver frequentato la Scuola è cresciuto professionalmente proprio in Rai o nelle principali testate, scegliendo la strada del giornalista freelance, entrando a far parte delle redazioni dei più importanti quotidiani, scalandone le posizioni fino a raggiungere anche ruoli di dirigenza. Nell’ultimo anno - aggiunge Scanni - i ragazzi della Scuola sono stati coinvolti anche in San Siro Stories , un ambizioso progetto giornalistico, narrativo e multimediale realizzato con strumenti nuovi che il giornalista di oggi deve necessariamente conoscere e padroneggiare per sopravvivere nel mondo del lavoro. Una storia di frontiera che ha molto da dire a quanto succede alle nostre metropoli che si trovano impaurite e impreparate ad affrontare il nemico che cresce dentro di loro. giornalismo #rai #informazione #tv Facebook Twitter Send by mail Print UNA FORTE POLITICA DI STAGE E PLACEMENT Da quest’anno la Scuola di Giornalismo forma 30 studenti , portandoli avanti per un biennio articolato in attività teoriche e laboratori in cui mettersi alla prova a livello pratico per affinare le tecniche giornalistiche.

 

A caccia di fake news

L’informazione va OnLine” che approfondisce i settori del giornalismo e della comunicazione nell'era del digitale. by Elisa Belussi | 05 aprile 2019 Il giornalismo digitale ha un ruolo fondamentale nella nostra quotidianità: ci permette di essere informati in tempo reale sulle notizie più disparate condivise da tutto il mondo. È proprio davanti alla verità che i falsi miti si estinguono, lasciando spazio a ciò che la realtà veramente è. Ed è soprattutto di fronte alle notizie più eclatanti che bisogna mantenere alta l’allerta, in particolare se accompagnate da contenuti fotografici o video, che hanno un impatto immediato sullo spettatore. Dubitare, rallentare, pensare e verificare: secondo Massimiliano Menichetti , coordinatore di VaticanNews, ricordarsi che l’informazione parte anche da noi è fondamentale. L’interazione è una lama a doppio taglio: se da un lato amplifica le possibilità di comprensione dei contenuti, dall’altro rischia di seppellire la realtà sotto a strati di interpretazioni e supposizioni inattendibili. Entrare all’interno delle notizie, riportarle oggettivamente, dare agli utenti la possibilità di alimentare la propria coscienza critica: compito del giornalista è fornire un panorama a 360 gradi, che non punti allo schieramento ma a riportare opinioni confrontabili, senza indirizzare il pensiero dei lettori.

 

A lezione di giornalismo sportivo

Brescia A lezione di giornalismo sportivo I giornalisti sportivi Gabriele Romagnoli e Giovanni Bruno – direttori di RaiSport e SKY Sport - hanno tenuto una lezione aperta agli studenti dello Stars. Protagonista l'informazione sportiva, agli studenti hanno detto: lavorate allargando i vostri orizzonti. by Roberta Angeli | 16 maggio 2017 Dal Giro d’Italia alla partita di calcio della domenica sera: è stato lo sport il protagonista assoluto di Ogni maledetta partita. Ospiti d’eccezione niente meno che i direttori delle due grandi testate televisive sportive di riferimento in Italia, RaiSport e SkySport: i giornalisti Gabriele Romagnoli e Giovanni Bruno. A metà tra i toni formali delle aule universitarie e le chiacchiere tra amici, l’incontro è stato moderato da Giorgio Simonelli , critico e storico della radio e della televisione, e l’occasione per gli studenti di ascoltare aneddoti e consigli da chi nel settore ci lavora da tutta una vita. Collaborate con diverse testate giornalistiche, lavorate tanto sui social e sul web, inventatevi situazioni diverse: non solo la testata a carta stampata o televisiva, lavorate allargando l’orizzonte». ha sottolineato Romagnoli - Se uno trova la propria voce, il proprio sguardo rispetto allo sport, alla politica… in seguito trova la sua strada».

 

L’informazione, tra cartaceo e digitale

Il servizio di HUB digitale di Educatt by Valentina Giusti | 13 febbraio 2020 Essere aggiornati su quanto accade nel mondo è (e dovrebbe essere) una priorità per i giovani studenti universitari. Non stupisce perciò che i Collegi dell’Università Cattolica mettano a disposizione per i ragazzi e le ragazze, che lì vivono la propria esperienza universitaria, giornali e riviste per permettere loro di interessarsi e ampliare la propria visione e la propria cultura. La situazione è molto variegata, da Collegio a Collegio, e gli studenti si dividono abbastanza equamente tra chi preferisce sfogliare “fisicamente” una rivista e chi invece apre un’app sul cellulare per avere una visione più ampia e immediata delle notizie dell’ultimo minuto. Il vicino Collegio Ludovicianum invece vede un diffuso utilizzo di risorse online (grazie anche a incontri di formazione organizzati dalla direzione e dalla commissione cultura del Collegio) ad affiancare la lettura “materiale” di “Vita”, “Time”, “Bonhams” e “Studi Cattolici.”. Questo non toglie, come racconta la vicedirettrice del Collegio Giulia Rugna Sapia , che « il cartaceo mantiene sempre il suo impatto ; avvicinarsi alla lettura di un giornale o di una rivista è più facile se è basato su qualcosa di materiale, che si può stringere tra le mani». collegi #educatt #hubdigitale #informazione Facebook Twitter Send by mail Print HUB DIGITALE Libri, quotidiani, musica, video e dati di ogni tipo: una grande varietà di contenuti a disposizione per gli studenti, in maniera facile e intuitiva, letteralmente a portata di click. Promosso da Fondazione ENDISU all’interno del progetto Piazza dello Studente , HUB digitale si aggiunge, con finalità differenti e con una copertura ulteriore di media e titoli, all’offerta di tipo accademico messa a disposizione dal sistema bibliotecario e documentale di Ateneo.

 

Coronavirus, le analisi degli esperti dell’Università Cattolica

Spiegare il fenomeno dal punto di vista scientifico e dispensare consigli mirati alle persone bombardate da informazioni non sempre equilibrate è più che mai utile nella fase acuta del problema per inquadrare il fenomeno in modo realistico e affrontarlo con razionalità in modo serio e non allarmistico. A Uno Mattina di RAI 1 è intervenuto il professor Roberto Cauda che ha spiegato che non tutte le persone anziane si ammaleranno, sono maggiormente a rischio solo gli anziani che hanno già patologie pregresse. Certamente si tratta di una malattia nuova di cui sappiamo poco e questo fa sì che le persone la considerino pericolosa. Al programma Bel tempo si spera di TV2000 il 26 febbraio mattina il professor Fabio Sbattella , psicologo dell’emergenza nella sede milanese dell’ateneo, ha evidenziato come siamo tutti di fronte a qualcosa di mai visto che ci accomuna per l’effetto sorpresa e il disorientamento. Siamo tutti chiamati a un forte atto di responsabilità e di altruismo nel momento in cui rinunciare a qualcosa di personale (come fare un viaggio) è un gesto volto a non aggravare il problema e a non mettere rischio di contagio altre persone. Il professor Luigi Janiri , psichiatra della facoltà di Medicina e chirurgia della sede romana al TG5 del 26 febbraio ha spiegato l’atteggiamento irrazionale e controproducente delle persone che hanno saccheggiato i supermercati e che è ascrivibile a una paranoia collettiva. Se per esempio lo stesso numero di persone che in cinque mesi richiede di andare in ospedale o si allontana dal lavoro, ora è concentrato in un mese, ecco che tutto va in crisi.

 
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