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Giovani e università, servono visioni

BRESCIA Giovani e università, servono visioni Nel seminario dei docenti di Teologia e degli assistenti pastorali, che si è svolto nella sede di Brescia, spazio all’ascolto delle aspettative degli studenti. settembre 2016 Capire che chi sono e quali aspettative hanno i giovani di oggi e gli studenti dell’Ateneo in particolare. È indispensabile avere una conoscenza approfondita dei ragazzi e dei fenomeni che accompagnano oggi la loro condizione di vita» afferma il cardinale. Si dice che i ragazzi di oggi sono passivi e distratti» ha fatto notare il professor Alessandro Rosina , curatore del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo-Università Cattolica, nella tavola rotonda dedicata alle aspettative delle giovani generazioni. Già, ma come? «Sono molto attenti alla dimensione relazionale e al poter incontrare persone che non solo insegnano, ma che si mettono in gioco» ha suggerito Pierpaolo Triani , docente di Didattica generale alla facoltà di Scienze della formazione. Come pure, lo scontro in atto tra professionalizzazione e passione, che genera tra i ragazzi “un’ansia da disoccupazione”, portandoli più a usare che a vivere l’università. Come uscirne? Intanto l’Università Cattolica – afferma l’assistente ecclesiastico generale monsignor Claudio Giuliodori , che ha chiuso i lavori insieme al rettore Franco Anelli – «accompagna gli studenti anche con i corsi di teologia e con una vicinanza cosiddetta pastorale, che significa camminare insieme, condividendo le fatiche, le gioie, le speranze».

 

Parola di Dio, parole degli uomini

ateneo Parola di Dio, parole degli uomini La prolusione di monsignor Bruno Forte , arcivescovo di Chieti-Vasto, ai corsi di Teologia dell’Ateneo. Barth aveva replicato con Quindici risposte al Professor von Harnack, che a sua volta gli rispose con una lettera aperta, cui seguirono un’ulteriore replica di Barth e un intervento conclusivo di Harnack. Il Maestro berlinese rimproverava ai “detrattori della teologia scientifica fra i teologi” l’aver abdicato al metodo storico-critico, il solo in grado di evitare il rischio di confondere “un Cristo immaginario con quello reale”, oltre che di procurare alla teologia dignità e rispetto fra le scienze. Il contingente resta solo un pallido rimando all’eterno: una teologia che non dipendesse dalla Parola di Dio non sarebbe neanche teologia. Rispetto all’appello finale di Harnack al suo interlocutore perché ammetta che “mentre suona il proprio strumento, Dio ne ha anche altri”, la posizione del giovane Teologo resta tranciante: “tutto è terribilmente relativo”, solo Dio merita ascolto e obbedienza. Le sacre Scritture contengono la parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente parola di Dio; sia dunque lo studio delle sacre pagine come l’anima della sacra teologia” . La portata di questo testo è immediatamente percepibile se si pensa alla polemica nata a partire dalla Riforma contro l’aridità della teologia delle Scuole, che riduceva l’uso della Sacra Scrittura ai cosiddetti “dicta probantia”, asserviti al primato dell’argomentazione concettuale.

 
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